Nach Genre filtern

Scuola - BastaBugie.it

Scuola - BastaBugie.it

BastaBugie

Se l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il bello e il buono, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo

43 - Compiti delle vacanze: ecco il modo migliore per farli
0:00 / 0:00
1x
  • 43 - Compiti delle vacanze: ecco il modo migliore per farli

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1891

    COMPITI DELLE VACANZE: ECCO IL MODO MIGLIORE PER FARLI
    di Erminio Riboldi
     
    I compiti di scuola, sia che si tratti di quelli assegnati per le vacanze estive, sia di quelli dati da fare a casa, durante l'anno scolastico, in genere agli studenti non piacciono.  Ci sono, naturalmente, le eccezioni e non mancano studenti, soprattutto nella scuola primaria o negli anni terminali della scuola superiore che traggono un certo piacere nello svolgere i loro compiti. Ma in generale, soprattutto negli anni che vanno dalla scuola media ai primi due o tre anni delle superiori, gli studenti non si pongono nemmeno la questione di farsi piacere i compiti: sanno di doverli fare e, assodata questa verità, a volte li fanno, altre volte no.
    Certamente, nel corso delle vacanze estive il compito diventa più gravoso, dato, soprattutto, il clima di disimpegno che spesso aleggia sulle vacanze dei nostri figli adolescenti.
    Quel che bisogna chiedersi è se i compiti assegnati dai docenti servono a qualcosa e, se si trova che sono utili, cercare il modo per eseguirli, nonostante tutto.
    Per dare una risposta a questo quesito, si può osservare quel che succede a scuola nei primi giorni di settembre, quando gli alunni ritornano tra i banchi: tutti i docenti lamentano il fatto che gli studenti sembra siano regrediti rispetto a come li avevano lasciati a giugno; la regressione non è dovuta tanto alla perdita di nozioni, in molti casi rapidamente recuperabili, quanto alla scomparsa, molto più lentamente e faticosamente recuperabile, di una serie di buone abitudini al lavoro scolastico, della capacità di concentrazione, della percezione del pericolo legato al trascorrere eccessivo del tempo tra le lezioni a scuola e  lo studio individuale a casa. Per esperienza personale, posso affermare che, per un certo numero di studenti, questa impasse iniziale determina in notevole misura l'andamento negativo dell'anno scolastico che verrà.
    Chi corre i rischi maggiori? Chi non ha fatto o fatto male i compiti durante le vacanze.
    Se ne deduce che la funzione fondamentale dei compiti a casa è quella di dare vita a un esercizio individuale, personale che mantenga in allenamento alcune caratteristiche tipiche del lavoro intellettuale (che è il lavoro dello studente), senza il quale, in realtà, la scuola serve a ben poco.
    Assodato, quindi, che i compiti servono, anche se non piacciono, si tratta di trovare il modo migliore per farli.
    Innanzitutto, come tutti coloro che lavorano, anche lo studente ha bisogno di una pausa veramente tale, cioè libera dalle occupazioni abituali di chi studia, ma la pausa non può durare tre mesi.
    Suggerisco che questa pausa abbia la stessa durata delle ferie di cui godono i genitori: quando tutta la famiglia è in vacanza, si fa vacanza e libri e quaderni devono essere lasciati a riposo. Questo accorgimento alleggerisce anche il compito dei genitori che hanno più bisogno dei figli di un periodo libero da tensioni, comprese quelle generate dai compiti da fare e non fatti. Tenute, quindi, salve queste due o tre settimane di assoluto riposo (più le feste comandate), nelle restanti vacanze lo studente deve studiare. Quanto? Come?
    Se l'obiettivo, come abbiamo visto, è quello di mantenere l'allenamento allo studio, quel che conta è dedicare un po' di tempo tutti giorni, nei momenti della giornata che si ritengono, a giudizio di ciascuno, i più adatti.  Il nemico numero uno dello studio efficace è il disordine. Serve, quindi, una pianificazione semplicissima, ad esempio una materia diversa per ogni giorno della settimana,da lunedì a sabato e un'ora  ogni giorno, aggiungendo, magari, per la lettura un'altra mezz'oretta quotidiana, in punti strategici della giornata. Il nemico numero due è la fantasticheria (il contrario della capacità di concentrazione): davanti al libro e al quaderno aperto, anziché studiare, si viaggia in compagnia...

    Fri, 12 Aug 2011
  • 42 - La Svezia fa marcia indietro sull'uso del digitale a scuola

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8582

    LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA
     
    La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari nelle scuole a partire dall'autunno. La notizia, per quanto storica, in realtà arriva dopo un percorso iniziato già dal 2023 dal governo di coalizione di centro-destra che ha perseguito una politica che privilegia il tempo dedicato alla lettura rispetto a quello trascorso davanti agli schermi, favorendo i libri e gli strumenti di apprendimento tradizionali, soprattutto tra i bambini in età prescolare.
    Il deputato Joar Forsell, presidente della commissione per l'istruzione del parlamento svedese, ha dichiarato che le autorità hanno riscontrato un calo generale delle capacità di lettura e scrittura, in particolare tra gli studenti più giovani. «Stiamo riducendo l'uso degli schermi perché crediamo che i libri e i metodi di apprendimento più tradizionali siano migliori per i bambini», ha affermato Forsell.
    UN FENOMENO INTERNAZIONALE
    La scelta svedese si inserisce in un più ampio ripensamento globale sull'uso degli smartphone nelle scuole, dopo anni in cui molti paesi avevano dotato le proprie aule di laptop, tablet e applicazioni didattiche. Per citare alcuni esempi: tra i paesi nordici, la Danimarca sembra orientata ad attuare un divieto analogo, mentre in Finlandia una legge che limita l'uso dei dispositivi mobili è già in vigore dallo scorso agosto. Ma anche dalla Spagna alla Corea del Sud si moltiplicano le misure simili, che vanno dal divieto totale dei cellulari in classe alla limitazione dei compiti svolti davanti allo schermo. Perfino negli Stati Uniti il vento sta cambiando: il distretto scolastico unificato di Los Angeles, infatti, ovvero il secondo più grande del Paese, ha annunciato il divieto degli schermi fino alla seconda elementare, l'imposizione di limiti giornalieri al tempo di utilizzo per ogni classe, il blocco di YouTube e la revisione di tutti i contratti relativi alle tecnologie didattiche.
    I DATI CHE HANNO FATTO SCATTARE L'ALLARME
    A corroborare la svolta svedese ci sono numeri inequivocabili. Nel Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) del 2022, il 24,3% degli studenti svedesi del nono anno non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura, una percentuale solo leggermente migliore della media dell'Unione Europea, ferma al 26,2%. La risposta del governo è stata tanto simbolica quanto concreta: oltre al divieto dei cellulari, infatti, quest'anno sono stati stanziati 555 milioni di corone svedesi - pari a circa 59 milioni di dollari - nell'ambito di un nuovo programma di sovvenzioni per l'acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti. Sul piano scientifico, Magnus Haake, professore associato di scienze cognitive all'Università di Lund, ha spiegato che l'apprendimento con materiali fisici coinvolge la parte motoria e sensoriale del cervello dei bambini e «potenzia l'intero sistema». Inoltre, anche fuori dalle aule, l'agenzia sanitaria pubblica svedese ha iniziato a fornire ai genitori indicazioni su come ridurre il tempo davanti agli schermi in famiglia.
    UNA SVOLTA GIÀ IN ATTO
    In alcune scuole svedesi il cambiamento è già realtà. Alla scuola superiore Malmö Borgarskola, nel sud della Svezia, i cellulari sono infatti già vietati durante le lezioni: gli studenti li depositano all'inizio di ogni ora in un apposito contenitore, scherzosamente soprannominato "Hotel per cellulari", e li ritirano solo al suono della campanella. «Quando hai un telefono, c'è sempre qualcosa da guardare», ha ammesso Melina S., studentessa di diciassette anni, la cui testimonianza è stata ripresa dai media locali. Il vicepreside Patrik Sander ha confermato che ora anche l'uso dei computer portatili -...

    Tue, 23 Jun 2026
  • 41 - Milano: il dirigente scolastico cancella la festa di Natale

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4010

    MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO
    di Tommaso Scandroglio
     
    Se passate dall'aeroporto di Fiumicino alcuni negozi hanno addobbato le vetrine e gli interni con sagome di abeti in cui campeggia la scritta "Season Greetings" che letteralmente significa "Auguri di stagione". Questi auguri "stagionati" vogliono sostituire gli auguri natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambin Gesù. Ora si sono messi pure catene commerciali ed enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristiano del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro, o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.
    Questa tendenza a candeggiare nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da anni molte scuole hanno abolito i presepi e Maria, Giuseppe e Gesù sono persone non più gradite nelle aule scolari, immigrati clandestini con il foglio di via.
    ANNULLARE IL NATALE
    La ventata cristianofobica ha avuto un suo picco in quel di Rozzano (Milano), in particolare nell'istituto Garofani. Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (faranno eccezione le classi delle medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi in stile catacombale e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio. Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.
    Partiamo da un'evidenza (che tale non è più): si fa festa perché nasce Gesù. Proibire di intonare canti religiosi è come proibire a una festa di compleanno di cantare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno. Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quella scuola. Mettersi a cantare Tu scendi dalle stelle «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica». Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro di fronte all'islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture ad altri credo religiosi, mi pare un passo in avanti rispetto all'integrazione e rispetto reciproco».
    LIBERTÀ RELIGIOSA E INTEGRAZIONE
    Un paio di riflessioni su questo frusto argomento del rispetto della libertà religiosa e dell'integrazione. Primo: se vieti canti e simboli natalizi-religiosi violi la libertà di espressione dei credenti. Trattasi di atto di violenza culturale. Secondo: il rispetto della libertà non è vietare i simboli e le espressioni della fede cattolica, ma astenersi dall'imporli. Il cattolico poi sa che la sua è l'unica vera religione: quindi ogni manifestazione del proprio credo è manifestazione di verità e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso presunto) è come il fastidio nel prendere una medicina amara, ma che fa bene. Il laicismo pretende una neutralità svizzera in tema di espressione religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi fede. Questo è erroneo perché nella prospettiva di Dio - e non degli uomini che hanno la vista corta - c'è una sola religione autentica, quella cattolica. Dio è cattolico, non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento...

    Wed, 02 Dec 2015
  • 40 - Educazione sessuale a scuola? No, grazie!

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4112

    EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA? NO, GRAZIE! di Roberto Marchesini
     
    L'educazione sessuale è un tema controverso per almeno due i motivi. Il primo è che, mediante l'educazione sessuale, si trasmettono messaggi (quantomeno) ambigui dal punto di vista morale e sui quali le famiglie non hanno alcun controllo. Si vedano, ad esempio, i recenti Standard per l'educazione sessuale in Europa, che si fregiano del logo dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).
    Questi Standard prevedono che i bambini sperimentino «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce» dagli 0 ai 4 anni; «amicizia e amore verso le persone dello stesso sesso» dai 4 ai 6 anni; e «i diversi metodi contraccettivi» dai 6 ai 9 anni. Il secondo è che la quasi totalità dei corsi di educazione sessuale si basa sull'uso del preservativo come prevenzione di gravidanze precoci, aborti e malattie sessualmente trasmissibili; ed è ormai ampiamente dimostrato che tali corsi aumentano, anziché diminuire, la frequenza di gravidanze indesiderate, aborti e malattie sessualmente trasmissibili.
    PIÙ CONDOM = PIÙ INFEZIONI
    Ad esempio, l'Annual Epidemiological Report del 2013, pubblicato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, dimostra l'aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmissibili nei paesi nei quali viene praticata a tappeto l'educazione sessuale fondata sul preservativo; al contrario, nei paesi nei quali non esiste alcuna disposizione di legge in tal senso, le malattie sessualmente trasmissibili sono meno diffuse. Come è possibile questo paradosso? Il punto è che il preservativo viene spacciato come una protezione totale, che invece non sussiste, e viene vissuto come la possibilità di avere comportamenti sessuali spensierati, cioè de-responsabilizzati, esponendo le persone a situazioni più rischiose.
    Inoltre l'uso del preservativo disabitua le persone a sapersi padroneggiare rispetto all'impulso sessuale: così, incapaci, o quasi, di frenarsi, quando si trovano in situazioni di promiscuità esse non riescono a trattenersi dall'avere rapporti sessuali anche quando non dispongono del preservativo e finiscono per essere spesso contagiate. Dal che si evince che una sessualità responsabile è più efficace, al fine di tutelare la salute delle persone, del preservativo.
    L'INVENTORE? LUKACS
    Nonostante questi problemi, c'è un consenso - che forse è meglio definire accettazione - pressoché unanime nei confronti dell'educazione sessuale. Pare che non se ne possa fare a meno, nemmeno discuterne l'opportunità. Eppure l'educazione sessuale non è sempre esistita. Quando è stata inventata, e perché? Le origini dell'educazione sessuale risalgono all'inizio del secolo scorso. L'inventore è l'intellettuale comunista ungherese Gyorgy Lukacs (1885-1971). Egli fu commissario per l'istruzione nella Repubblica Sovietica d'Ungheria di Bela Kuhn.
    Questo governo durò solo cinque mesi, durante i quali Lukacs si adoperò per sradicare dall'Ungheria la morale tradizionale europea (cioè quella cattolica) attraverso il progetto denominato significativamente «terrore culturale». Lo strumento principale del terrore culturale fu proprio l'istituzione di corsi di "educazione sessuale" per tutte le scuole della repubblica: sradicando la morale tradizionale nei bambini, nel corso di pochi anni essa sarebbe scomparsa definitivamente dall'Ungheria. Questi "corsi" consistevano nell'esposizione di materiale pornografico esplicito e nell'invito ai bambini di fare ogni tipo di esperienza sessuale.
    MARGARET SANGER E PLANNED PARENTHOOD
    I corsi di Lukacs durarono quanto il suo governo, cioè pochi mesi; ma l'educazione sessuale sopravvisse. A rianimarla, e a proporla sul suolo statunitense, fu Margaret Sanger (1879-1966), militante eugenetista ed...

    Wed, 02 Mar 2016
  • 39 - Il presepe va fatto anche nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4021

    IL PRESEPE VA FATTO ANCHE NEI LUOGHI PUBBLICI, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE di Giampaolo Crepaldi
     
    Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. Il nostro Osservatorio desidera fare, a questo proposito, alcune riflessioni.
    PRENDERE ATTO
    Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.
    LA PRIVATIZZAZIONE DELLA FEDE RELIGIOSA
    In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. E' la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.
    SOLO ARGOMENTO STORICO O CULTURALE?
    La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni. L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. E' legittimo e doveroso far valere questo argomento storico e di identità contro quanti...

    Wed, 09 Dec 2015
Weitere Folgen anzeigen