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- 43 - Compiti delle vacanze: ecco il modo migliore per farli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1891
COMPITI DELLE VACANZE: ECCO IL MODO MIGLIORE PER FARLI
di Erminio Riboldi
I compiti di scuola, sia che si tratti di quelli assegnati per le vacanze estive, sia di quelli dati da fare a casa, durante l'anno scolastico, in genere agli studenti non piacciono. Ci sono, naturalmente, le eccezioni e non mancano studenti, soprattutto nella scuola primaria o negli anni terminali della scuola superiore che traggono un certo piacere nello svolgere i loro compiti. Ma in generale, soprattutto negli anni che vanno dalla scuola media ai primi due o tre anni delle superiori, gli studenti non si pongono nemmeno la questione di farsi piacere i compiti: sanno di doverli fare e, assodata questa verità, a volte li fanno, altre volte no.
Certamente, nel corso delle vacanze estive il compito diventa più gravoso, dato, soprattutto, il clima di disimpegno che spesso aleggia sulle vacanze dei nostri figli adolescenti.
Quel che bisogna chiedersi è se i compiti assegnati dai docenti servono a qualcosa e, se si trova che sono utili, cercare il modo per eseguirli, nonostante tutto.
Per dare una risposta a questo quesito, si può osservare quel che succede a scuola nei primi giorni di settembre, quando gli alunni ritornano tra i banchi: tutti i docenti lamentano il fatto che gli studenti sembra siano regrediti rispetto a come li avevano lasciati a giugno; la regressione non è dovuta tanto alla perdita di nozioni, in molti casi rapidamente recuperabili, quanto alla scomparsa, molto più lentamente e faticosamente recuperabile, di una serie di buone abitudini al lavoro scolastico, della capacità di concentrazione, della percezione del pericolo legato al trascorrere eccessivo del tempo tra le lezioni a scuola e lo studio individuale a casa. Per esperienza personale, posso affermare che, per un certo numero di studenti, questa impasse iniziale determina in notevole misura l'andamento negativo dell'anno scolastico che verrà.
Chi corre i rischi maggiori? Chi non ha fatto o fatto male i compiti durante le vacanze.
Se ne deduce che la funzione fondamentale dei compiti a casa è quella di dare vita a un esercizio individuale, personale che mantenga in allenamento alcune caratteristiche tipiche del lavoro intellettuale (che è il lavoro dello studente), senza il quale, in realtà, la scuola serve a ben poco.
Assodato, quindi, che i compiti servono, anche se non piacciono, si tratta di trovare il modo migliore per farli.
Innanzitutto, come tutti coloro che lavorano, anche lo studente ha bisogno di una pausa veramente tale, cioè libera dalle occupazioni abituali di chi studia, ma la pausa non può durare tre mesi.
Suggerisco che questa pausa abbia la stessa durata delle ferie di cui godono i genitori: quando tutta la famiglia è in vacanza, si fa vacanza e libri e quaderni devono essere lasciati a riposo. Questo accorgimento alleggerisce anche il compito dei genitori che hanno più bisogno dei figli di un periodo libero da tensioni, comprese quelle generate dai compiti da fare e non fatti. Tenute, quindi, salve queste due o tre settimane di assoluto riposo (più le feste comandate), nelle restanti vacanze lo studente deve studiare. Quanto? Come?
Se l'obiettivo, come abbiamo visto, è quello di mantenere l'allenamento allo studio, quel che conta è dedicare un po' di tempo tutti giorni, nei momenti della giornata che si ritengono, a giudizio di ciascuno, i più adatti. Il nemico numero uno dello studio efficace è il disordine. Serve, quindi, una pianificazione semplicissima, ad esempio una materia diversa per ogni giorno della settimana,da lunedì a sabato e un'ora ogni giorno, aggiungendo, magari, per la lettura un'altra mezz'oretta quotidiana, in punti strategici della giornata. Il nemico numero due è la fantasticheria (il contrario della capacità di concentrazione): davanti al libro e al quaderno aperto, anziché studiare, si viaggia in compagnia...Fri, 12 Aug 2011 - 42 - La Svezia fa marcia indietro sull'uso del digitale a scuola
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8582
LA SVEZIA FA MARCIA INDIETRO SULL'USO DEL DIGITALE A SCUOLA
La Svezia, da tempo considerata all'avanguardia nell'adozione delle tecnologie digitali, si appresta a vietare i telefoni cellulari nelle scuole a partire dall'autunno. La notizia, per quanto storica, in realtà arriva dopo un percorso iniziato già dal 2023 dal governo di coalizione di centro-destra che ha perseguito una politica che privilegia il tempo dedicato alla lettura rispetto a quello trascorso davanti agli schermi, favorendo i libri e gli strumenti di apprendimento tradizionali, soprattutto tra i bambini in età prescolare.
Il deputato Joar Forsell, presidente della commissione per l'istruzione del parlamento svedese, ha dichiarato che le autorità hanno riscontrato un calo generale delle capacità di lettura e scrittura, in particolare tra gli studenti più giovani. «Stiamo riducendo l'uso degli schermi perché crediamo che i libri e i metodi di apprendimento più tradizionali siano migliori per i bambini», ha affermato Forsell.
UN FENOMENO INTERNAZIONALE
La scelta svedese si inserisce in un più ampio ripensamento globale sull'uso degli smartphone nelle scuole, dopo anni in cui molti paesi avevano dotato le proprie aule di laptop, tablet e applicazioni didattiche. Per citare alcuni esempi: tra i paesi nordici, la Danimarca sembra orientata ad attuare un divieto analogo, mentre in Finlandia una legge che limita l'uso dei dispositivi mobili è già in vigore dallo scorso agosto. Ma anche dalla Spagna alla Corea del Sud si moltiplicano le misure simili, che vanno dal divieto totale dei cellulari in classe alla limitazione dei compiti svolti davanti allo schermo. Perfino negli Stati Uniti il vento sta cambiando: il distretto scolastico unificato di Los Angeles, infatti, ovvero il secondo più grande del Paese, ha annunciato il divieto degli schermi fino alla seconda elementare, l'imposizione di limiti giornalieri al tempo di utilizzo per ogni classe, il blocco di YouTube e la revisione di tutti i contratti relativi alle tecnologie didattiche.
I DATI CHE HANNO FATTO SCATTARE L'ALLARME
A corroborare la svolta svedese ci sono numeri inequivocabili. Nel Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) del 2022, il 24,3% degli studenti svedesi del nono anno non ha raggiunto un livello base di comprensione della lettura, una percentuale solo leggermente migliore della media dell'Unione Europea, ferma al 26,2%. La risposta del governo è stata tanto simbolica quanto concreta: oltre al divieto dei cellulari, infatti, quest'anno sono stati stanziati 555 milioni di corone svedesi - pari a circa 59 milioni di dollari - nell'ambito di un nuovo programma di sovvenzioni per l'acquisto di libri di testo e guide per gli insegnanti. Sul piano scientifico, Magnus Haake, professore associato di scienze cognitive all'Università di Lund, ha spiegato che l'apprendimento con materiali fisici coinvolge la parte motoria e sensoriale del cervello dei bambini e «potenzia l'intero sistema». Inoltre, anche fuori dalle aule, l'agenzia sanitaria pubblica svedese ha iniziato a fornire ai genitori indicazioni su come ridurre il tempo davanti agli schermi in famiglia.
UNA SVOLTA GIÀ IN ATTO
In alcune scuole svedesi il cambiamento è già realtà. Alla scuola superiore Malmö Borgarskola, nel sud della Svezia, i cellulari sono infatti già vietati durante le lezioni: gli studenti li depositano all'inizio di ogni ora in un apposito contenitore, scherzosamente soprannominato "Hotel per cellulari", e li ritirano solo al suono della campanella. «Quando hai un telefono, c'è sempre qualcosa da guardare», ha ammesso Melina S., studentessa di diciassette anni, la cui testimonianza è stata ripresa dai media locali. Il vicepreside Patrik Sander ha confermato che ora anche l'uso dei computer portatili -...Tue, 23 Jun 2026 - 41 - Milano: il dirigente scolastico cancella la festa di Natale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4010
MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO
di Tommaso Scandroglio
Se passate dall'aeroporto di Fiumicino alcuni negozi hanno addobbato le vetrine e gli interni con sagome di abeti in cui campeggia la scritta "Season Greetings" che letteralmente significa "Auguri di stagione". Questi auguri "stagionati" vogliono sostituire gli auguri natalizi. Già Babbo Natale aveva avuto gran parte nello sfrattare dall'immaginario collettivo, soprattutto infantile, il Bambin Gesù. Ora si sono messi pure catene commerciali ed enti pubblici in giro per il mondo a svuotare ancor più dall'interno il significato cristiano del Natale, sostituendolo con un Natale laico, che è un vero e proprio ossimoro, o con una Festa d'Inverno dal sapore tanto celtico.
Questa tendenza a candeggiare nella tinozza laicista il Santo Natale non ha risparmiato le scuole di ogni ordine e grado. Già da anni molte scuole hanno abolito i presepi e Maria, Giuseppe e Gesù sono persone non più gradite nelle aule scolari, immigrati clandestini con il foglio di via.
ANNULLARE IL NATALE
La ventata cristianofobica ha avuto un suo picco in quel di Rozzano (Milano), in particolare nell'istituto Garofani. Marco Parma, dirigente scolastico dello stesso, ha deciso di annullare l'usuale festa di Natale che si teneva ogni anno (faranno eccezione le classi delle medie) e di sostituirla con festicciole private nelle classi in stile catacombale e con una pagana Festa d'Inverno che si svolgerà a gennaio. Banditi per tutti, poi, i canti a sfondo religioso e via dalle aule gli ultimi due crocefissi sopravvissuti non alla furia iconoclasta dei miliziani dell'Isis bensì al Consiglio di istituto. La nostra piccola Palmira l'abbiamo avuta in provincia di Milano.
Partiamo da un'evidenza (che tale non è più): si fa festa perché nasce Gesù. Proibire di intonare canti religiosi è come proibire a una festa di compleanno di cantare "Tanti auguri a te" perché potrebbe dare fastidio a quei bambini che non hanno compiuto gli anni in quel giorno. Eppure è questa la motivazione addotta dal preside: «per evitare che qualcuno potesse sentirsi escluso» si è deciso di censurare la fede cattolica in quella scuola. Mettersi a cantare Tu scendi dalle stelle «non sarebbe stato il massimo», spiega Parma, «perché questa è una scuola multietnica». Così gli esclusi e i discriminati finiscono per essere la maggioranza, cioè i bambini cattolici. Il dirigente scolastico aggiunge: «Non è un passo indietro di fronte all'islam rispettare la sensibilità delle persone che appartengono ad altre culture ad altri credo religiosi, mi pare un passo in avanti rispetto all'integrazione e rispetto reciproco».
LIBERTÀ RELIGIOSA E INTEGRAZIONE
Un paio di riflessioni su questo frusto argomento del rispetto della libertà religiosa e dell'integrazione. Primo: se vieti canti e simboli natalizi-religiosi violi la libertà di espressione dei credenti. Trattasi di atto di violenza culturale. Secondo: il rispetto della libertà non è vietare i simboli e le espressioni della fede cattolica, ma astenersi dall'imporli. Il cattolico poi sa che la sua è l'unica vera religione: quindi ogni manifestazione del proprio credo è manifestazione di verità e l'eventuale fastidio da parte di terzi (tutto da provare perché spesso presunto) è come il fastidio nel prendere una medicina amara, ma che fa bene. Il laicismo pretende una neutralità svizzera in tema di espressione religiosa: pari dignità a tutte le fedi o, che è lo stesso, zero dignità a qualsiasi fede. Questo è erroneo perché nella prospettiva di Dio - e non degli uomini che hanno la vista corta - c'è una sola religione autentica, quella cattolica. Dio è cattolico, non protestante, né ebreo, né musulmano (per gli incerti si rimanda al documento...Wed, 02 Dec 2015 - 40 - Educazione sessuale a scuola? No, grazie!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4112
EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA? NO, GRAZIE! di Roberto Marchesini
L'educazione sessuale è un tema controverso per almeno due i motivi. Il primo è che, mediante l'educazione sessuale, si trasmettono messaggi (quantomeno) ambigui dal punto di vista morale e sui quali le famiglie non hanno alcun controllo. Si vedano, ad esempio, i recenti Standard per l'educazione sessuale in Europa, che si fregiano del logo dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS).
Questi Standard prevedono che i bambini sperimentino «gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce» dagli 0 ai 4 anni; «amicizia e amore verso le persone dello stesso sesso» dai 4 ai 6 anni; e «i diversi metodi contraccettivi» dai 6 ai 9 anni. Il secondo è che la quasi totalità dei corsi di educazione sessuale si basa sull'uso del preservativo come prevenzione di gravidanze precoci, aborti e malattie sessualmente trasmissibili; ed è ormai ampiamente dimostrato che tali corsi aumentano, anziché diminuire, la frequenza di gravidanze indesiderate, aborti e malattie sessualmente trasmissibili.
PIÙ CONDOM = PIÙ INFEZIONI
Ad esempio, l'Annual Epidemiological Report del 2013, pubblicato dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, dimostra l'aumento vertiginoso di malattie sessualmente trasmissibili nei paesi nei quali viene praticata a tappeto l'educazione sessuale fondata sul preservativo; al contrario, nei paesi nei quali non esiste alcuna disposizione di legge in tal senso, le malattie sessualmente trasmissibili sono meno diffuse. Come è possibile questo paradosso? Il punto è che il preservativo viene spacciato come una protezione totale, che invece non sussiste, e viene vissuto come la possibilità di avere comportamenti sessuali spensierati, cioè de-responsabilizzati, esponendo le persone a situazioni più rischiose.
Inoltre l'uso del preservativo disabitua le persone a sapersi padroneggiare rispetto all'impulso sessuale: così, incapaci, o quasi, di frenarsi, quando si trovano in situazioni di promiscuità esse non riescono a trattenersi dall'avere rapporti sessuali anche quando non dispongono del preservativo e finiscono per essere spesso contagiate. Dal che si evince che una sessualità responsabile è più efficace, al fine di tutelare la salute delle persone, del preservativo.
L'INVENTORE? LUKACS
Nonostante questi problemi, c'è un consenso - che forse è meglio definire accettazione - pressoché unanime nei confronti dell'educazione sessuale. Pare che non se ne possa fare a meno, nemmeno discuterne l'opportunità. Eppure l'educazione sessuale non è sempre esistita. Quando è stata inventata, e perché? Le origini dell'educazione sessuale risalgono all'inizio del secolo scorso. L'inventore è l'intellettuale comunista ungherese Gyorgy Lukacs (1885-1971). Egli fu commissario per l'istruzione nella Repubblica Sovietica d'Ungheria di Bela Kuhn.
Questo governo durò solo cinque mesi, durante i quali Lukacs si adoperò per sradicare dall'Ungheria la morale tradizionale europea (cioè quella cattolica) attraverso il progetto denominato significativamente «terrore culturale». Lo strumento principale del terrore culturale fu proprio l'istituzione di corsi di "educazione sessuale" per tutte le scuole della repubblica: sradicando la morale tradizionale nei bambini, nel corso di pochi anni essa sarebbe scomparsa definitivamente dall'Ungheria. Questi "corsi" consistevano nell'esposizione di materiale pornografico esplicito e nell'invito ai bambini di fare ogni tipo di esperienza sessuale.
MARGARET SANGER E PLANNED PARENTHOOD
I corsi di Lukacs durarono quanto il suo governo, cioè pochi mesi; ma l'educazione sessuale sopravvisse. A rianimarla, e a proporla sul suolo statunitense, fu Margaret Sanger (1879-1966), militante eugenetista ed...Wed, 02 Mar 2016 - 39 - Il presepe va fatto anche nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4021
IL PRESEPE VA FATTO ANCHE NEI LUOGHI PUBBLICI, SOPRATTUTTO NELLE SCUOLE di Giampaolo Crepaldi
Anche quest'anno, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. Il nostro Osservatorio desidera fare, a questo proposito, alcune riflessioni.
PRENDERE ATTO
Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c'è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L'attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.
LA PRIVATIZZAZIONE DELLA FEDE RELIGIOSA
In secondo luogo va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la fede può essere al massimo tollerata come fatto privato. Il presepe va fatto in casa e non in piazza. E' la privatizzazione della fede religiosa, che la laicità occidentale vanta come unica propria fede. Ciò dovrebbe valere per tutte le religioni. Tutte dovrebbero abbandonare la pubblica piazza e trasferirsi tra le mura domestiche. La società che ne deriverebbe sarebbe una società senza Dio e questa viene spacciata per neutralità rispetto a tutte le fedi, ossia per presunta laicità. Ma come può essere neutro chi vuol fare piazza pulita? Come può essere neutro chi discrimina le fedi religiose privandole della loro presenza pubblica? Certamente lo Stato ha, in certi casi, il dovere di vietare la manifestazione pubblica della religione. Il diritto alla libertà religiosa, per quanto riguarda il cosiddetto foro esterno, non è assoluto, ma sottoposto all'ordine pubblico e al bene comune. Lo Stato, per il bene comune, può limitare o anche vietare completamente la presenza pubblica di una religione. Ma nel caso in questione, il divieto non avviene per la salvaguardia di un bene comune, che lo Stato non è più nemmeno capace di immaginare, ma per un atto di imperio che tradisce una assolutezza politica molto pericolosa. Tradisce una politica che si fa religione e che gareggia con le religioni sul loro stesso piano assoluto. Si ha così uno scontro tra due religioni, e la laicità, che avrebbe dovuto essere uno spazio neutro e quindi pacifico, diventa un luogo pericoloso perché conflittuale.
SOLO ARGOMENTO STORICO O CULTURALE?
La terza osservazione da farsi riguarda la qualità dell'opposizione che solitamente viene messa in atto contro simili misure. In genere essa fa riferimento alla civiltà cristiana, alla nostra storia e a come la nostra vita sociale, i nostri criteri morali, le nostre abitudini, senza parlare delle opere d'arte che hanno formato le nostre menti, affondi le proprie radici nel cristianesimo. Difficile avere dubbi su questo tipo di argomentazioni. L'Italia - e con essa tutto l'Occidente - non sarebbe se stesso senza le proprie radici cristiane che sono ben visibili ovunque attorno a noi. E' legittimo e doveroso far valere questo argomento storico e di identità contro quanti...Wed, 09 Dec 2015 - 38 - La scuola illude i giovani di essere eccezionali (ma senza merito)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8230
LA SCUOLA ILLUDE I GIOVANI DI ESSERE ECCEZIONALI (MA SENZA MERITO) di Raffaella Frullone
«L'orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un'arma per mettere a tacere gli studenti». Sono le parole di Mariasole Tomassini, diciannovenne di Piobbico (in Pesaro e Urbino), che si è rifiutata di sostenere il colloquio dell'Esame di Stato, prima dei lei ben tre studenti veneti hanno fatto parlare per la stessa "forma di protesta". Tra loro Gianmaria Favaretto secondo cui «L'esame di maturità per me è una sciocchezza», ha affermato, criticando un sistema di valutazione che, a suo avviso, non riflette le reali capacità degli studenti.
Abbiamo chiesto a Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, se si sarebbe mai aspettato un fenomeno del genere...
Sinceramente sono stupito che ancora sia possibile fare esami e dare voti, nelle scuole italiane...
In che senso?
Partiamo dalla mia lettura del fenomeno. Nel 2024, il 9,8% degli studenti ha ottenuto il massimo dei voti (100 o 100 e lode); l'11,2% si è diplomato nella fascia 91-99; il 17,7% ha preso tra 81 e 90. Quasi il 40% degli studenti si è diplomato con voti altissimi, più del 10% con il massimo. Con buona pace di Carl Gauss, pare che siamo di fronte a una «generazione di fenomeni». L'impressione è confermata dai voti di laurea: un quarto dei laureati lo fa con 110 e lode; praticamente tutti si laureano a «pieni voti», cioè sopra il 99/110. Livelli stratosferici, che ogni nazione dovrebbe invidiarci, no?
Poi, però, l'occhio cade sui risultati dei test INVALSI di quest'anno e scopriamo che solo il 52% degli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori raggiunge almeno il livello base in italiano; e che nemmeno la metà degli studenti raggiunge almeno il livello base in matematica. Aggiungiamo l'effetto Flynn inverso, ossia i punteggi QI che sono sempre più bassi di generazione in generazione; disturbi psichiatrici in costante crescita nella popolazione giovanile; un numero spropositato e in aumento di disturbi cognitivi...
Che cosa significa?
Per quel che ne capisco, significa che la scuola avvalla un sistema educativo disastroso, volto a far sentire i ragazzi - tutti i ragazzi - come dei geni inarrivabili, dei talenti mai visti, delle persone eccellenti. Il narcisismo fatto sistema, alimentato dai genitori e tollerato dagli insegnanti.
Ovviamente, una generazione fenomenale come questa, tratta gli adulti dall'alto in basso: non accetta di essere giudicata, anzi. Dà essa stessa voti agli adulti. Non esiste l'idea di una gerarchia, il merito è scontato ed è umiliante il doverlo dimostrare. Come si diceva ai vecchi tempi, tutto è dovuto: complimenti, applausi, gratificazioni. Vedo corone d'alloro per la laurea, tocchi accademici alle elementari... Costruiamo ai ragazzi quest'illusione e poi la alimentiamo per non affrontare le conseguenze del crollo di questa bugia. Tutto ciò, a me, pare folle.
I ragazzi affermano di non sentirsi guardati per quello che sono, ma di star dentro un sistema che li considera solo per i voti. Che ne pensi?
Penso che sia vero; e che, invece di contestare questo sistema, dovrebbero accettarlo. Non sono più bambini, mi sembra normale che il mondo abbia delle aspettative nei loro confronti. Ma dico: guardiamoci intorno: chi di noi adulti è «guardato per quello che è», se non nella ristretta cerchia delle relazioni personali? E perché mai, gli altri, dovrebbero avere queste attenzioni nei nostri confronti? Siamo speciali? Valiamo più della cassiera al supermercato, o del ragazzo del McDonald, che spesso non guardiamo nemmeno in faccia?
La risposta del mondo adulto è stata di tipo diverso, attorno a questo fenomeno si è sviluppato...Tue, 05 Aug 2025 - 37 - Educazione spetta alle famiglie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8138
L'EDUCAZIONE SPETTA ALLE FAMIGLIE: TRUMP VUOLE ABOLIRE IL DIPARTIMENTO di Stefano Magni
Con un altro ordine esecutivo che farà discutere molto, il presidente americano Donald Trump ha dato disposizioni per lo smantellamento del Dipartimento dell'Educazione. Non si tratta di un procedimento facile, occorrerà un voto al Congresso a maggioranza qualificata per abolire il Dipartimento federale e, con la maggioranza risicata di cui dispongono i Repubblicani i numeri non ci sono, a meno di non convincere qualche Democratico a disertare. Ma sarà sempre possibile ridurre il Dipartimento ai minimi termini. E il principio, intanto, è passato: l'istruzione non è compito del governo federale, ma delle famiglie, prima di tutto, e in via sussidiaria delle istituzioni che rappresentano le comunità locali fino, al massimo, al livello dello Stato.
Prima di tutto è bene distinguere il Dipartimento dell'Educazione degli Usa dal nostro Ministero dell'Istruzione. Il primo non gestisce direttamente le scuole pubbliche del paese che restano appannaggio dei singoli Stati. Si tratta di un'amministrazione relativamente piccola, finanziata mediamente con appena il 2% del budget federale annuale. Ed è molto recente, istituita durante l'amministrazione Carter nel 1979, con una legge votata da un Congresso a maggioranza democratica. Serve, tuttavia, per dare un indirizzo all'educazione pubblica, vigilare sul rispetto dei diritti civili nelle scuole e concedere prestiti agli studenti. I Repubblicani, a partire da Reagan nel 1981, hanno sempre visto con sospetto questa nuova istituzione, temendo politicizzazione e indottrinamento liberal. Ma non l'hanno mai abolita. Anzi, hanno contribuito ad ampliare i prestiti agli studenti che, attualmente ammontano a quasi 1.700 miliardi di dollari concessi a 43 milioni di debitori in tutto il paese.
Linda McMahon, attuale segretaria all'Educazione avrà dunque il primo e più difficile compito di tagliare sui prestiti federali concessi agli studenti. Una voce di spesa che finora era stata trattata come una “mangiatoia” elettorale, soprattutto dai presidenti e dai candidati democratici. E si può solo immaginare quanta opposizione ci sarà in Congresso. Un'altra fonte di dissenso è quella dei sindacati degli insegnanti. «Ci vediamo in tribunale!» è stato il laconico e chiaro commento di Randi Weingarten, della Federazione Americana degli Insegnanti. Alcune cause sono già in corso, una intentata da procuratori generali democratici contro i licenziamenti nel Dipartimento che ne impedirebbero già il regolare funzionamento, un'altra dei genitori degli studenti con disabilità che temono di perdere le agevolazioni sinora concesse e infine altre due cause contro il taglio degli incentivi a sostegno dell'insegnamento di qualità.
Il guanto di sfida è stato comunque lanciato. E la sfida riguarda principi fondamentali sull'educazione che possiamo leggere già nell'introduzione dell'ordine esecutivo di Trump: «Il futuro luminoso della nostra nazione si basa su famiglie responsabili, comunità impegnate e ottime opportunità educative per ogni bambino. Purtroppo, l'esperimento di controllare l'educazione americana attraverso programmi e fondi federali, e la burocrazia irresponsabile che questi programmi e fondi sostengono, ha chiaramente deluso i nostri figli, i nostri insegnanti e le nostre famiglie». In sintesi: l'educazione parte dalla famiglia e non dallo Stato. Un principio che, per altro, sarebbe anche nella nostra Costituzione italiana, se solo qualcuno lo ricordasse.
Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Trump: il gender è un abuso sui minori" si trova un recente discorso di Donald Trump contro l'ideologia di genere.
Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il marzo aprile 2025:
Donal Trump ha...Tue, 15 Apr 2025 - 36 - Sedici domande sull'insegnamento parentale
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7961
SEDICI DOMANDE SULL'INSEGNAMENTO PARENTALE di Don Stefano Bimbi
Mi occupo di scuola parentale dal 2009 e dal 2014 ho dato vita ad una scuola parentale che si chiama "Gesù Maestro". Dopo dieci anni di esperienza diretta ho scritto un libro dal titolo "Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica" che ha venduto oltre mille copie. Faccio incontri in tutta Italia dal Piemonte alla Sicilia ed ho incontrato centinaia di famiglie interessate all'argomento. Ecco le domande che mi vengono fatte più spesso, con relative risposte.
1) In Italia è legale non mandare i figli alla "scuola dell'obbligo"?
Non solo è legale, ma è un diritto sancito dalla Costituzione italiana. L'articolo 34 infatti recita: "L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita". Quindi è l'istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola. La "scuola dell'obbligo" non esiste. Inoltre l'articolo 30 dice che "è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli". Ciò significa che l'istruzione dei figli è in primis una responsabilità dei genitori, non dello Stato. Lo Stato italiano semplicemente riconosce il diritto dei genitori di scegliere i metodi didattici che ritengano più opportuni e di organizzare come credono meglio l'apprendimento per i figli.
2) Per tenere i figli a casa cosa occorre fare da un punto di vista burocratico?
In concreto, è sufficiente inoltrare ogni anno una comunicazione scritta "al dirigente scolastico del territorio di residenza" (art. 23 D. Lgs. n. 62/2017) in cui i genitori dichiarano di prendersi carico in prima persona dell'istruzione del figlio. Va sottolineato che non è una richiesta e non c'è bisogno di nessuna autorizzazione. Semplicemente si comunica di volersi avvalere del diritto di educare i propri figli.
3) Dove va sostenuto l'esame annuale richiesto dalle leggi italiane?
L'esame a fine anno può essere sostenuto in una qualunque scuola statale o parificata. Il Ministero dell'Istruzione ha chiarito definitivamente con decreto dell'8 febbraio 2021 che obbligare a dare l'esame nella "scuola di residenza" farebbe venir meno la "libertà di scelta della famiglia" garantito per legge.
4) Cos'è l'homeschooling?
L'homeschooling è un metodo di istruzione in cui i figli ricevono la loro formazione a casa. I genitori assumono direttamente la fatica, ma anche la soddisfazione dell'istruzione dei propri figli. La mamma casalinga è molto avvantaggiata nella disponibilità di tempo appropriata da dedicare all'educazione dei figli con l'homeschooling.
5) Che differenza c'è tra l'homeschooling e la scuola parentale?
Nell'homeschooling i genitori insegnano in modo completamente autonomo, anche se spesso si formano reti di homeschooler che organizzano attività in comune come lezioni di lingua, gite ed escursioni, recite o altre attività. L'homeschooling offre la massima flessibilità in termini di orari, ritmo di apprendimento e contenuti. Invece una scuola parentale è organizzata a tutti gli effetti come una scuola con insegnanti, classi, alunni di più famiglie e orari determinati. Per mantenere il carattere parentale i genitori devono impegnarsi nell'insegnare alcune materie o in alcune classi, scegliere gli insegnanti per le materie o le classi che altrimenti non riuscirebbero a "coprire", gestire la maggior parte dei problemi pratici. Senza questo coinvolgimento diretto dei genitori, non è una scuola parentale, ma privata, sebbene non riconosciuta dallo Stato. La scuola parentale rispetto all'homeschooling rende più semplice un programma di studi più strutturato e fornisce un ambiente di maggiore socializzazione con altri bambini.
6) Quali sono le differenze tra una scuola paritaria e una scuola parentale?
Purtroppo oggi una scuola...Tue, 03 Dec 2024 - 35 - Il coordinamento delle scuole parentali cattoliche
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7960
IL COORDINAMENTO DELLE SCUOLE PARENTALI CATTOLICHE di Annarita Romagnoli
L'Osservatorio cardinale Van Thuân, fondato dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi e di cui il professor Stefano Fontana è direttore, ha dato vita a un importante progetto educativo: il Coordinamento delle scuole parentali. In costante crescita, la rete riunisce famiglie, insegnanti e istituzioni che condividono l'obiettivo di promuovere un'istruzione cattolica autentica.
Come si legge dal sito dell'Osservatorio, "sono invitati a farne parte prima di tutto i genitori che praticano l'homeschooling e gli insegnanti e i genitori delle scuole parentali cattoliche, quindi gli insegnanti delle scuole cattoliche paritarie e insegnanti cattolici nella scuola di Stato. Il Coordinamento intende collegare tra loro le esperienze di vera scuola cattolica al di fuori della camicia di forza dell'attuale sistema statalista cui sembrano aderire anche le attuali gerarchie ecclesiastiche e le istituzioni educative ufficiali della Chiesa. Il Coordinamento porta avanti una linea pienamente cattolica e alternativa al sistema attuale che consideriamo diseducativo".
Al centro di questo coordinamento ci sono le famiglie, protagoniste attive nell'educazione dei propri figli. L'Osservatorio offre loro formazione e un punto d'incontro per confrontarsi e condividere esperienze. Un esempio concreto è la Giornata nazionale per la vera scuola cattolica, che si tiene ogni anno a Lonigo (Vicenza). Questo evento rappresenta un momento fondamentale per fare il punto sulla situazione dell'istruzione in Italia e per promuovere un modello educativo alternativo, incentrato sui valori cristiani.
INCONTRI REGIONALI
Il Coordinamento si propone di essere presente in tutto il territorio nazionale, organizzando regolarmente incontri regionali. Questi appuntamenti sono un'occasione preziosa per le famiglie interessate all'istruzione parentale, per i genitori che già praticano l'homeschooling e per coloro che gestiscono scuole parentali cattoliche. Durante questi incontri si scambiano esperienze, si offrono consigli pratici e si risponde alle domande dei partecipanti.
Un ruolo chiave all'interno del Coordinamento è ricoperto da don Stefano Bimbi, parroco di Staggia Senese e fondatore della scuola parentale Gesù Maestro. Da oltre dieci anni don Stefano è impegnato nella promozione dell'istruzione parentale, unendo teoria e pratica. La sua esperienza è racchiusa nel libro di successo Gesù Maestro. La scuola parentale cattolica, giunto alla seconda edizione, con consigli molto preziosi per chi si vuole avvicinare al mondo dell'educazione parentale. Grazie alla sua opera, molte famiglie hanno trovato la forza e la determinazione per intraprendere questo percorso educativo. Informazioni si trovano nel sito di Alleanza parentale, con articoli e video che raccontano l'esperienza sotto tanti punti di vista, come ad esempio quello della maestra Samantha che ha affiancato da subito don Stefano nel gestire la scuola parentale.
IL MANIFESTO: È IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA
Oltre a questi incontri l'Osservatorio cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa ha scritto il manifesto È il momento della vera scuola cattolica a cui è possibile dare la propria adesione. In tale manifesto si ricorda l'importanza dell'educazione, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei genitori, i quali "hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. Non hanno tuttavia un diritto assoluto, in quanto per natura hanno prima di tutto un dovere, il dovere di educare i figli al bene, alla verità, alla giustizia, alla bellezza, all'ordine secondo le finalità naturali e soprannaturali della loro persona e secondo...Tue, 05 Nov 2024 - 34 - Agli islamici non piace, a scuola Dante ha i giorni contati
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7804
AGLI ISLAMICI NON PIACE, A SCUOLA DANTE HA I GIORNI CONTATI di Marco Lepore
Aveva ragione da vendere, il compianto cardinal Giacomo Biffi, quando, parlando della immigrazione, affermava che «un ecumenismo politico astratto e imprevidente», incapace di comprendere i criteri con cui accogliere gli immigrati, avrebbe preparato per il nostro popolo «un futuro di lacrime e di sangue». E quel futuro di lacrime e sangue è arrivato. Ma, occorre ribadirlo, il problema non sono innanzitutto loro, gli islamici, bensì noi, i cristiani (o, meglio, i post-cristiani), che stiamo segando con masochistico livore il ramo su cui la nostra civiltà sta appollaiata.
Il fatto: in una scuola media della provincia di Treviso, due studenti sono stati esonerati dallo studio della Divina Commedia di Dante Alighieri su richiesta dei genitori musulmani, che hanno ritenuto l'opera incompatibile con la propria religione, sostenendo che contenga offese all'islam. Ma c'è di più: l'insegnante di lettere della scuola di Treviso, infatti, ha avuto la "geniale" idea di chiedere agli alunni che non seguono l'ora di religione (chissà perché solo a loro...) di sondare il parere dei genitori sull'insegnamento di opere a carattere religioso e, guarda un po', di fronte al prevedibilissimo parere negativo, ha sostituito d'emblée lo studio di Dante con quello di Boccaccio.
Indubbiamente, la Divina Commedia non è tenera con il fondatore della religione islamica, ma ha le sue buone ragioni. Dante lo colloca all'Inferno, al canto 28esimo, tra i dannati, colpevole di non essere cristiano e per avere favorito la separazione della comunità degli uomini. Del resto, la storia non mente, e sin dagli inizi (e ancora oggi) l'impeto per la sottomissione degli "infedeli" ha prodotto carneficine, "guerre sante" di conquista, distruzione di luoghi sacri e altre multiformi forme di oppressione nei confronti di chi aderisce ad altri credo religiosi. Come pena per tali azioni, Dante descrive Maometto sottoposto ad orrende mutilazioni del corpo da parte di un diavolo, con il corpo squartato e le interiora che fuoriescono.
DIVINA COMMEDIA INDIGESTA
Certamente non deve essere piacevole, per chi professa la fede islamica, leggere simili cose, tuttavia - al di là delle ragioni che da parte cristiana si potrebbero addurre - occorre tenere presente che chi si trasferisce in un paese straniero, sede di una tradizione e religione diverse dalla propria, è tenuto a integrarsi, accettando e rispettando anche ciò che non è conforme alle proprie convinzioni. Diversamente, meglio scegliere un paese con una cultura affine alla propria.
Assistiamo, invece, alla dinamica opposta, particolarmente nei paesi europei. Già da qualche anno, per esempio, in alcuni paesi come Olanda e Belgio (sedi di importanti comunità islamiche), è stata adottata una versione della Divina Commedia curata dalla traduttrice fiamminga Lies Lavrijsen, ritradotta in modo tale da evitare di urtare i musulmani. «Questa versione si rivolge a lettori più giovani e il cambiamento è pensato per non ferire inutilmente gli islamici», spiegò a suo tempo la traduttrice, affermando (vergognosamente!) che nella Divina Commedia «Maometto subisce un destino crudo e umiliante solo perché è il precursore dell'islam»; per questo motivo, pur riportando tutto l'episodio descritto da Dante, viene omesso il nome di Maometto, ritenuto «non necessario per la comprensione del testo letterario».
L'episodio della scuola di Treviso, che si inserisce sulla scia di quanto accaduto in occasione della fine del Ramadan e, in questi ultimi giorni, della vicenda della preghiera islamica all'interno della Università di Torino, altro non è che una ulteriore prova del processo di integrazione a rovescio che si sta attuando.
LA "PROFEZIA"...Tue, 28 May 2024 - 33 - Arte moderna, il culto del nonsenso e del brutto
VIDEO: Alberto Sordi alla Biennale ➜ https://www.youtube.com/watch?v=lj438bBpX9w
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7688
ARTE MODERNA, IL CULTO DEL NONSENSO E DEL BRUTTO
L'opera dei critici diventa uno strumento per cambiare lo sguardo nelle masse nella realtà (VIDEO IRONICO: Alberto Sordi alla Biennale)
di Valentina Sessa
Oggigiorno dilaga un vero e proprio culto del nonsenso e del brutto, che oscilla tra il banale e il volgare o lo squallido, sia estetico che morale. La produzione artistica purtroppo non fa eccezione, in particolare dal secondo dopo guerra a oggi: costituisce esperienza diffusa non solo una certa fatica a comprenderne il significato, ma molto spesso, anche l'impressione che essa sia banale, fastidiosa, laida, "brutta". Alcuni esempi di famose opere discutibili sono: La fontana (orinatoio) di Marcel Duchamp, le tavole monocrome di Yves Klein, la Merda d'artista di Piero Manzoni, le Marylin o le Zuppe Campbell's di Andy Warhol, gli animali imbalsamati e immersi in formaldeide di Damien Hirst, i tagli di Lucio Fontana, i bambini impiccati di Maurizio Cattelan, i telai di Maria Lai. Altrettanto può dirsi per le innumerevoli installazioni fatte con oggetti di qualsiasi tipo.
GLI INTERPRETI DEL BELLO
Eppure la critica giudica molte di queste opere "capolavori", sollevando nel pubblico la sensazione di non avere gli strumenti culturali per comprendere tali "opere". Ma è corretto questo giudizio? Non dovremmo riuscire tutti a comprendere il significato di quanto vediamo, soprattutto quando l'opera non è espressione di una cultura diversa dalla nostra? E il senso della bellezza non è innato, così che ciascuno abbia titolo di esprimere un giudizio estetico pur non essendo uno storico o un critico dell'arte? Queste domande sono fondamentali per valutare tante opere - esaltate come produzione di "artisti" eretti a icone del nostro tempo - che, in realtà non sono capolavori come si vorrebbe far credere.
Negli ultimi decenni, infatti, l'enorme potenziamento dei mezzi di comunicazione ha consentito a una élite di imporre una vera e propria dittatura culturale attraverso strumenti di comunicazione sofisticatissimi, con cui viene corrotta la concezione di cosa sia "bello" e cosa "brutto", di cosa sia di valore e cosa banalità.
Nei bambini esiste una capacità giudicare se l'opera che vedono sia bella o meno: questa capacità nel tempo può essere sviluppata o, al contrario, annichilita dal contesto culturale.
Nella nostra società, molti perdono il senso critico o, anche qualora lo mantengano, davanti a un'opera che non trasmette alcun significato o che è brutta, stentano a dare un giudizio negativo. Infatti, la dittatura culturale attiva a livello psicologico una serie di meccanismi che inducono a non esprimere un giudizio o ad acquistare una percezione corretta scorretta del valore delle opere. Tale atteggiamento remissivo o acritico viene generato istillando nelle persone un complesso di inadeguatezza culturale, attraverso la persuasione che l'arte moderna e contemporanea, prevalentemente concettuale, sia qualcosa di troppo alto per essere alla portata di chiunque: cosi l'osservatore, anziché esprimere un eventuale giudizio negativo sull'opera, finisce per credere di essere semplicemente inadeguato a capirla.
Chi resiste all'idea della superiore comprensione dei critici rispetto agli altri, della necessaria correttezza dei loro giudizi, subisce dalla comunità indottrinata e plagiata una forma di "isolamento sociale": facendo leva sulla paura inconscia delle persone di restare sole, essa accorda l'integrazione nel contesto dei "colti" in cambio del tributo di valore che il singolo renda alle opere proposte.
Si tratta...Tue, 13 Feb 2024 - 32 - Non basta istruire, bisogna educare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7681
NON BASTA ISTRUIRE, BISOGNA EDUCARE di Maurizio Schoepflin
Nel 41° paragrafo dell'Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (1975), il santo Pontefice Paolo VI scrisse: "l'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni". Con queste parole papa Montini, oltre a porre l'accento su un'evidenza indiscutibile, andò deliberatamente a toccare una delle questioni più importanti e delicate dell'educazione nel suo complesso, quella relativa alla figura della persona investita del compito di insegnare.
LA FIGURA DEL MAESTRO NELL'ANTICHITÀ
Fin dall'antichità il ruolo del maestro è stato costantemente al centro dell'attenzione, in quanto si comprese subito che tale ruolo si situava al cuore di quella che i greci chiamavano paideia con humanitas, volendo significare in tal modo un'attività indirizzata alla trasmissione dei valori che esaltano la dignità dell'uomo. In merito all'educazione dei giovani, famoso è rimasto lo scontro tra i Sofisti e Platone: i primi interessati a insegnare le tecniche utili a ottenere il successo politico ed economico, il secondo preoccupato di costruire personalità orientate verso la verità, la bellezza e la bontà, fonti di quella felicità autentica che è punto di approdo della vera educazione. In questo contesto si situa La figura di Socrate, il maestro di Platone, che affascinò i discepoli non solo per le sue abilità e competenze, ma anche per la limpida coerenza di vita, che li fece affrontare con serenità persino la morte con cui la città di Atene lo condannò ingiustamente. La grande cultura classica comprese bene la decisiva rilevanza del maestro, e tutte le maggiori correnti filosofiche dell'antichità - dal Platonismo all'Aristotelismo, dall'epicureismo allo stoicismo - ebbero alla loro origine una personalità di rilievo che suscitò ammirazione e ottenne la fiducia dei discepoli, sia in ragione della propria sapienza, sia a motivo di una condotta di una vita virtuosa e coerente. Non va dimenticato, a tale proposito, che quasi tutti i filosofi greci ritennero che soltanto il sapiente fosse in grado di fare il bene.
LA NUOVA CONCEZIONE CRISTIANA DELL'EDUCAZIONE
Anche nell'ambito dell'educazione, l'avvento del cristianesimo comportò alcune significative novità, sebbene i cristiani seppero conservare e rinvigorire ciò che di buono avevano ereditato dal mondo classico. Tra i diversi elementi innovativi introdotti nella cultura del tempo dal nascente cristianesimo, ve n'è uno che condizionò in maniera particolare la teoria e la prassi educativa: si tratta della speciale accentuazione e dello straordinario risalto che i cristiani dettero al valore della coerenza personale, ovvero della corrispondenza fra professione di fede e testimonianza di vita. Riguardo a ciò, i credenti in Cristo ravvisarono in una parte della concezione classica della cultura e dell'educazione il pericoli della vacuità e dell'esteriorità, nonché il rischio di privilegiare gli aspetti formali rispetto a quelli sostanziali: per loro, il nodo cruciale di ogni discorso educativo risiedeva non tanto nella ripetizione di formule e concetti, quanto piuttosto nella capacità di testimoniare una verità e di suscitare, mediante questa testimonianza, un'autentica volontà di cambiamento e di conversione da parte degli ascoltatori. Di qui l'importanza attribuita all'esempio personale, quell'esempio che trovò nelle figure dei martiri, uomini e donne morti pur di non rinnovare il proprio credo, la più fulgida dimostrazione. Facendo tesoro di alcune riflessioni dei compianti Antonio Quacquarelli, noto patrologo, e Gino Corallo, importante storico della pedagogia, possiamo affermare che i cristiani non accettarono che esistesse alcuna cesura tra intelligenza e...Wed, 07 Feb 2024 - 31 - La regola di san Benedetto vale anche nel rapporto genitori-figli
VIDEO: Salviamo i nostri figli dalla scuola di Stato ➜ https://www.youtube.com/watch?v=6MsQNTL6IQc
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7672
LA REGOLA DI SAN BENEDETTO VALE ANCHE NEL RAPPORTO GENITORI-FIGLI di Loredana Basili e Maurizio Bertoni
L'inizio dell'anno è tempo di primi bilanci per i genitori con figli che da poco hanno intrapreso il percorso scolastico. Se questo discorso è vero per coloro con bambini che hanno da poco iniziato a frequentare la scuola pubblica, è tanto più urgente per i genitori che hanno deciso di intraprendere il percorso dell’istruzione parentale.
Spesso, quando si inizia un percorso simile, si è portati a mettersi in discussione e a porsi diverse domande: sarò un bravo insegnante per mio figlio? Da cosa è necessario partire? Quali sono gli obbiettivi che mi prefiggo? Che tipo di formazione voglio dare? Come conciliare il ruolo di genitore con quello di insegnante? È meglio essere un genitore/insegnante particolarmente rigido e severo o meglio amorevole e paziente?
Come genitori di bambini che da poco tempo hanno iniziato la scuola parentale, desideriamo condividere questa nostra, seppur breve esperienza, con l’auspicio di poter essere di aiuto per altri che si pongono o si sono posti gli stessi interrogativi, perché non "si accende una lucerna per metterla sotto il moggio" (Mt, 5,15) e perché anche altri, confrontandosi "vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt. 5,16).
Essendo una famiglia molto legata e devota di San Benedetto, ci è venuto naturale trovare una risposta alle nostre domande nel testo della Regola: quello che possiamo dire, è, che a nostro avviso, essa costituisce davvero un valido strumento di partenza, una sorta di prontuario, capace di rispondere alle nostre domande, semplicemente sostituendo alla voce "abate", quella di "maestro o genitore" e a quella di "monaci" la parola "figli". Non a caso il termine "regula" indicava in latino "l’asticella per misurare": essa risulta quindi un modo per misurare il proprio lavoro, per comprenderne i limiti e la portata.
La scelta della Regola è stata per noi però anche legata ad un aspetto pragmatico: essa ha finito per eliminare tutte le altre regole del mondo antico, in quanto più equilibrata e meno dura e allo stesso tempo ci è parsa una scelta "vincente", non perché debba dimostrare, in un futuro più o meno prossimo, dei risultati, ma perché ha già vinto, confermandosi "ricetta" di una religiosità, modo di vivere e di lavorare che ha attraversato i secoli, consegnandoci le nostre radici: quelle del mondo classico e del mondo cristiano.
LA REGOLA
Percorrere tutto, non sarebbe possibile in poche righe, ma basterà scorrerne pochi passi, in particolare l’inizio del Prologo e il secondo capitolo.
Già dall’incipit, infatti, appaiono chiari i soggetti coinvolti nell’educazione, i loro ruoli e il fine: "Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell’obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato".
Non è un caso che il Prologo si apra proprio con un invito all’ascolto, rivolto da un padre/maestro ad un figlio ("Ascolta, figlio"!), seguito da un’esortazione a quest’ultimo ad aprire "docilmente il tuo cuore". Non dobbiamo, infatti, dimenticare che la parola "abate" richiama proprio l’ebraico "abbà", "padre" e che l’apprendimento passa innanzitutto dal... cuore e non dalla testa, proprio perché vincolato ad un forte legame affettivo. Quante volte, al contrario, nel mondo di oggi sentiamo la negazione del ruolo di...Tue, 16 Jan 2024 - 30 - Gesù Maestro, il libro di don Stefano Bimbi sulla scuola parentale cattolica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7637
GESU' MAESTRO, IL LIBRO DI DON STEFANO BIMBI SULLA SCUOLA PARENTALE CATTOLICA di Fabio Piemonte
«La scuola dell'obbligo non esiste, mentre esiste il diritto da parte dei genitori di dare un'istruzione ai propri figli. È l'istruzione a essere obbligatoria, afferma l'articolo 34 della Costituzione, non la scuola. L'istruzione è in primis una responsabilità dei genitori». È quanto afferma don Stefano Bimbi nel suo volume Gesù Maestro, giunto recentemente alla seconda edizione. Collaboratore della Nuova Bussola con la rubrica "Schegge di Vangelo", don Bimbi ha fondato a Staggia Senese una scuola parentale cattolica che accoglie bambini dalle elementari alle medie per farli diventare uomini e donne maturi, radicati in Cristo, pronti a dare ragione della propria fede attraverso una risposta generosa alla propria vocazione.
A Staggia don Stefano arriva nel 2003. In un paesino di neanche tremila anime il gruppo giovani ha solo quattro ragazze. Ma il tenace sacerdote non si dà per vinto; anzi, rispolverando un po' di sana apologetica su temi storici e d'attualità, riesce a ridestare la fede e l'interesse nei parrocchiani per la Verità. Di qui fiorisce il centro culturale "Amici del Timone"; sorgono iniziative quali gli esercizi spirituali; nascono famiglie anche con più di tre figli che all'indottrinamento di Stato preferiscono l'insegnamento della Chiesa. Alla scuola fondata da don Stefano gli alunni sono molto seguiti, massimo dieci per classe, in modo da consentire a ciascuno «di sviluppare tutte le sue qualità, e aiutarlo nelle difficoltà». C'è poi lo "zaino leggero", ossia si lavora sostanzialmente in classe, così da avere tempo libero al pomeriggio per coltivare talenti e interessi e vivere la dimensione familiare. La giornata scolastica, dal lunedì al venerdì, è così suddivisa: ingresso alle ore 8:20, preghiera; lezioni 8:30-10:30; intervallo di mezz'ora; lezioni 11-13.
MACCHÈ CAMPANA DI VETRO!
Don Bimbi sfata poi alcuni falsi miti legati alle scuole parentali. In primo luogo l'accusa mossa dai suoi detrattori di far crescere i figli in delle "bolle" per l'eccessiva protezione che genererebbe una chiusura verso il mondo esterno. La realtà però dimostra il contrario: «I bimbi sono più socievoli crescendo in un ambiente sano in cui ciascuno è riconosciuto e apprezzato per le sue qualità. Non si formano gruppetti perché, essendo pochi, sono un unico gruppo». Insomma, di bullismo e standardizzazione del metodo alla scuola di don Bimbi non c'è traccia, perché ciascuno è invitato a fiorire nella propria dimensione personale. Senza troppa burocrazia, poi, gli alunni di "Gesù Maestro" fanno almeno una gita al mese, per cui a scuola ci vanno più che volentieri.
La maestra unica è anche mamma perché non c'è relazione educativa che non sia generata dall'amore. Inoltre, la divisione in classi omogenee consente di rispettare le caratteristiche di apprendimento differenti tra maschi e femmine, favorendo risultati migliori. Di qui i bambini, dati i tempi d'attenzione decisamente più ridotti rispetto alle bambine, possono finire prima la lezione e andare a giocare a pallone, mentre le ragazze hanno modo di intrattenersi con la maestra per far domande con serenità. Inoltre se «l'educazione è l'incontro della persona con il vero, il buono e il bello, in ogni materia non può mancare Gesù Cristo». Non si può perciò fare storia dimenticando che si divide in prima o dopo Cristo e il ruolo della Chiesa; letteratura; storia dell'arte o persino matematica senza tener conto che essa è il linguaggio col quale il Creatore ha progettato e realizzato il mondo. D'altra parte non bisogna dimenticare che le scholae le ha inventate proprio la Chiesa.
Don Bimbi evidenzia gli ingredienti fondamentali per la riuscita di una scuola parentale...Wed, 27 Dec 2023 - 29 - Studenti devastati da schermi e mezzi digitali: la soluzione è tornare al libro
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7491
STUDENTI DEVASTATI DA SCHERMI E MEZZI DIGITALI: LA SOLUZIONE E' TORNARE AL LIBRO di Manuela Antonacci
Negli ultimi anni, l'impiego del digitale a scuola, ha avuto una forte accelerazione: si credeva che tutti ciò che era digitale potesse costituire il miglior mezzo di apprendimento, ma ultimamente è cominciato un graduale dietrofront sulla questione.
Inizialmente la politica educativa, soprattutto in Spagna, era basata sul sistema "one-to-one": un computer o tablet per ogni studente. Indicazione che però non si è mai concretizzata veramente e questo costituisce un dato non da poco. Se infatti, per anni, si è sempre detto che l'uso e l'abuso della televisione non favorisse certo l'apprendimento, ma anzi portasse a sviluppare un atteggiamento di passività, non si capisce come mai i colossi del Big Tech (Apple, Amazon, Microsoft, Google e Facebook -Meta-) ad un certo punto abbiano invaso le scuole. Forse per creare, semplicemente, un nuovo canale di business molto redditizio?
IL SUCCESSO INIZIALE DEI DISPOSITIVI DIGITALI
Inizialmente le scuole erano ossessionate dai dispositivi digitali che aprivano infinite possibilità di ludicizzazione che, in teoria avrebbero dovuto accrescere la motivazione negli studenti. Il libro sembrava un mezzo ormai relegato nel passato. La digitalizzazione della scuola, invece, sembrava indiscutibile. E anche a casa: i bambini hanno giocato e imparato davanti agli schermi. Tuttavia, la questione era più complessa di quanto sembrasse. Infatti man mano è emersa tutta una serie di possibili ostacoli all'apprendimento che una massiccia digitalizzazione delle scuole comporta. Si è progressivamente scoperto che i dispositivi digitali in classe ostacolano l'attenzione. È come se lo studente scomparisse dietro lo schermo sviluppando, peraltro, conoscenze limitate e superficiali. L'Hi-tech diminuirebbe anche il gusto per la lettura e la comprensione del testo scritto.
Ma più di ogni altra cosa, due sono i problemi principali che emergono dall'uso delle nuove tecnologie: nei bambini gli schermi producono isolamento e danneggiano la salute provocando un aumento di ansia e depressione e ingenerando una serie di problematiche legate al sonno. Ciò emerge da molte ricerche, una tra tutte, lo studio di Jean Twenge professore di psicologia alla San Diego State University, da cui risulterebbe che in età scolare, l'attivazione del sistema di anticipazione del piacere generato dalla dopamina darebbe origine a comportamenti di dipendenza. Di conseguenza, gli schermi non contribuiscono pienamente all'apprendimento, ma anzi distraggono e diminuiscono l'attenzione in classe, durante lo studio e la lettura. E ovviamente nella vita in generale.
ANSIA, DEPRESSIONE & CO.
I danni derivanti dall'uso eccessivo del tablet e dello smartphone, nei bambini, è documentato da un altro importante studio The Use of Social Media in Children and Adolescents: Scoping Review on the Potential Risks (2022) Si tratta di una rassegna di numerosi lavori in cui questi temi sono stati studiati a livello internazionale negli ultimi anni e che vengono analizzati dal mondo della pediatria italiana. Elena Bozzola, Giulia Spina e Rino Agostiniani hanno riscontrato sintomi di ansia, depressione e problemi del sonno, dipendenze, problemi legati al sesso, problemi comportamentali, problemi alla vista che colpiscono i minori che fanno un uso eccessivo degli schermi.
C'è anche un secondo studio del 2021 che è una comparazione tra la lettura su libri stampati e la lettura in formato digitale: A Comparison of Children's Reading on Carta. In esso May Irene Furenes, Natalia Kucirkova e Adriana G. Bus (dell'università della Norvegia e della Gran Bretagna) passano in rassegna numerose ricerche che dimostrano scientificamente la...Tue, 15 Aug 2023 - 28 - Troppa scuola fa male
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=617
TROPPA SCUOLA FA MALE di Mario Palmaro
Si, avete letto bene: troppa scuola può far male ai nostri ragazzi, ed è pura illusione pensare che più ore trascorse dentro l'edificio scolastico siano sempre un bene. Non è così e, in un certo senso, non è mai stato così nemmeno in passato.
PRIMI IN EUROPA
Ma andiamo con ordine e partiamo dai fatti. Oggi l'Italia si ritrova in testa a una classifica molto particolare: le scuole Primarie del Bel Paese - quelle che i comuni mortali e le persone di buon senso continuano a chiamare "elementari" - impegnano i bambini in una maratona di 980 ore per anno scolastico. è il dato più alto di tutta Europa. In Germania - dove la gente è notoriamente tutt'altro che pigra e men che meno ignorante - i kinder stanno in classe 698 ore. Qualche cosa come 300 ore in meno dei coscritti italiani, circa 60 giorni di differenza. La media europea per le scuole Primarie è di 755 ore all'anno, nettamente al di sotto della prassi italica. L'unico Paese con un monteore molto simile al nostro è la Francia (958), ma è notizia di queste settimane - invero clamorosa - che oltralpe si prepara una controrivoluzione dell'orario: il governo Sarkozy ha deciso di ridurre i giorni di scuola da 5 a 4, lasciando i fanciulli a casa il mercoledì, oltre che il sabato. Fra l'altro, è curioso notare che la "vacanza centrale" fu inventata proprio in Francia da Jules Ferry (1832-1893), il padre dell'insegnamento pubblico e gratuito, che volle la chiusura delle scuole il giovedì con lo scopo di "permettere ai genitori di dare ai figli un'istruzione religiosa fuori dagli edifici scolastici". Insomma: un curioso "giorno del catechismo" che nasceva dal giacobinismo francese, ma che alla fine conteneva anche aspetti positivi per la Chiesa e i cattolici.
IL CASO ITALIANO
Intendiamoci: non è detto che l'Europa sia sempre un modello, e nessuno ci obbliga ad allinearci con le abitudini del vecchio continente, che spesso sono lontane anni luce dal buon senso e dalla tradizione cristiana. Ma, in questo caso, è l'Italia a essere in errore. E a pagare un prezzo altissimo al peso enorme che la cultura marxista ha giocato - e continua a giocare - nella nostra società. [...]
TUTTO NELLA SCUOLA, NIENTE AL DI FUORI DELLA SCUOLA
Il tutto avviene sotto l'abile regia del Partito comunista italiano e nella sostanziale indifferenza del partito dei cattolici, la Democrazia cristiana. Anzi, il modello pedagogico marxista viene progressivamente assunto come valido anche in larghe fette del mondo cattolico. I "miti" della scuola progressista conquistano il cuore e la mente di politici, intellettuali, presidi di formazione cattolica. E fra questi miti, su tutti trionfa il "tempo pieno". Esso si fonda sull'idea - di impronta tipicamente hegeliana - che l'intera crescita umana e culturale del bambino debba essere guidata e gestita dallo Stato attraverso la scuola, e che il resto - a cominciare dalla famiglia - abbia un ruolo residuale, accidentale, sostanzialmente inadeguato, insufficiente. Come disse il filosofo Umberto Galimberti, columnist di Repubblica, «i genitori non sono in grado di educare i propri figli». È il capovolgimento della dottrina cattolica della "sussidiarietà", in base alla quale l'uomo, la famiglia e la società debbono essere liberi dì fare da sé tutto ciò che è buono e lecito, lasciando allo Stato il compito di intervenire solo dove il cittadino non ce la fa da solo. In questa visione la scuola non è il fulcro della crescila del bambino, ma un supporto al padre e alla madre, che non possono delegare. Per ragioni evidenti, il pensiero comunista e, in seguito, progressista e liberal-radicale, ha attaccato frontalmente questa idea, per strappare alla famiglia il timone dell'educazione dei figli. Non è un caso che la pur discutibile "Riforma Moratti" avesse introdotto la "straordinarietà" della scuola al pomeriggio, e che invece...Wed, 05 Jul 2023 - 26 - La scuola dell'obbligo non esiste
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5651
LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini
«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).
«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).
LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA
Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).
Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.
Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.
Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.
L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?
Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.
COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?
Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante...Wed, 15 May 2019 - 25 - Bob Dylan vieta i cellulari al suo concerto per godere lo spettacolo senza distrazioni
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7350
BOB DYLAN VIETA I CELLULARI AL SUO CONCERTO PER GODERE LO SPETTACOLO SENZA DISTRAZIONI
In Italia poche scuole hanno preso sul serio l'invito del ministro dell'istruzione Valditara il quale non ha avuto il coraggio di imporlo, come invece ha fatto l'anziano cantante ai suoi fans
di Valerio Pece
A luglio Bob Dylan tornerà in Italia per cinque concerti (due a Milano, uno al Lucca Summer Festival, poi a Perugia per l'Umbria Jazz e infine a Roma), appuntamenti preziosissimi per i suo i tanti fan ma scanditi da un patto non negoziabile: sarà vietato l'uso dei telefonini. Non solo non si potranno fare foto né riprese video, ma gli eventi saranno «phone free», ovvero sarà necessario riporre gli smartphone in una custodia chiusa e assistita da personale dedicato.
Una condizione obbligatoria che il premio Nobel spiega con un comunicato elegante e convincente: «Avendo sperimentato questa modalità senza telefono durante i tour recenti, crediamo che essa crei un'esperienza migliore per tutti i presenti. I nostri occhi si aprono un po' di più e i nostri sensi sono leggermente più acuti quando perdiamo la stampella tecnologica a cui ci siamo abituati». Una consapevolezza che oggi si fa compassata e sapienziale, ma che è maturata attraverso momenti decisamente più tonici. Come quando, in un concerto a Vienna, indispettito dai flash e dal mare di telefonini alzati, interruppe di colpo Blowin' in the wind, bloccò con sguardo severo i suoi musicisti e interpellò la platea così: «Possiamo cantare o dobbiamo metterci in posa?».
SE DYLAN "FA SCUOLA" SOLO FUORI DALLA SCUOLA
Ma se Dylan reclama più rispetto per la sua musica, cosa dire delle scuole, luoghi in cui il deficit di autorevolezza è da tempo autoevidente? Ebbene, nei sacri luoghi di formazione, dove ben più che in uno stadio il rispetto e l'educazione dovrebbero regnare sovrani, il divieto degli smartphone in classe è considerato dalla maggior parte dei presidi assolutamente impraticabile. E che gli insegnanti si arrangino. E ciò malgrado la circolare emanata dal Ministro dell'Istruzione Valditara lo scorso 20 dicembre, la quale altro non faceva che ribadire quanto scriveva nel 2007 l'allora ministro del Pd Giuseppe Fioroni: niente telefonini in aula. Le parole di Valditara, cadute nel vuoto, appaiono quasi banali nella loro inconfutabilità: «Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza».
Tranne lodevoli eccezioni, pochi dirigenti scolastici hanno preso sul serio l'input del ministro. Per pavidità, certo, ma anche per un problema di fondo. Con la sua circolare, infatti, l'allora neo eletto Valditara - probabilmente per non dare l'impressione di pronunciare diktat (il "pericolo fascismo" in Italia è sempre dietro l'angolo, specie in ambiente scolastico) - non ha introdotto sanzioni disciplinari per chi disobbedisce. Richiamando tutti ad un generico «senso di responsabilità» e invitando le scuole a scrivere regolamenti in autonomia - cosa che nella maggior parte dei casi non è avvenuta - il non prevedere sanzioni si è rivelato un grosso errore. Una mancanza di coraggio che i ragazzi pagano a caro prezzo.
Eppure, se i fan italiani di Bob Dylan vorranno ascoltare Like a Rolling Stone e altre perle, sapranno che qualcuno che non conoscono, a luglio, all'ingresso del Teatro degli Arcimboldi come nell'Arena Santa Giuliana di Perugia, sigillerà il loro sacro smartphone. Ma lo accetteranno di buon grado, sapendo che ciò avverrà per «godersi lo spettacolo a pieno, senza distrazioni di sorta». Insomma, il menestrello 81enne non fa sconti eppure "fa scuola" (ma purtroppo solo fuori dalla scuola).
NULLA DI DIVERSO DALLA COCAINA
Ma...Tue, 21 Mar 2023 - 24 - La scuola di stato è un abuso
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4394
LA SCUOLA DI STATO E' UN ABUSO!
La responsabilità dell'educazione è dei genitori (e della Chiesa)
di Stefano Fontana
Nell'Ottocento la Chiesa contestava allo Stato il monopolio dell'educazione. Partita persa dato che oggi essa è completamente in mano allo Stato. Partita persa perché incentrando la scuola sull'educando e non su Dio, si è diffusa l'idea di averla fissata su un obiettivo laico, che anche lo Stato poteva perseguire. Fu così che la scuola confessionale fu considerata "di parte" mentre la scuola statale fu considerata non di parte. La realtà è esattamente il contrario. Già nell'Ottocento lo Stato nelle proprie scuole insegnava una sua religione, la religione massonica di un umanitarismo universale sul tipo del libro "Cuore" in cui la parola Dio non viene mai pronunciata. Oppure la religione del prete apostata Ardigò: il positivismo. Oppure la religione del vate Giosuè Carducci e del suo "Inno a Satana".
LA DRAMMATICA SITUAZIONE DI OGGI
Oggi, però, lo Stato non è da meno. Anche oggi, in un clima di apparente pluralismo culturale ed educativo, nella scuola statale si insegna una nuova religione che, nel caso migliore, è la religione del relativismo e nel caso peggiore è quella del neo-catarismo. La penetrazione della ideologia del gender e dell'omosessualismo nella scuola pubblica è una penetrazione organizzata e sistematica che, in progressione, non lascerà nessuno spazio di libertà. Ma anche lasciando da parte queste forme acute di oppressione educativa, la scuola di Stato veicola un pensiero unico penetrante e invasivo:
1) elimina sistematicamente alcuni autori,
2) dà una visione antireligiosa del sapere,
3) assume un'ottica illuminista o neoilluminista,
4) tace su interi periodi della storia umana come il Medio Evo,
5) uniforma i testi scolastici alla medesima ideologia,
6) denigra la storia della Chiesa,
7) assume il criterio cronolatrico secondo cui il nuovo è anche migliore,
8) condanna con forme di damnatio memoriae personaggi e periodi storici considerandoli ideologicamente il male assoluto.
LA SCUOLA DI STATO NON EDUCA ED INOLTRE LIMITA LE PARITARIE
Leone XIII, nel 1879, davanti al dilagare della religione positivista nelle scuole italiane, scrisse l'enciclica Aeterni Patris, con la quale rilanciava la filosofia di San Tommaso. Egli aveva percepito la gravità del problema. Aveva capito che la scuola di Stato non era neutra ma governata da un assoluto naturalista e razionalista sostanzialmente anticristiano e che, se non contrastata, avrebbe distrutto l'educazione stessa. Oggi, molti si chiedono se la scuola statale educhi ancora. Molti rispondono di no e questo senza nulla togliere alla grande e solerte dedizione di molti insegnanti.
Molti si chiedono anche se il sistema della scuola paritaria sia sufficiente a ridare alla Chiesa degli spazi veri di azione educativa nella scuola. Un sistema pubblico integrato, come avviene nella scuola italiana a parte l'aspetto della parità economica che non viene garantito, sembrerebbe idoneo a quello scopo. C'è però da dire che la scuola cattolica paritaria viene inserita in un contesto che ne limita di molto la libertà. La programmazione delle abilità, i criteri di valutazione, i sistemi di valutazione, la tipologia delle prove sono elementi che la scuola di Stato impone alle scuole paritarie. Essi non sono mai neutri, ma funzionali ad un modello di educazione. Le circolari, gli orientamenti, le indicazioni per il recupero delle difficoltà, la normativa per le attività complementari o di sostegno sono emesse dallo Stato e vengono recepire dalle scuole paritarie cattoliche con scarsissima creatività. Molto spesso, a parte casi di forte identità nelle convinzioni degli operatori, nelle scuole paritarie si insegna nello stesso...Tue, 01 Nov 2022 - 23 - La centralità di Dio nell'educazione scolastica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4393
LA CENTRALITA' DI DIO NELL'EDUCAZIONE SCOLASTICA di Stefano Fontana
La scuola è lo snodo fondamentale di tutti i percorsi per la costruzione della società. Essa, educando o diseducando, contribuisce a formare i cittadini e il capitale umano. Come dice la Caritas in veritate, c'è una professionalità lavorativa e imprenditoriale ma prima c'è una professionalità umana da formare senza della quale anche quella lavorativa e professionale - e la cosa vale per tutti i campi - viene meno e si degrada. [...]
Normalmente si pensa che nell'educazione sia centrale la persona dell'educando e che, quindi, nella scuola sia centrale la figura dell'alunno o dello studente. La cosa ha una sua verità, dato che nella scuola si cerca la verità e la si trasmette alle nuove generazioni per la loro maturazione completa. Questa centralità dell'educando è stata riscoperta anche nella cultura cattolica tramite le correnti del personalismo cristiano del Novecento e, dopo il Concilio Vaticano II, la centralità della persona "principio soggetto e fine della società" ha ulteriormente accentuato questa impostazione.
LA SCUOLA È PER L'ALUNNO... MA L'ALUNNO PER CHI È?
Come si dice che la società è per la persona, si tende anche a dire che la scuola, che è come una società in piccolo, è per l'educando. Ma l'educando per chi è? Qui si dividono due modi molto diversi di intendere la scuola.
La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto che la persona è per Dio e che, quindi, il fine ultimo della società lo si persegue ordinandola a Dio in tutte le sue dimensioni. Così è anche per la scuola. Anch'essa deve essere ordinata a Dio, che deve avervi un posto centrale. Solo in questo modo può essere perseguito anche il bene dell'educando, che non è il fine ultimo.
Si va invece imponendo la visione opposta: se la scuola ha come fine la persona, Dio non può trovarvi posto o, comunque, avrà un posto laterale e secondario ma non centrale. Il personalismo educativo ha quindi prodotto delle conclusioni non previste, ha favorito l'allontanamento di Dio dall'educazione ponendo al primo posto la persona. Ma in questo modo anche questo obiettivo è diventato impossibile perché senza Dio la persona non sa chi è, gli educatori non sanno chi sia l'uomo che essi devono educare. Si sono così configurate due tipi di scuola: una scuola che, avendo al centro Dio e assumendo come Maestro Gesù Cristo, si ritiene essere un luogo comunitario di educazione di quanti vi operano alla loro vocazione trascendente; oppure una scuola che si concentra orizzontalmente sui bisogni umani dell'educando, dimenticando la prospettiva religiosa.
La stessa scuola cattolica, col passare del tempo, ha di molto tralasciato la centralità di Dio nel processo educativo e si è adattata a modelli molto più laici. In tutti questi casi il punto di passaggio è stata la centralità dell'educando.
Nel XIX secolo gli Stati liberali europei iniziarono a togliere alla Chiesa il monopolio dell'educazione. Dal punto di vista della sostituzione della centralità della persona alla centralità di Dio, risulta incomprensibile la lotta contro di loro sostenuta dai Sommi Pontefici. Risulta invece comprensibile e addirittura auspicabile quella richiesta degli Stati. Il Giuseppinismo consisteva nel chiudere le scuole gestite dalla Chiesa dando vita ad un insegnamento pubblico statale. Questo insegnamento pubblico non era neutro. In esso mancava ogni riferimento a Dio e la sua filosofia di fondo divenne il Positivismo, che nella seconda metà dell'Ottocento era diventata una specie di religione civile degli Stati europei, a cui non si sottrasse nemmeno lo Stato italiano di Depretis e Crispi. La scuola pubblica statale, quindi, si contraddistingueva in negativo per la sua contrapposizione alla scuola della Chiesa, e in senso positivo perché...Tue, 01 Nov 2022 - 22 - La distruzione pianificata della scuola italiana
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LA DISTRUZIONE PIANIFICATA DELLA SCUOLA ITALIANA di Julio Loredo
Sulla scia della rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, diversi pensatori marxisti iniziarono a esplorare le possibilità per replicarla in Occidente. Giunsero rapidamente alla conclusione che da noi fosse impraticabile. Era necessaria una nuova strategia. Gli sforzi più importanti in questo senso furono portati avanti dall'Institut für Sozialforschung dell'Università Johann Wolfgang Goethe in Germania, meglio conosciuto come Scuola di Francoforte, anche dopo che i suoi membri si trasferirono prima in Francia e poi negli Stati Uniti.
I membri di questa scuola applicarono il marxismo a una teoria sociale radicale e interdisciplinare, utilizzando le intuizioni della psicoanalisi, della sociologia, della filosofia esistenziale e di altre discipline per disegnare un piano di Rivoluzione totale. Nel 1936, ad esempio, coniarono l'espressione "rivoluzione sessuale" per descrivere l'utilizzo della decadenza morale già allora in atto per distruggere la mentalità "borghese" e forgiarne una nuova socialista.
Forse meno noto a livello internazionale ma, in più di un modo, maggiormente importante fu il lavoro di Antonio Gramsci, cofondatore del PCI. Ampliando il concetto marxista di egemonia - che considerava l'economia la "struttura" e tutti gli altri ambiti (politico, culturale, ecc.) semplici "sovrastrutture" - Gramsci esplorò gli aspetti culturali dell'egemonia, sviluppando le basi di quella che poi divenne nota come Rivoluzione culturale. Insisteva sul fatto che prendere il controllo del governo non è l'obiettivo più importante (come invece sosteneva Lenin). Secondo lui, la sinistra doveva piuttosto controllare alcuni settori chiave della società, in particolare l'istruzione, la cultura e la magistratura. Istruzione e cultura sono intimamente legate. Mentre una cultura di sinistra plasma il sistema educativo, un'educazione di sinistra forma i giovani che in seguito svilupperanno la cultura, creando un circolo vizioso che lentamente ma inesorabilmente cambia le mentalità. Le trasformazioni politiche, sosteneva Gramsci, sarebbero arrivate in seguito come naturale conseguenza di questi cambiamenti nella cultura.
"L'educazione è da sempre strumento per il consolidamento di qualsiasi egemonia - scrivono Lorenzo Caruti e Giammarco Serino - l'educazione [è] strumento imprescindibile di egemonia politica (...) l'educazione plasma le influenze geopolitiche".
La sinistra ha avuto un enorme successo nell'applicare questa strategia. La cultura occidentale moderna - lingua, arti, musica, teatro, fotografia, cinema, letteratura, poesia, televisione, moda, pubblicità - è massicciamente orientata a sinistra. Non esiste una cultura "conservatrice" o "tradizionalista" di qualche rilievo. Se prendiamo gli elementi della cultura definiti da Andrew Brown, autore di Organisational Culture - artefatti, storie, rituali, eroi, simboli, credenze, atteggiamenti e valori - ci accorgiamo che sono tutti egemonizzati dalla sinistra.
Lo stesso per l'istruzione. La sinistra ha avuto un enorme successo nell'infiltrare il sistema educativo fino a controllarlo virtualmente. In Italia, ad esempio, indipendentemente da chi è al governo, l'istruzione cammina sempre a sinistra.
Come possiamo definire la Rivoluzione culturale?
Nel descrivere lo spirito che anima il processo rivoluzionario, Plinio Corrêa de Oliveira afferma: "Due nozioni concepite come valori metafisici esprimono bene lo spirito della Rivoluzione: l'uguaglianza assoluta, la libertà completa. E due sono le passioni che più le servono: l'orgoglio e la sensualità". Se analizziamo le riforme dell'istruzione negli ultimi decenni, tutte si riducono a questo: più uguaglianza e più libertà. Teniamo conto, però, che quando la Rivoluzione proclama la completa...Wed, 12 Oct 2022 - 21 - Enrico Letta (PD): asilo obbligatorio per tutti... come nei "migliori" regimi totalitari
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7124
ENRICO LETTA (PD): ASILO OBBLIGATORIO PER TUTTI... COME NEI ''MIGLIORI'' REGIMI TOTALITARI di Giuliano Guzzo
È forse il solo vero tema nuovo che il Partito democratico di Enrico Letta è stato capace di portare in campagna elettorale; eppure è un tema quanto meno divisivo e che, non a caso, sta sollevando non pochi malumori in settori significativi del Paese come dimostrano, per esempio, i fischi che il segretario dem ha incassato al Meeting di Rimini. Stiamo naturalmente parlando della scuola materna obbligatoria. Una proposta che, nelle intenzioni di chi la condivide, dovrebbe portare ad una scolarizzazione di 150.000 bambini, che andrebbero ad aggiungersi agli 1,2 milioni - l'89% del totale - che risultano già iscritti alle scuole dell'infanzia statali e paritarie.
Ciò nonostante, in tanti stanno criticando quest'idea, che giudicano lesiva della libertà educativa familiare nonché un progetto dal sapore ideologico e che non considera come meriterebbe un aspetto rilevante: in non pochi Comuni italiani, specie nella parte meridionale della penisola, l'offerta di posti di nidi e asili non arriva al 15% dei bambini residenti. Oltre che contestabile, dunque, la proposta di Letta - il cui costo si aggirerebbe sui 300 milioni di euro - risulterebbe di fatto inapplicabile. Non è finita. Esistono anche riscontri di come l'istruzione obbligatoria dai 3 anni in avanti possa generare ripercussioni negative...proprio sui minori.
CONTRO GLI ASILI NIDO
Lo suggerisce un testo di Paola Liberace, giornalista e studiosa di solide basi - si è formata alla Normale di Pisa - uscito qualche anno fa e intitolato, eloquentemente, Contro gli asili nido (Rubbettino, 2009). In quel volume, tra le altre cose, si ricorda che la pioniera a livello europeo, capace di «organizzare un sistema capillare di servizi educativi per la prima infanzia in Europa, fu la Germania dell'Est. Più di qualsiasi altra nazione industriale dell'Occidente, la DDR assunse su di sé l'onore dell'allevamento dei bambini. Ai tedeschi dell'est si deve il copyright degli asili nido "universali" [...] gli orari di apertura seguivano fedelmente gli orari lavorativi delle loro madri: un minimo di dodici ore, con la possibilità di ospitare i bambini anche il sabato» (p.28).
Peccato che quell'esperienza non diede risultati felicissimi sui bambini, tutt'altro. Liberace infatti segnala che «le ricerche sulle fonti disponibili parlano di ripercussioni deleterie, derivanti dalla precoce e drastica separazione dei bambini dalle madri e dall'educazione rigorosamente collettiva, che lasciarono segni indelebili sulle loro coscienze: dall'aggressività nei confronti degli stranieri all'incapacità relazionale» (p.30). Eh ma allora c'era un regime, si dirà; nel 2022 e soprattutto in democrazia sarebbe diverso. Peccato che riscontri più recenti e studi eseguiti anche in contesti democratici vadano nella medesima direzione.
RIDUZIONE DEL QUOZIENTE DI INTELLIGENZA
Per esempio, una indagine sugli asili nido a Bologna, pubblicata nel 2020 sul Journal of Political Economy, ha messo in evidenza come una permanenza più prolunga all'asilo nido, per i figli di nuclei economicamente non poveri, sia associata ad una riduzione nientemeno che del quoziente di intelligenza. Similmente, in un lavoro pubblicato nel 2019 sull'American Economic Journal: Economic Policy e focalizzato sull'esperienza canadese del Québec - che ancora nel 1997 aveva istituito l'assistenza all'infanzia per l'intera giornata e tutto l'anno per tutti i bambini di età inferiore ai 5 anni -, si è scoperto come in terza elementare gli alunni che avevano sperimentato più ore di assistenza non parentale fossero stati valutati dagli insegnanti come dotati di minori abilità sociali e propensioni all'applicarsi.
Non solo: più tempo trascorso...Tue, 30 Aug 2022 - 20 - E' il momento della vera scuola cattolica
AUDIO: Trasmissione Radio Maria, La dottrina sociale della Chiesa oggi ➜ https://radiomaria.it/puntata/la-dottrina-sociale-della-chiesa-oggi-18-06-2022/
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7059
E' IL MOMENTO DELLA VERA SCUOLA CATTOLICA da Osservatorio Card. Van Thuân
La Scuola Cattolica esprime l'attività educativa pubblica di ordine naturale e soprannaturale della Religione cattolica.
L'educazione cattolica nella Scuola cattolica è dovere/diritto fondativo e originario della Chiesa cattolica, è dovere/diritto originario non fondativo dei genitori ed è compito derivato, sussidiario e ordinato al bene comune della comunità politica.
La Chiesa ha un dovere/diritto fondativo e originario in quanto chiamata per essenza e per missione ad annunciare la salvezza di Cristo a tutti gli uomini, assumendo, confermando, e purificando la dimensione naturale della loro vita. La Chiesa ha un ruolo pubblico "sopra-eminente" nel campo educativo e non semplicemente di supplenza o di complemento.
La Chiesa tramite l'educazione cattolica e la Scuola cattolica genera cultura e produce civiltà, essendo che la verità di Cristo illumina tutti i diversi ambiti della cultura e della civiltà, inducendoli ad essere fino in fondo se stessi nella loro legittima autonomia, ciò che avviene non in un regime di laicità ma solo nel rapporto strutturato di dipendenza della ragione rispetto alla fede nella rivelazione.
L'educazione cattolica nella Scuola cattolica assume le discipline da insegnare secondo la loro naturale struttura epistemica (contenutistica e metodologica) e dentro un quadro organico del sapere nel quale alcune discipline hanno carattere architettonico in quanto capaci di auto-fondarsi - la Metafisica dell'essere sul piano naturale e la Sacra dottrina su quello soprannaturale - mentre altre hanno una autonomia in dipendenza da principi di altre scienze. La Scuola cattolica educa quindi alla Sapienza, da intendersi come la capacità di conferire unità di senso alla vita secondo i principi primi e in vista dei fini ultimi.
Il naturalismo educativo e il personalismo educativo sono posizioni incongrue e riduttive in quanto ammettono una autonomia non più legittima dell'educazione naturale rispetto alla dimensione soprannaturale e della ragione rispetto alla rivelazione. Esse sono l'inizio della secolarizzazione dell'educazione che produce effetti via via più radicali, accentuando progressivamente l'esodo della educazione dai propri presupposti religiosi dapprima e naturali ed etici in seguito.
I genitori hanno un ruolo originario in quanto dettato dalla natura, essendo l'educazione una continuazione della procreazione. Non hanno tuttavia un diritto assoluto, in quanto per natura hanno prima di tutto un dovere, il dovere di educare i figli al bene, alla verità, alla giustizia, alla bellezza, all'ordine secondo le finalità naturali e soprannaturali della loro persona e secondo l'ordine e la legge naturale e divina.
La comunità politica ha un dovere educativo in quanto responsabile del bene comune ma non fondativo né originario, né diretto bensì derivato. La comunità politica deve esercitarlo non direttamente e in assoluto ma in ordine al bene comune, quindi all'ordine finalistico naturale e divino della società, assumendo compiti indiretti e sussidiari tendenti a garantire le condizioni perché i soggetti fondativi e originari - Chiesa e genitori - possano svolgere la propria azione educativa.
Lo Stato moderno e contemporaneo deforma i legittimi compiti educativi della comunità politica, accentrando in sé il compito educativo ed esautorando sia la Chiesa, mediante una erronea concezione della laicità dell'educazione, sia i genitori, dato che il fondamento naturale del dovere...Tue, 05 Jul 2022 - 19 - L'ultima follia: la matematica diventa un'opinione
VIDEO: Descrizione in minuscolo ➜ https://www.youtube.com/watch?v=m5NvNxhDpAc&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa
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L'ULTIMA FOLLIA: LA MATEMATICA DIVENTA UN'OPINIONE
Il movimento antirazzista americano punta a cancellare la matematica per agevolare i bambini che appartengono alle minoranze nere ed ispaniche (VIDEO: La matematica è un'opinione?)
di Luca Volontè
La matematica è diventata una opinione. Questa la nuova trovata revisionista del movimento antirazzista americano che, volendo eliminare ogni possibile retaggio con la storia, ora punta a cancellare la «razzista e bianca matematica». I paradossi? Non solo la rivoluzione è profumatamente pagata con le donazioni del "bianco" Bill Gates, ma i bambini asiatici sono più molto più bravi dei bianchi nelle materie matematiche.
Si diffonde negli Usa la matematica anti razzista grazie al programma educativo Pathway e la sua attenzione all'insegnamento matematico anti razzista per gli alunni dagli 11 ai 13 anni. Si legge nella guida che "il percorso offre risorse che gli educatori possono utilizzare, mentre pianificano il loro curriculum, offrendo anche opportunità per una continua auto-riflessione, mentre cercano di sviluppare una pratica matematica anti-razzista".
La prima guida, Dismantling Racism in Mathematics Instruction, chiede agli insegnanti di osservare come la matematica sia usata «per sostenere visioni capitaliste, imperialiste e razziste».
I fogli di lavoro inclusi nel toolkit chiedono agli insegnanti di creare una lista di qualità antirazziste da coltivare durante l'anno scolastico. A novembre di ogni anno, gli educatori devono riflette su come includono "autenticamente" le minoranze e gli studenti multilingue nelle lezioni di matematica.
SMANTELLARE LA MATEMATICA IN CINQUE PASSI
A maggio, gli insegnanti valuteranno come «smantellare le strutture di potere in classe». Il percorso matematico si trova in 5 guide progettate per aiutare gli insegnanti di matematica della scuola media:
1. Smantellare il razzismo nell'istruzione della matematica;
2. Promuovere la comprensione profonda;
3. Creare le condizioni per prosperare;
4. Collegare le intersezioni critiche;
5. Sostenere una pratica equa.
I professori non dovranno correggere con la matita rossa gli errori, bensì onorare gli studenti che sbaglieranno nella risoluzione dei problemi, valorizzare anche i percorsi logici errati, identificare le «pratiche di supremazia bianca» all'interno delle classi, evitare di richiamare l'attenzione per ottenere le risposte "giuste" o richiedere agli studenti di mostrare il loro lavoro.
Gli errori non sono un problema, anzi non esistono, perché se esistesse l'errore esisterebbe anche la perfezione ed insieme il "paternalismo" degli insegnanti che dovrebbero correggere. Tutto abolito. Un modo semplice per eliminare la cultura della supremazia bianca, secondo le guide, è abolire l'ordine in classe (non far alzare le mani agli studenti per mostrare di conoscere le risposte) e spiegare la matematica attraverso narrazioni che includono "danza, musica, canzoni e altri modi culturali di comunicazione".
L'approccio antirazzista all'educazione matematica potrebbe includere uno o tutti i suggerimenti suggeriti dal sito web per insegnanti dell'intero percorso scolastico americano K-12 (dai 5 ai 17 anni) : «La discussione della conoscenza matematica delle antiche civiltà al di fuori dell'Europa e dei contributi non europei alla conoscenza e alla scoperta della matematica; l'evitare gli stereotipi razziali quando si formano e si comunicano le aspettative sui risultati degli alunni in matematica; l'evitare stereotipi razziali o pregiudizi...Tue, 31 May 2022 - 18 - La persecuzione degli insegnanti non vaccinati
VIDEO: Sono un untore ➜ https://www.youtube.com/watch?v=IKtMfB6yM00&list=PLolpIV2TSebVLUetRlYxAQgaHFOcG_4Pa
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6991
LA PERSECUZIONE DEGLI INSEGNANTI NON VACCINATI di Marco Lepore
Anche aprile se n'è andato. Poche settimane ancora di scuola ci separano dall'ultima campanella di quello che potremo probabilmente definire (sperando di non dover assistere in futuro a spettacoli ancora peggiori) l'anno scolastico più assurdo e diseducativo della storia del nostro malconcio Paese.
Non bastavano, infatti, le mascherine, i distanziamenti, le quarantene, la DAD, le finestre aperte nelle aule anche in pieno inverno e una lista infinita di precauzioni per resistere alla diffusione della "peste del XXI secolo", malattia che in realtà si cura, nella maggior parte dei casi, con semplici antinfiammatori e pochi altri farmaci già noti e di uso comune, come sottolineato anche in occasione dell'incontro dell'ordine dei medici di Venezia tenutosi in questi ultimi giorni....
No, non bastavano. Quest'anno si sono aggiunte le sospensioni dal lavoro senza stipendio del personale che si è opposto alla inoculazione forzata del cosiddetto "vaccino contro il Covid", e, infine, il rientro al lavoro dopo alcuni mesi, ma in regime di isolamento sociale. Ne abbiamo già parlato, ma vale la pena tornare a dire qualcosa perché ci troviamo di fronte a storie (inconcepibili fino a pochi mesi fa) di insegnanti rinchiusi in stanze da soli, impossibilitati a insegnare, abbandonati dai dirigenti, talvolta fatti entrare da ingressi separati, nella migliore delle ipotesi destinati a lavori non di loro competenza, come bibliotecari o sostituti del personale Ata.
RIPROVAZIONE SOCIALE E ISOLAMENTO
Tutto questo, poi, sarebbe ancora poco, perché in filigrana persiste un clima di riprovazione sociale e di isolamento anche da parte di quei colleghi, non pochi, che probabilmente condividono le motivazioni del Ministero, riferite senza vergogna alcuna dal Ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, il 30 marzo scorso. È forse utile riportarle per esteso: "[...] Il Consiglio dei ministri ha unanimemente deciso di mantenere, fino al 15 giugno, l’obbligo vaccinale. Nello stesso tempo, però, ha ritenuto di eliminare la sospensione dal servizio per coloro che non ottemperano l’obbligo, superando la severa implicazione di non riconoscere neppure il cosiddetto assegno alimentare. Peraltro, sottrarsi all’obbligo vaccinale per gli insegnanti ha una peculiare conseguenza: la vaccinazione costituisce un requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni. Di qui l’utilizzazione del docente non vaccinato in attività di supporto alla istituzione scolastica, quali le attività anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione e la conseguente sostituzione, per l’attività didattica, con supplenti. La motivazione di tale disposizione risiede nella speciale rilevanza che la figura del docente ricopre nella comunità educante. La disposizione coniuga, infatti, due esigenze: quella di attenuare le conseguenze di inadempimento all’obbligo vaccinale senza deflettere, però, rispetto al principio di responsabilità dei docenti dinanzi agli alunni. La violazione di un obbligo non può restare priva di conseguenze. Si tratta dunque di un messaggio forte e coerente, che si è voluto dare ai nostri giovani. Gli insegnanti inadempienti disattendono il patto sociale ed educativo su cui si fonda la comunità nella quale sono inseriti. Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo. Per questo si è dovuto trovare un ragionevole equilibrio...Tue, 03 May 2022 - 17 - Non esiste la scuola dell'obbligo, puoi tenere i figli a casa
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6691
NON ESISTE LA SCUOLA DELL'OBBLIGO, PUOI TENERE I FIGLI A CASA di Giulia Tanel
In questo particolare periodo storico, segnato dall'emergenza Covid-19, vediamo un considerevole aumento di genitori che decidono di non mandare i propri figli "a scuola", bensì che optano per l'homeschooling o che si riuniscono con altre famiglie per dare vita a una scuola parentale. Come legge questo fenomeno?
Lo leggo positivamente. E' un fenomeno promettente ma nello stesso tempo devo notare che può essere dettato da motivi contingenti. Ritengo che l'occasione vada sfruttata per rafforzare le motivazioni e permettere quindi al fenomeno di avere una consistenza e una durata che vada ben oltre l'emergenza. Le difficoltà legate al Covid e ai ritardi della scuola di Stato sono il motivo pressante al momento, la critica allo statalismo nell'educazione e il recupero dei motivi fondanti la responsabilità educativa dei genitori permetteranno di proseguire anche se in futuro l'emergenza Covid dovesse (ammesso e non concesso) finire.
Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, tuttavia, il diritto/dovere dei genitori di educare i propri figli non può essere disgiunto dal diritto/dovere "sopraeminente" della Chiesa di educare. Nella pratica, cosa significa?
Vediamo prima di tutto il rapporto tra il diritto dei genitori ad educare i propri figli e il loro dovere di farlo. Cominciamo dal diritto. I figli sono dei genitori e non dello Stato, si dice giustamente. Questo principio è vero perché è il diritto naturale a dirci che la procreazione dei figli continua con l'educazione, sicché i genitori che li hanno procreati sono per natura anche i primi responsabili di quella "seconda nascita" che si fa con l'educazione. La famiglia - come insegnava già la Rerum novarum - è una società vera che precede lo Stato e ha quindi compiti propri nei cui confronti eventualmente lo Stato deve essere sussidiario.
Il diritto dei genitori, però, non si fonda su se stesso, perché il diritto naturale non dà ai genitori il diritto di educare i figli in qualsiasi modo essi vogliano, ma per il loro bene morare e religioso, in modo che raggiungano il loro fine naturale e soprannaturale.
Il punto decisivo è quindi questo: il diritto è fondato sul dovere, il dovere naturale è fondato sul dovere soprannaturale. Non i genitori e meno che meno lo Stato, ma la Chiesa ha il primordiale dovere/diritto pubblico di educare. Pio XI nell'enciclica "Divini illius magistri" parlava di un dovere/diritto "sopraeminente" della Chiesa.
Quindi, dei genitori che oggi decidessero di dare vita a una scuola parentale o di fare homeschooling in ottica cattolica, quali punti fermi dovrebbero considerare imprescindibili?
Dovrebbero secondo me non pensare solo di esercitare un diritto, magari appellandosi alla Costituzione, ma andare al dovere che ne sta alla base e al suo fondamento ultimo che è Dio. In altre parole dovrebbero pensare che attraverso la loro azione di educatori è la Chiesa stessa che si riappropria di una sua funzione essenziale che la secolarizzazione le ha sottratto. La Chiesa esercita una "maternità soprannaturale" che le assegna un compito educativo pubblico essenziale. Pubblico, non privato e nemmeno come espressione di una agenzia sociale. So bene che oggi la Chiesa stessa non la pensa più così e che i vescovi spagnoli - per fare un esempio di questi giorni - hanno chiesto allo Stato di inserire la religione cattolica nella materia della educazione ai valori. Ma ormai capita spesso che i laici cattolici debbano fare scelte per la Chiesa anche se non hanno il sostegno ecclesiastico.
Tuttavia, ancora oggi, per molti, la scolarizzazione promossa dallo Stato rimane l'unica via percorribile. Quali sono i principali limiti di questa visione? E quali quelli della scuola di Stato in...Tue, 17 Aug 2021 - 16 - La Francia vieta l'insegnamento parentale... a proposito di libertè
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6673
LA FRANCIA VIETA L'INSEGNAMENTO PARENTALE... A PROPOSITO DI LIBERTE' di Valerio Pece
Dopo un aspro dibattito durato sette mesi - con un testo rimbalzato tra Camera, Assemblea nazionale e Senato - il 23 luglio scorso il disegno di legge "anti-separatista" è stato approvato dal Parlamento francese. 49 voti favorevoli, 19 contrari e 5 astenuti.
Si tratta di un pacchetto legislativo mirato a rafforzare «il rispetto dei principi della Repubblica» al fine di tenere sotto controllo estremismo e l'islam radicale (il disegno di legge è stato presentato a dicembre, dopo che la Francia è stata colpita da una serie di attacchi, tra cui l'accoltellamento dell'insegnante Samuel Paty). Nello stesso tempo è innegabile come lo stesso provvedimento si sia trasformato in una ghiotta occasione per dichiarare guerra totale all'homeschooling.
Se la nuova legge punta a vietare (giustamente) poligamia, matrimoni forzati, rilascio di certificati di verginità, attraverso un articolo inserito del tutto strumentalmente, il 21 (da qui il lancio dell'hashtag #2021sansarticle21), il popolo francese rischia seriamente di perdere l'ennesima sua libertà costituzionalmente garantita: quella relativa alla scelta educativa per i propri figli. Il testo definitivo sarà promulgato dal Presidente della Repubblica entro 15 giorni dal voto in Parlamento, se non interverrà a dichiararlo incostituzionale il Consiglio costituzionale.
Senza irrituali stop, quindi, l'abolizione del sistema dichiarativo di educazione familiare (IEF, Instruction En Famille) verrà sostituito da un sistema di autorizzazione preventiva, subordinata a condizioni tanto rigorose quanto soggettive, privando di fatto 62.398 bambini (cifra più che triplicata rispetto soltanto all'anno scolastico 2010-2011) di una modalità di insegnamento perfettamente legale e regolarmente monitorata dai servizi dello Stato.
IL VOTO AL BUIO DEI DEPUTATI
In un duro e dettagliato comunicato stampa, la Fondation pour l'école (dal 2008 fondazione riconosciuta di pubblica utilità), oltre ad informare di aver già presentato una memoria scritta presso il Consiglio costituzionale al fine di chiedere l'annullamento della legge, ha ricordato che il voto del 23 luglio è stato ottenuto in spregio di «numerosi avvertimenti e obiezioni delle nostre istituzioni». Nel Comunicato si legge che «un primo parere del Consiglio di Stato su questa legge, modificato all'ultimo minuto su pressione del governo, era nettamente contrario all'abolizione dell'IEF». In effetti anche Le Figaro, il più longevo quotidiano francese, aveva esplicitamente parlato di un Consiglio di Stato che «ha dichiarato la sua incostituzionalità... prima di ritrarre», di «una versione definitiva che è stata sostanzialmente modificata», e di «un'inversione a U che interroga i difensori dell'homeschooling».
La Fondation pour l'école ricorda anche che «la Commissione Consultiva Nazionale per i Diritti Umani (CNCDH) [...] ha espresso parere sfavorevole [...] al disegno di legge», e che lo studio sull'impatto del provvedimento presentato dal Governo «non ha fornito dati che dimostrino i massicci abusi separatisti che sarebbero derivati dall'IEF». L'ultimo avvertimento completamente disatteso dalle autorità riguarda il fatto che «la Direzione Generale dell'Istruzione Scolastica (DGESCO) ha rifiutato di rendere pubbliche e di comunicare all'Assemblea due relazioni emanate sull'argomento, costringendo così i deputati a votare "al buio"». La mancanza di trasparenza appare incontestabile.
Il comunicato stampa della Fondation pour l'école si chiude con un sarcasmo amaro: «Così, l'Assemblea nazionale avrà disprezzato tutti i pareri espressi dalle varie istituzioni repubblicane... in nome del rispetto dei principi della Repubblica: l'ironia della situazione non sfugge a...Wed, 04 Aug 2021 - 15 - Le mascherine fanno male alla salute
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LE MASCHERINE FANNO MALE ALLA SALUTE di Luca Marcolivio
Sono stati poco più di un migliaio in tutta Italia, i genitori che hanno firmato petizioni per la limitazione dell'uso delle mascherine a scuola. Dalle loro sottoscrizioni si è arrivati ai ricorsi al TAR e, successivamente, al Consiglio di Stato, accolti dai tribunali amministrativi ma non adempiuti dal governo.
Al di là degli esiti strettamente giudiziari, questa vicenda desta interesse per i suoi numeri e per il modo in cui è stata recepita tra le famiglie e negli ambienti scolastici. Un migliaio di genitori in tutto il Paese è una percentuale davvero irrisoria in rapporto alla popolazione. A conferma di quanto, in tempo di Covid, dissentire sulle decisioni governative o ministeriali sia diventato un vero e proprio atto di coraggio. Ora che quasi tutte le scuole italiane sono in DAD, la situazione rimane comunque aperta, è costantemente in divenire e, se la si osserva alla lente d'ingrandimento, i risvolti sono particolarmente interessanti.
Le motivazioni che hanno spinto questi genitori a raccogliere firme o a ricorrere alle vie legali sono molteplici ma, di fondo, la ragione prevalente è proprio la salute dei propri figli. Anche le dirigenze scolastiche affermano di avere a cuore la salute dei propri alunni ma, a quanto pare, i metodi e le conclusioni sono diametralmente opposte. I commenti raccolti dalla Nuova Bussola Quotidiana provengono tutti da Venezia e Provincia, il territorio da cui è partita una delle petizioni più partecipate per la rimozione dell'obbligo a determinate condizioni.
ESPERIENZE NEGATIVE
S.T., madre di una bambina di otto anni, iscritta alla seconda elementare, racconta di come, nella scuola di sua figlia, gli alunni siano costantemente indotti a tenere le mascherine rigorosamente strette al viso e, in particolare, "sul naso" per tutto il tempo quotidiano di permanenza a scuola, quindi fino a nove ore. Inoltre, il dirigente scolastico ha vietato l'uso delle mascherine di stoffa, che pure è consentito dai DPCM e, adesso, dall'ultimo decreto legge.
Molti bambini tornavano a casa "con la faccia arrossata e irritata". S.T. aveva dotato la figlia di saturimetro e la bambina, a cavallo delle vacanze di Natale, aveva iniziato a misurarsi la saturazione da sé poco prima della ricreazione e della pausa pranzo, registrando valori particolarmente bassi: 94, 91 e 90. "La cosa che più mi irritava era quella saturazione del sangue e il fatto che mi figlia tornasse spesso a casa col mal di testa e la voce rauca".
Una ragione in più per sostenere il ricorso dell'avvocato Antonella Stefani. All'indomani della sentenza del 19 febbraio (favorevole ai ricorrenti), "il dirigente scolastico ha mandato una mail a tutti i genitori, continuando a imporre le mascherine chirurgiche o FFP2 e rifiutando i certificati medici per l'esenzione dalla mascherina: anche gli alunni con patologie incompatibili con la mascherina saranno costretti quindi ad usarla. Una cosa gravissima - commenta la signora T. - tanto più che non si tiene conto dei pareri del CTS e dei DPCM. A questo punto il dirigente scolastico deve prendersi ogni responsabilità di quanto può accadere agli studenti".
G.M., anche lei madre di un bambino di otto anni, si domanda: "Al ristorante, in un locale pieno di gente estranea, posso stare a tavola senza mascherina. A scuola, i bambini diventano quasi un nucleo familiare, passano insieme 8-9 ore al giorno e non possono stare senza?". La signora M. osserva anche che, per un bambino, "è troppo spontaneo mettersi le mani sul viso, anche se sono sporche": questo vanifica l'uso della mascherina. Poi c'è il discorso della mimica facciale: "Quando la maestra ti riprende ma lo fa con un sorriso, puoi vedere che non è arrabbiata…. Ma se il bambino vede solo una...Wed, 14 Apr 2021 - 14 - Abolito alle elementari il voto "insufficiente" per non traumatizzare il bambino
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ABOLITO IL VOTO ''INSUFFICIENTE'' PER NON TRAUMATIZZARE I BAMBINI DELLE ELEMENTARI
L'ultima genialata della Azzolina: sostituire ottimo, buono, sufficiente e insufficiente con avanzato, intermedio, base e... in via di prima acquisizione
di Rodolfo Casadei
Periodicamente la scuola italiana rivoluziona le modalità di giudizio sul rendimento degli studenti, e puntualmente le reazioni vanno dal perplesso all'indignato. Adesso è la volta delle scuole elementari, dove per disposizioni prese quando ministro dell'Istruzione era Lucia Azzolina ai voti numerici in pagella e ai tradizionali giudizi ("ottimo", "buono", "insufficiente", ecc.) nelle verifiche e nelle interrogazioni è stata sostituita una nuova nomenclatura dei livelli di apprendimento che suona così: "avanzato", "intermedio", "base", "in via di prima acquisizione". Quest'ultima espressione è l'oscuro ma anche esilarante eufemismo che permette di evitare l'inequivocabile "insufficiente", considerato evidentemente troppo stigmatizzante.
Perché da anni ministri dell'Istruzione e mondo della scuola si arrovellano attorno ai sistemi di valutazione, con esiti che diventano puntualmente oggetto di pesanti critiche e di polemiche? I voti numerici pare che li abbia inventati e introdotti Napoleone Bonaparte, e hanno tenuto botta grosso modo fino al Sessantotto, anche se non andavano più da 0 a 20 come aveva stabilito il condottiero còrso ma da 0 a 10. Poi ha preso il sopravvento la riflessione secondo la quale i numeri danno un'idea sbagliata, puramente quantitativa, del processo dell'apprendimento e della sua natura relazionale, di rapporto fra l'insegnante e lo studente. Sono stati introdotti, pur con discontinuità e con molti ripensamenti, i giudizi aggettivati: "ottimo", "distinto", ecc. Dopodiché qualcuno ha pensato che anche questi rischiavano di essere diseducativi, perché potevano essere intesi come giudizi sulla persona e non sulle sue performance scolastiche. Da qui nascono i ragionamenti che hanno portato alla formulazione delle nuove modalità di valutazione: se uso termini come "avanzato", "base", "in via di acquisizione", è inequivocabile che mi sto riferendo al processo di apprendimento e non a qualità e difetti della persona, che la farebbero sentire giudicata. Non sto reificando (voto), non sto stigmatizzando (giudizio aggettivale) nessuno: sto descrivendo i risultati dello sforzo che insegnante e studente stanno compiendo (o non compiendo) in vista dell'apprendimento.
IL VOTO E LA NOSTRA IDENTITÀ
Ma siamo sicuri che questa separazione radicale fra la persona e le sue azioni sia educativa, sia benefica per la persona, in particolare trattandosi delle persone di bambini delle scuole elementari? Per rispondere basta andare con la mente alla nostra personale esperienza scolastica, al modo in cui ci rapportavamo alla questione del giudizio o del voto quando avevamo 6-10 anni. Era un misto di apprensione e di desiderio. Desiderio spasmodico del bel voto, apprensione per il timore che non arrivasse. Perché ci andava di mezzo la nostra persona: volevamo essere riconosciuti, affermati, desiderati, amati dall'Altro che erano il maestro, la mamma, il babbo, e il conseguimento del successo scolastico era la prestazione che ci permetteva di ottenerlo, perché era la conferma, ai nostri e ai loro occhi, del nostro valore. La controprova di questo l'abbiamo avuta alle scuole superiori, dove qualche voto o giudizio negativo inevitabilmente prima o poi ci scappavano: il dispiacere che provavamo non aveva niente a che fare col timore di non essere accettati/amati dai genitori - questa paura infantile negli anni dell'adolescenza non c'è più -, ma con la ferita al nostro amor proprio. A essere messa in discussione da un 4 in greco o in matematica era la nostra identità, che è sempre rapporto...Tue, 16 Mar 2021 - 13 - Fare scuola ai propri figli è bello e possibile
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6497
FARE SCUOLA AI PROPRI FIGLI E' BELLO E POSSIBILE
Michele ed Elena: ''La classe dei nostri sei figli è casa nostra e gli insegnanti siamo noi'' (VIDEO: Fare scuola ai figli)
di Laura Badaracchi
In tempo di Covid-19, con le scuole spesso chiuse a motivo delle restrizioni imposte dal lockdown e la didattica a distanza che ha innescato non poche difficoltà, è aumentato il numero di genitori che hanno interpellato famiglie ormai navigate in homeschooling per chiedere informazioni: «Da marzo a oggi ho ricevuto più di un migliaio di mail, oltre alle videochiamate in cui mamme e papà mi chiedevano consigli», sintetizza Elena Tinti, 34 anni, sposata dal 2010 con Michele e madre di sei figli da 1 a 9 anni, in attesa del settimo che verrà alla luce a fine agosto; vivono in provincia di Bologna e si raccontano nel blog Imparoinfamiglia.it, «aperto proprio per dare una testimonianza come credenti sulla nostra scelta di educazione parentale», spiega Elena.
«Ci siamo conosciuti durante un pellegrinaggio a Medjugorie - ricorda Michele, 31 anni, docente in vari Centri di formazione professionale -. Dopo il matrimonio, quando il nostro primogenito Gregorio aveva quattro mesi, Elena ha deciso di lasciare il suo lavoro di infermiera per dedicarsi a tempo pieno alla nostra famiglia. Di comune accordo abbiamo deciso, non senza fatiche, di rinunciare a uno stipendio. Ci siamo chiesti cosa significava educare e il nostro percorso di crescita, personale e di coppia, ci ha portato piano piano a optare per l'educazione parentale: non è solo una scelta educativa, ma uno stile di vita, la risposta adeguata a come vogliamo vivere e far crescere noi e i nostri figli. Prendendoci insieme la piena responsabilità della loro istruzione, educazione e crescita. Non perché io sia il migliore in questi ambiti, anzi sono certo che moltissimi professori, educatori e genitori siano molto più bravi. Ma chi più di me o di mia moglie può metterci cuore, tempo e dedizione nell'aiutare i nostri figli a crescere, imparando con loro?».
LA FAMIGLIA MERLI
Tutto è cominciato con Gregorio, che ha compiuto 9 anni, mentre la piccola Anna ha poco più di un anno. In mezzo ci sono Benedetta di 8 anni, Maria Marta di 6, Massimo ed Emanuele, gemelli di 3.
Imparano in un ambiente pieno di stimoli, a seconda della loro età; seguiamo i programmi ministeriali e al tempo stesso assecondiamo le loro passioni e le loro curiosità, che spaziano dalla musica alla matematica, dalla lettura all'inglese.
Mio marito e io siamo entrambi laureati, lui in ingegneria dell'automazione e io in infermieristica, ma spesso siamo "costretti" a riprendere in mano contenuti in cui ci scopriamo un po' arrugginiti: una continua sfida e un perenne apprendimento anche per noi», ammette Elena.
La scelta della sua famiglia è condivisa da migliaia di altre e le adesioni sono in aumento, anche se i dati del Ministero dell'istruzione sulla homeschooling sono aggiornati all'anno scolastico 2018-2019: allora ne usufruivano 5.126 minori, mentre quattro anni prima erano 945. Quindi la tendenza al rialzo risulta evidente, anche se nel nostro Paese siamo ancora lontani dalle adesioni in Canada (70 mila ragazzi), Inghilterra (circa 80 mila) e Stati Uniti (oltre 2 milioni).
Al di là dei numeri, quello che ha mosso Elena e Michele è il bisogno di superare «il modello premi-punizioni o promozione-bocciatura, l'associare l'errore alla persona con i voti, la rigidità degli orari. Tra delle lezioni, rientri, compiti, il tempo per la famiglia è troppo poco per conoscersi, ascoltarsi, raccontare chi siamo, cosa ci piace. Per imparare a volersi bene ci vuole tempo e la scuola ne ruba sempre troppo. Lottiamo invece affinché il tempo insieme sia tanto e di qualità, lungo e lento: serve ai bambini più piccoli ma anche ai...Tue, 02 Mar 2021 - 12 - Don Milani e Montessori? Meglio Don Bosco!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6467
DON MILANI E MONTESSORI? MEGLIO DON BOSCO!
Il metodo educativo di don Bosco era fondato su ragione, religione e amorevolezza (ben diverso il pensiero massonico e femminista della Montessori o quello sessantottino e socio-politico di Don Milani)
di Cristina Siccardi
Il 31 di gennaio è stata la ricorrenza di san Giovanni Bosco (1815-1888), occasione per riflettere, in questi malaugurati tempi di trascuratezza, per usare un eufemismo, sull’educazione della gioventù e per comprendere il peso della pedagogia negativa, sempre più distante dai valori fondativi di una formazione equilibrata e stabile delle creature umane. La vincente e salutare pedagogia preventiva di don Bosco, fondata su tre colonne, Ragione, Religione e Amorevolezza, è stata sostituita, perlopiù, dai sistemi rivoluzionari inaugurati da Maria Montessori (1870-1952) da un lato e da don Lorenzo Milani (1923-1967) dall’altro, la cui amalgama si è trasformata in una caotica e deleteria cultura della diseducazione, priva dei connotati autorevoli della sana gerarchia dei ruoli: il maestro zelante (non l’amico) e l’allievo (fatto di anima e di corpo).
Il Metodo preventivo della vincente pedagogia di don Bosco era fondato su tre colonne: la Ragione, la Religione, l’Amorevolezza. La Ragione era basata sul diritto naturale e sul diritto divino e, dunque, ricca di buon senso, di armonia e di ferma consapevolezza del creato e della sfera trascendente. La Religione era Cattolica, unita, quindi, alle verità evangeliche, trasmesse da Santa Madre Chiesa, senza contaminazioni ateiste, liberali, massoniche, socialiste, relativiste... L’Amorevolezza che il fondatore dei Salesiani esigeva per i suoi educatori era determinante per capire al meglio l’alunno, quanto quest’ultimo, come persona fatta di anima e di corpo, fosse importante per Dio e, dunque, per la missione educativa dell’insegnante.
IL SISTEMA PREVENTIVO DI SAN GIOVANNI BOSCO
San Giovanni Bosco desiderava il bene totale dei suoi ragazzi, destinati alla Salvezza eterna grazie al Sacrificio in Croce di Nostro Signore Gesù e per questo li voleva liberare dai peccati. Non c’era competizione con il mondo, né lotta di classe nella metodologia preventiva, che, dunque, non provocava stati di odio, invidie, rancori, ma soltanto solida preparazione spirituale e istruttiva per permettere ai giovani di diventare «buoni cristiani e buoni cittadini» - sintesi mirabile dell’essere persona, rispettata e stimata - qualsiasi mestiere avrebbero poi esercitato.
La gioventù, emigrata nell’Ottocento dalle campagne in cerca di fortuna a Torino, era per la maggior parte in balia della strada e della delinquenza, fu così che il sacerdote piemontese ne salvò a migliaia e migliaia, presentando loro la Via, la Verità, la Vita di Cristo; preparandoli a vivere nel mondo istruiti e professionalmente competenti; consegnando loro le armi della preghiera e dei sacramenti. La moltitudine dei suoi figli, sia sacerdoti che laici, diedero così nel mondo intero la possibilità di costruire, generazione dopo generazione, innumerevoli famiglie cattoliche.
Scrisse l’autore ne Il Sistema Preventivo nell’educazione dei giovani, testo fondamentale per gli educatori salesiani, pubblicato per la prima volta nell’agosto 1877: «Esso [il Sistema preventivo] consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli e amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze [...]. Il sistema Preventivo rende avvisato l’allievo in modo che l’educatore potrà parlare con il linguaggio del cuore sia in tempo...Wed, 17 Feb 2021 - 11 - Tutti i danni della didattica a distanza
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6387
TUTTI I DANNI DELLA DIDATTICA A DISTANZA
Durante il lockdown, a causa della DAD molti giovani e bambini hanno sviluppato problemi comportamentali, depressioni, stress, privazione di sonno, ansia da separazione e una ridotta interazione con i genitori
di Roberto Marchesini
Finalmente abbiamo qualche dato che ci permetta di rispondere a una importante domanda: quali sono gli effetti del lockdown e della Didattica a distanza (Dad) su bambini e ragazzi?
Partiamo da una recente ricerca del Gaslini di Genova condotta su 6800 soggetti in tutt'Italia. Emerge che «nel 65% e nel 71% dei bambini con età rispettivamente minore o maggiore di 6 anni sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Per quel che riguarda i bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono stati l'aumento dell'irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d'ansia (inquietudine, ansia da separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18 anni) i disturbi più frequenti hanno interessato la "componente somatica" (disturbi d'ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d'aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa)».
Faccio presente che «difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio» sono in genere associate a una tendenza depressiva, mentre i «disturbi del sonno» sono ormai considerati tipi della prolungata esposizione a schermi elettronici. Infatti il movimento, i colori forti, la luce violenta e le onde elettromagnetiche alterano i cicli circadiani, riattivando l'organismo. Tornando ai ragazzi tra i 6 e i 18 anni, «è stata osservata una significativa alterazione del ritmo del sonno con tendenza al "ritardo di fase" (adolescenti che vanno a letto molto più tardi e non riescono a svegliarsi al mattino), come in una sorta di "jet lag" domestico. In questa popolazione di più grandi - prosegue la ricerca del Gaslini - è stata inoltre riscontrata una aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell'umore».
I DANNI CAUSATI DAL LOCKDOWN
Una rassegna mondiale ha riscontrato, nei ragazzi tra i 6 e i 18 anni, l'emergenza di una serie di atteggiamenti causati dal lockdown: incertezza, paura e isolamento; disturbi del sonno, incubi, inappetenza, agitazione, inattenzione (non disattenzione: inattenzione) e ansia da separazione.
In Scozia il lockdown sembra aver provocato sintomi simili a quelli del PTSD (sindrome post-traumatica da stress), in genere causato da un evento traumatico, catastrofico o violento. In genere, il PTSD è la sindrome dei soldati coinvolti in combattimenti pesanti. Oltre a questo, sono stati rilevati stress, preoccupazione, ansia e senso di solitudine. In Francia: stress, depressione e ansia.
A tutto questo vanno aggiunti i danni, non sperimentalmente rilevati, provocati dalla mancanza di sport e movimento, fondamentali per uno sviluppo psico-fisico equilibrato dei ragazzi; e la deprivazione di sole e aria aperta. Conosciamo anche l'importanza del gruppo dei pari nello sviluppo dei minorenni; ma non possiamo ancora dire quali saranno le conseguenze della sua deprivazione.
Concentriamoci ora sulla Dad. Avviene tramite un media device (computer, tablet o cellulare) e può svolgersi tramite trasmissione dal vivo o registrata. Io stesso sto sperimentando questa forma didattica e posso assicurare che il tempo di attenzione, rispetto alla modalità «in presenza», crolla drammaticamente nella versione «live» (figuriamoci in quella registrata). Se poi ci aggiungiamo le difficoltà tecniche legate alla connessione, alla «tenuta» dei programmi e alla funzionalità delle periferiche (web-cam, microfoni, cuffie...), possiamo avere un'idea del livello di questa forma didattica. Per non parlare...Wed, 02 Dec 2020 - 10 - Macron vieterà dal 2021 home schooling e scuole parentali
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6312
MACRON VIETERA' DAL 2021 HOME SCHOOLING E SCUOLE PARENTALI di Luca Volontè
Macron è il Presidente più illiberale della storia di Francia e tra qualche mese vieterà l'home schooling (scuole parentali) in tutto il paese, altro che leader dei valori europei! I segnali c'erano già tutti, dopo la legge "contro i discorsi d'odio su internet", una vera e e propria legge bavaglio approvata nel giugno scorso, l'illiberale Macron ha annunciato che vieterà tutte le scuole parentali o l'home schooling su tutto il territorio di Francia, con la scusa di combattere il 'separatismo' (islamico).
Nel suo discorso alla Francia di venerdì 2 ottobre, il galletto francese, vezzeggiato da tutta Europa, se da un lato ha riaffermato la "la neutralità dello Stato e in nessun caso la cancellazione delle religioni nello spazio pubblico" ed evidenziato che il problema è "il separatismo islamista e la sua ideologia", dall'altro ha annunciato la approvazione, il prossimo 9 dicembre, di nuove norme che imporranno "dall'inizio dell'anno scolastico 2021 la scolarizzazione obbligatoria per tutti a partire dai tre anni. L'istruzione domestica sarà strettamente limitata ai requisiti sanitari…Poiché la scuola deve prima inculcare i valori della Repubblica, non quelli di una religione". La Repubblica dunque è l'unica religione ammessa, di fatto, nelle scuole di Francia. Né più né meno di un ritorno alle nefaste celebrazioni rivoluzionarie già introdotte da Robespierre per promuovere un nuovo futuro di pace e gioia. Non solo, Macron nell'estremo tentativo di "non discriminare" i musulmani francesi nel loro insieme e preso atto della incapacità di combattere l'islamismo, introduce una legge liberticida dei diritti tutti.
Che dire della libertà di istruzione che riconosce ai genitori la libertà di scegliere la modalità educative che desiderano per il proprio figlio: in un istituto pubblico, privato in convenzione, privato fuori convenzione o a casa, come prevede la legislazione attuale? Una libertà di educazione esercitata da più di 2 milioni di studenti nella scuola privata, di cui 73.000 senza convenzione pubblica. E sono 50.000 i bambini francesi che ad oggi conducono i loro studi con un'istruzione parentale o 'home schooling'.
Nella decisione sulla legge Guermeur del 25 novembre 1977, il Consiglio Costituzionale considerava la libertà di istruzione uno dei principi fondamentali della Repubblica, ora Macron abolirà anche la magistratura Costituzionale? Abolirà le Sentenze Costituzionali o la stessa Corte, pur di imporre il suo nuovo regime illiberale?
Macron vuole inoltre maggiori controlli per le scuole indipendenti o non convenzionate che saranno "ulteriormente vigililate", in particolare attraverso un "percorso formativo per il personale", il "contenuto didattico dei corsi" e "l'origine del finanziamento". Intervistata da Aleteia, Anne Coffinier, Presidente dell'associazione "Créer son école", ha ammesso lo sconcerto per le parole di Macron e per la violazione della libertà fondamentale che è la scelta, per tutti i genitori, del tipo di educazione del proprio figlio. "La scuola dell'obbligo dall'età di 3 anni non è per tutti i bambini, alcuni non sono pronti". Secondo lei, questo cambio di paradigma, da un diritto concesso a tutti a un diritto che dovrà essere giustificato, è una grave violazione dei diritti fondamentali. Secondo la "Fondation pour l'Ecole", federazione di 1500 scuole indipendenti (non convenzionate) francesi, "è chiaramente stabilito da diverse sentenze che non un solo autore di attacchi terroristici in Francia proveniva da scuole indipendenti, non c'è dunque ragione di attentare alla libertà di genitori e scuole. Si controllino piuttosto le scuole pubbliche".
L'esperta di Scienze Umane Bernadette Nozarian, intervistata da La Vie Journal, quotidiano...Wed, 07 Oct 2020 - 9 - Il metodo montessori è diseducativo perchè nega il principio di autorità
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6271
IL METODO MONTESSORI E' DISEDUCATIVO PERCHE' NEGA IL PRINCIPIO DI AUTORITA' di Vincenzo Sansonetti
Nel 1910 aprì una Casa dei Bambini nel convento delle Francescane Missionarie di Maria, a Roma, entrando in sintonia con la superiora generale, madre Marie de la Rédemption. Qualche anno dopo, nel 1916, partecipando la notte di Natale alla Messa nella chiesa di Nostra Signora del Rosario di Pompei, a Barcellona, dove in quel periodo viveva, si commosse fino alle lacrime nell'ascolto di un canto natalizio. Questi due episodi, presenti nelle biografie di Maria Montessori (1870-1952), rimangono isolati.
Pur nata e cresciuta in una famiglia di credenti - i genitori erano cattolici liberali vicini agli ideali risorgimentali - il rapporto con il cristianesimo della celebre pedagogista fu in realtà occasionale e superficiale, mai si approfondì traducendosi in esperienza vissuta e non influì affatto sulla sua visione del mondo e sulle sue scelte, semmai condizionate da altri riferimenti ideologici e culturali, come il positivismo e la teosofia. Riconosceva sì l'importanza della dimensione spirituale nel processo di crescita dei più piccoli, ma per lei la divinità aveva caratteristiche cosmiche, pagane, nulla a che vedere con il Dio incarnato in Gesù Cristo e vivente nella Chiesa.
Peraltro, quel momento di commozione in una notte di Natale era forse solo la nostalgia di un'infanzia lontana, mentre la collaborazione con le Francescane romane non nasceva tanto da un'identica preoccupazione educativa quanto dal fatto che quelle religiose assistevano i bimbi rimasti orfani dopo il devastante terremoto di Messina del 1908: un'iniziativa umanitaria in cui la Montessori, attenta ai drammi sociali del suo tempo, si riconosceva. Per giunta, la citata superiora generale delle Francescane era vicina al modernismo, che in quegli anni minava la dottrina e i fondamenti della fede.
NEGAZIONE DEL PECCATO ORIGINALE
La stessa Maria Montessori subì l'influsso delle tesi moderniste allora in voga. Infatti manifestò apertamente la sua avversione all'idea di peccato originale. Come tanti intellettuali di ieri e di oggi, magari preparati e intelligenti ma presuntuosi, pure lei si sentì in dovere di dare lezioni al plurisecolare Magistero ecclesiale: così la nozione di peccato originale era a suo avviso incompatibile con la "purezza" che vedeva nei bambini. E neppure accettava che nel percorso educativo di un fanciullo esistesse un'autorità, che premia e punisce, identificandola a torto come espressione del potere di turno: dei genitori, dei docenti, dello Stato. Il bambino, con l'aiuto di opportuni e originali strumenti didattici da lei stessa inventati, va invece accompagnato a individuare in se stesso le qualità e le risorse che possiede, per farle emergere. L'insegnante resta nell'ombra, è solo uno strumento, un mezzo nel cammino alla scoperta di sé. Niente maestri di vita da seguire, niente contenuti di valore con cui confrontarsi. L'educazione non è più un incontro, né un rischio, ma un meccanismo da applicare sia pure in modo elastico, adattandosi alle caratteristiche di ciascun allievo: al più viene esaltata la creatività, senza alcun legame organico con la realtà tutta, senza la ricerca di un senso, di un significato da dare alle cose. Ovviamente il metodo Montessori non prevede alcuna "comunità educante", che unisca nel medesimo obiettivo scuola, famiglie e istituzioni, perché ciò che conta è puntare i riflettori sui singoli individui e potenziarli, quasi fossero prodotti da laboratorio. Siamo lontani anni luce dal capolavoro educativo di Don Bosco, il sistema preventivo basato su ragione, religione e amorevolezza, che punta ancor oggi a formare buoni cittadini e non dei geni senza un vero legame con il contesto sociale, creature di Dio e non individui privi di...Tue, 08 Sep 2020 - 8 - Il coronavirus ha mostrato la bellezza di fare la scuola a casa con i genitori
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IL CORONAVIRUS HA MOSTRATO LA BELLEZZA DI FARE LA SCUOLA A CASA CON I GENITORI di Chiara Chiessi
«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze ed un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli, come è giusto, l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone XIII, 10 gennaio 1890).
Il pensiero di Papa Leone XIII è molto indicativo, specialmente oggi: a causa del Covid, milioni di studenti sono costretti a casa e molti genitori stanno iniziando a praticare l'homeschooling, ovvero l'istruzione a casa per i propri figli.
Avere la possibilità di educare i propri figli a casa, rappresenta un punto fermo per tutte quelle famiglie che non vogliono affidare i propri figli allo Stato, un'imprescindibile libertà per i genitori che desiderano trasmettere alla propria prole la fede e valori sani.
SE FAI SCUOLA A CASA SEI PIÙ PREPARATO DEGLI ALTRI
In un articolo di LifeSiteNews, un giornalista intervista una ragazza ventenne di nome Hedwig Hageböck, traduttrice in tedesco di diversi libri del Card. Robert Sarah, che è stata educata con l'homeschooling da quando con la famiglia si è trasferita in Francia a quattordici anni di età. Prima di allora aveva frequentato una scuola regolare in Germania.
La ragazza ha espresso apprezzamento per l'homeschooling sia per aver potuto passare più tempo con la famiglia sia per aver potuto creare un programma di studio personalizzato, approfondendo determinati argomenti che più le interessavano.
Lo studio delle lingue, ad esempio, veniva effettuato soprattutto grazie a lunghi soggiorni con famiglie madrelingua; per cui alla teoria si affiancava da subito la pratica.
Gli oppositori dell'homeschooling sostengono che se i bambini vengono educati a casa, cresceranno socialmente isolati.
Hageböck risponde però che tutte le famiglie i cui figli vengono educati a casa, si sforzano di fornire ai propri ragazzi molti contatti diversi, a partire dallo sport, i club musicali, i vicini e gli amici.
Inoltre, questo tipo di istruzione aiuta molto nell'auto-organizzazione ed apprendimento indipendente, fondamentali nel successivo studio universitario. "Forse, questa situazione attuale è un buon momento per fare tesoro di queste esperienze di homeschooling per aumentarne la consapevolezza in Germania come insegnanti, genitori o alunni, e chiedere la possibilità di studiare a casa", ha suggerito Hageböck.
LA PERSECUZIONE IN GERMANIA
La persecuzione verso le famiglie che scelgono l'homeschooling per i loro figli è una triste realtà in Germania: famoso è il caso della famiglia tedesca evangelica Romeikes, di nove figli, che chiese asilo agli Stati Uniti per via della persecuzione che stava affrontando in Germania per la propria scelta educativa (multe fino ad 11mila dollari, visite della polizia, minacce di sottrarre i figli ai genitori).
In un primo momento, un giudice del Tennessee aveva accolto in primo grado la richiesta di asilo, poi ribaltata dalla Corte di Appello. Infatti in Germania il divieto di educare i propri figli in casa, non è inteso come una violazione dei diritti umani.
Temendo di essere rimpatriati, i Romeikes avevano fatto appello anche alla Corte Suprema, che tuttavia non aveva accolto la richiesta. Ma la famiglia ha potuto comunque rimanere negli Stati Uniti, perché l'espulsione è rimasta "sospesa a tempo indefinito",...Tue, 09 Jun 2020 - 7 - Lo stato utilizza il coronavirus per strangolare le scuole paritarie
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LO STATO UTILIZZA IL CORONAVIRUS PER STRANGOLARE LE SCUOLE PARITARIE di Riccardo Cascioli e Stefano Fontana
Il reparto scuola è in subbuglio. Durante il contagio il ministero è stato incerto e tentennante, non ha dato nessun tipo di sicurezza ai genitori per quanto riguarda la ripresa della scuola e le modalità con cui potrà avvenire. Negli altri Paesi europei le lezioni in classe sono riprese mentre da noi si viaggia al buio. Si dice - ma i "si dice" si sono moltiplicati in molti campi perché il governo non chiarisce e arriva in ritardo - che riapriranno a settembre con il lavoro organizzato a piccoli gruppi chiusi.
Nel frattempo c'è chi specula sulla didattica a distanza, presentandola come l'occasione per provocare un passo in avanti nell'organizzazione e nei metodi dell'istruzione: la quarantena come occasione di rinnovamento da proseguire oltre la quarantena.
La cosa lascia molto perplessi sia per motivi didattici sia per gli interessi che si intravedono dietro queste proposte. Nel frattempo il pericolo di nuove forme di autoritarismo aumenta, si diffonde un clima di forte sospetto verso un utilizzo della pandemia per instaurare un regime di controllo che certamente riguarderà anche la scuola, l'insegnamento, la privacy di alunni e genitori. Sulla spinta della pandemia il potere politico potrà imporre comportamenti di massa che interesserebbero senz'altro anche la scuola.
SCUOLE PARITARIE IN FORTE CRISI
In questo contesto di grande preoccupazione, con il governo assente sul problema, ad essere maggiormente colpite sono le scuole paritarie che in Italia sono soprattutto cattoliche. La lunga chiusura, la crisi economica che non permetterà a molte famiglie di pagare le rette, la mancanza di provvedimenti di sostegno nell'ultimo decreto-legge, l'incertezza normativa per il futuro... stanno mettendo in forte crisi queste scuole, molte delle quali non potranno riaprire nell'indifferenza generale. La Chiesa italiana si è dimostrata debole in questa fase di pandemia, facendosi dettare dallo Stato perfino le norme della liturgia, e anche sul tema delle scuole paritarie non interviene come dovrebbe.
Il quadro che qui abbiamo sommariamente descritto condurrà alla riduzione del numero delle scuole cattoliche verso le quali mai nessun governo aveva dimostrato una ostilità così forte come il presente, e la sottomissione delle superstiti alla ragion di Stato. L'intero reparto si indebolirà e le poche scuole rimaste non avranno alcuna forza contrattuale per far valere la propria identità nei confronti di uno Stato che, nel frattempo, sperimenterà nuove forme di controllo anche approvando leggi - come la legge Zan contro l'omofobia - che limiteranno la libertà di pensiero dei cattolici e quindi anche la libertà di educazione nelle scuole del settore pubblico integrato.
Per questo si ritiene che questa sia l'ora delle scuole parentali cattoliche. Non per indebolire le scuole paritarie ma per rafforzarle e preparare scialuppe di salvataggio per il futuro. La lotta e la rivendicazione delle paritarie cattoliche contro questo governo deve andare avanti, ma nello stesso tempo i cattolici dovranno pensare a creare il più possibile scuole parentali cattoliche, libere dallo Stato. Ciò potrebbe essere fatto anche dalle stesse scuole paritarie facendo nascere attorno a sé qualche scuola parentale, offrendo degli spazi, coinvolgendo dei genitori: piccoli nuclei di qualcosa di nuovo e di veramente libero.
Ogni scuola paritaria cattolica ha un proprio carisma, soprattutto quelle con alle spalle qualche istituto religioso. Questo carisma potrebbe animare anche la o le scuole parentali da far nascere sotto l'ala della paritaria.
LA SCUOLA PARENTALE È FACILMENTE REALIZZABILE
Le scuole paritarie non sono però solo gestite da famiglie...Tue, 26 May 2020 - 6 - Don Bosco e la pedagogia preventiva
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DON BOSCO E LA PEDAGOGIA PREVENTIVA
Don Bosco viene ricordato anche per la sua pedagogia. Essa è stata definita "preventiva", ovvero una pedagogia che mirava ad evitare gli errori comportamentali piuttosto che a curarli dopo che questi si fossero manifestati. In realtà il famoso sacerdote piemontese era convinto che la pedagogia vera non avesse bisogno di metodi precostituiti, ma decise lo stesso di dare un nome alla sua pedagogia perché doveva pur dare una definizione da presentare al ministro Rattazzi.
L'ESISTENZA DELLA VERITÀ
La pedagogia di Don Bosco era ovviamente una pedagogia che si basava sulla convinzione dell'esistenza della verità. Sulla convinzione cioè che il soggetto che la pedagogia doveva servire (il fanciullo), pur nelle diversità contestuali, familiari e sociali, fosse sempre lo stesso, ovvero un dato perenne. A dimostrazione di ciò, egli affermava che il primo bisogno del fanciullo fosse quello di essere amato. Sperimentò che quando un giovane o un fanciullo vive nella strada o una vita animalesca nei tuguri, diventa diffidente e scontroso. Invece, quando gli si dimostra affetto e lo si circonda di calore e simpatia, le cose cambiano. Insomma, va fatto capire ai fanciulli che la loro vita non è senza senso, ma sempre frutto di un progetto di amore, che non si è "gettati" nel mondo, ma che invece si ha la possibilità di essere accompagnati dall'Assoluto.
Ma come mai don Bosco era convinto che il fanciullo, una volta amato, tendesse sempre a rispondere positivamente? La risposta sta nel fatto che egli era convinto che nessun fanciullo fosse veramente cattivo. Attenzione però: questa convinzione non si poneva all'interno di una prospettiva di tipo roussoniana (l'uomo in natura è sempre buono, ciò che lo corrompe è il progresso e la società), quanto nella concezione autenticamente cattolica del peccato originale. Il Santo credeva che il fanciullo, più facilmente dell'adulto, tendesse a rispondere alla pedagogia del'amore, perché questi (il fanciullo) ancora conserva in sé le gemme preziose della grazia santificante ricevuta dal Battesimo e di una vita senza malizia.
Dunque, "prevenzione" del suo metodo vuol dire appunto prendere i fanciulli quanto prima: evitare che si possano guastare e quindi rendere più difficile il loro recupero e l'efficacia della pedagogia dell'amore.
Per far questo don Bosco dette grande importanza all'oratorio. Volle che i ragazzi non fossero nella strada, bensì sempre controllati non solo nello studio ma anche nel giocare e nel trascorrere il tempo libero. Attenzione: il gioco e lo sport vennero valorizzati da don Bosco non solo come riempimento, ma anche come realizzazione e contributo importante alla crescita. Il gioco, come possibilità di scaricare le proprie energie per evitare, quindi, qualsiasi tipo di "corto circuito" sul piano fisico e mentale; e per evitare che il fanciullo trascorresse nell'ozio i suoi momenti di libertà dallo studio. Ma anche lo sport, come capacità di giocare nell'accettazione delle regole, vere metafore dell'oggettività della vita; ovvero il fatto che l'uomo non può gestire la sua esistenza a proprio piacimento, ma sempre in conformità alle leggi che non può darsi da sé, ma che invece deve oggettivamente riconoscere e rispettare.
LA RISPOSTA ALLA MORALE AUTORITARIA POSTKANTIANA
La pedagogia preventiva di don Bosco muove non solo dalla convinzione dell'esistenza della verità, ma anche dalla convinzione secondo cui tale verità è conoscibile. Essa presuppone che alla base dell'educazione vi sia la possibilità di motivare le regole imposte. Insomma, non si tratta della cosiddetta "morale del pugno sbattuto sul tavolo", devi far questo perché lo devi fare, bensì della morale che, imponendo regole, dà anche la spiegazione delle motivazioni che ne sono...Thu, 06 Feb 2020 - 5 - Togliere il crocifisso dalle scuole? L'assurda idea del Ministro dell'Istruzione
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TOGLIERE IL CROCIFISSO DALLE SCUOLE? L'ASSURDA IDEA DEL MINISTRO DELL'ISTRUZIONE di Marco Lepore
Per chi ancora non lo avesse capito, in Italia l'orizzonte educativo che deve avere la scuola statale lo decide il ministro di turno. Forse è sempre stato così, probabilmente, ma oggi questo è diventato esplicito come non mai. Fino a livelli allarmanti. Meno male, vien da dire, chissà che non si arrivi finalmente a comprendere dove sta l'inghippo...
Pochi giorni fa è esplosa la vicenda dello sciopero per il clima, con la presa di posizione e conseguente circolare alle scuole del ministro Fioramonti, per chiedere ai dirigenti di considerare giustificata la partecipazione degli studenti alle manifestazioni "gretine".
Subito dopo, a seguire, è riesplosa l'annosa questione del crocifisso in aula e si è scatenata ancora una volta una bagarre tra i sostenitori della scuola laica-laicista e quelli (confortati tra l'altro da diverse sentenze nazionali e internazionali) che vogliono il crocifisso esposto perché rappresenta i fondamenti della nostra storia e cultura.
Non facciamoci illusioni, nemmeno stavolta il problema sarà risolto. Fioramonti probabilmente continuerà ad affermare le proprie legittime convinzioni (e, con lui, tutti i presidi - e sono tanti - che non vogliono il crocifisso a scuola), fino al prossimo ministro. Quello uscente, ad esempio, era favorevole, e si stava muovendo affinché fosse ripristinato. Insomma, il caos.
APERTE UN'INFINITÀ DI QUESTIONI
Il problema è che questo accade non solo sul crocifisso, ma su un'infinità di questioni. Chi ne fa le spese sono innanzitutto gli studenti con le loro famiglie, e poi tutto il personale della scuola, che vive in un clima di terremoto perenne. Si può andare avanti così?
Il peccato originale è proprio nella natura stessa della scuola italiana. Facciamoci una domanda: a chi appartiene la scuola statale? E, di conseguenza, qual è (o quale deve essere) la sua identità? Non è del ministro, né del governo in carica, nemmeno (men che meno) dei sindacati, e neppure dei docenti, degli studenti o delle famiglie. I "buonisti" risponderebbero: "è della società, cioè di tutti questi!". E in un certo senso potrebbe essere vero, ma il tentativo di realizzare la scuola della concertazione (dopo il '68, coi decreti delegati, che furono pensati proprio per avviare la scuola del dialogo e della collaborazione fra tutte le parti in causa) si è rivelato ampiamente fallimentare e prevedibilmente illusorio.
La scuola di Stato, in definitiva, è drammaticamente senza identità, o, meglio, con identità fluttuanti e contraddittorie, dipendenti dal potere politico che, in Italia, è quanto di più instabile esista. Insomma: una fabbrica permanente di conflitti, di scontento, di tristezza, e di manipolazioni ideologiche.
Affermare che la scuola è fatta per educare/formare le nuove generazioni, che dovrebbe rappresentare il meglio della nostra storia e cultura, che dovrebbe essere il trampolino di lancio degli studenti per esprimere i loro talenti in funzione della realizzazione personale e del bene comune, che dovrebbe sostenersi su dinamiche virtuose di collaborazione col territorio, le imprese e le famiglie, è pura teoria. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti.
C'è una soluzione, e si chiama libertà di educazione. In un sistema davvero libero, anche ammesso che lo Stato voglia continuare ad essere gestore diretto di scuole, il problema del crocifisso non si porrebbe. E nemmeno tanti altri.
LA SCUOLA DI STATO È DISASTROSA
Le famiglie, che da dettato costituzionale sono le principali depositarie del diritto di educare e istruire i figli, potrebbero mandare questi ultimi nella scuola che preferiscono. Lo Stato è laico (laicista) e non vuole il crocifisso, oppure cambia...Thu, 10 Oct 2019 - 4 - La malattia della scuola italiana si chiama statalismo
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LA MALATTIA DELLA SCUOLA ITALIANA SI CHIAMA STATALISMO di Marco Lepore
Scuola tutta da rifare "Analfabeta funzionale un adolescente su tre", così titolava il 3 settembre la Stampa di Torino l'articolo scritto da Maria Berlinguer. Se la premessa pare apocalittica, il contenuto non è da meno, anche se in realtà la sfida lanciata dalla rivista Tuttoscuola, cui l'articolo si ispira, è quella di trasformare la crisi in una opportunità di crescita: «Tra dieci anni saranno un milione e trecentomila gli studenti che diserteranno l'appello del primo giorno di scuola. Il trend demografico parla chiaro. In due lustri il turnover riguarderà il 40% degli insegnanti, che ancora incidono per il 90% sul bilancio del Miur. Un'occasione d'oro per cambiare il volto del sistema formativo a parità di spesa...».
I dati parlano chiaro, e confermano comunque la percezione di uno stato di disfacimento che è avvertito anche da chi non li conosce: il 39% degli italiani nella fascia tra i 25 e i 64 anni non ha un titolo di studio superiore alla terza media. Il 30% è analfabeta funzionale, il doppio rispetto alla media europea (15%). Un analfabeta funzionale è più incline a credere a tutto ciò che legge in maniera acritica, visto che, come certifica Piaac-Ocse (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), non riesce a comprendere quello che legge.
DISASTRO EDUCATIVO
I dati Invalsi di quest'anno ci dicono che il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, con un picco del 50% in Calabria. Dati ancora peggiori per l'inglese e la matematica dove le percentuali della non comprensione variano geograficamente dal 32% del Nord al 56% di Sud e isole. Negli ultimi vent'anni 3 milioni e mezzo di studenti su 11 hanno lasciato la scuola secondaria superiore. Un'emorragia che è costata cara anche in termini economici. In ogni caso la spesa per l'istruzione è scesa dal 5,5% del Pil del 1990 al 3,9 del 2016, la media Ue è del 4,7. A questi dati si aggiungono quelli relativi agli episodi di bullismo in costante crescita, al discredito sociale (ed economico) cui sono sottoposti gli insegnanti, spesso vittime anch'essi di violenza da parte di alunni e genitori (!), alla diffusa e profonda demotivazione della maggior parte degli alunni, anche di quelli che tutto sommato "vanno bene".
La scuola è tutta da rifare, è vero. Il problema è che la cura proposta, anziché risanare l'organismo, finirebbe per aggravare ulteriormente la malattia sino ad uccidere il paziente. Il ragionamento portato avanti è questo: secondo le proiezioni Eurostat, rielaborate dalla Fondazione Agnelli, fatto 100 il numero di studenti italiani tra i 6 e i 16 anni del 2015, nel 2030 scenderanno a 85. Dunque, ipotizzando di mantenere costante la spesa per l'istruzione, «si può immaginare di rivoluzionare il sistema scolastico che, al di là delle riforme, è ancorato a un modello del secolo scorso».
Rivoluzionarlo in che senso? È presto detto: «Tutti sono concordi nel sostenere che il cervello si sviluppa nei primi 5 anni di età. Dunque il calo dei bimbi può trasformare in tempo pieno quel 10% di classi antimeridiane. O magari portare nelle periferie i futuri insegnanti. La globalizzazione delle economie e delle tecnologie comporterà la globalizzazione dei sistemi informativi. L'Italia è pronta a questa rivoluzione?». E allora vai con robotica e nuove tecnologie a go-go!
LO STATO È IL PROBLEMA, NON LA SOLUZIONE
Non si capisce, o non si vuole ammettere, che la malattia da cui è afflitto il nostro sistema di istruzione si chiama statalismo, e che la crisi profondissima che attanaglia la scuola altro non è che il riflesso della crisi dell'intera società, infarcita di vuoti slogan e ancorata, a dispetto di ogni evidenza, all'idea delle "magnifiche sorti e...Thu, 12 Sep 2019 - 3 - L'educazione civica nelle scuole è una nuova religione civile che sostituisce quella cattolica
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5694
L'EDUCAZIONE CIVICA NELLE SCUOLE E' UNA NUOVA RELIGIONE CIVILE CHE SOSTITUISCE QUELLA CATTOLICA di Stefano Fontana
La Camera dei deputati ha approvato la reintroduzione dell'insegnamento dell'Educazione Civica nelle scuole italiane. Ora la questione è passata all'esame del Senato. È il caso di chiedersi se questo sia apprezzabile e auspicabile dal punto di vista dei principi della Dottrina sociale della Chiesa. La cosa va esaminata sia riguardo al cosa (i contenuti) sia riguardo al come (chi educa).
Dal punto di vista dei contenuti insegnati è facile prevedere che essi saranno di un certo tipo, ossia conformi all'ideologia dominante oggi, fatta propria anche dallo Stato. È vero che l'insegnamento concreto dipende dal singolo docente, ma oggi la grande maggioranza dei docenti condivide gli stessi riferimenti civici di fondo, i dirigenti scolastici pure, e poi c'è la presenza dei delegati sindacali... insomma la scuola italiana oggi è un "sistema". Le stesse iniziative studentesche sono sempre innescate da fuori e sono sempre politicamente corrette. Non si è mai vista una manifestazione studentesca contro la legge Cirinnà o la 194, ma solo "verità per Giulio Regeni" e mobilitazione per la violenza sulle donne. I direttori d'orchestra sono sempre quelli. C'è tutta una cultura che non ha accesso alla scuola pubblica e non l'avrà nemmeno con l'insegnamento dell'educazione civica.
SMARRITO L'ORDINE NATURALE DELLE COSE
Proviamo quindi ad immaginare quali potranno essere i contenuti di questo ripristinato insegnamento: i diritti (compresi i nuovi diritti), il costituzionalismo (o patriottismo della Costituzione), le parole d'ordine sulla resistenza come matrice della nuova Italia, l'eguaglianza tra i diversi tipi di famiglie, la laicità (assenza di religione) degli ambiti pubblici, l'ideologia europeista, la società multiculturale e multireligiosa come ideale assoluto, l'uguaglianza di tutte le religioni, l'uguaglianza di tutti gli orientamenti sessuali, le rivendicazioni del femminismo, la liceità delle droghe leggere, il pacifismo, l'ecologismo esasperato con letture dei discorsi di Greta nei vari consessi istituzionali, la libertà del cittadino come autodeterminazione, l'illiceità della pena di morte, la necessità di aprirsi alla globalizzazione come via ad un bene comune mondiale, la tutela delle culture primitive e indigene, la lettura dei libri di don Ciotti sul nuovo razzismo di chi vuole regolare le immigrazioni e così via. Una cosa è certissima: nessun insegnante di educazione civica parlerà di un ordine naturale delle cose a cui le leggi dello Stato dovrebbero uniformarsi.
Questo dal punto di vista dei contenuti. Dal punto di vista del come, è evidente che il soggetto educatore sarà lo Stato, il quale prevedibilmente fornirà a scuole e insegnanti anche delle indicazioni e dei programmi. Così l'insegnamento dell'educazione civica sarà una specie di "religione civile", verranno cioè fatte maturare le convinzioni utili a tenere uniti i cittadini tra loro e sotto il potere statale. Non quelle vere ma quelle funzionali a questo scopo. Un tempo uno Stato di questo tipo si sarebbe chiamato "Stato etico", ossia uno Stato che si ritiene autore di una morale pubblica e la vuole imporre non solo esternamente ma anche internamente, nell'animo delle persone. Avremo così studenti educati in batteria, che riceveranno tutti le stesse informazioni e gli stessi insegnamenti e che crederanno negli stessi valori anche se saranno disvalori.
NEGATO IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ
Altri soggetti educativi saranno ancora una volta esautorati e messi da parte con buona pace del principio di sussidiarietà. Già è così oggi senza l'insegnamento dell'educazione civica, figuriamoci domani. Né varrà affidare questo insegnamento a docenti laureati in legge, dato...Wed, 19 Jun 2019 - 2 - La scuola dell'obbligo non esiste
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LA SCUOLA DELL'OBBLIGO NON ESISTE di Monica Gibertoni Negrini
«I genitori sono tenuti con un obbligo gravissimo ad assicurare, secondo i loro mezzi, l'educazione religiosa e morale, fisica e civile dei figli e provvedere ugualmente al loro bene temporale» (Codice di Diritto Canonico, can. 1113).
«I genitori hanno il diritto di formare i loro figli, ma hanno in più il dovere di mettere la loro istruzione e la loro educazione in perfetto accordo con il fine per il quale li hanno ricevuti per beneficio di Dio. I genitori devono dunque impiegare tutte le loro forze e un'energia perseverante per respingere ogni genere di ingiustizia in quest'ordine di cose, a far conoscere in modo assoluto il diritto che hanno di dare ai loro figli come è giusto l'educazione cristiana e soprattutto il diritto di rifiutarli a quelle scuole nelle quali vi è il pericolo che bevano il funesto veleno dell'empietà» (Leone Xlll, 10 gennaio 1890).
LA SCUOLA AI MIEI FIGLI LA FACCIO IO A CASA
Queste citazioni rispecchiano pienamente i motivi che hanno spinto me e mio marito verso la scelta dell'educazione a casa. Già durante la gravidanza del nostro primogenito avevamo chiaro che, per istruire cattolicamente la prole, fosse necessario spendersi personalmente. Purtroppo, le scuole pubbliche, laiciste e laicizzanti, non sono assolutamente in grado di fornire un'educazione rispettosa dei principi cristiani. Oltre alla famosa teoria del gender che ivi viene propagata, vi sono numerosissime teorie scientiste e di derivazione illuminista che inducono il bambino a rifiutare la religione, la provvidenza e la fede (basti pensare all'evoluzionismo, alla storia insegnata con presunta obiettività di matrice illuminista... ogni materia ne viene impregnata).
Anche le scuole paritarie cattoliche non sono sempre sinonimo di istruzione cattolica, in quanto allineate allo Stato per riceverne i fondi. Spesso, infatti, i programmi coincidono con quelli statali, annullando l'influenza con cui le scuole cattoliche si sono sempre distinte.
Poste queste considerazioni, è stato per noi logico valutare e poi intraprendere il cammino dell'istruzione parentale. Essendo io a casa (per scelta) e con basi scolastiche solide (maturità scientifica e laurea in chimica), ho cominciato a proporre gradualmente a mio figlio, inizialmente nell'ottica ludica, varie attività di prescrittura e conteggio. A mio figlio si è aggiunta una dei miei nipoti, con la cui famiglia condividiamo in toto la fede cattolica. Mi sono trovata quindi dall'anno scorso due alunni di diverse età (Leone 3 anni, mia nipote Isabella 6). Grazie al numero esiguo di bambini da seguire, la disparità non è mai stata un problema, anzi! Le loro differenze sono spesso occasioni di apprendimento: il piccolo impara dalla grande che, aiutandolo, apprende la virtù della carità.
Penso sia utile condividere con voi alcune delle domande più comuni che mi vengono poste.
L'EDUCAZIONE A CASA È LEGALE?
Assolutamente sì, è persino sancita dalla Costituzione italiana (articolo 33) l'assoluta libertà nell'educazione. Basta comunicare annualmente alla scuola di residenza la volontà di educare a casa e, per mantenere gli stessi obiettivi rispetto ai coetanei, sottoporre il bambino ad un esame presso una scuola per valutarne le capacità.
COME SONO ORGANIZZATE LE VOSTRE GIORNATE?
Le nostre giornate cominciano sempre con la preghiera. Durante la mattina si susseguono momenti di studio classico (ad esempio con esercizi dal libro) alternati ad attività motorie o manuali. Qualsiasi occasione di vita domestica, come la preparazione di una torta, diventa occasione di apprendimento. Il pomeriggio viene dedicato al gioco, alla lettura, agli approfondimenti. Grazie all'insegnamento mirato non sono necessarie tante ore di lezione frontale e il...Wed, 15 May 2019 - 1 - Il tracollo della scuola italiana: un milione di studenti in meno nei prossimi 10 anni
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5641
IL TRACOLLO DELLA SCUOLA ITALIANA: UN MILIONE DI STUDENTI IN MENO NEI PROSSIMI 10 ANNI di Lorenzo Bertocchi
La notizia è di questi giorni, l'anno prossimo 70.000 studenti in meno nelle aule scolastiche. Le proiezioni al 2028, scrive Orrizontescuola.it, indicano un calo di studenti dalla scuola dell'infanzia a quella secondaria di secondo grado pari al 13% - 11%. In termini assoluti, corrisponde a una diminuzione di circa un milione di studenti.
La tendenza è segnata e prosegue da un po' di anni, e non è nemmeno una grande scoperta. Se gli italiani non fanno più figli il risultato è questo, e l'Italia è dentro al peggior inverno demografico che si possa immaginare. Con i dati Istat alla mano, nel 2018 i nuovi nati sono stati 449.000, il numero peggiore dall'Unità d'Italia, con un bilancio tra nati e morti in negativo di 187.000 unità (nel 2017 era ancora peggio, - 191.000).
I numeri non lasciano scampo. Oggi tocca alla scuola, domani sarà il turno del mondo del lavoro, quindi il problema del welfare e, in particolare, quello delle pensioni da pagare.
Tutti, ma proprio tutti, a volte anche taluni uomini di chiesa, si ritrovano a condividere che la causa per cui oggi gli italiani non fanno più figli è quella economica. Ma è piuttosto curioso leggere le statistiche storiche dell'Italia, perché si nota che nel periodo 1940 - 1945, cioè durante la seconda guerra mondiale, nascevano figli (una media di circa 900.000 nati all'anno) allo stesso ritmo dei favolosi anni Cinquanta e Sessanta, cioè in pieno boom economico italiano. Insomma, le nostre nonne e bis-nonne i figli li facevano anche sotto le bombe, e con ben scarse prospettive economiche e sanitarie.
Sarebbe importante allora che anche i pro family impegnati nel dibattito sociale e politico non dimenticassero che oltre alle misure economiche, per quanto importanti, c'è di più.
San Giovanni Paolo II in una sua enciclica, Evangelium vitae, scriveva «che siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato, caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte». Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società». E, in un altro passo, annotava che esiste «una mentalità edonistica e deresponsabilizzante nei confronti della sessualità», accompagnata da «un concetto egoistico di libertà che vede nella procreazione un ostacolo al dispiegarsi della propria personalità. La vita che potrebbe scaturire dall'incontro sessuale diventa così il nemico da evitare assolutamente e l'aborto l'unica possibile risposta risolutiva di fronte ad una contraccezione fallita».
Nota di BastaBugie: Giuliano Guzzo nell'articolo seguente dal titolo "Il matrimonio è come il vino buono. Invecchiando migliora" parla del segreto di un matrimonio felice.
Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 13 marzo 2019:
Il segreto di un matrimonio felice? Chiedetelo a vostra nonna. No, non hanno detto esattamente queste parole, eppure i quattro coautori di una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Emotion non sono giunti a conclusioni poi molto diverse. Lo studio, intitolato Age-related changes in emotional behavior, è stato realizzato considerando un campione di 87 coppie monitorate per un arco temporale di 13 anni; alcune di esse erano composte da coniugi sposati da almeno 15 anni mentre altre, più anziane, erano coppie unite in matrimonio da almeno 35 anni.
Scopo del lavoro - come suggerisce già il suo titolo - era quello di verificare con più accuratezza possibile se e come i comportamenti emotivi mutano durante il matrimonio, con particolare attenzione a dinamiche...Wed, 08 May 2019
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