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Non spegnere la luce

Un viaggio verso le profondità più oscure della mente criminale, in compagnia delle voci di Michele D’Innella e di Giacomo Giaquinto, che ogni settimana proveranno a far luce sui misteri irrisolti della cronaca nera moderna. Iscriviti al canale Telegram per non perderti nessuno degli approfondimenti e delle novità in anteprima sulle prossime puntate: https://t.me/LucePodcast
- 202 - Giuseppe Piccolomo - Analisi criminologica del “killer delle mani mozzate”
Provincia di Varese, 5 novembre 2009 - Un’anziana di 82 anni di nome Carla Molinari viene trovata senza vita nella sua abitazione. Il corpo presenta numerose ferite e soprattutto un dettaglio inquietante: entrambe le mani della donna sono state amputate e portate via dall’assassino. Le indagini conducono a Giuseppe Piccolomo, un uomo che la stampa italiana ribattezzerà presto “il killer delle mani mozzate”. Dietro quel soprannome, però, comincia a emergere una storia molto più lunga e complessa. Piccolomo ha alle spalle una vita familiare tormentata e, soprattutto, un altro episodio drammatico: sei anni prima, nel 2003, sua moglie Marisa Maldera era morta in circostanze misteriose... Il caso di Carla Molinari spinge così gli investigatori a guardare anche al passato di Piccolomo. Vecchie vicende vengono riesaminate, persone che lo conoscevano tornano a raccontare ciò che avevano visto e persino all’interno della sua famiglia iniziano a emergere elementi che gettano una nuova luce sulla sua storia. Ma chi è davvero Giuseppe Piccolomo? E perché uccise un’anziana indifesa portandone via le mani? Proviamo a scoprirlo insieme a Cristina Brondoni: criminologa ed autrice del podcast “Crime Magazine”.
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New York, 8 dicembre 1980. John Lennon ha quarant’anni e sta vivendo un momento di rinascita personale e artistica. Dopo anni lontano dalle scene, è appena tornato con Double Fantasy e sembra pronto ad aprire un nuovo capitolo della sua vita insieme a Yoko Ono. Quella sera, però, al rientro nella sua casa al Dakota, sull’Upper West Side, Lennon trova ad aspettarlo un uomo che aveva già incontrato poche ore prima: Mark David Chapman. Nel pomeriggio gli aveva persino firmato una copia del suo ultimo album. Poche ore dopo, Chapman gli spara a distanza ravvicinata e mette fine alla vita di uno degli artisti più famosi del Novecento. L’assassino viene arrestato quasi immediatamente, ma il caso non smette di sollevare domande. Chi era davvero Mark David Chapman? Perché aveva sviluppato una tale ossessione per Lennon? Quanto contavano Il giovane Holden, il desiderio di fama e il risentimento verso l’immagine pubblica dell’ex Beatle? E che cosa resta, oggi, delle teorie che hanno cercato di collegare l’omicidio alla precedente sorveglianza dell’FBI? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Ohio, 1977 - Tre giovani donne vengono rapite, rapinate e violentate nei pressi della Ohio State University. Le indagini conducono ad un giovane di 22 anni con precedenti penali e una storia personale segnata da un’infanzia difficile: il suo nome è Billy Milligan. Ma quando Billy viene arrestato, il suo comportamento comincia a lasciare perplessi investigatori, avvocati e medici. Durante gli esami psichiatrici emerge infatti una realtà molto più complessa di quanto chiunque avesse immaginato. Billy sembra cambiare voce, carattere e atteggiamento, raccontando episodi della propria vita che a volte sostiene di non ricordare affatto. Ma cosa stava accadendo davvero nella mente di Billy Milligan? E come sarebbe diventato uno dei casi psichiatrici e giudiziari più controversi della storia americana? Proviamo a scoprirlo insieme a Jim Bevilacqua: esperto di cronaca nera ed autore del podcast “La Fiamma Oscura”.
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New Jersey, 6 maggio 1937 – Dopo aver attraversato l'Oceano Atlantico, il dirigibile Hindenburg, il più grande mai costruito e simbolo della tecnologia tedesca, si prepara ad atterrare alla base aeronavale di Lakehurst. A bordo ci sono 97 persone tra passeggeri ed equipaggio. Durante la manovra di attracco, una fiammata compare improvvisamente vicino alla coda. In appena 34 secondi il dirigibile viene completamente avvolto dalle fiamme e precipita al suolo sotto gli occhi di centinaia di testimoni. Muoiono 36 persone, mentre 62 riescono incredibilmente a salvarsi. L'inchiesta attribuisce il disastro all'innesco dell'idrogeno, probabilmente causato da una scarica elettrostatica. Ma nel corso degli anni sono emerse numerose teorie alternative e dubbi mai risolti: fu davvero un incidente? L'Hindenburg si sarebbe salvato se fosse stato riempito di elio? E quella tragedia decretò davvero la fine dell'era dei grandi dirigibili? Proviamo a scoprirlo insieme a Fulvio Volpi: art director ed autore del podcast “Salvi per Miracolo”.
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Il 25 giugno 2009 il mondo si ferma: Michael Jackson, il "Re del Pop", muore a Los Angeles all'età di cinquant'anni, poche settimane prima dell'attesissimo ritorno sulle scene con la tournée “This Is It.” La sua scomparsa chiude la carriera di uno degli artisti più importanti di sempre, ma non mette fine alle polemiche che da oltre trent'anni accompagnano il suo nome. Dalle accuse di molestie su minori ai processi, dall'assoluzione del 2005 fino al documentario Leaving Neverland, la sua figura continua ancora oggi a dividere profondamente l'opinione pubblica. Ma chi era davvero Michael Jackson? Un genio musicale cresciuto sotto una pressione disumana e travolto dal sensazionalismo mediatico, oppure un uomo che ha saputo nascondere per anni una realtà molto più inquietante? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Joe Goldberg è il protagonista di “You”, una delle serie Netflix di maggior successo degli ultimi anni. Dietro l'immagine del libraio colto, affascinante e apparentemente premuroso si nasconde però uno stalker manipolatore e un serial killer disposto a uccidere pur di proteggere quella che lui definisce "la persona giusta". Attraverso il suo continuo monologo interiore, la serie accompagna lo spettatore nella mente di un uomo capace di giustificare qualsiasi atrocità in nome dell'amore, arrivando persino a suscitare empatia e simpatia in milioni di persone. Ma quanto è realistico un personaggio come quello di Joe Goldberg? E perché milioni di spettatori finiscono per simpatizzare con lui nonostante gli atroci crimini di cui si macchia nella serie? Proviamo a scoprirlo insieme ad Eleonora Quarchioni, web editor, detentrice di un master in Media e Intrattenimento all’Università Luiss di Roma, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Italia Nera”.
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Firenze, novembre 2003 - Rossana D'Aniello, impiegata di banca, moglie e madre di due figlie, viene trovata uccisa sotto la propria abitazione. In un primo momento gli investigatori faticano a individuare un movente, ma presto emerge una storia inquietante fatta di pedinamenti, fantasie ossessive e rancore coltivato per anni. Al centro della vicenda ci sarebbe Daniela Cecchin, una donna apparentemente insospettabile che, dopo aver rincontrato un ex compagno di università, si convince che quella persona rappresenti la vita che le è stata negata. Nella sua mente, la responsabile di quella felicità mancata ha un nome: Rossana D'Aniello. Da quel momento prende forma un'ossessione che culminerà in un omicidio destinato a sconvolgere l'opinione pubblica italiana. Ma chi era davvero Daniela Cecchin? E fino a che punto può spingersi chi è convinto che la propria felicità dipenda dall'eliminazione di un'altra persona? Proviamo a scoprirlo insieme a Cristina Brondoni: criminologa ed autrice del podcast “Crime Magazine”.
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Puglia, 11 agosto 1974 – Lungo la strada statale strada tra Andria e Canosa si consuma una tragedia devastante: un violento incidente stradale tra un’auto e un pullman spezza la vita di un’intera famiglia, i Pontrelli. Una dinamica improvvisa, brutale, che lascia dietro di sé vittime, feriti e molte domande su ciò che accadde davvero in quei minuti. Eppure, nonostante la gravità dell’evento, questa storia scivola lentamente nell’oblio. Le ricostruzioni dell’epoca sono frammentarie, le informazioni spesso discordanti e, sul piano giudiziario, il caso sembra lasciare poche tracce chiare. A distanza di oltre 50 anni, un’inchiesta riporta però alla luce questa vicenda partendo da un dettaglio tanto semplice quanto potente: una fila di loculi con la stessa data. Da lì prende forma una ricerca tra archivi, testimonianze e memoria, che prova a ricostruire non solo i fatti, ma anche il silenzio che li ha avvolti. Cosa successe davvero quella notte? E perché una tragedia così grande è stata, nel tempo, quasi dimenticata? Proviamo a scoprirlo insieme ad Onny Allegretti co-autore del podcast “L’Ultima Granita”.
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Cesena, 1° settembre 1992 – Cristina Golinucci è una ragazza di 21 anni, con alle spalle una famiglia che le vuole bene e una profonda fede religiosa. Quel pomeriggio esce di casa per recarsi al convento dei Cappuccini, un luogo che frequenta abitualmente. Da quel momento, però, di lei si perdono completamente le tracce. La sua Fiat 500 viene ritrovata nel parcheggio del convento, ma Cristina sembra essersi dissolta nel nulla. Nelle prime settimane si parla di allontanamento volontario, ma la famiglia non crede a questa ipotesi neppure per un istante. Con il passare degli anni emergeranno testimonianze, sospetti e nuove piste investigative che riportano più volte l'attenzione proprio sull'ambiente religioso frequentato dalla giovane. Tra archiviazioni, riaperture dell'inchiesta e interrogativi rimasti senza risposta, il caso diventa uno dei più longevi e controversi misteri italiani. Ma che cosa accadde davvero a Cristina quel pomeriggio di settembre? E perché, dopo oltre trent'anni di indagini, nessuno è ancora riuscito a spiegare cosa sia successo a quella ragazza entrata in un convento e mai più tornata a casa? Proviamo a scoprirlo insieme a Marty e Fred: esperte di cronaca nera ed autrici del podcast “Bouquet of Madness”.
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Padova, febbraio 2006 – Una donna di 31 anni di nome Elena Fioroni, con due figli piccoli e con una vita che dall'esterno appare serena, viene trovata morta nella vasca da bagno di casa sua. Tutto sembrerebbe indicare nella direzione di un suicidio, ma fin dalle prime ore qualcosa non convince gli investigatori. Alcuni dettagli della scena del crimine sembrano costruiti con troppa precisione, come se qualcuno avesse cercato di indirizzare le indagini verso una verità diversa da quella reale. Le indagini si concentrano allora sul marito, Gian Luca Cappuzzo, giovane medico specializzando. Dietro la facciata della famiglia perfetta emergono una separazione imminente, una gelosia sempre più ossessiva, minacce, manipolazioni e una lunga escalation di controllo. Le numerose perizie tossicologiche porteranno alla luce una ricostruzione inquietante: una donna sedata, una morte provocata attraverso sostanze difficili da individuare e un elaborato tentativo di simulare un gesto volontario. Ma cosa accadde davvero nella notte tra l'8 e il 9 febbraio 2006? E quanto era vicino Gian Luca Cappuzzo a realizzare quello che molti hanno definito un delitto quasi perfetto? Proviamo a scoprirlo insieme a Monica Mattiolo: giornalista ed autrice del podcast “Iniezioni Letali”.
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Nato in Ucraina nel 1936, Andrej Chikatilo è considerato uno dei serial killer più feroci e inquietanti del Novecento. Cresciuto tra fame, guerra e repressione nell’Unione Sovietica staliniana, sviluppò fin da giovane profonde ossessioni sessuali e una personalità segnata da frustrazione, isolamento e violenza repressa. Dietro l’apparenza innocua da insegnante, marito e padre, si nascondeva però un assassino destinato a terrorizzare l’URSS per oltre dieci anni. Tra gli anni Settanta e Ottanta, Chikatilo uccise decine di donne e bambini, attirando le sue vittime nelle stazioni ferroviarie e nelle campagne isolate per poi massacrarle con una brutalità che sconvolse persino gli investigatori sovietici. Solo nel 1990, dopo una gigantesca caccia all’uomo e grazie a nuove tecniche investigative, Chikatilo venne finalmente arrestato. Il suo processo, trasmesso e discusso in tutta l’Unione Sovietica, mostrò al mondo il volto disturbante di un uomo che sembrava incarnare le paure più profonde di un intero sistema. Ma chi era davvero Andrej Chikatilo? E quanto il fallimento delle istituzioni sovietiche contribuì a trasformarlo nel “Mostro di Rostov”?Proviamo a scoprirlo insieme a Jim Bevilacqua: esperto di cronaca nera ed autore del podcast “La Fiamma Oscura”.
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Perugia, ottobre 2007 – Aldo Bianzino, falegname e padre di famiglia, viene arrestato per la coltivazione di alcune piante di cannabis e trasferito nel carcere di Capanne. È un uomo senza precedenti violenti, che entra in cella in buone condizioni. Dopo appena 48 ore di detenzione, tuttavia, viene trovato morto. La versione ufficiale parla inizialmente di cause naturali, ma l’autopsia e le perizie successive fanno emergere elementi difficili da ignorare: lesioni interne, anomalie, incongruenze che spingono la famiglia a chiedere verità. Da quel momento si apre un lungo percorso fatto di indagini, processi e ipotesi che si scontrano, senza mai arrivare a una risposta definitiva. A distanza di anni, il caso Bianzino rimane sospeso tra versioni contrastanti e zone d’ombra, diventando simbolo di un interrogativo più ampio sul sistema carcerario e sulla tutela dei detenuti. Cosa è successo davvero in quelle 48 ore? E perché, ancora oggi, la morte di Aldo Bianzino non ha trovato una verità condivisa? Ne parliamo insieme ad Elle Biscarini e Sara Calini, giornaliste per la testata Umbria24, nonché autrici del podcast “48 ore”.
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Per aiutare Rudra ed il resto della famiglia Bianzino a sostenere le spese legali per tenere aperto il caso, clicca qui: https://buonacausa.org/cause/giustizia-per-aldo-bianzinoWed, 17 Jun 2026 - 190 - Il caso della piccola Maddie McCann - Il mistero della bimba inglese scomparsa
Portogallo, 3 maggio 2007 – Madeleine McCann, tre anni, scompare nel nulla mentre dorme nel suo letto durante una vacanza con la famiglia. I genitori sono a cena poco distante, in un resort considerato sicuro. Quando la madre entra nella stanza per controllare i bambini, trova la finestra aperta e il letto vuoto. Da quel momento, prende il via una delle indagini più mediatiche e controverse degli ultimi decenni. Tra piste che si moltiplicano (dal rapimento organizzato al traffico di minori) ed una copertura mediatica senza precedenti, il caso diventa globale. A distanza di anni, emerge il nome di un sospettato, il tedesco Christian Brückner, ma le prove definitive continuano a mancare. Madeleine non è mai stata ritrovata e il caso resta aperto, sospeso tra indizi, errori investigativi e verità mai accertate. Ma cosa è successo davvero quella notte? E perché, dopo quasi vent’anni, uno dei casi più seguiti al mondo resta ancora senza una risposta definitiva? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabio Sanvitale: giornalista investigativo, criminologo e conduttore del podcast “Dentro il Mistero”.
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Pretoria, 14 febbraio 2013 – Nella notte di San Valentino, quattro colpi di pistola rompono il silenzio di una villa protetta nella periferia della capitale sudafricana. Dietro la porta chiusa di un bagno, una donna di nome Reeva Steenkamp viene colpita a morte. A sparare è Oscar Pistorius, campione paralimpico e simbolo globale di resilienza, l’uomo che aveva fatto della sua storia una leggenda sportiva. Fin da subito, la sua versione è chiara: credeva che dietro quella porta ci fosse un intruso. Le indagini, però riveleranno una storia più complessa, fatta di dettagli tecnici, testimonianze contrastanti e una relazione che, forse, nascondeva tensioni mai emerse del tutto. Il processo si trasforma rapidamente in uno dei più mediatici al mondo: tra sentenze ribaltate, accuse riviste e anni di carcere, infatti, la vicenda giudiziaria di Pistorius segue un percorso tortuoso, lasciando dietro di sé più domande che certezze e, a distanza di oltre 10 anni, il caso continua a dividere… Ma cosa è successo davvero quella notte in casa Pistorius? Si è trattato solo di una tragica fatalità o di un omicidio intenzionale? Proviamo a scoprirlo insieme ad Anna Candelora e Serena Garofano: criminologhe, detentrici di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrici per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Colorado, agosto 2018 – Una donna di nome Shanann Watts e le sue due figlie scompaiono nel nulla. A lanciare l’allarme sono amici e vicini, insospettiti da un silenzio improvviso che non sembra appartenere a una famiglia così presente e attiva, soprattutto sui social. Nelle ore successive, il marito Chris Watts si espone pubblicamente, rilascia interviste e lancia appelli accorati per il loro ritorno, mentre l’intero Paese segue con attenzione il caso. Ma dietro quell’immagine di normalità iniziano presto ad emergere crepe profonde. Le indagini si concentrano rapidamente proprio su Chris, tra incongruenze, movimenti sospetti e un comportamento che, col passare delle ore, appare sempre più difficile da spiegare. Nel giro di pochi giorni, la verità prende una piega drammatica, trasformando una semplice sparizione in uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi anni. Ma chi è davvero Chris Watts? E cosa si cela dietro la sua apparente facciata da buon padre di famiglia? Proviamo a scoprirlo insieme a Luca Mastinu ed Anna Chiara Desole: esperti di cronaca nera ed autori del podcast “Stoner”.
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Nato a Londra nel 1899, Alfred Hitchcock è considerato uno dei registi più influenti della storia del cinema. Cresciuto in un ambiente segnato da rigore e disciplina, sviluppa fin da giovane una sensibilità particolare per il senso di colpa, la paura e il controllo, elementi che diventeranno centrali nella sua filmografia. Dopo i primi anni nel cinema britannico, il suo trasferimento a Hollywood segnerà l’inizio di una carriera straordinaria, fatta di successi e di uno stile inconfondibile, capace di trasformare lo spettatore in parte attiva del racconto. Il suo cinema, apparentemente semplice, nasconde una struttura complessa e profondamente moderna, capace di influenzare intere generazioni di registi. Ma qual era il segreto di Alfred Hitchcock? E perché, a distanza di decenni, i suoi film continuano a farci paura? Ne parliamo insieme a Laura Scaramozzino: editor, coach letteraria, nonché autrice premiata di novelle e romanzi noir.
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4 ottobre 1992, Foligno - Sembra una domenica pomeriggio come tutte le altre, quando a Foligno il piccolo Simone Allegretti, di soli quattro anni, scompare nel nulla mentre giocava nel cortile di casa sua. Comincia una disperata ricerca ed un dramma, quello che vedrà come protagonista il cosiddetto mostro di Foligno, destinato a concludersi soltanto nove mesi dopo con un bilancio atroce: due bambini assassinati. Il cadavere di Simone, nudo, coperto di sangue, soffocato e poi accoltellato alla gola, viene trovato due giorni dopo in una scarpata nei boschi del folignate. Poco prima, in una cabina telefonica di Foligno, era stato trovato un biglietto: è firmato “Il mostro” ed è solo l’inizio di un incubo che terrorizzerà per mesi tutta la regione… Ma chi è il mostro di Foligno? E cosa lo spinse a commettere dei delitti così perturbanti? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir, con all’attivo una produzione di oltre 20 romanzi gialli.
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Stoccolma, 1984 – In diversi punti della città vengono ritrovati resti umani, smembrati e abbandonati in modo frammentario. La polizia fatica a capire a chi appartengano: mancano infatti alcune parti fondamentali, tra cui la testa e le mani. Il caso sconvolge l’opinione pubblica e apre un’indagine complessa, segnata fin da subito da incertezze e zone d’ombra. Solo in seguito quei resti verranno collegati alla scomparsa di Catrine Da Costa, una giovane donna sparita nel nulla settimane prima. Le indagini si concentrano rapidamente su due medici, mentre emerge una testimonianza destinata a dividere profondamente gli investigatori: quella di una bambina, ritenuta inizialmente decisiva ma sempre più controversa con il passare del tempo. Il processo che ne segue diventa uno dei più discussi della storia svedese: prove fragili, errori investigativi e un verdetto che assolve gli imputati, lasciandoli però marchiati per sempre. A distanza di decenni, il caso resta senza una verità definitiva, sospeso tra giustizia e dubbio. Ma allora chi ha ucciso davvero Catrine Da Costa? E perchè? Proviamo a scoprirlo insieme a Giulia Lazzaris, esperta di cronaca nera e autrice del podcast “The Whispers”.
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13 dicembre 1995 – Il capitano di corvetta Natale De Grazia è in viaggio verso La Spezia, impegnato in un’indagine delicata legata a un traffico illecito che si muove nelle acque del Mediterraneo. Durante il tragitto in automobile accusa un malore improvviso e muore poche ore dopo. La versione ufficiale parla di morte naturale, ma fin da subito emergono dubbi e incongruenze che alimentano sospetti mai del tutto chiariti… De Grazia stava infatti lavorando su uno dei capitoli più oscuri della cronaca italiana: quello delle cosiddette “navi a perdere”, imbarcazioni cariche di rifiuti tossici e pericolosi fatte affondare deliberatamente per eliminare ogni traccia. Un sistema che, tra anni ’80 e ’90, avrebbe coinvolto interessi economici enormi, rotte internazionali e possibili complicità difficili da ricostruire. Ma cosa scoprì davvero il capitano De Grazia prima di morire? E soprattutto: si trattò di una morte naturale o di qualcosa di più torbido? Proviamo a scoprirlo insieme a Maria Vittoria Sparano, laureata in Lettere Classiche ed autrice del podcast “A chi interessa”.
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Nato a Crotone nel 1950 e cresciuto tra Calabria e Roma, Rino Gaetano è stato uno dei cantautori più originali e imprevedibili della musica italiana. Con il suo stile ironico e surreale, fatto di parole taglienti, giochi linguistici e riferimenti enigmatici, riuscì a raccontare l’Italia degli anni Settanta come pochi altri artisti della sua generazione. La notte del 2 giugno 1981, però, la sua carriera si interrompe bruscamente: Rino Gaetano muore a soli trent’anni in seguito a un grave incidente stradale a Roma. Intorno a quella notte sono nate negli anni numerose domande e polemiche, soprattutto riguardo ai soccorsi e alle circostanze che seguirono l’incidente. Ma cosa è successo davvero Rino Gaetano? E perché, a più di quarant’anni dalla sua morte, la sua musica continua a essere ascoltata, discussa e reinterpretata dalle nuove generazioni? Proviamo a scoprirlo insieme a Morena Rossi, copywriter, creative producer presso il gruppo Orange Media, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Icone”.
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Nel cuore di Torino, tra palazzi barocchi e piazze eleganti, si nasconde un lato oscuro fatto di simboli enigmatici, presenze misteriose e antiche leggende. Da secoli, la città è considerata uno dei vertici di due triangoli esoterici: quello della magia bianca con Praga e Lione e quello della magia nera con Londra e San Francisco, una doppia anima che alimenta storie di alchimia, occultismo e apparizioni inspiegabili. A partire dalla misteriosa “porta del diavolo” nascosta sotto la Mole Antonelliana al celebre Portone del Diavolo di via XX Settembre, passando per i fantasmi che popolano palazzi e vicoli della città, Torino appare come un labirinto di racconti in cui storia e folklore si intrecciano continuamente. Ma queste storie sono solo frutto della fantasia popolare o nascondono frammenti di verità dimenticate? E perché proprio Torino sembra essere diventata una delle città più ricche di leggende oscure e racconti paranormali in Europa? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabio Granaro: giornalista, esperto di comunicazione, nonchè autore del podcast “Torino Nera”.
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Roma, 9 aprile 1953 – Wilma Montesi, una giovane donna di 21 anni, esce di casa per una passeggiata e senza però rientrare a casa. Due giorni dopo, il suo corpo verrà ritrovato sulla spiaggia di Torvaianica, in circostanze che fin da subito sollevano dubbi e interrogativi. La prima versione ufficiale parla di una morte accidentale, ma qualcosa non torna… Nel giro di poche settimane, il caso assume una dimensione completamente diversa. Emergono voci su feste segrete, droga e ambienti dell’alta società romana. Il nome di Piero Piccioni, figlio di un importante esponente politico, finisce al centro di uno scandalo senza precedenti. La stampa amplifica ogni dettaglio, trasformando il caso Montesi nel primo grande processo mediatico italiano, tra accuse, smentite e colpi di scena. Ma chi uccise davvero Wilma Montesi, e perchè? E quanto ha influito il potere nel determinare la versione ufficiale dei fatti? Proviamo a scoprirlo insieme a Guido Guenci, giornalista ed autore del podcast “Ti ricordi Wilma Montesi?”.
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Austria, aprile 2008 – Elisabeth Fritzl, una donna 42enne, ricompare dopo 24 anni di assenza. Per tutto quel tempo era stata rinchiusa in un bunker sotterraneo costruito dal padre, Josef Fritzl, sotto la casa di famiglia. In quella prigione segreta, Elisabeth ha subito abusi continui, ha partorito sette figli e ha vissuto completamente isolata dal mondo. La moglie di Fritzl, che viveva al piano di sopra, sostiene di non essersi mai accorta di nulla. L’intera vicenda scuoterà profondamente l’opinione pubblica mondiale, svelando una storia di controllo, manipolazione e mostruosità dietro l’apparenza di una rispettabile famiglia borghese. Ma come è stato possibile che un simile orrore si protraesse per quasi un quarto di secolo, senza che nessuno sospettasse nulla? E cosa ha spinto Josef Fritzl a segregare e violentare la propria figlia per decenni? Proviamo a scoprirlo insieme ad Irene Locci, dottoranda all’università di Assas, esperta di cronaca nera ed autrice del podcast “Redrum”.
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Padova, 15 gennaio 2016 – Isabella Noventa è un’impiegata di 55 anni, conosciuta per il suo carattere riservato e una vita semplice. Una sera d’inverno esce per cena con un uomo che ha frequentato a lungo, il suo ex compagno Freddy Sorgato, ma non farà più ritorno a casa. Le indagini si aprono su un’apparente sparizione, ma ben presto emergono dettagli inquietanti: un video di sorveglianza mostra una figura incappucciata che si aggira per il centro di Padova, con indosso un piumino bianco identico a quello di Isabella. Da lì, prende forma una vicenda torbida, tra triangoli sentimentali, bugie incrociate e una rete di relazioni segnate da rancore e ossessioni. A rendere il tutto ancora più misterioso: un corpo che nessuno riesce a trovare, versioni dei fatti che si contraddicono e una serie di indizi lasciati come in una messinscena. Ma che fine ha fatto davvero Isabella Noventa? Proviamo a scoprirlo assieme a Valentina Schifilliti: laureata in Sociologia con indirizzo crimininologico ed autrice del podcast “Hannibal Fletcher”.
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Tra le rotte tempestose dell’Oceano Atlantico, i marinai hanno tramandato per secoli il racconto di una nave fantasma capace di apparire tra le onde per poi svanire nel nulla. È l’Olandese Volante, un vascello maledetto che, secondo la leggenda, sarebbe condannato a navigare in eterno dopo che il suo capitano sfidò una tempesta e il destino. Nei secoli, presunti avvistamenti e testimonianze hanno alimentato il mito, trasformandolo in uno dei racconti più inquietanti della tradizione marinaresca, tra superstizione, presagi di morte e fenomeni inspiegabili. Alcuni parlano di illusioni ottiche, altri di eventi troppo precisi per essere casuali. Tra storia, folklore e simbolismo, l’Olandese Volante è diventato un archetipo universale della paura dell’ignoto e della punizione eterna. Ma quanto c’è di vero in questa leggenda? E perché continua ancora oggi a esercitare un fascino così potente? Proviamo a scoprirlo insieme a Lorenzo Manara: divulgatore storico e autore del podcast “Leggende Affilate”.
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Los Angeles, gennaio 2013 – Elisa Lam, una studentessa canadese di 21 anni, arriva in California per un viaggio in solitaria. Dopo qualche giorno, si registra al Cecil Hotel, una struttura con un passato inquietante, situata nel cuore di Skid Row. Poco dopo il suo arrivo, Elisa scompare nel nulla. L’unico indizio è un video di sorveglianza girato all’interno dell’ascensore dell’hotel, in cui appare visibilmente agitata, come se stesse cercando di fuggire da qualcosa di invisibile. Il filmato diventa virale, alimentando una serie di teorie online. Due settimane più tardi, il suo corpo viene ritrovato in un serbatoio d’acqua sul tetto dell’edificio. Le autorità parlano di un tragico incidente, ma molti aspetti rimangono inspiegabili: com’è riuscita ad accedere a un’area sigillata? Perché nessuno si è accorto di nulla? E che ruolo ha avuto il passato oscuro del Cecil Hotel, già teatro di suicidi, omicidi e presenze sinistre? Ne parliamo assieme a Fabio: esperto di occulto e conduttore del podcast “Le Storie Strane”.
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Gabby Petito è una ragazza americana di 22 anni, originaria dello stato di New York. Nell’estate 2021 decide di partire per un viaggio in roulotte alla scoperta dei parchi nazionali americani insieme al fidanzato Brian Laundrie. Documentano ogni tappa sui social, diventando in poco tempo un simbolo della vita da nomadi digitali. Ma dietro ai sorrisi e ai tramonti condivisi su Instagram si nasconde una realtà ben più complessa. Già perchè alla fine di agosto, Gabby scompare nel nulla, mentre Brian torna a casa da solo, si chiude nel silenzio e si rifiuta di collaborare con le autorità. Inizia così una delle indagini più seguite degli ultimi anni, alimentata da testimonianze online, video amatoriali e migliaia di utenti impegnati a ricostruire ogni dettaglio. Quando il corpo di Gabby viene ritrovato, emergono verità sconvolgenti sulla loro relazione e sulla dinamica dell’omicidio. E mentre la polizia cerca Brian, la tensione mediatica esplode. Ma come è morta Gabby Petito? E cosa è successo davvero tra lei ed il suo fidanzato? Proviamo a scoprirlo insieme alla conduttrice del podcast “Crime Scene”.
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Nata a Los Angeles nel 1926 con il nome di Norma Jeane Baker, Marilyn Monroe è diventata uno dei volti più iconici del cinema americano. Attrice, modella e cantante, incantò Hollywood con la sua bellezza magnetica e un talento spesso sottovalutato. Ma dietro il sorriso perfetto e l’immagine costruita da studio e media, si celava una donna profondamente insicura, segnata da una vita di abbandoni, delusioni e fragilità emotiva. Dopo il successo di film come A qualcuno piace caldo e le sue celebri relazioni con personaggi come Joe DiMaggio, Arthur Miller e i fratelli Kennedy, la sua parabola si interruppe bruscamente il 5 agosto 1962, quando venne trovata senza vita nella sua casa di Brentwood. Ufficialmente, fu un suicidio. Ma nel corso dei decenni si sono moltiplicate le teorie: overdose accidentale, omicidio mafioso, insabbiamento politico, perfino coinvolgimenti dei servizi segreti. Ma cosa ha ucciso davvero Marilyn Monroe? E perchè a distanza di oltre sessant’anni, la sua morte rimane uno dei casi più enigmatici e controversi del secolo scorso? Proviamo a scoprirlo insieme a Carlotta Toschi: avvocato penalista, detentrice di un master in diritto di famiglia, ma soprattutto podcaster e autrice della serie "Dark Diaries".
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Sanremo, febbraio 1992 – In una città famosa per la musica e il turismo, a pochi giorni dall’inizio dell’omonima kermesse, due donne vengono trovate brutalmente assassinate nelle loro abitazioni, a distanza di appena 24 ore l’una dall’altra. Le scene del crimine raccontano una ferocia cieca, il cui autore si rivelerà essere un uomo dalla routine apparentemente normale di nome Paolo Savini: padre di famiglia, impiegato al cimitero comunale, ma anche responsabile di due dei delitti più efferati nella storia della Riviera ligure. Sotto il peso di prove sempre più schiaccianti, Savini si toglierá la vita prima di essere arrestato, lasciando dietro di sé interrogativi inquietanti. Chi era davvero l’uomo che la stampa ribattezzò “il Mostro di Sanremo”? Cosa spinse un insospettabile becchino a trasformarsi in assassino seriale? E cosa rivelano oggi gli atti d’indagine, i profili psicologici e gli errori investigativi su uno dei casi più oscuri e meno raccontati della cronaca nera italiana? Proviamo a scoprirlo insieme all’autrice del podcast “Black Praline”.
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Firenze, aprile 1478 – È una domenica di primavera quando, durante la Messa solenne nel cuore della Cattedrale, la storia cambia volto. Due giovani rampolli della famiglia Medici, Lorenzo e Giuliano, sono il bersaglio di un agguato spietato orchestrato da rivali potenti: i Pazzi. Giuliano morirà sotto decine di colpi, mentre Lorenzo riuscirà a salvarsi e darà il via a una delle vendette più implacabili del Rinascimento. Dietro questa congiura non ci sono solo interessi familiari, ma anche ambizioni papali, banche, guerre e alleanze oscure. Ma perché Firenze, culla dell’arte e del pensiero, fu anche teatro di una violenza così feroce? Che ruolo ebbero la Chiesa e il popolo? E in che modo Lorenzo il Magnifico riuscì a trasformare un attentato in un trionfo politico? Proviamo a scoprirlo insieme a Margherita Vitali, detentrice di un master in divulgazione storica ed autrice del podcast “Passato prossimo”.
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Verona, novembre 1994 – Eleonora Perfranceschi, ex impiegata delle Poste, vive sola con la figlia Nadia in un appartamento nel quartiere di San Michele Extra. Quando scompare improvvisamente nel nulla, Nadia parla di un viaggio imprevisto. Ma qualcosa non torna. Dopo giorni di silenzio, il corpo di Eleonora viene trovato sul ciglio di una strada, seminudo e abbandonato come quello di una sconosciuta. La scena sembra suggerire una rapina finita male, ma gli inquirenti non si lasciano ingannare. A pochi passi da lei, ci sono due figure insospettabili: sua figlia Nadia e il fidanzato Marco Rancani. Le indagini ricostruiscono un delitto calcolato, messo in atto con lucidità e motivato dal desiderio di una vita libera, agiata e senza regole. Un piano che parte dal veleno e si conclude con uno strangolamento. Ma chi ha veramente ideato tutto? Quanto ha influito l’ambiente familiare? E com’è possibile che una figlia arrivi a uccidere la propria madre con tanta freddezza? Proviamo a scoprirlo assieme a Monocratica: esperta di cronaca nera e voce del podcast “Inchiostro Nero”.
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Alcatraz, l’isola fortezza nel cuore della Baia di San Francisco, è sempre stata sinonimo di sicurezza assoluta. Qui venivano rinchiusi i criminali più pericolosi d’America, sotto costante sorveglianza e in un ambiente considerato inespugnabile. Eppure, l’11 giugno 1962, tre detenuti – Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin – riuscirono a evadere dalla prigione più sorvegliata degli Stati Uniti. Con pazienza e ingegno, scavarono i muri delle loro celle, costruirono una zattera di fortuna usando impermeabili rubati, per poi scomparire nelle acque gelide della Baia. L’FBI li cercò per decenni, ma i loro corpi non furono mai ritrovati. Che fine hanno fatto i tre fuggitivi? Sono morti durante la traversata, o sono riusciti a far perdere per sempre le loro tracce? Proviamo a scoprirlo assieme a Fabio Sanvitale: giornalista investigativo, criminologo e conduttore del podcast “Dentro il Mistero”.
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Nato a Providence nel 1890, Howard Phillips Lovecraft è oggi riconosciuto come uno dei padri indiscussi della letteratura horror contemporanea. In vita, Lovecraft visse un’esistenza segnata da malattie, isolamento e un'infinita curiosità per l'ignoto. Sebbene le sue opere non ricevettero inizialmente il riconoscimento che meritavano, sono oggi celebrate per la loro capacità di evocare orrori cosmici e profonde riflessioni sull'insignificanza umana nell'universo. Al centro della sua narrativa vi è la creazione dei Miti di Cthulhu, un pantheon di divinità antiche e terribili che sfidano la comprensione umana. La sua immaginazione ha dato vita a mondi oscuri, dove l’umanità è costantemente minacciata da forze al di là della comprensione, elementi che ancora oggi ispirano autori e artisti di ogni genere. Ma chi era l'uomo dietro queste storie agghiaccianti? E cosa rende ancora oggi la sua eredità così potente e inquietante? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Tra il 1985 e il 1992, la città di Bolzano è teatro di una serie di omicidi inquietanti. Le vittime sono giovani donne, uccise con una ferocia che lascia sgomenta l’intera comunità. Dietro quei delitti c’è un volto insospettabile: Marco Bergamo, ragazzo riservato, cresciuto in una famiglia ordinaria, che sotto la superficie nasconde una personalità disturbata e un desiderio ossessivo di controllo e dominio. Dopo sette anni di apparente silenzio, Bergamo torna a colpire, lasciando una scia di sangue che porterà le forze dell’ordine sulle sue tracce. Ma chi era davvero questo ragazzo dell’Alto Adige, che a soli 25 anni aveva già ucciso cinque volte? E cosa si cela dietro la sua freddezza, il suo distacco, il suo sguardo spento? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir, con all’attivo una produzione di oltre 20 romanzi gialli.
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Gianni Versace è stato uno degli stilisti più influenti del XX secolo. Nato a Reggio Calabria e diventato simbolo di lusso, audacia e creatività, ha rivoluzionato il mondo della moda con uno stile barocco e sensuale, trasformando le passerelle in spettacoli e rendendo la sua casa di moda un impero globale. Ma la mattina del 15 luglio 1997, davanti alla sua villa a Miami Beach, Versace viene freddato con due colpi di pistola da Andrew Cunanan, giovane serial killer già ricercato dall’FBI. Un delitto che ha scioccato l’opinione pubblica e sollevato interrogativi ancora oggi irrisolti, sul confine tra fama, ossessione e solitudine. Ma chi era davvero Cunanan? Che rapporto c’era tra lui e lo stilista? E perché scelse proprio Versace come sua ultima vittima? Proviamo a scoprirlo insieme a Elena Milanesio: esperta di moda e di cronaca nera, nonché autrice per la pagina Instagram @ele_storieamericane.
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Padre di famiglia, uomo d’affari e volontario nella comunità: John Edward Robinson si presentava come un cittadino esemplare nella tranquilla provincia americana. Ma dietro quella facciata rispettabile si celava un predatore spietato. Tra il 1984 e il 2000, Robinson attirò numerose donne in stato di necessità con promesse di lavoro, amore o protezione, per poi ucciderle e occultarne i corpi in fusti industriali. Con l’avvento di Internet, affinò la sua strategia: si fece chiamare “Slavemaster” e sfruttò le prime chat room a sfondo sessuale per adescare nuove vittime. Lettere false, adozioni truccate, identità fasulle: ogni elemento era calcolato con freddezza per controllare e far sparire chi gli orbitava intorno. Fu arrestato nel 2000, dopo la scomparsa di una giovane donna che aveva confidato i suoi timori alla madre. Ma quante sono state davvero le vittime di John E. Robinson? E perché il suo caso segna un punto di svolta nella storia della criminalità digitale? Proviamo a scoprirlo insieme ad Antonello Sale, esperto di cronaca nera e conduttore del podcast “Scary Monster”.
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Temù, maggio 2021 – Laura Ziliani, ex vigilessa e madre di tre figli, scompare misteriosamente nel cuore della Val Camonica. All’inizio si pensa a un tragico incidente in montagna, ma presto le indagini rivelano crepe profonde nella versione dei fatti raccontata dalla famiglia. Dopo tre mesi di silenzio e piste senza esito, il ritrovamento del suo corpo apre uno squarcio su una realtà sconvolgente: dietro la sua morte ci sono due delle sue figlie, Silvia e Paola, e il fidanzato di una di loro, Mirto Milani. Un delitto studiato nei minimi dettagli, preceduto da un tentativo fallito e giustificato, secondo gli assassini, da anni di tensioni familiari e desideri di emancipazione. Ma il movente è più freddo e lucido: la gestione del patrimonio di famiglia. Mentre si susseguono intercettazioni, confessioni e colpi di scena, prende forma il ritratto disturbante di un trio insospettabile, uniti da un legame tossico e da una visione distorta dell’amore e della libertà. Cosa può spingere dei figli a uccidere la propria madre? E chi è davvero Mirto Milani, il giovane definito dagli inquirenti “la mente” del gruppo? Proviamo a scoprirlo insieme a Serena Garofano: criminologa, detentrice di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrice per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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5 dicembre 1945 - Una squadriglia composta da cinque bombardieri Avenger della Marina statunitense decolla dalla Florida per un volo d’addestramento. A partire da quella mattina, né i velivoli né il loro equipaggio furono mai più rivisti. Quel misterioso episodio, passato alla storia come il Volo 19, diede inizio alla leggenda del Triangolo delle Bermuda: un’area compresa tra Miami, Porto Rico e le isole Bermuda, ritenuta teatro di sparizioni inspiegabili. Negli anni successivi, decine di navi e aerei svanirono apparentemente nel nulla, generando teorie tanto affascinanti quanto controverse: distorsioni magnetiche, onde anomale, malfunzionamenti tecnologici, e persino portali verso altre dimensioni. Ma cosa c’è davvero dietro a queste scomparse? Il triangolo delle Bermuda è davvero un enigma irrisolto, o soltanto una leggenda alimentata da errori, coincidenze e cultura mediatica? Proviamo a scoprirlo insieme a Giulio Maria Garbellotto, esperto di disastri aerei e conduttore del podcast “Ultimi Attimi”.
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Nel 2025 ricorre il cinquantesimo anniversario di Profondo Rosso, il capolavoro che consacrò Dario Argento come maestro assoluto del thriller all’italiana. Nato a Roma nel 1940, Argento ha rivoluzionato il cinema di genere, fondendo l’eleganza visiva con l’orrore più disturbante. Attraverso film come Suspiria, Inferno, Tenebre e Opera, ha saputo costruire un’estetica unica, fatta di ombre taglienti, colonne sonore ipnotiche e omicidi coreografati come danze macabre. Ma dietro il regista si cela anche un uomo complesso, influenzato da Edgar Allan Poe, Mario Bava e un’ossessione per la bellezza della paura. Cosa rende ancora oggi così potente l’immaginario di Dario Argento? E perché i suoi film continuano a farci paura e incantarci, mezzo secolo dopo? Ne parliamo insieme a Laura Scaramozzino, editor, coach letteraria, nonché autrice premiata di novelle e romanzi noir.
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Nata a New Orleans nel 1787 da una famiglia nobile, Delphine LaLaurie era una figura rispettata dell’élite creola della città, circondata da ricchezza, feste e prestigio sociale. Dietro la facciata di donna elegante e filantropa, però, si celava un’anima brutale. Nella sua dimora di Royal Street, nota oggi come la “casa degli orrori”, LaLaurie ridusse in schiavitù uomini e donne sottoponendoli a sevizie atroci. La verità emerse nel 1834, dopo un incendio che portò alla scoperta di stanze segrete dove le vittime erano incatenate, mutilate e lasciate a morire lentamente. La comunità reagì con furia, ma Delphine riuscì a fuggire in Europa, evitando qualunque condanna. La sua storia, sospesa tra realtà storica e leggenda, è rimasta impressa nell’immaginario collettivo, trasformandosi in mito gotico e in icona del folklore oscuro di New Orleans. Ma chi era davvero Madame LaLaurie? E perché il suo nome continua a evocare orrore e fascinazione ad oltre due secoli di distanza? Proviamo a scoprirlo insieme all’autrice del podcast “Ottocento Oscuro”.
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Nato a Genova nel 1958, Maurizio Minghella è considerato uno dei serial killer più spietati della storia criminale italiana. Dopo un’infanzia segnata da violenze familiari e disturbi psichici, a fine anni Settanta terrorizzò la Liguria con una serie di omicidi efferati. Condannato all’ergastolo, Minghella sembrava destinato a non uscire più dal carcere. Eppure, nel 1995, ottenne la semilibertà e tornò a colpire con la stessa violenza di 17 anni prima, strangolando numerose prostitute. Le sue vittime erano spesso donne vulnerabili, adescate e poi seviziate, in una spirale di crudeltà che riportò l’Italia a fare i conti con l’incubo di un serial killer. Le indagini, i depistaggi, l’eco mediatica e i processi hanno lasciato aperte ancora oggi molte domande: cosa spinse davvero Minghella a uccidere? E come fu possibile che un uomo condannato all’ergastolo potesse tornare libero e reiterare i suoi crimini? Proviamo a scoprirlo insieme a Marta Casà, dottoressa in scienze investigative ed autrice del podcast “Mente Criminale”.
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Colleferro, 6 settembre 2020 – Una lite tra ragazzi, in una notte di fine estate come tante altre, si trasforma in tragedia. Willy Monteiro Duarte, 21 anni, interviene per difendere un amico, ma viene aggredito con inaudita violenza da un gruppo di coetanei, tra cui i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. In pochi minuti, la sua vita si spegne, lasciando dietro di sé sgomento, rabbia e un vuoto profondo nella comunità. Le indagini e i processi che seguiranno delineeranno un quadro complesso, fatto di testimonianze, perizie medico-legali e sentenze che hanno acceso un acceso dibattito sulla giustizia, sulla violenza di gruppo e sul confine tra volontà e dolo eventuale. Le condanne all’ergastolo per i Bianchi, successivamente ridotte in appello, hanno suscitato polemiche e riflessioni sulla distanza tra la percezione pubblica e la logica giuridica. Ma cosa può aver causato una reazione così violenta? E cosa racconta la storia di Willy sull’Italia di oggi, sui nostri giovani, e sullo stato attuale della nostra società? Proviamo a scoprirlo insieme a Bianca Gennari Caspariis: criminologa, detentrice di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrice per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Roma, 16 marzo 1978 – in via Fani un commando delle Brigate Rosse tende un agguato all’auto di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. L’uomo politico più influente dell’epoca viene rapito, mentre la sua scorta viene sterminata con una violenza che scuote l’Italia intera. Per 55 giorni il Paese rimane sospeso in un incubo fatto di comunicati, lettere dalla prigionia e un crescendo di tensione che si concluderà nel modo più drammatico. Ma il sequestro Moro non fu un episodio isolato: rappresentò piuttosto l’apice di una stagione segnata dal terrorismo, in cui le Brigate Rosse cercavano di abbattere lo Stato con la lotta armata. Nati alla fine degli anni ’60, in un contesto dominato dalla Guerra Fredda, dalla strategia della tensione e dai conflitti ideologici, i brigatisti misero in atto una lunga scia di attentati, rapimenti e omicidi che ancora oggi pesano sulla storia della nostra Repubblica. Ma chi erano davvero le Brigate Rosse? E cosa si nascondeva davvero dietro il rapimento di Aldo Moro? Proviamo a scoprirlo insieme a Giacomo Brunoro, autore di libri e audiolibri e direttore editoriale della casa editrice californiana LA Case Books.
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9 ottobre 1963, provincia di Belluno – Alle ore 22:39 una frana di proporzioni gigantesche si distacca dal Monte Toc e si riversa nel bacino artificiale del Vajont. L’acqua sollevata dall’impatto supera la diga e precipita a valle con una forza devastante, cancellando in pochi istanti interi paesi come Longarone, Pirago e Rivalta. Le vittime saranno quasi 2000, tra uomini, donne e bambini sorpresi nelle loro case. Nei primi minuti molti pensarono a un crollo strutturale della diga, ma presto si capì che il disastro era stato causato da un’enorme frana, i cui segni premonitori erano stati segnalati da tempo e ignorati. Negli anni successivi un lungo processo avrebbe tentato di stabilire responsabilità, ma le condanne furono poche e lievi rispetto alla portata della catastrofe. Il Vajont è rimasto così nella memoria collettiva come una tragedia annunciata, simbolo delle conseguenze fatali dell’avidità e della negligenza. Ma cosa accadde davvero quella notte? E perché un’opera che avrebbe dovuto rappresentare il progresso si trasformò invece in uno dei più grandi lutti della storia italiana? Proviamo a scoprirlo insieme a Mary e Winny, esperti di cronaca nera e conduttori del podcast “Tango in Nero”.
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Torino, 26 giugno 1996 – Due normali dipendenti delle Poste mettono a segno quello che passerà alla storia come “il furto del secolo”. Durante un giro di raccolta valori, sotto la scorta della polizia, i sacchi pieni di miliardi di lire vengono sostituiti con sacchi di carta straccia. Il colpo sembra perfetto, ma il mattino successivo i sospetti ricadono subito sugli autisti del furgone. Da quel momento la vicenda prende una piega drammatica: i due ideatori spariscono misteriosamente e, settimane dopo, i loro corpi vengono ritrovati sepolti in un campo. È l’inizio di un’inchiesta che svelerà tradimenti, omicidi e una latitanza internazionale degna di un film. Ma chi erano davvero gli uomini d’oro? E che fine fece l’immenso bottino, mai ritrovato? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabio Granaro: giornalista, esperto di comunicazione, nonchè autore del podcast “Torino Nera”.
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Nato in Colombia nel 1948, Pedro Alonso López è considerato uno dei serial killer più spietati della storia contemporanea, passando alle cronache come il “mostro delle Ande”. Dietro l’apparenza di un uomo silenzioso e schivo, si nascondeva infatti una mente ossessionata da fantasie omicide e da un rancore radicato fin dall’infanzia, segnata da violenze e abusi. Durante gli anni Settanta, López attirò centinaia di bambine tra Ecuador, Colombia e Perù con promesse di piccoli regali o attenzioni, per poi violentarle e strangolarle a sangue freddo. La sua cattura avvenne solo nel 1980, dopo un tentato rapimento e il ritrovamento di numerosi corpi. Confessò oltre 300 omicidi, anche se la giustizia riuscì ad attribuirgliene con certezza poco più di un centinaio. Condannato a soli 16 anni di prigione in Ecuador, venne poi rilasciato e fece perdere le proprie tracce, lasciando dietro di sé un’eredità di paura e di rabbia. Ma chi era davvero Pedro Alonso López? E come è stato possibile che un assassino così efferato riuscisse a sfuggire alla giustizia internazionale? E cosa lo ha reso capace di simili atrocità? Proviamo a scoprirlo insieme a Giuseppe Paternó Raddusa: autore, sceneggiatore, nonchè creative producer della casa editrice Orange Media.
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Roseto Capo Spulico, 18 novembre 1989 – In una serata dell’autunno calabrese, lungo la statale 106, viene ritrovato il corpo senza vita di Denis Bergamini, centrocampista del Cosenza e promessa del calcio italiano. La versione ufficiale parla di suicidio: Denis si sarebbe infatti gettato sotto un camion in corsa. Fin dall’inizio, però, molti dettagli non tornano. Il suo corpo non presenta le ferite tipiche di un investimento, i vestiti e gli oggetti personali risultano quasi intatti, e la testimonianza della fidanzata che era con lui solleva più domande che risposte. Dopo anni di battaglie da parte della famiglia e dei tifosi, nuove indagini e una riesumazione del cadavere hanno ribaltato quella ricostruzione, portando in aula l’accusa di omicidio volontario contro l’ex compagna. 35 anni dopo, restano ancora aperti numerosi interrogativi: cosa accadde davvero quella sera sulla Statale Jonica? E chi è stato davvero a tradire la fiducia di Denis? Proviamo a scoprirlo insieme a Francesco Paolo Esposito: professore di criminologia forense, perito legale, ma anche podcaster.
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A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna sotto i riflettori. Dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, nuove perizie, tecnologie avanzate e dettagli riemersi dall’archivio investigativo hanno portato la Procura di Pavia a indagare un altro nome: Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. A far discutere sono soprattutto la famosa “impronta 33”, potenzialmente compatibile con la sua mano, e alcuni frammenti di DNA rinvenuti sotto le unghie di Chiara, già al centro di polemiche anni fa. Ma cosa c’è di concreto in queste nuove piste? E quanto ha pesato l’esposizione mediatica del caso, tra dichiarazioni del Ministro della Giustizia, campagne social e incursioni shock di Fabrizio Corona? Proviamo a scoprirlo insieme a Luca Pallavidino: esperto di cronaca nera, nonchè speaker e co-fondatore di Dpen Podcast.
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Nel luglio 1969 l’umanità raggiunge uno dei suoi traguardi più straordinari: l’allunaggio della missione Apollo 11. Ma a partire dagli anni ’70, una teoria complottista inizia a prendere piede: e se lo sbarco fosse stato una messinscena? Secondo alcuni, le iconiche immagini trasmesse dalla NASA sarebbero state girate in uno studio segreto dal regista Stanley Kubrick, autore dell’acclamato “2001: Odissea nello Spazio”, uncineasta geniale e perfezionista, che con la sua filmografia ha cambiato per sempre il modo di intendere il cinema, senza mai davvero smettere di far discutere. L’ipotesi, alimentata da coincidenze visive, riferimenti simbolici e ambiguità narrative, si è diffusa per decenni, insinuandosi nella cultura pop e attirando schiere di sostenitori. Ma da dove nasce davvero questa teoria? Quali sono i presunti indizi nascosti nei film di Kubrick? E cosa dicono la scienza (ed il buon senso) per confutarla? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Nata a Genova nel 1961, Moana Pozzi è stata una delle figure più controverse e affascinanti dello spettacolo italiano. Dietro l’immagine della pornostar sicura di sé e della diva televisiva, si celava una donna determinata, colta e capace di trasformare il proprio corpo in simbolo di libertà e provocazione. Negli anni Ottanta e Novanta, mentre l’Italia si confrontava con un clima sociale conservatore, Moana infranse i tabù, approdando persino alla politica con il Partito dell’Amore. Nel 1994, la sua morte improvvisa a soli 33 anni, ufficialmente per un cancro al fegato, alimentò una scia di teorie alternative: chi sosteneva fosse morta di AIDS, chi parlava di un’esistenza segreta all’estero, chi di un complotto dei servizi segreti. Un mistero che, a distanza di trent’anni, continua ad alimentare fascino e interrogativi. Ma chi era davvero Moana Pozzi? E perché la sua figura resta così potente nell’immaginario collettivo italiano? Proviamo a scoprirlo insieme a Morena Rossi, copywriter, creative producer presso il gruppo Orange Media, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Icone”.
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Castellamonte, gennaio 2016 – Gloria Rosboch, un’insegnante di 49 anni originaria della provincia di Torino, sparisce improvvisamente nel nulla senza lasciare alcuna traccia. Inizia così un’indagine che porterà alla luce una storia di manipolazione, bugie e inganno affettivo. Dietro la scomparsa di Gloria si cela un tale Gabriele Defilippi, un suo ex allievo, che l’aveva convinta a consegnargli i risparmi di una vita con la promessa di un nuovo inizio insieme in Costa Azzurra. Ma il sogno si rivela presto un incubo. Quando il corpo di Gloria viene ritrovato in una cisterna abbandonata e iniziano gli arresti, emergono dettagli inquietanti: la complicità di un amico maturo, il possibile coinvolgimento della madre di Gabriele e un delitto premeditato in ogni dettaglio. Ma chi era davvero Gabriele Defilippi? E come ha potuto un giovane manipolare più persone e orchestrare un crimine così spietato ai danni di una donna che si fidava di lui? Proviamo a scoprirlo insieme a Serena Garofano ed Anna Candelora: criminologhe, detentrici di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrici per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Livorno, 10 aprile 1991 – Il traghetto Moby Prince salpa in serata dal porto toscano diretto a Olbia, con 141 persone a bordo. Poche miglia dopo l’uscita in mare, la nave entra in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, ferma alla fonda e carica di greggio. In pochi minuti, un incendio violentissimo avvolge il traghetto. Mentre la petroliera riesce a mettere in salvo il proprio equipaggio, il Moby Prince resta alla deriva, completamente avvolto dalle fiamme. I soccorsi non arrivano in tempo. Alla fine, solo un giovane mozzo sopravvive: tutti gli altri passeggeri e membri dell’equipaggio muoiono asfissiati o ustionati. L’inchiesta individua la nebbia e un errore umano come cause principali della tragedia. Ma con il passare degli anni emergono nuovi indizi, contraddizioni e ipotesi inquietanti: perché le squadre di soccorso impiegarono quasi due ore a localizzare il relitto? Cosa c’era davvero quella notte nella rada di Livorno? E che ruolo ebbero le compagnie armatoriali e le istituzioni? Proviamo a scoprirlo insieme a Mary e Winny, esperti di cronaca nera e conduttori del podcast “Tango in Nero”.
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Nata in Campania nel 1894, Leonarda Cianciulli è passata alla storia come la “saponificatrice di Correggio”, protagonista di uno dei casi più inquietanti della cronaca nera italiana. Dietro l’apparenza di una madre devota e commerciante stimata, si nascondeva una mente ossessionata dalla superstizione, dalla morte e dalla paura di perdere i figli. Tra il 1939 e il 1940, in un’Italia sull’orlo della guerra mondiale, Leonarda attirò tre donne nella sua trappola e le uccise con estrema freddezza. Le vittime sono tre donne del posto, attirate nella sua trappola con la promessa di un nuovo futuro, ma destinate a un macabro destino: i loro corpi verranno infatti smembrati e trasformati in sapone e dolciumi. Il caso, che emergerà con tutta la sua crudezza solo nel dopoguerra, sconvolse l’opinione pubblica e pose interrogativi inquietanti sul confine tra superstizione e follia, tra devozione materna e ossessione. Ma chi era davvero Leonarda Cianciulli? E cosa può spingere una madre a sacrificare altre vite umane in nome dell’amore per i propri figli? Proviamo a scoprirlo insieme ad Eleonora Quarchioni, web editor, detentrice di un master in Media e Intrattenimento all’Università Luiss di Roma, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Italia Nera”.
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Roma, 8 dicembre 1970 – Un gruppo di militari, estremisti di destra e figure legate a settori deviati dello Stato si prepara a compiere un colpo di Stato. L’operazione è guidata da Junio Valerio Borghese, ex comandante della Xª MAS e fondatore del Fronte Nazionale. Il piano prevede il sequestro del Presidente della Repubblica, l’occupazione dei ministeri e della RAI, e l’assassinio di figure chiave come il capo della Polizia Angelo Vicari. È tutto pronto: le squadre si muovono, vengono distribuite armi, alcuni palazzi sono già occupati. Poi, all’improvviso, l’ordine di rientrare. Nessuno conosce il vero motivo di quel contrordine. Il tentato golpe viene taciuto per mesi, fino a quando non viene rivelato dalla stampa, ma i processi si concludono con assoluzioni clamorose e nessun riconoscimento ufficiale. A più di cinquant’anni da quella notte, il tentativo di colpo di Stato resta uno dei capitoli più oscuri e controversi della storia repubblicana. Ma chi c’era davvero dietro il golpe Borghese? E perché l’Italia ha preferito dimenticare? Proviamo a scoprirlo insieme a Marco D’Agostino: collaboratore per il Quotidiano del Sud e autore del podcast “Trame Irrisolte”.
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Baghdad, 4 febbraio 2005 – La giornalista italiana Giuliana Sgrena viene rapita da un gruppo armato mentre si trova in Iraq per documentare le conseguenze della guerra e l’intervento della comunità internazionale. Scatta immediatamente una complessa trattativa condotta dai servizi segreti italiani, guidata da Nicola Calipari, funzionario del SISMI con una lunga esperienza in missioni delicate. Dopo un mese di trattative riservate, il 4 marzo, Sgrena viene liberata. Ma mentre l’auto che la riporta in aeroporto percorre la pericolosa Route Irish, una postazione americana apre il fuoco. Calipari, seduto accanto alla giornalista, viene colpito a morte mentre protegge la giornalista con il proprio corpo. Ne seguiranno tensioni diplomatiche, inchieste inconcludenti e accuse incrociate tra Italia e Stati Uniti. Ma cosa accadde davvero quella notte? E perché le versioni ufficiali continuano a non combaciare, dopo quasi vent’anni? Proviamo a scoprirlo insieme a Fabrizio Coniglio: attore, narratore e autore del podcast “Il caso Calipari”.
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Parigi, 30 agosto 1997 – Diana Spencer, ex principessa di Galles, arriva nella capitale francese insieme al suo nuovo compagno Dodi Al-Fayed. Hanno trascorso l’estate tra yacht e hotel di lusso, inseguiti dai paparazzi e al centro di indiscrezioni crescenti. Quella sera, dopo una cena all’hotel Ritz, lasciano l’albergo a bordo di una Mercedes nera per sfuggire ai fotografi, ma non arriveranno mai a destinazione… L’auto si schianta nel tunnel del Pont de l’Alma, uccidendo Dodi e il conducente sul colpo, mentre Diana sarebbe morta poche ore dopo in ospedale. Le inchieste ufficiali parleranno di tragico incidente, ma le circostanze lasceranno spazio a ipotesi inquietanti: negligenze nei soccorsi, dinamiche anomale, e accuse mai del tutto chiarite che chiamano in causa persino i servizi segreti e la famiglia reale. Ma cosa accadde davvero quella notte a Parigi? E perché, a più di 20 anni di distanza, sono ancora tanti i dubbi che resistono alla verità ufficiale? Proviamo a scoprirlo insieme a Carlotta Toschi: avvocato penalista, detentrice di un master in diritto di famiglia, ma soprattutto podcaster e autrice della serie "Dark Diaries".
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Per anni si è pensato che le mafie fossero un fenomeno limitato al Sud Italia. Ma nel giugno del 1993, un blitz delle forze dell’ordine cambia tutto: si tratta dell’Operazione Betulla. Oltre 200 agenti arrestano 40 persone tra Piemonte, Lombardia e Calabria, portando alla luce una rete criminale della ’ndrangheta insediata nel cuore della Val d’Ossola. Una storia rimossa, caduta troppo presto nel silenzio, che ancora oggi solleva domande inquietanti. L’inchiesta svela una fitta rete di estorsioni, appalti pilotati, legami tra clan calabresi e imprenditori locali, con ramificazioni fino alle istituzioni. È la prima volta che una città del Nord rischia lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Eppure, l’opinione pubblica fatica ancora a riconoscere la presenza della criminalità organizzata al di fuori del Mezzogiorno. Ma quanto è profonda oggi la penetrazione della ’ndrangheta nei territori settentrionali? Proviamo a scoprirlo insieme ad Arianna Giannini-Tomà, giornalista investigativa e autrice del podcast “Operazione Betulla”.
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Bolzano, gennaio 2021 – Peter Neumair e Laura Perselli, una coppia benvoluta e rispettata in città, scompaiono misteriosamente dalla loro casa senza lasciare tracce. Inizia così uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti degli ultimi anni. Mentre le autorità cercano disperatamente indizi sui coniugi scomparsi, emergono dettagli inquietanti sul loro figlio, Benno Neumair: un giovane ossessionato dalla perfezione fisica, reduce da una rottura violenta con la sua ex fidanzata e capace di nascondere segreti oscuri dietro una facciata di normalità. Quando le indagini rivelano tracce di sangue nell’appartamento di famiglia e Benno comincia a contraddirsi nei suoi racconti, i sospetti si concentrano su di lui. Alla fine, sarà lo stesso Benno a confessare l’omicidio dei suoi genitori, rivelando dettagli agghiaccianti sul duplice delitto e portando alla luce un lato oscuro che nessuno avrebbe mai sospettato. Ma cosa lo ha spinto davvero a compiere un crimine così efferato? Proviamo a scoprirlo insieme ad Anna Candelora e Bianca Gennari Caspariis: criminologhe, detentrici di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrici per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Mogadiscio, 20 marzo 1994 – Ilaria Alpi, giornalista del TG3, e il suo operatore Miran Hrovatin sono in Somalia per documentare gli effetti della guerra civile e indagare su traffici pericolosi che collegano l’Italia al Corno d’Africa. Le loro ultime ore sono frenetiche: incontri con fonti locali, riprese in aree di conflitto e interviste scomode a personaggi legati a traffici di armi e rifiuti tossici. Quel giorno, dopo una visita al porto di Bosaso, la loro jeep si muove tra le strade caotiche di Mogadiscio, ma viene improvvisamente bloccata da un gruppo armato. Si parla di un possibile tentativo di rapimento andato storto, di una manovra disperata per sfuggire agli assalitori e di un conflitto a fuoco che lascia poche tracce ma molti interrogativi. Ma cosa avevano scoperto Ilaria e Miran in quei giorni concitati? Quali segreti avevano portato alla luce e, soprattutto, chi voleva che quei segreti rimanessero sepolti per sempre? Proviamo a scoprirlo insieme a Francesco Paolo Esposito: professore di criminologia forense, perito legale, ma anche podcaster.
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Nel cuore del golfo di Napoli sorge la Gaiola, una piccola isola dalla bellezza incantevole, avvolta però da una fama sinistra. Da decenni, si racconta che su di essa gravi una maledizione, responsabile di una lunga scia di sventure e tragedie che hanno colpito i suoi proprietari. Ma la Gaiola è solo uno dei tanti luoghi di Napoli in cui mito, storia e occulto si intrecciano. Dalle presenze invisibili del Munaciello e della Bella 'Mbriana, fino ai segreti alchemici della Cappella Sansevero e alle leggende delle catacombe, Napoli si rivela una città profondamente permeata da misteri antichi. Cosa rende questa città così ricca di storie soprannaturali? E cosa si nasconde davvero dietro la fama maledetta della Gaiola? Proviamo a scoprirlo insieme a Noemi De Falco, esperta di occulto e conduttrice del podcast “Ombre - Leggende Metropolitane”.
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Montevideo, 13 ottobre 1972 - Un aereo militare uruguaiano decolla dalla città argentina di Mendoza con a bordo 45 persone: in gran parte ragazzi di una squadra di rugby diretti in Cile per una partita amichevole. Il volo charter parte regolarmente e fa scalo a Mendoza, in Argentina, dove le condizioni meteo impongono una pausa prima di affrontare l’attraversamento delle Ande, una delle catene montuose più pericolose del mondo. Il giorno successivo, nonostante il maltempo e le difficoltà operative, il volo decolla nuovamente. Dopo poche ore, però, l’aereo scompare dai radar. I soccorsi partono subito, ma vengono interrotti pochi giorni dopo: nessun segnale, nessuna speranza. Quello che ancora non si sa è che, su un ghiacciaio a quasi 4.000 metri d’altitudine, 33 persone sono sopravvissute allo schianto. Rimarranno isolate per 72 giorni, lottando contro il freddo, la fame, e una scelta estrema: nutrirsi dei compagni morti per restare in vita. Ma com’è potuto accadere tutto questo? Fu solo un errore di navigazione, o c’era qualcosa che si sarebbe potuto evitare? Proviamo a scoprirlo insieme a Giulio Maria Garbellotto, esperto di disastri aerei e conduttore del podcast “Ultimi Attimi”.
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“Adolescence” è una fortunata serie Netflix che racconta, in modo crudo e senza filtri, la storia di Jamie, un tredicenne britannico accusato dell’omicidio di una coetanea. Attraverso una narrazione in tempo reale e uno stile cinematografico innovativo, la serie esplora non solo le dinamiche di un caso di femminicidio, ma anche il disagio profondo di una generazione maschile cresciuta tra isolamento, rabbia e subculture tossiche online. Seguendo il punto di vista dell’accusato e delle persone che gli gravitano attorno, “Adolescence” solleva interrogativi inquietanti sulla criminalità minorile, sulla responsabilità degli adulti e sull'impatto dei modelli digitali sulle giovani menti. Ma quali sono le radici di questo fenomeno? E come si collega a casi reali che hanno sconvolto anche l’Italia? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Desirée Piovanelli ha solo 14 anni quando, in un tranquillo sabato pomeriggio di fine settembre, esce di casa dicendo ai genitori che andrà a studiare da un’amica. È una ragazza riservata, gentile, benvoluta da tutti nel suo quartiere di Leno, in provincia di Brescia. Ma quella sarà l’ultima volta che viene vista viva. Cinque giorni più tardi, il suo corpo senza vita viene ritrovato all’interno di un casolare abbandonato a pochi passi da casa. È stata brutalmente aggredita e uccisa. Le indagini porteranno alla luce una verità agghiacciante: a colpirla sono stati quattro ragazzi del paese, tre dei quali minorenni. È uno dei primi casi in cui la stampa italiana comincerà a parlare di “branco”. La comunità si ritrova sotto shock e si moltiplicano le domande. Ma cosa spinse davvero quei ragazzi a commettere un crimine tanto atroce? E cosa è successo davvero, quel pomeriggio, dentro la Cascina Ermengarda? Proviamo a scoprirlo assieme a Valentina Poddighe: esperta di cronaca nera e autrice del podcast “Direful Tales”.
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Nada Cella ha 24 anni e lavora come segretaria in uno studio di commercialista a Chiavari, in Liguria. La mattina del 6 maggio 1996 viene trovata agonizzante nel suo ufficio, colpita ripetutamente alla testa. Morirà poche ore dopo, senza aver mai ripreso conoscenza. Non ci sono testimoni, né arma del delitto, e nessuna impronta utile. Le indagini si muovono a fatica tra piste abbandonate, testimoni reticenti e clamorosi depistaggi. Il caso viene archiviato nel 1998, ma la famiglia non smette mai di cercare la verità. A distanza di 25 anni, una nuova analisi dei reperti e la riscoperta di un piccolo bottone cambiano tutto. Il fascicolo si riapre e porta in aula nuovi indagati, tra cui una presunta rivale di Nada. Ma è davvero lei la colpevole? E perché la verità è rimasta sepolta così a lungo? Proviamo a scoprirlo insieme a Silvia e Sara, esperte di cronaca nera e conduttrici del podcast “Crime-Aut”.
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Serena Mollicone è una studentessa modello di appena 18 anni, prossima alla maturità e con una vita davanti. Ma il primo giugno 2001 scompare nel nulla dal piccolo paese di Arce, in provincia di Frosinone. Due giorni dopo, il suo corpo viene ritrovato nei boschi di Fontecupa, con mani e piedi legati, un sacchetto sulla testa e segni evidenti di violenza. Un omicidio efferato, che fin dall’inizio lascia intuire un movente oscuro e una regia lucida. Le indagini si muovono a rilento, tra false piste, possibili depistaggi e misteri irrisolti, come quello del cellulare riapparso all’improvviso durante i funerali o del brigadiere che si tolse la vita dopo una rivelazione chiave. Col tempo, l’attenzione si sposta verso la caserma dei Carabinieri del paese, in un intreccio inquietante di silenzi, bugie e verità nascoste. Ma a oltre vent’anni di distanza, chi ha davvero ucciso Serena Mollicone? E perché? Proviamo a scoprirlo assieme a Francesco Volpe: esperto di cronaca nera e autore del podcast “Rosso di Sera”.
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Nato a New York nel 1938, Bernie Madoff costruì un impero finanziario che lo portò ai vertici di Wall Street, guadagnandosi la fiducia di investitori e istituzioni. Per decenni fu considerato un genio della finanza, fino a quando, nel 2008, la verità emerse: il suo fondo non era altro che la più grande truffa di sempre, uno schema Ponzi da oltre 60 miliardi di dollari. La promessa di rendimenti sicuri e costanti attirò migliaia di investitori, dai piccoli risparmiatori ai grandi nomi della finanza. Ma come ha fatto Madoff a ingannare tutti per così tanto tempo? E quali sono state le conseguenze per le sue vittime e per il mondo finanziario? Proviamo a scoprirlo insieme ad Andrea Franceschi, giornalista del Sole24Ore e autore del podcast “Squali”.
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Montecchia di Crosara, 1991 – Pietro Maso, ventenne della provincia veronese, ha tutto ciò che potrebbe desiderare: una famiglia benestante, una vita sociale intensa e una cerchia di amici che lo ammirano. Ma dietro questa facciata si nasconde un piano terrificante. Ossessionato dal denaro e dal desiderio di una vita di lusso, Maso decide di eliminare chi rappresenta l’ultimo ostacolo alla sua ambizione: i suoi genitori. Con l’aiuto di tre complici, organizza un delitto efferato, portato a termine con spietata determinazione. Ma le indagini rivelano dettagli inquietanti, dalle sue precedenti tentate uccisioni al suo comportamento narcisistico durante il processo. Un caso che ha scosso l’Italia e che ha portato a interrogarsi non solo sulla mente criminale di Maso, ma anche sulla società che lo ha plasmato. Chi era e chi è veramente Pietro Maso? E quanto può influire l’ambiente in cui si cresce sulla nascita di un assassino? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir per le case editrici Placebook Publishing and Writer Agency, con all’attivo una produzione di 5 romanzi gialli.
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Il 16 gennaio 2025, il mondo del cinema ha perso uno dei suoi registi più visionari: David Lynch. Nato il 20 gennaio 1946 a Missoula, nel Montana, Lynch ha rivoluzionato il cinema e la televisione con opere che sfidano ogni convenzione. Attraverso uno stile unico che fonde il surreale con il perturbante, è riuscito a trasformare la percezione del quotidiano, mostrando la bellezza e la paura che si celano dietro la realtà. Dall’orrore psicologico di Eraserhead alla sofisticata narrazione di Mulholland Drive, Lynch ha esplorato l'oscurità dell'animo umano, dando vita a un cinema che non si limita a raccontare storie, ma invita lo spettatore a guardare oltre l'ordinario. Ma come ha fatto un regista come Lynch, spesso considerato un enigma, a diventare uno dei pionieri della "prestige TV" con Twin Peaks? E in che modo la sua eredità continua a influenzare il cinema e la cultura popolare oggi, dopo la sua morte nel gennaio 2025? Ne parliamo insieme a Laura Scaramozzino, editor, coach letteraria, nonché autrice premiata di novelle e romanzi noir.
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Per decenni, la globalizzazione è stata vista come un processo irreversibile, capace di connettere economie, culture e società in un’unica rete interdipendente. Tuttavia, negli ultimi anni, guerre commerciali, pandemia, crisi energetiche e tensioni geopolitiche hanno messo in discussione questa narrazione. Sempre più paesi stanno riscoprendo il protezionismo, le catene di approvvigionamento si accorciano e le grandi potenze sembrano orientarsi verso il decoupling economico. Negli Stati Uniti, il governo ha iniziato a ridurre drasticamente i fondi destinati agli aiuti internazionali, segnando un ulteriore passo verso una politica più isolazionista. Ma stiamo davvero assistendo alla fine della globalizzazione? E quali potrebbero essere le conseguenze per il futuro dell’economia mondiale? Ne parliamo con Lucia Ferrone, detentrice di un dottorato di ricerca in Economia dello Sviluppo e ricercatrice in geografia economico-politica al dipartimento di economia dell'Università di Firenze.
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Quarto Oggiaro, 2017 - Andrea La Rosa, ex calciatore e dirigente sportivo, scompare dopo un incontro con Raffaele Rullo, suo conoscente. Poco tempo dopo si scoprirà che dietro la sua sparizione si nascondeva un omicidio premeditato orchestrato da Rullo e da sua madre, Antonietta Biancaniello, spinti proprio da motivi economici. La vittima, infatti, aveva prestato a Raffaele Rullo ingenti somme che non intendeva restituire. Ma la vicenda si complica ulteriormente quando emerge un altro oscuro episodio: il tentato omicidio di Valentina Angotti, la moglie di Rullo, che si trova coinvolta in un gioco di inganni e vendetta. La tragica fine di La Rosa e la drammatica vicenda della Angotti pongono domande inquietanti sulle deviazioni che può assumere un rapporto madre-figlio quando ci si trova di fronte a crimini così efferati… Ma chi sono davvero Raffaele Rullo e Antonietta Biancaniello? Proviamo a scoprirlo insieme all’autrice del podcast di cronaca nera “Casi Umani”.
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La trattativa Stato-mafia è uno dei capitoli più controversi della storia italiana. Si tratterebbe di un presunto patto segreto tra esponenti delle istituzioni e Cosa Nostra per mettere fine alla stagione delle stragi del 1992-1993. Difatti, dopo il Maxiprocesso e dopo le condanne ai boss mafiosi, la reazione di Cosa Nostra fu brutale: gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino segnarono il definitivo punto di svolta. Da quel momento, secondo le indagini, uomini dello Stato avrebbero cercato un compromesso per fermare le stragi in cambio di condizioni detentive più morbide per i mafiosi, ridiscutendo l’applicazione del 41 bis. A rivelarne l’esistenza sono stati collaboratori di giustizia, intercettazioni e documenti processuali, fino alla sentenza del 2018 che ne ha certificato la realtà. Ma chi fu a condurre davvero questa trattativa? E quali conseguenze ha avuto sulla politica e sulla società italiana? Proviamo a scoprirlo insieme a Francesco Paolo Esposito: professore di criminologia forense, perito legale, ma anche podcaster.
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Angelo Izzo è un nome che evoca uno dei crimini più atroci della storia italiana: il massacro del Circeo. Nato nel 1953, Izzo è stato il protagonista di una delle vicende più scioccanti del paese, simbolo di una violenza senza pietà. Condannato in concorso per il brutale sequestro e omicidio di Rosaria Lopez nel 1975, ha continuato a far parlare di sé anche dopo la prigione, dimostrando che la sua sete di sangue non si era mai spenta. Nel 2004, ottenne la semilibertà, una decisione che si rivelò tragica: l'anno successivo, infatti, mentre godeva di un regime di detenzione meno severo, uccise barbaramente Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, madre e figlia, in quello che fu definito un duplice femminicidio annunciato. Ma chi era veramente Angelo Izzo? E come ha potuto continuare a seminare il terrore anche dopo essere stato condannato?
Proviamo a scoprirlo insieme a Carlotta Toschi: avvocato penalista, detentrice di un master in diritto di famiglia, ma soprattutto podcaster e autrice della serie "Dark Diaries".
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Gravina di Puglia, 5 giugno 2006 - È una sera di inizio estate quando Francesco e Salvatore Pappalardi, conosciuti da tutti come Ciccio e Tore, di soli 13 e 11 anni, scompaiono nel nulla. La piccola comunità pugliese si mobilita, e l’intero Paese segue con il fiato sospeso le ricerche. Il padre dei ragazzi, Filippo Pappalardi, finisce sotto i riflettori e viene accusato di essere responsabile della loro scomparsa. Ma è solo due anni dopo, il 25 febbraio 2008, che la tragica verità viene a galla: i corpi senza vita di Ciccio e Tore vengono ritrovati in una cisterna abbandonata, vicino a un edificio in rovina. Cosa è realmente accaduto ai due fratellini? E quali errori, dubbi e colpe emergono da un caso che ha lasciato cicatrici profonde nella memoria collettiva? Proviamo a scoprirlo insieme a Luigi Lupo: giornalista, storyteller e co-autore del podcast “Le Cento Stanze”.
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La ludopatia, conosciuta anche come gioco d’azzardo patologico (GAP), è una dipendenza che colpisce fino al 3% della popolazione italiana. Riconosciuta come patologia per la prima volta nel 1980 dall’American Psychiatric Association, si caratterizza per l’incapacità di resistere all’impulso di giocare, compromettendo la vita personale, lavorativa e familiare di chi ne soffre. Oltre alle gravi perdite economiche, questa dipendenza si accompagna spesso a disturbi psicologici come depressione, ansia e stress. In Italia, i servizi per la cura di questa patologia sono relativamente recenti, ma la sua diffusione continua a destare preoccupazione. Come si riconosce un giocatore patologico? Quali sono le cause di questa dipendenza? E cosa si sta facendo per affrontare questa emergenza? Ne parliamo insieme a Grieta Dzergaça: detentrice di un dottorato di ricerca in Linguistica e Italianistica presso l’Università per Stranieri di Siena e autrice del saggio “A che gioco giochiamo?” per Mimesis Edizioni.
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Manhattan, 4 dicembre 2024 - Brian Thompson, amministratore delegato di United Healthcare, una delle maggiori compagnie assicurative americane, viene raggiunto da tre colpi d’arma da fuoco mentre si sta recando ad una conferenza aziendale in pieno centro a New York. Il delitto scuote gli Stati Uniti e dà il via a una frenetica caccia all'uomo. Nel frattempo, alcuni indizi aumentano il mistero e la tensione, come i bossoli di pistola lasciati sulla scena del crimine che contengono alcune scritte misteriose. Dopo giorni di indagini e pochi indizi, un giovane di 26 anni con una vita apparentemente perfetta, viene arrestato in un ristorante McDonald's di Altoona, Pennsylvania, a migliaia di chilometri dal luogo del crimine. Si chiama Luigi Mangione. Le prime indagini sembrano rivelare un movente politico, con Mangione che rivendica l'omicidio in un manifesto contro le compagnie assicurative sanitarie. Ma chi è davvero Luigi Mangione? E cosa lo ha spinto a compiere un crimine così devastante?Proviamo a scoprirlo insieme ad Elena Milanesio: esperta di Stati Uniti e di cronaca nera, nonché autrice del blog www.elestorieamericane.it
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Fabrizio De André, poeta e cantautore genovese, è una delle voci più iconiche della musica italiana, celebre per i suoi testi profondi e la capacità di dar voce agli ultimi. Nel 1979, mentre viveva con la compagna Dori Ghezzi nella sua amata Sardegna, fu protagonista di uno degli eventi più drammatici della sua vita. In una notte di fine agosto, infatti, la coppia viene rapita e condotta tra le montagne, dando inizio a una prigionia di 117 giorni. Un sequestro che sconvolge l’opinione pubblica e si intreccia con le difficoltà di una Sardegna segnata dall’anonima sequestri. Tra trattative, riscatti e un legame umano inaspettato con i loro carcerieri, la storia di De André diventa il simbolo di un’epoca buia. Ma cosa ha significato per il cantautore questa esperienza? E come è riuscito a trasformarla in arte, dando vita alla struggente “Hotel Supramonte”? Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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Lecce, 22 settembre 2020 – Una serata di fine estate nella città salentina del Barocco si trasforma in un incubo che scuote l'intera comunità. In un appartamento nel cuore del centro storico, Eleonora Manta e Daniele De Santis, giovani e pieni di sogni, vengono brutalmente assassinati. Un crimine che lascia senza fiato per la sua efferatezza e per il legame inquietante con l’assassino, Antonio De Marco, un ex coinquilino della coppia. Dietro quel gesto folle si cela una mente calcolatrice, capace di pianificare ogni dettaglio con precisione chirurgica, lasciando un’intera nazione a interrogarsi sulle motivazioni di un simile atto. Si tratta di una semplice vendetta o c’è qualcosa di più profondo? Proviamo a scoprirlo insieme ad Eleonora Quarchioni, web editor, detentrice di un master in Media e Intrattenimento all’Università Luiss di Roma, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Italia Nera”.
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Marcheno, 8 ottobre 2015 - Una piccola comunità nel cuore della Val Trompia viene sconvolta dalla misteriosa scomparsa di Mario Bozzoli, imprenditore di successo e proprietario di una nota fonderia di famiglia. È proprio nell’ambiente della sua fonderia che si consumano gli ultimi attimi della sua vita documentati, ma ciò che accade dopo rimane avvolto nel mistero. Tra operai che forniscono versioni discordanti, dissapori in famiglia, e macchinari industriali che potrebbero celare indizi decisivi, il caso si trasforma rapidamente in uno dei gialli più intricati e inquietanti della cronaca italiana. Gli inquirenti scavano a fondo, ma emergono più domande che risposte: dov’è finito Mario Bozzoli? E quale ruolo giocano in questa vicenda rivalità, tensioni familiari e un silenzio che sembra avvolgere tutto? Proviamo a scoprirlo insieme a Serena Garofano ed Anna Candelora: criminologhe, detentrici di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrici per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Giarre, 31 ottobre 1980 - Due corpi senza vita vengono ritrovati in un agrumeto alla periferia del paese siciliano. Sono quelli di Giorgio Agatino Giammona, 25 anni, e Antonio Galatola, 15 anni, scomparsi da due settimane. Entrambi colpiti da un’arma da fuoco alla testa. In paese, i due giovani erano noti come “gli ziti”, i fidanzati, e la loro relazione non era un segreto. Le indagini iniziali, rapide e superficiali, suggerirono un omicidio-suicidio, ma ben presto emerse la verità di un delitto premeditato. Un ragazzo di 13 anni si autoaccusò, dichiarando che i due fidanzati gli avevano chiesto di ucciderli, ma l'inchiesta si concluse senza un vero colpevole, con il minore non imputabile del reato. Tuttavia, nel corso degli anni, le ricostruzioni giornalistiche e le nuove indagini hanno sollevato dubbi, suggerendo che dietro questo delitto si nascondesse un movente ben più complesso, legato alla discriminazione omofoba e al concetto di "onore" che permeava la mentalità dell'epoca. Ma chi è il vero responsabile di questo terribile delitto? Proviamo a scoprirlo insieme ad Elena Pepponi: linguista, assegnista di ricerca all’Università di Cagliari e autrice del libro “Parole Arcobaleno”.
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Parma, 2 marzo 2006 – Nella tranquillità di una cascina alla periferia della città, una famiglia viene sconvolta da un crimine che lascerà l’Italia intera senza fiato. Due individui mascherati si introducono nella casa degli Onofri, immobilizzano i presenti e rapiscono il piccolo Tommaso, di soli 17 mesi. Quello che sembrava un sequestro a scopo estorsivo si trasforma rapidamente in un caso dai contorni inquietanti: nessuna richiesta di riscatto, nessun piano logico apparente, solo ferocia e caos. A distanza di poche settimane, il corpo del bambino viene ritrovato, ma le indagini lasciano aperti numerosi interrogativi. Qual era il reale movente dietro il rapimento? E perché alcuni dettagli cruciali sembrano essere stati trascurati?Proviamo a scoprirlo assieme a Francesco Volpe: esperto di cronaca nera e autore del podcast “Rosso di Sera”.
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13 settembre 2016, provincia di Napoli – Una cantina buia, un foulard al collo, e una giovane donna trovata senza vita. Tiziana Cantone, 31 anni, è la protagonista di una delle storie più sconvolgenti dell’Italia contemporanea, una vicenda che svela il lato oscuro della rete e l'impatto devastante della violazione della privacy digitale. Tutto ha inizio quando un video privato, condiviso senza il suo consenso, si trasforma in un fenomeno virale, condannandola a una gogna mediatica implacabile. Tra battaglie legali, tentativi di rifarsi una vita e l’indifferenza delle istituzioni, Tiziana combatte una guerra impossibile contro l'internet che non dimentica. A distanza di anni, la giustizia ha archiviato il caso, ma la domanda rimane: si è fatta davvero luce su quanto accaduto? Proviamo a scoprirlo insieme a Matteo Liuzzi, autore del podcast “Scandali", nonché co-fondatore della casa di produzione BOATS Sound.
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Roma, 4 marzo 2016 – La vita quotidiana viene sconvolta da un omicidio brutale che colpisce l'intera città. Luca Varani, un giovane di 23 anni, viene ritrovato senza vita in un appartamento della capitale, vittima di una violenza inaudita. Quella che sembrava una serata come tante, si trasforma in un incubo, quando due uomini, Marco Prato e Manuel Foffo, lo invitano a casa loro per una serata di festa che finisce in tragedia. Ma cosa è realmente accaduto quella notte? E quali sono i veri motivi che hanno portato all’omicidio di un ragazzo come Luca Varani, un ragazzo che aveva tutta la vita davanti a sé? Proviamo a scoprirlo assieme a Bianca Gennari Casparis: criminologa, detentrice di un master di II livello in scienze forensi presso La Sapienza di Roma, ma soprattutto autrice per la pagina Instagram e Facebook “Conversazioni sul Crimine”.
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Beverly Hills, 20 agosto 1989 - In uno dei sobborghi più esclusivi della città di Los Angeles, il silenzio della notte viene spezzato da una serie di colpi di fucile. I coniugi José e Kitty Menendez vengono brutalmente assassinati nel loro salotto, colpiti senza pietà dai loro stessi figli, Lyle ed Erik, che al tempo avevano rispettivamente 21 e 18 anni. Il duplice omicidio sconvolge l’opinione pubblica e fa subito pensare a un’esecuzione mafiosa. Ma il caso si complica: dietro a quell’efferato delitto si nasconde una storia di presunti abusi, avidità e segreti di famiglia che emergeranno durante il processo mediatico che vedrà i due fratelli protagonisti. A quasi trent’anni dalla condanna, con Lyle ed Erik ancora dietro le sbarre, grazie ad una fortunata serie Netflix, si è riaperto oggi il dibattito sul vero motivo di quel massacro e sui nuovi sviluppi che potrebbero dare una svolta inaspettata a una delle storie di cronaca nera più discusse d’America. Ma cosa spinse davvero i fratelli Menendez a commettere un crimine così efferato? Proviamo a scoprirlo insieme ad Elena Milanesio: esperta di Stati Uniti e di cronaca nera, nonché autrice del blog www.elestorieamericane.it
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Negli Stati Uniti, l’abuso del Fentanyl ha generato una vera e propria emergenza sanitaria, con overdose che si moltiplicano e comunità che lottano contro una devastante crisi degli oppioidi. Conosciuta anche come la "droga degli zombie", questa sostanza oppioide sintetica, 50 volte più potente dell’eroina, è responsabile di migliaia di decessi ogni anno, spesso in combinazione con altri stimolanti. Il Fentanyl, nato come potente analgesico in ambito medico, è ormai diffuso anche nel mercato illegale, dove spacciatori e organizzazioni criminali sfruttano il suo basso costo e l’elevato potenziale di dipendenza. Ma come si è arrivati a questa situazione? E quali misure sono in atto per arginare il problema, sia negli Stati Uniti che in Europa, dove la minaccia inizia a farsi sentire? Proviamo a scoprirlo insieme ad Cecilia Penelope Zambelli, giornalista scientifica, podcaster, scrittrice e attivista.
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All’alba del 2024 l'industria musicale americana è scossa da un'incredibile tempesta mediatica che ha messo nell’occhio del ciclone Sean Combs, meglio conosciuto come Puff Daddy. Arrestato con accuse gravi di traffico sessuale e estorsione, Diddy si trova ora nel mirino della giustizia e dell'opinione pubblica. Le accuse non sono isolati episodi, bensì un presunto sistema di sfruttamento sessuale che affonda le radici nel mondo scintillante della musica, tra party esclusivi e manipolazione. Le voci di giovani artisti, tra cui la sua ex fidanzata Cassie, che raccontano anni di abusi fisici e psicologici, si intrecciano con quelle di altri nomi illustri come Justin Bieber e Beyoncé, creando un'atmosfera di paura e omertà. Ma cosa si nasconde davvero dietro i festeggiamenti glamour di Hollywood? Quali sono le verità scomode che emergono da questo scandalo? Proviamo a scoprirlo insieme a Jacopo Pezzan, autore di libri e audiolibri crime e co-fondatore della casa editrice Californiana LA CASE Books.
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“Jack lo Squartatore” è il nome che incarna uno dei più inquietanti misteri della storia criminale. Tra l'estate e l'autunno del 1888, il quartiere di Whitechapel, nell'East End di Londra, divenne il teatro di una serie di omicidi brutali che avrebbero terrorizzato l'intera città. Almeno cinque donne, tutte prostitute, furono uccise e mutilate in modo orribile, lasciando gli investigatori a chiedersi chi potesse essere capace di tali atrocità. Le modalità degli omicidi suggerivano un killer con una conoscenza approfondita dell'anatomia umana, alimentando sospetti su individui di alto profilo. Ma chi si nascondeva davvero dietro questi crimini così efferati? Proviamo a scoprirlo insieme a Sonia Filippi, autrice di genere noir per le case editrici Placebook Publishing and Writer Agency, con all'attivo una produzione di 5 romanzi gialli.
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Il Mediterraneo è da anni uno dei principali teatri della migrazione mondiale, una rotta che migliaia di persone disperate intraprendono per fuggire da conflitti, povertà e persecuzioni. Ma il viaggio verso l’Europa è spesso segnato da pericoli mortali e abusi, e molti migranti finiscono vittime di un sanguinoso sistema di tratta di esseri umani. Organizzazioni criminali senza scrupoli sfruttano infatti la disperazione di chi è alla ricerca di una vita migliore, portando avanti traffici che includono lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato e il contrabbando di migranti. Ma quali sono le dinamiche dietro a questo traffico? E cosa spinge così tante persone a rischiare la vita per un futuro migliore? Proviamo a scoprirlo insieme ad Arianna Schiavo, analista geopolitica e detentrice di un master in Human Trafficking, movimenti migratori & criminalità organizzata.
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Friuli Venezia Giulia, 1994 – Nella tranquilla frazione di Sacile, una giornata di fine estate si trasforma in film dell’orrore. Un tubo d’acciaio abbandonato esplode nel mezzo di un affollato mercato, causando panico e ferendo diversi passanti. Quello che sembrava soltanto un episodio isolato si rivelerà presto l'inizio di una lunga serie di attentati che sconvolgeranno le province di Pordenone, Udine, Venezia e Treviso per oltre un decennio. Un misterioso criminale soprannominato Unabomber ha seminato il terrore nel Nord-Est disseminando ordigni esplosivi nascosti nei luoghi più insospettabili: ovetti Kinder, tubetti di maionese, e perfino penne ed evidenziatori. Le sue vittime, tra cui bambini e adulti, sono rimaste gravemente mutilate, e nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine, la sua identità rimane tuttora sconosciuta. Ma chi è realmente l’Unabomber italiano e cosa lo ha spinto a compiere degli attacchi così crudeli? Proviamo a scoprirlo insieme a Giacomo Brunoro, autore di libri e audiolibri e direttore editoriale della casa editrice californiana LA Case Books.
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Nato a Castelvetrano nel 1962, Matteo Messina Denaro è stato uno dei più temuti boss mafiosi d'Italia. Latitante per quasi trent'anni, è riuscito per tutta la vita (o quasi) a sfuggire alle forze dell'ordine mentre continuava a esercitare il suo potere attraverso una rete di contatti e intimidazioni. Il suo arresto nel gennaio 2023 ha segnato una svolta importante nella lotta contro la mafia. Conosciuto per la sua astuzia e per le sue strategie brutali, Messina Denaro ha orchestrato numerosi crimini, tra cui omicidi e traffico di droga, diventando simbolo di un'organizzazione criminale che continua a resistere nel tempo. Ma quali sono state le sue origini e come è riuscito a mantenere il controllo per così tanto tempo? Proviamo a scoprirlo insieme a Francesco Paolo Esposito: professore di criminologia forense, perito legale, ma anche podcaster.
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La “coppia dell'acido” è il nome con cui sono stati soprannominati Alexander Boettcher e Martina Levato, una coppia milanese che ha seminato terrore tra il 2014 e il 2015 con una serie di aggressioni con l’acido. Il loro obiettivo era deturpare e mutilare le vittime, scelte tra gli ex amanti di Martina, in un oscuro e perverso progetto di “purificazione”. Il loro caso scioccò l’Italia per la brutalità degli attacchi e la freddezza con cui i due amanti pianificavano ogni dettaglio sollevando domande su amore, follia e complicità nel male. Ma cosa spinse questa coppia a trasformare la loro relazione in un gioco malato di potere e violenza? Proviamo a scoprirlo insieme a Carlotta Toschi: avvocato penalista, detentrice di un master in diritto di famiglia, ma soprattutto podcaster e autrice della serie "Dark Diaries".
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Wisconsin, 16 novembre 1957 - La polizia locale entra nella casa di Ed Gein, un contadino solitario di Plainfield, una cittadina di 700 anime, alla ricerca di una donna scomparsa. Ciò che troveranno supera ogni più macabra immaginazione: corpi mutilati, oggetti di uso quotidiano fatti con pelle umana e resti umani ovunque. Gein, il quale ammette subito di aver dissotterrato cadaveri dal cimitero e di aver usato parti del corpo per i suoi macabri progetti, diventerà fonte di ispirazione per personaggi iconici del cinema dell'orrore come Norman Bates e Leatherface. Ma chi era veramente Ed Gein? Cosa lo ha spinto a compiere tali atrocità e come ha influenzato la cultura popolare? Ne parliamo insieme a Laura Scaramozzino, editor, coach letteraria, nonché autrice premiata di novelle e romanzi noir.
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Il fumetto è un’arte che ha saputo attraversare generazioni e influenzare profondamente la cultura popolare. Dai primi esperimenti agli inizi del XX secolo, passando per la nascita dei grandi supereroi, fino alla rivalità tra Marvel e DC, il fumetto si è evoluto adattandosi ai gusti e ai cambiamenti sociali. Ma come è nato questo medium? Quali sono stati i momenti chiave che ne hanno definito il successo? In questo episodio, esploreremo la storia del fumetto, dalle origini agli sviluppi più recenti, soffermandoci sui personaggi, le tecniche narrative e l’impatto del cinema e delle nuove tecnologie. Ne parliamo assieme a Giacomo Giaquinto: narratore, fumettista e autore di romanzi.
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11 settembre 2001, New York City - È una mattina come tante altre a Manhattan, ma ben presto quel giorno si trasformerà in uno dei più tragici della storia americana e non solo. Alle 8:46, un aereo civile dell'American Airlines si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. Diciassette minuti dopo, un secondo aereo della United Airlines colpisce la Torre Sud. Le torri gemelle, simbolo del potere economico globale, crollano nel giro di poche ore, portando con sé migliaia di vite. L'attacco viene rapidamente attribuito ad Al-Qaeda, un'organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden. La nazione e il mondo intero rimangono scioccati, assistendo in diretta televisiva all'orrore di quel giorno. Ma cosa ha spinto Al-Qaeda a compiere un gesto così estremo? E come ha cambiato l’11 settembre il corso della storia moderna? Proviamo a scoprirlo insieme ad Elena Milanesio: esperta di Stati Uniti e di cronaca nera, nonché autrice del blog www.elestorieamericane.it
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A quasi quarant'anni di distanza, dopo numerosi alti e bassi, riaperture del caso e rese, il Vaticano compie un gesto importante, che potrebbe essere anche decisivo per fare chiarezza su un caso molto noto. Ebbene sì, perché la notizia è che Il promotore della giustizia vaticana Alessandro Diddi, insieme con la Gendarmeria, ha riaperto ufficialmente le indagini sul caso di Emanuela Orlandi, la ragazza di Città del Vaticano scomparsa il 22 giugno 1983 all'età di soli 15 anni. A voler fare chiarezza sul caso è prima di tutto il pontefice, Papa Francesco, che prosegue in quella ricerca della trasparenza che era stata invocata anche dal suo predecessore Giovanni Paolo II. Nel frattempo, però, la famiglia della ragazza scomparsa afferma di non saperne niente e di non essere stati contattati dal Vaticano… Ma questa riapertura sarà davvero in grado di portare, finalmente, degli elementi risolutivi per questo caso che ha segnato la storia italiana? Proviamo a scoprirlo insieme ad Eleonora Quarchioni, web editor, detentrice di un master in Media e Intrattenimento all’Università Luiss di Roma, ma soprattutto podcaster e autrice della serie “Italia Nera”.
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29 maggio 1985, Bruxelles - Sono le 18,30 e la situazione allo stadio Heysel, dove è in programma la finale di Coppa Campioni tra Liverpool e Juventus, è completamente fuori controllo. Le recinzioni tra le tifoserie sono fragili, gli spalti fatiscenti, la birra tra i tifosi del Liverpool, i famigerati hooligans, scorre a fiumi: l'elettricità nell'aria lì lì per deflagrare. Per la Juventus, questo incontro rappresenta non solo la battaglia sul campo, ma anche il perseguimento di un sogno a lungo agognato: la conquista del trofeo europeo più prestigioso. Tuttavia, ciò che doveva essere una celebrazione sportiva si trasforma in tragedia quando scontri tra tifosi inglesi e italiani portarono al crollo di barriere e al tragico bilancio di 39 vite perse. Ma come è potuto accadere tutto questo sotto gli occhi della UEFA e delle autorità locali? Proviamo a scoprirlo insieme a Giuliano Terenzi: giornalista, commentatore sportivo, ma soprattutto autore della serie podcast intitolata “Sportcast”, edita da Radio Bullets.
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Milano, 1980 - Nel cuore pulsante della città, tra le vie della moda e i caffè storici, nasce una sottocultura che segnerà un'epoca: quella dei Paninari. Tutto inizia da un gruppo di giovani che si ritrovano in Piazzetta del Liberty e al bar “Al Panino”, un luogo che diventa presto il centro nevralgico di un movimento caratterizzato da abbigliamento sgargiante, musica new romantic e una filosofia di vita improntata sulla spensieratezza e sul consumismo sfrenato. Tra Moncler lucidi, cinture El Charro e zainetti Invicta, i Paninari si distinguono per il loro look inconfondibile e il linguaggio colorito, diventando una vera e propria icona degli anni '80. Ma dietro gli abiti firmati e le serate in discoteca, si celano anche storie di rivalità con altre sottoculture ed episodi di criminalità e di scontri violenti. Qual era davvero il lato oscuro dei Paninari? Proviamo a scoprirlo insieme a Matteo Ranzi, imprenditore milanese e autore del podcast “Paninari 80”.
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Il concetto di hýbris sta alla base del sistema di valori proprio del mondo greco arcaico. Si tratterebbe di una sorta di accecamento mentale che impedisce all'uomo di riconoscere i propri limiti e di commisurare le proprie forze: chi ha ambizioni troppo elevate e osa oltrepassare il confine posto dagli dei pecca di hýbris e incorre in quella che viene chiamata “invidia degli dei”; allo stesso modo chi non utilizza le proprie capacità, esce dalla sfera umana per ricadere in una ben più infima, quella bestiale. Ulisse è certamente noto per la sua sete di curiositas, di conoscenza, l’arma che permette di abbattere ed oltrepassare le barriere della mente. La sua è una passione intellettuale, che soffre i limiti, che divora il non-sapere e il non-potere, che segue solo se stessa. Purtroppo per lui, sarà proprio questa volontà di potenza a costargli la dannazione eterna nell’inferno di Dante. Ma per quale motivo esattamente? E cosa significa peccare di Hybris nella società moderna? Ne parliamo con Daniele Fabbri: stand-up comedian, fumettista, ma soprattutto podcaster e autore del format "Limiti".
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Roma, 10 luglio 1991 - Nel benestante sobborgo dell’Olgiata c’è una villa sontuosa, quella dei Mattei-Filo della Torre. In quella calda mattinata estiva, inservienti, giardinieri, domestici e personale sono impegnati nei preparativi di una festa per celebrare il decimo anniversario delle nozze dei proprietari, il costruttore Pietro Mattei e la contessa Alberica Filo della Torre. Quella festa, però, non avverrà mai. Il motivo è che la contessa Alberica, nobildonna di origine napoletana, verrà trovata strangolata nella sua camera da letto proprio quella stessa mattina. Il caso della contessa è rimasto uno dei grandi cold case italiani fino al 2007, quando a sorpresa, i reperti del caso hanno cominciato a raccontare una assurda storia… Chi ha ucciso davvero la contessa Filo della Torre? Proviamo a scoprirlo insieme a Giacomo Brunoro, autore di libri e audiolibri e direttore editoriale della casa editrice californiana LA Case Books.
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Roma, 1934 - Nel cuore della città eterna, in via Panisperna, un gruppo di giovani fisici italiani si unisce sotto la guida di Enrico Fermi per esplorare i confini della fisica nucleare e scopre che il modo migliore per creare la radioattività in laboratorio è usare come proiettili i neutroni. Tra loro, il giovane Bruno Pontecorvo emerge come una mente promettente destinata a influenzare il corso della storia. Mentre l'Europa è dilaniata dalla guerra e Parigi cade sotto l'ombra nazista, Pontecorvo e Fermi si separano, per ritrovarsi in un deserto del New Mexico, dove il Progetto Manhattan prende forma. La loro collaborazione segreta diventa cruciale nel perseguire l'impossibile: la creazione della bomba atomica. Ma l'ombra del tradimento e dello spionaggio si allunga, con implicazioni che cambieranno il corso della politica mondiale. La loro storia da film thriller si districa attraverso i boulevard parigini, i cieli del Giappone e infine una palude a nord di Mosca, dove Pontecorvo scompare dietro la cortina di ferro, lasciando dietro di sé un enigma che ancora oggi suscita interrogativi… Ma cosa è successo davvero a Pontecorvo? E perché il suo apporto alla scoperta della bomba atomica è passato in sordina rispetto a quello di altri come Fermi? Ne parliamo assieme a Lorenzo Baravalle: imprenditore digitale, autore, ma soprattutto co-conduttore del podcast “Atomika”.
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Gino strada è stato un medico e filantropo italiano. Nel 1994 insieme a sua moglie Teresa Sarti fondò Emergency, un’associazione umanitaria che ha l’obiettivo di offrire cure mediche e chirurgiche alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà, promuovendo una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Il suo primo progetto è in Ruanda, per la precisione all’ospedale di Kigali, dove Strada ristruttura e riapre il reparto di chirurgia e riattiva quello di ostetricia e psicologia. Le attività di Emergency negli anni sono cresciute fino a raggiungere un totale di 19 Paesi, tra cui Iraq, Afghanistan, Eritrea, Cambogia e altri, garantendo cure gratuite a più di 12 milioni di persone. Ma cosa rende Gino Strada un personaggio così straordinario? Proviamo a scoprirlo assieme ad Elena Canosi: infermiera ed ex volontaria di Emergency a Kabul e in numerosi altri fronti di guerra.
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