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- 102 - Maternità e paternità rendono felici
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8659
MATERNITA' E PATERNITA' RENDONO FELICI
«Se c'è una cosa che i media mainstream odiano più della tradizione è la maternità. Lo vediamo continuamente, dalle copertine patinate delle riviste che glorificano una vita "senza figli" alle battute sarcastiche nei programmi televisivi sulle "allevatrici" e sulle "mamme casalinghe". La guerra alla maternità è rumorosa, potente e trasmessa 24 ore su 24, sette giorni su sette su tutte le principali piattaforme. Si tratta di una campagna culturale coordinata per svalutare quello che probabilmente è il ruolo più significativo delle donne: essere madri.
Sebbene fossi stata consapevole di questo attacco alla maternità, mi è diventato molto più chiaro quando lo scorso autunno ho scoperto di essere incinta: la propaganda cercava di convincere le giovani donne come me che i figli non sono una benedizione, ma un peso. Appena ho scoperto di aspettare una femmina, il rumore si è fatto ancora più forte.
L'anno scorso il Chirurgo Generale degli Stati Uniti ha emesso un avviso ufficiale di salute pubblica secondo cui la genitorialità era dannosa per la salute. Pochi giorni prima delle elezioni, il Los Angeles Times titolava: "È quasi vergognoso voler avere figli". Qualche settimana dopo, ho partecipato a un importante podcast femminile con un medico di famiglia che ha cercato di convincermi che gli uomini potessero rimanere incinti.
In una società ossessionata dall'"emancipazione" delle donne, si considera arrivata solo la donna in carriera ricca e famosa, senza bambini, ovviamente. Pannolini e allattamento al seno sono un segno di debolezza o, peggio, di oppressione.
E così le donne della Generazione Z (tra i 20 e i 30 anni) sono terrorizzate dalla maternità perché la propaganda ha fatto loro credere che così «butterebbero via la vita», che i loro sogni non possono coesistere con una famiglia, che avere figli devasterà i loro corpi, rovinerà la loro carriera e le renderà irrilevanti. Le serie TV e i social mostrano solo lo stereotipo della madre esaurita, autoritaria o totalmente sprovveduta. È sempre il bersaglio di uno scherzo, mai l'eroina.
Così, mentre su TikTok spopola una giovane che elenca più di 500 ragioni per non avere figli, la lobby abortista continua la martellante propaganda che l'aborto salva la vita delle donne, e ogni visita medica si conclude con una spinta alla contraccezione ormonale. "Sai, per ogni evenienza".
LE DONNE IN CARRIERA
Le "boss babes" [donne in carriera, ndR] o le "hot girl CEO" [manager di successo giovani e attraenti], invece, appaiono sempre glamour, indipendenti e libere, senza relazioni profonde e significative: le donne per contare qualcosa devono essere come gli uomini!
La verità è, invece, che mettere al mondo dei figli è una delle cose più radicali, potenti e gratificanti che una donna possa fare. Non è un ostacolo ai propri obiettivi, è l'obiettivo. Il sacrificio e l'accudimento sono congeniali all'istinto materno e danno... felicità (!), molto più che la liberazione sessuale.
Ci raccontano che la maternità surrogata, il non avere figli e persino il rifiuto totale di ciò che significa propriamente "essere donna" sono in qualche modo meravigliosi.
Ma ecco l'ironia: i media che creano allarme per i bassi tassi di natalità, per le famiglie disgregate e la crescente solitudine sono gli stessi che deridono le donne che potrebbero offrire la soluzione.
La nostra generazione di donne deve assolutamente riappropriarsi del vero significato dell'essere donna. Non tutte le donne saranno madri, e va bene così, ma ogni donna merita di sapere che la maternità non è qualcosa da temere, non è la fine della sua vita, bensì l'inizio di una vita più significativa e bella. È una vocazione colma di amore profondo, di forza incredibile e di una prospettiva...Tue, 15 Sep 2026 - 101 - Il rapporto madre-figlio secondo la scienza
VIDEO: Il rapporto madre-figlio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90
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IL RAPPORTO MADRE-FIGLIO SECONDO LA SCIENZA
I primi 1000 giorni d'oro: la prodigiosa e stupenda realtà, in parte ancora sconosciuta, dell'essere umano dal concepimento fino ai due anni (VIDEO: Il rapporto madre-figlio)
di Carlo Bellieni
Cosa sia un embrione, tanti credono di saperlo, ma se glielo chiedi... scena muta! Perché si parla di embrioni come si parla di spread, o di inflazione o di voli su Marte. Serve a fare due chiacchiere, talvolta una litigata, ma sempre (e sottolineo sempre) non cercando di capire, ma cercando di far vincere la propria squadra politica o etica o di calcio. Invece l'embrione umano è una realtà prodigiosa per la scienza, stupefacente e ancora in parte sconosciuta per le sue caratteristiche e per la sua mutevolezza infinita, e non merita di essere tirato in dispute da bar. Vediamo il perché di tanto stupore. Un fenomeno inaudito accade all'arrivo dell'embrione nel corpo materno: non viene distrutto. Eppure è un "estraneo", come lo sarebbe un batterio contro cui le cellule della madre si armano in massa per ricacciare via l'intruso. Invece questo non accade con l'embrione. Per una serie di ormoni che la prima cellula trasmette al corpo della madre, questo non lo riconosce come "nemico" e lo accetta. Allo stesso tempo il corpo della mamma manda all'embrione i suoi ormoni, che servono a farlo crescere e a farlo attaccare con forza alla parete dell'utero.
TUTTO IN UN CONTINUUM
Un embrione è l'inizio della vita, anzi è l'inizio del periodo più interessante, fragile e irripetibile della vita che sono i primi 1.000 giorni di vita, cui ho recentemente dedicato un libro (I primi 1000 giorni d'oro. La puericultura per i genitori e per chi cura i bambini, Ancora, 2024). Embrione è una parola che viene dal greco e che significa «che fiorisce dentro»: ed è davvero un fiorire, tanto che le cellule si trasmettono fra di loro messaggi per far trasformare ogni cellula, nel suo moltiplicarsi, in un organo. E questo dipende da un fenomeno chiamato epigenetica, che consiste nella capacità dell'ambiente di influenzare la maniera con cui il Dna si esprime, con cui poi la cellula produrrà proteine e crescerà diversa dalle altre. Se non ci fosse questo fenomeno, pensateci, tutte le cellule del nostro corpo sarebbero uguali l'una all'altra, mentre l'influenza che una cellula dell'embrione ha sulla vicina e l'influenza che le cellule dell'utero della mamma hanno sulle cellule embrionali fanno sì che ogni cellula prenda la giusta strada, la giusta forma, la giusta attività. E si parla di embrione fino al compimento delle otto settimane dal concepimento, cioè per i primi due mesi, quando ormai già si distinguono la testa, il cuore che inizia a battere e le braccia.
In realtà questa distinzione tra embrione, poi feto, poi bambino, è una distinzione fatta per scopi pratici, cioè - in un certo senso - a fine buono, per non sovraccaricare di illusioni, sapendo che quando si parla di embrione dobbiamo sottolineare la fragilità e anche la possibilità che infezioni o altri eventi lo facciano deperire e morire; il feto è più resistente, più formato, e ancora più formato sarà il bambino, ma tutto in un continuum che non vede momenti magici in cui uno di questi stati assume un valore maggiore degli altri. È come il passaggio dall'infanzia alla pubertà: due stati diversi della persona, ma in un continuum senza salti né colpi di magia. Si può discutere se l'embrione meriti il titolo di persona; in realtà è un problema un po' artefatto, perché purtroppo accade che, nel continuum di sviluppo umano, ci sono dei periodi o degli stadi che vengono considerati meno di...Tue, 25 Aug 2026 - 100 - Insultata e derisa perchè ha 10 figli... ed è felice
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8625
INSULTATA E DERISA PERCHE' HA 10 FIGLI... ED E' FELICE
di Salvatore Tropea
C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a fare il secondo figlio, in cui la natalità è in caduta libera e il mito dell'autorealizzazione personale sembra aver soppiantato ogni altra aspirazione, Giorgia Mosca, classe 1987, ha deciso di donare la vita. E l'ha fatto ben dieci volte. Sposata a 18 anni, Giorgia è diventata mamma giovanissima. Condividendo su Instagram la quotidianità della sua famiglia, ha iniziato a raccontare il bello e il difficile di crescere tanti figli, con uno stile diretto e sincero. Il suo nickname, @6voltemamma, oggi è quasi un understatement: i figli sono diventati dieci - sei femmine e quattro maschi - l'ultima dei quali, Gaia, è nata lo scorso maggio. La sua storia, in verità già da diverso tempo, ha attirato una grande attenzione mediatica e centinaia di migliaia di persone la seguono ogni giorno sui social per ascoltare i suoi racconti: la gestione della casa, i momenti di gioia, le difficoltà, i pranzi da preparare per 12 persone, la fatica delle notti in bianco, ma anche la bellezza dell'essere una famiglia unita, viva, piena di affetto. Una quotidianità fatta non solo di sorrisi, ma anche di pianti, stanchezza, corse contro il tempo... e amore. Tanto amore. Eppure, questa testimonianza così semplice, umana e autentica ha scatenato anche l'odio.
DERISA, INSULTATA, ACCUSATA... PERCHÉ TROPPO MADRE
Quando Giorgia ha annunciato pubblicamente la sua decima gravidanza in molti si sono congratulati. Ma non tutti. C'è stato chi - dietro uno schermo, come troppo spesso accade - l'ha attaccata anche con ferocia. «Mi hanno detto che sono una c***a, che siamo stupidi, che siamo egoisti e irresponsabili» - ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: «Mi scrivono che sono matta, che metto al mondo figli come fossero oggetti. Qualcuno mi ha persino augurato di smettere di vivere. Ci sono rimasta male. Mi ha fatto male, davvero».
Tutto questo, semplicemente perché ha scelto di avere tanti figli. Perché non si è vergognata della sua maternità, ma l'ha raccontata con fierezza. Non è la prima volta. Anche in passato, Giorgia ha ricevuto critiche per il solo fatto di mostrare la propria vita familiare. Qualcuno la ha accusata di "strumentalizzare" i figli, altri di essere "irresponsabile", come se la generatività fosse di per sé un crimine. Persino il fatto che la famiglia riceva il sostegno degli assegni statali per i figli è stato usato contro di lei: «fate figli a spese dello Stato», le hanno scritto.
In realtà, Giorgia e suo marito lavorano entrambi e hanno costruito la loro famiglia a forza di sacrifici, organizzazione e amore. Gestiscono tutto da soli: la scuola, la casa, la logistica, i momenti difficili. Le spese ovviamente non sono per niente basse, ma questo non li ha fermati, la loro è sempre stata una scelta consapevole, serena, felice..
LA NOSTRA È UNA SOCIETÀ CHE DISPREZZA LA MATERNITÀ?
Che una madre debba giustificarsi per aver dato la vita è uno scandalo culturale prima ancora che morale. Il fatto che Giorgia venga derisa, compatita o insultata per la sua scelta dice molto - troppo - sulla mentalità dominante, che guarda con sospetto ogni cosa che esce dagli schemi dell'individualismo. Oggi, infatti, è purtroppo normale essere "childfree", si esalta chi sceglie di non avere figli, chi rivendica l'aborto come presunto "diritto" e chi tratta la genitorialità come un ostacolo alla carriera. Ma se una donna decide di mettere al mondo più figli, e lo fa con gioia... allora si scatena il sarcasmo. È «fuori di testa», è «asociale», è «una fanatica». In realtà è tutto frutto di un vero e proprio pregiudizio ideologico contro la...Tue, 11 Aug 2026 - 99 - Il piano per distruggere l'uomo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4950
IL PIANO PER DISTRUGGERE L'UOMO
di Costanza Miriano
Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?
L'OBIETTIVO È LA MESSA ALL'INDICE DELL'UOMO
Per me è evidente che l'obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne - fenomeno non in aumento ma in flessione - sia la messa all'indice dell'uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c'è un'altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.
Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l'unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E' un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare - prendere o lasciare - vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.
I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO
E' violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l'industria dell'intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.
E' violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l'aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo "problema", e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E' violenza sulle donne aver tolto l'obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all'anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l'Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.
E' violenza usare l'indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell'antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.
Nota di BastaBugie: l'articolo...Wed, 29 Nov 2017 - 98 - Prevenire il femminicidio? Il matrimonio è la massima garanzia per le donne
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/2791
PREVENIRE IL FEMMINICIDIO? IL MATRIMONIO E' LA MASSIMA GARANZIA PER LE DONNE
di Giuliano Guzzo
Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati. Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l'ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l'Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate, le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.
Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l'Istat – le donne il cui partner è violento anche all'esterno della famiglia». E' dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell'Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del "marito mostro" – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».
Non regge all'evidenza empirica neppure la tesi – anch'essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l'Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all'Autorità detta la percentuale sale al 96% se l'autore della violenza non è il partner. Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all'aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l'86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale.
Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha...Fri, 31 May 2013 - 97 - Il sindaco di Forte dei Marmi chiede di poter celelebrare matrimoni sulla spiaggia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/1918
IL SINDACO DI FORTE DEI MARMI CHIEDE DI POTER CELEBRARE MATRIMONI SULLA SPIAGGIA
di Costanza Miriano
Sia il giorno che fa nuove tutte le cose. Probabilmente fa nuovo soprattutto il loro conto in banca, perché anche se vai a farti le unghie, e dici che è per il tuo matrimonio, raddoppieranno il conto e ne approfitteranno, tanto che ci sono, per proporti come minimo un pacchetto di dieci sedute massaggio a una cifra esorbitante. Che diamine, non vorrai presentarti così al giorno più bello, ti squadrerà inorridita la signorina.
C'è un gran daffare anche negli atelier con le poltroncine di velluto per le amiche della sposa, e poi con le liste di nozze, i viaggi, gli wedding planners e i fiorai: tutto per cercare disperatamente di ammantare tutta la faccenda di un po' di eccitazione e di emotività, per restituire quello che nella sostanza manca.
Il sindaco di Forte dei Marmi, appoggiato da colleghi degli scenari più suggestivi del paese, ha chiesto al ministro degli Interni una riforma del Codice civile che permetta la celebrazione di matrimoni sulla spiaggia o sul pontile. "Siamo sommersi di richieste in questo senso. D'altra parte la spiaggia è la cornice più adeguata, teatro del nascere di tanti amori". Insomma, tanti promessi sposi chiedono di approfittare della scenografia romantica, e non solo a Forte, perché quello che succede in un banale locale del comune, l'unico al momento ammesso dalla legge, di per sé sembra non bastare.
Perché, diciamo la verità, in moltissimi casi il matrimonio non ha più alcun senso, se non quello di dare uno scossone al rapporto. O almeno non ha più il senso di un evento spartiacque: spesso i due convivono da tempo, hanno vissuto nella libertà, e sposarsi significa poco più che scambiarsi una promessa.
Si vive la sessualità con la massima libertà – e l'enorme significato che ha l'avere abbattuto ogni divieto, limite, cautela (grazie alla contraccezione di massa) non è stato neanche compreso a fondo, troppo recente il cambiamento – il divorzio è comunque sempre una possibilità, e così il matrimonio non è qualcosa che mette la sua impronta a fuoco su due anime, per tutta l'eternità.
Per noi cattolici, che sappiamo di essere un groviglio di contraddizioni e di peccato, che sappiamo di non poter neanche pensare un'impresa tanto ardua se Dio non ci mette il suo sigillo, che vediamo la sua potenza fare miracoli ogni volta che gli apriamo la porta, che cadiamo appena ce ne dimentichiamo, il matrimonio da solo basta. E' una bomba che deflagra nella nostra vita, che da quel giorno non sarà mai più uguale a prima. E' il sacramento da celebrare e scegliere ogni volta, nella consuetudine con Dio.
Allora non serve che la festa abbia gli effetti speciali, quelli sono per chi non conosce Dio. Ha senso, sì, una festa sobria con le persone vicine, perché anche loro insieme chiedano a Dio di benedire gli sposi; tutto il resto sono particolari irrilevanti, accidenti e non sostanza, inezie che servono solo ad arricchire qualcuno e a impoverire la celebrazione.
Infatti meno significato spirituale gli danno gli sposi, più la festa è cafona, esagerata, costosa, sguaiata. "Non sarà per tutta la vita, ma, cavolo, sono i miei quindici minuti di fama, e mi devo far notare: per un giorno sono io il protagonista". Ho visto cose veramente inenarrabili a certe cerimonie, troupe per le riprese degne di un film di Scorsese, album fotografici che richiedono ore di posa (mentre il risotto si fredda), piedi gonfi come salsicce dopo un antipasto di due ore e scherzi esagerati. Ho visto poca preghiera, poca semplicità, poca vera gioia: non c'è niente di più triste, poi, di una allegria obbligata.
Dubito che in questi casi celebrare sulla spiaggia di Forte dei Marmi possa fare qualcosa per restituire senso. L'operazione è disperata.Fri, 09 Sep 2011 - 96 - Questi nostri giovani, in ansia per la lunga marcia
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QUESTI NOSTRI GIOVANI, IN ANSIA PER LA LUNGA MARCIA
di Roberto Marchesini
Mi è capitato in studio l'ennesimo ragazzino angosciato dai voti scolastici, in competizione con i compagni e, ovviamente, un malessere manifestato attraverso svariati sintomi. L'ennesimo, perché si tratta, ormai, di una situazione endemica, tanto da potersi considerare, in termini statistici, normale. Mi ha spiegato che un brutto voto, se non recuperato prontamente, può precludergli tutta la vita; il fallimento non è emendabile, equivale a una vita fallita, indegna di essere vissuta. Mi sono chiesto se ci fosse un'immagine che potesse rappresentare o chiarire, almeno a me, questa situazione in modo da chiarirmi cause e possibili soluzioni. Mi è venuto alla mente un film recente intitolato La lunga marcia (2025).
Il film è ambientato negli Stati Uniti, nel ventesimo secolo. C'è una dittatura militare e l'America devastata da una crisi economica; ogni anno viene organizzata la Lunga Marcia, nella quale cento giovani, provenienti da tutti gli stati, camminano per centinaia di chilometri senza mai fermarsi, mantenendo una velocità minima costante. Chi rallenta riceve avvertimenti e, alla terza infrazione, viene ucciso sul posto dai soldati che accompagnano i ragazzi a bordo di mezzi blindati.
Lungo il cammino i concorrenti cedono uno a uno - per esaurimento fisico, crolli psicologici o semplice mala sorte - mentre la folla ai bordi della strada li guarda come uno spettacolo. La marcia finisce solo quando rimane un unico sopravvissuto, che ottiene in premio denaro e la possibilità di chiedere qualsiasi cosa voglia.
LA LUNGA MARCIA
Il film è tratto da un romanzo che lo scrittore Stephen King ha vergato durante gli anni universitari con lo pseudonimo di Richard Bachman. La collocazione temporale del racconto è piuttosto vaga, anche se alcuni indizi fanno pensare che sia ambientato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, King lo scrisse alla fine degli anni Sessanta, in piena guerra del Vietnam, nella quale migliaia di giovani americani venivano mandati a morire in una guerra lontana, spesso senza capirne il senso.
Eppure, a me sembra che sia ambientato nel mondo occidentale attuale; e che i partecipanti alla Lunga Marcia siano i nostri ragazzi. È così che si vedono: all'inizio di una lunga marcia che solo uno, per merito o fortuna, potrà concludere. Rallentare o fermarsi equivale all'essere eliminati. La marcia è crudele ma equa, tutti hanno la possibilità di vincere il premio: «qualsiasi cosa voglia per tutta la vita». La vita è una competizione: sacrifica tutto, sopporta tutto, e alla fine sarai ricompensato. Se sopravvivi. Altrimenti sarai un perdente - un loser - e non c'è posto, nella nostra società, per un perdente: la sua vita sarà miseria e vessazioni senza tregua.
Altro che «beati i poveri, i mansueti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati» (Mt 5, 3-12); altro che «gli ultimi saranno i primi» (Mt 20, 16). Sono parole che forse ripetiamo ancora, ma alle quali non crediamo nemmeno noi. Mors tua, vita mea; homo homini lupus; ecco la realtà che gli mostriamo. Non importa se gli abbiamo insegnato o meno le preghiere; se li abbiamo educati o costretti ad andare a Messa alla domenica. Il nostro mondo funziona così, la sua regola fondamentale è la competizione. Alla morte.
PERCHÉ NON HAI FATTO MEGLIO?
E, pensandoci, anche noi li abbiamo educati così: ogni volta che li abbiamo puniti per un brutto voto; ogni volta che abbiamo confrontato i loro risultati con quelli dei compagni, ogni volta che, ad un buon voto, abbiamo commentato «Hai fatto solo il tuo dovere», oppure «Perché non hai fatto meglio?».
Fin da piccoli celebriamo ogni piccolo successo come se fosse un successo mondiale, assoluto;...Tue, 30 Jun 2026 - 95 - Le sette frasi che distruggono i figli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4242
LE SETTE FRASI CHE DISTRUGGONO I FIGLI
di Roberta Sciamplicotti
La rabbia, la stanchezza e la frustrazione che derivano dai problemi quotidiani possono esasperarci e farci dire cose che in realtà non pensiamo. Quelle che riportiamo sono alcune delle combinazioni peggiori di parole che possiamo dire ai nostri figli, indipendentemente dalla loro età, ma soprattutto ai bambini piccoli. Gli effetti di queste parole possono andare al di là di quello che immaginate e di ciò che i vostri figli possono controllare.
Leggete con attenzione e pensate molte volte prima di dire frasi come queste...
1. "NON FAI MAI NIENTE DI GIUSTO"
A nessuno piacerebbe sentirsi dire una cosa del genere. Se vostro figlio ha commesso un errore o ha rotto qualcosa, respirate profondamente e pensate a ciò che è più importante. La risposta sarà sempre la stessa: i vostri figli sono più importanti di qualsiasi altra cosa.
2. "VORREI CHE ASSOMIGLIASSI DI PIÙ A TUO FRATELLO"
Non guadagniamo niente paragonando i nostri figli, ma possiamo creare dei risentimenti tra i membri della famiglia. Fate attenzione a evitare qualsiasi paragone. Siamo tutti diversi e unici, e tutti siamo speciali a modo nostro.
3. "SEI GRASSO/BRUTTO/STUPIDO"
I nostri figli credono a tutto ciò che diciamo. Per loro siamo la fonte più affidabile di informazioni e anche la principale fonte d'amore. Non danneggiate l'autostima dei vostri figli con aggettivi negativi. È meglio riconoscere i loro punti di forza anziché sottolineare quelli negativi.
4. "MI VERGOGNO DI TE"
Se vostro figlio ha la tendenza ad attirare l'attenzione in pubblico, facendo cose come gridare, correre e cantare perché tutti lo notino, forse ha solo bisogno di più attenzione. Non dite cose come questa di fronte ai suoi amici, né in privato. Perché non organizzare uno spettacolo in casa di cui sia il protagonista principale? Forse scoprirete il suo lato artistico e vi divertirete in famiglia.
5. "VORREI CHE NON FOSSI MAI NATO"
Non riesco a pensare a niente di peggio che si possa dire a un bambino. Mai, in nessuna circostanza, dovete dire una cosa del genere ai vostri figli, neanche per scherzo. Tutti abbiamo bisogno di sapere che siamo desiderati e amati, indipendentemente dagli errori che commettiamo.
6. "MI SONO STANCATO/A, NON TI VOGLIO PIÙ BENE"
A volte, senza rendercene conto, cadiamo nei giochi di parole dei nostri figli. Vostro figlio fa i capricci. Dopo avergli spiegato varie volte perché non deve fare questo o quello, si innervosisce, si mette a piangere e dice che non vi vuole più bene. La risposta più facile sarebbe dirgli la stessa cosa, ma sarebbe dannosissimo. La reazione corretta sarebbe spiegargli di nuovo perché non può fare una certa cosa e ricordargli che l'amerete sempre, anche se è molto indisciplinato con voi. Imparerà molto più di quanto potete immaginare.
7. "NON PIANGERE, NON È NIENTE DI SERIO"
"Quanto possono essere grandi i problemi dei bambini? Sono solo bambini, non hanno preoccupazioni, tristezze, delusioni e paure". È un errore che noi adulti commettiamo spesso. I bambini hanno una capacità emotiva pari o addirittura superiore agli adulti. La differenza è che non si possono esprimere e calmare come noi. E allora, i loro problemi non saranno in qualche modo anche maggiori? Non sminuite mai una paura, un dubbio o un conflitto che vostro figlio sta attraversando. Aiutatelo a superare il problema e a reagire in modo sano.
CONCLUSIONE
Con piccoli aggiustamenti e considerando sempre i sentimenti e il benessere dei nostri figli, possiamo evitare queste frasi tanto negative e avere un rapporto d'amore, protezione e benessere in famiglia.Wed, 01 Jun 2016 - 94 - Il cristianesimo ha umanizzato il rapporto padri-figliTue, 17 Mar 2026
- 93 - I figli rendono infelici? La scienza dice l'esatto contrario
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8436
I FIGLI RENDONO INFELICI? LA SCIENZA DICE L'ESATTO CONTRARIO di Lorenza Perfori
Lo studio statunitense intitolato "Life with kids is better: Analyzing public well-being data", uscito a marzo 2025, è stato realizzato da Ken Burchfiel, ricercatore per l'Institute for Family Studies, il quale ha preso in esame i dati degli adulti tra 25 e 50 anni del sondaggio Atus (American Time Use Survey) del 2021. Dallo studio emerge che gli intervistati assegnano i punteggi più elevati in termini di benessere alle attività fatte con i figli: «il 56% del tempo dedicato alle attività ottiene il punteggio di significatività più alto quando sono presenti i figli, rispetto al 37% del tempo trascorso con altre persone. Analogamente è più probabile che gli intervistati assegnino i punteggi di felicità più alti al tempo trascorso in attività con i propri figli (44%) rispetto a quando essi non ci sono (25%)». Non solo, gli intervistati riferiscono che anche altre esperienze, come viaggi, pranzi fuori casa, attività sociali e domestiche risultano più significative se svolte insieme ai figli. I dati mostrano inoltre che il tempo trascorso con i bambini ha una probabilità uguale o superiore di produrre alti livelli di felicità e significatività rispetto al tempo trascorso solo con il coniuge. «In altre parole - osserva Burchfiel - anche se i genitori non riescono a trascorrere tanto tempo in coppia come prima di avere dei bambini, dedicare del tempo ai figli può più che compensare».
LO STUDIO POLACCO
Anche lo studio polacco, uscito nel 2024, si basa sui risultati di un sondaggio rappresentativo a livello nazionale condotto su genitori. Realizzato dal think tank polacco Institute for Family and Society Studies, lo studio mostra che la genitorialità è un'esperienza multidimensionale che influisce positivamente su vari ambiti della vita di uomini e donne.
La maggior parte degli intervistati ritiene che vale la pena essere genitori ed è gratificante, nonostante i costi. Quasi tre quarti di essi (72%) affermano che i benefici immateriali dell'essere genitori superano i costi economici del crescere i figli; ben l'85% non riesce a immaginare la propria vita senza bambini e quasi l'80% afferma che avrebbe dei figli se potesse decidere di nuovo.
La genitorialità aumenta anche il senso di sicurezza nei confronti del futuro: le risposte positive all'affermazione "La genitorialità mi fa guardare al futuro con un maggiore senso di sicurezza" superano il 70%. I genitori polacchi ritengono inoltre che i bambini migliorano la vita, soprattutto in termini di significato (70%) e in via generale (69%); e che l'essere genitori non è in conflitto con la vita professionale: l'82% afferma che fare il genitore non ha un impatto negativo sulla sua carriera.
Secondo la maggioranza degli intervistati la genitorialità fa sviluppare capacità, competenze e comportamenti in vari ambiti, soprattutto nell'organizzazione del tempo, favorendo la distinzione delle cose importanti da quelle non importanti (81%). Poi l'essere genitori favorisce una maggiore sensibilità verso i bisogni degli altri (79%), una migliore gestione delle finanze (79%), una maggiore attenzione alla propria salute e forma fisica (quasi il 60%), alla qualità dei pasti consumati (75%) e del tempo libero (76%).
Ovviamente crescere dei figli non è tutto rose e fiori, ma comporta anche preoccupazioni per il loro benessere. La preoccupazione che i genitori riportano più spesso riguarda la salute dei figli (42,2%). Poi più di un genitore su cinque esprime timore per le eccessive responsabilità (25,1%), le finanze (25%), l'incapacità di prendersi cura dei figli (24,8%) e il non riuscire a conciliare genitorialità e lavoro (20,3%), ma - affermano i ricercatori dello studio - «la buona notizia è che la maggior parte di queste paure...Tue, 27 Jan 2026 - 92 - Perchè l'uomo si inginocchia davanti alla donna per chiederle di sposarlo?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4007
PERCHE' L'UOMO SI INGINOCCHIA DAVANTI ALLA DONNA PER CHIEDERLE DI SPOSARLO? di Roberta Sciamplicotti
Vivo un momento magico nella mia vita: mi sposerò! Tra meno di 18 mesi, la promessa di Dio di vivere il cielo sulla terra si realizzerà nella mia vita. Il mio fidanzamento diventerà un sacramento, e come per ogni donna vivo una fase di ansia e preparativi, ma di una bellezza incommensurabile!
PERCHÉ?
Sono una persona a cui piace sapere il motivo di tutto. Perché la sposa si veste di bianco? Perché si fa una festa? Tra i tanti perché, mi sono chiesta perché la richiesta di matrimonio venga fatta in ginocchio. Ho pensato che non ci fosse una risposta, che la spiegazione fosse semplice, ma poi mi sono imbattuta in una riflessione bella e profonda, che mi ha ricordato il libro della Genesi.
Ci inginocchiamo in chiesa e davanti a re e regine. Perché, allora, l'uomo fa questo gesto davanti alla donna che ama? Perché manteniamo questa tradizione?
Ho scoperto che l'origine di questa abitudine è incerta, ma si fa così da secoli. Ci inchiniamo mettendo un ginocchio a terra come segno di rispetto per il tabernacolo nel quale è custodita l'Eucaristia. I cavalieri si inginocchiano davanti al re quando ricevono qualche omaggio e quando si presentano a lui dimostrando rispetto e onore per la sua regalità. In guerra, l'esercito sconfitto si inginocchia davanti all'esercito vincitore della battaglia in segno di resa.
IN SEGNO DI RISPETTO
Rispetto. Onore. Resa. Sottomissione. Sono questi i motivi per i quali un uomo si inginocchia quando chiede a una donna di sposarlo. In segno di rispetto, l'uomo si piega in un atto di umiltà davanti alla donna con la quale desidera passare tutta la vita.
Ma c'è anche un altro significato. Quando è inginocchiato, l'uomo è all'atezza del ventre della donna, il santuario della vita. Sta onorando il corpo di lei e la creazione di Dio, che merita di essere venerata. L'uomo si sta arrendendo e si sta impegnando, per il resto della propria vita, ad amare la sua sposa. Sta offrendo il suo celibato e sta entrando nella paternità impegnandosi ad allevare i figli con lei e a rimanerle fedele in ogni circostanza.
Tra breve mi sposerò! Comprendo sempre meglio il tesoro che Dio ci ha lasciato, nel rapporto tra uomo e donna, in ogni elemento, in ogni gesto. Più scopro l'aspetto divino di questa relazione, più sono capace di amare di più e meglio. Nell'istante in cui il mio fidanzato ripeterà questo gesto, più che l'emozione di diventare sua moglie, mi ricorderò della sacralità che viviamo, quando, con un ginocchio a terra, egli si dona a me.
"Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne" (Genesi 2,24)Wed, 16 Dec 2015 - 91 - Il genitore è un mestiere di cristallo: bello, ma delicato
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3989
IL GENITORE E' UN MESTIERE DI CRISTALLO: BELLO, MA DELICATO di Andrea Torquato Giovanoli
Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all'aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermente migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia.
MA QUANDO SONO DIVENTATO GRANDE...
Poi però papà ci son diventato davvero e così mi sono reso conto che puntare ad essere un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo sia stato il proprio non basta affatto.
Questo perché mi è stato dato di comprendere che un papà, per i propri figli, costituisce la prima immagine che essi hanno di Dio (almeno fino all'approdo dell'adolescenza): tale è la portata della paternità umana.
Ma d'altro canto anche se sei chiamato ad essere il dio di tuo figlio, rimani pur sempre un essere soltanto umano, e per quanto cerchi di aspirare alla perfezione, nulla mai, finché vivi, ti permetterà di affrancarti dalla tua creaturalità, dalla tua finitezza e quindi dalla tua ontologica, ineluttabile caducità.
E questo è un problema: poiché, secondo logica, per via di tutti quegli errori che, nonostante tutte le tue buone intenzioni, inevitabilmente farai come padre, i tuoi figli si faranno una prima idea di Dio plasmata proprio sul tuo modo di interpretare la paternità.
E si sa: la prima impressione è la più difficile da convertire.
Ecco che allora ti piglia un po' lo sconforto: poiché di errori, caro mio, ne fai ogni giorno.
E così pensi ai disastri educativi che farai con i tuoi figli e di quanto questi poi peseranno sulla loro vita. Di come presto essi, per quelle piccole e grandi sofferenze che infliggerai loro a causa dei tuoi sbagli, ti vedranno per quello che sei: un genitore imperfetto, deludente, del cui peso sentiranno prima o poi la necessità di disfarsi.
PERCHÉ QUESTA È LA REALTÀ DELLE COSE
Ma è un bene che sia così, davvero: giacché l'uomo è sempre tentato dall'ambizione d'essere lui padrone della realtà e s'illude di avere il controllo sulla sua vita, invece lo scontrarsi con la propria natura scrausa ti ricentra su Chi sia il vero genitore dei tuoi figli, di cui tu puoi essere soltanto, giocandotela al meglio delle tue capacità, al massimo una pallida imitazione, ma verso il Quale ti rimane comunque il debito di una vocazione: la consapevolezza che i tuoi figli sono prima di tutto Suoi, e Lui, a te, li ha solo affidati perché tu li aiuti a compiere quel destino a cui loro sono chiamati e che è il ritorno al loro originale Genitore per rimanere con Lui in un'eterna comunione d'Amore.
Ecco che allora, una volta messa nuovamente a fuoco questa verità, lo sconforto per la propria ontologica inadeguatezza viene spazzato via dalla bellezza umile e preziosa di quanto la Misericordia Divina soccorra l'uomo in ogni circostanza della sua vita, ribaltandone il plumbeo orizzonte in una prospettiva nuovamente tersa: poiché proprio le tue mancanze come genitore saranno l'occasione per i tuoi figli di guardare attraverso la tua fragilità, per scrutare oltre la tua finitezza nello scoprire la magnifica realtà di quel Padre vero che li ama d'Amore perfetto ed imperituro.
UN MESTIERE DI CRISTALLO, BELLO, MA DELICATO
Perché quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato, da vivere cercando di essere il più possibile trasparenza di Dio, epperò pur consapevoli che la nostra,...Wed, 25 Nov 2015 - 90 - Sul divorzio erano i farisei a decidere caso per caso
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3973
SUL DIVORZIO ERANO I FARISEI A DECIDERE CASO PER CASO di Francesco Agnoli
Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. Una Chiesa "aperta" sarebbe dunque una Chiesa che rifiuta il legalismo farisaico e sancisce una nuova visione della misericordia e, nel caso del matrimonio, della fedeltà e dell'adulterio.
Certamente vi sono, tra coloro che si professano difensori della verità, dei farisei. La verità può, infatti, diventare un idolo, e un manganello da usare contro gli altri.Non lo è quando chi la afferma, lo fa con amore, anzitutto per sé, e convinto che essa vada testimoniata e annunciata, con umiltà, per il bene di tutti (né come un privilegio, né come motivo di orgoglio). Ma a parte i giudizi, spesso temerari, sui motivi che muoverebbero molti padri sinodali a mantenere la dottrina tradizionale rispetto alle tesi di parte degli episcopati dell'Europa del nord, è interessante andare al Vangelo, e osservare davvero il comportamento dei farisei.
Li troviamo intenti a difendere l'indissolubilità matrimoniale, così chiaramente annunciata da Cristo, nel nome della legge? No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi. Gesù non entra nella casistica rabbinica, non si perde nei singoli casi, lui che certo li ha presenti, nella sua misericordia, ma ricorda che «in principio non era così»; che Mosè «a cagione della vostra durezza di cuore vi concesse di rimandare le vostre mogli» e che il disegno originario di Dio è che gli sposi siano «una sola carne».
«Ciò che dunque Dio congiunse», afferma Gesù ben sapendo che la sua parola risulterà dura e difficile da capire, «l'uomo non separi». Viene così archiviata la legge di Mosè, che aveva generato una grande casistica (aprendo al discernimento dei rabbini su quale fosse l'elenco possibile delle cause del ripudio) e viene enunciata la nuova legge dell'amore. «Terminata la lezione ai farisei», scrive Giuseppe Ricciotti, nella sua Vita di Gesù, «i discepoli tornano sulla questione dolorosa della moglie, interrogandone privatamente Gesù in casa». Sì, l'indissolubilità non piace tanto neppure a loro, ma Gesù non trova parole diverse, meno chiare, più accomodanti, per evitare che qualcuno esclami: «Se in tal modo è la condizione dell'uomo con la moglie, non conviene sposarsi».
Se tutto questo è vero, per un cattolico rimane una sola possibilità: riconoscere che l'adulterio e la casistica, amata dai farisei, non hanno spazio nella visione evangelica, di cui la dottrina tradizionale è semplice trascrizione, perché appartengono al regno della legge, su cui i farisei hanno sempre fatto leva per attaccare Gesù. L'unica legge di Cristo, invece, è l'amore, così come Dio lo ha voluto dal principio. Quest'amore, sta qui lo scandalo, per tutti, anche per i discepoli, contempla anche la presenza della croce: ed è per questo che al mondo e a molti uomini di Chiesa la "buona novella" sembra troppo dura, e si vorrebbe introdurre l'eccezione, la casistica, in una religione in cui Dio va sino in fondo, con la sua fedeltà e il suo amore, sino a essere accusato di violare la legge di Mosè; sino a essere messo in croce, perché dice cose incomprensibili, e non vuole ammorbidirle.
Cristo manifesta così la sua misericordia:...Wed, 04 Nov 2015 - 89 - Locali childfree: il sintomo di una società sterile
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8286
LOCALI CHILDFREE: IL SINTOMO DI UNA SOCIETA' STERILE
Si tollera un cane in spiaggia o al ristorante, ma non un bambino che gioca
di Bernardo Tombari
L'Italia è un Paese per vecchi, il fatto è ormai demograficamente assodato. Ma non un Paese di nonni gentili che si mettono al servizio dei più giovani, quanto uno di anziani acidi che vedono i bambini come un incomprensibile fastidio. E per andare incontro a questi, sempre più locali hanno adottato l'assurda politica del childfree: vietato l'accesso a tutti i bambini. È di pochi giorni fa il caso del bagno Bicio Papao di Milano Marittima/Cervia, dove è stato negato l'accesso a una famiglia modenese con un figlio di cinque anni e mezzo.
Il gestore, Walter Meoni, ha risposto alle critiche, tra cui quella del sindaco Matteo Missiroli, e rivendicato la sua politica: "Facciamo così da 33 anni, non odiamo i bambini. All'inizio qui venivano i giovani ed erano le famiglie stesse ad andarsene in altri bagni. Ora vengono persone di tutte le età e scelgono noi perché vogliono stare più serene sapendo che qui non ci sono bambini". Ciò che appare sconcertante non è la scelta del singolo gestore, ma ciò che rivela. Non è un'antipatia personale per i più piccoli, è intercettare un'intera fetta di mercato che non vuole aver a che fare con i bambini in nessuna circostanza.
La stessa fetta di mercato l'ha intercettata l'Osteria del Sole, uno storico ristorante al centro di Bologna, che ha più diplomaticamente "sconsigliato" l'accesso ai minori, e soprattutto dei passeggini, per via dello spazio ridotto. In Italia, per altro, è illegale vietare l'accesso sulla base dell'età, queste politiche si basano quindi sulla speranza che nessuna famiglia si impunti per essere servita. Ciò che appare ancora più assurdo però è l'esigenza di avere questi spazi in uno dei Paesi più vecchi e con il tasso di fertilità più basso in tutto il mondo. I bambini sono già una visione rara in Italia e a molti non basta ancora. Una natalità molto sotto la soglia di sostituzione è comunque troppo alta, evidentemente.
Sembra spenta anche l'indignazione dei fautori dell'inclusività e degli spazi aperti a tutti. Se un bagno scegliesse di vietare l'accesso agli animali domestici, per tutta quella clientela attenta all'igiene che vuole rilassarsi senza peli ed escrementi, probabilmente ci sarebbero state reazioni peggiori. Figuriamoci poi se, per motivi logistici e per lo spazio ridotto, a un disabile venisse negato l'accesso in un ristorante, dicendo che "può andare in tanti altri locali".
Che esistano bambini maleducati che disturbano e possono risultare fastidiosi è innegabile, ma con qualsiasi altra categoria nessuno si permette di generalizzare e vietare in toto l'accesso... come con le famiglie. Non basta che chi mette su famiglia prima dei 30 anni sia reputato un folle, non bastano gli incentivi praticamente inesistenti, quei pochi italiani che ancora fanno figli devono sentirsi anche fastidiosi e indesiderati. Sarebbe bello vedere al contrario il proliferare di locali che scelgono di essere child e family friendly. E si tratterebbe anche di business più sostenibili, perché una società a misura di anziano ha per sua natura vita breve.Wed, 10 Sep 2025 - 88 - Sei figli, zero animali? Strano, ma vero
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8283
SEI FIGLI, ZERO ANIMALI? STRANO, MA VERO
Intervista a una famiglia numerosa di Siena che smentisce chi guarda con sospetto ciò che un tempo era considerato una benedizione
di Antonio Rizzo
Abbiamo raccontato come il problema demografico, legato a quello della natalità, sia ormai parte integrante della popolazione senese, dove solo nel 2024 le nascite sono state tre volte minori rispetto ai decessi. Ma per fortuna ci sono delle bellissime eccezioni, che ci fanno ben sperare, come Marta e Paolo, con una gioiosa famiglia fatta di ben 8 componenti. A loro abbiamo chiesto le complessità e la bellezza di crescere 6 meravigliosi figli, in un contesto, quello italiano, in cui famiglie del genere sono sempre più rare.
"Una giornata tipo nella nostra famiglia? In realtà non esiste!", raccontano sorridendo. "Più aumentano i componenti, più aumentano gli imprevisti. Anche se programmiamo la giornata, è raro che tutto vada come previsto. E man mano che i figli crescono, diventano sempre più autonomi e si organizzano a modo loro".
Organizzare tempi scolastici, lavorativi ed extrascolastici è una vera sfida, ma Paolo e Marta hanno trovato una soluzione: la rete di amici. "Dal 1997 viviamo senza parenti vicini, quindi ci siamo affidati molto all'amicizia. La frase tipica è: 'Mi raccomando, cerca un passaggio!'".
I pasti, con 6 figli, sono un evento speciale ed un esempio per tutte le famiglie d'Italia e non solo: "Sono momenti conviviali che viviamo senza tv e cellulari, così ognuno può parlare ed essere ascoltato. Oltre alla conversazione, tutti collaborano: chi apparecchia, chi sparecchia, chi lava i piatti. È un momento di famiglia autentica".
La sfida più grande oggi? "Far crescere figli autonomi, in un mondo che ci vuole dipendenti: dalla tecnologia, dai social, dal giudizio altrui. Avere una famiglia numerosa, però, rende questa sfida un po' meno difficile". [...]
La gestione economica è una continua ricerca di strategie. "Bisogna stare attenti alle offerte, evitare sprechi, consumare acqua di rubinetto, non acqua minerale. Le spese più difficili? Quelle sanitarie e universitarie, soprattutto quelle dentistiche".
Quando si chiede loro che cosa li ha spinti ad avere una famiglia così numerosa, rispondono: "Non era il desiderio di avere tanti figli, ma la volontà di accogliere quelli che sarebbero arrivati. Abbiamo una fede che ci ha sostenuto: la fiducia nella Provvidenza. E poi, dove si è di più, si sta meglio". I valori che cercano di trasmettere ai figli sono chiari: "Innanzitutto la fede, poi la vicinanza e l'attenzione al prossimo, cercando di migliorare il mondo un po' alla volta".
Siena oggi ha un tasso di natalità bassissimo, ma Paolo e Marta rappresentano l'eccezione più bella: "Vogliamo solo essere una famiglia che condivide i privilegi che ha ricevuto, consapevoli che il problema della denatalità è reale: mancano i cittadini di domani".
La società italiana, secondo loro, non è ad oggi molto accondiscendente verso le famiglie numerose. "Fino alla fine degli anni '90 c'era ancora un certo affetto verso di noi. Oggi prevale l'individualismo. Le famiglie numerose sono viste al massimo come una stranezza, o addirittura un problema. Ma noi crediamo che servano più famiglie numerose, non meno".
Anche il legame tra i fratelli è forte. "Non è scontato, ma certamente nella nostra famiglia il fatto di condividere esperienze come gli scout ha rafforzato molto i legami. È normale che ci siano litigi, ma c'è anche una grande capacità di perdonarsi e di aiutarsi".
Ogni tanto arriva qualche domanda curiosa. "Quando aspettavo il terzo figlio, una signora mi chiese perché lo avessimo fatto, avendo già un maschio e una femmina. Ma in generale riceviamo reazioni positive, anche se spesso di stupore: in Italia le famiglie...Wed, 10 Sep 2025 - 87 - Bonus bebè di 2000 euro dal 3° figlio battezzato
VIDEO: Tg2 ➜ https://www.youtube.com/watch?v=SlOeOLryD5M
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3874
BONUS BEBE' DI 2.000 EURO DAL 3° FIGLIO BATTEZZATO di Marco Brogi
Duemila euro a famiglia per ogni figlio nato a partire dal terzo. Intanto gli italiani di fede cattolica, poi, se ci saranno i soldi, anche quelli stranieri, purché cattolici. E' il bonus bebè fatto in casa, anzi in parrocchia. Ideato da un giovane sacerdote, don Stefano Bimbi, parroco di Staggia, piccolo borgo in provincia di Siena.
Siccome nelle famiglie le casse sono a secco da un bel po' e con i bilanci crollano anche le nascite, per invertire la tendenza o comunque per incoraggiare babbi e mamme a mettere al mondo altri bambini, la parrocchia ha deciso di frugarsi in tasca e regalare un assegno da duemila euro a ogni famiglia con almeno tre bambini. Mica poco visto i tempi. Tra i requisiti per ricevere i soldi figurano l'avere la cittadinanza italiana, l'essere sposati i chiesa e la residenza in questo piccolo borgo sprofondato nella campagna senese. L'assegno viene consegnato ai genitori il giorno del battesimo e quindi, oltre a quelle straniere, sono automaticamente escluse anche le famiglie di altre religioni. Le finanze, nonostante il buon cuore dei tanti parrocchiani che non lesinano offerte, non sono floride e in attesa di tempi migliori il parroco, don Stefano Bimbi, che ha avuto l'idea del bonus bebè, è costretto a fare di necessità virtù. "Se le possibilità economiche ce lo consentiranno, in futuro estenderemo il contributo anche alle famiglie straniere. Me lo auguro vivamente. Al momento siamo partiti dagli italiani, non possiamo fare di più", spiega il sacerdote. Dall'inizio dell'anno a oggi sono già quattro i bambini nati cui è andato in dote il tesoretto.
"Abbiamo deciso - prosegue don Stefano - di aiutare le famiglie numerose con un contributo straordinario. La nostra parrocchia vuole dare un aiuto concreto in questo momento di crisi ai genitori che con coraggio accettano il dono di un figlio. Disponiamo, purtroppo, di poche risorse. Il bilancio non è rose e fiori: ciò nonostante il Consiglio per gli Affari Economici ha deciso all'unanimità il contributo fino ad esaurimento dei fondi".
Nelle parole di don Stefano il senso di una trovata (bella) che sta facendo parlare molto di sé. Il parroco è un tipo intraprendente e con la tecnologia ci sa fare. La notizia del bonus bebè l'ha fatta girare anche su Facebook e, complice il passaparola, in paese tutti sanno di questo contributo straordinario per le famiglie che crescono. Sul sito della parrocchia ci sono anche informazioni dettagliate su come fare per portare a casa l'assegno.
Istruzioni per l'uso per babbi e mamme che il giorno del battesimo, in questo paesino medievale, hanno due motivi per festeggiare: la nascita del figlio e quei duemila euro regalati dalla parrocchia.
INTERVISTA AL PARROCO: "I FIGLI SONO IL FUTURO DELL'ITALIA"
Lo cercano i giornali e le tv di tutta Italia. La notizia, data in esclusiva dal nostro quotidiano, del parroco che regala l'assegno di duemila euro alle famiglie italiane e cattoliche che fanno il terzo figlio, non è passata inosservata. Don Stefano Bimbi, un destino scolpito nel cognome, l'inventore del "bonus bebè" in chiave parrocchiana, è diventato un caso nazionale e il suo piccolo paese, Staggia, nella campagna senese, si è guadagnato una improvvisa celebrità.
Come e quando le è venuto in mente di offrire un contributo alle famiglie che mettono al mondo il terzo figlio?
E' successo qualche anno fa. Nella nostra parrocchia abbiamo messo in piedi un CAV, cioè un Centro di Aiuto alla Vita per mamme in difficoltà economiche, che si è rivelato un osservatorio privilegiato, ma anche spietato. Ci...Wed, 12 Aug 2015 - 86 - Famiglie numerose non siamo ipocriti
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8224
FAMIGLIE NUMEROSE, NON SIAMO IPOCRITI di Andrea Zambrano
Caro direttore,
una volta, invitata a un matrimonio, conobbi un santo sacerdote che, prima della Comunione eucaristica, fece annunciare dall'ambone le condizioni ecclesiastiche per potersi accostare all'Eucaristia. Quel sacerdote mise in atto l'unico mezzo a sua disposizione per evitare - con carità - che molti degli invitati, di cui non conosceva la condotta personale, si accostassero in modo indegno alla Comunione. Con quell'annuncio, egli aveva assolto il proprio compito e adempiuta la propria responsabilità. Se neppure l'autorità ecclesiastica dispone di strumenti migliori per esplorare il foro interno delle coscienze, come potrebbe un'associazione laica, aconfessionale e apartitica indagare sui pensieri e sul comportamento degli iscritti, quando questi abbiano firmato consapevolmente la Carta dei Valori? Non si è trattato dell'iscrizione di famosi personaggi pubblici, ma della richiesta di iscrizione da parte di private cittadine, le cui scelte di vita potevano essere conosciute solo violando la loro privacy e cercandole sui social.
È in questo contesto che inquadrerei il dissidio sorto tra alcuni iscritti ANFN e il Consiglio Nazionale. Come ripetutamente chiarito dallo stesso Consiglio, non c'è stato alcun cambiamento nei valori fondanti. Si è verificato un unico caso, gestito con prudenza e nell'unico modo possibile, ossia chiedendo l'adesione alla Carta dei valori - che le aspiranti socie hanno accettato. È stato invece l'allarmismo di chi ha gridato allo scandalo tramite lettere pubbliche - una volta venuto a conoscenza di dati sensibili in violazione della legge - a mettere seriamente in difficoltà l'Associazione. Si è, infatti, creata una questione di principio da un caso isolato, minando pubblicamente l'immagine di una delle poche voci che agisce in concreto per le famiglie, proprio mantenendo il suo profilo aconfessionale e apartitico. Ovvero si è concretizzato ciò che viene usato dagli ideologi per poter "sfondare" la cosiddetta Finestra di Overton: l'uso di un casus belli, di un'eccezione, per poter riformulare tutta la realtà in modo artificioso. Con un unico obiettivo, tra l'altro: quello di minare l'autorevolezza di ANFN strumentalizzando l'accaduto e facendo piovere sull'associazione un fiume di critiche negative che deducevano l'accaduto attraverso i presupposti e i pregiudizi di chi, nella questione, non aveva alcuna informazione certa. (...)
Non vi è alcuna condanna verso chi, mosso con l'intenzione di tutelare il Bene dell'associazione, ha voluto capire meglio per compiere un delicato discernimento. Quello che c'è, oltre che un dispiacere per un fuoco di paglia, è l'effettiva riuscita di creare divisione e sospetto reciproci, mettendo in crisi l'intero andamento dell'associazione che, invece che promuovere una cultura di tutela verso i bambini e le bambine - attraverso le loro famiglie associate o meno - ha dovuto concentrarsi per un tempo inutilmente lungo e verboso, per dipanare un nodo cui sarebbe bastato un po' di chiarimento e di buona fede, perché fosse sciolto senza problemi.
Francesca - associata ANFN
RISPONDE IL CAPOREDATTORE DELLA BUSSOLA
Gentile Francesca,
la ringrazio per la sua lettera che ci dà l'occasione di tornare su un argomento evidentemente esplosivo dentro l'associazione. Il punto di caduta che fa crollare il castello delle sue argomentazioni, come di molti altri, è la natura pubblica di quell'unione civile.
Quelle donne sono civilunite, quindi la loro non è una scelta personale, non c'è nessuna questione di privacy perché l'unione civile di due lesbiche è un fatto pubblico e dal pubblico trae le sue conseguenze necessarie. Tanto più che, noi sappiamo, il discernimento effettuato è falsato. Quella donna chiedeva la...Tue, 08 Jul 2025 - 85 - Famiglie numerose, tensioni per il rischio di una breccia Lgbt
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8202
FAMIGLIE NUMEROSE, TENSIONI PER IL RISCHIO DI UNA BRECCIA LGBT di Andrea Zambrano
All'interno dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una situazione piuttosto turbolenta. Oggetto del contendere è una vicenda che sta animando le chat degli iscritti e che ha portato, al momento, alle dimissioni dal direttivo di uno dei componenti, Lucio Cotticelli. Questi si è dimesso perché non ha condiviso le vicende che hanno portato all'iscrizione nell'associazione come socio sostenitore di una donna con tre bambini piccoli, unita civilmente con un'altra donna.
A dare fuoco alle polveri e a far deflagrare un malcontento che covava sotto la cenere da qualche giorno, è stato ieri un articolo di una iscritta, Carola Profeta, pubblicato sul blog del giornalista Aldo Maria Valli nel quale si denuncia quella che sembra essere un'apertura dell'associazione alle coppie omogenitoriali: «Apprendo che i nuovi vertici intendono modificare radicalmente l'identità dell'associazione, aprendo alle coppie omogenitoriali, definendo questo passaggio come "fisiologico"».
Subito dopo la pubblicazione dell'articolo è partito un tam tam inarrestabile tra gli associati e sui social, che ha reso indispensabile in serata un chiarimento da parte di Alfredo Caltabiano, presidente dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose.
Nel richiamarsi allo statuto e alla carta dei valori associativi, il presidente ha risposto a quelli che ha definito «giudizi e affermazioni che non corrispondono al vero e che danneggiano gravemente l'immagine e la credibilità dell'Associazione», e ha ribadito che «abbiamo sempre rigettato, e continueremo a farlo, richieste di iscrizione da parte di singoli, separati, coppie etero o omosessuali che non dichiarino di condividere la nostra visione antropologica e statutaria della famiglia fondata sull'unione tra uomo e donna».
Poi ha aggiunto che «l'Associazione non entra nel merito della vita privata e delle storie personali di nessuno, né intende farlo: non è questo il nostro compito, né il nostro spirito. Come quando si entra in Chiesa, nessuno ti interroga sulla tua perfezione morale: ciò che ci unisce è il desiderio di sostenere nella società e con azioni politiche la famiglia composta da uomo e donna, e dai loro figli, crescere insieme, aiutarsi».
COME STANNO LE COSE
Dunque, come stanno le cose? C'è stata o no un'apertura alle coppie omo dentro l'associazione che, pur essendo aconfessionale, è comunque ispirata ad una visione naturale e cristiana dell'uomo e della famiglia?
La Bussola ha potuto ricostruire i fatti come si sono svolti con i protagonisti e ha appurato che dentro l'Associazione Nazionale Famiglie Numerose c'è una maggioranza di membri che sono con il presidente, mentre una minoranza vive queste "novità" come una questione identitaria e di arroccamento. Ma anche questa è una lettura parziale che non spiega tutto.
Prima di tutto è bene chiarire che con la sua decisione, l'Associazione non ha aperto alle coppie omosessuali, cosa contraria allo statuto, ma ha consentito ad una donna con tre bambini avuti all'interno di una relazione lesbica (non è dato sapere con che modalità, ma è immaginabile), l'iscrizione come socio sostenitore. È questa una possibilità che lo statuto dell'Associazione all'articolo 3 dà «nella persona di uno dei coniugi, anche quelle famiglie con meno di sei componenti tra quelli indicati all'art. 1, che si riconoscano nei principi espressi nello Statuto e nella Carta dei Valori».
La questione dello statuto e della carta dei valori è infatti dirimente. In essi si ribadisce che possono iscriversi solo i coniugi regolarmente uniti in matrimonio e che il matrimonio è composto da un uomo e una donna. Ciononostante, dato che è stata data la possibilità di iscriversi come socio sostenitore anche a...Tue, 17 Jun 2025 - 84 - Niente di meglio che la ninna nanna
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8200
NIENTE DI MEGLIO CHE LA NINNA NANNA DELLA MAMMA di John Horvat
La musica giusta può avere un effetto calmante sui bambini. Alcuni sostengono quindi che, per favorire la loro formazione, ai bambini dovrebbero essere fatti ascoltare brani di musica classica dai passaggi tranquilli. Tuttavia, non è Mozart ad avere il maggiore effetto sui neonati. Il tono rassicurante di una madre amorevole è molto più efficace.
Un recente studio condotto dal Child Studies Center dell'Università di Yale ha confermato gli effetti benefici sui neonati del canto. I ricercatori hanno cercato anche di misurare i vantaggi del canto rispetto al silenzio.
Il team di ricerca ha diviso 110 genitori con bambini di età compresa tra i 3 e i 6 mesi in due gruppi. Al gruppo A di genitori sono state fornite canzoni popolari, testi e letteratura che promuovevano la pratica del canto durante il periodo di prova. Il gruppo B invece non ha ricevuto nulla da controllare.
Ai due gruppi è stato poi chiesto di riferire sulle loro pratiche di cura del bebè. Una domanda chiedeva se i genitori gli avessero cantato.
CANTA CHE TI PASSA
Il risultato più importante e prevedibile è stata la conferma dell'effetto positivo del cantare al bambino. I bambini esposti al canto erano meno irrequieti e più calmi di quelli che non lo erano. L'effetto non era necessariamente immediato, ma generale. "L'umore dei bambini è migliorato complessivamente grazie all'intervento", ha riferito Samuel Mehr, curatore principale dello studio. "Eppure non sono molti i pediatri che consigliano ai genitori di bambini irrequieti di cantare loro delle canzoni".
I ricercatori hanno inoltre concluso che i genitori hanno una naturale predisposizione a far felici i bambini con il canto. Il dottor Mehr ha affermato: "I genitori inviano ai bambini un chiaro messaggio con le ninne nanne: sono vicino, ti sento, ti proteggo, quindi le cose andranno bene".
In effetti, le melodie e le ninne nanne per neonati sono particolarmente adatte al loro pubblico, utilizzando scale e ritmi limitati e una gamma melodica ridotta che si adatta alle orecchie meno sofisticate dei neonati. Le canzoni sono spesso costituite da una singola linea musicale ripetuta molte volte. Tale semplicità si riflette nelle canzoni per neonati in tutto il mondo, a testimonianza della natura universale dell'infanzia.
Nella ricerca delle migliori tecniche genitoriali, questa pratica non viene spesso presa in considerazione. Eppure, è ricca di senso. Lo sforzo costante per aumentare il contatto tra genitore e figlio non si limita al tatto. Anche una relazione intima che coinvolga il suono è importante.
UN PROBLEMA CULTURALE: COME CREARE UNA NINNA NANNA
I risultati dello studio sollevano un'altra questione culturale sconcertante. La società frenetica di oggi generalmente scoraggia il canto ai bambini. Di conseguenza, non produce nemmeno le canzoni e le ninne nanne da cantare loro.
Il team di ricerca è dovuto ricorrere a vecchie canzoni popolari per fornire materiale ai genitori musicalmente più preparati a cantare. Non esistono canzoni popolari moderne perché non esiste il concetto di folk, del paesano. Non c'è quell’unità all'interno di una comunità che dia origine a esperienze comuni ma semplici e che possano poi essere immortalate in una canzone.
È scomparsa la ricca immaginazione dei luoghi e della comunità che creava le condizioni per le ninne nanne. Non ci sono punti di riferimento come scene naturali, legami familiari e devozioni religiose che favoriscono l'innocenza infantile e trovano posto nelle canzoni. Nell'odierno confuso panorama musicale, c'è ben poco che stimoli l'immaginazione verso piaceri moderati e puri.
In una cultura della morte che permette l'aborto, non c'è l’universale celebrazione della nuova vita che...Tue, 17 Jun 2025 - 83 - Leone XIV demolisce Amoris Laetitia
VIDEO: Il matrimonio secondo Leone XIV ➜ https://www.youtube.com/watch?v=wDC5MlhOm_o
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8189
LEONE XIV DEMOLISCE AMORIS LAETITIA: IL MATRIMONIO NON E' UN IDEALE di Roberto de Mattei
"Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l'uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo". Così ha detto Leone XIV il 31 maggio 2025, nell'omelia della Messa del Giubileo delle famiglie, sottolineando che questo amore "rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita".
Il significato di questa frase non deve sfuggire, perché oggi troppo spesso la legge morale viene ridotta a un ideale che può essere difficilmente raggiunto. La parola "canone", nel linguaggio religioso, indica una regola ufficiale della Chiesa, una norma giuridica e morale, una legge oggettiva, che tutti i cristiani sono tenuti ad osservare.
Il matrimonio, uno e indissolubile, formato da un uomo e da una donna, è un'istituzione divina e naturale, voluta da Dio stesso ed elevata da Gesù Cristo alla dignità di Sacramento. La famiglia, fondata sul matrimonio, è perciò una vera società con un'unità spirituale, morale e giuridica, di cui Dio ha fissato la costituzione e i diritti. Chi osserva questa legge riceve da Dio tutte le grazie necessarie ad osservarla.
Presentare il matrimonio come un ideale, e non come una legge a cui è legata una grazia, equivale ad affermare che questo modello non appartiene al mondo della realtà, ma a quello dei desideri, talvolta irraggiungibili. Significa dunque cadere nel relativismo morale. Gli uomini, per vivere, hanno bisogno di princìpi che possono e debbono essere vissuti: uno di questi è il matrimonio. L'idea, invece, che "il matrimonio è un ideale" percorre l'Esortazione apostolica Amoris Laetitia, del 2016, nella quale Papa Francesco ha insistito sul fatto che questo ideale va proposto gradualmente, accompagnando le persone nel loro cammino. Ma la morale cattolica non è graduale e non ammette eccezioni: o è assoluta o non è. La possibilità di "eccezioni" alla legge nasce proprio dall'idea di un ideale impraticabile. Era la tesi di Lutero, il quale sosteneva che Dio ha dato all'uomo una legge impossibile da seguire. Lutero elaborò perciò il concetto di un "fede fiduciale", che salva senza le opere, proprio perché i comandamenti non possono essere osservati. Alla concezione luterana dell'impraticabilità della legge, il Concilio di Trento replicò che ci si salva attraverso la fede e le opere. Il Concilio colpisce di anatema chi dice che "per l'uomo giustificato e costituito in grazia, i comandamenti di Dio sono impossibili da osservare" (Denz.H, n. 1568) e afferma: "Dio infatti non comanda l'impossibile; ma quando comanda ci ammonisce di fare quello che puoi, di chiedere quello che non puoi, e ti aiuta perché Tu possa" (Denz.H, n. 1356).
L'AIUTO NON MANCHERÀ
Ci si può trovare di fronte a problemi apparentemente insormontabili, ma in questi casi bisogna fare di tutto, con le proprie forze, per osservare la legge naturale e divina e chiedere a Dio l'aiuto per superare il problema. È di fede cattolica che questo aiuto non mancherà e che ogni problema sarà risolto. Nei casi eccezionali Dio ci offrirà un aiuto straordinario della grazia, proprio perché non ci ha dato una legge impraticabile. La dottrina non è un ideale astratto e la vita del cristiano non è altro che la pratica dei comandamenti, secondo l'insegnamento di Gesù: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama" (Gv 14, 21).
Per questo, in un'intervista del 2019 riportata da Corrispondenza Romana, il cardinal Burke spiegava: "Qualcuno ha detto che in fin dei conti dobbiamo renderci conto che il matrimonio è un ideale che non tutti possono...Tue, 10 Jun 2025 - 82 - Otto precauzioni per difendere il tuo matrimonio
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3785
OTTO PRECAUZIONI PER DIFENDERE IL TUO MATRIMONIO di Roberta Sciamplicotti
È sempre più evidente che la nostra società è particolarmente ostile nei confronti del matrimonio. In Spagna esiste il divorzio senza causa dopo 3 mesi di matrimonio, mentre le compagnie telefoniche chiedono almeno 6 mesi di permanenza con il nostro cellulare. C'è chi si sposa senza dare importanza all'impegno dell'esclusività e della fedeltà.
Per questo ha senso moltiplicare le precauzioni per difendere il matrimonio, cosa proposta da Jill Savage che esorta le madri a dedicarsi "a tempo pieno" alla casa e alla famiglia.
UN'AMICIZIA INNOCENTE
Jill fa un esempio. "Un padre del nostro vicinato è diventato il mio miglior amico", le diceva una giovane madre. "Andiamo con i bambini al parco, a fare spese, cuciniamo anche insieme una volta al mese. È una grande persona".
"È evidente che questa donna non aveva idea del pericolo insito in questa situazione apparentemente inoffensiva", ha scritto la Savage in un articolo. "La storia è sempre la stessa: il coniuge infedele ha sviluppato una relazione che è iniziata come un'amicizia innocente, con qualcuno con cui poter parlare, qualcuno che ascoltava, che si preoccupava".
"Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte", ha aggiunto Jill citando la Lettera di Giacomo (1, 14-15).
PIANTARE UNA PALIZZATA DI PROTEZIONE
"Dobbiamo piantare una palizzata di protezione intorno al nostro matrimonio, ovvero prendere in anticipo decisioni che tengano lontana la tentazione e rendano il matrimonio una priorità", ha raccomandato Jill come consulente familiare e matrimoniale. In concreto, raccomanda 8 precauzioni per difendere la relazione.
PRECAUZIONE 1: COMPI SCELTE SAGGE
Evita di trascorrere del tempo superfluo con qualcuno del sesso opposto. Ad esempio, se cerchi un allenatore personale in palestra, scegli una persona del tuo stesso sesso.
PRECAUZIONE 2: CONDIVIDI SAGGIAMENTE
Se un giorno ti rendi conto che stai condividendo con qualcuno segreti e intimità su di te e sul tuo matrimonio che non hai condiviso con il/la tuo/a sposo/a, è un segnale di allarme. Anche un legame emotivo con qualcuno, pur non arrivando a diventare sessuale, può danneggiare molto la relazione.
PRECAUZIONE 3: CERCA DI STARE IN LUOGHI PUBBLICI
Fai il proposito di non darti appuntamento da sola/o con qualcuno dell'altro sesso. Se un/a amico/a ti invita a mangiare o ad accompagnarlo/a, fa' che venga una terza persona. Non esitare a spiegargli/le, se serve, che hai deciso così con il tuo coniuge. Può servire a dare l'esempio.
PRECAUZIONE 4: NON ESSERE INGENUO/A
La maggior parte della gente che finisce per avere una relazione non voleva averla; l'infedeltà inizia come una relazione innocente che alla fine raggiunge una profondità emotiva che attraversa la linea della fedeltà.
PRECAUZIONE 5: AUMENTA IL TUO "INVESTIMENTO" IN CASA
I matrimoni forti si ottengono passando del tempo insieme, ridendo insieme, giocando insieme. Se non hai appuntamenti con il tuo partner, pianifica già appuntamenti per i prossimi mesi e fa' che trascorrere del tempo insieme sia una priorità.
PRECAUZIONE 6: FA' ATTENZIONE A CIÒ CHE PENSI
Se pensi tutto il giorno ai difetti del tuo coniuge, se il tempo che dedichi a pensare a lui/lei si concentra su mancanze e rimproveri, è facile che qualsiasi altra persona possa sembrarti migliore e ti attiri. Scrivi una lista dei punti forti che ti hanno attratto inizialmente nel tuo partner. Sostieni, incoraggia, appoggia e diminuisci le critiche.
PRECAUZIONE 7: NON GIOCARE A PARAGONARE
Tutti abbiamo comportamenti sbagliati, manie ed errori....Wed, 03 Jun 2015 - 81 - Chiudono i negozi di giocattoli, ma guai a toccare gli smartphone
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8159
CHIUDONO I NEGOZI DI GIOCATTOLI, MA GUAI A TOCCARE GLI SMARTPHONE di Fabio Piemonte
Denatalità e iperdigitalizzazione non hanno solo drammatiche e dirette conseguenze come meno figli o più disagi per bambini e adolescenti, ma anche effetti collaterali egualmente tristi e problematici. Come la chiusura di negozi di giocattoli, con tutto ciò che questo comporta tanto in termini economici quanto sociali e, consentiteci di dirlo, di vera e propria tristezza nel vedere un modo così alla deriva.
I casi non sono pochi, ma a fare più clamore è quando vittime sono veri e propri negozi storici, quasi delle "istituzioni", come "Casa Mia". Per chi è romano, in particolare della zona centro-sud, è un colpo pensare che l'iconico negozio di giocattoli con le vetrine sull'Appia Nuova nel quartiere San Giovanni abbia chiuso i battenti dopo quasi 80 anni di attività. «Con profondo rammarico annunciamo la chiusura definitiva del negozio, una realtà che ha rappresentato un punto di riferimento per la vendita di giocattoli e un luogo magico in cui immergersi per generazioni di bambini e famiglie», scrive sul cartello in vetrina la proprietaria Grazia Battista. La notizia giunge tra l'altro a pochi giorni dalla chiusura di "Ciuff Ciuff" in via Etruria, altro celebre negozio del settore - sempre nella zona San Giovanni - in particolare per quanti siano alla ricerca dei giochi di un tempo per figli e nipoti.
MENO FIGLI E TROPPO INTERNET
Tra i diversi motivi di tale decisione "Casa Mia" addita anche «l'evidente diminuzione della natalità, che si va ad aggiungere alla difficoltà delle giovani coppie di trovare alloggi in città storiche come Roma, dove sempre più appartamenti vengono sottratti agli affitti tradizionali a favore di quelli brevi per i turisti». A Roma, ma non solo purtroppo, mancano all'appello nuove famiglie e giovani coppie, e dunque conseguentemente figli. Meno bimbi vuol dire sostanzialmente anche meno giocattoli. Quei pochi che vengono acquistati sono poi comprati principalmente online, per cui tanti negozi faticano a sopravvivere, dati i costi di gestione evidentemente più alti. Infatti la proprietaria di "Casa Mia" richiama nel cartello esposto anche le «molteplici ragioni che riflettono il profondo cambiamento socio-economico a cui stiamo assistendo. Innanzitutto lo sviluppo del commercio online, caratterizzato da una competizione sfrenata e priva di regole, la cui diffusione è esplosa con la pandemia penalizzando i negozi di prossimità. Il servizio assistito che i negozi tradizionali garantiscono e i loro costi di gestione non permettono di competere con l'estensione a livello mondiale del mercato virtuale e dei prezzi sempre più bassi delle piattaforme digitali a portata di click». Infine la stessa titolare evidenzia anche il rischio dell'iperdigitalizzazione, dal momento che «la tecnologia ha trasformato le abitudini dei più piccoli: già in tenera età i bambini vengono attratti da dispositivi digitali che li allontanano anticipatamente dal gioco manuale e tradizionale. Applicazioni, giochi e social network sono sempre a disposizione sui telefonini dei familiari e hanno cambiato il modo di divertirsi e interagire anche per i bambini più piccoli».
RECUPERARE UN'AUTENTICA DIMENSIONE LUDICA
D'altra parte fino a non molti anni fa i bambini ancora scorrazzavano nelle piazze, riempivano i parchi e desideravano incontrarsi nelle case per giocare insieme con le costruzioni o con la casa delle bambole, oggi invece hanno maggiormente gli occhi incollati agli smartphone anche quando siedono su una panchina l'uno accanto all'altro e preferiscono incontrarsi sulle piattaforme social in Rete piuttosto che dal vivo coi loro coetanei. E in effetti, come conclude con profonda amarezza la titolare di "Casa Mia" nel messaggio affisso in vetrina, «abbiamo...Tue, 13 May 2025 - 80 - La bellezza dell'amore casto è possibile
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LA BELLEZZA DELL'AMORE CASTO E' POSSIBILE di Fabio Piemonte
«Mi diceva che se lo amavo veramente dovevo dimostrarglielo. E così ho fatto. Ma dopo un po' non voleva più passare il tempo con me; voleva solo stare con il mio corpo», scrive Crystalina Evert. C'è una battaglia tra amore e sensualità dentro il cuore di ognuno. «Dietro tutte le vanterie per le conquiste sessuali di qualche serata in discoteca, ogni ragazzo nutre un desiderio più profondo, quello di amare una ragazza», aggiunge Jason. E quanto scrivono in Aspettare si può (Fede e Cultura 2023, pp. 159) Jason e Crystalina Evert, attualmente marito e moglie, in un appassionante racconto a quattro mani che riprende in maniera dialogica le loro risposte sul tema del sottotitolo: "Purezza e sessualità alla prova del mondo di oggi". I due coniugi americani girano il mondo per tenere incontri sull'importanza di coltivare amore e castità, condividendo le proprie esperienze e anche i propri errori giovanili senza moralismi, come testimonia il video doppiato in italiano Amore senza rimorso reperibile su Film Garantiti (clicca qui) e il sito del progetto (https://www.chastity.com/category/italiano) che portano avanti insieme "Chastity" con una sezione di materiali disponibili anche in italiano.
CASTITÀ NELL'UOMO È IMPARARE A GUARDARE UNA DONNA COME LA VEDE DIO
«La nostra chiamata all'amore è dunque più grande della tentazione verso la sensualità. Riscoprire tale chiamata, che vale in egual modo per uomini e donne, comporta certo lo sforzo di andare al di là della volontà di "usare l'altro" per il proprio piacere. D'altra parte «quando un ragazzo immagina la sua futura sposa, per esempio, non pensa di ottenere qualcosa da lei. Pensa di donarle la sua vita», afferma Jason.
E, allo stesso modo, «ogni donna vuole ardentemente l'amore, ma molte di noi hanno sofferto e rinunciato a quello vero. Cominciamo col dirci che l'amore non esiste oppure che non lo meritiamo. Invece esiste e noi ne siamo degne», ribadisce con forza Crystalina.
«Tutto quello che le ragazze vogliono è un gentiluomo, un uomo che sappia come onorare una donna nel modo appropriato». Di qui Jason offre diversi consigli anche per vivere bene la fase del corteggiamento, dal prendere l'iniziativa per il primo appuntamento al prepararlo con cura, dal lasciare che al ristorante ordini prima lei, sino al pagamento del conto. Insomma «se hai la sensazione di esserti messo a servizio, stai facendo la cosa giusta», puntualizza.
Relativamente al tema della sessualità, Jason invita a «trattare le ragazze nel modo in cui vorresti che un ragazzo tratti la tua futura sposa». Egli constata in realtà una certa schizofrenia da parte dei giovani rispetto allo standard che si pongono per le loro sorelle, futura moglie o figlie e quello che invece riservano alla fidanzata in termini di rispetto della persona, e dunque anche della sua corporeità.
Infatti «la qualità dell'amore di un uomo verso una donna si misura dal suo grado di responsabilità nei suoi confronti», osserva con fermezza Jason. D'altra parte, come ha rilevato una ricerca dell'Heritage Foundation, «quanto prima una ragazza ha una relazione sessuale, tanto più potrà soffrire dei seguenti problemi: avere una gravidanza al di fuori del matrimonio; diventare una ragazza madre; contrarre malattie sessualmente trasmissibili; avere diversi partner sessuali; andare incontro a spaccature nelle relazioni; abortire; ridursi in povertà; esser soggetta a depressione; divorziare».
Di qui «quando una donna vuole essere impura, l'uomo che la ama deve avere sufficiente controllo sul proprio corpo, e abbastanza premura per l'anima di entrambi, da riuscire a dirle di no», in quanto «un vero uomo non approfitterebbe mai di una donna che non conosce il proprio valore». Certo Jason riconosce...Tue, 06 May 2025 - 79 - Le venti frasi piu stupide
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3715
LE 20 FRASI PIU' STUPIDE CHE VENGONO DETTE ALLE FAMIGLIE NUMEROSE di Sandra Sanchez
Per chi avrà tre o più bambini sicuramente avrà sentito dirsi di tutto e di più...
Noi ne riceviamo quasi ogni giorno, di frasi "incoraggianti", del tipo... : Adesso basta però, un bel nodo al pisellino!
A seguire alcune delle frasi dette e ridette, che all'inizio ferivano anche un po'... adesso cominciano a farmi pure ridere!
1) Ma non avete la televisione?
Risposta ironica: Signori, questa è vecchia, vi prego di spremersi le meningi e partorire qualche frase migliore...
Risposta pacata: Sì! Ovvio! Dove credi che mettiamo i bambini quando cerchiamo di farne altri?
2) Adesso hai due femmine e un maschio, siamo a posto così, fermatevi!
Risposta ironica: Veramente pensavo di fare qualche ermafrodite...
Risposta pacata: Ehh... Chi lo sa... (notare bene la loro faccia!)
3) Stai attenta che ti mette di nuovo incinta!
Risposta ironica: Ahhhh!! Durante la notte mio marito mi violenta e mi incintisce!
Risposta pacata: Cercherò di dormire con la camicia da notte di mia nonna ed i bigodini!
4) Ma tre sono troppi! Siete sicuri? (da incinta)
Risposta ironica: No aspetta, ci ho ripensato, che faccio? Lo regalo ad una zingara!
Risposta pacata: Eh, a noi piacciono i bambini, non è mai troppo
5) Speriamo sia maschio... Dopo due femmine. Sennò poi arriva il quarto e non vi fermate più!
Risposta ironica: Infatti è risaputo che chi ha 10 figli è perché non ha trovato quello che voleva... Tipo il gratta e vinci, ritenta, sarai più fortunato!
Risposta pacata: Vabbè se è femmina vale la stessa regola di regalarlo alla zingara...
6) Ma non era meglio un cane?
Risposta ironica: (non posso pensare, sono impegnata a cercare qualcosa per colpire il più forte possibile)
Risposta pacata: ... (non merita risposta)
7) Adesso vi fermate vero?
Risposta ironica: Come si fa a fermarsi? C'è qualche tasto? Il telecomando di sky non funziona su di me!
Risposta pacata: Chi si ferma è perduto! (dopo questa risposta ho sentito qualche mugugno sempreeee)
8) Ma fermatevi! Con questa crisi è da incoscienti!
Risposta ironica: Per fare i figli bisogna essere incoscienti, ma anche solo per farne uno... Sennò il mondo sarebbe estinto!
Risposta pacata: Ma figurati! Se non arriviamo a fine mese ci aiuti tu, va bene? Affare fatto?
9) Di questo passo farete una squadra di calcio!
Risposta ironica: Veramente la nostra intenzione era di dominare il mondo...
Risposta pacata: Papà è interista... forse per questo?
10) Adesso hai sia femmina che maschio. Siete a posto, vero?
Risposta ironica: Quindi se il terzo era femmina... mi era permesso continuare?
Risposta pacata: Ma veramente ero in cerca del rosso, adoro i bambini con i capelli rossi! (E qui è normale sentirsi dare della pazza, ma quanto godo...)
11) Un altro figlio??????????
Risposta ironica: Siiiiii!!! Non è bellissimo? Ah no aspetta... non è una domanda dettata dalla felicità nel vedermi col pancione...
Risposta pacata: Mi vengono così bene... Come faccio a fermarmi?
12) Senti, ma esiste la pillola, i preservativi...
Risposta ironica: Davvero? Io sono rimasta alla pelle dei salami.. Come avanza la tecnologia!
Risposta pacata: Lo terrò in mente...
13) Ma sicuro avete qualcuno che vi aiuta...
Risposta ironica: Ad esempio, tu?
Risposta pacata: Sì, io aiuto mio marito e lui aiuta me! Siamo una buona squadra! [...]
14) Volete fare come i conigli?
Risposta ironica: 'nchè seeeenso scusa? I loro peli sono così moooorrrrrrrbidi
Risposta pacata: Eh loro almeno con una gravidanza e un parto si ritrovano già una squadra di calcio, io mi devo beccare altre gravidanze ed...Tue, 28 Apr 2015 - 78 - Il matrimonio protegge la salute mentale della famiglia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8106
IL MATRIMONIO PROTEGGE LA SALUTE MENTALE DELLA FAMIGLIA di Salvatore Tropea
La ricerca, guidata da Cuicui Wang dell'Università di Harvard, ha coinvolto 106.556 persone da sette nazioni (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Messico, Irlanda, Corea, Cina e Indonesia) per valutare la correlazione tra depressione e stato civile. La depressione è attualmente un problema di salute pubblica con una prevalenza del 5% tra gli adulti, destinata a superare il 10% entro il 2025. Lo studio ha evidenziato come i single abbiano il 79% di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto ai coniugati.
Lo studio sottolinea come anche vedovi e divorziati corrano maggiori rischi di depressione, rispettivamente del 64% e del 99%. Ulteriori dati da Global Epidemiology rivelano che il matrimonio riduce la mortalità femminile di un terzo e che, sorprendentemente, anche chi vive un matrimonio infelice gode di una salute migliore rispetto ai single. Gli autori, tra cui Wang, suggeriscono che i benefici del matrimonio derivino dall'accesso a risorse economiche, supporto sociale e influenza positiva reciproca. Tuttavia, per i single nei paesi occidentali, come Stati Uniti e Irlanda, il rischio di depressione è più alto.
Un matrimonio felice apporta benefici significativi sia per la salute e la sicurezza degli individui che per la stabilità dei figli, come riporta anche Francesca Romana Poleggi - membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia onlus - nel sul libro "Per amore dei nostri figli", edito da Sugarco Edizioni. «Le ricerche - spiega Poleggi - indicano che persone sposate, uomini e donne, sono generalmente più felici e godono di un tasso di mortalità e malattia inferiore rispetto ai single. Studi del 2011 e 2016, ad esempio, evidenziano che le donne conviventi subiscono il doppio delle violenze rispetto a quelle sposate» e le statistiche mostrano un rischio maggiore di femminicidi tra le conviventi. La stessa Poleggi cita poi il sito dell'Unione Cristiani Cattolici Razionali, che raccoglie una vasta documentazione dal 1984 al 2020, che confronta la convivenza e il matrimonio, «confermando - scrive l'autrice - la superiorità di quest'ultimo per la stabilità e il benessere sociale ed economico della coppia e dei figli». Inoltre, il World Family Report del 2017 sottolinea che «i bambini di coppie sposate sperimentano maggiore stabilità fino ai 12 anni rispetto a quelli di famiglie non tradizionali», con l'instabilità familiare correlata a risultati negativi per i bambini. Ricerche recenti, infine, come quella di Brad Wilcox per l'Institute of Family Studies, basata su dati del General Social Survey 2022 - sempre citata da Francesca Romana Poleggi nel suo volume - ribadiscono che «il matrimonio è associato a livelli più alti di felicità per uomini e donne, specialmente se hanno figli. Gli sposati con figli sono circa due volte più propensi a dichiararsi "molto felici" rispetto ai loro coetanei non sposati», e ciò si riflette positivamente anche sul benessere dei figli stessi.Tue, 18 Mar 2025 - 77 - Uomini fate l'affare della vostra vita sposatevi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8091
UOMINI, FATE L'AFFARE DELLA VOSTRA VITA: SPOSATEVI! di Brad Wilcox
Dunque, è così? Il matrimonio avrebbe «zero vantaggi statistici» per gli uomini di oggi? Il matrimonio sarebbe solo un trofeo in più per gli uomini che ce l'hanno già fatta, di poca importanza intrinseca al di là di un simbolo di successo?
Seguiamo il consiglio dei critici usando la testa invece del cuore per esaminare cosa dicono le scienze sociali a proposito del matrimonio e di tre aspetti importanti per la vita degli uomini: denaro, felicità e aspettativa di vita.
GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ RICCHI
Dal punto di vista economico i dati sono solidi e chiari: gli uomini in un matrimonio stabile (che si sono sposati e sono rimasti sposati) che si avviano alla pensione hanno un patrimonio familiare dieci volte più elevato rispetto ai coetanei divorziati o che non si sono mai sposati. Tenendo conto delle differenze di istruzione, razza e occupazione, il premio medio del matrimonio in termini di patrimonio familiare per gli uomini stabilmente sposati è di 290.000 dollari più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Insomma, esattamente il contrario di «zero vantaggi statistici».
Una situazione analoga si verifica con il reddito. Anche dopo aver controllato età, razza, etnia, istruzione e dimensioni del nucleo familiare, gli uomini sposati hanno un reddito familiare del 40% più elevato rispetto ai coetanei non sposati. Similmente, gli uomini sposati nel fiore degli anni hanno una probabilità del 55% più bassa di vivere in povertà.
Per confutare la tesi secondo la quale il matrimonio non avrebbe economicamente benefici intrinseci, ma attirerebbe solo persone già agiate in partenza, si possono esaminare gli studi condotti su gemelli. Uno studio del 2004 condotto su gemelli monozigoti ha scoperto che il matrimonio fa aumentare il salario degli uomini: i gemelli sposati guadagnano circa il 26% in più dei gemelli non sposati. Questo succede perché, come sostengo nel mio libro Get Married: Why americans must defy the élites, forge strong families, and save civilization, le responsabilità associate al matrimonio fanno sì che gli uomini lavorino di più, in modo più intelligente e più responsabile. Sappiamo, per esempio, che gli uomini sposati lavorano per più ore e hanno meno probabilità di essere licenziati rispetto ai coetanei non sposati.
GLI UOMINI SPOSATI SONO PIÙ FELICI
Il denaro conta, ma vi sono cose più importanti come la felicità. In che modo per gli uomini il matrimonio è collegato alla felicità? Anche in questo caso le evidenze sono chiare: i dati mostrano che gli uomini sposati hanno circa il doppio della probabilità di essere "molto contenti" della propria vita rispetto agli uomini non sposati, e questo vale soprattutto per gli uomini sposati che sono anche padri. Secondo l'Institute for Family Studies/Wheatley Institute Family Survey, condotto nel 2021 da YouGov, quasi il 60% dei padri sposati sostiene che la propria vita è significativa "per la maggior parte del tempo" rispetto al 38% dei coetanei single senza figli.
Per quanto riguarda in particolare la felicità, nel 2002 lo scienziato sociale James Q. Wilson ha scritto: «A parità di età le persone sposate sono più felici di quelle non sposate, non solo negli Stati Uniti, ma in almeno altri 17 Paesi in cui sono state fatte indagini simili». Wilson osserva che «sembra che vi siano buone ragioni per questa felicità», dati i notevoli benefici in termini di salute e benessere «associati al matrimonio».
I critici potrebbero eccepire che ciò avviene non per merito del matrimonio, ma solo perché le persone più felici in partenza sono anche più propense a sposarsi e a rimanere sposate. Tuttavia, ancora una volta, ciò che emerge è l'influenza positiva intrinseca del matrimonio, come ha rilevato per esempio...Tue, 04 Mar 2025 - 76 - Otto marzo, festa contro le donne
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3668
OTTO MARZO, FESTA CONTRO LE DONNE di Costanza Miriano
Avevo promesso a me stessa che mi sarei completamente disinteressata delle celebrazioni per l'otto marzo, perché secondo me, oggi, qui, in Occidente, per come sono concepite hanno la stessa pregnanza di una danza della pioggia in Irlanda. Sono vecchie, obsolete, ma soprattutto strabiche.
Avete visto la schermata di Google, verosimilmente il sito più cliccato al mondo, per il giorno x? Donne in tutte le salse - astronauti (ma che fantasia, guarda, non lo avrei mai detto), chimici, cuochi, magistrati, atleti, insegnanti e via dicendo, in quattordici versioni diverse - ma neanche una, dico, neanche una su quattordici in versione mamma. Ditemi voi se non c'è qualcosa di perverso, di intenzionale, di mirato.
LA DIFFERENZA PRINCIPALE
Lo stesso dicasi per tutte le celebrazioni analoghe in varie sedi istituzionali. Donne imprenditori, donne in politica, tutte a riempirsi la bocca di parole come diritti e differenza, ma qual è la differenza principale se non la maternità, la capacità di generare vita? Hanno presente, gli organizzatori di tutte le manifestazioni, che siamo il paese che fa meno figli al mondo? Perché continuano a parlare solo, e sottolineo solo, di tutto ciò che può allontanare le donne dalla maternità, esaltandolo come una conquista, e non parlano mai di quello che può incoraggiare le donne a buttarsi nell'avventura di fare figli, se possibile presto, se possibile non uno solo? Perché tra la donna soldato, quella astronauta, quella imprenditore, perché cavolo non è stata invitata una che fa molto la mamma? Ho un sacco di amiche mamme multiple molto più audaci e toste e coraggiose e apripista di quelle che ci propongono come modello. Invece il tasso di natalità tra le donne che in molte sedi – purtroppo anche in quelle dove non ti aspetteresti – ci vengono presentate come esemplari è da estinzione nel giro di qualche decennio.
Ora, non vorrei essere fraintesa. Non dico che non sia un bello che le donne abbiano la possibilità di fare tutte quelle belle cose, se veramente lo desiderano. Credo che tutte noi siamo molto grate alle donne che hanno combattuto per conquistarci la libertà di scegliere, perché la libertà è la condizione minima necessaria, è il presupposto di qualsiasi altro discorso sulla donna, e sull'uomo come anthropos in generale. Grazie. Però adesso basta.
Ho chiesto alle mie figlie "ma secondo voi una donna può fare tutto? L'astronauta? L'ingegnere?" mi hanno guardata con condiscendenza, forse con compassione pure. Direi come se avessi chiesto "ma secondo voi una mucca può fare il latte?" Io credo che per le future donne, e anche per le attuali giovani donne certi discorsi puzzino di muffa. Le conquiste sono incamerate, andiamo avanti.
AFFERMAZIONE FEMMINILE?
Ciò nondimeno, si continuano a fare quei discorsi spingendo sempre sull'acceleratore dell'affermazione femminile, come se questa passasse necessariamente per la negazione della maternità, e io sono certa che sia per un preciso disegno culturale: allontanare le donne dal ruolo materno e, nel caso abbiano figli (succede), invitarle a delegarne l'educazione ad agenzie esterne, non alla famiglia, che non è abbastanza controllabile. Quali lobby economiche, quali disegni politici ci siano è sinceramente un'analisi superiore alle mie forze, soprattutto alla fine di una giornata come questa, ma più che altro non mi interessa.
Mi sembra invece molto più interessante, in negativo, il fatto che le donne contemporanee siano parecchio inquiete e infelici, e non lo dice qualche Pontificio Consiglio, ma studi e ricerche laicissimi tipo l'American Economic Journal e molti altri citati per esempio da Danielle Crittenden, in Why Happiness Eludes Modern Woman. A me lo dice la semplice osservazione della realtà. Va...Wed, 11 Mar 2015 - 75 - Quattro gravi errori che ho commesso come moglie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/3648
QUATTRO GRAVI ERRORI CHE HO COMMESSO COME MOGLIE
Quando Sloane Bradshaw ha divorziato dal marito dopo 10 anni di matrimonio, ha trascorso mesi incolpando il marito per il fallimento della relazione. Lui l'aveva ingannata e abbandonata. Dopo tutto questo, a chi altro poteva dare la colpa?
Quando è entrata in terapia, tuttavia, ha dovuto affrontare la realtà: ogni rapporto è costruito a due, e quando finisce entrambi i coniugi sono responsabili.
Ecco i 4 elementi che Sloane ha capito.
1. HO MESSO AL PRIMO POSTO I FIGLI
È facile amare i propri figli. Non bisogna sforzarsi molto e loro vi ameranno, indipendentemente da quello che fate. Il matrimonio è tutto l'opposto: significa lavoro. E ogni volta che io iniziavo a sentire il mio matrimonio come qualcosa che richiedeva grande sforzo, finivo per allontanarmi e portavo in giro i miei figli. In genere progettavo quelle avventure quando mio marito non poteva unirsi a noi (e rovinare il nostro divertimento).
Mi dicevo che era giusto, perché lui preferiva lavorare e non gli piaceva quando uscivamo tutti insieme. Spesso andavo a dormire con i miei figli, incolpando mio marito del fatto che andava a letto molto tardi.
Come risultato, mio marito e io non restavamo quasi mai insieme e da soli, e non c'erano mai notti in cui i bambini non fossero presenti. Forse avveniva solo una volta all'anno, il giorno dell'anniversario del nostro matrimonio...
2. NON HO POSTO LIMITI AI MIEI GENITORI
I miei genitori venivano spesso a casa nostra, a volte presentandosi senza preavviso. Ci "aiutavano" con le cose di casa, svolgendo compiti che neanche chiedevamo, come piegare i nostri panni puliti (nel modo sbagliato, ovviamente).
Andavamo in vacanza con loro. Sfidavano i nostri figli davanti a noi. La mia paura di infastidire i miei genitori mi impediva di metterli al loro posto. Sono state poche le volte in cui ho difeso l'autonomia della mia famiglia. Mio marito si era letteralmente sposato con tutta la mia famiglia.
3. L'HO TRATTATO MALE
Pensavo che l'amore avesse a che vedere con l'onestà, ma sappiamo tutti che la verità fa male. Man mano che abbiamo iniziato ad essere più a nostro agio (leggasi: pigri) con la nostra relazione, ho smesso di cercare di dire le cose in modo gentile. Parlavo male di lui con le mie amiche, con mia madre e i miei colleghi al lavoro. Sempre. "Ci credi che non ha fatto questo?", "Perché ha fatto quello?", e così via.
Invece di aumentare l'autostima di mio marito, l'ho calpestata. Lo sminuivo spesso, dicendo che il suo lavoro non era importante e riferendomi ai suoi amici in modo negativo.
Lo rimproveravo perché faceva male le cose, ma in realtà era solo perché non le faceva come volevo io. A volte parlavo con lui come con un bambino. Controllavo il denaro della nostra famiglia e ogni centesimo che spendeva. Anche a letto pensavo che facesse tutto nel modo sbagliato e glielo dicevo.
Nella misura in cui il nostro matrimonio si disfaceva, mi concentravo sempre più sui suoi errori e sulle sue mancanze per giustificare la mia superiorità. Alla fine non avevo più rispetto per lui e lo esprimevo chiaramente, perché lo sapesse e lo sentisse ogni giorno.
4. NON HO VOLUTO PERDERE TEMPO DISCUTENDO NEL MODO ADEGUATO
So che sembra strano suggerire che esista un modo adeguato di discutere, ma la verità è che esiste. In genere mantenevo la pace della nostra famiglia tenendo la bocca chiusa quando c'erano cose che non mi andavano bene.
Come potete immaginare, tutte queste piccole cose mi facevano impazzire e mi trasformavano in un vulcano d'ira che finiva per eruttare in modo sproporzionato. E quando parlo di "ira" mi riferisco al suo concetto clinico.
Quando tutto tornava alla calma, giustificavo la mia ira dicendo che...Wed, 04 Mar 2015 - 74 - Sposarsi a 21 anni? Perche no!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3566
SPOSARSI A 21 ANNI? PERCHE' NO? di Giulia Tanel
In questi ultimi giorni, alla luce dei dati dell'Istat, si è parlato molto del sacramento del matrimonio. Purtroppo la realtà dimostra che in Italia le persone che decidono di unirsi "per sempre" sono in continuo calo e, tra questi, il tasso di separazioni e divorzi non lascia presagire nulla di buono.
Eppure i motivi per non perdere la speranza ci sono, dal momento che è ancora possibile trovare sposi giovani e con tanti bambini.
Noi di Notizie ProVita abbiamo posto alcune domande a Marco e Chiara, entrambi di ventisette anni, sposati dal 2008 e genitori di tre splendidi bambini. Le loro risposte sono uno squarcio di sereno...
Marco e Chiara, in controcorrente con il mondo, siete arrivati all'altare giovanissimi. Quando avete annunciato il matrimonio come hanno reagito le persone a voi vicine? E, soprattutto, perché avete deciso di sposarvi e non avete invece preferito la convivenza?
A dire la verità non tutti erano d'accordo che ci sposassimo a ventun anni. In molti ci hanno detto: "È un passo importante, siete giovani, potreste ripensarci! Non sapete quanti sacrifici comporta la vita familiare: divertitevi finché potete!".
Tuttavia noi non siamo mai stati d'accordo con questo modo di concepire il matrimonio: esso non è la tomba dell'amore, bensì è un vincolo che aiuta a ricordare un impegno preso, è il porto in cui tornare dopo una qualsiasi tempesta, è un'alleanza, è una promessa di felicità... in quale altro rapporto "si fa il tifo affinché l'altro vinca"?!?
Per noi il matrimonio è un'unione in grado di dare stabilità, non è solo un sentimento con i suoi alti e bassi, che oggi c'è ma magari un domani viene meno. Ed è una scelta che dev'essere rinnovata ogni singolo giorno perché non è affatto scontato donare la propria vita in pienezza a un'altra persona. Per questo insieme di motivi non abbiamo neanche mai preso in considerazione la convivenza.
Quali sono le più grandi gioie e le più grandi fatiche derivanti dall'essere due persone distinte - uomo e donna, con pregi e difetti - impegnati in un percorso di vita comune?
A essere pienamente sinceri, la nostra esperienza di vita ci ha insegnato che, se si considera esclusivamente il piano strettamente umano, uomo e donna non sembrano fatti per convivere sotto lo stesso tetto. L'unica cosa che rende possibile questa unione è, secondo la nostra visione, il matrimonio cattolico. Questo ci stimola a superare le inevitabili difficoltà, semplicemente perché l'opzione 'divorzio' non è contemplata: "Nessuno osi separare ciò che Dio ha unito". Se abbiamo un problema o lo risolviamo o lo risolviamo, tertium non datur.
Detto questo, la vita insieme si basa su una profonda stima reciproca: se l'altro dice una cosa che non si comprende al volo, bisogna fermarsi per cercare di capire. Questo perché una donna vede cose che passano inosservate per un uomo, e viceversa. È necessario dare fiducia all'altro e non basare tutto sulla propria convinzione: è come fondere assieme due cervelli per trarne un'azione unica.
Nella nostra vita insieme abbiamo compreso quanto i difetti che all'inizio ci facevano sprecare tanto tempo in discussioni ora sono diventati un pretesto per aiutarsi a migliorare a vicenda e se da soli era difficile fare autocritica e migliorare, nella vita di coppia si matura e si diventa migliori molto più facilmente e con meno fatica. Si impara a vedere i propri limiti con gli occhi dell'altro ed è così che il coniuge diventa uno specchio nel quale vedere e correggere i propri difetti.
In pochi anni di matrimonio, a dispetto della crisi economica e del contesto sociale, avete avuto tre bambini. Cos'è che vi muove verso una così generosa apertura alla vita?
I figli sono il...Wed, 14 Jan 2015 - 73 - Le seconde nozze sono ammesse dagli ortodossi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3582
LE SECONDE (E TERZE NOZZE) SONO AMMESSE DAGLI ORTODOSSI di Luisella Scrosati
Nella Chiesa primitiva si discuteva circa la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio dopo la morte di un coniuge, tuttavia il divorzio e le seconde nozze erano proibiti [...] Alcuni Padri orientali (ad es., S. Gregorio Nazianzeno) predicavano contro le leggi imperiali lassiste che consentivano di risposarsi. Gregorio ha definito le unioni successive alla prima come "indulgenza", poi come "trasgressione" e infine come "porcile".
Queste leggi non costituivano concessioni al divorzio e a nuovi matrimoni, bensì erano tentativi volti a ridimensionare le unioni successive, anche dopo la morte di un coniuge. Nel tempo, e sotto la pressione degli imperatori bizantini che imponevano la propria autorità in maniera aggressiva nei confronti della Chiesa orientale, i cristiani appartenenti a tale Chiesa sono giunti a confondere i "secondi matrimoni" dopo la morte di un coniuge con le nuove nozze ed a rileggere i testi patristici in tale ottica. Nel X secolo, l'imperatore bizantino Leone VI ha infatti obbligato gli ortodossi dell'oriente ad accettare il divorzio e le nuove nozze. L'attuale visione ortodossa consente appunto, per la pratica dell' "economia", un secondo e un terzo matrimonio dopo il divorzio, sebbene con riti nuziali celebrati al di fuori dell'Eucaristia. Dal momento che tali unioni non sono considerate come adulterine, i divorziati risposati sono ammessi alla Comunione.
Una prassi del genere si discosta dalla tradizione del tutto evidente della Chiesa primitiva, sia orientale che occidentale. Come dichiarato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1994: «Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina». Tale dichiarazione rispecchia fedelmente le testimonianze storiche.
Inoltre, la Chiesa cattolica ha più volte ribadito di non poter ammettere la prassi ortodossa. Il Secondo Concilio di Lione (1274), che si indirizzava nello specifico alla consuetudine della Chiesa ortodossa d'oriente, proclamò che «non è permesso a un uomo di avere contemporaneamente più mogli, né a una donna di avere più mariti. Sciolto invece il matrimonio per la morte dell'uno o dell'altro dei coniugi, essa [la Chiesa romana] dice che sono lecite successivamente le seconde e quindi le terze nozze» .
In più, le proposte più recenti invocano ciò che neanche gli ortodossi d'oriente accetterebbero: la Comunione per coloro che contraggono unioni civili non consacrate (adulterine). Nella Chiesa ortodossa si ammettono alla Comunione i divorziati risposati solo se, per questi ultimi, le nozze successive alla prima sono state benedette nel rito della medesima Chiesa. In altre parole, ammettere alla Comunione richiederebbe inevitabilmente che la Chiesa cattolica riconoscesse e benedicesse i secondi matrimoni dopo il divorzio, il che è evidentemente contrario alla dottrina cattolica già stabilita e a quanto espressamente insegnato da Cristo.Wed, 07 Jan 2015 - 72 - Cosa ho imparato diventando casalinga
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COSA HO IMPARATO DIVENTANDO CASALINGA di Samantha Stephenson
Era notte fonda quando mi sono recata al pronto soccorso. Mi bruciavano i polmoni e avevo tossito un po' di sangue. Ho cercato di mantenermi calma, per evitare di farmi prendere dal panico prematuramente. Se fosse stato quello che pensavo fosse, c'erano ottime possibilità che potessi morire. Mi dicevo: "non voglio lasciarmi tutto alle spalle, ho pregato, ma se stasera è la fine, per favore riportami a casa".
Dicono che esiste una profonda connessione tra il corpo e la mente. In questo senso è giusto che io sia quasi morta soffocata. Ho iniziato a soffocare molto prima di non riuscire più a respirare.
Ero nel primo trimestre della mia seconda gravidanza, nauseata ed esausta. Mio marito si stava riprendendo da una serie di interventi chirurgici e il dolore lo rendeva irritabile. Mia figlia aveva due anni e questo la rendeva irritabile. Non mi sentivo in grado di dedicare tutta la mia attenzione a nulla: né alla mia famiglia, né ai miei studenti, né al mio lavoro. Per le lezioni della scuola di specializzazione guidavo nel traffico di Los Angeles per frequentarle due sere a settimana. Ho lasciato andare tutto ciò che non era essenziale. Ho smesso di socializzare al lavoro per rispettare le scadenze. Ho smesso di fare volontariato. Le amicizie hanno sofferto.
La vicinanza alla morte porta chiarezza alla vita. A cosa stavo pensando quando ho scelto di impegnarmi in così tante cose? Vivevo a un ritmo frenetico, senza mai fermarmi per prendere fiato. E ora non potrei nemmeno se lo volessi.
A quanto pare, i coaguli di sangue non mi hanno ucciso. Ho perso solo una piccola parte del polmone sinistro. Non sono morta, ma non ero nemmeno la stessa persona. Ero stanca non di dedicarmi a tutto, ma di non avere mai abbastanza da dare. Avevo finito di vivere la vita a metà. Era ora di lasciare tutto e vivere per ciò che conta.
HO LASCIATO IL MIO LAVORO
È passato un anno. Mi sono laureata. Ho lasciato il mio lavoro. Ho dato alla luce nostro figlio e ho il profondo piacere di prendermi cura di lui e della nostra figlia di tre anni ogni giorno. Non posso prendermi il merito di questa opportunità che ho di stare a casa con i nostri figli. Mio marito, da buon uomo qual è, ha fatto il duro lavoro di aggiustare le nostre finanze in modo che questa soluzione fosse possibile per noi. Ma se non avessi parlato, se fossi stata indifferente riguardo alla chiamata che ho sentito, le cose sarebbero potute continuare come sono state e io sarei stata meno di quello che sono chiamata a diventare.
Quindi ora leggo storie, cambio pannolini e bacio lividi. Preparo i nostri pasti, piego montagne di bucato e ho la libertà di essere pienamente presente ai piccoli umani che hanno bisogno di me più di chiunque altro al mondo. Sono l'amministratore delegato e il custode. Trascorro le mie giornate nel semplice e nel mondano e, paradossalmente, solo Gesù poteva immaginarlo per me, questi sono i momenti più profondamente significativi della mia vita.
Non è facile rallentare. In una vita trascorsa perseguendo nient'altro che la realizzazione, non ho quasi un linguaggio per esprimere il significato di come trascorro le mie giornate. Vivevo con l'emozione di spuntare le caselle da un elenco; ora conservo istanti nel mio cuore. La mia vita non riguarda più ciò che faccio; si tratta di essere quello che sono. Questo è il dono che devo fare: me stessa.
Alcuni dicono che è un sacrificio che sto facendo: abbandonare una carriera ed essere una mamma casalinga. Ma quale sacrificio sto facendo esattamente? Piuttosto quale prezzo dovrebbe pagare il mondo per riavermi? Per cosa varrebbe la pena scambiare ciò che ho adesso: un milione di momenti inestimabili? In quale valuta mi...Tue, 10 Dec 2024 - 71 - Il segreto della città in cui nessuno ha mai divorziato
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7996
IL SEGRETO DELLA CITTA' IN CUI NESSUNO HA MAI DIVORZIATO di Roberta Sciamplicotti
Pensate a un mondo senza divorzio. Pensate a famiglie che non si separano, all'assenza di bambini feriti e di cuori lacerati.
Il matrimonio è la vocazione più impegnativa che esista e il divorzio sta aumentando ovunque, ma c'è una cittadina in Europa che rappresenta un'eccezione - una notevole eccezione - a questo dato inquietante.
A Siroki-Brijeg, in Bosnia-Erzegovina, non si sono mai registrati divorzi o famiglie separate tra gli oltre 26.000 abitanti!
Quale sarà il segreto di questo successo?
(Nota dell'autore: alcune fonti dicono che la popolazione di Siroki-Brijeg è di appena 13.000 persone, quasi al 100% cattoliche, ma a seguito di una ricerca più approfondita ritengo che il numero reale degli abitanti sia più del doppio di quanto indicato).
La risposta è la bella tradizione matrimoniale di Siroki-Brijeg. La tradizione croata del matrimonio sta iniziando ad arrivare nel resto dell'Europa e negli Stati Uniti, soprattutto tra i cattolici devoti che si sono accorti delle benedizioni che offre.
La popolazione di Siroki-Brijeg ha sofferto per secoli perché la sua fede cristiana è sempre stata minacciata, prima dai turchi musulmani, poi dai comunisti. Gli abitanti hanno imparato a proprie spese che la fonte della salvezza arriva attraverso la croce di Cristo, non gli aiuti umanitari, i trattati di pace o quelli sul disarmo, anche se questi possono apportare qualche beneficio.
COLLEGARE INDISSOLUBILMENTE IL MATRIMONIO ALLA CROCE DI CRISTO
Queste persone possiedono una saggezza che non permette loro di essere ingannate in questioni di vita o di morte, ed è per questo che hanno collegato indissolubilmente il matrimonio alla croce di Cristo, basando il matrimonio, che genera la vita umana, sulla croce, che genera la vita divina.
Quando i fidanzati vanno in chiesa per sposarsi, portano con sé un crocifisso. Il sacerdote lo benedice, e invece di dire che i fidanzati hanno trovato il partner ideale con cui condivideranno la vita dice: "Avete trovato la sua croce! È una croce da amare, da prendere su di voi. Una croce che non è da scartare, ma da custodire nel cuore".
Quando la coppia pronuncia i voti matrimoniali, la sposa mette la mano destra sul crocifisso, e lo sposo la mano destra sopra quella di lei. Sono uniti tra sé e uniti alla croce. Il sacerdote copre le mani degli sposi con la stola, mentre loro promettono di amarsi a vicenda nella gioia e nel dolore, proclamando fedelmente i propri voti in base ai riti della Chiesa.
Poi i due baciano la croce. Se uno abbandona l'altro, abbandona Cristo sulla croce. Perde Gesù! Dopo la cerimonia, i neosposi attraversano la porta di casa per collocare il crocifisso in un posto d'onore. Diventa il punto di riferimento della loro vita, e il luogo di preghiera della famiglia. La giovane coppia crede fermamente che la famiglia nasca dalla croce.
Nei momenti di difficoltà e incomprensione, che sorgono in tutti i rapporti umani, non si ricorre non all'avvocato, al terapeuta o all'astrologo, ma alla croce. Gli sposi si inginocchiano, piangono lacrime di pentimento e aprono il proprio cuore, chiedendo la forza di perdonarsi a vicenda e implorando l'aiuto del Signore. Queste pratiche pie sono state imparate fin dall'infanzia.
BACIARE IL CROCIFISSO TUTTI I GIORNI
Ai bambini viene infatti insegnato a baciare con reverenza il crocifisso tutti i giorni e a ringraziare il Signore per la giornata trascorsa prima di andare a letto. I bambini vanno a dormire sapendo che Gesù li tiene tra le braccia e che non c'è nulla da temere. Le loro paure e le loro differenze scompaiono quando baciano Gesù sulla croce.
La famiglia rimane indissolubilmente unita...Tue, 03 Dec 2024 - 70 - Il dogma del patriarcato
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7997
IL DOGMA DEL PATRIARCATO di Roberto de Mattei
Il "fantasma del patriarcato" è il tema di un editoriale del quotidiano "Il Messaggero" pubblicato il 24 novembre a firma del sociologo Luca Ricolfi. Scrive Ricolfi: "Chiunque neghi l'esistenza del patriarcato viene guardato con stupefatto rimprovero, come se avesse osato negare la Shoah. La ragione è semplice: siamo stati talmente martellati dalla tesi che la violenza sulle donne dipende dalla sopravvivenza del patriarcato che, per molti, negare il patriarcato suona come negare la violenza sulle donne. Eppure, se lasciamo per un attimo gli ardori ideologici dei credenti nel patriarcato, e ci concediamo il minimo sindacale di lucidità, non possiamo non vedere le ottime ragioni dei negazionisti. Che sono tante e solidissime. La più importante è che, a parte alcune specifiche enclave (...) nelle società occidentali sono scomparsi quasi interamente i tratti distintivi delle società patriarcali: il potere dispotico del capofamiglia, il matrimonio combinato, la sottomissione dei figli (anche dei figli maschi) all'autorità genitoriale, più in generale il primato dei doveri sui diritti in quasi ogni campo della vita sociale (lavoro, famiglia, guerra). Il processo è durato secoli, ma ha avuto due impulsi fondamentali: l'ascesa del matrimonio d'amore fra Settecento e Ottocento, in epoca romantica, e le rivoluzioni libertarie e anti-autoritarie degli studenti e delle donne negli anni '60 e '70 del Novecento. Un aspetto fondamentale di questi processi è l'evaporazione della figura del padre, e più in generale di ogni autorità, tempestivamente annunciata da Alexander Mitscherlich con il suo libro Verso una società senza padre (Feltrinelli 1972), uscito in lingua tedesca fin dal 1963. Su questo, fra i sociologi, gli psicologi sociali e gli psicoanalisti sussistono ben pochi dubbi".
LA FIGURA DEL PADRE È SCOMPARSA
A questo punto il prof. Ricolfi pone un'ovvia domanda: come si fa a parlare di società patriarcale, quando la figura del padre è scomparsa non solo nella famiglia, ma più in generale nella società?
La risposta è questa: "l'ipotesi che dovremmo prendere seriamente in considerazione è che la violenza di cui le donne sono vittime sia semmai il risultato - controintuitivo e paradossale - della sconfitta del patriarcato. Sono sempre più numerose le voci che attirano l'attenzione sul fatto che potrebbero essere proprio le grandi conquiste di libertà e di autonomia delle donne negli ultimi 50 anni, combinate con il crescente individualismo, consumismo, ipertrofia dei diritti - tutti tratti tipici del nostro tempo - ad avere reso gli esautorati maschi sempre più aggressivi, insicuri, fragili, possessivi, e in definitiva incapaci di reggere la minima sconfitta, o di accettare un semplice rifiuto. Insomma: l'odierno maschilismo sarebbe anche una sorta di contraccolpo a conquiste delle donne per cui i maschi non erano pronti, né disposti a farsi da parte. La violenza maschile non sarebbe il segno della sopravvivenza del patriarcato, ma semmai della sua agonia, e del disordine che da quest'ultima deriva". Non c'è da stupirsi dunque di quello che Ricolfi chiama il "paradosso nordico", ovvero "il fatto - a prima vista sorprendente - che la violenza sulle donne, dagli stupri ai femminicidi, sia maggiore nei paesi più civilizzati (come quelli scandinavi) e che un paese come l'Italia, in cui il gender gap è ancora relativamente ampio, sia fra i meno insicuri del continente europeo".
LA CULTURA ANTI-PATRIARCALE E ANTI-MASCHIO
È esattamente la conferma, proveniente da un sociologo, di quanto scrivevamo su RadioRomaLibera, un anno fa, il 2 dicembre 2023, commentando la profonda crisi di identità, che si è avuta in seguito alla distruzione del modello sociale del patriarcato: "Il...Tue, 26 Nov 2024 - 69 - I 10 errori piu comuni nell'educazione dei figli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3506
I 10 ERRORI PIU' COMUNI NELL'EDUCAZIONE DEI FIGLI di Roberta Sciamplicotti
Vi siete mai chiesti il motivo dell'espressione "educare è un'arte"? L'opera educativa di un genitore è tanto delicata quanto meravigliosa e implica un processo di apprendimento soggetto a errori. Pur volendo il meglio per i figli, non sempre i genitori fanno il loro bene con certi atteggiamenti.
Sappiamo che "nessuno nasce imparato" - almeno finora -, neanche i genitori, e saranno molti i tentativi falliti per fare dei figli delle persone di valore, ma questi errori devono trasformarsi in opportunità per fermare una condotta inappropriata e invertire la rotta.
Non si vogliono muovere critiche a un'opera tanto ammirevole come quella di un genitore, ma aprire spazi di riflessione in cui si valutino azioni che possono essere corrette in tempo. Ecco gli errori più frequenti che i genitori compiono nella formazione dei figli.
1. USO INADEGUATO DELL'AUTORITÀ
È quando l'autorità viene concepita solo agli estremi: autoritarismo o permissività, senza via di mezzo. Sono dannosi sia l'uno che l'altra; l'ambiente educativo in entrambi i casi non aiuta assolutamente la formazione della persona, il primo per la posizione rigorosa dei genitori che dà come risposta figli timorosi e falsi, la seconda per eccesso di libertà che produce l'effetto contrario (persone piene di vincoli).
2. INCONGRUENZA TRA IL DIRE E IL FARE
È uno degli errori più commessi dagli educatori senza rendersi conto della sua portata. Si riferisce alle famose minacce che non vengono mai messe in pratica e alle promesse che non vengono mantenute. Per fare un esempio migliore, è quando i genitori applicano norme o sanzioni che alla fine sono i primi a ignorare, non le fanno rispettare o finiscono per cedere. Questo indica che l'autorità è debole e può essere intaccata facilmente.
3. DISPARITÀ NELL'AUTORITÀ
Si riferisce alla situazione in cui la madre emette un messaggio e il padre un altro, desautorandosi tra loro, il che provoca un labirinto in cui il figlio non sa in quale direzione andare né quale via d'uscita prendere. La mancanza di unione di criteri educativi ostacola la missione dell'istruzione.
4. CONCETTO ERRONEO DELLA LIBERTÀ
È la falsa convinzione che la libertà consista nel permettere ai figli di fare ciò che vogliono, dove vogliono, come vogliono e nel momento in cui vogliono, perché si pensa che stabilendo dei limiti si impedisce il libero sviluppo della personalità. Molto diverso è educare nella libertà: permettere e promuovere nei figli il fatto di prendere decisioni sulla base di varie possibilità, aiutandoli a distinguere ciò che è fonte di beneficio e ciò che non lo è.
5. IPERPROTETTIVITÀ
Non è altro che impedire l'autonomia dei figli. I genitori realizzano per loro cose che sono del tutto capaci di svolgere da soli. In generale i genitori iperprotettivi cercano di evitare ai propri figli ogni tipo di sofferenza o difficoltà. Il frutto dell'iperprotettività è l'insicurezza che si genera nella persona, così come l'incapacità di far fronte agli inconvenienti. È un amore possessivo, di attaccamento, che ostacola il processo naturale dei figli.
6. MANIPOLAZIONE AFFETTIVA
Si verifica quando si mette in mezzo un interesse specifico del genitore per raggiungere un obiettivo con i figli. Può verificarsi a qualsiasi età, anche quando i figli si sono già fatti una famiglia e i genitori ricorrono a varie ragioni (denaro, malattia, compagnia...) per catturare la loro attenzione.
7. RIEMPIRE I VUOTI CON BENI MATERIALI
È un fenomeno che si verifica in molte famiglie attuali. La mancanza di tempo per stare con i figli viene compensata con giocattoli, computer, telefoni cellulari..., che hanno l'obiettivo di sostituire...Fri, 14 Nov 2014 - 68 - Divorziati risposati: senza pentimento nè assoluzione, nè comunione
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3467
DIVORZIATI RISPOSATI: SENZA PENTIMENTO NE' ASSOLUZIONE NE' COMUNIONE
La lettera del 1994 della Congregazione per la Dottrina della Fede (approvata da San Giovanni Paolo II) ha chiarito per sempre la posizione della Chiesa
di Congregazione per la Dottrina della Fede
Fedele alla parola di Gesù Cristo (Mc 10,11-12: "Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio"), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione.
UNA SITUAZIONE OGGETTIVA
Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l'accesso alla Comunione eucaristica: «Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale; se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio».
Per i fedeli che permangono in tale situazione matrimoniale, l'accesso alla Comunione eucaristica è aperto unicamente dall'assoluzione sacramentale, che può essere data «solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell'Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l'indissolubilità del matrimonio. Ciò importa, in concreto, che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare l'obbligo della separazione, "assumano l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi"». In tal caso essi possono accedere alla comunione eucaristica, fermo restando tuttavia l'obbligo di evitare lo scandalo.
LA FAMILIARIS CONSORTIO
La dottrina e la disciplina della Chiesa su questa materia sono state ampiamente esposte nel periodo postconciliare dall'Esortazione Apostolica «Familiaris consortio». L'Esortazione, tra l'altro, ricorda ai pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le diverse situazioni e li esorta a incoraggiare la partecipazione dei divorziati risposati a diversi momenti della vita della Chiesa. Nello stesso tempo ribadisce la prassi costante e universale, «fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati», indicandone i motivi. La struttura dell'Esortazione e il tenore delle sue parole fanno capire chiaramente che tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni.
Il fedele che convive abitualmente «more uxorio» con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa. Devono anche ricordare questa dottrina nell'insegnamento a tutti i fedeli loro affidati.
Ciò non significa che la Chiesa non abbia a cuore la situazione di questi fedeli, che, del resto, non sono affatto esclusi dalla...Thu, 16 Oct 2014 - 67 - Nel matrimonio viene prima il fine procreativo e solo poi quello unitivo
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NEL MATRIMONIO VIENE PRIMA IL FINE PROCREATIVO E SOLO POI QUELLO UNITIVO
Il fine primario del matrimonio è la procreazione. Negli ultimi tempi non si dice più così e i due fini, procreazione ed unione dei coniugi, vengono messi alla pari, anzi con una prevalenza almeno nell'ordine del secondo sul primo. Con conseguenze pericolose, perché in tal modo, cioè se è primario il valore unitivo e quindi quello procreativo diventa secondario, si apre piano piano la strada ad una sessualità sganciata dalla procreazione e quindi via libera a contraccezione, rapporti omosessuali, ecc. E se può essere possibile una sessualità senza procreazione, perché non potrebbe essere possibile anche una procreazione senza sessualità? Si pensi al cosiddetto "utero in affitto" o, per dirla in maniera più elegante, alla "maternità surrogata" o "gestazione per altri".
A tal proposito leggiamo cosa disse Papa Pio XII in un suo discorso alle partecipanti del Congresso della Unione Cattolica Italiana delle Ostetriche, pronunciato in Vaticano il 29 ottobre del 1951: "La verità è che il matrimonio, come istituzione naturale, in virtù della volontà del Creatore non ha come fine primario ed intimo il perfezionamento personale degli sposi, ma la procreazione e la educazione della nuova vita. Gli altri fini, per quanto anch'essi intesi dalla natura, non si trovano nello stesso grado del primo, e ancor meno gli sono superiori, ma sono ad esso essenzialmente subordinati".
Pio XII fa anche riferimento ai matrimoni infecondi, affermando che tale stato di cose, vale anche per questi: "Ciò vale per ogni matrimonio, anche se infecondo; come di ogni occhio si può dire che è destinato e formato per vedere, anche se in casi anormali, per speciali condizioni interne ed esterne, non sarà mai in grado di condurre alla percezione visiva".
Nello stesso discorso Pio XII precisa che tale verità è ciò che è sempre stato insegnato ed è patrimonio della tradizione. Egli dice: "Redigemmo Noi stessi alcuni anni or sono (10 marzo 1944) una dichiarazione sull'ordine di quei fini, indicando quel che la stessa struttura interna della disposizione naturale rivela, quel che è patrimonio della tradizione cristiana, quel che i Sommi Pontefici hanno ripetutamente insegnato".
Ovviamente, parlare della procreazione come fine primario, non vuol dire omettere, trascurare o addirittura pensare come inutili i fini secondari. I quali, anzi, sono necessari. Pio XII dice sempre nello stesso discorso: "Si vuole forse con ciò negare o diminuire quanto vi è di buono e di giusto nei valori personali risultanti dal matrimonio? Certamente no, poiché alla procreazione della nuova vita il Creatore ha destinato nel matrimonio esseri umani fatti di carne e di sangue, dotati di spirito e di cuore, ed essi sono chiamati in quanto uomini e non come animali irragionevoli, ad essere gli autori della loro discendenza. A questo fine il Signore vuole l'unione degli sposi".Wed, 09 Oct 2024 - 66 - Il piano per distruggere la famiglia
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IL PIANO PER DISTRUGGERE LA FAMIGLIA i Fabio Fuiano
Il libro di mons. Delassus, Lo spirito famigliare nella società e nello Stato, appena pubblicato dalle Edizioni Fiducia (pp. 176, euro 15) con una prefazione del prof. Roberto de Mattei, è un prezioso strumento per comprendere le cause della disgregazione della famiglia e le condizioni per la sua ricostruzione.
L'autore, Henri Joseph Delassus, nacque in Francia il 12 aprile 1836 a Estaires, un piccolo villaggio nei pressi di Lille. Fu ordinato sacerdote a Cambrai nel 1862 ed esercitò il ministero nella città di Lille. Le sue numerose opere sono una mirabile espressione della scuola di pensiero contro-rivoluzionaria. Tra queste, va ricordata Il problema dell'ora presente: Antagonismo di due civiltà, che fu pubblicata nel 1904, preceduta da una lettera del cardinale Merry del Val, che impartiva all'autore la benedizione apostolica del Santo Padre Pio X. Il 19 settembre 1910 veniva dato l'imprimatur per la pubblicazione a Lille dell'opera L'Esprit Familial dans la Maison, dans la Cité et dans l'Etat, tratta dal secondo dei due volumi de Il problema dell'ora presente. Le Edizioni Fiducia propongono ora un'edizione critica di questo volume, arricchita di note, che mette a disposizione dei lettori un vero e proprio tesoro della letteratura cattolica.
Nel primo capitolo del volume, mons. Delassus, ripercorrendo la storia degli Stati, dimostra come questi, nessuno escluso, si siano formati a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia. Infatti, spiega l'autore, «tale è l'origine storica di tutte le tribù; e l'origine delle nazioni è affatto somigliante: le tribù si agglomerano, come si sono raggruppate le famiglie, e sempre sotto l'ascendente d'una famiglia principesca».
Nel secondo capitolo, il teologo francese spiega la struttura gerarchica dello Stato a partire da quella familiare e il piano della Rivoluzione per distruggere attraverso la famiglia la società intera.
Il terzo capitolo è dedicato alla legge principale delle famiglie e degli Stati, ovvero la legge dell'unione e ai suoi effetti benefici sulla società. Infatti, afferma mons. Delassus, «l'uomo isolato non può far niente. L'associazione ha fatto tutto ciò che noi vediamo: ha prodotto tutte le ricchezze che la civiltà possiede attualmente. Tutto è prodotto dal lavoro degli uomini associati nello spazio e nel tempo».
Il quarto capitolo è consacrato a descrivere l'origine della prosperità dei popoli e quella della loro decadenza. In particolare, spiega l'autore, nessuna società «può sussistere senza la mutua assistenza; aiuti dei grandi ai piccoli, servigi dei piccoli ai grandi; ed è cosa incontestabile che, affinché questa mutua assistenza sia efficace, e possa far regnare la pace e la prosperità nella società, non deve solamente essere occasionale, ma costante, e per essere costante, deve essere organizzata socialmente». Dati storiografici alla mano, mons. Delassus dimostra come la decadenza è venuta nel momento in cui l'uomo non ha più esercitato la virtù, cedendo il passo ai vizi, corrompendo l'aristocrazia che ha eluso i propri doveri nei confronti dei subordinati.
Nel quinto capitolo, è ben descritto l'esito di tale corruzione, dove l'amore per il denaro ha sostituito l'amore vicendevole che regolava e armonizzava i rapporti tra il superiore e l'inferiore. È col pretesto di questa corruzione che la Rivoluzione ha poi avuto man forte per sovvertire l'intero ordine gerarchico.
Dopo aver descritto le conseguenze nefaste della corruzione e dell'allontanamento degli Stati dal modello della famiglia, mons. Delassus dedica i restanti capitoli a spiegare come è possibile ritornare a quei principi che fecero grandi gli Stati. In particolare, la riforma deve passare dalla...Tue, 27 Aug 2024 - 65 - Indipendente dal marito, ma schiava del lavoro
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INDIPENDENTE DAL MARITO, MA SCHIAVA DEL LAVORO di Raffaella Frullone
Mi sono sorpresa l'altro giorno nell'apprendere che tra le dipendenze più diffuse nel nostro Paese c'è ancora quella da eroina. Così riportano diversi studi, mettendo al primo posto delle dipendenze maggiormente presenti tra gli italiani proprio quella da sostanze stupefacenti, in primo piano le cosiddette droghe leggere, come i cannabinoidi e gli oppiacei, poi la cocaina e infine appunto l'eroina, che io avevo lasciato nei miei ricordi degli anni Novanta, quando le siringhe per terra mi avvisavano che quello non era solo un presidio medico.
Sul podio delle dipendenze, e qui non ci sorprende per nulla, anzi, c'è la piaga della pornografia, che dilaga ormai a livelli inimmaginabili, naturalmente anche grazie a internet ma soprattutto agli smartphone. E qui arriva il terzo gradino del podio, ossia la dipendenza da social media e appunto da quell'oggetto che solo 25 anni fa era un banale cellulare e che oggi qualcuno ha definito un nuovo «ciuccio per adulti», ossia quell'oggetto che ci rilascia dopamina al bisogno. Nella classifica troviamo poi una voce sulla dipendenza da farmaci, antidolorifici in primis, ma subito dopo antidepressivi e ansiolitici, e poi il gioco d'azzardo. Infine, malamente sopravvissuta alle campagne antifumo degli ultimi decenni, la sigaretta.
Ma c'è un'altra dipendenza considerata socialmente pericolosa, soprattutto quando si parla di donne, la cosiddetta "dipendenza dall'uomo". Il marito su tutti, naturalmente, simbolo della società patriarcale che ci vuole tutte sottomesse. Dipendere dal marito è considerato non solo sconveniente, ma anche pericoloso, in particolare viene rimarcata l'importanza dell'indipendenza economica che la donna deve raggiungere perché quella sarebbe simbolo di libertà. L'altra faccia della medaglia è una dipendenza di cui nessuno parla in modo negativo, anzi è vista come buona, auspicabile, desiderabile, e anche qui simbolo di libertà, ossia la dipendenza dal lavoro. Posto che per la gran parte della popolazione, anche femminile ahinoi, è ormai una dipendenza forzata, obbligata da esigenze economiche, il mainstream ci vorrebbe convincere che lavorare 40 ore settimanali (o di più), magari facendo la commessa, magari a 30 chilometri da casa, magari lavorando anche la sera, magari lavorando anche la domenica e, perché no?, i festivi, magari bistrattata dal capo, è sempre e comunque preferibile che rimanere a casa - ad esempio - a crescere i propri figli "dipendendo" economicamente dal marito. Non c'è qualcosa di storto in questo?
Anche perché la storia della self mede woman, quella che si fa da sola, sta in piedi esattamente come quella del self made man, ossia non sta in piedi. Noi dipendiamo sempre da qualcun altro, dipendiamo da chi ha progettato la casa in cui abitiamo, da chi l'ha costruita, ci fidiamo del fatto che abbia usato materiali buoni e li abbia posati con coscienza, dipendiamo da chi ha realizzato la nostra autovettura, o l'autobus, dipendiamo da chi fornisce ogni giorno il banco del supermercato, grazie al quale siamo certi di portare qualcosa in tavola, dipendiamo dagli imprevisti che non controlliamo, dipendiamo dal nostro corpo che oggi ci porta in giro allegramente, ma basta un callo sotto a un piede e già camminare diventa faticoso. Dipendere dal proprio marito quindi non è affatto una prospettiva così terribile, anzi, perché lui è il nostro alleato, non quello che controlla se firmiamo il cartellino o quello che decide se darci o meno due giorni di ferie. Dipendere dal marito ci ricorda che tutti, uomini e donne, dipendiamo: dipendiamo dal Creatore, siamo nelle mani di Dio, un Dio buono, che per noi prepara solo il meglio. E questo è davvero liberante.Wed, 12 Jun 2024 - 64 - La famiglia non può essere modificata dalle leggi
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LA FAMIGLIA NON PUO' ESSERE MODIFICATA DALLE LEGGI di Gianfranco Amato
La famiglia è una creazione dell'uomo o un elemento di natura? La risposta è semplice. La famiglia non è il frutto di un sistema socio-giuridico, di un determinato contesto storico-culturale, di una moda, di una concezione filosofica o politica, né tanto meno è il frutto di una dottrina religiosa. La famiglia è un elemento oggettivo di natura che precede cronologicamente e ontologicamente qualunque istituzione umana. Per questo essa è sottratta alla disponibilità dello Stato e non può essere modificata o manipolata attraverso la funzione legislativa. Per questo si dice che la famiglia è un elemento pre-giuridico e pre-politico. Fa parte della struttura naturale dell'essere umano.
La prima immagine che abbiamo di famiglia - senza aggettivi di sorta come "naturale", "tradizionale", ecc. - risale al periodo preistorico, al Neolitico superiore in particolare. Nel 2005 in Germania, vicino alla città di Eulau, gli archeologi hanno rinvenuto alcune tombe che appartenevano a quell'epoca. In una di queste tombe hanno ritrovato i resti di quattro esseri umani: un uomo, una donna e due bambini. Furono seppelliti abbracciati tra di loro. Attraverso l'analisi del Dna gli scienziati hanno scoperto che si trattava di una famiglia: madre, padre e due figli. L'immagine che è stata ricostruita di questa famiglia, oltre ad essere particolarmente commovente, ci dice una cosa importante: in quell'epoca non esisteva nessuna legge, non esisteva nessun parlamento, non esisteva lo Stato e non esisteva nessuna Chiesa, ma esisteva la famiglia, elemento naturale che precede tutte queste istituzioni.
L'UOMO LASCERÀ SUO PADRE E SUA MADRE
La nostra civiltà occidentale affonda le sue radici, oltre che nella preistoria, anche nella cultura giudaica, che nel Bereshit (בראשית), il primo libro della Torah, definisce la famiglia in questi termini: «L'uomo lascerà suo padre e sua madre, si unirà alla moglie e i due formeranno una sola carne».
La nostra civiltà si radica anche nella cultura classica greco-romana. Aristotele, che rappresenta la massima espressione del pensiero filosofico greco, ci ha lasciato una definizione interessante: «Polis sùnkeitai ex oikiòn», ossia «La società è costituita dall'insieme delle famiglie» (Politica, I, 1253b). Non sono i singoli individui ma le famiglie a costituire la società. E Aristotele aveva ben in mente quali fossero le funzioni e le caratteristiche della oikos, intesa come famiglia. Cinque, in particolare. La prima caratteristica era quella della despotèia, ovvero dell'autorità indiscussa: la famiglia è una comunità dove i genitori comandano e i figli obbediscono. La seconda caratteristica era quella di nascere dalla sùnzeuxis gunaikòs kai andròs γυναικός καί ἀνδρός, ovvero dall'unione di un uomo e di una donna. La terza caratteristica era legata a una funzione essenziale della famiglia, ovvero la teknopoìia, la procreazione. La quarta caratteristica era connessa alla oikonomìa, in quanto la famiglia è una comunità che si amministra e si gestisce in maniera razionale: il termine economia, peraltro, deriva proprio da «οἶκος», famiglia. La quinta caratteristica risiede in un'altra funzione fondamentale, ovvero quella della «παιδεία», l'educazione: la famiglia è la prima e più importante agenzia educativa della società.
IL PENSIERO GIURIDICO DEI ROMANI
Dopo il pensiero filosofico dei greci arriva il pensiero giuridico dei romani. Ulpiniano, uno dei più grandi giuristi dell'antica Roma, sosteneva che la famiglia si fonda sull'unico matrimonio, quello «justum», ovvero il matrimonio tra un «masculus pubes» e una «femina potens». Prima di lui il grande Cicerone aveva spiegato che la famiglia è la «prima societas», il nucleo, la cellula...Wed, 24 Apr 2024 - 63 - Dieci motivi per cui amo essere un maschio
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DIECI MOTIVI PER CUI AMO ESSERE UN MASCHIO di don Fabio Bartoli
"Tu non mi capisci!" Di solito nelle liti di coppia questo è il rimprovero finale, quello che pone termine ad ogni discussione. Normalmente è la donna a dirlo all'uomo. Ed è giusto, perché l'uomo ha il compito istituzionale, assegnatogli dalla natura, di capirla.
La donna accoglie senza capire, lei non ne ha bisogno, intuisce.
L'uomo invece deve capire, perché deve servire. E per servire, diversamente che per accogliere, è necessario interpretare i gusti e i desideri dell'altro, prevenirli se possibile. Posso accoglierti in silenzio, ma non potrò mai servirti in silenzio. A volte parlerò con le mani anziché con la lingua, ma sempre dovrò "fare" qualcosa.
Accogliere è un essere, servire è un fare, e non si può fare senza capire, pena fare male, servire male.
Naturalmente il rimprovero è vero, molto spesso gli uomini non capiscono, nonostante si impegnino.
Il mondo è così, siamo esseri imperfetti, fatevene una ragione. Non saremo mai all'altezza dei vostri bisogni e delle vostre aspettative, non sapremo mai servirvi così bene da soddisfare ogni vostro desiderio.
Questo solo Dio può farlo.
Però in realtà oggi voglio parlare di altro.
Mi sarà lecito dire una volta, anche una volta sola e sia pure per celia, che anche le donne non capiscono gli uomini? E la cosa è assai più complicata dal fatto che invece spesso son convinte di capirli.
Ci sono così le donne che hanno in testa l'idea che l'uomo sia un eterno bambino e lo trattano come si tratta un ragazzino (dimenticando che il modo migliore di indispettire un ragazzino è di trattarlo come tale, il bimbo vuole semmai essere trattato da adulto).
Ci sono anche quelle che hanno in testa lo schema semplificato on-off, come se l'uomo si concentrasse tutto in un unico interruttore (sì, quello lì, quello del desiderio) e che una volta acceso il problema è risolto.
Ci sono poi quelle che hanno paura degli uomini e che pensano che l'uomo sia sempre sotto sotto un bruto e quindi bisogna stare attenti a tenergli la briglia corta per impedirgli di scatenarsi perché sennò chissà che potrebbe fare...
Credetemi, forse è vero che non siamo complicati come le donne, ma non siamo nemmeno così semplici.
Non nego che ci siano i mammoni e i bruti o quelli che mettono tutta la loro maschilità nell'interruttore, ma la categoria maschile è per fortuna ben più variegata di così.
Permettetemi dunque di offrirvi care amiche un brevissimo decalogo dei dieci motivi per cui amo essere maschio e mi piacerebbe che i lettori maschi del blog lo continuassero, perché non pretende affatto di essere un elenco esaustivo.
Poiché credo moltissimo nella complementarietà, ça va sans dir che non c'è alcun intento di contrapposizione in questo catalogo, quindi nessuno si senta offeso vi prego, prendetelo come un contributo semiserio ad uso delle mie amiche per provare a vedere negli uomini anche qualcos'altro.
AMO ESSERE MASCHIO PERCHÉ:
1) Perché amo finire un lavoro e dopo averlo finito fermarmi a guardarlo e compiacermi di ciò che ho fatto (Le donne che conosco di solito non sono capaci di finire il lavoro, prima di finirlo stanno già pensando a quello che faranno dopo. In questo Dio è decisamente maschio, perché il Sabato si ferma a guardare la Creazione).
2) Perché mi piace stare fermo come uno scoglio su cui si infrangono tutte le tempeste emotive (questa devo spiegarla?).
3) Perché mi piace osservare (I maschi osservano molto, una cosa alla volta, ma osservano).
4) Perché mi piace che i miei figli rischino l'osso del collo pur di affermare se stessi. Perché adoro condividere le loro vittorie (il fatto che io non abbia figli nella carne non cambia niente, ci sono...Wed, 17 Apr 2024 - 62 - L'amore vero non ha diritto di recesso
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L'AMORE VERO NON HA DIRITTO DI RECESSO di Carlo Climati
Capita, a volte, di vedere in televisione gli spot pubblicitari di televendite che propongono acquisti con diritto di recesso. Il telespettatore può comprare un oggetto, provarlo e poi restituirlo entro un certo numero di giorni.
Lo stesso meccanismo sembra ripetersi, in questi ultimi anni, con la moda delle convivenze, che sembra essere sempre più diffusa tra i giovani (e non solo!).
Alcune persone scelgono di non sposarsi. Preferiscono vivere insieme per fare un "periodo di prova". E così l'amore si trasforma in un esperimento, in cui ci si osserva come cavie di un laboratorio.
Stiamo assistendo ad una vera e propria metamorfosi della coppia. Non è più composta da esseri umani, ma da prodotti di una televendita.
E' il bizzarro fenomeno dell'amore con diritto di recesso. Prima si fa il periodo di prova, che può durare anche alcuni anni. E poi, eventualmente, si può esercitare il diritto di recesso, restituendo la merce usata che non è più di gradimento.
In molti casi, nelle coppie di conviventi, c'è una persona che vorrebbe sposarsi e un'altra che non vuole sentire parlare di matrimonio. La persona che vorrebbe sposarsi subisce questa situazione passivamente, per abitudine o per paura di restare sola. E così l'amore si trasforma in una squallida dittatura.
Le principali vittime di questo ricatto sono le donne, spesso costrette ad accettare discorsi evasivi dei loro "compagni", che dicono: "Matrimonio? Ho bisogno di tempo per pensarci". Intanto, però, vivono la stessa condizione delle persone sposate, con tanti diritti e nessun dovere.
Tutti conosciamo la favola di Peter Pan, che è diventata famosa grazie ad un film di Walt Disney. Racconta la storia di un bambino che non voleva mai diventare grande e che viveva le sue avventure in un luogo immaginario, chiamato "isola che non c'è".
Da un po' di anni a questa parte, l'isola della fiaba di Peter Pan non è più una terra di fantasia. Esiste davvero. Possiamo ritrovarla nella vita reale di tanti giovani che rifiutano di maturare e di assumersi le proprie responsabilità di fronte al mondo.
Se ci guardiamo intorno, possiamo accorgerci che non sono pochi. Già grandicelli, vogliono divertirsi nella loro "isola che non c'è" della convivenza, per continuare ad essere coccolati e viziati come bambini.
Tutto sembra andare avanti in un'oasi di pace (o di anestesia mentale). Poi, a un certo punto, i Peter Pan si stufano ed esercitano il diritto di recesso. La donna si ritrova sola e senza alcuna tutela legale, spesso ad un'età in cui è difficile ricominciare da zero.
Come si è arrivati a questo punto? Perché così tanti ragazzi, oggi, rifiutano di impegnarsi e si rifugiano nelle convivenze ?
E' innegabile l'influenza dei mezzi di comunicazione. Oggi i giovani devono costantemente confrontarsi con il bombardamento di messaggi che spingono a coltivare la non-cultura del non-impegno.
Basta accendere la TV per trovarsi di fronte ai modelli imposti dalla dittatura degli indici d'ascolto. Pensiamo, ad esempio, a certi reality show in cui trionfano l'uomo donnaiolo e perditempo o la fanciulla disponibile a tutto pur di conquistare cinque minuti di celebrità.
Tanti ragazzi vengono "educati" dalle interviste di cantanti ed attori che passano da una love story all'altra, immergendosi nella cosiddetta "bella vita" dei festini in discoteca o nei locali esclusivi.
Certi esempi di non-cultura del non-impegno sono veramente dannosi per i giovani e rappresentano il primo passo verso il parcheggio nell'isola che non c'è della convivenza. C'è un costante invito a cancellare il concetto di "impegno" dalla vita quotidiana. Tutto dovrebbe essere facilmente raggiungibile, senza il sudore...Fri, 28 Feb 2014 - 61 - Oltre i due figli la vita cambia in meglio
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OLTRE I DUE FIGLI LA VITA CAMBIA... IN MEGLIO! di Lindsay Boever
La dimensione della famiglia americana media è di 2,5 persone, con una media di 0,9 bambini per nucleo familiare. WOW! Quando ho visto questa statistica, oggi, sono rimasta impressionata dai numeri. Il numero di figli per famiglia è drasticamente diminuito dall'ultima volta che ci avevo fatto caso.
Non avevo mai capito perché le persone hanno due figli finché non ho avuti figli a mia volta. Nella mia testa sono cresciuta immaginando di avere centinaia di figli. Veramente. Sognavo una casa piena di bambini. Non capivo affatto la realtà della maternità. Non sapevo cosa significasse avere le nausee di mattina. Non capivo quanto la gravidanza possa essere difficile e a volte spaventosa per la maggior parte delle persone. Non sapevo cosa significasse restare svegli tutta la notte per varie settimane di seguito per poi essere svegliata la mattina da un bambino di due o tre anni molto riposato. Non avevo mai pensato a tutte queste cose. Non conoscevo la pena di chinarsi preoccupata a morte su un figlio malato. Non sapevo come ci si sente a preoccuparsi continuamente per il futuro e la formazione di un figlio. Ecco, ero sicura di me e ignorante. Poi ho avuto un figlio. Ho avuto il mio primo figlio e me ne sono innamorata perdutamente.
COME LA MAGGIOR PARTE DELLE MADRI CON I LORO PRIMI FIGLI ERO METICOLOSA SU TUTTO
Mi assicuravo di leggere per lui 40 ore al giorno, gli insegnavo il linguaggio dei segni, preparavo tutte le sue pappe, lo portavo fuori ogni giorno, e leggevo ogni libro sull'essere genitori, per assicurarmi di non rovinarlo a vita. Ma guardando indietro ero davvero sopraffatta. Vedete, quando una donna si sposa ed ha un figlio, la vita che prima conosceva cambia completamente. La tua vita non è più solo tua, per sempre. Sei interamente responsabile per un altro essere umano. Mi ricordo di aver pensato, la prima volta che si ammalò: "Se non lo porto io dal dottore non lo farà nessun altro." Devi prendere decisioni importanti su cose come vaccini, scelta della scuola, parto naturale o pilotato, allergie, strategie parentali (sculacciare o non sculacciare), problemi a dormire, capricci, problemi alimentari,, ecc. ecc. Non c'è un barometro nella maternità. Non ricevi una medaglia alla fine della giornata che ti dice: "Brava, hai gestito bene quella crisi!" oppure: "Bene! ottima scelta per la vaccinazione!" oppure: "Gran bel cambio di pannolino!". Quindi per la prima volta, nella vita di molte donne ci si trova davanti a uno scenario da primo giorno di scuola solo che i libri di testo sono al livello del tuo post-dottorato.
SEMBRA CHE INTORNO ALLA SCADENZA DEL SECONDO ANNO, LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE SI ARRISCHI AD AVERE UN ALTRO FIGLIO
Ci sono: ecco perché la maggior parte delle persone non va oltre il limite dei due figli. Si lo so, alcuni dicono che è per altre ragioni tipo: finanze, gravidanze difficili o addirittura pericolose. Però, quando parli seriamente con una donna scorgi in lei la solitudine e il desiderio di avere altri figli. Probabilmente lei neanche lo sa. Quanto a me, ho avuto il mio primo figlio al quale ho dato tutta la mia attenzione. Poi ne ho avuto un altro al quale sentivo che avrei dovuto dare tutta la mia attenzione. Questo era davvero un compito impossibile. Chi può farcela? Mi ricordo quando dovevo andare da qualche parte e facevo in modo di avere un esercito di persone ad aiutarmi. Veramente. Ammiravo le madri di famiglie numerose e mi sentivo inadeguata accanto a loro. Ero allo zoo con i miei due bambini e sei delle mie sorelle ognuna a reggere qualche gamba e braccio e possibilmente anche respirare per loro se ce ne fosse stato bisogno. Poi vedevo madri di dieci figli... Senti questa: da sole allo zoo!... e...Fri, 10 Jan 2014 - 60 - Come la moglie di Schumacher protegge il marito dal gossip e dall'eutanasia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7655
COME LA MOGLIE DI SCHUMACHER PROTEGGE IL MARITO DAL GOSSIP E DALL'EUTANASIA di Valerio Pece
Se nel mondo la Ferrari è il mito che è, lo si deve anche a Michael Schumacher, campionissimo avvolto da 10 anni - giorno in cui sfiorò la morte cadendo dagli sci - da due parole-chiave: riserbo e amore. Va detto che il rigoroso silenzio sul suo reale stato di salute si è imposto anche per combattere il triste sciacallaggio che lo ha toccato da vicino: dai paparazzi pizzicati a utilizzare droni pur di spiare dai vetri della sua villa il pilota in coma, al furto delle sue cartelle cliniche con annessa richiesta di denaro ai giornali (finì malissimo: nel 2014 il sospettato del furto si impiccherà in una cella del carcere di Zurigo). Quanto all'amore, non è difficile vedere quanto sia ancora vivo: dagli articoli che accompagnano ogni piccola novità sui suoi progressi, ai tanti tifosi (italiani in primis) che ricordano con somma riconoscenza le sue imprese (dei 7 titoli mondiali conquistati dal pilota tedesco, cinque sono stati vinti con la Ferrari).
NON É PRIVACY, É AMORE
Nella dolorosa vicenda, la figura più luminosa è senz'altro quella di Corinna, 54enne moglie di Michael, che da anni protegge e segue il marito in modo commovente. Solitamente parca di dichiarazioni, nel settembre scorso, in occasione dell'uscita su Netflix dell'unico documentario su Schumacher autorizzato dalla famiglia, ha rilasciato parole fortissime: «Ora seguiamo le cure, vogliamo che Michael senta che la famiglia è unita». Per poi aggiungere: «É evidente che mi manca, tutti sentiamo la sua mancanza, ma Michael c'è, è diverso ma c'è. E questo ci dà forza. Non avrei mai pensato che potesse succedergli qualcosa, ma è importante che lui continui ad assaporare la sua vita privata per come possibile. Lui ci ha sempre protetti, ora sta a noi farlo». Una manifestazione d'amore pregna di forza e di gratitudine.
Dietro i gesti di Corinna Betsch, spesso non compresi fino in fondo, non c'è dunque solo la fredda tutela della privacy ostentata dai giornali e dalle interviste degli addetti ai lavori («Da dieci anni Corinna non va a feste o occasioni pubbliche perché chiunque la incontri vuole sapere delle condizioni del marito e lei ha alzato una barriera a protezione della privacy», così Eddie Jordan, il team manager che lanciò Schumacher in Formula 1, in un'intervista del gennaio scorso). Parlare di privacy, come fa la quasi totalità dei commentatori, oltre che riduttivo è ingiusto e ingeneroso. La volontà di allestire a mo' di ospedale la villa di famiglia (a Gland, sul lago di Ginevra) al fine di permettere ad uno staff medico di fornire al marito cure quotidiane racconta molto dello smisurato e incrollabile affetto con cui la signora Schumacher circonda il marito, ma soprattutto dice della volontà di continuare a vivere ogni attimo insieme, nella buona come nella cattiva sorte. Poco importa che le cure per il marito costino 10 milioni di euro l'anno (così sono state quantificate le spese mediche): pur di farlo accedere alle terapie più avanzate, come una manager premurosa Corinna ha prima messo in vendita l'aereo privato del marito e poi la villa a Trusil, in Norvegia. In quella Svizzera che la martellante propaganda radicale impone di associare all'eutanasia e alla morte, nulla dev'essere lasciato intentato in termini di cura e di vita.
PIETRA D'INCIAMPO
L'unico che sembra aver compreso a fondo il nuovo contesto umano suscitato dall'incidente del pilota tedesco, calandosi nell'inedita realtà famigliare con assoluta normalità è Jean Todt, direttore generale della Scuderia Ferrari e amico fraterno di Schumi. «Non posso dire che Michael mi manca perché lui, alla fine, c'è», ha dichiarato Todt al quotidiano francese L'Equipe. Tra i pochissimi a entrare...Tue, 02 Jan 2024 - 59 - Come salvare i figli dallo smartphone
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7652
COME SALVARE I FIGLI DALLO SMARTPHONE di Cristina Siccardi
Smartphone e social media, come ben sappiamo, hanno radicalmente cambiato la vita di tutte le persone, di qualsiasi età e di qualsiasi ceto sociale. Tutti gli strumenti, più o meno complessi, hanno mutato nel corso della storia la vita quotidiana delle persone e il loro impatto è stato positivo o negativo a seconda del loro utilizzo, ovvero dal criterio con cui ciascun individuo se ne serve. Ma quelli di cui stiamo parlando hanno un impatto massificante di straordinario potere persuasivo, plagiatorio, psicologico.
La commercializzazione degli smartphone è iniziata nel 1993 con IBM e, in breve tempo, essi hanno riempito i mercati mondiali con migliaia di modelli e centinaia di milioni di utenti. Il primo social network della storia corrisponde al sito americano SixDegrees, lanciato a New York nel 1997 dal suo fondatore Andrew Weinreich. I social media hanno rappresentato un cambiamento nel modo in cui le persone leggono, apprendono e condividono, senza sosta, informazioni e contenuti. Con i social media è mutato completamente il modello di comunicazione tipico dei media tradizionali (radio, stampa, televisione): il messaggio non è più "da uno a molti" (monodirezionale, dal broadcaster al suo pubblico), ma "da molti a uno", con elevato livello di interazione. L'informazione si è "democratizzata" in un liberalismo esasperato, trasformando i soggetti da meri fruitori a editori di se stessi, interconnettendosi con altri soggetti monitorati in tutto il mondo attraverso colossi mediatici come Facebook, LinkedIn, Instagram, TikTok.
Oggi esiste una vera e propria bulimia nell'uso degli smartphone e dei socialmedia. Attività e virtù come autodisciplina e temperanza, moderazione e sobrietà, equilibrio, stabilità, prudenza e armonia, concentrazione e silenzio sono andate smarrite nella civiltà edonistica, del "mordi e fuggi", dell'insaziabilità su più fronti, della frenesia, dell'ansia, del frastuono acustico e visivo, dove la massa di informazioni si schianta con la vuotezza di principi e valori giusti e sani.
Fatto incontestabile è che chat e videogiochi (solitari o in comunità web) creano enorme dipendenza: soggiogano, ingabbiano mente e spirito, sviluppando problemi e condizionamenti a dismisura. Essere interconnessi continuamente, da quando ci si sveglia a quando si va a dormire, significa avere l'attenzione degli innumerevoli "amici" sui propri pensieri, sentimenti, intenzioni.
UN BILANCIO ALLA LUCE DELLA FEDE CATTOLICA
Dopo più di vent'anni di uso incessante di questi dispositivi e di questo genere di comunicazione, quale bilancio si può dare? Il tema non può certo essere esaurito in questo contesto. Tuttavia, possiamo considerarne le conseguenze e, allo stesso tempo, alla luce della fede cattolica e quindi delle sane virtù, possiamo risparmiare figli e nipoti da squilibri, fobie e schizofrenie che provengono dall'uso paranoico e smodato di tali strumenti.
Tanto è forte il collegamento fra lo smartphone e i comportamenti adolescenziali che la professoressa Jean M. Twenge, docente di psicologia della San Diego State University, ha definito questa generazione «iGen», generazione «iphone». Da venticinque anni Twenge studia i trend generazionali. Ha lavorato sul senso di ribellione dei Baby boomer (i nati dal 1945 al 1965), sul desiderio di indipendenza della generazione X (i nati tra il 1965 e il 1980), sull'individualismo dei Millennials (nati fra il 1980 e il 2000) e confrontando i dati comportamentali di queste ultime generazioni, con famiglie spesso dissestate, ha rilevato che gli adolescenti di oggi sono più depressi, passano il tempo con i coetanei soprattutto sui telefonini, sono soli, vulnerabili, con precaria salute mentale e a maggior rischio...Tue, 02 Jan 2024 - 58 - Per difendere le donne dobbiamo tornare al patriarcato
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=850
PER DIFENDERE LE DONNE DOBBIAMO TORNARE AL PATRIARCATO
L'assassino di Giulia Cecchettin non è figlio del patriarcato, ma del '68, relativista e femminista che oggi permea la società (se invece la moglie rispetta il marito, non viene uccisa, ma è amata, rispettata e difesa)
di Roberto De Mattei
Dopo l'omicidio di una giovane donna, Giulia Cecchettin, avvenuto lo scorso 11 novembre, l'Italia ha scoperto di essere minacciata dal patriarcato, Il titolo di un dossier del quotidiano "La Repubblica" del 24 novembre è eloquente: "Femminicidi fermiamo la strage". La tesi, che è la stessa diffusa dai mass-media, dai social e da ogni tipo di influencer è che esiste una strage di femminicidi e la responsabilità va attribuita alla cultura del "patriarcato", ancora dominante. Bisogna combattere il patriarcato per fermare la violenza contro le donne.
Il patriarcato era un sistema sociale che sanciva l'autorità dell'uomo e la divisione dei ruoli all'interno della famiglia. L'autorità paterna è stata sempre considerata, ad eccezione del tempo presente, come uno degli elementi invariabili dell'ordine sociale, necessaria a tutti i popoli e in tutti i tempi. Per secoli, il padre ha esercitato nella famiglia il ruolo che il sovrano esercitava nella società politica (la stessa parola patria deriva da padre) e che il Papa, il "Santo Padre" esercita nella Chiesa. Ancora cinquant'anni fa era questo il modello familiare italiano: il padre doveva guidare la famiglia e provvedere al suo mantenimento economico, la madre si occupava della casa e dell'educazione dei figli, che erano numerosi. Il nucleo familiare comprendeva spesso anche i nonni, depositari di una tradizione che si trasmetteva di generazione in generazione.
Questo sistema sociale è stato distrutto dalla rivoluzione culturale del Sessantotto, e da ciò che ad essa è seguito: leggi come il divorzio, l'aborto, e, in Italia, soprattutto la legge sul nuovo diritto di famiglia del 22 aprile 1975, che ha decapitato l'autorità paterna, abolendo la preminenza giuridica del padre contribuendo alla scomparsa dell'autorità e dell'identità nelle famiglie italiane.
LA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA
Tra gli ideologi del ‘68, ricordiamo anche i teorici della "antipsichiatria", come David Cooper, autore di un libro più volte ristampato da Einaudi, dal titolo significativo La morte della famiglia. Questa era la convinzione che iniziò a diffondersi alla fine degli anni Sessanta del Novecento: l'estinzione, prossima e inevitabile, dell'istituto famigliare. In quel saggio, Cooper proponeva di cancellare il ruolo paterno sostituendolo con quello fraterno, auspicando quindi una paradossale società di fratelli senza padre, anzi di fratelli perché assassini del Padre: come era successo nel 1793 con l'assassinio del Re di Francia, come auspicava Nietzsche profetizzando l'assassinio di Dio Padre.
Il processo di democratizzazione della Chiesa, della società e della famiglia è un tutt'uno. La distruzione della famiglia doveva far leva particolarmente sulla "liberazione" della donna. Il femminismo ha preteso di abolire la distinzione dei ruoli maschile e femminile, distruggendo la vocazione naturale alla maternità e alla femminilità. La rivendicazione del "diritto" di aborto e di contraccezione è stata avanzata come diritto della donna ad autodeterminare il proprio corpo e la propria sessualità, liberandosi dall'autorità maschile e dal "peso" della maternità. Alla mascolinizzazione della donna ha corrisposto la devirilizzazione dell'uomo, promossa a tutto spiano dalla moda, dalla pubblicità e dalla musica. La teoria del gender è un punto di arrivo, ma gli slogan contro la cultura del patriarcato che oggi risuonano, hanno la loro origine in manifestazioni femministe come quella che si svolse a Roma...Tue, 05 Dec 2023 - 57 - Quanti figli fare? Lasciamolo decidere a Dio
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2599
QUANTI FIGLI FARE? LASCIAMO DECIDERE DIO... di Pietro Vernizzi
"Le detrazioni fiscali per i figli a carico sono certamente utili, ma all'origine del crollo drammatico della natalità cui assistiamo nel nostro Paese ci sono una mancanza di speranza e una forma di superbia. Tanto per la crisi demografica quanto per quella economica le ricette finanziarie non sono sufficienti, occorre ritornare ai fondamenti della fede". Lo afferma Costanza Miriano, giornalista del Tg3 nazionale, autrice dei libri "Sposati e sii sottomessa" e "Sposala e muori per lei", nonché madre di quattro figli.
PER QUALE MOTIVO LE DETRAZIONI FISCALI SONO UTILI, MA NON BASTANO?
Perché il motivo principale del calo della natalità in Italia non è di tipo economico. Lo documenta il fatto che i nostri genitori, nati in tempo di guerra o subito dopo e con speranze di benessere economico molto basse, facevano molti più figli rispetto alle giovani coppie di oggi. Come dice papa Benedetto XVI, sia la crisi demografica sia quella economica nascono innanzitutto da una mancanza di fede, che si riflette in una forma di superbia il cui contraltare è un'assenza di speranza.
IN CHE SENSO LA SUPERBIA AVREBBE A CHE FARE CON IL CALO DELLA NATALITÀ?
La superbia ci spinge a pensare di essere Dio e quindi di sapere noi qual è il numero giusto di figli e il momento migliore per metterli al mondo. Il controllo della fertilità che ci è stato messo in mano dalla scienza è un potere che non sappiamo gestire, perché noi uomini non siamo gli arbitri della realtà. E quando ci mettiamo in mente di esserlo spesso sbagliamo. Quest'ansia di iper-controllo che la tecnologia e la medicina ci trasmettono, in realtà ci inducono in errore e ci rendono infelici.
DOVE STA L'ERRORE?
Nel pensare di poter decidere tutto sulla base dei nostri criteri, di poter progettare la nostra vita. In quanto essere umano, io non sono Dio e quindi non so qual è il mio vero bene. Poniamo una donna che prende la pillola, perché ha deciso che fino a 38 anni vuole dedicarsi alla carriera e non avere figli: il suo non è solo un peccato contro la vita, ma è anche una forma di superbia. Bisogna lasciare spazio all'azione di Dio nella nostra vita, e se noi mettiamo un muro chiaramente Lui ci lascia liberi.
IN CHE COSA CONSISTE QUESTO MURO?
Conosco un'infinità di persone che hanno commesso l'errore di pensare di poter programmare le loro vite, per poi rimanere senza nulla in mano e con una grande infelicità. Penso a tante donne che rimandano il primo figlio, convinte di avere tutto il tempo per realizzarsi e di poter aspettare il momento buono, e poi il momento buono non arriva mai.
CHE COSA C'ENTRA INVECE LA MANCANZA DI SPERANZA DI CUI PARLAVA PRIMA?
Tutti prospettano un futuro economico difficile, ma è anche perché le pretese di vita sono molto alte. Quando i miei genitori si affacciavano alla vita, il primo obiettivo era riuscire a mantenere la famiglia, senza la pretesa di mandare i figli a tutti i costi a studiare a Oxford, Stanford o Yale. La mancanza di fede significa anche non avere il coraggio di affidare la propria vita e quella della propria famiglia nelle mani di Dio, rendendosi disponibili, con prudenza e attenzione, ma lasciando l'iniziativa al Creatore.
E' SOLTANTO LA PILLOLA AD AVERE CAMBIATO LE ABITUDINI, O SONO LE RELAZIONI IN QUANTO TALI A ESSERE PIÙ FRAGILI?
Oggi si vivono con estrema libertà tutti gli aspetti della relazione fin da subito, quindi questo rende meno urgente una maggiore stabilità. Si consuma tutta la bellezza del rapporto senza bisogno di vincoli, e alla fine nella logica di questo mondo conviene non sposarsi, perché così ci si mantiene liberi, prendendosi tutti i vantaggi. Anche in questo caso pensare di non avere bisogno...Fri, 11 Jan 2013 - 56 - E' valido il matrimonio di chi si sposa senza fede?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=836
E' VALIDO IL MATRIMONIO DI CHI SI SPOSA SENZA FEDE?
Basta sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.) perché il matrimonio sia valido
di Jacques-Yves Pertin
I cattolici che si sposano in Chiesa senza fede, o con poca fede, ricevono il sacramento del matrimonio? Questione molto attuale, che ne implica un'altra: qual è l'influenza di una società scristianizzata, a volte perfino ostile ai valori del matrimonio, sulla validità del matrimonio cristiano? Cominciamo a capire cos'è precisamente il "matrimonio cristiano".
Come afferma la Chiesa nel Codice di Diritto Canonico (can. 1057 § 1) «l'atto che costituisce il matrimonio è il consenso». La natura stessa inclina l'uomo a dare questo consenso. In altre parole: «Il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti gli altri: di essere il sacramento di una realtà che già esiste» nella natura che Dio ha creato. Ciò significa che il matrimonio è una realtà naturale, prima di essere un sacramento.
Come fa notare lo stesso canone, il fatto di sposarsi non si riferisce al compimento di un'attività specificamente soprannaturale, ma al conseguimento di azioni naturali come procreare ed educare i figli.
È proprio questo matrimonio naturale, come insegna san Paolo, che è stato elevato alla dignità sacramentale per permettere agli sposi, citando Leone XIII, di «ricevere la santità nel matrimonio stesso».
Così la realtà naturale è diventata inseparabile dalla realtà sovrannaturale. Tra battezzati, ormai, il mutuo consenso non può essere separato dal sacramento. Va sottolineato, però, che «non c'è accanto al matrimonio naturale un altro modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali».
Gli sposi cristiani non fanno un matrimonio naturale e un matrimonio sacramentale, come ingenuamente si potrebbe credere nei Paesi dove c'è prima il matrimonio in Comune e poi in Chiesa. Il sacramento non cambia l'essenza del matrimonio, lo eleva.
Quanti sposi fanno l'esperienza di questo nella loro vita: nelle difficoltà, come anche nella vita quotidiana, la grazia del matrimonio data da Dio viene a santificare tutto, viene a dare l'aiuto necessario giorno dopo giorno. La vita degli sposi non è da un lato naturale e dall'altro sopranaturale. Il "matrimonio cristiano" è innestato nella vita coniugale degli sposi, sicché ogni minima azione viene fatta con Dio e per Dio.
Da ciò si conclude che chiedere per il sacramento del matrimonio un requisito di fede, al di là di quello di voler sposarsi secondo i valori naturali di un autentico matrimonio (fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita, ecc.), può condurre a gravi errori sulla natura stessa del matrimonio, a ridurre il diritto di tutti a sposarsi, o ancora a voler «separare il matrimonio dei cristiani da quello delle altre persone».
Se gli sposi si scambiano tale consenso senza negare una delle qualità essenziali del matrimonio, la loro mancanza di fede non può "invalidare" un tale matrimonio poiché il matrimonio naturale e il sacramento sono diventati dopo la venuta di Gesù Cristo "la stessa e unica cosa".
Sicuramente è una questione molto delicata. Il Papa stesso, con grande umiltà, la affrontava davanti ai sacerdoti della diocesi di Aosta nel 2006 dicendo che personalmente aveva creduto, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, che un matrimonio celebrato senza fede fosse nullo: "Io personalmente lo pensavo".
Spesso infatti i numerosi fallimenti dei matrimoni e portano la gente a pensare che se uno va in Chiesa a sposarsi e che non "ci crede", non è sposato. Non è così!
Ogni uomo ha un potere naturale speciale e unico di darsi al suo coniuge, potere davanti al quale Dio...Wed, 13 Sep 2023 - 55 - Come si educano gli adolescenti
VIDEO: Franco Nembrini ➜ https://www.youtube.com/watch?v=NAZACKOwRq4
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7507
COME SI EDUCANO GLI ADOLESCENTI di Fiorenza Cirillo
Ah, le vacanze! Periodo di rinascita, per tutti, tempo prezioso da condividere con i figli... a meno che non siano adolescenti. L'alterità di un figlio è qualcosa che sciocca e stupisce fin dal primo momento in cui li teniamo in braccio, ma c'è un periodo glorioso, che è quello dell'adolescenza, in cui questa alterità esplode in tutta la sua brutalità. Pare che nulla di quello che facciamo come genitori venga da loro apprezzato e più andiamo loro incontro e meno ci riesce il contatto. E poi c'è la faccenda dell'educazione che opprime noi che, a nostra volta, opprimiamo loro.
È infatti uno sperticarsi di tentativi di proporre qualcosa che noi avremmo fatto alla loro età, qualcosa che noi avremmo dovuto fare alla loro età o che avremmo dovuto voler fare, se avessimo avuto, allora, il senno di poi che ora abbiamo. In questo modo rischiamo di vivere l'educazione come una pretesa, perché la confondiamo con il tentativo di fare diventare nostro figlio quello che noi vorremmo che fosse, ma a lui di quel che noi vogliamo che sia non gliene importa niente e fa bene. Ma quando parliamo di educazione, di che cosa parliamo?
COSA SIGNIFICA PARLARE DI EDUCAZIONE?
Recentemente mi hanno provocata e affascinata le parole del prof. Franco Nembrini in un incontro a Cesena su adulti e adolescenti, di rado infatti ho sentito parlare con tanta chiarezza di un tema così urgente. Lo slogan con il quale esordisce sull'argomento è già estremamente eloquente: "Il segreto dell'educazione è non avere il problema dell'educazione, se hai il problema dell'educazione, vuol dire che fai parte del problema".
Cita poi un vecchio articolo del Corriere della Sera in cui un neurologo infantile spiega chiaramente che un bambino che sta per nove mesi nella pancia di una donna contenta, più facilmente verrà al mondo con un sentimento positivo della vita e la percepirà come una cosa grande, buona, bella. Al contrario, un bambino che passa nove mesi nella pancia di una donna incazzata, arrabbiata con sé, col marito che la tradisce, col figlio grande che c'è già e la fa tribolare, quel bambino più difficilmente sentirà la vita come un bene. Se le cose stanno così, vuol dire che la cosa più importante nell'educazione è far sì che il bambino, e poi il ragazzo, abbia attorno a sé un sentimento positivo della vita da cui assimilare come per osmosi il bello dell'esserci. Come lo apprende? Semplicemente guardando gli adulti che gli danno, con la loro testimonianza, l'idea della vita.
Il problema vero dell'educazione, dunque, è che cosa vede il bambino quando ci guarda. "La prima grande verità" insiste Nembrini "è che l'emergenza educativa in cui viviamo non è l'emergenza di ragazzi che non vanno bene, ma è l'emergenza di una generazione di adulti che non ha speranza sufficiente da dare ai propri figli, non ha un'ipotesi grande per cui vivere. Tutti noi adulti siamo senza alibi. L'emergenza educativa siamo noi. I nostri figli, il loro mestiere lo fanno, lo sanno fare per natura, perché nascono con quella cosa che si chiama cuore, una inarrestabile tensione ad abbracciare tutto, a conoscere tutto, ad amare tutto. E anche se da bambino è inconsapevole di questa tensione positiva, poi, crescendo, comincia a rendersi conto di avere dei desideri. [...] Per questo un figlio non ha bisogno che gli si dica spesso che cosa deve fare, come deve essere, non si tratta di insegnargli a diventare grande, perché impara semplicemente guardandoci. Il problema dell'emergenza educativa è chiedersi: quando guarda noi, che cosa vede? Se non si capisce...Tue, 22 Aug 2023 - 54 - Famiglie numerose... che forza!
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FAMIGLIE NUMEROSE... CHE FORZA! di Christine Stoddard
Sono la primogenita di una figliata di 9: 8 femmine e un maschio. Ne sono fiera. Certo, devo ammettere che ho patito una specie di vergogna durante i miei anni adolescenziali, in particolare, quando la gente si avvicinava al nostro furgoncino o quando ci osservavano sbalorditi entrare in uno spazio pubblico.
Ormai, oggi, sinceramente, non cambierei questa condizione per niente al mondo. Se mi domandate che cosa mi spinga a pubblicare questo scritto, vi risponderò che ho letto un articolo molto interessante, domenica scorsa, sul New York Times. In questo articolo, la giornalista Lauren Sandler affermava vigorosamente che era meglio avere un solo ed unico figlio. Essendo lei stessa stata figlia unica e non avendo che un solo figlio... non mi riesce difficile comprendere che difenda un simile asserto. [...]
Come potrete immaginare, non sono affatto d'accordo con lei. Potrei dire che i figli unici che ho incontrato sono egoisti e hanno difficoltà ad adattarsi. [...] In ogni caso, non cerco affatto degli esempi che dimostrino gli svantaggi di essere figli unici. Cerco solamente di esprimere quanto sono riconoscente di avere tanti fratelli e sorelle.
IMPARARE A COABITARE
Ci sono, evidentemente, dei benefici collaterali: come il fatto di non essere mai soli di fronte a un problema; se ti ammali, qualcuno ti starà vicino... e quella sensazione che il tuo armadio sia senza fondo! Che sia sempre pieno di cose prestate! Senza dimenticare che l'educazione dei miei fratelli e sorelle resta un argomento di conversazione che si conclude molto spesso con dei silenzi imbarazzati; se ho bisogno di riderne, subito mi tornano alla mente situazioni impreviste.
Ma c'è molto di più! A cominciare da mio padre e mia madre, che (probabilmente senza averne l'intenzione) si sono facilitati parecchio la vita genitoriale, avendo più di un figlio. Anche se non avevano sempre un'idea ben precisa di ciò che stavano facendo, avere fratelli e e sorelle ci ha insegnato a condividere e a coabitare con altre persone, con naturalezza, a tirarci su ed educarci a vicenda... È quello che possiamo definire un'accumulazione naturale di buone qualità. Quando hai dei fratelli e delle sorelle, sei ben conscio che non tutto è tuo. Una cosa estremamente apprezzabile, in un'epoca in cui l'individualismo è alle stelle. Senza il minimo sforzo, abbiamo scoperto l'interazione sociale e la risoluzione dei conflitti. Abbiamo imparato ad avere compassione, a restare coscienti dei sentimenti e dei bisogni del prossimo, e non solo dei nostri.
VEDERE LA VITA ALTRIMENTI
Abbiamo beneficiato della generosità dei nostri genitori, che ci hanno accettati l'uno dopo l'altro malgrado il fatto che si facessero beffe di loro, o senza considerare che si avvicinavano tempi duri. Papà ci ricorda che ci sono stati dei periodi, di cui non ci ricordiamo, durante i quali mamma e lui si domandavano se potevano permettersi di andare a mangiare al McDonald.
Con tanti fratelli e sorelle, non abbiamo mai avuto in mano l'ultimo grido della tecnologia, ma suppongo che questo ci abbia insegnato un po' più sulla vita, al di là delle cose che si possono avere. Abbiamo potuto sviluppare uno spirito di sana competitività, abbiamo potuto renderci conto che se anche avevamo fallito in qualcosa, non era questa una buona ragione per buttarci giù. Al tempo stesso, tutto questo ci ha stimolati ad apprezzare le qualità uniche degli altri, senza stare a fare paragoni: sia nell'ambito accademico sia in quello creativo o atletico.
Ammesso e non concesso che abbiamo passato in rassegna tutti i vantaggi della situazione, dovrei ammettere che in più abbiamo ricevuto un regalo bellissimo: delle amicizie solide. Che sia per il semplice...Tue, 23 May 2023 - 53 - Una bella notizia: siamo otto miliardi di abitanti
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UNA BELLA NOTIZIA: SIAMO OTTO MILIARDI DI ABITANTI di Federico Cenci
Siamo otto miliardi di persone nel mondo. Il record - come annunciato dalle Nazioni Unite - è stato raggiunto il 15 novembre. Per avere un'idea dello sviluppo demografico complessivo, basti considerare che rispetto al 2011 siamo aumentati di un miliardo. E che rispetto al 1974, siamo raddoppiati. Il prossimo obiettivo fissato dall'Onu dovrebbe essere raggiunto nel 2037, quando verranno superati i 9 miliardi.
Dovremmo gioire di questi dati, giacché rappresentano il risultato dei progressi sanitari e medici. Eppure, come del resto è ampiamente prevedibile, hanno dato fiato alle trombe dei catastrofisti. È tornato ad agitarsi lo spettro di Thomas Robert Malthus, l'economista e demografo che già a fine Settecento predicava la necessità di allentare la pressione demografica per arginare povertà e fame nel mondo. Bisogna riconoscere a costoro, ai cosiddetti neo-malthusiani di sapersi adattare ai cambiamenti: gli annunciatori di sciagure a causa delle tante nascite non cessano infatti la loro disfattistica attività. È piuttosto noto a tal proposito quanto avvenne negli anni Sessanta: un collegio di esperti internazionali si riunì all'Accademia dei Lincei nel cosiddetto Club di Roma per lanciare un allarme. Nel mondo - avvisavano - c'erano quattro miliardi di persone, considerate troppe, per cui di lì a poco inesorabilmente le risorse si sarebbero esaurite e lo sviluppo arrestato.
Sono passati quasi sessant'anni, ma - come direbbe Vasco Rossi - siamo ancora qua. Nessuna fine del mondo. Anzi, la fame e la povertà si sono notevolmente ridotte grazie ai passi da gigante della tecnica. È comprensibile che si faccia fatica a crederci, dal momento che la campana mediatica delle notizie negative non smette mai di oscillare nervosamente. Per avere allora un riscontro empirico sul miglioramento progressivo della condizione umana generale, si può visitare il sito Our World in Data: la popolazione è costantemente aumentata e così anche il suo tenore di vita. L'inizio di questo processo viene collocato da molti nella rivoluzione industriale, ma forse occorre spostare le lancette dell'orologio di un paio di secoli: come dimostra uno studio pubblicato sempre su Our World in Data, in Inghilterra già subito dopo il 1650 cominciò a crescere sia la popolazione sia il reddito pro capite.
La storia, dunque, è maestra di vita, almeno quanto lo è l'attualità. Oggi, d'altronde, i Paesi in ascesa sullo scacchiere geopolitico sono quelli più popolosi, giovani e fecondi. Al contrario, la crisi morde il calcagno delle aree del pianeta in cui si fanno meno figli. Un esempio di tal risma, purtroppo, ce l'abbiamo dentro casa: periodicamente l'Istat sciorina previsioni sempre più cupe sul futuro demograficamente arido dell'Italia. Il concetto è piuttosto semplice: se diminuisce la popolazione e si riduce il numero di famiglie con figli, aumenta il divario tra individui in età lavorativa e non, a tal punto che il sistema di previdenza sociale rischia di esplodere.
Cosa possiamo quindi fare noi italiani? Proviamo a rispondere con tre regole: la prima è non lasciarsi persuadere da chi profetizza sciagure dovute alla sovrappopolazione; la seconda è impegnarsi con i propri mezzi affinché si creino condizioni economiche e culturali per accrescere la natalità; la terza è sostenere i piani di sviluppo e di cooperazione nei Paesi del Terzo Mondo.Wed, 26 Apr 2023 - 52 - Un asilo abolisce la festa del papà... per non discriminare
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7356
UN ASILO ABOLISCE LA FESTA DEL PAPA'... PER NON DISCRIMINARE
La festa di san Giuseppe divenne festività civile nel 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita dalla Democrazia Cristiana al governo (!?), poi fu tolto anche il precetto religioso per cui non è più obbligatorio andare alla Messa quel giorno
di Roberto Marchesini
A Viareggio una scuola per l'infanzia (un tempo detta asilo) abolisce la festa del papà: «È discriminatoria nei confronti di chi non ha un papà».
I lettori della Nuova Bussola non sprecheranno certo tempo a controbattere questa affermazione: hanno ormai capito benissimo che l'obiettivo non è eliminare le discriminazioni, ma la festa del papà. Se non ci fosse la scusa della discriminazione se ne inventerebbero un'altra, di tipo scientifico («Il papà appartiene al passato, ormai possiamo creare bambini senza un uomo»), antirazzista («San Giuseppe era etero e bianco, non va festeggiato») oppure ambientalista («Le zeppole di san Giuseppe inquinano, la ricetta originale non prevede farine proteiche!») e via delirando. «Tutto ciò che esiste, merita di perire», diceva Mefistofele nel faust di Goethe; «Tutto ciò che esiste, merita di perire», ripetevano appena potevano Marx ed Engels. La festa del papà va abolita, punto. Perché esiste, perché ricorda la legge naturale. Poi un pretesto si trova, uno qualsiasi, anche il più assurdo.
MOTIVI DI UNA FESTA
Ma perché festeggiare la festa del papà? Beh, di primo acchito, direi: per proteggere una specie in via d'estinzione. Ormai gli italiani sono estinti perché hanno smesso di riprodursi; quindi non ci sono più papà. I pochi, coraggiosi pochi papà (i «veri avventurieri», affermava Peguy) vanno onorati e festeggiati; finché ce ne sono. E poi i papà sono maschi eterosessuali, una delle specie animali più odiate del pianeta: come non solidarizzare con queste povere e innocenti vittime?
Al di là di questo, cerchiamo di capire perché è stata istituita, questa festa. Il 19 marzo è la festa dei papà perché è il compleanno del papà più importante di tutti, san Giuseppe. D'accordo, un papà sui generis, considerata la faccenda; però, senza alcun dubbio, un vero padre. San Giuseppe è noto per alcune caratteristiche che lo rendono un archetipo di uomo e di padre. Innanzitutto, san Giuseppe… tace. Come ogni uomo tradizionale che si rispetti e a scorno delle femministe, che vorrebbero gli uomini ciarlieri e piagnucolanti, san Giuseppe, in tutto il vangelo, non pronuncia una sola parola. Però agisce: caspita, se agisce. Avvertito in sogno che la sua famiglia era in pericolo, fa i bagagli ed emigra in Egitto. Già, perché un padre accudisce e protegge, esattamente come fa Giuseppe. Ed è suo l'incarico di sostentare la famiglia («Col sudore della fronte», impone Dio all'uomo, «ti guadagnerai il pane»). Infatti san Giuseppe è un lavoratore, tanto che ha una seconda festa, il 1° maggio, festa del lavoro.
UNA FESTA PLURISECOLARE
La Chiesa ha cominciato a festeggiare san Giuseppe circa un millennio fa. All'inizio, per opera di qualche ordine religioso (Benedettini, Servi di Maria, Francescani); poi, da parte della Chiesa universale con Gregorio XV l'8 maggio 1621 e con Urbano VIII il 13 settembre 1642 (bolla Universa per orbem). Nel 1870, quando la Chiesa attraversava una persecuzione ferocissima da parte dello Stato italiano unitario, papa Pio IX proclamò san Giuseppe custode di tutta la Chiesa con il decreto Quemadmodum Deus. [...]
La festa di san Giuseppe, chiamata anche «festa del papà» divenne anche festività civile con la legge 260 del 1949 e lo restò fino al 1977, quando fu abolita per motivi di «austerità» (sic). Contestualmente, perse lo status religioso di festa di precetto con la nota CEI dell'8 marzo 1977. Ma chissenefrega: resta comunque una...Tue, 21 Mar 2023 - 51 - Madre di sette figli partorisce cinque gemelli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7349
MADRE DI SETTE FIGLI PARTORISCE CINQUE GEMELLI di Caterina Belloni
I sette figli che avevano non bastavano, ne sognavano un altro. Per questo hanno cercato una nuova gravidanza e hanno avuto successo! Anzi, un estremo successo, visto che sono nati cinque gemelli: tre femmine e due maschi.
L'evento straordinario è accaduto dell'ospedale universitario di Cracovia dove domenica 12 febbraio Dominika e Vince Clarke hanno dato il benvenuto a cinque bambini. Felici per questo parto super, i genitori hanno parlato di miracolo e non sono apparsi minimamente spaventati alla prospettiva di avere una famiglia composta da 14 persone. I bimbi sono arrivati grazie a un parto cesareo eseguito alla 29esima settimana, quindi adesso si trovano in incubatrice con un supporto respiratorio, perché riprendano le forze e siano pronti poi ad affrontare la vita.
I cinque neonati prematuri stanno però bene e la speranza dei genitori è che possano presto tornare a far parte della loro tribù, che comprende altri sette figli tra i 12 anni e i 10 mesi, tra cui già due coppie di gemelli. Visto che i piccoli sono stati partoriti con due mesi di anticipo e con un parto cesareo, adesso pesano tra i 700 grammi e il chilo e duecento grammi. [...]
"Speriamo di poter arrivare al momento gioioso di dimetterli dall'ospedale", ha dichiarato in proposito Ryszard Lauterbach, responsabile del reparto di neonatologia.
Anche perché l'evento ha dell'incredibile. Per la super mamma si tratta di un miracolo, mentre gli scienziati parlano di un'eccezione alla regola. "Una gravidanza del genere si verifica una volta su 52 milioni" ha confermato il medico. "Sono un matematico, mi piacciono queste statistiche. C'è più probabilità di vincere alla lotteria che di avere questa folla". Mamma e papà non si preoccupano di questo aspetto e hanno già scelto i nomi dei piccoli: Charles Patrick, Henry James, Elizabeth May, Evangeline Rose e Arianna Daisy.
I genitori non hanno particolari timori nemmeno per le dimensioni della famiglia. Dominika, che ha 37 anni, non si è detta per nulla spaventata di fronte all'idea di dover gestire 12 figli. Anzi. Alla stampa che la interpellava ha dichiarato: "Se hai un sistema, un approccio calmo e un atteggiamento positivo, allora è possibile avere una vita davvero bella con un gruppo così numeroso di bambini". A suo parere i piccoli saranno solo una ragione di festa in più.
Nota di BastaBugie: nel Discorso ai Dirigenti e Rappresentanti della Associazioni delle Famiglie Numerose d’Italia tenuto in Vaticano il 20 gennaio 1958 papa Pio XII spiega l'importanza nella Chiesa e nel mondo dell'apertura alla vita che gli sposi promettono solennemente il giorno del matrimonio rispondendo sì alla richiesta esplicita del sacerdote di "accettare i figli che Dio vorrà donarvi".
Ecco il discorso completo del venerabile Pio XII:
Tra le visite più gradite al Nostro cuore annoveriamo questa vostra, diletti figli e figlie, Dirigenti e Rappresentanti le Associazioni tra le Famiglie Numerose di Roma e d’Italia. Vi è infatti nota la viva sollecitudine che Noi nutriamo verso la famiglia, di cui non trascuriamo occasione per illustrare la dignità nei suoi molteplici aspetti, per affermare e difendere i diritti, inculcare i doveri, in una parola, farne un caposaldo del Nostro pastorale insegnamento. (…)
Ma voi non rappresentate solamente la famiglia, bensì siete e rappresentate le famiglie numerose, vale a dire, le più benedette da Dio, dalla Chiesa predilette e stimate quali preziosissimi tesori.
Da queste infatti ella riceve più manifestamente una triplice testimonianza, che, mentre conferma dinanzi agli occhi del mondo la verità della sua dottrina e la rettitudine della sua pratica, ridonda, in virtù dell’esempio, a grande vantaggio di...Tue, 21 Mar 2023 - 50 - Rispettare il marito sempre e comunque
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5389
RISPETTARE IL MARITO SEMPRE E COMUNQUE di Rossana
Maschi e femmine sono strutturalmente diversi, hanno modi diversi di comunicare e di reagire e hanno bisogni diversi.
Una coppia si trova davanti all'armadio, per vestirsi prima di iniziare la giornata. Entrambi dicono: "Non ho niente da mettermi". Ma mentre lei intende che non ha niente di nuovo da mettersi, lui invece intende che non ha niente di stirato!
Uomini e donne ragionano, parlano, comunicano e mandano messaggi "subliminali" in modo diverso. E spesso capita che quello che diciamo, non è quello che l'altro sente, e quello che l'altro pensa di aver sentito, non è assolutamente quello che volevamo dire....!
Spesso queste differenze creano incomprensioni e difficoltà, perché siamo concentrate sulle nostre percezioni e sui nostri bisogni, finendo spesso per dare per scontato che anche le percezioni e i bisogni dell'altro siano simili ai nostri.
E quando arriviamo allo scontro, con il nostro coniuge, spesso il motivo del litigio non è il reale motivo...! Non vi è mai capitato di ritrovarvi a litigare con vostro marito senza sapere esattamente il perché? Vi arrabbiate, discutete e intanto pensate: "dov'è il problema? Cosa sta succedendo?"
In questi casi è importante rendersi conto che siamo diversi, maschi e femmine sono diversi! Ed è proprio questo che rende particolarmente diversi i nostri modi di approcciare la realtà e le relazioni!
RISPETTO INCONDIZIONATO
Siamo abituate al concetto di amore incondizionato. Può non essere semplice, ma è un'idea che abbiamo presente e che consideriamo corretta. Ci sembra giusto, ad esempio, affermare che nostro marito dovrebbe amarci nonostante i nostri difetti e i nostri limiti.
Ma il rispetto incondizionato? Non sembra questo un vero e proprio ossimoro?
Noi crediamo che il rispetto debba essere guadagnato, quindi quando sentiamo che nostro marito non merita rispetto, lo dimostriamo con il nostro modo di fare, con il tono di voce, con gli sguardi.
Ma quello che la Bibbia ci propone, invece, è un rispetto incondizionato (voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa." 1Pt 3,1-2). Una semplice applicazione è, ad esempio, che la moglie mostri un'espressione del viso e un tono di voce rispettosi quando il marito fallisce, quando non è il genere di uomo che lei vuole.
La moglie può mostrare rispetto incondizionato attraverso la voce e il viso, senza in questo modo giustificare le reazioni o i comportamenti scorretti del marito. Magari lui si meriterebbe delle lamentele, piuttosto, ma queste non sarebbero in grado di "riguadagnarlo", proprio come la rabbia o la durezza di un marito non potrebbero mai riguadagnare il cuore di una donna.
Il rispetto nei confronti del marito è un'idea a cui non siamo abituate.
Perché ci suona così poco familiare?
Sicuramente uno dei motivi risiede proprio nelle differenze che esistono tra uomo e donna, ma di certo incide anche la mentalità culturale in cui siamo immerse.
Ma la realtà è proprio questa: la via per amare pienamente nostro marito è quella del rispetto. Un rispetto dimostrato in modi che siano significativi per lui!
Dobbiamo imparare a capire e usare la parola rispetto, perché, davvero, questo è il valore più profondo per un uomo!
Il rispetto è la chiave per motivare un marito!
IL FEMMINISMO È CONTRO LE DONNE
"Non funzionerà mai" ... "È un mondo troppo maschilista" ... "Se mostro rispetto incondizionato a mio marito, gli darò semplicemente più potere su di me!" ...
Queste ed altre le obiezioni che molte donne mostrano al concetto di rispetto incondizionato.
Ma la realtà è che un marito di buona volontà non se ne sta...Tue, 06 Nov 2018 - 49 - Le donne che lavorano hanno meno tempo per fare figli e accudirli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5150
LE DONNE CHE LAVORANO HANNO MENO TEMPO PER FARE FIGLI E ACCUDIRLI di Massimo Fini
Abbiamo centrato tutta la nostra vita sull'economico. E l'economico ci sta rubando la vita. Non c'era bisogno delle statistiche per capire che in Italia non si fanno più figli. Basta andare in giro per le strade, soprattutto di una grande città, per vedere più cani che bambini, basta guardare negli scaffali di un supermarket per accorgersi che quelli dedicati al cibo e agli accessori degli animali hanno più spazio di quelli per le esigenze dei bebè. In ogni caso adesso la recentissima indagine dell'Istat lo certifica: in Italia il tasso di natalità è di 1,34 per donna e scende a 1,26 se si escludono gli stranieri residenti.
UN PROBLEMA DI TUTTO L'OCCIDENTE
Ma non è un problema italiano ma di tutto l'Occidente e dei Paesi che hanno adottato in pieno il nostro modello di sviluppo. Nell'Europa continentale solo la Francia supera di uno striminzito 0,1 quei due figli per donna che è il minimo per rimanere in una situazione demografica almeno di stabilità. [...] Tutti gli altri Paesi europei sono abbondantemente al di sotto (Germania 1,41, Spagna 1,41, Paesi Bassi 1,72, Svizzera 1,42). Negli Stati Uniti il tasso di natalità è 1,84, in Giappone 1,27. Siamo delle società femminee ma senza madri.
Non c'è bisogno di statistiche nemmeno per capire che nei Paesi, economicamente, socialmente, culturalmente, lontani da noi figliano di più. Basta guardare i barconi che arrivano da noi con numerose donne incinte. Ma lasciamo, anche qui, parlare i dati: in Medio Oriente il tasso medio è 2,5. In Africa Nera è, mediamente, del 5. Più una popolazione è povera più fa figli: in Congo è 6,7, in Nigeria 5,32 e così via.
Le donne che lavorano non hanno tempo per fare figli e accudirli.
Ma il discorso vale anche per gli uomini. Si sarebbe pensato che gli uomini avendo perso il loro tradizionale ruolo virile (non fanno più la guerra, non hanno più forti passioni politiche) si sarebbero rifugiati nella famiglia. Invece no. Nessuno, uomo o donna che sia, vuole rinunciare ai confort, al benessere e i figli tolgono spazio a questi agi. Inoltre si rilutta a fare figli se si pensa di non poter dar loro le consuete opportunità: piscina, corsi d'inglese, lezioni di piano, lezioni di danza.
LE DONNE CHE HANNO RINUNCIATO A ESSERE MAMME AL 100%
Ma la cosa veramente strabiliante è che la donna abbia rinunciato così facilmente alla sua funzione antropologica. Ci sono poi donne che i figli li avrebbero voluti ma si sono fatte abbagliare dal mito della medicina tecnologica che dice loro che possono fare figli a qualsiasi età o quasi. Ma la Natura è sempre la stessa e non fa sconti. La donna raggiunge il massimo della sua fertilità a 27 anni. Dopo comincia a decrescere sia pur lentamente, ma già a 35 anni ci sono dei problemi, a 40 ancora di più. A quaranta si può fare il terzo o il quarto figlio, ma diventa difficile fare il primo. Oltre bisogna ricorrere a pratiche tecnologiche sofisticate, a disposizione di pochi e con possibilità di riuscita limitate.
Sul ruolo della donna si decide la grande partita fra Occidente e mondo musulmano e non per nulla i politici, gli intellettuali, i giornalisti del nostro mondo suonano continuamente la grancassa perché le donne islamiche si omologhino alle nostre e ne assumano la mentalità e i costumi.
Se l'Occidente, un mondo in piena decadenza anche per molti altri segnali, non capisce in fretta che è tempo di invertire la rotta, sarà sommerso dagli altri mondi, si estinguerà, scomparirà. [...]
Dobbiamo riappropriarci di quello che è il vero valore della vita: il Tempo. Non il denaro, non quello che chiamiamo 'benessere', non la ricchezza. E in questo Tempo ritrovato fare la cosa che fin dall'alba del mondo è stata sempre ritenuta, da uomini e donne, la ricchezza più grande: avere dei figli.Tue, 24 Apr 2018 - 48 - L'influenza del marketing sulla festa di san Valentino
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7320
L'INFLUENZA DEL MARKETING SULLA FESTA DI SAN VALENTINO di Giulia Tanel
Eccola qui, puntuale, come ogni anno: la festa di San Valentino, con tanto di cioccolatini a forma di cuoricino, mazzi di fiori, peluche anche quelli con cuore annesso, menù per cene romantiche, offerte per album di foto e chi più ne ha, più ne metta. Eh sì, perché diciamoci la verità, la "festa degli innamorati" in sé è oggi ridotta a un appuntamento consumistico, che a seconda delle annate incontra più o meno successo negli acquirenti e che negli ultimi anni è inoltre diventata sempre più la celebrazione di "tutti gli amori", di tutti i colori la mente umana possa immaginare.
Perché dunque soffermarsi a parlarne, non sarebbe meglio adagiarsi sull'endecasillabo di dantesca memoria «non ragionar di lor, ma guarda e passa»? Perché San Valentino in realtà riguarda tutti noi, e più da vicino di quanto crediamo.
Un primo aspetto interessante da sottolineare è proprio quello già accennato: l'influenza del marketing, inteso in senso ampio, sulla nostra vita. Proviamo a riflettere: quanti, soprattutto se ancora fidanzati, si sono in qualche modo sentiti in qualche modo "costretti" a celebrare questa ricorrenza? Comprando anche solo un oggettino, o gustandosi una cena fuori, ma esattamente il 14 febbraio? Non il giorno prima (il 13? Sia mai!), non il giorno dopo (tradizionalmente considerato il giorno in cui a "festeggiare" dovrebbero essere i single). Sia chiaro: nulla di male, anzi, che una coppia decida di dedicarsi del tempo o dei pensieri, per quanto tradotti spesso in una materialità fine a se stessa, tuttavia il fatto che questo debba avvenire "sotto dettatura" è significativo.
SIAMO SEMPRE DI CORSA
«Eh ma nella quotidianità siamo sempre di corsa, almeno questa occasione ci impone di trovare un tempo per noi», potrebbero obiettare alcuni, magari con uno o più figli piccoli o piccolissimi. Eppure, seppure pienamente comprensibile, questo ragionamento non tiene. Pensiamo a una pianta: va innaffiata più o meno ogni giorno - ovviamente coi dovuti distinguo in base alla varietà -, non solo quando ci si ricorda perché ci si passa davanti. Altrimenti, ahimè, posso testimoniarlo molto bene, dall'alto del mio pollice non-verde, la pianta muore. La stessa cosa vale per la relazione di coppia: va curata quotidianamente, altrimenti inaridisce e non porta frutto, né per sé, né per l'altro, né per gli eventuali figli. D'altronde basta andare a ripescare la promessa matrimoniale per rendersene conto: «Prometto [...] di amarti e onorarti ogni giorno della mia vita». Lo abbiamo detto noi: «Ogni giorno». E per fare questo bastano piccole attenzioni, piccoli gesti che ogni coppia si costruisce giorno dopo giorno, che spesso peraltro la materialità la rifuggono, costruendo e affinando sempre più un linguaggio unico. E, per chi ancora sposato non è ma sta vivendo il periodo del fidanzamento il discorso di fondo è lo stesso, anche se necessariamente cambia il modo di esprimerlo, perché il tempo che precede il matrimonio altro non è che un esercizio allo stesso.
PROMETTO DI ESSERTI FEDELE SEMPRE
La promessa matrimoniale cita ancora: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia». E qui si apre il secondo punto di riflessione. La festa di San Valentino, per come è concepita ora, altro non è che uno specchio della società: non celebra l'amore, bensì l'innamoramento, il sentimento melenso le cui note hanno risuonato ridondanti sul palco dell'Ariston; non celebra l'eternità, bensì l'attimo presente, il "finché dura"; e non celebra il mettersi a servizio, il sacrificio, il volere il bene dell'altro - anche quando, come sottolinea in merito a questo passaggio lo psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini, la...Tue, 14 Feb 2023 - 47 - Vietare la parola "madre"? E' l'inizio della fine
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7267
VIETARE LA PAROLA ''MADRE''? E' L'INIZIO DELLA FINE
Ogni bambino cerca la mamma dal momento della sua nascita: cancellare il concetto stesso di maternità non porterà niente di buono
di Harriet Connor
Oggi dappertutto le madri vengono cancellate. In nome dell'inclusione e della diversità: Barnardo's, una onlus inglese che si occupa dei bambini più vulnerabili, ha annullato il suo premio Madre dell'anno.
I volontari dell'Australian Breastfeeding Association sono stati indagati per il loro uso della parola "madre" sui social media
Il Partito Laburista australiano ha rimosso la parola "madre" dai suoi documenti politici (e tanti altri enti pubblici e privati dell'Occidente "progredito e civile" hanno fatto e stanno facendo altrettanto).
Il ragionamento è: in alcune famiglie non c'è una madre e alcune madri si identificano come "padri", quindi dovremmo smettere del tutto di usare un linguaggio sessuato per i genitori. Nella famiglia moderna, "madre" e "padre" sono stati sostituiti da genitore 1 e (se sei fortunato) genitore 2.
Purtroppo, le madri vengono cancellate non solo dai discorsi, ma anche dalla vita dei bambini. Diversi "vip" hanno comprato bambini attraverso l'utero in affitto, con l'intenzione di allevarli senza una madre. Un bambino, quindi, può avere - e perdere - fino a tre diverse "madri": una madre genetica, una madre naturale e una madre sociale. E dovremmo applaudire.
La normalizzazione di famiglie "diverse" può aiutare i bambini di quelle famiglie a sentirsi meno stigmatizzati, ma finora (da secoli) questa "sensibilità" non è stata mai mostrata riguardo i bambini orfani o abbandonati. E rimuovere deliberatamente la madre non può assolutamente essere chiamato progresso . Questa correttezza politica forzata - dire ai bambini che le madri sono opzionali e intercambiabili - è una negazione della realtà biologica e del bisogno umano. Sminuisce il ruolo unico di una madre.
Ogni bambino ha una madre: la donna che è stata la sua "casa" per nove mesi, l'ha messo al mondo e (nella maggior parte dei casi) l'ha nutrito con il proprio corpo. Una madre e il suo bambino condividono un legame intimo e insostituibile.
I BAMBINI HANNO BISOGNO DI UN GENITORE MASCHIO E FEMMINA
Al di là della nascita e dell'allattamento, le madri continuano a relazionarsi con i propri figli in un modo unico. Rispetto ai padri, le madri hanno livelli più alti e più recettori dell'ormone ossitocina, che è responsabile del legame umano. Di conseguenza: «I padri tendono a giocare e le madri tendono a prendersi cura dei bambini... I padri incoraggiano la competizione; le madri incoraggiano l'equità. Uno stile incoraggia l'indipendenza, mentre l'altro incoraggia la sicurezza», scrive Glenn Stanton in Perché i bambini hanno bisogno di un genitore maschio e femmina.
Katy Faust e Stacy Manning riassumono la scienza della maternità in questo modo: «La mamma tende a concentrarsi sui sentimenti, a prescindere dai fatti. È predisposta per nutrire e connettersi, un'abilità particolarmente importante quando un bambino dipende completamente da lei per sopravvivere. Le madri stabiliscono il tono emotivo a casa e rispondono intuitivamente ai bisogni fisici ed emotivi della sua famiglia. Nel suo modo unicamente femminile, la mamma incarna "la casa" per i suoi figli». (Loro prima di noi: perché abbiamo bisogno di un movimento globale per i diritti dei bambini, Post Hill Press, 2021 Capitolo 3, Parte 4, Loc 1546)
Un uomo non può semplicemente decidere di chiamarsi madre; una donna non può definirsi "genitore" o "padre" senza genere. La parola 'madre' ha un referente biologico nel mondo reale e quindi dobbiamo insistere nell'usarla. Soddisfa i bisogni dei bambini.
Quando eliminiamo le madri dal nostro vocabolario e dalla...Wed, 11 Jan 2023 - 46 - Il congresso mondiale delle famiglie segna il ritorno dei principi non negoziabili
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5605
IL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE SEGNA IL RITORNO DEI PRINCIPI NON NEGOZIABILI
A Verona si è dimostrato illusorio il cattolicesimo dialogante che pretende di essere solo per e non contro (impossibile: chi è per la famiglia deve dire inevitabilmente no a tutto ciò che va contro di essa)
di Stefano Fontana
Il Congresso mondiale delle Famiglie di Verona si è occupato direttamente di Dottrina sociale della Chiesa, anche se non l'ha chiamata direttamente in causa. I temi del Congresso sono centrali per la Dottrina sociale della Chiesa, nonostante oggi vengano spesso e volentieri messi da parte: a Verona, in fondo, si è ribadita l'esistenza moralmente e politicamente vincolante dei "principi non negoziabili". A conclusione dello scoppiettante e contestatissimo Congresso, tra le tante cose che altri diranno, scelgo due argomenti che mi sembrano indicativi di una prassi da seguire in futuro. Dalle esperienze bisogna infatti imparare.
Anche in occasione di questo Congresso sono emerse da parte cattolica le posizioni delle "anime belle" che [...] non erano d'accordo con le posizioni affermate e avrebbero voluto posizioni dialogate. Secondo loro non si trattava di ribadire delle verità e di chiamare a raccolta quanti volevano impegnarsi per difenderle, ma sarebbe stato utile creare un tavolo di confronto in vista di passi condivisi. Si tratta dell'idea secondo cui il cattolico dovrebbe sempre proporre soluzioni aperte e mai dichiarare delle verità o condannare degli errori. Insomma, dovrebbe essere sempre "per" e mai "contro". Non faccio qui i nomi di coloro che si sono così pronunciati. Tutti li abbiamo letti sui giornali o sui social network nei giorni scorsi. Si tratta dello stile di chi dice che non si devono mai usare parole ostili. Sotto sotto c'è l'idea che il modo (il come) sia importante quanto e forse più del contenuto (il cosa), ossia il pastoralismo.
IL PASTORALISMO È CONNIVENZA CON IL NEMICO
Ora, i fatti verificatisi attorno al Congresso hanno completamente sfatato questa illusione pastoralista. Mentre le "anime belle" del cattolicesimo non ostile rimproveravano gli organizzatori del Congresso e i partecipanti, gli altri - ossia coloro verso cui si sarebbe dovuto aprire un dialogo - puntavano le loro artiglierie e sparavano a man salva; preparavano i loro agguati e i loro trabocchetti, mobilitavano le loro truppe pagandone il viaggio in pullman a Verona per manifestare, aggredivano, insultavano e denigravano, seminavano bugie, mobilitavano conduttrici e conduttori della Rai, precettavano gli intellettuali di grido... insomma facevano la guerra. Nei confronti di questo bombardamento belligerante, nessuna delle "anime belle" è intervenuta con parole di condanna o di dissociazione, anzi hanno continuato a criticare gli organizzatori del Congresso perché non avevano gettato "ponti" e perché avevano usato stili ostili.
Il Congresso di Verona, per questi motivi, è stato la confutazione piena del cattolicesimo pastoralmente (e pregiudizialmente) dialogante, ha ribadito che per dialogare bisogna essere in due e se l'altro spara non è possibile mettersi a dialogare con lui, che è in atto una lotta non disciplinata da nessuna regola - Carl Schmitt direbbe una "lotta partigiana" - e che la controparte mette in campo tutte le sue potenti legioni. È una lotta in cui, come in ogni lotta, ci sono le defezioni e i tradimenti. Una lotta in cui, come in ogni lotta, il pericolo principale è il "fronte interno". La richiesta del dialogo sistematico e preventivo è - per usare una espressione militare - una forma di connivenza col nemico.
A OGNI SI CORRISPONDE ALMENO UN NO
A Verona, poi, è emerso un altro interessante insegnamento. Proprio perché si dovrebbe agire "per" e mai "contro", ci sono stati molti - anche...Wed, 03 Apr 2019 - 45 - Lettere alla redazione: l'abbandono del figlio nato fuori dal matrimonio
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7246
LETTERE ALLA REDAZIONE: L'ABBANDONO DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO
di Pietro Guidi
Gentile redazione di BastaBugie,
ho letto con attenzione l'articolo da voi pubblicato che difende il cognome paterno dato al figlio ed mi trovo particolarmente d'accordo anche quando Pietro Guidi scrive che anche le mogli dovrebbero avere il cognome del marito.
Tutto questo è vero, ma secondo me non basta. Infatti se è vero che il padre ha diritto di imporre il cognome al figlio, però non sempre ne ha il dovere, ma soltanto quando il figlio è stato generato all'interno del matrimonio. In questa società assistiamo a moltissime rivendicazioni femministe che lamentano il fatto che l'uomo può scappare dopo avere messo incinta una donna, lasciando a lei la difficoltà di badare al figlio e di mantenerlo. Da questo punto di vista sono state fatte numerose leggi che impongono all'uomo di pagare gli alimenti ai figli anche se sono nati fuori dal matrimonio. Appartengono alla stessa corrente ideologica gli assegni di mantenimento dati alla moglie divorziata o separata.
Voi potreste sussultare sulla sedia per quello che sto per dirvi: secondo me, e anche secondo le leggi fino all'avvento della rivoluzione sessuale e dell'ideologia della parità di genere, l'uomo che abbandona la sua donna incinta può farlo, perché non è tenuto a mantenere quel figlio. Sarebbe tenuto a farlo solo se i due fossero sposati, altrimenti no. Non sto dicendo che è bello abbandonare il proprio figlio solo perché nato fuori dal matrimonio, ma affermo che l'uomo che lo facesse secondo me non sarebbe da biasimare.
È infatti il legame del matrimonio che obbliga a riconoscere i figli che nascono all'interno di esso. Quindi la donna che si concede sessualmente ad un uomo con cui non è sposata deve sapere che lei non può pretendere niente da lui. Deve conoscere i rischi che corre. Quindi, in una società normale, dovrebbe pretendere dal suo uomo che la sposi prima di concedersi a letto. Non solo per motivi religiosi, ma anche per i seguenti motivi naturali. Il legame matrimoniale è fatto apposta a difesa dell'uomo e della donna. In quel legame l'uomo sapeva che sua moglie si era impegnata a restargli sempre fedele e quindi non doveva temere nessun concorrente in amore. La donna invece viene difesa dal matrimonio visto che il marito si è impegnato a sostentare la famiglia. Ma se non si è sposati nessuno dei due ha queste protezioni: entrambi possono essere traditi e la donna rischia di essere abbandonata con il figlio che porta in grembo senza poter rivendicare nulla, visto che l'uomo a cui si è concessa non aveva assunto con lei nessun impegno.
Giovanni
RISPOSTA DELLA REDAZIONE
Caro Giovanni,
la tua mail forse non è del tutto condivisibile, ma non possiamo certo negare che gli obblighi sia per il marito che per la moglie nascono dallo stringere il patto matrimoniale.
Detto questo però riteniamo che un uomo che mette incinta una donna fuori del matrimonio sia colpevole di immoralità al pari di lei. Infatti la legge di Dio chiama fornicazione tali rapporti, quando sono praticati da persone non sposate, e chiama adulterio i rapporti sessuali tra persone sposate, ma non tra di loro (adulterio semplice quando è sposato uno dei due, adulterio doppio quando sono entrambi coniugati). Entrambi quindi sono peccato grave.
Per quanto riguarda la questione del cognome o degli alimenti purtroppo questa materia è trattata dalle leggi civili senza più distinguere tra figli legittimi, cioè nati all'interno del matrimonio, e figli illegittimi. La confusione regna dunque sovrana ed è aggravata dalle complesse questioni dell'utero in affitto che per ora è illegale in Italia, ma che in realtà viene praticato all'estero e poi si pretendono...Tue, 03 Jan 2023 - 44 - E' bello avere il cognome del padre... e del marito
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7247
E' BELLO AVERE IL COGNOME DEL PADRE... E DEL MARITO
Quest'anno la Corte Costituzionale ha abolito il cognome del padre attribuito in modo automatico, ma è un imbarbarimento... persino la moglie dovrebbe avere il cognome del marito (come Margaret Thatcher, Hilary Clinton e Ursula von der Leyen)
di Pietro Guidi
Mercoledì 27 aprile la Corte Costituzionale ha definito illegittime le norme che attribuiscono al figlio di una coppia il cognome del padre in modo automatico. Per dare al figlio soltanto il cognome paterno d'ora in poi sarà necessario che entrambi i genitori siano d'accordo. Questa notizia non deve stupirci.
Già in moltissimi paesi europei vigevano leggi simili, se non ancora più estreme. In Spagna vengono dati entrambi i cognomi. Nei Paesi Bassi si attribuisce di comune accordo uno dei due cognomi. In Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria, Romania e Croazia viene assegnato ai figli il cognome scelto dai genitori per tutta la famiglia. In Francia e in Belgio si possono assegnare entrambi i cognomi in ordine alfabetico. Addirittura in Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Austria viene attribuito automaticamente il cognome della madre dall'anagrafe, a meno che si dia indicazione della propria scelta. In Lussemburgo siccome sono più indecisi fanno un sorteggio.
Quindi la legge attualmente vigente in Italia non è un caso isolato, ma è parte di un processo di revisione del ruolo della donna all'interno della famiglia che ha colpito tutto l'Occidente. Si dice infatti che una volta la famiglia avesse uno stampo esclusivamente patriarcale: il padre veniva chiamato capofamiglia ed era lui che decideva tutto, mentre la donna era relegata al ruolo di serva del marito, alla cura dei figli e alle faccende domestiche. In quest'ottica il fatto di dare anche il cognome della donna non è impuntarsi per una cosa da niente, ma è un segno del nuovo ruolo assunto dalla donna all'interno della famiglia.
Se una femminista mi esponesse così le motivazioni del dare anche il cognome materno al figlio gli direi che ha ragione, eccetto che nella soluzione. È verissimo che dare il cognome materno al figlio non è una quisquilia burocratica, ma rivoluziona sostanzialmente il ruolo della donna. Il problema è che il vecchio ruolo che aveva la donna nella famiglia andava benissimo e quello nuovo storpia la sua natura. Permettere alla donna di dare il cognome ai propri figli è l'ennesimo passo avanti nella decostruzione del ruolo del padre e del maschio e del conseguente crollo della famiglia. E questo va a scapito anche della donna. È insomma un ulteriore passo avanti di questa ideologia cieca nei confronti della realtà. Sì, sto parlando di realtà perché dare il cognome del padre al figlio (e anche alla moglie) non è una convenzione sociale che può essere cambiata perché risolve i problemi dati dalla realtà biologica. Infatti il cognome del padre risolve l'incertezza della paternità per i figli e, se proprio vogliamo dirla tutta, la moglie dovrebbe portare il cognome del marito a sua maggior garanzia.
IL COGNOME DEL PADRE PER I FIGLI
Nel nostro DNA ci sono scritti due bisogni fondamentali: quello di sopravvivere e quello di riprodurci. Per questo esistono l'istinto alla sopravvivenza e quello dell'accoppiamento sessuale. In questo caso ci interessa il secondo. Noi ci riproduciamo perché istintivamente desideriamo trasmettere i nostri geni alla generazione futura. Non ci basta che la specie umana si riproduca, ma ogni individuo desidera che siano i suoi geni ad essere portati avanti. Traducendo in un linguaggio contemporaneo: non ci basta sapere che qualcuno faccia sesso, ma vogliamo essere noi personalmente a farlo. E siccome la natura mette un piacere dove ci realizziamo, noi ci realizziamo trasmettendo i nostri geni alla...Wed, 28 Dec 2022 - 43 - Niente punizioni per i figli... ce lo dice l'Europa (e così saranno rovinati per sempre)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7230
NIENTE PUNIZIONI PER I FIGLI... CE LO DICE L'EUROPA (E COSI' SARANNO ROVINATI PER SEMPRE) di Antoine Béllion
"Vai nella tua stanza!". Chi di noi non ha ricevuto quest'ordine nella propria infanzia? Conosciuta anche come cornering (andare all'angolo), è una delle punizioni più comuni nelle famiglie. Per lo psichiatra infantile Maurice Berger, ex direttore di un servizio dedicato alla cura dei bambini violenti, questa è addirittura "probabilmente la punizione più antica del mondo".
Ebbene, questa antica punizione potrebbe presto essere proscritta dal Consiglio d'Europa che, a suon di decreti, si è improvvisato anche custode della "genitorialità". Il Consiglio intende "combattere la violenza nell'educazione". Spronato da associazioni libertarie, come la francese Stop VEO (violences éducatives ordinaires), il Consiglio d'Europa ha preso di mira il famoso cornering.
Eppure, finora, il "vai nella tua stanza!" era ritenuta la punizione perfetta. [...] Per esempio, nel 2008 Maud de Boer-Buquicchio, allora vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, aveva lanciato una campagna per prevenire gli abusi sui minori. Come parte della campagna, il Consiglio aveva pubblicato un opuscolo rivolto ai genitori, che diceva: "I bambini stanno meglio se i loro genitori sono cordiali e solidali, se trascorrono del tempo di qualità con loro, rispondendo a eventuali cattivi comportamenti con spiegazioni e, se necessario, con punizioni non violente come il cornering".
Da allora i tempi sono cambiati e il Consiglio ha deciso di rivedere le proprie posizioni. Lo scorso 8 agosto, Regina Jensdottir, responsabile della sezione Diritti dei bambini, ha annunciato che il cornering è "obsoleto" e andrebbe "ripensato". In una mail di risposta a un quesito di Le Figaro, datato 7 ottobre 2022, il Consiglio d'Europa conferma che "non promuove più il cornering", avendo ceduto alle sirene delle lobby della cosiddetta "educazione positiva".
Secondo Christine Schuhl, educatrice infantile col metodo Montessori: "Un bambino che si arrabbia e disobbedisce è un bambino che non sta bene. Quando mai si lascia solo qualcuno che non sta bene? È una sanzione psichica inaudita. E sto misurando le mie parole".
Lo psichiatra infantile Maurice Berger non è d'accordo: "Paragonare il 'cornering' ai maltrattamenti è ignoranza scientifica. Alcuni bambini prendono in giro i loro genitori e questo modo di trattenerli può ripristinare la necessaria asimmetria tra adulto e bambino. Lo possiamo chiamare un 'altolà', un atto che permette di fermare qualcuno quando le parole non bastano".
La pensa in modo identico Benjamin Sadoun, psichiatra infantile presso il Groupe Hospitalier Universitaire Paris psychiatrie & neurosciences: "Mi sembra una sanzione moderata. Successivamente, i genitori dovrebbero comunque analizzare i motivi che li hanno portati a rinchiudere il bambino in camera".
Per Caroline Goldman, un'altra specialista dei bambini: "Mandiamo il bambino nella sua stanza quando infrange le regole, a condizione però che gli siano state spiegate più volte. È bene che impari a trattenersi. Il bambino sano richiede limiti, C'è un consenso scientifico sul 'cornering'". [...]
Un saggio consiglio di cui il Consiglio d'Europa ovviamente non ha tenuto conto...
Nota di BastaBugie: nel sito WikiHow si trova un interessante articolo dal titolo "Usare il Time-Out per i Bambini in Età Prescolare" che spiega come si mette un figlio in castigo. Ecco questi consigli pratici.
1) AVVERTI TUO FIGLIO
Se il piccolo non riesce a controllarsi, come succede talvolta alla maggior parte dei bambini, inizia avvisandolo. Assicurati che l'avvertimento sia chiaro ed espresso in un linguaggio comprensibile. Potresti dirgli: "Paolo, se picchi di nuovo il tuo...Tue, 13 Dec 2022 - 42 - Il divorzio è la viltà che fugge dinanzi alle difficoltà
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IL DIVORZIO E' LA VILTA' CHE FUGGE DINANZI ALLE DIFFICOLTA' di Pierfrancesco Nardini
«Al massimo puoi sempre divorziare». Questa frase sentita in un film la si prende come spunto perché, se ci si pensa, racchiude la sintesi dei tempi che viviamo sull'argomento matrimonio.
Il divorzio divenuto logica normalità della vita. Se ho sete, bevo. Se sono stanco, mi riposo. Se sono innamorato della mia fidanzata, mi sposo. Se va male, divorzio. Logico, no?
Il personaggio che dice questa frase (per incoraggiare lo sposo!) mica gli parla della giustezza della sua scelta, mica gli ricorda l'amore che ha per la sposa, mica gli rammenta i sogni da loro fatti nei mesi passati, no! Gli dice, in pratica, che tanto al massimo divorzieranno e si libereranno facilmente di qualsiasi problema...
RIMETTERE INSIEME I COCCI
È talmente normale pensare al divorzio come una soluzione che non ci si pone oramai più la domanda se si possano rimettere insieme i cocci, se si possa risolvere il problema.
È proprio vero che la possibilità del divorzio ha inciso sulla mentalità delle persone. Ha inciso, diciamo così, sul loro modo di pensare che è cambiato in modo inconscio. Immagazzinato il file, anche senza pensarci in modo consapevole, c'è questa spia nella mente che sempre più automaticamente fa pensare a questo, non si prende più in considerazione l'altra possibilità, quella di combattere per il proprio matrimonio, affrontando la crisi.
La presenza del divorzio, insomma, ha dato alle persone una facile via d'uscita che rende veloce e (s'illudono) indolore la fine di ogni problema.
È stato giustamente detto che, se una persona vive in una stanza e se l'arreda come più gli piace, ma ha una porta aperta che gli permette di uscirne quando vuole, al primo momento in cui questa stanza non gli piacerà più, uscirà subito, non proverà prima ad aggiustarla (cambiare colori alle pareti, i mobili, ecc...), come invece farebbe se la porta aperta (via d'uscita facile) non ci fosse. Questo vale per matrimonio e divorzio.
Qui non ci si sofferma sulla sempre maggiore superficialità delle relazioni ai giorni nostri, frutto di più cose, che si ripercuote però sui rapporti di coppia e sulla capacità di capire la profondità dei propri sentimenti. Quel che qui si vuol sottolineare è come oramai il divorzio sia entrato appieno nella normale e quotidiana prassi della vita, sia diventato qualcosa di comunemente accettato e abituale, tale da non esser più messo in discussione, ahinoi anche da molti che si dicono cattolici.
UNA CONVINZIONE NATA DALL'ABITUDINE
Se c'è qualcosa che è difficile scardinare dalla mente delle persone, è una convinzione nata dall'abitudine. Se, cioè, una persona si abitua a qualcosa nella propria vita, dopo qualche tempo, giusto o sbagliato che sia quel comportamento, la sua capacità di giudizio sul quella cosa è dominata dall'abitudine.
In conclusione leggiamo queste interessanti parole di Chesterton: "La prima cosa da dire su questi riformatori è che per loro il matrimonio è un discorso senza capo né coda. Non sanno cosa sia, o cosa significhi; essi non vi danno un'occhiata nemmeno quando vi ci si trovano dentro. Semplicemente si liberano della fatica più vicina (...) non hanno la minima idea di quanto sia vasta l'idea che stanno attaccando. (...). Non esiste forse peggior consiglio di quello di liberarsi dalla fatica più vicina (...) sarebbe a dire 'rosicchia la prima cosa che ti capita a tiro'. L'uomo, come il topo, tende a scardinare ciò che non comprende e, dato che ha sbattuto contro un ostacolo, non importa che questo ostacolo sia il pilastro portante che sostiene il tetto sopra la sua testa (...). Ci accorgeremo di come la grande massa di uomini e donne moderni, che scrivono e parlano del...Tue, 29 Nov 2022 - 41 - Il Piemonte vuole evitare gli affidi illeciti tipo Bibbiano
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7211
IL PIEMONTE VUOLE EVITARE GLI AFFIDI ILLECITI TIPO BIBBIANO di Anna Bono
La giunta regionale del Piemonte, composta da una coalizione di centrodestra in carica dal 2019, ha un assessorato che si occupa specificamente di infanzia, genitorialità e ruolo della famiglia nelle politiche del bambino. Chiara Caucino, che ne ha le deleghe, fin dall'inizio del suo mandato si è occupata assiduamente del problema dei minori allontanati dai genitori per offrire loro cure, educazione e condizioni di vita adeguate qualora la famiglia d'origine non sia in grado di farlo. A richiamare la sua attenzione e ad allarmarla è stato l'elevato numero in Piemonte, superiore alla media nazionale, dei bambini dati in affidamento familiare e accolti in strutture residenziali. I dati più recenti disponibili indicano infatti in Italia una media di 2,7 minori per mille allontanati dalle famiglie contro il 3,5 per mille del Piemonte.
Ad accrescere interesse e preoccupazione verso il fenomeno sono state nel frattempo le notizie di cattiva gestione dell'istituto dell'affidamento: il caso più clamoroso è quello di Bibbiano, emerso nel 2019 nell'ambito dell'inchiesta "Angeli e demoni" sugli affidi illeciti. L'assessore Caucino si è quindi impegnata nella formulazione di una nuova legge regionale che preveda maggiore supporto alle famiglie di origine nell'obiettivo di mettere al centro il sostegno della genitorialità in funzione del "diritto naturale" dei minori, del loro primario interesse a crescere nelle rispettive famiglie.
AFFIDAMENTO AI FAMIGLIARI FINO AL QUARTO GRADO
In sostanza la nuova normativa prevede innanzitutto che l'indigenza non possa mai essere causa di allontanamento e quindi privilegia l'aiuto economico alle famiglie, in termini di sussidi, contributi al pagamento di affitti di locazione e ad altre spese, assegnazione di abitazioni idonee alle necessità familiari.
La legge intende in secondo luogo attuare politiche che, nel rispetto e nella tutela dei minori, riducano per quanto possibile i tempi della separazione dei bambini dai famigliari, ove questa si renda necessaria, per evitare quanto più possibile di sradicare il minore e affidarlo ad estranei, per quanto professionalmente preparati e affidabili. A tal fine impegna l'amministrazione a potenziare l'affido flessibile e modulabile sulle necessità della famiglia, a sostenere le reti famigliari concentrando su di esse il sostegno economico, culturale e sociale e privilegiando l'affidamento ai famigliari fino al quarto grado di parentela. Un'attenzione speciale è prevista a non dividere i fratelli e quindi a inserirli in un'unica casa-famiglia o struttura.
Tra gli organi introdotti dalla legge figurano un Progetto educativo familiare (Pef), della durata minima di sei mesi e con il coinvolgimento dei servizi sociali, prima di procedere all'allontanamento di un minore, e un Osservatorio, che raccolga dati ed esegua un monitoraggio costante della situazione dei minori in affido e di quelli rimasti nelle famiglie di origine. "Quella di oggi - ha commentato l'assessore il giorno del voto - è una data storica. In questi anni, visitando le comunità e le case-famiglia mi sono sentita chiedere dai bambini, ai quali parlavo e stringevo le manine, di poter tornare dalla mamma e dal papà, dalla zia o dal nonno e ho assicurato loro che avrei fatto di tutto perché questo si potesse realizzare: oggi mi sento di dire che la promessa è stata mantenuta". La legge, spiega Caucino, che è una esponente della Lega, non ha un colore politico: "Sono certa che vada esclusivamente nell'interesse dei minori e che anche chi oggi si oppone la apprezzerà vedendola applicata. L'ambizione è che la legge possa diventare un modello virtuoso applicabile in tutta l'Italia".
I FIGLI APPARTENGANO AI...Tue, 15 Nov 2022 - 40 - Una brutta notizia: anche in Italia le casalinghe sono sempre meno
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UNA BRUTTA NOTIZIA: LE CASALINGHE SONO SEMPRE MENO
Recenti dati dicono che il numero delle casalinghe è notevolmente diminuito e quelle che sono rimaste sarebbero nella o poco sopra la soglia di povertà. A questo poi si aggiunge l'insistenza con cui si vogliono annullare i cosiddetti "stereotipi di genere".
A noi non piace correre dietro i luoghi comuni quindi diciamo subito che notizia della drastica diminuzione delle casalinghe non la riteniamo affatto buona. Non la riteniamo buona per la famiglia e non la riteniamo buona nemmeno per la donna.
Non è buona per la famiglia, perché la presenza costante o almeno prevalente della madre in casa costituisce un elemento fondamentale per l'ordine e la salute della famiglia. E non è buona nemmeno per la donna, perché ella sente di essere chiamata soprattutto all'accoglienza e alla custodia, per cui, venendo meno queste, è la donna stessa a non sentirsi realmente realizzata. Gran belle attitudini, quelle dell'accoglienza e della custodia, che l'uomo - va riconosciuto - non ha. Tant'è che la capacità di sacrificarsi per gli altri la possiede la donna, non l'uomo. Questi sa sacrificarsi per la Verità, per gli ideali; la donna, invece, sa sacrificarsi per gli altri, soprattutto per le persone che la Provvidenza le pone immediatamente accanto.
Quando due uomini si trovano a discutere, solitamente i loro argomenti sono la politica, il lavoro, lo sport. Quando invece due donne discutono, i loro argomenti sono la famiglia, i figli, il marito. L'uomo tende a parlare di ciò che fa e di ciò che accade; la donna di chi ama e di chi accudisce.
Terminiamo con queste puntuali parole di Santa Edith Stein (1891-1942): "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere in calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo." (La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, tr.it., Roma 1987, pp.116-117).Wed, 28 Sep 2022 - 39 - La verità è che gli uomini amano le donne
VIDEO: Il cavaliere del terzo millennio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=CYOp3oZlIGI&list=PLpFpqNiJy93u4WaU4EI2Tf7q125TSonGr
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LA VERITA' E' CHE GLI UOMINI AMANO LE DONNE di Roberto Marchesini
L'attore britannico Benedict Cumberbatch ha recentemente rilasciato un'intervista per la promozione dell'ultimo film che lo vede protagonista, intitolato "Il potere del cane". In questa occasione ha espresso il suo pensiero a proposito della cosiddetta "mascolinità tossica": «Dobbiamo aggiustare i comportamenti degli uomini. Penso sia più rilevante che mai farlo e in particolare in un mondo che sta andando incontro a dei cambiamenti, puntando finalmente l'attenzione su quanto siano inadeguati lo status quo e il patriarcato. C'è questa specie di aspetto legato alla ribellione, questo negare la situazione, una posizione piuttosto infantile che sostiene "non tutti gli uomini sono cattivi". No, semplicemente dobbiamo tacere e ascoltare». Già la posizione pare problematica: se parla della mascolinità tossica, non tace. E poi: uno degli aspetti della "mascolinità tossica" non riguarda il fatto che gli uomini siano mutacici, cioè che si esprimano troppo poco? Quindi gli uomini devono tacere o devono parlare? O devono parlare del fatto che devono tacere?
Probabilmente, sono ragionamenti troppo sottili per un povero psicologo di campagna come me.
Quello che so, è che quando la virilità ha trovato la sua pienezza e il suo compimento, anche le donne ne hanno tratto un gran giovamento. Sto parlando della cavalleria, massima summa delle virtù virili; un fenomeno che ha cambiato per sempre (fino a giorni nostri) i rapporti tra uomo e donna... a vantaggio della donna. È infatti in quel periodo che la donna diventa... donna. Donna, infatti, è la contrazione di domina, in latino: signora. Perché il cavaliere faceva il gesto dell'omaggio (cioè il dono dell'uomo, di sé stesso) al signore e alla signora.
TRACCE DI CAVALLERIA
Da questo discendono alcuni gesti di cortesia (cioè tipici della corte) che fanno brillare gli occhi ad alcune donne: aprire la portiera, accomodare la sedia, aiutare a mettere o togliere il cappotto, il baciamano... Che significato hanno questi gesti, che mandano in bestia le femministe? Semplice: il più forte, cioè il cavaliere, mette la sua forza a disposizione del più debole, cioè la donna. La forza dev'essere usata per servire, non per prevaricare. Questo è il grande insegnamento della cavalleria, oggi dimenticato (con le conseguenze che ben conosciamo).
La cavalleria ha anche contribuito a creare una struttura sociale di regole che preservano la sessualità femminile. Così si legge nell'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth: «Le dame cortesi non degnavano di ricevere l'amore di alcuno se per tre volte non si era cimentato nell'agone. Si serbavano quindi caste le dame, e i cavalieri per amor loro divenivano più nobili». Così sono le dame a motivare i cavalieri a diventare «più nobili», più coraggiosi; e a loro volta le dame conservano la castità a causa del legame con il loro cavaliere. Funziona ancora così.
Jason e Cristallina Evert sono una coppia che gira per il mondo parlando della Teologia del corpo di Giovanni Paolo II. Jason è arrivato al matrimonio vergine, Cristallina ha avuto una vita sessuale disordinata prima di scoprire la castità. Ecco le sue parole a proposito: «Io non accuso nessuno. Non dico: "Voi ragazzi siete il problema". Sono convinta che voi ragazzi sareste dei signori se noi donne lo esigessimo». Le donne medievali hanno preteso che i loro corteggiatori si comportassero in un determinato modo. E crearono la cavalleria.
LA MODERNITÀ
Tutto è cambiato con la modernità....Tue, 06 Sep 2022 - 38 - Cosa ci insegna la fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7085
COSA CI INSEGNA LA FINE DEL MATRIMONIO DI FRANCESCO TOTTI E ILARY BLASI di Raffaella Frullone
Ci sono ruoli che decidiamo di interpretare più o meno consapevolmente, armati di maschere e maquillage controlliamo perfettamente le parole e i gesti per essere gli attori perfetti no matter what o per dirla alla Draghi whatever it takes. Ci sono panni che non si mette mai di svestire, anche quando cala il sipario, perché the show must go on, eppure a volte basta un trigger, un minuscolo e apparentemente innocuo fattore che scatta, fa saltare il tappo e la verità dirompe a fiumi. Ed è esattamente quello che è accaduto nelle ultime 24 ore con la notizia della fine del matrimonio di Francesco Totti e Ilary Blasi.
Perché diciamolo, questa notizia ha fatto cadere parecchie maschere. Intanto già il fatto che sia una notizia, è una notizia. Normalmente infatti non è una notizia che un calciatore lasci la velina con cui si è messo, anche se si è sposato. È un mondo fatto di soldi, selfie scattati alla chiappa marmorea sullo yacht a Portofino, soldi, fama, successo, botulino, e ancora soldi. E non fa certo notizia che l'ultima coppia nata in questo contesto scoppi. Ma Ilary e Totti non sono l'ultima coppia, sono insieme da venti anni, da prima che avessimo lo smartphone in tasca, da prima dei social, quando esistevano le chiavette Usb, i pasti in famiglia e persino la privacy.
UNA COPPIA ABBASTANZA NORMALE
Si sono sposati ad un età in cui oggi ti consigliano di fare tutto pur di non sposarti, [...] 29 anni lui, 24 lei. Lei era pure incinta (ed evidentemente non ha abortito) e in una Italia in cui non si fanno più figli (e anzi, le coppie senza figli, dati Istat, superano ormai quelle con prole), il pupone e la letterina hanno fatto il doppio della media dei figli che nascono per coppia nel nostro Paese. Oltre ad essere ricchi sono pure belli, biondi, simpatici e sono popolari, vengono da quella che qualcuno chiama con disprezzo la "Roma coatta" e questo li ha resi più vicini alla gente comune.
Sono entrati nell'immaginario collettivo come Sandra e Raimondo, come Romina e Al Bano ed esattamente come per loro in queste ore è stato un florilegio di messaggi di un unico segno: dispiacere. Perché anche gli attori più navigati, quelli che mantengono sempre il controllo e che non perdono occasione di ripetere che il matrimonio è un orpello del passato, la famiglia tradizionale un concetto obsoleto da superare con qualcosa di più "inclusivo" o "libero" o "gender fluid", la fedeltà è innaturale nella "specie animale" e il divorzio una conquista di civiltà irrinunciabile, alla fine di fronte alla fine della storia di Ilary e Totti non possono che essere dispiaciuti. E non lo hanno potuto nascondere.
Ecco perché già l'altro ieri i canali di notizie in tv non facevano che aspettare il comunicato ufficiale dell'annuncio della "fine della favola", come in molti la hanno ribattezzata, perché nessuno ci voleva credere, anche se gli elementi da tempo c'erano tutti. Ecco perché ieri la notizia è finita sulle prime pagine di tutti i giornali nonostante la guerra, la pandemia, la crisi dei prezzi e la siccità. Ci sarebbe finita anche con le cavallette e perché? Perché è un finale che rattrista, addolora, dispiace, appunto. E sui social il dispiacere si è riversato come non mai: «Ora capisco cosa provarono i miei quando si lasciarono Romina e Albano», «Ma ora come faccio a credere nel vero amore?», «Erano la mia ancora di salvezza, la mia certezza».
LA FAMIGLIA UNITA È PIÙ BELLA, PIÙ FELICE, GIUSTA E COMPIUTA
Perché, diciamolo per una volta, ammettiamolo, anzi tutti pensano l'indicibile: ovvero che la famiglia unita sia più bella, più felice, giusta e compiuta. Tutti pensano e tutti sanno che la separazione è un dolore, uno strappo, un'atrocità che ha ben...Wed, 20 Jul 2022 - 37 - Katalin Novak, eletta Presidente dell'Ungheria, difende vita e famiglia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6929
KATALIN NOVAK, ELETTA PRESIDENTE DELL'UNGHERIA, DIFENDE VITA E FAMIGLIA di Luca Volontè
"Se ci arrendiamo sul nostro cristianesimo, allora perderemo la nostra identità, come ungheresi, come europei", lo diceva due anni orsono Katalin Novak in una intervista a Catholic News Agency. Ebbene quella stessa Katalin Novák, ex vicepresidente di Fidesz e Ministro della Famiglia, il 10 Marzo è stata eletta Presidente dell'Ungheria con una maggioranza di due terzi dei voti del Parlamento, entrerà in carica il prossimo 10 maggio. Sin da subito ha toccato il tema caro al cuore ungherese: "Non sarò mai disposta a rinunciare alla sovranità della nostra nazione, non permetterò a nessuno di giocare alla 'roulette russa' con l'indipendenza duramente conquistata dall'Ungheria... Noi apparteniamo all'Europa e l'Europa appartiene a noi... Non possiamo cambiare questo e non vogliamo cambiarlo".
La Novák ha iniziato la sua carriera politica nel 2001 (durante il primo governo Orbán) al Ministero degli Affari Esteri, dove si è specializzata in affari europei, dal 2020 è Ministro della famiglia e Gioventù ungherese. Katalin Novák è la prima donna e, a 44 anni, anche la più giovane presidente dell'Ungheria. Ha tre figli, parla quattro lingue straniere, corre le maratone e... non ha dimenticato come fare i mestieri di casa. Katalin Novák è nata a Szeged nel 1977, ha studiato all'Università Nazionale del Servizio Pubblico (NKE) a Budapest, all'Università di Szeged e a Parigi e, dopo un breve impegno di consulente al Ministero degli Esteri (2001-2003), ha passato sei anni a crescere i suoi figli a casa (in parte in Germania) prima tornare al Ministero degli Esteri come consigliere del Ministro nel 2010 e capo di gabinetto del Ministro delle risorse umane nel 2012.
PROMUOVERE CONCRETAMENTE LA FAMIGLIA CON FIGLI
Tuttavia il cambio di marcia della Novak arriva nel 2014, quando entra nel Governo con il ruolo di Segretario di Stato per la famiglia e la gioventù del Ministero delle Risorse Umane, allora guidato dal brillantissimo Zoltan Balog. Dal 2020 ha ricoperto il posto di Ministro della Famiglia e della Gioventù, da cui si è dimessa quando è stata candidata alla Presidenza della Repubblica da Victor Orban lo scorso novembre, candidatura poi condivisa dal Partito Fidesz e dal partito democristiano KDNP il 18 febbraio scorso. Già in quei giorni la Novak, aveva messo in chiaro come vorrà interpretare il mandato della sua Presidenza, in un'intervista rilasciata al settimanale di partito Mandiner: "Dobbiamo essere preparati a una guerra fredda ideologica... e difendere l'orgoglio nazionale, la protezione delle famiglie, la promozione del patrimonio nazionale e i giovani talenti... [perché] in Occidente la propaganda LGBTQ prende di mira gli asili e le scuole. È mia convinzione che i genitori debbano avere il diritto primario di educare i loro figli... Io sono pronta a rappresentare l'Ungheria e servire la Nazione Ungherese con fede, spirito e cuore". Conosciamo Katalin Novak per il suo impegno fermo e determinato a sconfiggere la piaga della denatalità e promuovere concretamente la famiglia con figli, attraverso diverse e continue misure economiche e sforzi culturali notevoli. Io stesso posso testimoniare che nei diversi incontri di lavoro avuti, sin dai tempi del suo incarico a Segretario di Stato per la Famiglia e la gioventù nel 2012, la capacità della Novak e del suo team di apprendere dalle buone pratiche di altri paesi le misure più appropriate, è sempre stata impressionante.
LO STIPENDIO ALLA CASALINGHE
Se la politica familiare ha acquisito importanza, lo si deve innanzi tutto alla determinazione con la quale Katalin Novak ha promosso le sue iniziative. Solo così si comprende la scelta compiuta dal Orban di introdurre il nuovo Ministero della Famiglia e...Tue, 15 Mar 2022 - 36 - Fidanzate di papà
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6696
FIDANZATE DI PAPA' di Teresa Moro
Il sentire comune lo afferma da tempo: il legame che c'è tra un padre e una figlia è spesso molto forte e importante, come d'altronde si sostiene esserlo quello tra una mamma e un figlio. Una questione, questa, oramai avvalorata anche dalla scienza, la quale per esempio - scrive il professor Timothy Rarick su Institute for Family Studies - riconosce che «i padri hanno un profondo impatto sull'immagine corporea delle loro figlie, sulla depressione clinica, sui disturbi alimentari, sulla loro autostima e soddisfazione di vita», etc.
Tuttavia, in tutto questo c'è un aspetto ancora poco studiato, nonostante il suo impatto sui singoli e sulla società nel suo complesso: il fatto che la relazione padre-figlia risulta essere determinante nelle scelte che le giovani donne fanno a livello di sessualità e di relazioni sentimentali.
In quali termini? Beh, dagli studi emerge che le giovani che hanno potuto godere di una sana relazione paterna - ancora più se fondata su una comunicazione aperta, su un clima di fiducia e su un bilanciato contatto anche fisico - mostrano di avere una sorta di protezione rispetto a una iniziazione sessuale precoce, a comportamenti sessuali rischiosi, a gravidanze non desiderate e a violenze negli appuntamenti.
«Purtroppo», afferma ancora Rarick, «molte ragazze adolescenti nel nostro mondo occidentale iper-sessualizzato, oggi si trovano in una tragica situazione. Le condizioni nella nostra cultura di sfrenata mancanza di padri e di promiscuità sessuale sono incompatibili con la formazione di relazioni sicure e sane con i ragazzi, nonché con la creazione di famiglie stabili per la generazione successiva. Lo sviluppo sessuale di una giovane può superare in modo significativo il suo sviluppo neurologico ed emotivo, che invece è necessario per guidare le sue scelte sessuali».
In sintesi, dunque, a beneficio dei singoli e dell'intera società, bisognerebbe fare in modo di favorire un solido attaccamento e una sana intimità tra i padri e le figlie, le quali è bene che passino anche attraverso la fase in cui la figura paterna diventa il loro "primo amore".
Questo appunto perché, come riassunto in una frase dalla docente Linda Nielsen: «Il padre ha un impatto maggiore sulla capacità della figlia di fidarsi, divertirsi e relazionarsi bene con i maschi nella sua vita». O, detto in altri termini da Rarick: «Il modo in cui un padre tratta sia sua figlia, sia la madre della figlia può aiutare una giovane donna a sentirsi al sicuro nei suoi rapporti con i ragazzi e gli uomini della sua vita, compreso il suo futuro marito. [...] La relazione padre-figlia è quella che insegna meglio alle giovani donne il vero amore e l'intimità, l'autostima e il rispetto».
Ecco quindi un altro tassello da curare nell'ottica di dare vita a un futuro migliore: non solo rimettere al centro l'importanza della figura paterna in quanto portatrice di regole e di slancio verso il mondo, ma anche in qualità di costruttore di sane, solide e generative relazioni future.Tue, 24 Aug 2021 - 34 - La moglie a Peppone: perchè mi hai sposata?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6629
LA MOGLIE A PEPPONE: PERCHE' MI HAI SPOSATA? di Lorenzo Bertocchi
A Peppone i sondaggi telefonici non erano mai piaciuti, ma la signorina gentile lo aveva preso alla sprovvista a proposito di una indagine sullo stato del matrimonio in Italia:
«È una domanda soltanto, non si preoccupi: perché lei ha sposato sua moglie?».
Peppone restò mezzo tramortito, anche perché la domanda era arrivata in salotto in uno di quei giorni in cui i figli e nuore e nipoti gli stavano invadendo la casa crinale. «Ma che domanda è questa?», disse, senza però riuscire a trovare una ragione per questa domanda sensata. «Guardi, è passato molto tempo e ci devo pensare».
La signorina disse che lo avrebbe chiamato il giorno dopo per avere la risposta. Peppone arrivò in cucina e la signora Bottazzi si accorse che qualcosa non andava. «Chi era al telefono?».
«Un'indagine demoscopica per la democrazia, volevano sapere perché ti ho sposata...».
Se la curiosità è femmina, davanti a una domanda come questa si aggiunge anche la curiosità della moglie, producendo un effetto senza via di scampo per il marito. Della democrazia alla base del sondaggio alla signora Bottazzi non importava un bel niente, la domanda non ammetteva risposte democratiche.
«Io comunque non ho risposto perché preso alla sprovvista ...», attaccò Peppone vista la situazione.
«E adesso ce l'hai la risposta? Perché mi hai sposata?», rispose la signora moglie con un tono da tribunale dell'Inquisizione.
A quel punto Peppone cercò di ripensare ai momenti della giovinezza, dei primi incontri etc, etc, ma il massimo di risposta che ne cavò fuori fu: «Perché volevo farmi una famiglia e avere dei figli».
«E che motivo è mai questo! Allora potevi sposarti anche con un'altra...».
«È il destino! Si dice che Dio li fa e li accoppia, uno ci nasce per sposare una talaltra».
«Peppone, ma che bel romantico che sei... proprio una bella storia d'amore e passione. E io che passo una vita con uno così e questo non sa neanche perché mi ha sposata...».
«E tu allora, perché mi hai sposato?», provò a contrattaccare un Peppone alle corde.
«Beh, io mi sono lasciata sposare da te, è ovvio. È l'uomo che si fa avanti!».
«Bene», rispose Peppone, «quindi se si fosse fatto avanti un altro era uguale, allora anche tu non sai perché mi hai sposato!».
Tutta la famiglia assisteva attonita al dibattito che in quel momento fu attraversato dal silenzio. La signora Bottazzi andò alla finestra del tinello per guardare l'orizzonte: «Ma vi rendete conto... se ci siamo sposati per caso questo è un matrimonio senza fondamenta e voi», disse guardando i figli e nipoti, «siete prodotti del caso e avreste potuto essere anche figli e nipoti di altri due».
«Eh no», rispose Peppone, «questa è roba nostra».
A quel punto saltò su il Giovannino, di anni 6, il più piccolo fra i nipoti. «Meno male che il nonno ha sposato la nonna, e la nonna ha sposato il nonno, che hanno fatto il papà che ha sposato la mamma, che poi ha fatto me. Perché è sempre meglio essere nipoti di due disgraziati di nonni e figli di un papà e una mamma piuttosto che nipoti e figli di due estranei».
Il ragionamento filava e convinse anche Peppone e la signora Bottazzi, i quali in quel momento sembrarono anche ricordarsi perché si erano sposati. Il giorno dopo la signorina che aveva aperto il dibattito telefonò per avere la risposta.
La signora Bottazzi prese in mano la situazione telefonica: «Mio marito dice di avermi sposato per ovvie ragioni».
«Ma le sembra un motivo valido?», rispose la signorina.
«Guardi, ognuno si sposa come può e comunque il fatto è che l'importante è che il marito sposi sua moglie evitando così che i suoi figli cadano in mano d'estranei!».Tue, 22 Jun 2021 - 33 - Gli stati generali sulla natalità certificano il fallimento del forum delle famiglie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6575
GLI STATI GENERALI SULLA NATALITA' CERTIFICANO IL FALLIMENTO DEL FORUM DELLE FAMIGLIE di Andrea ZambranoTue, 18 May 2021 - 32 - Mi aspettavo il biglietto per la festa della mamma, e invece...
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6569
MI ASPETTAVO IL BIGLIETTO PER LA FESTA DELLA MAMMA, E INVECE...
Mi chiamo Martina, ho 31 anni, sono mamma di 2 bambini e vivo in Austria. Da quando sono diventata mamma ho scelto di dedicarmi alla famiglia e di mettere da parte la carriera, nonostante i miei studi, per occuparmi principalmente dei miei figli, ho scelto di esserci e di godermeli fin quando lo vorranno.
Sono una mamma tuttofare, come la maggior parte delle mamme d'altronde, sono cuoca, lavoratrice, donna delle pulizie, psicoterapeuta, fisioterapeuta, aiuto compiti, mediatrice per litigi tra fratelli, taxi e molto molto altro. Questa è stata la mia scelta, fatta con gioia e con amore, ma non senza difficoltà.
Oggi sono andata a prendere mio figlio (5 anni) dall'asilo e già pregustavo il pensierino per la festa della mamma, "cosa avranno costruito questa volta?", ancora conservo quelli degli scorsi anni: saponette, profumi per il cassetto, cuoricini, quel nome scritto a chiare lettere stortignaccole che ti faceva emozionare solo a guardarlo...
Mi ricordo con gioia gli anni scorsi, i miei figli che correvano verso di me col regalino in mano, ci avevano lavorato per giorni ed erano fieri di mostrarlo alla mamma o al papà.
Ecco, tutto quell'entusiasmo che avevo oggi mentre lo andavo a prendere è crollato di colpo in un secondo, la maestra mi si è avvicinata e mi ha dato un foglio dicendomi: "questo è al posto del regalino della festa della mamma, non lo facciamo più, abbiamo deciso di festeggiare "il giorno della famiglia" più avanti..."
Indescrivibile la tristezza che ho provato, lo smarrimento, la delusione... ma perché non fanno più il regalo per la festa della mamma? Eppure sulle vetrine dei negozi è pieno di sconti, offerte per "la festa della mamma", promozioni, cioccolatini...
UN BIGLIETTO PER INDOTTRINARE AL GENDER
Il titolo recita così: "La famiglia è dove il cuore è a casa."
Una definizione di famiglia alquanto discutibile... Io non ho bisogno di una definizione di famiglia, ma soprattutto non ne ha bisogno mio figlio. Mio figlio considera famiglia la mamma, il papà e la sorella, come anche i nonni e gli zii, nonostante nessuno gli abbia mai proposto una definizione di famiglia.
Io stessa sono figlia di genitori separati e lo sono stata in un'epoca in cui le famiglie separate cominciavano ad intravedersi ma erano molto rare. Io sapevo perché i miei genitori erano separati, sapevo che per dare il regalo della festa del papà a mio padre dovevo aspettare di vederlo, a volte poteva durare anche due settimane. Se ci soffrivo a vedere gli altri bambini che potevano consegnare subito il loro trofeo? Certo che ci soffrivo, come soffrivo di tante altre cose, ma quella era la mia realtà e piano piano ho imparato a farci i conti. Togliere il regalo della festa del papà a me e ai miei compagni non avrebbe attutito quel dolore, la mia sofferenza non aveva nulla a che vedere con il regalino in sé ma con la mia situazione. Ed ero io che dovevo farci i conti, non la realtà intorno a me.
Perché l'asilo deve preoccuparsi di definire il termine famiglia ai bambini di 3-5 anni? I bambini conoscono già la propria famiglia e probabilmente anche quella dei loro compagni...
Vado avanti a leggere: "Cari genitori, i nostri bambini crescono in diverse costellazioni familiari (?) formate da una madre e due padri e viceversa, solo mamma o solo papà o... "
Quali nostri bambini? Di quali bambini parlano? Se c'è un bambino che ha una "costellazione familiare" diversa, formata da due mamme, due papà, un genitore single o altro sarà compito loro spiegarlo ai loro figli, saranno loro a scegliere a chi donare il regalino della festa della mamma...
Il foglio continua: "Ci sono diverse forme di convivenza che per i nostri bambini significano famiglia e...Tue, 11 May 2021 - 31 - La donna è stata creata per condurre l'uomo in paradiso
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6531
LA DONNA E' STATA CREATA PER CONDURRE L'UOMO IN PARADISO
Il Bougaud esclama: in ogni cosa grande vi trovate come principio e fine la donna. E Tacito: la donna ha in sé una orma della potenza di Dio.
Ma perché mai questo Dio fu così largo colla donna? Perché l'aveva destinata ad una nobilissima vocazione. Quando Dio ebbe creato l'uomo, dice la Sacra Scrittura, egli guardò a lui e, toccò il cuore di compassione alla vista della sua solitudine. Non è bene che l'uomo sia solo: facciamogli una compagna simile a lui che gli serva d'aiuto. E creò la donna per aiuto dell'uomo. E siccome l'uomo non è creato per la terra, ma per il Cielo sorreggere l'uomo in questo cammino, condurlo all'eternità, andarvi con lui forma l'altissima missione della donna.
L'uomo curvo sulla terra che doveva lavorare, un angelo, un apostolo, un amico intimo, persuasivo, amabile che doveva conservargli la luce ed il gusto del Cielo. Eva, è vero, si valse di questo dolce ascendente su Adamo per trascinarlo con sé nella colpa: ma Dio, punendolo, non cambiò la missione della donna: l'uomo ne aveva ancora più necessità.
Maria fu l'alto tipo della donna cristiana. Essa compì il suo ufficio di sollevare l'uomo, di distaccarlo dalla terra, di condurlo al Cielo.
Quanti uomini, specialmente nel turbinio presente della vita, dimenticherebbero forse Dio, l'anima, L'eternità, se non avessero una sorella, una sposa, una madre, una figlia! Sono misteri questi che si riveleranno solo nell'eternità.
Ciò che l'uomo dimentica è precisamente quanto la donna più facilmente ricorda, perché lo sente sempre vivo. Ella non cura tanto la logica, ma se si tratta delle cose spirituali meglio le intuisce, meglio le gusta, più facilmente vi si inclina.
Qualcuno ha detto: la religione è per le donne. Non è per le donne nel senso di escludere gli uomini; ma è per le donne nel senso che la donna naturalmente è più religiosa. "Anche la Chiesa," disse il Papa alle donne cattoliche, "vi rende questo onore, chiamandovi il sesso devoto. E voi dovete con la religione e per la religione essere l'aiuto dell'uomo."
Chi mette la donna fuori di tale missione, la mette fuori di vocazione: la rende una spostata. La donna che non fa questo è inutile, se non dannosa, nel mondo. Alla donna che si insuperbisce o si lamenta di dover lavorare alla conversione del marito si potrebbe dire: non fai che compire il tuo dovere.
La donna può esercitare un'influenza decisiva sullo spirito religioso del marito. Noi sappiamo che fu Eva a trascinare nella colpa Adamo, noi sappiamo che Cecilia convertì lo sposo Valeriano, noi leggiamo nelle lettere di san Paolo che l'uomo infedele viene santificato dalla donna fedele. Se il giovane sposo è buon cristiano, alla donna sarà più facile il conservarlo tale: se invece è indifferente o avverso alla religione, alla donna sarà più meritorio il convertirlo.Wed, 07 Apr 2021 - 30 - La corte costituzionale nega al padre il diritto di dare il cognome ai figli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6490
LA CORTE COSTITUZIONALE NEGA AL PADRE IL DIRITTO DI DARE IL COGNOME AI FIGLI
Il cognome paterno sarebbe contrario all'uguaglianza tra uomo e donna... ma cosa resta ai padri, già privati della patria potestà, se togli loro anche quest'ultimo diritto?
di Giuliano Guzzo
Cognome paterno retaggio patriarcale? Ne è convinta la Corte Costituzionale che, con una specifica ordinanza in replica al Tribunale di Bolzano, ha adombrato l'idea che il solo cognome paterno dato ai figli costituisca, appunto, il retaggio di una concezione della famiglia patriarcale. Nello specifico, la Consulta è intervenuta in risposta al tribunale altoatesino, che chiedeva lumi sulla costituzionalità della norma - l'articolo 262 del Codice civile - nella parte in cui non prevede, dato l'accordo tra i genitori, la possibilità di dare al figlio il cognome della madre invece di quello paterno.
Conseguentemente, l'attuale sistema di attribuzione del cognome paterno ai figli è stato giudicato essere il «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia», e di «una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna». Non è la prima volta che il «giudice delle leggi» si esprime in questi termini. Già nel 2016, infatti, con un'altra sentenza, la suprema Corte aveva definito «indifferibile» l'intervento del legislatore per riformare in maniera organica «secondo criteri finalmente consoni al principio di parità» la questione del cognome da attribuire ai figli.
COSA RESTA AI PADRI?
Tornando però al pronunciamento di questi giorni, ci sono più considerazioni che meritano di essere svolte. La prima concerne il fatto che l'assunzione del cognome paterno, pur prevista dal citato articolo 262 del Codice civile, non è già più - alla luce di quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza 26 maggio 2006, n. 12641 - una prescrizione inderogabile alla luce della dichiarata non autorizzazione alla stessa in caso di pregiudizio per il minore (si pensi al caso della cattiva reputazione del padre) o allorquando «il minore» avesse già «maturato una precisa, infungibile identità individuale e sociale per il fatto di essere riconosciuto col cognome della madre nella cerchia sociale in seno alla quale è vissuto».
Al di là di quanto osservato dalla Consulta, insomma, è scorretto riferire o lasciare intendere che sussista in Italia un obbligo inderogabile al cognome paterno. Che comunque, attenzione, rappresenta un elemento che va valutato con attenzione, prima di esser messo da parte. «Cosa resta ai padri, già privati della patria potestà», si chiedeva in proposito Camillo Langone, intervenendo sul Foglio su questo tema, «se togli loro anche la possibilità di dare il cognome ai figli? Perché un uomo dovrebbe ancora contribuire alla riproduzione? Per la gioia di versare assegni di mantenimento?». Apparentemente provocatoria, questa domanda non è affatto banale.
UNA FORTE CRISI DELLA FIGURA PATERNA
Anche perché va aggiunto che, se è vero una legislazione per esempio sul doppio cognome è già presente in vari Stati Europei - leggi del genere sono presenti in Francia, in Spagna, in Germania, in Inghilterra -, è altresì indubbio come tale legislazione poggia sempre su una tradizione radicata e del tutto assente nel nostro Paese. Senza dimenticare che appare retorico e approssimativo un argomentare che rimandasse agli ordinamenti esteri lasciando intendere come le scelte di questi siano, ove simili, certamente buone. E se fosse la scelta del doppio cognome ad avere risvolti critici? Perché trascurare in toto tale ipotesi?
Simili quesiti non paiono affatto oziosi in una fase storica in cui già si osserva - sul versante psicologico, sociologico e culturale - una forte...Tue, 23 Feb 2021 - 29 - Il segreto dei matrimoni felici
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6472
IL SEGRETO DEI MATRIMONI FELICI
Il marito e la moglie, sforzandosi di rendere felice il coniuge, realizzano una unione armonica e così le differenze diventano un arricchimento reciproco
di Pierre Dufoyer
Occupiamoci dei fini che la Provvidenza ha assegnato al matrimonio e che gli sposi debbono quindi realizzare nella loro vita.
Dio ha voluto assicurare la procreazione e la educazione dei figli attraverso l'unione dell'uomo e della donna, che ha dotati di corpi biologicamente adatti, di ricca vita interna dell'anima, e particolarmente dell'istinto materno e paterno.
Questa è una verità tanto lampante che nessun uomo di buon senso può dubitarne. [...] Questo è il fine primario del matrimonio.
Un altro scopo che Dio Creatore ha perseguito attraverso l'unione dell'uomo e della donna, e che nel matrimonio è più o meno consapevolmente cercato dagli sposi, è il vicendevole completamento.
Senza dubbio alcuni egoisti sono portati al matrimonio da interessi particolari che sperano così di conseguire. Se tuttavia non si sono ridotti ad un egoismo integrale, ma conserveranno un po' di vero amore, anch'essi cercheranno la felicità e il perfezionamento del coniuge.
Lo sposo e la sposa hanno eguale valore umano, come persone della stessa natura; perciò soltanto il bene armonico della coppia può essere il giusto fine del matrimonio e non il bene dell'uno con danno dell'altro.
Il tendere al bene vicendevole è una legge naturale e fondamentale del matrimonio, e a quel fine lo sposo e la sposa debbono dedicarsi volonterosamente e risolutamente.
L'uomo e la donna sono persone autonome, e tuttavia bisognose di completamento. Questa asserzione non è vera solo per la procreazione, ma vale, sino ad un certo punto, anche nel campo dello spirito.
Esiste un modo di sentire, di pensare, di agire tipicamente maschile, come vi è pure un modo tipicamente femminile di pensare, sentire e agire. Uno in parte coincide con l'altro e in parte lo completa.
DIFFERENZE CHE ARRICCHISCONO
Il modo di vedere la vita ed i suoi avvenimenti è generalmente più sintetico nell'uomo; egli afferra meglio l'essenziale e le linee generali. È inoltre più freddo e costante poiché la ragione gli consente giudizi meno influenzati dal sentimento. All'uomo è dato di creare, di formare e costruire "il mondo". Non gli rimane quindi molto tempo per le "persone"; è meno sensibile, meno portato alla compassione e alla pietà.
La visione della vita nella donna è più analitica, più ricca di sfumature; essa vede e si occupa più dei particolari. Essendo dotata di maggior sentimento e sensibilità, il suo modo di vedere la vita è più caldo e più propenso verso gli esseri umani, in special modo i deboli e i sofferenti. Ha maggiore intuizione e comprensione, ed è perciò più facilmente commossa ma, nel contempo, è più volubile.
Tali tratti della psicologia normale maschile e femminile, a cui se ne potrebbero aggiungere tanti altri, mostrano chiaramente che questi due esseri umani possono completarsi vicendevolmente.
Un uomo può arricchire una donna con la larghezza di vedute, caratteristica della sua personalità, come nessun'altra donna potrebbe mai fare, e viceversa.
Tale differenza e tale possibilità di arricchirsi nei reciproci rapporti stanno alla base della forza universale di attrazione che agisce sui giovani d'ambo i sessi appena inizia per loro la primavera della vita, e che li spinge a cercare la reciproca compagnia e a gustarne il profumo delicato e misterioso.
Ora su queste basi nasce anche l'amore propriamente detto, cioè quel sentimento straordinario e intenso che conduce il giovane e la fanciulla a scegliersi tra mille altri, a legarsi l'un l'altro in modo che ogni altra persona viene quasi completamente dimenticata e solo...Wed, 17 Feb 2021 - 28 - Convivenza prima del matrimonio? Lo danneggia
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6445
CONVIVENZA PRIMA DEL MATRIMONIO? LO DANNEGGIA
Una ricerca, basata su oltre 100 coppie in quattro anni, rivela che chi si è sposato senza prima convivere mostra maggiore sintonia (anche a letto!)
di Giuliano Guzzo
I matrimoni calano, le convivenze aumentano, la morale cristiana è sempre più irrisa e incompresa. Tutto vero. Ma l'insegnamento della Chiesa sul fidanzamento e sull'unione matrimoniale non invecchia, anzi: rimane quantomai valido. Al contrario, le convivenze prematrimoniali - ormai accettate come un dato di fatto persino in casa cattolica - continuano a rivelarsi dannose per il matrimonio. Perfino sul versante rispetto al quale dovrebbero costituire una sorta di garanzia preventiva: quello sessuale.
A certificarlo è una nuova ricerca apparsa sul Journal of Sex Research a firma di Emma E. Altgelt e Andrea L. Meltzer, due studiose del dipartimento di psicologia dell'Università della Florida. Le autrici - selezionato un campione di oltre 100 coppie, tutte composte da uomini e donne - hanno chiesto loro svariati dettagli sulla loro storia, sulla loro vita intima, sul loro grado di soddisfazione sessuale, eccetera. Gli incontri con le coppie, semestrali, sono durati per ben quattro anni, consentendo un'osservazione prolungata.
DUE SCOPERTE INTERESSANTI
Alla fine del loro lavoro, Altgelt e Meltzer si sono imbattute in almeno due scoperte interessanti. La prima riguarda la relazione tra corteggiamento e soddisfazione sessuale: le coppie con i corteggiamenti e i fidanzamenti più lunghi si sono rivelate quelle con una vita intima meno appagante. La seconda evidenza emersa - quella più significativa - è quella relativa alla convivenza prematrimoniale, che in maniera del tutto contro-intuitiva si è rivelata un elemento non esattamente positivo per la vita di coppia.
Infatti, si è visto che le coppie che si sono sposate senza prima convivere sono quelle che non solo avevano un numero di rapporti sessuali più elevato, ma che pure esprimevano maggior soddisfazione da questo punto di vista. L'obiezione qui potrebbe essere quella secondo cui le coppie sposatesi senza prima convivere necessariamente erano più felici perché non avevano fatto ancora i conti, rispetto alle altre, con l'inevitabile dimensione abitudinaria e inerziale che prima o poi sopraggiunge sempre in una relazione. Peccato però che Altgelt e Meltzer abbiano scoperto che la differenza, per esempio nella frequenza sessuale, tra le coppie sposatesi senza prima convivere e le altre, non solo rimaneva netta, ma addirittura aumentava, a dimostrazione di una sintonia duratura.
SPOSARSI SENZA CONVIVENZA PRECEDENTE È MEGLIO
Ne consegue come in questo studio i benefici dello sposarsi senza prima sperimentare la convivenza siano parsi piuttosto netti. Dato per nulla banale, anche se a ben vedere non si tratta di un unicum. Per quanto si fatichi a parlarne, al di fuori della cerchia di addetti ai lavori, sono difatti ormai numerose le ricerche che evidenziano i benefici non soltanto della non convivenza, ma pure della stessa castità prematrimoniale.
Per esempio, uno studio del 2010 curato dai ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life, effettuato esaminando un campione di oltre 2.000 soggetti sposati, aveva riscontrato come la castità prematrimoniale renda la coppia più solida, favorendo un miglioramento della qualità della vita dei coniugi. Analogamente, in una ricerca pubblicata sul Journal of Marriage and Family, eseguita monitorando ben 600 coppie, è emerso come la precocità dei rapporti sessuali sia associata negativamente alla qualità di vita coniugale.
E potremmo continuare citando numerosi altri studi simili, se lo spazio non fosse tiranno e non ci imponesse una breve riflessione conclusiva rispetto a quello che, in tema...Sun, 24 Jan 2021 - 27 - Una società di figli unici genera anziani soli
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6380
UNA SOCIETA' DI FIGLI UNICI GENERA ANZIANI SOLI
Hai fatto pochi figli? Nella tua vecchiaia avrai una badante o sarai abbandonato all'ospizio (puoi chiamarlo anche RSA, ma la solitudine resta)
di Corrado Gnerre
In questi giorni di pandemia, si è tornati a parlare degli anziani. Molto spesso parcheggiati negli ospizi (termine più elegante: RSA) o affidati esclusivamente a badanti che vanno e vengono.
D'altronde - ogni tanto ci torniamo su - la nostra è una società degli anziani. E lo è e lo sarà ancora per molto. Anziani soli
Se non si mettono al mondo più figli, se il modello familiare è quello di un figlio e un cane, allora giocoforza gli anziani rimangono soli. È infatti sempre più frequente che si sposino figli unici. E così rimangono quattro anziani con solo due figli, per giunta in carriera... e il destino della solitudine è compiuto! Chi si prenderà cura di questi anziani? Le RSA o le badanti, e non altri che queste.
Dunque il problema è nel calo demografico, cioè nel fare pochi figli. Ma perché questo calo? Si dice sia la questione economica, la precarietà lavorativa. Forse c'è anche questo, ma non prendiamoci troppo in giro, l'intelligenza non può andare al massacro. Se valesse l'equazione questione economica-calo demografico, avremmo dovuto avere, con il boom economico degli anni '60, un aumento delle nascite. E invece in quegli anni si verificò l'esatto contrario. Proprio quando la ricchezza pro-capite aumentava, s'iniziò a smettere di fare figli.
Dunque, il problema è un altro. Il problema è culturale, cioè di mentalità. Volendo essere precisi, c'è un problema strutturale ed uno esistenziale.
Il problema strutturale sta nel fatto che è cambiato il modello familiare. I ruoli dei genitori si sono omogeneizzati. La madre fondamentalmente si è dissolta iniziando ad occuparsi non anche di "altro", ma prevalentemente di "altro". Ha iniziato a vedere i figli come una sorta di ostacolo, per finire poi di convincersi di quell'enorme stupidaggine secondo cui non sarebbe importante la quantità ma solo la qualità del tempo.
Ma - dicevamo - c'è anche un problema esistenziale. Il calo demografico è l'esito (in un certo qual modo inevitabile) dello smarrimento della perdita del senso della vita. Cioè di non sapere più per quale motivo sacrificarsi, donarsi ed offrirsi. Mettere al mondo figli non è un gioco, ma una responsabilità. Una responsabilità non solo di suo, perché i figli devono essere bene accolti, ma una responsabilità perché viene richiesto impegno, lavoro, fatica. La fatica dell'amore, ma pur sempre fatica.
Se però ci si chiude in una prospettiva individualista ed edonista, quale impegno, quale lavoro, quale fatica?
E così la prospettiva individualista ed edonista sono inevitabili in un contesto in cui si è scartata la ragione del soffrire: la Croce. [...]
Siamo stati bravissimi a trasformare il Vangelo in una sorta di Manuale delle Giovani Marmotte, bellino, carino, "politicamente correttissimo", dove i sacrifici che vengono richiesti, sono solo quelli per affermare la propria personalità, i propri diritti... piuttosto che per immolarsi per i propri doveri, offrendo tutto se stessi, costi quel che costi.
Titolo originale: Abbiamo trasformato il Vangelo in un Manuale delle Giovani Marmotte e poi ci stupiamo che molti anziani siano nelle RSA
Fonte: I Tre Sentieri, 17 novembre 2020
Pubblicato su BastaBugie n. 692Tue, 24 Nov 2020 - 26 - Il sesso spiegato a un extraterrestre
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6309
IL SESSO SPIEGATO A UN EXTRATERRESTRE di Daniel Torres Cox
Parliamo della finalità dei rapporti sessuali. Prima, però, pensiamo al fatto che quando ci si avvicina a qualcosa che non si conosce, insieme alla domanda "Cos'è?", si chiede in genere "E a cosa serve?" A volte il nome della cosa in sé non dice niente, per cui la seconda domanda è importante.
Quando una persona si chiede "A cosa serve questo?", in fondo si interroga sulla finalità. Questa domanda è quella che conta di più, perché mira a conoscere la ragione dell'esistenza di quella cosa, ovvero quello che le dà senso. E conoscendo la finalità di una cosa la si può usare senza danneggiarla.
Oggi cercheremo di applicare tutto questo ai rapporti sessuali. Proveremo a capirne la finalità e a vedere in che modo possiamo usarli nel modo adeguato.
SE CI VEDESSERO GLI EXTRATERRESTRI
Nessuno di noi viene al mondo con un manuale sotto il braccio che gli dica a cosa servono i rapporti sessuali e come usarli. Averlo ci faciliterebbe molto le cose! Come tutto ciò che viene senza manuale, possiamo cercare di conoscerne la finalità vedendo cosa fa, quali effetti produce e come si comporta.
Cercando di essere il più obiettivi possibile, immaginiamo che un gruppo di extraterrestri venga sulla Terra, e - senza alcun tipo di pregiudizio - cerchi di indagare sulla finalità dei rapporti sessuali. Da un punto di vista puramente "scientifico", l'osservatore alieno potrebbe giungere alla conclusione che i rapporti sessuali servano a due cose: si tratta da un lato di dare continuità alla specie umana, dall'altro di stabilire un legame tra le persone che partecipano a quell'atto. I rapporti sessuali servono ad entrambe le cose.
Qualcuno dirà: "E il piacere?" Il piacere è in realtà il mezzo che permette che si conseguano i fini. Senza piacere la gente non avrebbe rapporti sessuali, e quindi la riproduzione sarebbe più ardua, e non si stabilirebbe un vincolo intimo tra le persone.
LE COSE E I LORO SCOPI
Faccio un piccolo excursus, ma prometto di tornare sulla questione. A cosa serve un tavolo? Un tavolo serve a sostenere le cose. Serve per sedercisi sopra? Non è stato sicuramente creato per questo, e tuttavia il fatto di sedercisi è un'azione che non va contro la sua finalità. Per questo, a meno che io non sia molto pesante o il tavolo molto fragile, posso sedermici sopra senza distruggerlo.
Allo stesso modo, un'ascia serve per tagliare la legna. Posso usarla per tagliare la testa a qualcuno? Certamente, non è affatto raccomandabile ma il farlo non andrebbe contro la finalità dell'ascia. In ultima istanza, la sua finalità è tagliare.
Ciò vuol dire che le cose possono essere usate per un fine diverso da quello per il quale sono state create.
Potrei usare un tavolo come tavola da surf? Potrei provarci, ma molto probabilmente il tavolo finirebbe per distruggersi, e io per andare sotto le onde. Posso usare un'ascia come ancora? Posso provarci, ma la lama perderebbe presto la sua affilatura per il contatto con il fondo dell'oceano e si ossiderebbe, e il legno del manico finirebbe per imputridire.
Quando faccio di una cosa un utilizzo contrario alla sua finalità la danneggio, la distruggo.
DISORDINI ALIMENTARI
Credo che con l'esempio precedente si inizi a vedere dove voglio arrivare, ma accostiamoci ai rapporti sessuali a poco a poco, partendo da qualcosa che può essere molto piacevole: il cibo.
A cosa serve mangiare? Chiaramente a nutrirci, ad aiutarci a restare in vita. Ci dà il "combustibile" che ci permette di svolgere tutte le nostre attività. La nutrizione è così importante che l'azione che ci permette di conseguirla – mangiare – è associata al secondo piacere più grande che possiamo sperimentare a livello fisico. Il primo, chiaramente, è...Wed, 07 Oct 2020 - 25 - Famiglia di 6 figli fa il cammino di Santiago di Compostela
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6236
FAMIGLIA CON SEI FIGLI FA IL CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA di Giulia Tanel
Michele ed Elena sono due giovani sposi bolognesi, genitori di sei figli: Gregorio di 8 anni, Benedetta di 7, Maria Marta di 5, due gemellini di 3 e infine Anna, di appena 7 mesi.
Per festeggiare i 10 anni di matrimonio, la coppia ha deciso di percorrere un tratto del cammino di Santiago con tutti i bimbi al seguito: circa 230 chilometri a piedi, da Vila Do Conde, in Portogallo, a Santiago de Compostela, dal 17 luglio al 2 agosto. Una follia? Una richiesta esagerata da fare a dei figli così piccoli? Un atto di eroismo? Il Timone ne ha parlato con la mamma della truppa, Elena.
Elena, come mai avete deciso di festeggiare in questo modo il vostro decimo anniversario di matrimonio?
«L'idea è venuta a Michele durante un momento di adorazione. Entrambi lo abbiamo poi messo in preghiera, con una novena a San Giacomo, che ha fatto sì che incontrassimo tutta una serie di persone "esperte" del cammino che ci hanno dato diverse indicazioni, che peraltro hanno stravolto l'idea che ci eravamo fatti noi: questo però ci ha confermato che il progetto non era frutto della nostra vanagloria.
Il pellegrinaggio in occasione dell'anniversario, infatti, ci è sembrato la modalità perfetta per ringraziare per questi 10 anni passati assieme e per tutte le grazie che abbiamo ricevuto, nella certezza che il cammino ne sarebbe stato ulteriormente pieno, e nel contempo per chiedere perdono per quando ci siamo allontanati dalla volontà del Signore. Qui, nel percorso, è stata fortissima questa impronta spirituale perché le frecce che indicano la direzione sono tutte poste e sono tutte chiare, non c'è mai motivo per dubitare: questo secondo me è un parallelismo stupendo di come non si debba mai dubitare della volontà di Dio, ma invece seguirla nella letizia».
Cosa avete scoperto di voi, della vostra famiglia, durante il cammino?
«Innanzitutto, il cammino unisce molto. Poi abbiamo potuto realizzare che in questi 10 anni non ci siamo mentiti come marito e moglie: il cammino ti spoglia di ogni tipo di remore, c'è poco da fare, ma non ci siamo scoperti diversi da come ci conoscevamo, rispetto alle "mancanze". Invece, abbiamo scoperto reciprocamente che l'altro (ma anche noi in prima persona!) è molto più grande, più bello e più forte di quello che a volte la maschera della quotidianità fa percepire. Anche i bimbi ci hanno stupito molto per come ci sono stati, si sono dimostrati più grandi e più forti di quello che già sapevamo».
E come siete stati nelle inevitabili fatiche e stanchezze?
«Chiaramente a un certo punto, nella giornata, tutti a turno avevamo un momento di cedimento psicologico e abbiamo scoperto che non sapevamo starci a fianco, volendoci bene, nella maniera migliore: è un dono che va chiesto al cielo. Abbiamo così capito che la letizia non è una cosa che si può "costruire", ma che è un dono che ti viene dato, e che quindi va chiesto.
Abbiamo anche visto che ci è stato dato tutto il necessario, dal cibo, al letto, alle idee per fare le scelte migliori nel momento migliore... Quindi quello che abbiamo fatto è stato chiedere al cielo di farsi presente, di incarnarsi nella nostra realtà, perché anche se abbiamo già fatto esperienza di Dio, "il solo ricordo non ci è sufficiente", abbiamo bisogno che ci salvi oggi, e continuamente».
Il pellegrinaggio ha portato un di più alla vostra famiglia dal punto di vista spirituale?
«Sì, [...] ci è sorto ancora di più il desiderio di una vita grande, di una vita santa, da proporre anche ai figli, basata sulla preghiera, sui sacramenti e sulla parola di Dio».
Nota di BastaBugie: la famiglia di Michele ed Elena non è straordinaria solo per il pellegrinaggio a Santiago, ma anche per lo stile di vita adottato...Tue, 11 Aug 2020 - 24 - Il Coronavirus avrebbe fatto meno danni se la famiglia fosse stata quella di un tempo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6202
IL CORONAVIRUS AVREBBE FATTO MENO DANNI SE LA FAMIGLIA FOSSE STATA QUELLA DI UN TEMPO di Julio Loredo
Se la famiglia avesse conservato la sua struttura naturale e tradizionale, invece di essere sconquassata dalle tendenze moderne, la pandemia da Covid-19 non sarebbe stata così nociva, sia in termini assoluti sia in percentuali di infezione e di mortalità. È questa la conclusione di uno studio scientifico - "Coronavirus y Demografía en España" - reso pubblico dall'Osservatorio Demografico CEU dell'Università San Pablo, di Madrid, guidato dal prof. Joaquín Leguina.
"Si tratta di un'analisi di proiezione su cosa sarebbe successo se avessimo mantenuto il numero di figli per donna del 1976, che era 2,8, ossia sopra il livello di riproduzione, cosa che permetteva una crescita positiva della popolazione; se avessimo mantenuto la struttura famigliare di allora, quando quasi tutti erano regolarmente sposati, e quasi non c'erano separazioni né divorzi; e se la maggior parte delle persone anziane fosse vissuta a casa con figli e nipoti, come si faceva allora", spiega il prof. Alejandro Macarrón Herrán, coordinatore del progetto.
VENTI MILIONI DI GIOVANI IN PIÙ
Se in Spagna si fossero conservati i tassi di fecondità, di nuzialità e di stabilità matrimoniale del 1976, oggi il Paese avrebbe avuto venti milioni in più di cittadini sotto i quaranta anni. Ciò avrebbe cambiato sostanzialmente il corso della pandemia: "Una popolazione più giovane avrebbe avuto tassi di infezione e di mortalità molto più bassi, e non avrebbe gravato tanto sul sistema sanitario nazionale, evitando così il collasso degli ospedali. Per non parlare del fatto che il numero dei ricoverati nelle RSA - dove si è verificato il 70% dei morti - sarebbe stato molto più ridotto. Avremmo avuto più PIL, più ospedali e più giovani".
Un altro punto interessante dello studio riguarda la situazione psicologica delle persone. Con una struttura famigliare come quella del 1976, un numero ridotto di spagnoli avrebbe trascorso la quarantena in solitudine. Nel 1976 solo il 2% viveva da solo. Oggi quella percentuale è schizzata all'11%. Quasi cinque milioni di spagnoli hanno trascorso la quarantena in solitudine, una vera bomba a tempo di problemi psicologici che adesso cominciano a venire a galla.
D'altronde, è scientificamente dimostrato che una famiglia numerosa e ben strutturata regge molto meglio questo tipo di situazione. Lo studio dell'Università CEU San Pablo conclude: "Se le famiglie spagnole fossero state quelle del 1976, la società come tale avrebbe retto molto meglio l'urto della pandemia: dal lavoro a distanza, all'appoggio fra i membri all'educazione dei figli".
UNA DEMOGRAFIA SANA È IL FONDAMENTO DI UNA SOCIETÀ SANA
In dichiarazioni al margine dello studio accademico, il prof. Macarrón ha ricordato come "una demografia sana è il fondamento di una società sana. La società spagnola deve prendere coscienza di questo problema. Una delle nostre principali preoccupazioni dovrebbe essere la natalità. Dobbiamo studiare che cosa fare per motivare le famiglie ad avere più figli: sgravi fiscali, misure economiche di appoggio alla maternità e alla famiglia, aiuti alle impresse per favorire la maternità e via dicendo. D'altronde, dobbiamo ripensare la politica dell'aborto e degli anticoncezionali gratuiti, oltre a studiare perché la gente ha paura del matrimonio e della genitorialità".
Dal 1976, la Spagna - e non appena sotto governi socialisti - ha varato leggi che favoriscono le coppie di fatto, anziché quelle regolarmente sposate, e facilitato la separazione e il divorzio. L'esatto contrario di ciò che avrebbe dovuto fare. Questo è visibile, per esempio, nel mercato del lavoro. Secondo il prof. Macarrón, "lo Stato castiga le donne che scelgono di avere figli. Gli...Tue, 07 Jul 2020 - 23 - Sposare una persona significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6152
SPOSARE UNA PERSONA SIGNIFICA ACCOGLIERE IL SUO PASSATO, IL SUO PRESENTE E IL SUO FUTURO di Antonio e Luisa De Rosa
Il matrimonio è una relazione così profonda che nulla va escluso dell'altro/a. Sposare una persona significa accogliere anche il suo tempo. Significa accogliere il suo passato, il suo presente e il suo futuro. Cosa significa concretamente?
1) ACCOGLIERE IL SUO PASSATO
Accogliere il suo passato è accogliere la sua storia, le sue esperienze, le sue ferite. Abbiamo sposato una persona che per diversi anni ha camminato senza averci al suo fianco. Lui/lei ha un cuore pieno di ferite, ha probabilmente fatto scelte sbagliate che hanno portato sofferenze e problematiche. Ognuno di noi ne ha. Spesso queste situazioni si verificano anche in ambito sessuale dove esiste una sofferenza sommersa e nascosta. Accogliere il suo passato significa capire che se lui/lei si comporta in determinato modo non è per cattiva volontà, ma perché molte volte non riesce ad amare e a donarsi. Proprio per il suo passato. Accogliere il suo passato significa avere pazienza e aiutarlo/la a guarire dalle ferite con il nostro amore. Significa sostenerlo sempre senza giudicarlo/la. Anche perché dobbiamo pensare che proprio il suo passato ha modellato la sua persona anche negli aspetti più positivi, quelli che ci hanno fatto innamorare.
2) ACCOGLIERE IL SUO PRESENTE
Accogliere il suo presente è accoglierlo/la per come è e non per tutte le aspettative che abbiamo su di lui/lei. C'è un momento in cui ogni coniuge deve lasciar cadere, deve liberarsi del sogno che aveva dentro di sé dell'altra persona. Questo è un momento che appartiene alla storia reale di ogni coppia. Lasciar cadere il sogno e accogliere in noi la verità dell'altro. Chiamarlo finalmente per nome. Chiamarlo in senso biblico. Accogliere e riconoscere con il nome tutta la persona che abbiamo di fronte. Questo processo può essere anche un duro colpo. Tante aspettative e tanti progetti. Tanti desideri che l'altra persona avrebbe dovuto incarnare e realizzare. Non è così. Spesso la persona che abbiamo sposato non è quella che pensavamo di aver sposato. Spesso l'idea che ci costruiamo è idealizzata e non è reale. Vogliamo che l'altro/a sia ciò che non è. E' importante superare questo momento cruciale. Momento che può giungere per alcuni prima e per altri dopo, per alcuni in modo repentino e per altri in modo graduale, ma arriva per tutti. Tranquilli che arriva. E' importante saperlo e riuscire a superarlo.
È importante disinnescare il pericolo che si cela dietro. Il pericolo di pensare che lui non sia quello giusto, che lei non sia quella giusta, e quindi provare con qualcun'altro/a. L'amore chiede invece questo salto di qualità. Saper riconoscere e accogliere l'altro per quello che è. Solo così l'amore diventa maturo. Quando ci si rende conto della caduta del sogno si sperimenta davvero di perdere la vita. Solo facendo questa esperienza che è un'esperienza di crisi, di smarrimento, di solitudine, magari di sofferenza e dolore. Solo passando attraverso questa morte possiamo essere finalmente pronti a farci dono all'altro senza pretendere nulla. Solo morendo possiamo risorgere in una nuova relazione questa volta fondata sulla verità e non su un desiderio idealizzato che non esiste. La famiglia del mulino bianco lasciamola alla pubblicità. La nostra non è così, ma se riusciamo a fare questo salto di qualità, se riusciamo ad uccidere il sogno che abbiamo in testa, beh la nostra famiglia può essere anche più bella di quella del mulino bianco, con tutto il casino e l'imperfezione da cui è abitata.
3) ACCOGLIERE IL SUO FUTURO
Infine accogliere il suo futuro. Amarlo/la qualsiasi cosa accada. Amarlo/la sempre e comunque, senza condizioni, anche nel caso estremo che lui/lei dovesse...Wed, 03 Jun 2020 - 22 - Dieci consigli per essere maschi oggi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6118
DIECI CONSIGLI PER ESSERE MASCHI OGGI di Roberto Marchesini
La cavalleria è morta, così si sente spesso dire. Oppure: la cavalleria è roba d'altri tempi! Medioevo, commenta qualcun altro, per indicare una cosa vecchia, morta e sepolta. È proprio così? La cavalleria è roba di un'altra epoca, improponibile all'uomo d'oggi, liquido e tecnologico? Io credo che la cavalleria non sia vecchia: credo che sia eterna. Lo dimostrano l'aner greco, al vir romano, fino al galantuomo (gentleman, all'inglese).
A chi pensa che la cavalleria sia una cosa laica e che non riguardi i cattolici, ricordiamo che san Giovanni Bosco, educatore sommo proponeva ai suoi ragazzi (tra gli altri) uno slogan cavalleresco: piuttosto la morte, ma non il peccato. Don Bosco voleva che i suoi ragazzi fossero cavalieri e proponeva loro quel modello. Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini. Uomini compiuti, cioè veri uomini: eroi, cavalieri. È come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire ad un progetto, oppure di rifiutarlo.
Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione. Soprattutto nella società attuale, nella quale l'uomo appare sempre più spaesato, confuso, in balia delle mode e di ogni refolo di vento.
DECALOGO PER IL CAVALIERE MODERNO
Ecco, dunque, un decalogo per il cavaliere moderno; un cavaliere, come si dice attualmente, 2.0.
1) Il cavaliere vive in un mondo metafisico, non un mondo materiale. Sa che «ciò che facciamo in vita riecheggia per l'eternità» (cit. Il gladiatore). Cerca il bene e rifugge il male. Coltiva la propria spiritualità in modo virile e non se ne vergogna. Porta sempre con sé il santo rosario, segno visibile della propria servitù a Maria. Coltiva un rapporto personale con Dio; dedica la sua vita all'imitatio Christi. Poiché Cristo è «il paradigma e l'esemplare
degli uomini-maschi» (Mulieris dignitatem, § 25).
2) Il cavaliere è forte e coraggioso (Giosuè 1). Ha, cioè, sviluppato la virtù della fortezza che consiste nella disponibilità a soffrire, a perdere qualcosa, pur di conseguire il bene. Non ha paura di pagare il fio per le sue azioni, di assumersene la responsabilità. Non gli importa di compromettere la carriera, l'amicizia o la reputazione, se questo e il prezzo della propria personale dignità.
3) Il cavaliere rifugge la reputazione, il rispetto umano; non cerca la compiacenza. Non vuole piacere agli uomini, il cui giudizio è scritto sulla sabbia; bensì a Dio e alla propria coscienza (Galati 1, 10). Prende esempio da Cristo, del quale la gente diceva «è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori» (Matteo 11,19) e non se ne preoccupava minimamente.
4) Il cavaliere onora la sua parola. Non se la rimangia quando, per rispettarla, deve pagare un prezzo (Salmo 15, 4). Ovviamente, questo vale anche (e soprattutto) per la solenne e pubblica promessa matrimoniale: «Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti per tutti i giorni della mia vita». Ama la verità, cioè Cristo (Giovanni 14, 6); non pronuncia falsità. Se non può essere sincero, tace:; ma non mente.
5) Il cavaliere, se non può parlare bene di qualcuno, non ne parla affatto (cit. Giulio Andreotti). Infatti parla molto poco; così facendo evita di dire continuamente stupidaggini. Non ama i social media, mezzo di maldicenza, mormorazione e derisione; se li usa, lo fa con circospezione e prudenza. Non parla mai degli assenti: se deve dire qualcosa, la dice apertamente, faccia a faccia. Non è volgare né sguaiato.
6) Il cavaliere tratta gli altri secondo la «regola aurea»; come...Tue, 12 May 2020 - 21 - Ami davvero i tuoi figli? Metti al primo posto il tuo coniuge, non loro
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6088
AMI DAVVERO I TUOI FIGLI? METTI AL PRIMO POSTO IL TUO CONIUGE, NON LORO di ANTONIO E LUISA DE ROSA
Per diventare genitori davvero dobbiamo riconsegnare i nostri figli. Riconsegnarli a Dio. Comprendere che non sono nostri, ma sono persone altre. Un'alterità che non ci appartiene e che noi abbiamo il compito di accompagnare, educare, sostenere, ma che non sarà mai nostra. È importante comprenderlo, ma comprenderlo davvero, con il cuore. Non sono nostri! Soprattutto non dipende da loro la nostra felicità. Ci sono alcuni pericoli da disinnescare.
1° PERICOLO: NON POSSIAMO RIVERSARE SUI NOSTRI FIGLI IL BISOGNO DI ATTENZIONE E DI AFFETTO
Rischiamo davvero di rovinare tutto. Di rovinare il nostro matrimonio e di non permettere ai nostri figli una capacità di staccarsi da noi quando sarà il momento per loro di formare una nuova famiglia. Non significa non amarli, ma amarli nel modo giusto.
La mia vocazione di sposo è prima di tutto amare la mia sposa. La vocazione della mia sposa è prima di tutto amare me. I figli sono il frutto dell'amore che ci unisce. È sbagliato quindi smettere di nutrire l'amore sponsale e la relazione di coppia per dedicarsi quasi esclusivamente al ruolo genitoriale. Non significa che l'amore per i figli venga dopo e valga di meno. Significa che i nostri figli hanno bisogno di nutrirsi non solo dell'amore diretto dei due singoli genitori ma anche di percepire l'amore che i due genitori provano tra loro, perché loro sono il frutto di quell'amore.
È un errore gigantesco per gli sposi smettere di trovare momenti di intimità, di dialogo e di cura reciproca. Smettere magari anche di fare l'amore. Significa rovinare tutto. La stanchezza c'è, lo so bene. Abbiamo anche noi quattro figli nati a breve distanza l'uno dall'altro, ma non si può prescindere dalla nostra relazione sponsale. Ci occupiamo di tante cose anche quando siamo stanchi perché dovremmo trascurare la nostra relazione che dovrebbe essere messa al primo posto? Poi i nodi vengono al pettine.
2° PERICOLO: LA NOSTRA REALIZZAZIONE NON PUÒ DIPENDERE DAI NOSTRI FIGLI
Luisa è insegnante e si rende benissimo conto di una dinamica malata. Lei, come tutti gli insegnati, deve valutare gli alunni. A volte deve scrivere delle note disciplinari. È diventato un problema. I genitori spesso non accettano queste "critiche" o giudizi negativi e si precipitano a chiedere spiegazioni. Luisa sbaglierà sicuramente alcune valutazioni, ma non è questo il punto. Questi genitori si sentono giudicati direttamente. L'errore del figlio diventa il loro personale errore. Capite che così non funziona. Non tanto con mia moglie che ormai sa come comportarsi. Con i loro figli stessi.
Spesso i nostri figli non si sentono amati. Proprio perché sentono l'amore dei genitori condizionato al loro comportamento o ai loro risultati. Dobbiamo uccidere le nostre aspettative. È importante accogliere quel figlio per quello che è altrimenti passiamo l'idea di amarlo per quello che fa e non semplicemente per chi è. Passiamo l'idea di un amore condizionato che, in definitiva, non è amore.
I nostri figli hanno bisogno di essere guidati da piccoli e accompagnati quando diventano un po' più grandi. Dobbiamo mettere in evidenza i loro errori, ma mai identificare i nostri figli con il loro errore. Soprattutto mai colpevolizzarli se noi ci sentiamo infelici o falliti. Devono già sopportare le difficoltà della loro vita, non credo abbiano bisogno di dover sopportare anche la colpa per la nostra infelicità.Tue, 14 Apr 2020 - 20 - L'arte di amare la propria moglie
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6052
L'ARTE DI AMARE LA PROPRIA MOGLIE di Pierre Dufoyer
Lo scopo, che caratterizza l'aspetto propriamente coniugale del matrimonio, è il progresso reciproco degli sposi, attraverso lo scambio che li arricchisce.
Così ci è offerto il compito di delineare quello che uno sposo deve donare alla moglie, per farla felice.
Egli deve conoscere quello che la donna attende da lui e quello che essa veramente cerca nel matrimonio.
Studiando la psicologia della donna, l'uomo è in grado di penetrare sempre più la natura della compagna della sua vita e di farsi un concetto esatto delle sue idee sull'amore.
L'esperienza dimostra che vi sono numerosi matrimoni infelici, nei quali l'uomo e la donna non si comprendono sufficientemente e non si fanno reciprocamente e totalmente felici.
Vorremmo perciò aiutare gli sposi ad evitare gli errori ed a realizzare meglio il loro compito.
Noi ci atterremo ai soli elementi essenziali ed universali dell'anima femminile. Si incontrano però sempre sfumature ed ombreggiature individuali ed anche casi anormali, che tralasceremo di considerare perché richiederebbero uno studio speciale.
La chiave per conoscere la psicologia della donna è costituita prevalentemente dalla ricchezza del suo cuore, dalla sua vita sentimentale e dalla sua sensibilità psichica spiccata. (...)
LA SUA FORZA È IL SUO CUORE
Essa possiede una capacità di sentimento particolarmente sveglia, perciò reagisce anche in modo straordinariamente intenso a tutte le impressioni.
Un contegno gentile e premuroso nei suoi riguardi, le prove tangibili di affetto le recano una vivida gioia, quale raramente o per nulla si riscontra nell'uomo.
Al contrario, una canzonatura, una indifferenza, una distrazione, un biasimo ed una critica lasciano nella donna un'impressione più durevole che nell'uomo. (...)
Una donna che ama conosce mille possibilità per essere premurosa, mostrare delicatezze e recare piacere. In quest'arte è straordinariamente ingegnosa. Essa sì domanda di continuo che cosa possa piacere all'amato e si dà premura per realizzarla.
D'altra parte, nelle donne dominano antipatie, scaltrezze, malignità più marcate, piccole gelosie più accentuate. Il marito non trascuri mai queste caratteristiche psicologiche e pensi quale importanza possano aver per la moglie quelle minime piccolezze, che ai suoi occhi sono "ridicole", può essere certo che non esagererà mai mostrandosi pieno di riguardi e di gentilezze, poiché la felicità della sua sposa dipende ampiamente dalla sua accentuata sensibilità psicologica. (...)
Lo sposo dovrà ricordarsi che farà felice la moglie innanzi tutto e soprattutto quando la circonderà di un amore ricco di sentimento e che sgorga dal cuore, di quell'amore che rimane il primo sogno di una fidanzata. (...)
Senza amore, la sua anima s'atrofizza.
Certamente da suo marito si attende fermezza, però una fermezza amorevole. In lui ricerca forza, però una forza unita alla delicatezza. Vuole forza maschia, che però deve essere intessuta di amore e di affetto.
LE QUALITÀ MASCHILI
Allorché si sforza di scoprire cautamente la natura della propria moglie, l'uomo deve preoccuparsi di possedere tutte le qualità veramente maschili, però senza i difetti concomitanti. Sia calmo, padrone di sé, dotato di carattere, sicuro ed energico nel suo contegno. Con il suo comportamento risoluto nelle vicende e difficoltà della vita, egli infonde alla moglie un rasserenante sentimento di sicurezza e di fiducia.
Per contro, le brame di dominio conducono facilmente ad un atteggiamento che si estrinseca in violenza brutale o mancanza di riguardo, in freddezza glaciale o in gretto sfoggio di potenza, di boria e tirannia: tutti pericoli che minacciano l'uomo incapace di disciplinare le sue forze...Tue, 17 Mar 2020 - 19 - La festa della donna secondo Edith Stein
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6049
LA FESTA DELLA DONNA SECONDO EDITH STEIN
Visto che oggi i media ci ricordano la cosiddetta "Festa della Donna", vogliamo "sostare" su queste belle parole di Santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942), la famosa Edith Stein.
Nel suo La donna: il suo compito, la natura e la grazia, così scrive: "L'orientamento al fine naturale e a quello soprannaturale è comune all'uomo e alla donna, ma vi si nota una differenziazione di compiti, consona alle diverse proprietà naturali dei due sessi. La missione primaria dell'uomo è dominare la terra; in ciò la donna gli è posta a fianco come aiuto. La missione primaria della donna è procreare ed educare la prole; e in questo compito l'uomo le è dato come difesa. Ne deriva che nell'uno e nell'altra si manifestano gli stessi doni, ma in misura e in rapporto diversi. Nell'uomo, i doni necessari per la lotta, la conquista, il dominio: la forza muscolare con cui domina esteriormente la materia, l'intelletto con cui penetra intenzionalmente il mondo, la volontà e l'energia attiva con cui può plasmarlo. Nella donna, l'attitudine a proteggere, custodire e far sviluppare l'essere in formazione e in crescita: perciò il dono, di carattere più corporeo, di saper vivere strettamente unita a un altro, di raccogliere con calma le forze, e di sopportare il dolore e la privazione, e adattarsi; il desiderio di cooperare al loro sviluppo".
È molto bello questo completarsi tra l'uomo e la donna. Si tratta di due forze che si armonizzano. La forza muscolare dell'uomo e la forza dell'accoglienza della donna.
Ed è proprio su queste due forze che è bene fare una breve riflessione.
L'armonia tra due forze d'intensità diverse, ma entrambe necessarie, è solo del genere umano; a dimostrazione di ciò che dice la buona filosofia, ovvero che l'anima è forma del corpo. Il corpo femminile, infatti, è "informato" dall'anima e ciò fa sì che esso (il corpo) assuma l'espressione della delicatezza.
Negli animali non è così. Se nel genere umano, infatti, la donna è più "debole" dell'uomo, tra gli animali ciò può non verificarsi. Prendiamo lo sport. In alcune discipline le donne non possono raggiungere gli stessi risultati degli uomini. Tra gli animali ciò è possibile. Nell'ippica le cavalle possono essere ugualmente o anche più veloci dei cavalli.
Insomma è la dimensione spirituale che rende ancora più diverso il corpo maschile da quello femminile.
Ed ecco perché, da quando si è dimenticata la priorità dell'anima, tutto si è indistinto, annullato... e in tal modo non riusciamo più a capire la bellezza della diversità!
Nota di BastaBugie: nel seguente video di Matteo Montevecchi (durata: 3 minuti) dal titolo "La vera storia dell'8 marzo" si sbugiardano le fake news delle femministe che per anni hanno inventato un inizio "glorioso" della festa della donna, nascondendo che fu inventata nella russia sovietica sotto Lenin.Wed, 11 Mar 2020 - 18 - Se manca il padre aumentano i crimini
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6044
SE MANCA IL PADRE AUMENTANO I CRIMINI di Raffaella Frullone
«La mancanza della figura paterna alimenta i "crimini da coltello"». Le parole di Jackie Sebire sono diventati titoli di apertura dei britannici Times, Bbc e Daily Mail. Psicologa forense con oltre 25 anni di esperienza nella polizia, autrice di numerosi articoli sugli abusi domestici e sulla gestione dei rischi, Jackie Sebire è stata nominata nel 2016 assistente capo della polizia del Bedfordshire e si occupa di affrontare la piaga della violenza giovanile in Inghilterra.
LA MANCANZA DI UNA FIGURA PATERNA DENTRO CASA
«Certo è molto facile incolpare la diffusione delle droghe, i tagli ai finanziamenti o social media - ha dichiarato - ma uno dei fattori principali in questo tipo di crimini è la mancanza di una figura paterna dentro casa. E poi c'è una mancanza non solo di padri, ma di modelli maschili positivi e così i modelli diventano gli spacciatori, gli sfruttatori, le reti organizzate. Credo che non si parli abbastanza di questo tema». La Sebire ha parlato al vertice del Consiglio dei capi di polizia nazionale e dell'Associazione dei commissari di polizia e del crimine dove ha ribadito: «Non ci sono solo padri assenti, ma anche padri fisicamente presenti, ma assenti nella vita del bambino. Molti nemmeno si occupano di venire a riprendere i propri figli alla stazione di polizia, ed è un problema. I modelli di ruolo maschili positivi sono un fattore protettivo nella vita dei giovani»
Il segno che stiamo vivendo una fase di normalizzazione della violenza giovanile è dato, secondo la Sebire, dal fatto che i teenager non hanno nemmeno più paura di andare in carcere: «A loro non importa se saranno condannati, un coltello consente loro di svolgere la propria attività criminale, sia che vengano sfruttati sia che sia quello che scelgono di fare». Sempre più giovani dunque, girano con armi da taglio, comprese le ragazze «che stanno assumendo sempre più potere all'interno delle bande», che i bambini «che portano il coltello per proteggersi».
ABBIAMO BISOGNO DI UNA GUIDA
Secondo il Daily Mail lo scorso anno i «crimini da coltello» sono aumentati del 7%, raggiungendo il record di 45.000 reati. Non solo, uno studio della Commissione per l'Infanzia inglese ha rilevato che sono quasi 27.000 i bambini identificati come membri di una banda. Sempre lo scorso anno uno studio su adolescenti inglesi considerati vulnerabili ha messo in evidenza come quasi tre quarti di loro non vivessero con il padre.
Per noi sono numeri, o nomi che appaiono come meteore nella cronaca nera, in cui, come scrive Claudio Risé nel suo "Il padre, libertà e dono" «traspare la fatica di raccontare queste storie senza scontrarsi con i divieti del politically correct e dei suoi tabù a cominciare dall'eventuale collegamento tra sofferenza mentale e divorzio, aborto, libertà sessuale, singleness, alcolismo».
Rivolgendosi ai Cavalieri 2.0, nel dossier del mese di febbraio del Timone intitolato C'era una volta il maschio, Roberto Marchesini parlava così: «Il fatto è che nasciamo (anzi: veniamo concepiti) maschi; e abbiamo il compito di diventare uomini, Uomini compiuti, cioè veri uomini, eroi, cavalieri. E come se, assegnandoci un sesso, ci venisse assegnato un compito, un destino da compiere, una vocazione. Non scegliamo chi diventare: scegliamo di aderire a un progetto oppure di rifiutarlo. Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di una guida, di una indicazione». Di un padre insomma.
Nota di BastaBugie: l'importanza del padre e del marito per una famiglia salda è ben evidenziata nello straordinario film Courageous. Un film per tutta la famiglia che fa riflettere con l'azione, i sentimenti e l'ironia. Il film invita i padri ad alzarsi in piedi e dire ''Non dovrete chiedermi chi...Tue, 10 Mar 2020 - 17 - Mi sono innamorato di tua madre a 18 anni
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6029
MI SONO INNAMORATO DI TUA MADRE A 18 ANNI di Alessandro D'Avenia
«Mi sono innamorato di tua madre a 18 anni. Profondamente, come si è dimostrato. Pur essendo un codardo fisicamente, in due stagioni, da timido coniglio disprezzato passai a vestire i colori della squadra della scuola. L'amore mi fece fare questo tipo di cose». Così in una lettera un padre ricorda al figlio la sua storia d'amore per prepararlo alle fatiche e gioie del matrimonio (mamme e papà, raccontate più spesso ai figli come e perché vi siete scelti). Quel padre è J.R.R.Tolkien e lei Edith Brath: nel loro 55° anniversario (1916-1971), lui volle leggere alla moglie e ai figli il meraviglioso racconto Beren e Lúthien. Lo aveva scritto nel 1917 proprio per celebrare il loro amore, lo arricchì per tutta la vita, per poi nasconderlo - lo considerava il vero finale del suo capolavoro (Il Signore degli Anelli) - nella storia di Aragorn e Arwen (discendenti non a caso di Beren e Lúthien). Quel racconto - egli dice - è l'origine della sua creazione, perché l'amore lo è di ogni creazione. Come?
Orfano di padre a 4 anni e di madre a 12, cresciuto con un precettore, a 18 anni Tolkien si innamorò di Edith ma gli fu proibito di frequentarla fino alla maggiore età di allora: «Dovetti scegliere tra ingannare un tutore che per me era stato come un padre, più di un padre vero, o lasciar cadere quella relazione finché non avessi compiuto 21 anni. Per tre anni non vidi né scrissi al mio amore. Fu molto doloroso. Caddi nella pazzia e nella negligenza. Nella notte del mio ventunesimo compleanno scrissi di nuovo a tua madre, il 3 gennaio 1913». Lei declinò, era impegnata con un altro, ma John non si perse d'animo: «L'8 gennaio andai da lei e ci fidanzammo, informando la sua esterrefatta famiglia». Si sposarono nel 1916 e il loro primo figlio nacque nel 1917, mentre lui combatteva al fronte, dove vide morire gli amici con cui aveva creato «la Compagnia», un gruppo di adolescenti che voleva cambiare il mondo con la bellezza.
IL RACCONTO DI BEREN E LÚTHIEN
Ebbero altri tre figli, per i quali l'elegante professore di Oxford inventò le sue storie, proprio quelle che hanno conquistato il mondo. Leggeva loro, ogni sera, le pagine (dello Hobbit) che aveva scritto al mattino. Il talento creativo di Tolkien fiorì grazie all'amore familiare: un amore epico, cioè ordinario ed eroico al tempo stesso, come gli hobbit con cui si identificava. Il segreto di quest'amore è distillato proprio nel racconto di Lúthien e Beren. Quest'ultimo è un mortale che s'innamora dell'elfa Lúthien vedendola danzare nella foresta (John non dimenticò mai quando vide Edith danzare e cantare tra fiori bianchi in un bosco dello Yorkshire, durante un congedo dal vicino scenario bellico: un momento salvifico dall'orrore della guerra). Beren chiede la mano al padre della ragazza, il quale, per liberarsi di lui, promette che gliela concederà in sposa in cambio di una gemma della corona dell'Oscuro Signore. Beren, con l'aiuto di lei, riesce nell'impossibile impresa ma, a causa delle ferite riportate, muore. Lúthien, scesa negli inferi, lo riporta in vita, per poi rinunciare all'immortalità elfica per sposarlo. I due migrano in una regione che Tolkien chiama, in elfico, Terra dei morti che vivono di nuovo: i Rinati. Nome perfetto per lo spazio in cui, giorno per giorno, chi ama, fa morire un po' l'ego, scoprendo la misteriosa matematica per cui uno più uno fa «tutto»: il tempo non è nemico dell'amore, ma occasione per continue rinascite. Il contrario dell'amore romantico da cui Tolkien metteva in guardia il figlio: «Distoglie dalle donne così come sono veramente, compagne nelle sfide della vita e non stelle-guida; fa dimenticare i loro desideri, bisogni, fragilità; inculca l'illusione dell'amore vero come esaltazione permanente, che non...Tue, 25 Feb 2020 - 16 - Perchè le coppie si separano?
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PERCHE' LE COPPIE SI SEPARANO? di Roberto Marchesini
Perché le coppie si separano? Un tempo ero convinto che si separassero perché litigavano. Avendo lavorato a lungo con le coppie ho capito che mi sbagliavo: non si separano perché litigano; al massimo litigano perché si separano (per i figli, i soldi, la casa, l'auto...). Ciò è confermato da una ricerca (P. R. Amato e A. Booth, A Generation at Risk: Growing Up in an Era of Family Upheaval, H.U.P., Cambridge1997) secondo cui circa il 70% dei divorzi avvengono in famiglie a basso livello conflittuale e solo il 25% in famiglie ad alto livello conflittuale. E allora: perché le coppie si separano? In genere, perché le aspettative non si sono realizzate. Molti si sposano per essere felici (non per far felice l'altro, come ad esempio richiede la Chiesa cattolica con le promesse matrimoniali) e dopo un po', inevitabilmente, subentra la delusione. Per altri, invece, finisce l'innamoramento, quel sentimento che dona benessere e che la nostra società confonde con l'amore (che non è un sentimento, bensì la libera decisione di cercare il bene dell'altro). Questa osservazione è condivisa dal sociologo Morali-Daninos (A. Morali-Daninos, Storia delle relazioni sessuali, Lucarini, Roma 1988, pp. 76-77): [...] si è assistito, in questo modo, a una vera e propria rivoluzione sessuale che si verifica ancora oggi, sotto i nostri occhi. Questa rivoluzione sembra essere stata guidata da due principi: il diritto all'amore e il diritto alla felicità nell'amore. Il primo di questi principi pone l'accento sull'importanza irrinunciabile dell'attrazione reciproca e ha avuto come conseguenza un indebolimento dei legami familiari e sociali. Il secondo principio implica la contingenza dell'unione in se stessa, poiché, se ci si sbaglia nella scelta del compagno, si può, anzi si deve ricominciare con un altro, donde il moltiplicarsi di divorzi, delle unioni libere e anche la necessità di valutare con più attenzione il momento opportuno per la nascita dei figli e per la creazione di una famiglia che potrebbe rischiare, domani, di non avere più una ragione d'essere. Cos'è accaduto? Come mai la soddisfazione personale è considerata oggi tanto importante; e perché il matrimonio viene fondato su un fugace e passeggero sentimento? Prendiamola alla larga...
SENZA RAGIONE
La storia dell'età moderna, può essere riassunta (semplificando) come la storia della ribellione contro la legge naturale. La facoltà umana deputata al riconoscimento di quest'ultima è la ragione, che l'antropologia classica pone al vertice dell'uomo e al comando della sua vita. Ne abbiamo un esempio nel mito platonico della biga alata, dove i due cavalli (le passioni irascibile e concupiscibile) muovono la biga, ma è l'auriga (la ragione) a tenere le briglie e a stabilire la direzione.
Un mezzo per negare l'esistenza della legge naturale fu limitare le capacità della ragione. Hobbes (1588-1679), per primo, dichiarò che la ragione non può cogliere concetti metafisici quali le leggi morali e religiose, che egli chiamò «idola» (feticci, invenzioni, falsità). La ragione può cogliere soltanto ciò che cade sotto i sensi umani, cioè la materia.
Nacque così l'empirismo inglese, la prima filosofia compiuta della modernità. Esso fu seguito dall'illuminismo che, lungi dall'essere l'esaltazione della ragione (come viene insegnato a scuola), consiste piuttosto nella riaffermazione dei suoi limiti. Anche per gli illuministi, infatti, la ragione può cogliere solamente ciò che colpisce i sensi; e le realtà metafisiche (comprese le leggi morali e religiose), gli «idola» degli empiristi, divengono cosi «superstizioni».
Se la ragione non è in grado di guidare l'uomo, chi prenderà il comando? Le passioni? Ecco, quindi, il romanticismo: non tanto l'antitesi...Thu, 06 Feb 2020 - 14 - I figli non appartengono ai genitori, ma a Dio
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I FIGLI NON APPARTENGONO AI GENITORI, MA A DIO di Fratel Candido
È grave dovere di ogni educatore aprire la mente e il cuore dei bambini a Dio e formarli alla preghiera. insegniamo loro ad ammirarlo anche nella natura. Mostriamo come si parla con Dio nelle gioie e nei dolori, nella riconoscenza e nella richiesta di aiuto. Ci sentano manifestare al Signore il nostro nulla, la nostra debolezza, ma anche la nostra lode alla sua grandezza e la nostra fiducia in Lui.
Quando portiamo il bambino in Chiesa, indichiamogli il Tabernacolo dove si trova Gesù. Sentendo come noi parliamo ai Signore, imparerà anche lui il linguaggio della fede e dell'amore.
CONDURRE A GESÙ
Genitori ed educatori, il Signore vi ha consegnato i bambini perché glieli teniate un momento, li conserviate per Lui, e glieli rendiate a suo tempo... proprio come fareste voi genitori se affidaste a una baby-sitter i vostri figli. Se vi accorgeste che questa distoglie i bambini dall'amore verso di voi non glieli affidereste più. Mamme, papà, educatori, cercate che Dio trovi in voi quella corrispondenza che vuole da voi come custodi dei suoi figli prediletti!
Nell'Antico Testamento i genitori offrivano a Dio nel tempio i loro primogeniti e, per riaverli, li riscattavano con un'offerta. Ogni bambino è prima di tutto di Dio, e il Signore vuole che il papà e la mamma glielo offrano. Ricordatevi che è da Dio che avete ricevuto i vostri figli: ve li ha affidati perché, con un'opera intelligente, attenta e generosa di educazione alla fede e all'amore, li prepariate come fiori destinati ad abbellire il suo giardino eterno: il paradiso.
Pregate per i vostri bambini prima ancora che sboccino alla vita e poi accompagnateli sempre con la vostra preghiera.
Le grazie che potete attirare su di loro con le vostre preghiere sono il più bel patrimonio che potete lasciare ad essi in eredità, per la vita terrena e per la vita eterna.
LA DIMENSIONE SOPRANNATURALE DELLA VITA
Tra le prime parole da far pronunciare al bambino ci siano i santi nomi di Gesù e di Maria.
Nel Battesimo Dio ha dato al bambino la sua stessa vita e la tendenza al soprannaturale. Da quel giorno Dio lo attira a sé, vuole per sé quel piccolo cuore; ma è necessario che noi aiutiamo e guidiamo il bambino ad andare al Signore.
Come il bambino non può imparare le normali cose della vita se non c'è chi lo aiuti, così nella vita dell'anima non saprà mai come fare a mettersi in contatto col Signore se i suoi educatori (soprattutto voi genitori) non formano quella "istintiva" capacità che ha, grazie al Battesimo, di tendere a Dio e di comunicare con Lui. Dio vuole che facciamo tutto il possibile per portare a Lui queste sue creature predilette. Non deludiamo il Signore e non danneggiamo il bambino con la nostra indifferenza o superficialità.
Fioriranno allora attorno a noi dei bambini che ci stupiranno per la precocità in ogni virtù e ci sarà facile, e bello, e utile guardare a loro come ai nostri migliori maestri di sensibilità e di innocenza.
Questi bambini, aiutati a prendere coscienza della dimensione soprannaturale della vita, crescendo in età, non saranno solo degli esperti operatori nelle cose terrene, ma in ogni situazione faranno risaltare la loro profonda identità di figli di Dio nella generosa offerta di se stessi.Thu, 05 Dec 2019 - 13 - Sesso: 4 motivi per cui agli sposi conviene programmarlo
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5909
SESSO: 4 MOTIVI PER CUI AGLI SPOSI CONVIENE PROGRAMMARLO di Antonio e Luisa De Rosa
In questi giorni prendo spunto per le mie riflessioni da [...] una domanda. Una di quelle che tante coppie si pongono, ma che spesso non tirano fuori. Per pudore, per paura di sentirsi giudicati o semplicemente perché non c'è l'occasione giusta.
Noi raccomandiamo di programmare il tempo per stare insieme e anche, perché no, per ricercare l'incontro intimo. La domanda [...] è questa: ma programmare non rende il tutto qualcosa di arido, troppo razionale e calcolato? Non si dovrebbe lasciare spazio alla passione e al desiderio? L'amplesso non dovrebbe essere conseguenza di un'attrazione che spinge l'uno verso l'altro? In poche parole non dovrebbe nascere tutto da un desiderio del cuore e non da un qualcosa di pianificato con la razionalità?
Obiezione legittima che va fatta e che mi ha permesso, e mi permette anche adesso in questo articolo, di fare alcune considerazioni.
1) PIANIFICARE NON SIGNIFICA SOLO UN APPUNTO SULL'AGENDA
Pianificare significa preparare. Significa fare in modo che quell'appuntamento non sia vissuto a freddo, ma sia il culmine di un amore concreto e sensibile vissuto prima. Significa trovare il giorno giusto, significa magari, quando si riesce uscire a cena, lasciare i figli da qualcuno, significa creare i presupposti per volersi incontrare e non per essere obbligati ad incontrarsi.
2) LO SPONTANEISMO NON FUNZIONA
Lo spontaneismo, seguire e farsi trascinare solo dalla passione o dal desiderio, va bene forse per i ragazzini o le coppie spose novelle, senza figli. Poi non funziona più. Poi con l'arrivo dei figli e con una vita fatta di impegni, lavoro e tantissime preoccupazioni e tantissimi pensieri, lo spontaneismo muore. Se si aspetta che sia tutto perfetto non troveremo mai, o quasi mai, l'occasione giusta. Il disastro, il deserto sessuale è lì a un passo. Ci si ritrova dentro senza rendersene conto.
3) TUTTO STA A COMINCIARE, LA PASSIONE POI ARRIVA
Poi, se si è davvero curata la preparazione, se si vive una relazione basata su cura, attenzione e tenerezza reciproca, la passione come d'incanto arriva. Spesso è solo la nostra testa, non il cuore, che non è capace di abbandonarsi. Quando si comincia e ci si abbandona all'altro, tutte le preoccupazioni vengono messe da parte per un po', finalmente si può di nuovo ascoltare il proprio cuore che arde di desiderio per il nostro sposo o per la nostra sposa.
4) EVITARE IL CIRCOLO VIZIOSO "MENO SESSO, MENO PASSIONE... MENO PASSIONE, MENO SESSO"
Non farlo perché non si prova desiderio equivale ad entrare in un circolo vizioso. Meno si fa e più perderemo passione, sentimento e desiderio verso l'altro. Più tempo passerà e più l'altro sarà per noi lontano, estraneo e indifferente. Dobbiamo rompere questa dinamica malata e donarci anche quando ci costa un po' di fatica. È l'unico modo per nutrire la nostra intimità e il desiderio reciproco. [...]
Sta a noi decidere se lasciarci completamente governare da una forza che ci è sconosciuta con il rischio di finire fuori strada oppure se vogliamo essere noi a scegliere come e quando volerci bene.Wed, 27 Nov 2019 - 12 - L'inganno della ''paternità responsabile''
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L'INGANNO DELLA ''PATERNITA' RESPONSABILE'' di Isacco Tacconi
"Crescete e moltiplicatevi" questo è il primo comando che Dio Padre rivolge all'uomo e la donna subito dopo averli creati. Non ha detto loro: "Ecco, vi ho unito in matrimonio, ora fate delle belle esperienze insieme, godetevi la vita di coppia, amatevi appassionatamente e, se ve la sentite, dopo attenta valutazione, fate figli con «responsabilità» e parsimonia". No, il Padre Eterno ha comandato espressamente e semplicemente: "moltiplicatevi, popolate la terra e soggiogatela". Avrebbe avuto un bel da fare il nostro progenitore Adamo se avesse dovuto soggiogare la terra con 1,2 figli. Non solo, la Sacra Scrittura ci dice espressamente che Adamo chiamò la donna "Eva", perché ella è la «madre di tutti i viventi». La donna quindi è madre per essenza; ella è madre dei "viventi", cioè porta in sé il dono della vita. La donna è custode e "matrice" della vita, questa è la sua vocazione naturale e più alta. Non è prima lavoratrice, laureata, donna in carriera, dottore e poi, infine, mamma. No, la donna è madre prima di tutto e soprattutto, è scritto in ogni fibra del suo DNA, e soltanto corrispondendo e amando la natura che il Creatore ha stabilito per lei, realizzerà le sue più profonde aspirazioni di gioia e di amore. La sua capacità e, soprattutto, la sua generosità nel mettere al mondo i figli, rispetta la verità della sua natura più intima e profonda: la maternità.
In questo senso la cosiddetta "paternità responsabile", entrata nel lessico e nelle coscienze dei fedeli cattolici dal Concilio Vaticano II in poi, e del tutto sconosciuta alla Chiesa di sempre, inquina e stronca ogni slancio di generosità, di umile e amorevole obbedienza a quello che è il disegno di Dio sul Matrimonio e la Famiglia. Tale paternità responsabile è ormai sinonimo di freddo calcolo e di pianificazione umana che rivela la mania d'onnipotenza che prevale nell'uomo contemporaneo, incapace di sacrificio perché privo di fede. L'adozione dei metodi naturali (Billings, Ogino-Knaus, sintotermico, naprotecnologia ecc.), divenuti a tutti gli effetti, come si preconizzava 40 anni fa, il "contraccettivo dei cattolici", priva il Matrimonio di quella bellezza e di quella semplicità data dalla fede serena e sicura che Dio è Padre sapiente e provvidente. Molti oggi utilizzano i metodi naturali con la scusa della loro liceità e della loro "naturalità" per fare slalom fra le occasioni di fecondazione dell'ovulo. Le scuse poi addotte sono le più disparate (e sempre le stesse): la fatica, la precarietà economica, la fragilità emotiva e psichica o l'impossibilità di garantire loro un'educazione uguale per tutti e così via. In tal modo si alimentano le cattive inclinazioni e si raffredda la carità. A tal proposito dice Pio XII: "Il numero dei figli non impedisce la loro egregia e perfetta educazione; che il numero, in questa materia, non torna a discapito della qualità, sia in rapporto ai valori fisici che a quelli spirituali" (Discorso alle famiglie numerose). L'esempio dei santi d'altronde dovrebbe spronarci ad avere maggior fede e coraggio. [...]
ACCETTARE I FIGLI CHE DIO VUOLE DONARE
Il problema di fondo di questo approccio sta nell'aver trasformato in puro calcolo l'atto coniugale, privandolo di quella naturale purezza disinteressata che spinge l'uomo ad unirsi alla moglie mettendosi nelle mani di Dio, Padrone e Signore della vita. Tutto sta nell'intenzione e nella disposizione d'animo: il figlio non è un oggetto né da rifiutare né da pretendere a tutti i costi, quasi che attraverso i calcoli medico-biologici possa automaticamente e meccanicamente prodursi a comando. "Tutto in questa materia dipende dall'intenzione... se manca il sincero proposito di lasciare al Creatore di compiere la Sua opera, l'egoismo umano saprà sempre...Thu, 31 Oct 2019 - 11 - Dieci domande da porvi prima di sposarvi
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5815
DIECI DOMANDE DA PORVI PRIMA DI SPOSARVI di Roberta Sciamplicotti
Un problema generalizzato alla base delle crisi matrimoniali è la mancanza di conoscenza reciproca tra i coniugi. Si sposano perché sono innamorati, e quando la passione svanisce vogliono "disposarsi". Non sanno semplicemente che fare di quel rapporto diventato "strano".
Per questo, insieme a un denso rafforzamento della catechesi prematrimoniale e successiva al matrimonio, gli sposi hanno bisogno di dialogare per prevenire e minimizzare il rischio delle crisi.
In questo senso, ci sono domande da porre chiaramente prima del matrimonio. [...]
1. COMPRENDIAMO DAVVERO IL DONO E IL MISTERO DEL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO?
Il matrimonio è un sacramento, ovvero un segno sensibile ed efficace della grazia. E qual è la grazia propria del sacramento? Il perfezionamento dei coniugi! Ciò non vuol dire che l'obiettivo di un coniuge sia perfezionare l'altro, ma che ogni coniuge conta sull'aiuto di una grazia speciale di Dio, che è la grazia propria del sacramento del matrimonio, per perfezionare se stesso in relazione al coniuge. Tutti vogliono sposarsi con il partner perfetto, ma pochissimi sono disposti a trasformarsi nel partner perfetto per il proprio coniuge. È proprio in questo che aiuta la grazia sacramentale.
2. SIAMO DAVVERO IMPEGNATI?
Il fidanzamento è il periodo privilegiato di preparazione al matrimonio, e questa preparazione è per essere fedeli, amare e rispettare nella salute e nella malattia, nella prosperità e nell'avversità, per sempre (o almeno "per tutti i giorni della mia vita"). Questa ferma volontà di assumere l'impegno per sempre dev'essere un tema di conversazione obbligatoria prima di prendere la decisione di sposarsi. Poi, quanto arriveranno le difficoltà (e arriveranno), ci sarà forza per affrontarle grazie alle basi su cui è stata presa quella prima decisione: "Le supereremo, perché siamo determinati a perseverare nel nostro matrimonio per sempre".
3. COM'È LA NOSTRA AMICIZIA?
Sembra incredibile, ma poca gente vede il proprio futuro coniuge come il suo "migliore amico". Ci sono molte idee superficiali e infondate sul presunto "rischio" che l'amicizia "spenga la passione". È evidente che l'amicizia coniugale sia un tipo di amicizia particolare, ma ha molte caratteristiche in comune con l'amicizia intesa in senso "comune": anch'essa ha bisogno di essere arricchita tutti i giorni, coltivata mediante il dialogo, l'attenzione, la gentilezza, la fiducia. E dopo il matrimonio bisogna coltivare questa amicizia ancor più intensamente!
4. QUANTI FIGLI AVREMO?
Tema fondamentale! E ancor di più: come li educheremo? Come li formeremo nella vita cristiana? E se non riuscissimo ad avere figli? Li adotteremo? Quanti? Queste domande portano a un'altra ugualmente essenziale: la visione della sessualità matrimoniale.
5. COMPRENDIAMO LA SESSUALITÀ ALL'INTERNO DEL MATRIMONIO?
Può essere una questione difficile da affrontare per alcuni fidanzati prima del matrimonio, ma è fondamentale! Bisogna studiare, comprendere e saper spiegare gli insegnamenti della Chiesa relativamente alla trasmissione della vita. La serie di catechesi di San Giovanni Paolo II che compone la cosiddetta "Teologia del Corpo" è straordinaria. Se non è possibile conoscerla a fondo, è necessario almeno leggere cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica sulla sessualità. Il suo rapporto diretto con la virtù della castità è un altro elemento essenziale da comprendere, perché è molto comune cadere nell'errore di interpretare la castità come assenza di una sessualità attiva, mentre in realtà la castità è il modo cristiano di orientare e vivere la dimensione sessuale umana, e non la negazione del sesso. Questa comprensione è imprescindibile perché non solo si sappia aspettare...Wed, 18 Sep 2019 - 10 - Le donne consapevoli della loro dignità non sono femministe
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5803
LE DONNE CONSAPEVOLI DELLA LORO DIGNITA' NON SONO FEMMINISTE di Don Marek Dziewiecki
Innanzitutto bisognerebbe precisare il significato della parola "femminista". Una femminista non è una donna cosciente della propria dignità, capace di parlarne e difenderla da chi umilia e discrimina le donne (anche con la prostituzione e la pornografia). Al contrario, chi agisce in questo modo ha ben decifrato l'intenzione di Dio, che ha creato per la donna un ruolo molto privilegiato, quello di essere d'aiuto all'uomo. Questo fatto biblico ha un doppio significato. Conferma che l'uomo necessita di sostegno per il suo sviluppo, e che la donna è così speciale - in alcune questioni molto più matura dell'uomo - da sapergli essere di sostegno e di aiuto. Gesù sottolinea chiaramente la grandezza delle donne, non solo quando le difende dagli uomini malintenzionati, ma anche quando afferma che per la donna l'uomo lascia i genitori e si unisce a lei in matrimonio per amarla irrevocabilmente e fedelmente.
Le donne coscienti della loro dignità, capaci di difendere le proprie doti speciali, il proprio genio femminile, non sono femministe; lo è chi mette da parte questa femminilità e unicità, e cerca di assomigliare al maschio. Queste donne non credono che un uomo possa amarle sinceramente e fedelmente, di conseguenza si aggrappano alla lotta contro gli uomini, cercando di trovare la realizzazione non nel vero amore maturo, ma in qualche forma di appagamento professionale, sociale, economico o politico. Le femministe non consapevoli dei propri complessi e sentimenti d'inferiorità, attaccano anche le donne che vivono serenamente la loro femminilità, sono fiere di essere donne, non cercano di copiare gli uomini. Le femministe contrastano le donne che dichiarano di avere una felice carriera familiare, cioè amano e sono amate dal marito e dai figli, e gioiscono del loro matrimonio.
Le femministe vogliono rappresentare le donne [...] e in questo sono molto sostenute dai partiti di sinistra e dai mass media, perché si cerca sempre di più di indebolire l'istituzione della famiglia, distruggere il matrimonio. I partiti di sinistra, come anche i mass media, perlopiù appoggiano tutto quanto promuove la degradazione nel seguire solo gli impulsi, la dipendenza dal sesso, la sete di successo, e tutto quanto non è l'amore, la vera realizzazione e il decalogo. Ecco perché le femministe, anche se non sono numerose, hanno molto successo e influenzano pesantemente la cultura moderna, le abitudini, le relazioni tra gli uomini e le donne. Questa influenza si nota anche in una certa "paura" degli uomini nei confronti delle donne, la continua rivalità, invece che il sostegno reciproco nella crescita e nella capacità di amare l'uno l'altra. Quando le donne perdono la loro femminilità, gli uomini non sanno più essere maschi. Non sono affascinati dalle donne, non vogliono legarsi a loro per sempre, non imparano ad amarle.
Le conseguenze di questa visione delle donne si notano in una certa discriminazione che tante volte sembrerebbe invece conquista. [...] In politica si deve applicare la regola di condividere benevolmente i posti, cioè tutto deve essere a metà tra i maschi e le femmine, altrimenti le donne, senza questa impostazione, non sono in grado di farcela da sole.
Questa teoria indebolisce soprattutto il matrimonio e la famiglia. Sposarsi viene considerato come una limitazione della donna nel fare carriera, dunque qualcosa di problematico e da evitare. A questo punto ancora peggio si percepisce la questione di diventare genitori. Il matrimonio e i figli sono visti come qualcosa di negativo anche perché le femministe dichiarano che l'amore reciproco e irrevocabile tra i coniugi non esiste.
Quindi non c'è proprio da meravigliarsi se la nostra società è dominata dalla ideologia della...Thu, 12 Sep 2019 - 9 - Di mamma ce n'è una sola... eccetto in Francia
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DI MAMMA CE N'E' UNA SOLA... ECCETTO IN FRANCIA di Leone Grotti
Bei tempi quando per non discriminare le coppie omosessuali i governi occidentali si inventarono quel capolavoro di tecnicismo burocratico che prevedeva la dicitura "genitore 1" e "genitore 2" su tutti i documenti ufficiali riguardanti i bambini. In vista dell'estensione in Francia della fecondazione assistita alle donne single e alle coppie composte da due donne, il governo di Emmanuel Macron ha deciso di andare oltre, prevedendo lo stravolgimento nero su bianco di ogni più elementare verità sulla filiazione umana.
Stamattina, parlando a Bfmtv, il ministro della Giustizia Nicole Belloubet ha dichiarato infatti che sull'atto ufficiale di nascita dei bambini nati da fecondazione in una coppia omosessuale di donne ci sarà scritto "madre" e "madre". «La prima "madre" sarà la donna che ha dato alla luce il bambino», ha spiegato, «seguita dall'altra "madre"», cioè la partner che ha condiviso con lei il "progetto genitoriale".
L'OPPOSIZIONE DEI FRANCESI
La famigerata legge di bioetica francese approderà all'Assemblea nazionale il 24 settembre e il testo potrebbe arrivare in Senato a gennaio, per poi essere approvato in via definitiva il primo trimestre del 2020. La parte più controversa della legge è proprio quella che riguarda l'estensione della fecondazione assistita alle coppie lesbiche, denominata «Pma sans père», procreazione medicalmente assistita «senza padre».
Così, con un colpo di spugna legislativa, la Francia dei diritti capitanata da Macron cancella millenni di evidenze sulla realtà del concepimento degli esseri umani, ben riassunto dall'adagio «di mamma ce n'è una sola». Chi l'avrebbe detto che una simile banalità sarebbe diventata, nella Francia del Duemila, un'espressione rivoluzionaria (e magari sanzionabile dalle leggi anti-discriminazione)?
Secondo un sondaggio condotto a febbraio da Ifop, l'82 per cento dei francesi è contrario alla nuova legge, che era già stata largamente bocciata dal 90,61 per cento dei partecipanti agli Stati generali della bioetica lanciati dall'Eliseo nel 2018. Ma Macron, sempre più in rotta con l'opinione pubblica francese, non ha nessuna intenzione di ascoltare quelle persone che lui stesso ha deciso di interpellare a proposito.
L'ELIMINAZIONE DEI PADRI
Come dichiarato dal ministro dell'Uguaglianza tra donne e uomini, Marlene Schiappa, la fecondazione va estesa alle coppie di donne per «giustizia sociale: attualmente ci sono donne in Francia che non hanno i mezzi finanziari per andare all'estero a fare la Pma, e quindi che non possono avere bambini, o che lo fanno con metodi artigianali che mettono in pericolo la loro sicurezza, la loro salute e che non sono auspicabili per il tipo di società che noi desideriamo».
Peccato che le coppie di donne non siano infertili per motivi «patologici», la condizione chiave in Francia fino a oggi per accedere alla fecondazione, ma per motivi biologici. Questo semplice dato non sembra interessare il governo francese, che non è inquietato neanche dall'autorizzare, per la prima volta nella storia, la generazione per legge di bambini senza padre.
Ma anche la figura del padre ridotta a donatore e materiale genetico continua a dare fastidio ai piccoli alchimisti francesi, che hanno deciso di escluderlo formalmente perfino dall'atto di nascita. La Francia istituzionalizzerà la finzione di bambini nati da due madri e la filiazione non sarà più la stessa.
La Manif pour tous, insieme a una ventina di associazioni, ha per questo già annunciato una grande manifestazione per il 6 ottobre a Parigi. Il collettivo, ribattezzato «Marchons enfants», sfilerà con lo slogan «Libertà, uguaglianza, paternità» per protestare contro una legge che «programma l'eliminazione dei padri».Tue, 03 Sep 2019 - 8 - La casalinga felice: femminile, ma non femminista
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5787
LA CASALINGA FELICE: FEMMINILE, MA NON FEMMINISTA di Isabella
Non voglio essere femminista.
Voglio essere femminile.
Voglio rappresentare ed esprimere l'immagine "tradizionale" della donna a tutto tondo.
Voglio poter esprimere la mia naturale propensione alla dedizione e alla cura, in sostanza all'accudimento.
Quando io e mio marito ci siamo sposati per me era scontato che mi sarei occupata della casa e dei nostri figli (... e per fortuna è stato così: mio marito, che è persona estremamente intelligente - due lauree -, ha il senso pratico di un lampione spento in una notte da lupi). Abbiamo applicato in tutto e per tutto gli stereotipi di genere. Siamo convinti sostenitori degli stereotipi, anzi siamo l'archetipo di stereotipo di genere!
IL BELLO DI ESSERE "SOLO" CASALINGA E MADRE
Mai come oggi noi donne abbiamo la possibilità di esprimerci sia dal punto di vista intellettuale che professionale. Abbiamo la possibilità di scegliere se fare le super-mega-manager, essere madri e mogli, o entrambe le cose contemporaneamente, anche se difficilmente sono conciliabili.
Ma essere solo una casalinga e madre non comporta una rinuncia o perdita delle proprie facoltà mentali... ciò che fa parte del bagaglio culturale, intellettivo e professionale rimane parte di noi e può essere messo a disposizione della famiglia.
Ma fare la moglie e madre oggi è visto come poco dignitoso, sminuente; una rinuncia alla propria indipendenza e autorealizzazione.
Anni di studio buttati al vento per fare da serva a un uomo e far crescere i SUOI figli...
Mi rendo conto che la mia posizione sembri anacronistica, ma non è così! Ogni tanto ci penso e credo che il nostro sia proprio un privilegio, un grande privilegio che gli uomini non hanno. "Prestiamo" il nostro corpo a Dio per far nascere nuove creature. È fantastico! Diamo la vita a una persona, un nuovo individuo che prima non esisteva, unico e irripetibile. Lo sentiamo crescere e scalciare dentro di noi per nove mesi e al momento del parto tutto il dolore che si prova (... sei dilatata di 10 centimetri, ti senti lacerare, il ginecologo ti dice di spingere e pensi che sia pazzo) assume un significato immenso, si dissolve e finisce per lasciare posto a una gioia incontenibile e a uno stupore altrettanto grande. Gli abbiamo dato la vita e ora diamo la vita per lui.
VOGLIO ESSERE FEMMINILE NON FEMMINISTA
Mi si perdoni la digressione, torniamo a bomba... dunque, dicevo: certo non posso dire di essere portata per i lavori domestici, di essere un'eccellente cuoca (aiuto!) ma non mi sento inferiore a mio marito perché faccio la governante, autista, amministratrice (scialacquatrice delle sostanze familiari), giardiniere, ecc., ecc! a seconda delle necessità.
L'ho già detto: non sono femminista, voglio solo essere femminile e poter esprimere tutto il mio potenziale femminile che si manifesta in pieno nella maternità e nel suo esercizio, nella dedizione e cura dei miei figli e di mio marito (non compagno, moroso o altro). Ho conosciuto molte donne che non ne vogliono sapere di esercitare il loro ruolo perché è faticosissimo e spesso frustrante... quindi scappano servendosi di mille scuse... Ho lasciato il lavoro alla nascita del mio secondogenito, ho pensato che andare a lavorare per pagare la baby-sitter, un'estranea che avesse il compito di crescere i miei bambini fosse insensato, incoerente!
La storia per cui «L'importante è la qualità del tempo che si trascorre con i propri figli, rispetto alla quantità» è una bugia. I bambini richiedono un rapporto e una presenza costanti, dà loro sicurezza, anche se ci si trova in stanze diverse a svolgere ciascuno le proprie attività.
Quando mi sono licenziata io e mio marito non avevamo certo una condizione finanziaria brillante,...Wed, 28 Aug 2019 - 7 - Una volta ci si sposava e si metteva la testa a posto... perché oggi invece non è più così?
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5784
UNA VOLTA CI SI SPOSAVA E SI METTEVA LA TESTA A POSTO... PERCHE' OGGI INVECE NON E' PIU' COSI'?
Va fatta una riflessione sulla paternità. Potremmo dire sulla paternità responsabile, che non è quella cosa su cui si è tanto insistito negli ultimi decenni nel mondo cattolico per giustificare una certa ristrettezza nella generosità della vita, dimenticando che la vera paternità responsabile è quella di essere "responsabili" dinanzi alla generosità di Dio. No, in questo caso non vogliamo riferirci a questa paternità responsabile, ma ad un'altra. Anzi, è significativo il fatto che da quando si è iniziato a parlare di "responsabilità" nel generare, si contano sempre più casi di irresponsabilità genitoriale. Ovviamente non è un solo caso a far tendenza, deve essere sempre qualcosa di più e questo qualcosa di più purtroppo c'è ed è sociologicamente riscontrabile. È infatti sempre più diffuso un prolungamento dell'irresponsabilità adolescenziale negli adulti. Non solo negli adulti single (come oggi si ama dire), ma anche in quelli sposati e con figli. Il che è molto preoccupante.
Una volta si diceva: sposati, così metterai la testa a posto! E succedeva quasi sempre. Ci si sposava, si avevano diversi figli, e la testa... davvero si metteva a posto. Nel senso che si era costretti a metterla a posto per portare il pane a casa e sfamare un numero di figli che spesso non era dei più smilzi. Quell'impegno necessario, quello stringere i denti, quell'incrociare i volti dei propri bambini che esigevano di essere sostenuti e accuditi, costringevano a... mettere la testa a posto.
Oggi, invece, mancano motivi seri e persuasivi per mettere la testa a posto. La cultura che respiriamo è quella della superficialità. A che pro sacrificarsi? A che pro stringere i denti? A che pro rinunciare a me per pensare a te? Piuttosto è necessario il contrario. Anzi, non necessario, persino doveroso. L'uomo non deve sacrificarsi, non deve spendersi, non deve negarsi, perché non c'è nulla fuori dei diritti dell'uomo. Figuriamoci, poi, quando si è sposati. Perché due genitori che non vanno più d'accordo dovrebbero rimanere insieme per salvare la famiglia? No, è assurdo. Perché rinunciare ai propri diritti? Perché rinunciare a rifarsi una vita?
Si sa: se si semina vento, si raccoglie tempesta. Se ciò che conta non è più Dio, ma l'uomo, perché orientarsi necessariamente verso una "fatica" che costringe ad una non soddisfazione personale, ma ad un bene altrui? Non ha senso.
E così l'unico scopo che si staglia all'orizzonte è quello del gioco. L'unico imperativo è giocare, giocare e basta!
Pensare solo ai propri diritti ha ridotto tutto a "burletta". Ad una tragica "burletta" dove non si ride... ma si finisce sempre con l'essere costretti a piangere.Wed, 21 Aug 2019 - 6 - Già nel 2013 un giudice di Bologna denunciava il terribile mercato dei bambini dati in affido
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5742
GIA' NEL 2013 UN GIUDICE DI BOLOGNA DENUNCIAVA IL TERRIBILE MERCATO DEI BAMBINI DATI IN AFFIDO di Luca Volontè
Nell'ormai lontano 2013, negli studi di Mattino Cinque, il giudice Francesco Morcavallo del tribunale di Bologna, davanti alla conduttrice Federica Panicucci e ad un pubblico ammutolito, denunciava un indecente e terribile mercato di bambini e affidi violenti e laceranti. Il video dell'intervista [che trovi in fondo a questo articolo, N.d.BB] è allucinante ed appare sconvolgente che nessuno abbia ritenuto opportuno procedere d'ufficio contro ciò che il giudice denunciava come un «mercato di affidamenti che vale 1,5 o 2 miliardi di euro l'anno».
Una vergogna. Ma come è possibile? Quale obbligatorietà dell'azione penale esiste quando addirittura un giudice denuncia fatti così gravi o quando addirittura si denuncia il Csm di immotivata mancanza di intervento davanti a 35 mila bambini allontanati dalle famiglie al 2013? Non ci sono parole per questa mancanza di intervento e almeno si faccia sapere e ci si chieda, con tutti gli strumenti possibili, inclusi quelli istituzionali, come mai e perché non si è intervenuti per tempo con azioni e ispezioni appropriate.
ANGELI E DEMONI
Si è dovuto attendere sino al 28 giugno 2019 prima che la coraggiosa Procura di Modena intervenisse sulle vicende degli affidi illeciti nel reggiano, con la famosa e oscurata indagine Angeli e Demoni che per qualche ora ha tenuto tutti gli italiani attaccati al video. Ore e giorni sono poca cosa per una così drammatica e devastante vicenda che colpisce da anni decine di migliaia di bambini e famiglie in Italia.
Se non è un'emergenza nazionale questa, per favore, descriveteci cosa intendete con la parola emergenza, cosa chiedete nelle vostre "interpellanze urgenti" in Parlamento, nei vostri "Question-time". La ramificazione, sin qui nota, della vicenda Angeli e Demoni, così come la testimonianza-denuncia del giudice Morcavallo di sei anni prima, tratteggiano un "sistema", una "mafia", una "collusione" stabile tra pubblico e privato che ha pochi precedenti nella storia del malaffare italiano. 35 mila bambini (secondo i dati del 2013) significa almeno 70 mila genitori, per un totale (tolti i nonni, gli zii e i parenti prossimi) di ben più di 100 mila italiani coinvolti in drammi e tragedie difficilmente rimarginabili per il resto della vita. Il dramma di 100 mila italiani, comprovato e non fantasioso, non interessa a nessuno? Non pretende di essere chiarito in tutti i suoi aspetti, inclusi quelli che riguardano la mancata azione del Consiglio Superiore della Magistratura?
LA DIMENTICATA DIGNITÀ DEL BAMBINO
Voglio però far notare il punto cruciale, secondo me assente nel flebile dibattito su questa mercificazione dei bambini, quello appunto del valore e della dignità del bambino in sé. Se la nostra società non apre una riflessione seria e non andrà a fondo sulla continua riaffermazione dei pericoli conseguenti alla "cosificazione" e alla "mercificazione" dei più deboli, a cui Papa Francesco ci richiama sempre, non usciremo da questo tunnel dell'orrore. Certo, ci auguriamo che il solerte lavoro della magistratura e della politica faccia presto e faccia bene, ma se non ripartiamo dalla dignità umana di tutti, se non ci riprendiamo la consapevolezza di questo diritto inalienabile, non faremo neanche un passo avanti. L'idea del "bambino-oggetto" è quella che fa gettare i bimbi dai balconi, li lascia in auto col solleone, gli concede video e telefonini sin dalla più tenera età, li sposta da un luogo all'altro in funzione degli impegni professionali, li usa come merce preziosa di arricchimento e ricerca di affetti.
A tal proposito, «L'utero è mio» ci ha portato al bambino come cosa mia, di cui dispongo io e ci faccio quel che voglio, mia "cosa" o desiderio di...Wed, 24 Jul 2019 - 5 - Cari genitori, non ditemi sempre che sono bravissimo!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5723
CARI GENITORI, NON DITEMI SEMPRE CHE SONO BRAVISSIMO! di Cristina Buonaugurio
Quante volte i genitori si sentono dire che è importante adoperarsi per creare la base di una buona autostima nei figli?
E allora giù con il massimo impegno a sottolineare ogni piccola conquista dei loro pargoli, ad evidenziare i loro successi, magari esagerando con i complimenti, oltrepassando la realtà, usando in continuazione superlativi non necessari. Ogni scarabocchio diventa un capolavoro e un bambino con capacità nella media diventa un supereroe agli occhi di mamme e papà, spinti dalle migliori intenzioni.
Ma siamo sicuri che sia il modo giusto per aiutare i nostri figli a formarsi un'adeguata stima di sé?
Proprio su questo ho avuto modo di riflettere negli ultimi giorni, in seguito ad una riunione alla scuola materna del mio figlio maggiore (quella che ora si chiama scuola dell'infanzia). Le maestre chiedevano alle mamme presenti proprio di non esagerare con i complimenti, perché non sempre l'immagine che viene rimandata al bambino corrisponde alla sua realtà. E spesso l'uso eccessivo di frasi come "Sei bravissimo! Sei eccezionale! Sei il migliore!" contrasta con le frustrazioni che normalmente i bambini vivono in ambito scolastico. Inoltre etichettare un bambino come il "top del top" lo priva dello spazio mentale necessario ad una crescita ulteriore, a quel miglioramento costante a cui tutti siamo chiamati: se ho già raggiunto il livello più elevato di bravura, cosa mai dovrò migliorare?
COME COMPLIMENTARSI CON I FIGLI SOSTENENDO UNA SANA AUTOSTIMA
Con questo non voglio dire che non bisogna fare i complimenti ai propri bambini o che bisogna sottolineare solo i loro errori. In tal modo crescerebbero assolutamente privi di autostima, credendo di essere totalmente incapaci o sbagliati in tutto. Ogni bambino è capace, magari in alcune cose più che in altre: è compito del genitore indicargliele, ma anche sostenerlo perché affini anche le altre competenze.
D'altro canto complimentarsi con i figli, evidenziare le loro conquiste e far notare le loro capacità è giusto e doveroso: aiuta i bambini a sentirsi apprezzati ed è la base affinché imparino ad apprezzare se stessi (e gli altri). A patto che quanto detto corrisponda alla realtà. E che non faccia sentire i bambini sotto pressione al pensiero di non essere all'altezza della situazione o del compito.
1) ESSERE ONESTI
Se partiamo dal presupposto che i bambini non sono stupidi e hanno la capacità di riconoscere la realtà, quindi anche il valore del proprio operato, va da sé che sono perfettamente in grado di comprendere quando i genitori esagerano. Il punto è che quando questo accade, il bambino, che per natura tende a credere ai genitori, rimane disorientato perché non sa se dar retta a se stesso o a mamma e papà. Capisce che la realtà e la valutazione dei genitori non corrispondono e non sa cosa credere.
Dire "bravissimo" o "eccellente" di fronte ad un disegno colorato senza uscire dai bordi, ai compiti svolti bene o al grembiule allacciato precisamente è una forte tentazione per qualsiasi genitore. Il successo del proprio figlio è il successo dei genitori, quindi elogiarlo diventa un modo per sentire che si sta facendo un buon lavoro. Eppure sarebbe un errore cedere a questa tentazione. O quanto meno cedervi ogni volta: è chiaro che la prima volta che viene raggiunto un nuovo risultato va sottolineato ed evidenziato, così che il bambino si senta riconosciuto e valorizzato.
2) EVIDENZIARE L'IMPEGNO
Ma non bisogna mai scostarsi dalla realtà: l'elogio deve riconoscere qualcosa che realmente c'è. E deve sottolineare l'impegno che il bambino mette nel fare qualcosa: "Ho visto come ti sei impegnata/o. Hai visto cosa sei riuscita/o a fare?" "So che sta facendo del tuo meglio,...Thu, 04 Jul 2019 - 4 - La preghiera in famiglia, antidoto contro il disordine post moderno
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LA PREGHIERA IN FAMIGLIA, ANTIDOTO CONTRO IL DISORDINE POST MODERNO di Don Massimo Lapponi
«A tempo opportuno si diano le cose da dare e si chiedano le cose da chiedere, cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».
Questo breve versetto della Regola di San Benedetto ne esprime tutto lo spirito. Agli occhi del santo, infatti, il monastero è veramente la casa di Dio, in cui ogni cosa deve avere il suo modo, luogo e tempo, perché vi regni il dono divino della pace.
San Benedetto non indugia in discorsi teorici, ma si preoccupa di organizzare santamente l'intera giornata dei monaci, in modo da non lasciare nulla al caso. Nessuno, infatti, vive da solo e tutti siamo condizionati dal nostro gruppo di appartenenza. Se, dunque, nel nostro ambiente imperano costumi non buoni, il nostro personale impegno non basterà a vivere cristianamente senza essere turbati e rattristati. Già gli apostoli, nelle loro lettere e istruzioni, non si rivolgevano ai singoli ma intendevano formare i costumi di tutta la comunità.
Anche San Benedetto si rivolge ad una comunità ed è stato dichiarato patrono degli architetti perché ha "architettato" come nessun altro la vita quotidiana dei cristiani che vivono insieme. Se con le nostre famiglie impareremo questa santa "architettura", il Signore si degnerà «di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni» (Lc 1, 74-75).
E quale dignità hanno due genitori che si impegnano a plasmare giorno per giorno la vita delle loro famiglie seguendo la via, esigente ma dolce, tracciata da San Benedetto! Soltanto loro sanno quanto sudore e angustia del cuore costi che ogni cosa si faccia a tempo e modo opportuno, «cosicché nessuno sia né turbato né contristato nella casa di Dio».
OGNI COSA A SUO TEMPO
La prima cosa che dobbiamo imparare da San Benedetto è il fatto di "architettare" la preghiera quotidiana delle nostre famiglie, dalla quale tutto il resto dipende. Il disordine imperante nella vita moderna ci ha fatto dimenticare che non tutti i tempi sono uguali e che le ore della giornata richiedono il rispetto di un ritmo e di una gerarchia delle azioni.
«Il mattino ha l'oro in bocca», dice il proverbio, perché le prime ore del giorno sono particolarmente preziose per dare il "tono" a tutta la giornata. Oggi non è di moda alzarsi volontariamente per tempo la mattina, e quanti possono permetterselo - e perciò, aimè, soprattutto i giovani - si concedono senza tanti scrupoli l'autoindulgenza di restarsene a lungo a sonnecchiare. Ma quale tono prenderà la giornata che incomincia con tanta fiacchezza e prosegue tra stanchi sbadigli e colazione consumata nel letto con lo sguardo intorpidito fisso sulla televisione accesa?
Le conseguenze di questa diffusa indolenza potrebbero essere gravissime. Dobbiamo, perciò, prendere l'impegno che, in qualsiasi giorno o stagione dell'anno, tutta la famiglia si alzi in tempo e dopo aver adempiuto i necessari doveri igienici, si raccolga insieme per la preghiera mattutina. Questa sana abitudine darà il giusto tono a tutta la giornata, quali che siano le diverse incombenze di ognuno.
Ovviamente questa regola del rispetto dei tempi non vale soltanto per la preghiera. Ad esempio, è importantissimo rispettare rigorosamente gli orari dei pasti comuni, in modo da essere tutti presenti ad atti così importanti di comunione fraterna. E anche qui vi è il momento della preghiera. San Benedetto ci viene in aiuto, stabilendo che chiunque giunge alla mensa dopo che è incominciata la preghiera iniziale, commette una grave mancanza e perciò deve fare penitenza.
Sembrano norme esteriori, ma, se ci pensiamo bene, vediamo che soltanto grazie ad esse la preghiera può avere vero diritto di...Wed, 12 Jun 2019 - 3 - Il matrimonio secondo la dottrina del Concilio di Trento
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5666
IL MATRIMONIO SECONDO LA DOTTRINA DEL CONCILIO DI TRENTO
Il matrimonio è di due generi: il matrimonio come istituzione naturale, e il matrimonio come sacramento. Il matrimonio come istituzione naturale, o il matrimonio naturale, è quello di cui gode ogni coppia legittimamente sposata, se i coniugi non sono entrambi battezzati, od essendo per esempio ebrei, musulmani, buddhisti, o non professando nessuna religione. Al matrimonio sacramentale hanno accesso, invece, solo la coppia di cui tutti e due i membri sono battezzati. Siccome la Grazia suppone e perfeziona la natura in genere, così anche qui. Procediamo esponendo prima il primo genere di Matrimonio, poi il secondo.
1) IL MATRIMONIO COME ISTITUZIONE NATURALE
Il matrimonio fu istituito da Dio nel Paradiso terrestre per due finalità, che sono espresse in due passi della Genesi. La prima finalità è espressa nel primo capitolo della Genesi (vv. 27-8) con le parole: Maschio e femmina li creò e li benedisse e disse loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi"; la seconda finalità è espressa nel secondo capitolo della Genesi (vv. 18-24) con le parole: "L'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. Allora il Signore Dio... gli tolse una delle costole e formò la donna... per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne".
LE FINALITÀ DEL MATRIMONIO
In conformità a questi brani della Sacra Scrittura, la Santa Chiesa Cattolica insegna che la prima finalità del matrimonio è la procreazione (ed educazione) dei figli; la seconda finalità è l'assistenza reciproca tra gli sposi. La prima finalità del Matrimonio è la procreazione. Questo spiega perché la Chiesa ha sempre opposto la contraccezione e predicato uno spirito di generosità alle coppie cristiane quanto al numero dei loro figli.
La seconda finalità è l'assistenza reciproca degli sposi, che si descrive anche come "amore matrimoniale". Essa può essere intesa come un tipo di amicizia profonda e duratura, che tipicamente, ma non essenzialmente, possiede un aspetto sessuale. L'aspetto sessuale viene descritto a sua volta come remedium concupiscientiae. Ciò significa che l'esercizio della sessualità è lecito ed onesto nel matrimonio, anche se il Peccato Originale l'ha staccata, insieme ai sensi ed alle emozioni, dal controllo completo della ragione, e perciò l'ha disordinata.
Il remedium concupiscientiae è espresso da San Paolo (I Cor.7,2) con le parole "Per il pericolo dell'incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito". Il remedium concupiscientiae viene considerato come parte della seconda finalità del matrimonio, anche se classicamente fosse considerato come terza finalità, una finalità che si è aggiunta al Matrimonio dopo il Peccato Originale. Inoltre, a queste due (o tre) finalità, il matrimonio ha due proprietà: l'indissolubilità e l'unità.
LE DUE PROPRIETÀ DEL MATRIMONIO
Per comprendere cosa sono queste due proprietà, si deve sapere che col consenso reciproco di un uomo ed una donna capaci di sposarsi legittimamente, viene in esistenza tra loro un legame (o vincolo) spirituale, che costituisce l'essenza propria del Matrimonio. Questo legame è indissolubile nel senso che non viene sciolto che dalla morte stessa. Ciò è espresso da nostro Signor Gesù Cristo con le parole (Mt.19, 6): "Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi".
L'indissolubilità del legame preclude il divorzio. La Chiesa può invece concedere la separazione fisica per parecchi motivi, rimanendo salvo il legame, e può anche dichiarare nullo un matrimonio (per mancanza di legittimità ad esempio). Tale dichiarazione non è comunque una forma di divorzio, bensì la semplice dichiarazione da parte della Chiesa che il matrimonio non è mai esistito. Il legame è unico,...Wed, 29 May 2019 - 2 - Cara mamma, grazie di esserci sempre stata
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5660
CARA MAMMA, GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE STATA di Giuliano Guzzo
Se ci pensiamo bene, mamma è la sola parola che non occorre insegnare ai neonati. Davvero, non serve. Per un motivo molto semplice: la conoscono già. O meglio, arrivano ad impararla praticamente da soli, senza bisogno di lezione alcuna o di particolari insistenze esterne. Infatti "mamma" - come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) - è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all'ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine "papà" e che si spiega solamente col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m.
L'ISTINTO MATERNO
Il bello è che, come i piccoli già conoscono la parola mamma, così le donne già anno, nel loro cuore, l'istinto materno; e lo hanno - ci dispiace per il femminismo 2.0 e i suoi adepti - per natura e non per cultura. Lo si è potuto riscontrare in modo inequivocabile grazie al fatto che in tutte le culture studiate le bambole sono risultate maggiormente preferite dalle bambine le quali, rispetto ai bambini, sono più propense anche a giocare a fare i genitori. Una differenza osservata anche su fanciulli di appena quattro anni e di età anche inferiore, troppo presto per immaginarla esito di influenze esterne. Pure tra i primati, come se non bastasse, le femmine risultano avere, sin da piccole, maggior propensione alla socialità, mostrando maggior interesse nei confronti dei neonati e dei cuccioli.
Ciò nonostante "mamma" sta diventando una parola pericolosa, che odora di sessismo secondo un certo femminismo che vede la donna realizzata solo come lavoratrice e che istiga alle discriminazioni secondo il politically correct, che com'è noto predica l'esistenza delle «nuove famiglie» stile Elton John. All'allergia al termine "mamma" corrisponde purtroppo, in conseguenza alle possibilità offerte dalla tecnica, anche un drammatico frazionamento delle sue facoltà. Accade così che, in luogo della sola ed insostituibile mamma, un figlio oggi possa averne fino a tre: la madre genetica (da cui eredita i geni), la madre biologica (nel cui grembo cresce) e la madre psicologica (colei che lo alleva). Orrore dell'utero in affitto e bugia, smentita in ogni figlio dalla consapevolezza che sì, la mamma è una sola. Ed è fondamentale ci sia.
LA MAGGIOR GARANZIA
Infatti, insieme al papà, la mamma è la maggior garanzia per la crescita dei figli e per l'amore di cui hanno bisogno. Così come i figli costituiscono - anche se questo contraddice l'edonismo di massa predicato dal Pensiero Unico - un arricchimento non solo affettivo ma anche esistenziale della coppia. E, ovviamente, della mamma, come attestato da studi scientifici che hanno rilevato come la nascita di un figlio comporti, anche sotto il profilo della longevità, benefici significativi per le donne, incluse per quelle che ne hanno molti. Si realizza in questo modo il miracolo per cui se da un lato è anzitutto la madre a donare la vita al bambino che mette al mondo, d'altro lato anche il bambino, nascendo, aggiunge vita alla madre, quasi a ripagarla della sua generosità e del suo amore.
Dinnanzi ad una realtà tanto commovente, è difficile oggi, Festa della Mamma, che ognuno non sperimenti un senso di gratitudine verso la propria e che ogni mamma non avverta gioia nel ripensare a quel giorno in cui, per la prima volta, ha aperto le braccia e la propria vita ad un figlio. [...]Wed, 22 May 2019 - 1 - Storia di una piccola tomba
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5591
STORIA DI UNA PICCOLA TOMBA
"Non c'è battito"... Speravo che non avrei più sentito quelle parole.
E invece in un attimo sono ripiombata indietro nel tempo. Come stavolta anche allora era gennaio, avevo freddo, un freddo innaturale a ripensarci, e mi sentivo spersa su quel lettino. Avevo voglia solo di cercare gli occhi di mio marito e le sue braccia.
"Signora, succede spesso...", "Su, su, non si piange per queste cose...", "Era piccolo, più piccolo di quanto doveva, c'era qualcosa che non andava, è stato meglio così...".
Stavolta tante parole mi sono state risparmiate. In compenso gli sguardi compassionevoli si sono fatti vitrei quando ho detto, con voce ferma: "Vorrei fare richiesta di seppellimento". "Non credo sarà possibile".
"Sì, lo è. C'è la legge e lo chiedo ufficialmente".
Il volto di mio marito era l'unico, in quel gruppo di volti presenti davanti all'ecografo, che nel dolore manifestava la mia stessa risolutezza: "Informatevi e poi fateci sapere, adesso la porto a casa", le sue parole ferme.
La legge italiana permette alle famiglie di scegliere il seppellimento anche sotto le 20 settimane di gestazione, su richiesta dei genitori (D.P.R. 10/09/1990 n. 285 art. 7). Sette anni fa non lo sapevo e quando feci la stessa richiesta mi accontentai della prima risposta... Dio sa quante lacrime quando mi resi conto che solo per ignoranza mio figlio era stato buttato via come "rifiuto ospedaliero".
ATTENDERE UN BAMBINO
In poche settimane scopri di attendere un bambino, lo sogni, lo pensi: fa parte della tua vita. E se l'attesa si interrompe così presto succede che chi hai intorno non ti può aiutare, perché magari nemmeno aveva fatto in tempo a sapere che aspettavi un bimbo... è così difficile curare la ferita del lutto, quando sembra che la tua gioia non ci sia mai stata, che tutto sia scomparso in quella sala operatoria, finito chissà dove, lontano dal tuo grembo e dalle tue braccia...
Per la mamma, e per la coppia che ha immaginato il figlio per settimane, è molto importante avere la possibilità di difendere la dignità del suo corpicino, per quanto grande pochi millimetri, anche nell'ultimo atto di saluto definitivo. La morte non cambia il suo doloroso pungiglione con il seppellimento, ma la sofferenza può assumere un altro significato se può essere affrontata nel rispetto degli atti di pietà che il nostro cuore suggerisce.
Sette anni fa tutto questo ci è stato negato. Ma stavolta abbiamo insistito, perché sapevamo, e non avevamo intenzione di farci ingannare. E alla fine, davanti ad un articolo di legge scritto nero su bianco, hanno dovuto cedere loro. E dopo la sufficienza e l'incredulità dei medici, abbiamo riposato nello sguardo compassionevole dei necrofori, avvezzi evidentemente più dei primi a distinguere la vita e la morte.
LA PERDITA DI UN FIGLIO
La nostra croce si è trasformata: un dolore "che non si può dire" ha preso i contorni del dolore per la perdita di un figlio.
Poiché quasi nessuno capisce, questo è un dolore che non si può dire. Pare che non "stia bene" piangere, perché se si può piangere, e seppellire, e pregare... allora diventa evidente che quello è un figlio e non un grumo di cellule, un bambino e non un rifiuto ospedaliero: non si può più negare che sia un'anima salita in cielo. È questo passaggio che nessuno vuol fare. E per questo non lo dicono.
L'abbiamo salutato in un pomeriggio freddissimo. Il sacerdote ha benedetto una cassettina di legno minuscola, che i nostri figli, a turno, portavano fra le mani. Un vaso di fiori viola, una croce di legno, con la data e il nome. Rispetto all'altra volta un epilogo diverso, che profuma di Paradiso.
Le famiglie sappiano che, se succede quello che nessuno si augura mai, la legge c'è e deve essere applicata: perché nessun...Wed, 27 Mar 2019
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