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Famiglia e matrimonio - BastaBugie.it

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Consigli utili (e verificati sul campo) su come vivere bene in famiglia

102 - Maternità e paternità rendono felici
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  • 102 - Maternità e paternità rendono felici

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8659

    MATERNITA' E PATERNITA' RENDONO FELICI
     
    «Se c'è una cosa che i media mainstream odiano più della tradizione è la maternità. Lo vediamo continuamente, dalle copertine patinate delle riviste che glorificano una vita "senza figli" alle battute sarcastiche nei programmi televisivi sulle "allevatrici" e sulle "mamme casalinghe". La guerra alla maternità è rumorosa, potente e trasmessa 24 ore su 24, sette giorni su sette su tutte le principali piattaforme. Si tratta di una campagna culturale coordinata per svalutare quello che probabilmente è il ruolo più significativo delle donne: essere madri.
    Sebbene fossi stata consapevole di questo attacco alla maternità, mi è diventato molto più chiaro quando lo scorso autunno ho scoperto di essere incinta: la propaganda cercava di convincere le giovani donne come me che i figli non sono una benedizione, ma un peso. Appena ho scoperto di aspettare una femmina, il rumore si è fatto ancora più forte.
    L'anno scorso il Chirurgo Generale degli Stati Uniti ha emesso un avviso ufficiale di salute pubblica secondo cui la genitorialità era dannosa per la salute. Pochi giorni prima delle elezioni, il Los Angeles Times titolava: "È quasi vergognoso voler avere figli". Qualche settimana dopo, ho partecipato a un importante podcast femminile con un medico di famiglia che ha cercato di convincermi che gli uomini potessero rimanere incinti.
    In una società ossessionata dall'"emancipazione" delle donne, si considera arrivata solo la donna in carriera ricca e famosa, senza bambini, ovviamente. Pannolini e allattamento al seno sono un segno di debolezza o, peggio, di oppressione.
    E così le donne della Generazione Z (tra i 20 e i 30 anni) sono terrorizzate dalla maternità perché la propaganda ha fatto loro credere che così «butterebbero via la vita», che i loro sogni non possono coesistere con una famiglia, che avere figli devasterà i loro corpi, rovinerà la loro carriera e le renderà irrilevanti. Le serie TV e i social mostrano solo lo stereotipo della madre esaurita, autoritaria o totalmente sprovveduta. È sempre il bersaglio di uno scherzo, mai l'eroina.
    Così, mentre su TikTok spopola una giovane che elenca più di 500 ragioni per non avere figli, la lobby abortista continua la martellante propaganda che l'aborto salva la vita delle donne, e ogni visita medica si conclude con una spinta alla contraccezione ormonale. "Sai, per ogni evenienza".
    LE DONNE IN CARRIERA
    Le "boss babes" [donne in carriera, ndR] o le "hot girl CEO" [manager di successo giovani e attraenti], invece, appaiono sempre glamour, indipendenti e libere, senza relazioni profonde e significative: le donne per contare qualcosa devono essere come gli uomini!
    La verità è, invece, che mettere al mondo dei figli è una delle cose più radicali, potenti e gratificanti che una donna possa fare. Non è un ostacolo ai propri obiettivi, è l'obiettivo. Il sacrificio e l'accudimento sono congeniali all'istinto materno e danno... felicità (!), molto più che la liberazione sessuale.
    Ci raccontano che la maternità surrogata, il non avere figli e persino il rifiuto totale di ciò che significa propriamente "essere donna" sono in qualche modo meravigliosi.
    Ma ecco l'ironia: i media che creano allarme per i bassi tassi di natalità, per le famiglie disgregate e la crescente solitudine sono gli stessi che deridono le donne che potrebbero offrire la soluzione.
    La nostra generazione di donne deve assolutamente riappropriarsi del vero significato dell'essere donna. Non tutte le donne saranno madri, e va bene così, ma ogni donna merita di sapere che la maternità non è qualcosa da temere, non è la fine della sua vita, bensì l'inizio di una vita più significativa e bella. È una vocazione colma di amore profondo, di forza incredibile e di una prospettiva...

    Tue, 15 Sep 2026
  • 101 - Il rapporto madre-figlio secondo la scienza

    VIDEO: Il rapporto madre-figlio ➜ https://www.youtube.com/watch?v=RztATc57p90

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8639

    IL RAPPORTO MADRE-FIGLIO SECONDO LA SCIENZA
    I primi 1000 giorni d'oro: la prodigiosa e stupenda realtà, in parte ancora sconosciuta, dell'essere umano dal concepimento fino ai due anni (VIDEO: Il rapporto madre-figlio)
    di Carlo Bellieni
     
    Cosa sia un embrione, tanti credono di saperlo, ma se glielo chiedi... scena muta! Perché si parla di embrioni come si parla di spread, o di inflazione o di voli su Marte. Serve a fare due chiacchiere, talvolta una litigata, ma sempre (e sottolineo sempre) non cercando di capire, ma cercando di far vincere la propria squadra politica o etica o di calcio. Invece l'embrione umano è una realtà prodigiosa per la scienza, stupefacente e ancora in parte sconosciuta per le sue caratteristiche e per la sua mutevolezza infinita, e non merita di essere tirato in dispute da bar. Vediamo il perché di tanto stupore. Un fenomeno inaudito accade all'arrivo dell'embrione nel corpo materno: non viene distrutto. Eppure è un "estraneo", come lo sarebbe un batterio contro cui le cellule della madre si armano in massa per ricacciare via l'intruso. Invece questo non accade con l'embrione. Per una serie di ormoni che la prima cellula trasmette al corpo della madre, questo non lo riconosce come "nemico" e lo accetta. Allo stesso tempo il corpo della mamma manda all'embrione i suoi ormoni, che servono a farlo crescere e a farlo attaccare con forza alla parete dell'utero.
    TUTTO IN UN CONTINUUM
    Un embrione è l'inizio della vita, anzi è l'inizio del periodo più interessante, fragile e irripetibile della vita che sono i primi 1.000 giorni di vita, cui ho recentemente dedicato un libro (I primi 1000 giorni d'oro. La puericultura per i genitori e per chi cura i bambini, Ancora, 2024). Embrione è una parola che viene dal greco e che significa «che fiorisce dentro»: ed è davvero un fiorire, tanto che le cellule si trasmettono fra di loro messaggi per far trasformare ogni cellula, nel suo moltiplicarsi, in un organo. E questo dipende da un fenomeno chiamato epigenetica, che consiste nella capacità dell'ambiente di influenzare la maniera con cui il Dna si esprime, con cui poi la cellula produrrà proteine e crescerà diversa dalle altre. Se non ci fosse questo fenomeno, pensateci, tutte le cellule del nostro corpo sarebbero uguali l'una all'altra, mentre l'influenza che una cellula dell'embrione ha sulla vicina e l'influenza che le cellule dell'utero della mamma hanno sulle cellule embrionali fanno sì che ogni cellula prenda la giusta strada, la giusta forma, la giusta attività. E si parla di embrione fino al compimento delle otto settimane dal concepimento, cioè per i primi due mesi, quando ormai già si distinguono la testa, il cuore che inizia a battere e le braccia.
    In realtà questa distinzione tra embrione, poi feto, poi bambino, è una distinzione fatta per scopi pratici, cioè - in un certo senso - a fine buono, per non sovraccaricare di illusioni, sapendo che quando si parla di embrione dobbiamo sottolineare la fragilità e anche la possibilità che infezioni o altri eventi lo facciano deperire e morire; il feto è più resistente, più formato, e ancora più formato sarà il bambino, ma tutto in un continuum che non vede momenti magici in cui uno di questi stati assume un valore maggiore degli altri. È come il passaggio dall'infanzia alla pubertà: due stati diversi della persona, ma in un continuum senza salti né colpi di magia. Si può discutere se l'embrione meriti il titolo di persona; in realtà è un problema un po' artefatto, perché purtroppo accade che, nel continuum di sviluppo umano, ci sono dei periodi o degli stadi che vengono considerati meno di...

    Tue, 25 Aug 2026
  • 100 - Insultata e derisa perchè ha 10 figli... ed è felice

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8625

    INSULTATA E DERISA PERCHE' HA 10 FIGLI... ED E' FELICE
    di Salvatore Tropea
     
    C'è una giovane donna, in provincia di Verona, che ha scelto di andare controcorrente. In un tempo in cui si fatica a fare il secondo figlio, in cui la natalità è in caduta libera e il mito dell'autorealizzazione personale sembra aver soppiantato ogni altra aspirazione, Giorgia Mosca, classe 1987, ha deciso di donare la vita. E l'ha fatto ben dieci volte. Sposata a 18 anni, Giorgia è diventata mamma giovanissima. Condividendo su Instagram la quotidianità della sua famiglia, ha iniziato a raccontare il bello e il difficile di crescere tanti figli, con uno stile diretto e sincero. Il suo nickname, @6voltemamma, oggi è quasi un understatement: i figli sono diventati dieci - sei femmine e quattro maschi - l'ultima dei quali, Gaia, è nata lo scorso maggio. La sua storia, in verità già da diverso tempo, ha attirato una grande attenzione mediatica e centinaia di migliaia di persone la seguono ogni giorno sui social per ascoltare i suoi racconti: la gestione della casa, i momenti di gioia, le difficoltà, i pranzi da preparare per 12 persone, la fatica delle notti in bianco, ma anche la bellezza dell'essere una famiglia unita, viva, piena di affetto. Una quotidianità fatta non solo di sorrisi, ma anche di pianti, stanchezza, corse contro il tempo... e amore. Tanto amore. Eppure, questa testimonianza così semplice, umana e autentica ha scatenato anche l'odio.

    DERISA, INSULTATA, ACCUSATA... PERCHÉ TROPPO MADRE
    Quando Giorgia ha annunciato pubblicamente la sua decima gravidanza in molti si sono congratulati. Ma non tutti. C'è stato chi - dietro uno schermo, come troppo spesso accade - l'ha attaccata anche con ferocia. «Mi hanno detto che sono una c***a, che siamo stupidi, che siamo egoisti e irresponsabili» - ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera. E ancora: «Mi scrivono che sono matta, che metto al mondo figli come fossero oggetti. Qualcuno mi ha persino augurato di smettere di vivere. Ci sono rimasta male. Mi ha fatto male, davvero».
    Tutto questo, semplicemente perché ha scelto di avere tanti figli. Perché non si è vergognata della sua maternità, ma l'ha raccontata con fierezza. Non è la prima volta. Anche in passato, Giorgia ha ricevuto critiche per il solo fatto di mostrare la propria vita familiare. Qualcuno la ha accusata di "strumentalizzare" i figli, altri di essere "irresponsabile", come se la generatività fosse di per sé un crimine. Persino il fatto che la famiglia riceva il sostegno degli assegni statali per i figli è stato usato contro di lei: «fate figli a spese dello Stato», le hanno scritto.
    In realtà, Giorgia e suo marito lavorano entrambi e hanno costruito la loro famiglia a forza di sacrifici, organizzazione e amore. Gestiscono tutto da soli: la scuola, la casa, la logistica, i momenti difficili. Le spese ovviamente non sono per niente basse, ma questo non li ha fermati, la loro è sempre stata una scelta consapevole, serena, felice..

    LA NOSTRA È UNA SOCIETÀ CHE DISPREZZA LA MATERNITÀ?
    Che una madre debba giustificarsi per aver dato la vita è uno scandalo culturale prima ancora che morale. Il fatto che Giorgia venga derisa, compatita o insultata per la sua scelta dice molto - troppo - sulla mentalità dominante, che guarda con sospetto ogni cosa che esce dagli schemi dell'individualismo. Oggi, infatti, è purtroppo normale essere "childfree", si esalta chi sceglie di non avere figli, chi rivendica l'aborto come presunto "diritto" e chi tratta la genitorialità come un ostacolo alla carriera. Ma se una donna decide di mettere al mondo più figli, e lo fa con gioia... allora si scatena il sarcasmo. È «fuori di testa», è «asociale», è «una fanatica». In realtà è tutto frutto di un vero e proprio pregiudizio ideologico contro la...

    Tue, 11 Aug 2026
  • 99 - Il piano per distruggere l'uomo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/4950

    IL PIANO PER DISTRUGGERE L'UOMO
    di Costanza Miriano
     
    Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?
    L'OBIETTIVO È LA MESSA ALL'INDICE DELL'UOMO
    Per me è evidente che l'obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne - fenomeno non in aumento ma in flessione - sia la messa all'indice dell'uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c'è un'altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.
    Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l'unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E' un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare - prendere o lasciare - vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.
    I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO
    E' violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l'industria dell'intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.
    E' violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l'aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo "problema", e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E' violenza sulle donne aver tolto l'obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all'anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l'Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.
    E' violenza usare l'indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell'antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.
    Nota di BastaBugie: l'articolo...

    Wed, 29 Nov 2017
  • 98 - Prevenire il femminicidio? Il matrimonio è la massima garanzia per le donne

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/2791

    PREVENIRE IL FEMMINICIDIO? IL MATRIMONIO E' LA MASSIMA GARANZIA PER LE DONNE
    di Giuliano Guzzo
     
    Se si ritiene che la serietà, almeno quando si affrontano alcuni temi, sia un dovere, allora è bene agire di conseguenza evitando di tenere in vita stereotipi duri a morire ancorché totalmente infondati. Secondo uno di questi la famiglia sarebbe l'ambiente più pericoloso per le donne e le mogli sarebbero dunque le donne col maggior pericolo di subire violenza. Tale credenza è rilanciata con insistenza da alcune fonti, come per esempio l'Osservatorio del Telefono Rosa. Ebbene, si tratta di affermazioni totalmente prive di fondamento giacché esiste una consolidata letteratura scientifica che certifica come le donne conviventi corrano lo stesso rischio, se non addirittura un rischio maggiore, di subire violenze rispetto alle donne sposate, le quali però evidenziano, rispetto alle altre, tutta una serie di vantaggi per esempio nelle condizioni della gravidanza, esperienza che vivono con maggiore serenità nel matrimonio.
    Il punto interessante e poco considerato è che questi riscontri emergono anche da rilevazioni effettuate in Italia e che dimostrano come la violenza domestica che taluni uomini esercitano sulle donne non abbia nulla a che vedere col fatto di essere mariti. «Sono più colpite da violenza domestica – osserva l'Istat – le donne il cui partner è violento anche all'esterno della famiglia». E' dunque la violenza di alcuni uomini in quanto violenti, non già in quanto mariti, il problema su cui si dovrebbe ragionare, senza ricorrere a banalizzazioni volte solamente a gettare fango sulla famiglia e, nello specifico, sul matrimonio. Anche analizzando le molestie fisiche in senso lato subite dalle donne in Italia si riscontra come il fenomeno, nella maggior parte dei casi, non riguardi la famiglia. Osservano i ricercatori dell'Istat che «prendendo in considerazione le sole molestie fisiche, ovvero le situazioni in cui la donna è stata avvicinata, toccata o baciata contro la sua volontà, è possibile osservare che la maggior parte di esse sono perpetrate da estranei (59,4 per cento)». Quello del "marito mostro" – anche se ciò non toglie che molti mariti si siano resi e si rendano purtroppo autori di violenza nei confronti delle proprie mogli – è dunque uno stereotipo giacché le violenze fisiche per lo più risultano «perpetrate da estranei».
    Non regge all'evidenza empirica neppure la tesi – anch'essa rilanciata con frequenza per diffamare la famiglia – secondo cui, tra le donne che subiscono violenza, quelle sposate o che comunque conoscono il proprio partner sarebbero meno inclini, rispetto le altre, a sporgere denuncia dal momento che, sempre l'Istat, ci informa che se il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all'Autorità detta la percentuale sale al 96% se l'autore della violenza non è il partner. Né va sottaciuto un altro aspetto: le violenze che si verificano fra coniugi sono per lo più legate al tramonto della vita coniugale, non già al fatto di viverla: altrimenti non si spiegherebbe come mai dal gennaio 1994 all'aprile 2003, per esempio, si siano verificati 854 omicidi maturati in seguito a divorzi, separazioni o cessazioni di convivenze e, su un campione di 46.096 casi di divorzi, separazioni e cessazioni di convivenza analizzati, 39.919 (l'86,6%) abbiano avuto implicazioni penali come calunnia, minacce, sottrazione di minore, percosse, maltrattamenti, lesioni, sequestro di persona, violenza privata, violenza sessuale.
    Per non parlare dei danni che la fine del matrimonio arreca ai figli. Lo certifica in particolare un recente studio condotto sulla popolazione canadese ed effettuato confrontando dati raccolti nel 2005 con quelli rilevati dieci anni prima, nel 1995, che ha...

    Fri, 31 May 2013
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