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Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

Appunti - Il podcast della newsletter di Stefano Feltri

Stefano Feltri

Appunti è il progetto editoriale indipendente curato da Stefano Feltri che offre analisi, approfondimenti e inchieste realizzati insieme a giornalisti, esperti e scrittori. Nella versione podcast trovate le conversazioni con ospiti italiani e internazionali, la versione audio dei corsi di Appunti e di Appunti di Geopolitica, oltre a brevi episodi dedicati ai libri di saggistica più interessanti e utili per capire l’attualità. Appunti è un progetto di informazione indipendente, sostenuto soltanto dalle sue lettrici e lettori. Se pensi che sia importante, abbonati o regala un abbonamento a qualcuno a cui tieni 

55 - Appunti di Geopolitica - Tutto il mondo in guerra
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  • 55 - Appunti di Geopolitica - Tutto il mondo in guerra

    APPUNTI DI GEOPOLITICA - Con Stefano Feltri e Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman In questo episodio: Iran: secondo Manlio Graziano, Teheran ha acquisito una forza negoziale superiore a quella che aveva prima dell’attacco, pur restando economicamente prostrata. Il controllo dello Stretto di Hormuz è una leva decisiva, mentre un intervento americano di terra rischierebbe di aggravare il fallimento. Stati Uniti: Trump deve fare i conti con le elezioni di metà mandato e con una guerra dalla quale fatica a uscire. Le difficoltà americane mettono in discussione l’affidabilità delle garanzie di sicurezza offerte agli alleati, dal Golfo all’Europa. Yemen e Mar Rosso: gli Houthi aumentano la pressione su Bab el-Mandeb, altro passaggio cruciale per il commercio mondiale. Ma i loro interessi non coincidono necessariamente con quelli iraniani: un’intesa tra Teheran e Riad potrebbe lasciarli più isolati. Mediterraneo: le alleanze si ricompongono e le tensioni tra Grecia e Turchia avvicinano le crisi mediorientali all’Europa. La minore capacità americana di contenere i conflitti tra i propri alleati rende questi equilibri più precari. Russia: sabotaggi, disinformazione e incursioni sono un segnale di forza o di debolezza? Graziano avanza l’ipotesi che Mosca ricorra sempre più agli strumenti ibridi per compensare i propri limiti militari, rischiando però di rafforzare il consenso europeo per il riarmo. Difesa europea: la Germania dispone di margini finanziari per aumentare la spesa militare che Francia e Italia non hanno. La minaccia russa diventa anche l’argomento con cui i governi cercano di giustificare agli elettori lo spostamento di risorse verso la difesa. Francia: debito, stagnazione e frammentazione politica condizionano la corsa alle presidenziali del 2027. Marine Le Pen deve dimostrare credibilità economica, Mélenchon propone la cancellazione del debito detenuto dall’Eurosistema e l’area socialista e macroniana fatica a costruire un’alternativa. Questo podcast fa parte di Appunti, il progetto di informazione indipendente di Stefano Feltri. Per approfondire i temi internazionali, leggi Appunti di Geopolitica: analisi, reportage e documenti per capire le trasformazioni del mondo, con Manlio Graziano e gli altri autori di Appunti. Il tuo abbonamento rende possibile questo lavoro. Abbonati ad Appunti e scegli il piano che comprende Appunti di Geopolitica per accedere anche agli approfondimenti riservati. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Tue, 29 Sep 2026
  • 54 - Appunti di Geopolitica - In Libano con Greta Cristini: Episodio 1

    Come vi avevo promesso, Appunti continua a sperimentare e crescere. Dopo aver dedicato grande spazio all’analisi geopolitica con Manlio Graziano in questi mesi, durante l’estate Appunti di Geopolitica si arricchisce del contributo di Greta Cristini che sperimenta un altro approccio alla geopolitica: l’analisi sul campo. Greta è una delle voci più affermate nel commento all’attualità internazionale, l’avrete vista spesso in televisione, e l’originalità del suo approccio sta nell’incrociare le competenze di analisi con il lavoro sul campo, come spiega in modo approfondito in questo primo pezzo “metodologico”. Ogni puntata della serie In Libano con Greta Cristini avrà un video per tutti e un lungo pezzo di analisi per abbonate e abbonati. Questo è un doppio esperimento: perché Appunti non ha mai investito sul reportage e perché con Greta stiamo provando a sviluppare per questo genere di pezzi un modello alternativo a quello dei giornali tradizionali (ormai soppiantati dalle newsletter, come ho spiegato qui). Se volete seguire il lavoro di Greta e sostenere la crescita di Appunti, considerate un abbonamento. Non ve ne pentirete. Per leggere il primo pezzo di Greta e per abbonarsi: https://lnkd.in/dt3aM96D Stefano Feltri Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Wed, 08 Jul 2026
  • 53 - L'Italia e le guerre della NATO

    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Con noi c’è Rita Borriello, analista geopolitica del centro Spykman. In questo episodio: Italia: Il caso Meloni-Trump mostra i limiti strutturali dell’Italia: può rivendicare lealtà alla Nato o marginalità operativa, ma il suo spazio d’azione resta quello di una potenza intermedia. Trump: La guerra con l’Iran pesa sulla sua popolarità più per gli effetti interni, benzina, inflazione, instabilità, che per valutazioni morali o strategiche degli elettori americani. Israele: Netanyahu esce indebolito dall’eventuale riapertura del negoziato tra Stati Uniti e Iran, ma l’opinione pubblica israeliana resta largamente favorevole alla linea di guerra. Populismo: Mamdani, Burnham e Mélenchon non rappresentano una vera alternativa alla destra radicale: promettono soluzioni costose e irrealizzabili, finendo per rafforzare i populisti nazionalisti. Cina: Pechino cerca stabilità nel Golfo perché dipende dall’energia che passa da Hormuz, ma il suo peso crescente la trascina dentro crisi da cui vorrebbe restare fuori. Europa: I rapporti con la Cina sono resi ingestibili da interessi divergenti anche dentro gli stessi settori industriali: protezione, importazioni e accesso al mercato cinese spingono in direzioni opposte. Russia: Le petroliere fantasma non decidono la guerra, ma l’economia russa appare sempre più fragile. Il rischio è che Putin reagisca all’indebolimento con nuove escalation. Ucraina: Zelensky deve gestire non solo il fronte militare ma anche pressioni interne nazionaliste, che complicano i rapporti con la Polonia e con l’Europa. Hormuz: Lo stretto è insieme chokepoint energetico e possibile arma geopolitica. Cambiarne lo status avrebbe effetti a catena su Malacca, Mar Nero e rotte globali. Per approfondire c'è Appunti Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Thu, 25 Jun 2026
  • 52 - Il mondo dopo la resa di Trump

    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Con noi c’è Rita Borriello, analista geopolitica del centro Spykman. In questo episodio: Iran – L’Iran esce rafforzato, ma non vincitore. La tregua certifica soprattutto la sconfitta americana: Teheran non è stata piegata, lo Stretto di Hormuz diventa una leva negoziale e gli Stati del Golfo devono ricalcolare la propria sicurezza senza poter contare davvero sugli Stati Uniti. Stati Uniti – Trump appare intrappolato dalla propria guerra: non può rivendicare una vittoria, ma nemmeno ammettere la sconfitta. La crisi mostra che la potenza militare americana non basta più a imporre un ordine politico. Golfo – Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Oman e Pakistan cercano nuovi equilibri. Il dato più rilevante è che l’opzione militare contro l’Iran si è rivelata impraticabile: l’unica strada diventa negoziare con Teheran. Europa – L’Europa come soggetto unitario resta evanescente. Contano i singoli Stati: la Francia potrebbe provare a occupare spazi lasciati liberi dagli Stati Uniti, mentre gli altri Paesi europei cercano alternative alla dipendenza da Washington. NATO – Il vertice in Turchia si annuncia complicato. Gli aumenti di spesa militare promessi sono difficili da sostenere e la NATO appare sempre più in “polmone artificiale”, anche per le tensioni tra Grecia, Turchia e Cipro. Ucraina – La guerra in Iran può cambiare anche il fronte ucraino. Putin ha perso la sua carta migliore, cioè l’appoggio politico di Trump; questo potrebbe aprire spazi negoziali, ma sia Mosca sia Kyiv devono fare i conti con le rispettive ali oltranziste. Vaticano – Leone XIV esce rafforzato sul piano simbolico: un papa americano contro la guerra mentre gli Stati Uniti la perdono. Resta da capire se la Chiesa saprà trasformare questo capitale morale in peso politico reale. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Thu, 18 Jun 2026
  • 51 - Israele e Trump fuori controllo

    L’appuntamento di Appunti di Geopolitica è in diretta ogni martedì alle 17.30, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi. Subito dopo, ecco il video per il pubblico di Appunti. In questo episodio: Trump – Donald Trump appare sempre più incapace di controllare la crisi mediorientale. Annuncia accordi imminenti con l’Iran, ma non riesce né a chiudere il conflitto né a imporre una linea a Benjamin Netanyahu, che continua a muoversi secondo una propria agenda. Stati Uniti – La difficoltà americana non riguarda solo Trump, ma il declino della capacità egemonica degli Stati Uniti. Washington resta una potenza enorme, ma senza una direzione politica coerente: non riesce più a disciplinare né gli avversari né gli alleati. Netanyahu – Benjamin Netanyahu sa che Israele non può davvero fare a meno degli Stati Uniti, ma usa lo scontro con Washington per ragioni interne. La guerra resta popolare in Israele e consente alla leadership israeliana di rilanciare il tema della sovranità e della sicurezza contro ogni pressione esterna. Israele – La politica israeliana è spinta da una competizione interna sempre più radicale. Non solo l’estrema destra, ma anche una parte più ampia della classe politica sostiene l’idea che Israele debba andare avanti da solo, anche se questa idea non ha basi materiali senza il sostegno americano. Iran – L’Iran non è stato piegato. Teheran usa lo Stretto di Hormuz come leva negoziale e sfrutta l’incapacità americana di riprendere l’offensiva militare. Trump è in un vicolo cieco: non può ammettere la sconfitta, ma qualunque accordo rischia di essere peggiore di quello abbandonato nel 2018. Repubblicani – La guerra in Iran apre crepe nel Partito repubblicano. Alcuni contestano Trump perché aveva promesso di essere il presidente della pace, altri perché vorrebbero una linea ancora più dura contro Teheran. In mezzo resta la maggioranza opportunista, pronta a seguire chi appare vincente. Midterm – Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti rischiano di diventare un momento di tensione istituzionale. Trump prepara già la narrativa delle elezioni truccate, mentre circolano ipotesi di pressione sui seggi, contestazioni del voto per corrispondenza e uso politico degli apparati. Nato – L’articolo 5 non è un automatismo. I droni russi caduti o sconfinati in Paesi Nato mostrano il rischio di incidenti, ma non bastano a produrre una risposta collettiva. La vera novità è che oggi la garanzia americana appare molto meno credibile. Russia – La Russia mostra segnali crescenti di difficoltà. Gli attacchi ucraini vicino a San Pietroburgo, durante la “Davos russa”, hanno un forte valore simbolico: Mosca può ancora colpire, ma non riesce più a mostrare invulnerabilità. Ucraina – Volodymyr Zelensky prova a sfruttare la debolezza russa e la distrazione di Trump. La lettera a Vladimir Putin serve meno a negoziare davvero che a mostrare sicurezza politica. Ma anche Kyiv ha problemi interni, come indica la necessità di parlare al nazionalismo ucraino più radicale. Guerra in Ucraina – La fine del conflitto sembra possibile solo in due scenari: un congelamento di tipo coreano o un collasso della macchina bellica russa. L’ipotesi di una trattativa classica resta debole, perché né Putin né Zelensky possono presentare una sconfitta come compromesso accettabile. Cina e Corea del Nord – La visita di Xi Jinping a Pyongyang è un segnale importante anche per Mosca. La Russia ha cercato di avvicinare la Corea del Nord per compensare le proprie debolezze, ma la Cina resta l’attore decisivo: tiene in piedi l’economia nordcoreana e può usare Pyongyang come leva contro gli Stati Uniti. Allargamento Ue – L’allargamento dell’Unione europea torna centrale, soprattutto per Ucraina, Montenegro, Albania e Balcani. Ma l’entusiasmo ufficiale nasconde una realtà più fragile: molti governi europei lo sostengono davanti alle telecamere, ma non sembrano pronti a pagarne i costi politici, finanziari e istituzionali. Ucraina nell’Ue – Per Kyiv l’adesione europea ha soprattutto valore simbolico e politico. Può servire a rendere più accettabile una tregua difficile con la Russia, anche in presenza di concessioni territoriali. Ma l’Unione europea non offre le garanzie di sicurezza che l’Ucraina cercava nella Nato. Balcani – L’urgenza dell’allargamento ai Balcani non dipende da una nuova spinta strategica chiara. Serve soprattutto all’Unione europea per mostrare di essere ancora viva e capace di iniziativa. Ma l’ingresso di nuovi Paesi aumenterebbe la complessità decisionale e la redistribuzione dei fondi. Unione europea – Il problema dell’Unione non è solo il numero degli Stati membri, ma la paralisi delle sue istituzioni. Riformarle richiederebbe l’unanimità, cioè proprio il meccanismo che blocca le riforme. Per questo tornano ipotesi di nuove strutture parallele, come un consiglio europeo di sicurezza. Metodo – La puntata mostra ancora una volta che la geopolitica non coincide con la cronaca degli eventi. Ogni crisi va letta dentro una struttura più ampia: il Medio Oriente dentro il declino americano, l’Ucraina dentro la crisi della Russia, l’allargamento dentro l’impotenza istituzionale dell’Unione europea. Prossimi segnali – Le variabili da seguire sono la capacità di Trump di uscire dalla crisi iraniana, la tenuta del rapporto Stati Uniti-Israele, le tensioni interne americane verso i midterm, i segnali di cedimento della Russia, il ruolo cinese sulla Corea del Nord e il vero grado di volontà politica europea sull’allargamento. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

    Wed, 10 Jun 2026
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