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Ciao il mio nome è Stefano Pasotti e faccio il designer. Mi occupo di raccontare il mondo del design a 360 gradi, passando dai designer del passato alle aziende che hanno segnato la storia. Ma non solo. Vi accompagnerò in un viaggio per mostrarvi dall'inizio ad oggi come si è sviluppato il mondo del design. Buon ascolto
- 76 - Rispondo a domande difficili per il mondo del designWed, 24 Apr 2024 - 29min
- 75 - Cosa mi aspetto dal salone del mobile 2024Fri, 12 Apr 2024 - 09min
- 74 - Cosa vedere al fuorisalone del mobile 2024Fri, 12 Apr 2024 - 13min
- 73 - Cosa vedere al salone del mobile 2024Thu, 11 Apr 2024 - 08min
- 72 - Ecco la differenza tra Design e StylingMon, 18 Mar 2024 - 09min
- 71 - Borse fatte d'aria in Aerogel e palle da basket stampate 3D. la frontiera delle nuove tecnologieMon, 18 Mar 2024 - 57min
- 70 - Fare consulenza nel mondo del designWed, 13 Mar 2024 - 08min
- 69 - Come difendere un progetto di design e molto molto altroMon, 11 Mar 2024 - 1h 02min
- 68 - Bella Hadid’s spray-on dress for the Coperni | L'abito spruzzabileMon, 10 Oct 2022 - 10min
- 67 - I bicchieri Smoke progettati da Joe ColomboSat, 14 May 2022 - 06min
- 66 - La multichair progettata da Joe ColomboSat, 07 May 2022 - 04min
- 65 - Intervista alla fondazione Vico Magistretti, con la fantastica nipote Margherita Pellino
Ciao! Qui trovate la chiacchierata fatta con Margherita Pellino nipote di Vico Magistretti e curatrice dello studio Magistretti.
Trovate la parte video al seguente link
https://www.youtube.com/watch?v=kP2De7aYiG0&t=689s
Mon, 02 May 2022 - 1h 14min - 64 - La sedia universale progettata da Joe Colombo per kartell | Design del prodotto industriale
La sedia Universale 4867 di Joe Colombo
Ciao oggi parliamo di un prodotto realizzato da Joe Colombo Si tratta una sedia chiamata 4867 o Universale, realizzata in ABS per la Kartell I suoi progetti infatti attirarono il forte interesse di Giulio Castelli dellaKartell appunto, che decise di sostenere le sue idee investendo finanziariamente. Nel 1965, la sua sedia Universale fu una delle prime ad essere stampata in un unico materiale e cioè l’ABS come vi dicevo prima. I suoi oggetti partono principalmente dalla tecnologia che deve essere applicata, e non il contrario Questo particolare vi fa comprendere immediatamente il calibro del Designer in questione La seduta è stampata ad iniezione plastica una tecnologia in forte espansione per il periodo così come il materiale stesso Joe Colombo disegnava ogni parte che componeva i suoi oggetti, fino ai più insignificanti dettagli. In questo caso abbiamo una seduta composta principalmente da 3 stampi per la versione base: La parte superiore realizzata in monoblocco, una sola gamba, ed i piedini sottostanti. Ora analizziamo tutto nel dettaglio. Ogni componente è realizzato ad iniezione plastica e quindi significa che della plastica viene iniettata allo stato fuso all’interno di uno stampo in acciaio. La plastica rimane all’interno fino a quando non si è completamente solidificata, dopodichè apriamo lo stampo e togliamo il nostro oggetto che sarà un semilavorato perché potrebbe avere alcuni difetti sui bordi. Lo stampo è sempre più grande in media del 3% rispetto all’oggetto perché deve prevedere il ritiro elastico del materiale: significa che quando passa dallo stato liquido a quello solido tende a rimpicciolirsi. In più dobbiamo tenere in considerazione l’angolo di sformo ed i sottosquadri. Ve la faccio breve, e se vi interessa questo argomento cliccate qui sopra e vi apparirà il video dello stampaggio ad iniezione plastica. Cmq dobbiamo estrarre facilmente il nostro oggetto dallo stampo e quindi sono stati fatti degli accorgimenti per poterlo fare. Tornando alla nostra seduta, la parte superiore è in monoblocco e presenta dei dettagli come il foro centrale che serve per spostare facilmente l’oggetto, e volendo per scolare l’acqua nel caso lasciamo la nostra seduta all’esterno. Possiamo optare per differenti colori semplicemente cambiando i polimeri plastici che vengono inseriti. Ora perché all’inizio ho parlato di un corpo superiore, una singola gamba ed il piedino sottostante? Perché gli stampi ad iniezione plastica sono costosissimi, possono arrivare ad alcune centinaia di migliaia di euro e qui c’è un incredibile accortezza del designer e dell’ufficio tecnico dell’azienda. Se guardate gli schizzi fatti da Joe Colombo, notiamo immediatamente che aveva immaginato questo oggetto come MODULARE con le gambe che si smontavano. Il dettaglio della gamba è fondamentale perché lo stampo era uno solo e poteva semplicemente essere ruotato per l’utilizzo in altre posizioni della seduta, ed in questo modo abbiamo un risparmio notevole in termini di costi stampo. Inoltre possiamo sostituire le gambe con altre dando altezze differenti per creare la seduta per bambini oppure uno sgabello.Sat, 23 Apr 2022 - 05min - 63 - La lampada Acrilica progettata da Joe Colombo per OluceCiao! Oggi parliamo di una lampada disegnata dai fratelli Colombo ed uscita sul mercato nel 1962 con l’azienda Oluce Più precisamente si chiama Colombo 281 ed è il primo progetto di Joe Colombo per Oluce, l’unico condotto a quattro mani con il fratello Gianni. Per essere proprio super pignoli, il primo prototipo presentato dai fratelli all’azienda si chiamava C. Il modello, realizzato nel 1962 e nato semplicemente come 281, verrà soprannominato in seguito ”Acrilica”, richiamando il materiale principe di questo oggetto e lo straordinario utilizzo che ne viene fatto con la 281. In sostanza si tratta di una lampada costituita da due materiali: il metallo per la base, dalla quale esce un tubo di luce, ed il corpo realizzato in plastica, più precisamente il metacrilato PMMA. Infatti La forma e l’importante spessore della curva che compone la 281 permette, grazie alle proprietà di conduzione, che la luce di una lampadina fluorescente contenuta all’interno della base in acciaio verniciato risalga lungo il corpo trasparente arrivando ad illuminare la testa. E’ incredibile pensare come questo oggetto abbia in sostanza anticipato il concetto della fibra ottica, perché la luce che viene emanata dal basso viene condotta fino all’estremità superiore, andando contemporaneamente ad illuminare tutto il corpo. Parliamo di un prodotto estremamente complesso da realizzare, perché le dimensioni della plastica sono veramente importanti, così come la lavorazione di piegatura dello stesso, ma come avviene?? Prendiamo un piano in metacrilato e lo andiamo a scaldare per renderlo malleabile, dopodichè viene posizionato su di una cassaforma simile alla termoformatura, che va a dare la forma finale appunto. Mantiene quella posizione fino a quando non si è completamente solidificato. Ora detto così sembra riduttivo, ma credetemi è stato un vero e proprio bagno di sangue realizzarla, soprattutto per il fatto che la luce non usciva in maniera corretta, quindi il risultato finale è dovuto ad una serie infinita di prove fatte sul campo per riuscire ad ottenerla. La cosa brutta è proprio il fatto che per capire se un prodotto va bene oppure no, bisogna arrivare all’ultima fase, e cioè l’installazione della luce. La cosa peggiore che può accadere, è che si formi quella che viene chiamata ghiacciatura interna del blocco: in sostanza sono dei piccoli segni che possono crearsi: quando noi accendiamo la lampada vedremo immediatamente quella tipologia di difetto presente sulla lampada, andando a rovinare l’effetto finale, e quindi viene scartato. Tornando alla tecnologia, una volta estratto dalla cassaforma, viene lucidato a mano per togliere i possibili difetti superficiali. Ancora oggi viene fatto manualmente per curare ogni singolo dettaglio, anche perché ogni prodotto è indipendente e potrebbe presentare delle piccole differenze con il prodotto precedente. Ha un costo elevato sul mercato, ed ha un numero limitato di pezzi venduti durante il corso dell’anno.Sat, 16 Apr 2022 - 05min
- 62 - La Tube Chair progettata da Joe Colombo | Design del prodotto industrialeSat, 09 Apr 2022 - 04min
- 61 - Il maestro del design Joe Colombo
Trovi il video completo qui
https://youtu.be/3-h24ImcXoE
Ciao!
Oggi parliamo di un dei più importanti maestri del design italiano, scomparso purtroppo prematuramente a 41 anni. Joe Colombo, pseudonimo di Cesare Colombo (Milano, 30 luglio 1930 – Milano, 30 luglio 1971), è stato un designer e architetto italiano. È noto per il suo stile definito "futuribile", caratterizzato da forme insolite e originali, abbinate a sistemi d'arredo dinamici e flessibili, spesso contraddistinti per la predominanza di moduli, metalli e colori sgargianti. In questo video farò degli accenni ad alcuni prodotti, e successivamente li analizzeremo nel dettaglio come facciamo sempre Ora un pò di informazioni canoniche: Nato il 30 luglio 1930, era il secondogenito di una famiglia benestante di Milano. Ebbe due fratelli; suo padre Giuseppe era un imprenditore che ereditò un'azienda di nastri e la trasformò in una manifattura di conduttori elettrici. Non si approciò direttamente al mondo del design, infatti la sua formazione avvenuta tra il 1949 ed il 1955 era legata al mondo della pittura e scultura d’avanguardia Si diplomò all'Accademia di belle arti di Brera. In questo periodo si unì al Movimento Nucleare, partecipando nel biennio 1952-1954 a diverse mostre con altri artisti come Enrico Baj, Sergio Dangelo, Lucio Fontana e Bruno Munari. Tutti domi che successivamente influenzeranno il mondo dell’arte, del design e dell’architettura Nel 1953 Colombo entrò nel mondo del design creando un soffitto decorativo per il Jazz Club "Santa Tecla" di Milano, e l'anno dopo curò il suo primo allestimento: le "Edicole Televisive", una serie di stalli espositivi per televisori, esposti alla X Triennale di Milano. Queste due esperienze modificarono profondamente il suo modo di vedere il mondo che lo circonda, e successivamente si iscrisse al Politecnico di Milano alla facoltà di architettura, che però abbandonò nel 1955.Sat, 02 Apr 2022 - 15min - 60 - Pio Manzù il designer della FIAT 127 | Design del prodotto industrialeWed, 23 Mar 2022 - 55min
- 59 - Posate Salvinelli | Design del prodotto industrialeMon, 14 Mar 2022 - 1h 27min
- 58 - La lampada Atollo progettata da Vico Magistretti per l'azienda Oluce
La lampada Atollo
La lampada Atollo è un altro capolavoro del design ideato da Vico Magistretti per l’azienda Oluce Progettata e realizzata del 1977 per l’azienda Oluce Basata, come avviene in tanti altri oggetti d'illuminazione disegnati da Vico Magistretti, sull'essenzialità della geometria assoluta, Atollo è emblematica di una semplicità di pensiero e di gesto tipica del progettista, impegnato nella costante ricerca di coniugare soluzioni formali semplici con effetti luminosi. La lampada da tavolo a luce diretta e diffusa, con intensità variabile, è composta da un basamento cilindrico, che termina a cono, e regge una calotta semisferica (come quella di Sonora) che appare sospesa. L'uso dell'alluminio verniciato fa si che la calotta esterna rimanga in ombra mentre la luce interna si diffonde sull'elemento conico e, parallelamente, sul basamento cilindrico. L'essenzialità e il rigore geometrico della composizione vengono enfatizzati dal trattamento degli elementi tecnici che rimangono nascosti, come avviene costantemente nella ricerca di Vico Magistretti a partire dalla lampada Mania, una delle prime realizzazioni del designer, del 1963. Atollo vince il Compasso d'oro ADI nel 1979, ed è ancora oggi in produzione nelle diverse varianti dimensionali, in metacrilato e vetro che producono anche luce diffusa, prodotte a partire dal 1988. La calotta viene realizzata attraverso la tornitura in lastra,che abbiamo visto con la lampada Sonora, ed il corpo può essere realizzato sia con questa tecnica che con la punzonatura ed imbutitura. Da qui otteniamo dei semilavorati che possiamo definire attraverso la verniciatura, a spruzzo, a polvere, può essere cromata, o addirittura applicata una finitura in PVD che è meno pericolosa della cromatura. Tutto qui, questa è una lampada incredibile che ancora oggi viene venduta, e non segue le mode del momento. Può essere applicata ovunque, ed in qualsiasi stile, e starà sempre bene Alla prossima CiaoSat, 26 Feb 2022 - 05min - 57 - La lampada Eclisse progettata da Vico Magistretti per Artemide | Design del prodotto industrialeEclisse, disegnata da Vico Magistretti nel 1965, ha vinto il Compasso d'Oro nel 1967 ed è diventata la rappresentante del design italiano nel mondo. La lampada da notte e da parete Eclisse rappresenta la possibilità di rispondere con semplicità a una esigenza di tipo pratico, la regolazione della luce, soddisfacendo al contempo a criteri di accessibilità economica e minimo ingombro. Ispirata dalla tradizionale lanterna cieca, quella di Jean Valjean nei Miserabili, nella quale la luce filtra attraversando un foro circolare regolabile mediante uno schermo girevole, Eclisse è composta dalla giustapposizione di tre calotte semisferiche: una funge da base, la calotta esterna è fissa e al suo interno ruota la terza calotta mobile, girevole su un perno, che attraverso il suo movimento permette di graduare il flusso luminoso. Attraverso la composizione di geometrie elementari la luce risultante produce un l'effetto di una eclisse solare. Lampada a luce diffusa e diretta, di facile manutenzione, infrangibile e stabile, fu prodotta inizialmente in alluminio, materiale facilmente formabile su stampi semisferici. Il surriscaldamento delle parti metalliche utili per la regolazione della luce venne successivamente risolto con l'introduzione di una ghiera in plastica che permette di evitare il contatto tra le dita e il corpo metallico. La lampada è oggi prodotta in acciaio con elementi in tecnopolimero. Corpo in metallo verniciato disponibile nei colori bianco, rosso, arancione o giallo e in versione PVD, realizzate con un innovativo e sostenibile processo di deposizione sottovuoto di metallo (“sputtering”), disponibile in nero, ottone, rame o mirror. Dal punto di vista del rispetto ambientale questa nuova finitura è una delle tecnologie di rivestimento più pulite: impiega solo metalli non dannosi per la salute e azzera completamente tutte le emissioni ed in particolare quelle nell’atmosfera di acido solforico e cianuri, normalmente prodotte dai processi galvanici. Ancora oggi ha un enorme successo di vendita e vinse nel 1967 il prestigioso premio Compasso d'Oro con la seguente motivazione: «La Commissione stima che l'oggetto presentato abbia la doppia qualità di un alto valore progettistico-estetico e di una possibile diffusione di massa. Sottolinea inoltre la novità nella soluzione tecnica che, attraverso un semplice movimento a schermo rotante, gradua l'intensità dell'erogazione luminosa.» (in Ottagono 8, 1968) Eclisse fa parte della collezione permanente dei più importanti Musei del design, tra cui il MoMa di New York e il Triennale Design Museum di Milano. Tutto qui, prodotto estremamente semplice dal punto di vista estetico, funzionale, sicuramente ha richiesto del tempo per la sua industrializzazione, perché una cosa è rendere il prodotto artigianale, un’altra è industrializzarlo.Sat, 19 Feb 2022 - 05min
- 56 - Vico Magistretti il maestro del design italianoCiao! Oggi parliamo di un maestro del design chiamato Vico Magistretti. All'anagrafe Ludovico Magistretti. Ha segnato profondamente questa professione, attraverso oggetti che vengono venduti ancora oggi, come ad esempio la lampada Atollo, oppure la lampada eclisse. Ma andiamo con ordine, prima parliamo della sua vita, e poi ci concentriamo sui progetti. Innanzitutto cominciamo con il dire che molte delle informazioni legate alla sua vita sono state riprese direttamente dal sito www.vicomagistretti.it, dove si possono trovare una marea di informazioni. Ludovico Magistretti nasce a Milano il 6 ottobre 1920. Proviene da una famiglia di architetti da molte generazioni:il suo bisavolo Gaetano Besia ha costruito il Reale Collegio delle Fanciulle Nobili a Milano; suo padre, Pier Giulio Magistretti, ha partecipato alla progettazione dell’Arengario di piazza del Duomo. Vico frequenta il liceo classico Parini e si iscrive, nell'autunno del 1939, alla Facoltà di Architettura delRegio Politecnico di Milano. Dopo l’8 settembre 1943, durante il servizio di leva,per evitare la deportazione in Germania, si allontana dall’Italia e si trasferisce in Svizzera dove ha modo di seguire alcuni corsi accademici presso il Champ Universitaire Italien di Losanna, istituito nella locale università. Durante la permanenza nella città elvetica incontra Ernesto Nathan Rogers, fondatore dello studio BBPR rifugiato in Svizzera a causa delle leggi razziali. Sarà questo un incontro chiave per la formazione intellettuale e professionale di Magistretti, che riconosce nell’architetto triestino il proprio maestro. Nel 1945 torna a Milano, dove il 2 agosto si laurea in Architettura presso il Politecnico. Inizia subito l'attività professionale, insieme all’architetto Paolo Chessa, nello studio del padre, Pier Giulio, scomparso prematuramente nello stesso anno. Qui, nel piccolo studio paterno, lavorerà per tutta la vita con la collaborazione di un unico straordinario personaggio, il geometra Franco Montella. Tra il il 1949 ed il 1955 partecipa alla ricostruzione di Milano attraverso numerose opere architettoniche, come ad esempio le case per i reduci d'Africa e la chiesa di Santa Maria Nascente Nel 1946 partecipa alla mostra della R.I.M.A. (Riunione Italiana per le Mostre di Arredamento), tenutasi presso il Palazzo dell’Arte, con alcuni piccoli mobili quasi self made e successivamente, nel 1947 e nel 1948 , insieme a Castiglioni, Zanuso, Gardella, Albini e altri, partecipa alle mostre organizzate da Fede Cheti, creatrice di tessuti per l’arredamento, nel proprio atelier. ANNI 50 Gli anni ‘50 sono densi d’iniziative e di proposizioni innovative da parte del giovane architetto che, in breve tempo, si conferma come una delle più brillanti presenze fra gli esponenti della "terza generazione", anche grazie alla realizzazione di due significativi edifici a Milano: la Torre al Parco in via Revere (1953-56, con Franco Longoni) e il palazzo per uffici in corso Europa (1955-57).Sat, 12 Feb 2022 - 19min
- 55 - La lampada Falkland di Bruno Munari per Danese ed Artemide | Design del prodotto industriale
Trovate il contenuto audio al seguente link
https://youtu.be/7xJmdJZC2jQ
Questo video non può che cominciare con una frase detta dallo stesso Bruno Munari, e cioè: un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. Noi non facciamo lampade signore, vedrete che lo farete Questo è l'esordio di uno dei prodotti più iconici, realizzati da Bruno Munai E’ una lampada a sospensione disegnata da questo progettista nel 1964 E’ composta da una maglia elastica tubolare, prodotto di un calzificio, che prende forma grazie all'inserimento di alcuni anelli metallici di diverso diametro, posti tra loro a distanze prestabilite Considerate che è stata talmente importante da meritarsi un posto all’interno del MoMA di NY nel dipartimento Architecture and Design Se la cercate, è ancora in vendita da due produttori: l’azienda Danese Milano ed Artemide, con due varianti: Altezza: 85 cm, base inferiore: 40 cm Altezza: 53 cm, base inferiore: 40 cm Piccolo appunto, la richiesta del prodotto è arrivata da Danese, ed il nome Falkland, è un omaggio all’isola omonima che vive prevalentemente di pesca L’aspetto cmq è molto naturale e richiama le canne di bamboo Ma come è nata questa lampada? Il Designer si è ispirato alla cultura giapponese, con la quale sentiva affinità. Fece diversi viaggi in quel territorio, rimanendo affascinato dalla cultura, e dallo stile Caso vuole che l’azienda gli affidò il compito di realizzare una lampada, che doveva avere le seguenti caratteristiche: la buona qualità della luce, la funzionalità oltre che l’estetica e la componente decorativa. Munari voleva realizzare una lampada da soggiorno di costo limitato, facile da montare, di grande volume quando era in uso e di piccolissimo volume quando era in magazzino. Una lampada, insomma, pratica, resistente e lavabile. Considerate che di questo tipo ne esistevano poche all’epoca. E considerate un altro fatto: il designer ha studiato ogni parte di questo oggetto, dall’utilizzo allo stoccaggio in magazzino. Le poche che esistevano in commercio erano fatte di carta, e di conseguenza molto fragili. Munari si concentrò dunque sulla ricerca di un materiale che non ingiallisse, che facesse passare la luce, che costasse poco. Si recò nelle industrie di maglieria dove si producevano tubi di maglia elastica, con l’intento di sperimentare le forme che ne potevano derivare dalla modifica della stessa e per studiare il comportamento della filanca affiancata ad una sorgente luminosa. La forma che si genera è naturale e deriva dall’elasticità del materiale La lampada, quando sospesa, raggiunge 1.60m di altezza, per poi compattarsi nella sua confezione alta pochi centimetri. Ciò è reso possibile proprio grazie all'utilizzo di un tubolare di calza da donna color bianco, lungo 150 cm e largo 15 cm. Il tubolare viene allargato da 7 cerchi metallici di diametri diversi, posti a distanze prestabilite. Il risultato è una forma allungata che ricorda i fusti del bambù. Sono a distanze predisposte ed indipendenti l’una dall’altra perchè all’interno delle maglie, ci sono degli attacchi che permettono il bloccaggio. Il tubo con gli anelli è poi appeso a un riflettore di alluminio, che riprende la forma delle curve e porta una sola lampadina. La luce, che filtra dal tubo elastico, grazieSat, 05 Feb 2022 - 06min - 54 - La scimmia Zizi di Bruno Munari che vinse il compasso d'oro | Design del prodotto industriale
Trovate la parte video al seguente link
https://youtu.be/Lgyuc59X4SQ
Il titolo è perfetto, una scimmia che vinse il compasso d’oro. Ora guardandola nella copertina sembra un oggetto banale, qualcosa di già visto e rivisto, maaaaa Nel 1953 il genio creativo di Bruno Munari incontra un materiale allora innovativo prodotto da Pirelli-Pigomma, il poliuretano. Nasce una incredibile sperimentazione di grande successo, premiata anche con il Compasso d’Oro. Una scimmietta di poliuretano marrone, con un simpatico muso bianco dipinto a mano, e uno scheletro metallico che le permette di contorcersi, arrampicarsi e assumere qualsiasi posizione. la scimmietta Zizì di Bruno Munarirappresenta la semplice genialità del designer e il suo metodo didattico basato sull’imparare giocando. Zizìè un gioco-azione, che consente al bambino di essere attivo e partecipe. Con i suoi progetti vuole coinvolgere l’utente e risvegliarne l’immaginazione, esortare la sperimentazione e l’attività artistica. Per Munari i bambini erano il pubblico ideale, perché privo di preconcetti. “Se una cosa non gli piace lo dicono subito senza tanti complimenti. Se anche gli uomini fossero così, sarebbero semplificati molti rapporti,” scriveva il designer. Appena uscito il giocattolo di design riscontrò un grande successo, tanto da ricevere il Compasso d’Oro. E qui trovate le motivazioni: “Normalmente i giocattoli sono delle riduzioni ‘veristiche’ o infantilizzate di mezzi meccanici, o imitazioni egualmente veristiche, o infatilisticamente ironizzate, di animali o di figure umane. Questo piccolo quadrumane di Bruno Munari, edito della Pigomma, al quale è attribuito il Premio ‘La rinascente Compasso d'Oro 1954’, rappresenta invece una interpretazione del carattere del ‘personaggio’, che ha raggiunta una essenzialità formale, nell'impiego tipico della materia, la gommapiuma articolata da una armatura di filo d’acciaio, che consente il divertimento di una infinità di atteggiamenti. Questo giocattolo appartiene ad una categoria elevata, che l'ha fatto oggetto di un interesse intellettuale.” La scimmietta Zizì, originariamente prodotta nel 1952 da Pigomma, è stata rimessa in produzione nel 2001 nella versione approvata da Munari nel 1997 da dell’Arredamento; nel 2013 la Permanente Mobili di Cantù ha acquisito i diritti di riproduzione. Il fratello maggiore di Zizì era il gatto Meo Romeo, con cui nel 1949 è iniziata la collaborazione tra Munari e Pirelli-Pigomma. Entrambi interpretano creativamente una conquista tecnologica, rispondendo in modo imprevisto e giocoso alle richieste della clientela. Entrambi sono considerati delle vere e proprie icone del design italiano.“Era nata da poco la gommapiuma con la quale venivano realizzati materassi e imbottiture varie. Un giorno un dirigente della Pirelli mi chiede: ‘Che cosa si può fare con la gommapiuma oltre che materassi?’ – racconta Munari – mi feci dare dei campioni di questo nuovo materiale e cominciai una sperimentazione, per capire quali altre cose si potevano progettare in modo che l’oggetto progettato fosse coerente col materiale e con le sue qualità. La qualità più evidente si manifestava attraverso il tatto. Un qualunque pezzo di gommapiuma, manipolato da un bambino,
Sat, 29 Jan 2022 - 06min - 53 - Il posacenere cubo di Bruno Munari | Design del prodotto industriale
Il posacenere Cubo di Bruno Munari
Trovate la parte video al seguente Link
https://youtu.be/p5KqRSpZxHg
Alcune delle informazioni che vi indicherò oggi sono tratte da sue lezioni tenute nel 1992 a Venezia, e devo ringraziare chiunque le abbia caricate, perchè queste sono testimonianze insuperabili Questo oggetto è del 1957 e realizzato da Bruno Munari per l’azienda Danese, situata a Milano Il posacenere cubico era nato in realtà da uno sbaglio: un profilato in alluminio a sezione quadrata tagliato e chiuso alla base, ed il consueto lamierino infilato all’interno. L’idea era quella di nascondere visivamente lo sporco e a detta di Bruno Munari: quando è stato progettato era normale fumare a tavola, e quindi di trovava di solito sul tavolo un piatto cibo, ed un piatto di cicche (o mozziconi di sigarette) Si era dimenticato l’aspetto psicologico, e cioè: quando uno fuma si aspetta un posacenere con i mozziconi visibili, mentre in quel caso non si vede nulla, e sembra un pezzo di arredo Ci furono anche persone che hanno ricevuto in regalo questo oggetto e non capivano cosa fosse di preciso. L’idea di fare il corpo in lamierino in realtà è stato sostituito con il melamminico, perché il lamierino si scaldava troppo, per l’uso. Ora non è che scottava, ma non andava sicuramente bene per gli standard dell’epoca. La melammina è insieme alla formaldeide la materia prima per la preparazione delle resine melamminiche Si tratta di plastiche termoindurenti, che solitamente vengono utilizzate per il campo alimentare: incolore e inodore, resistente all'acqua, agli agenti chimici, all'abrasione, al calore e con una notevole trasparenza alle radiazioni luminose soprattutto nel violetto. Essendo un materiale termoindurente, una volta prodotti, non possono essere fusi senza andare incontro a degradazione chimica, letteralmente si carbonizzano, Però, sono molto resistenti al calore, il che lo rende perfetto per il nostro posacenere Questa plastica si presta alla colorazione, quindi inizialmente era stato realizzato con colori forti come il giallo ed il rosso, declinato poi oggi in Nero, bianco arancione. Ma perché il designer voleva dei colori del genere inizialmente? Perché voleva che si vedesse immediatamente sul tavolo, e che non ci fosse la possibilità di buttare la cenere oppure il mozzicone a terra. Il corpo cubico ha chiaramente un lato aperto per permettere l’inserimento del lamierino. Le pareti del corpo principale, in realtà non sono perfettamente dritte, ma hanno una leggera inclinazione a V quasi impercettibile, che serve a far uscire agevolmente il pezzo dallo stampo. Infatti il corpo è realizzato in stampaggio ad iniezione plastica Il lamierino che viene inserito invece è di alluminio anodizzato, e piegato utilizzando una pressa. Questo lamierino è posizionato in maniera tale che possiamo appoggiare la sigaretta, oppure buttare la cenere ed il mozzicone una volta finita. L’interno crea una sorta di camera che blocca l’aria permettendo al mozzicone che fosse ancora acceso di spegnersi agevolmente. L’unico inconveniente in questo caso è la pulizia: dobbiamo alzare il lamierino per togliere tutto il mozzicone, e di conseguenza rischiamo di sporcare tutto se non prendiamo le giuste precauzioni. Tutto qui, questo è un pezzo intramontabile che viene venduto ancora oggi.Sat, 22 Jan 2022 - 08min - 52 - Bruno Munari | Un dei maestri del Design | Design del prodotto industriale
Bruno Munari
Trovate la parte video al seguente link
https://youtu.be/rmxMK_W8Jy4
Ciao! Oggi parliamo di un designer estremamente creativo chiamato Bruno Munari Chi l'ha conosciuto personalmente, parla di un uomo che “riusciva a far diventare bambini gli adulti e viceversa” attraverso i suoi progetti legati al mondo del design, ed all’istruzione.Ora un pò di informazioni canoniche: Bruno Munari è nato Milano il 24 ottobre 1907 – ed è scomparso sempre a Milano, 29 settembre 1998 E’ stato un artista, designer e scrittore italiano. Ha dato un contributo fondamentale in diversi campi dell'espressione visiva (pittura, scultura, cinematografia, disegno industriale, grafica) e non visiva (scrittura, poesia, didattica) con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco Fu un vero sperimentatore di forme e tecnologie I suoi oggetti contengono sempre un valore educativo Un sistema per far scoprire all’utilizzatore finale un modo per vivere in maniera civile. Ad esempio il posacenere Cubo per Danese, nasconde la cenere e la sigarette che si vedrebbe normalmente, ed utilizzando dei colori molto accesi, per renderlo subito trovabile, evitando di gettare la cenere ed il mozzicone in giro Per Munari è stato fondamentale il rapporto diretto con il pubblico più che con l’industria Ha anticipato l’idea di un design multimediale Secondo lui il suo compito era quello di unire il gioco con la tecnica, il caso con la regola, l’equilibrio degli opposti Era proprio l’insieme di un progettista estremamente rigoroso, e di un artista, dotato di un'ironia inesauribile Nato a Milano, Bruno Munari passò l'infanzia e l'adolescenza a Badia Polesine, dove i suoi genitori gestivano un albergo. Nel 1925 tornò a Milano per lavorare in alcuni studi di grafica. domina la scena milanese degli anni cinquanta-sessanta; sono gli anni del boom economico in cui nasce la figura dell'artista operatore-visivo che diventa consulente aziendale e che contribuisce attivamente alla rinascita industriale italiana del dopoguerra.Sat, 15 Jan 2022 - 12min - 51 - Quattro chiacchiere con il Designer Valerio Cometti di V12 Design | Design del prodotto industrialeSat, 08 Jan 2022 - 1h 32min
- 49 - Il Televisore ALgol di Richard Sapper e Marco Zanuso | Design del prodotto industrialeQuesto è certamente il televisore più iconico che sia mai stato progettato. E’ un televisore portatile, ed è sicuramente invecchiato molto bene, così come un buon vino. E’ del 1964 e progettato in collaborazione tra due incredibili designer: Marco Zanuso e Richard Sapper per l’azienda Brionvega Pare che questo modello sia stato rimesso in produzione e quantomeno l’azienda sto rigenerando alcuni modelli, ovviamente con le tecnologie odierne, ma comunque mantenendo inalterata la struttura esterna dell’oggetto. Questo prodotto si adatta perfettamente alle esigenze dell’utente finale: è portatile come dicevo prima e lo schermo è stato inclinato verso l’alto, in maniera tale da poter vedere perfettamente la televisione anche appoggiandolo a terra, oppure stando in piedi e mettendo l’oggetto sul piano della cucina. Marco Zanuso e Richard Sapper lavorarono per riuscire a creare un prodotto estremamente semplice e funzionale. Cito Marco Zanuso: sembra che la forma ricordi un cagnolino mentre punta il muso verso l’alto guardando il padrone. Pensate che questo è stato realmente il primo televisore portatile, ed infatti la primissima versione era a batterie (poi tramutato in filo abbastanza lungo) Ed un progetto del genere è arrivato da due persone che non erano in realtà designer industriali: praticamente in Italia non esisteva questo tipo di facoltà. Infatti Zanuto era un architetto, mentre Sapper aveva studiato filosofia, economia ed ingegneria. Il fatto di arrivare da realtà diverse ha dato modo di sviluppare un prodotto come il televisore Algon in grado di adattarsi ai bisogni del cliente. Capiamoci: quando guardiamo un televisore fisso, siamo comunque costretti a guardarlo nella stessa stanza, mentre in questo caso la possiamo portare ovunque con noi. La Algol fu l’evidente evoluzione del televisore Doney 14 di Brionvega del 1962 progettato dagli stessi Marco Zanuso e Richard Sapper (altro compasso d’oro) Tornando alla Algol I designer collocarono i tasti di controllo e l’antenna alla giunzione della parte inclinata con il corpo vero e proprio del televisore, creando così una semplice unità organica e permettendo di trovare facilmente i tasti anche al buio, giusto per farvi capire quanto siano fondamentali i particolari da analizzare in un oggetto.Sat, 25 Dec 2021 - 05min
- 48 - Il telefono grillo di Richard Sapper e Marco Zanuso | Design del prodotto industrialeOggi parliamo del Telefono Grillo Grazie al suo stile il telefono Grillo (progettato nel 1966 per la società italiana Siemens da Marco Zanuso e Richard Sapper) rivoluzionò per sempre l’aspetto del telefono. E’ diventata una vera icona per le generazioni future, ed ovviamente di ispirazione per le aziende più importanti del periodo. Tanto per farvi un esempio: io sono nato nel 1986, da adolescente c’erano due telefoni che tutti volevano: il mitico Nokia 3310 ed il Motorola StarTac che si chiudeva a conchiglia. Quel Motorola si è ovviamente ispirato al progetto di Richard Sapper e Marco Zanuso. Una nota doverosa: riprende la forma del Trimline di Henry Dreyfuss del 1965 in cui il telefono si stacca da una base per essere preso in mano. Ma rimane comunque una cornetta rigida, mentre per quanto riguarda il telefono Grillo, il corpo rimane tutto unito, e la cornetta letteralmente si apre e chiude. Quando il telefono è chiuso su un piano di appoggio assomiglia ad una conchiglia, non lasciando trapelare alcuna indicazione circa il suo vero utilizzo. Quando si prende in mano, c’è un’apertura a scatto che attiva di conseguenza il ricevitore e che mostra un disco combinatore di dimensioni ridotte. Per chi non lo sa il disco combinatore è il classico disco dei telefoni precedenti a quelli con il tasto ben visibile. Qui per comporre il numero dovevi infilare il dito dove c’era la fessura apposita e ruotare fino a raggiungere il fine corsa. Così per tutti i numeri. Direi un’operazione abbastanza lunga ma funzionante. Il cavo del telefono terminava con una presa in plastica sagomata, all’interno della quale era collocata la suoneria dal caratteristico ronzio, a cui il telefono deve il suo nome. Tale presa era realizzata nel medesimo colore del ricevitore: si trattava di un ulteriore accorgimento pensato per un pubblico sempre più esigente in fatto di dettagli stilistici, e di fatti nessuno guardava a quell’elemento, perchè spesso rimaneva nascosto. Oltre a essere uno dei primi telefoni in plastica, nel quale ricevitore e disco combinatore erano alloggiati in una stessa unità, con le sue dimensioni ridotte il telefono Grillo ha inaugurato un nuovo procedimento innovativo, e cioè quello dell’azione di chiudere il telefono per terminare una telefonata. Questo oggetto è stato premiato nel 1967 con il Compasso d’Oro, non solo ha ispirato generazioni intere di telefoni fissi, ma la sua influenza sopravvive ancora oggi nel design dei telefoni cellulari, soprattutto in quelli degli anni novanta come vi dicevo prima. La disponibilità di nuovi materiali, i progressi tecnologici e la crescente diffusione in ambiente domestico hanno portato, negli anni Sessanta, all’ideazione di un concetto di apparecchio telefonico di dimensioni ridotte, meno ingombrante e che offrisse una maggiore libertà nella ricerca di forme e colori nuovi. Il nuovo telefono non era pensato più per essere “fisso”, invariabilmente collocato sulle pareti o posato su un ripiano dell’ingresso o del corridoio, ma mobile, facilmente trasferibile da una stanza all’altra, e con una linea estetica tale da renderlo parte complementare dell’arredo. Gli obiettivi del progetto erano la comodità d’impiego, un ingombro il più possibile limitato, una linea estetica e funzionale in grado di adattarsi in ogni ambiente. Seguendoquesti principi, tutti gli elementi funzionali dell’apparecchio telefonico – disco combinatore, gancio commutatore e tasto, microfono e ricevitore – vennero riuniti in un corpo unico.Sat, 18 Dec 2021 - 06min
- 47 - La lampada Tizio di Richard Sapper e progettata per l'azienda Artemide | Design del prodotto industrialeTizio è una lampada da scrivania progettata dal designer tedesco Richard Sapper nel 1972 per l’azienda d’illuminazione Artemide. Si tratta di una delle icone del design italiano. Considerate che è esposta nei più importanti musei del mondo tra i quali: Museum of Modern Art, Metropolitan Museum e Victoria and Albert Museum Una lampada che ha realmente rivoluzionato il mercato dell’illuminazione grazie all’unione dell’ingegno di Sapper e di un azienda estremamente all’avanguardia come Artemide. Il nome Tizio così particolare, si deve ad Ernesto Gismondi, il fondatore dell’azienda Artemide, perché era convinto di riuscire a soddisfare le esigenze di chiunque, ed in Italia esiste proprio una frase per esprimere chiunque, e cioè: convincere Tizio Caio e Sempronio. Questa lampada nasce da una chiacchierata tra Ernesto Gismondi e Richard Sapper: il fondatore di Artemide nel 1970 propose di far disegnare una lampada da scrivania. Sapper progettò questo oggetto partendo dalla risoluzione dei suoi problemi lavorativi utilizzando questi prodotti. Cito testualmente “Volevo una lampada da disegno che avesse un ampio raggio di movimento, e che, nonostante questa caratteristica, fosse poco ingombrante” Inoltre un ottimo vantaggio di questa lampada è che illumina direttamente la superficie sottostante e senza costringere il disegnatore a stare troppo lontano o vicino al riflettore. Quindi come vedete ha una struttura flessibile che può essere spostata con una sola mano, per direzionare meglio la luce. Internamente sfrutta le tecnologie migliori dell’epoca che era la lampadina alogena, e la struttura pur essendo così minimale ha un centinaio di componenti al suo interno. Considerate che la lampada è uscita nel 1972 come lampada da tavolo, ma divenne un componente essenziale per l’arredo di interni, sia negli studi high-tech degli anni '60 che nei loft degli anni ’90 La lampada Tizio è conosciuta in tutto il mondo, ed ancora in produzione oggi, considerate che viene utilizzata all’interno di moltissimi film. E’ uno dei tanti progetti realizzati da Sapper che rappresenta a pieno la sua filosofia progettuale, e cioè funzionalità ed eleganza del "Made in Italy” Ora passiamo a parlare tecnicamente di questo prodotto: E’ una lampada in metallo ed è costituita da due coppie di bracci paralleli che permettono un'ampia serie di posizioni. La stabilità di queste posizioni è determinata da contrappesi in acciaio fissati alle estremità delle coppie di bracci. Quindi sta tutto completamente in equilibrio Per quanto riguarda l'illuminazione, Tizio è dotata di una lampada alogena a 12 Volt, alimentata da una corrente continua che passa attraverso i bracci metallici. Avete sentito bene, non c’è un filo tra la base e la lampadina, ma la corrente passa attraverso il corpo in metallo.Sat, 11 Dec 2021 - 09min
- 46 - Richard Sapper il Designer con più compassi d'oro nella storia | Design del prodotto industriale
Oggi parliamo di Richard Sapper, uno dei designer più importanti che la storia abbia mai avuto, un recordman di compassi d’oro vinto, e con i suoi progetti ha veramente rivoluzionato il settore dell’industrial design.
E’ di origini tedesche ma praticamente ha passato la sua vita in Italia. Ora vediamo un pò di informazioni basilari.
Richard Sapper è nato nel 1932. Dopo aver seguito corsi di filosofia, anatomia e ingegneria, si è laureato in economia all'Università di Monaco, e questo vi fa subito capire quanto la sua mente creativa fosse in continuo fermento nel riuscire a conoscere sempre più cose.
Ha iniziato la sua carriera di designer nel reparto stile della Daimler Benz di Stoccarda, un’azienda che si occupava di realizzare automobili.
Questo prima di trasferirsi a Milano, dove ha lavorato prima per l'architetto Gio Ponti, un’icona del design e dell’architettura, di cui ho fatto un approfondimento e poi nella divisione design de “La Rinascente”, un grande magazzino all'epoca noto per essere creativamente all’avanguardia, ed anche qui ho fatto un approfondimento quando ho parlato dell’origine del compasso d’oro. Perché tutto è partito da La Rinascente.
Nel 1959 inizia anche a lavorare in modo autonomo, realizzando radio per Telefunken e orologi per Lorenz, sempre con uno stile estremamente funzionalista. La sua filosofia progettuale non è praticamente mai cambiata e si può racchiudere facilmente in due parole: funzionalità ed eleganza in pieno stile "Made in Italy"
Per comprendere la filosofia progettuale di un creativo del calibro di Richard Sapper comunque basta guardare alcuni dei suoi lavori per comprenderlo a pieno. Ma come sempre farò degli approfondimenti prendendo ad esempio alcuni dei suoi lavori più importanti dal mio punto di vista.
All'inizio degli anni '60, Sapper inizia a collaborare con l'architetto italiano Marco Zanuso, un sodalizio che durerà per molti anni, e Qui si apre una parentesi incredibile! Perchè fino a quando ci fermiamo a questa frase è una cosa, ma quando ci addentriamo nel loro lavoro vediamo progetti incredibili come la radio Cubo che viene venduta ancora oggi, proprio per le sue forme così semplici esteticamente ma in realtà a livello tecnico molto complicato.
Marco Zanuso e Richard Sapper hanno agito come consulenti di design per Brionvega, un'azienda di elettronica italiana, per la quale hanno sviluppato una serie di televisori e radio, e come dicevo ancora oggi in vendita. Magari cambiando la tecnologia interna per adattarla ad oggi.
Proseguendo all’interno della storia nel 1968, insieme a Pio Manzu e William Lansing Plumb, Sapper organizza per la XIV Triennale una mostra sui confini della tecnologia. Per chi non conoscesse Pio Manzù ho fatto un approfondimento grazie al figlio del progettista, e trovate tutto nella playlist dedicata.
Durante gli anni '70, Sapper è stato impegnato come consulente nello sviluppo di automobili sperimentali per FIAT e su strutture pneumatiche per Pirelli, producendo il concetto di un'auto con una pelle flessibile progettata per ridurre l'impatto in caso di collisione, e questa è stata una cosa rivoluzionaria. Il design è Responsabilità. Quando progettiamo qualcosa abbiamo appunto la responsabilità delle nostre azioni: se utilizziamo dei materiali nocivi per l’ambiente abbiamo creato un danno all’ambiente. Nel caso caso della collaborazione di Sapper e FIAT questo progetto ha salvato vite umane, perché il fatto di avere una pelle flessibile sulla carrozzeria significa che durante un impatto il metallo di accartoccerà riducendo al massimo la forza di impatto che si può trasmettere alle persone che si trovano all’interno dell’auto stessa.
Sat, 04 Dec 2021 - 12min - 45 - Lilly Reich, la designer che ha rivoluzionato il product e l'interior Design, oltre ad essere stata la collega di Ludwig Mies van der Rohe | Design del prodotto industrialeOggi parliamo di cose serie Parliamo di una grandissima designer che ha rivoluzionato il settore sia per quanto riguarda il prodotto che gli spazi interni. Ma immagino che non l’abbiate mai sentita, e purtroppo c’è anche un motivo preciso, ma ci arriveremo con calma, per il momento vi mostro che è e cosa ha sviluppato. E’ nata a Berlino, 16 giugno 1885 – Berlino, 14 dicembre 1947 Nella Berlino del 1885 era divenuta un centro industriale con una popolazione in continuo aumento Lilly è nata in una famiglia benestante, dove ha studiato in una scuola privata per sole donne dove iniziò ad occuparsi di ricamo, che era considerato un impiego adatto per una donna di quel periodo A 23 anni, e parliamo del 1908 si trasferì a Vienna dove entrò a contatto con gli artisti progressisti come Josef Hofmann, che avevano lo scopo di trovare nuove forme per adattarsi ad un nuovo modo di vivere. Poco dopo Lilly rientra a Berlino con un bagaglio enorme di esperienza e nuove idee radicali, ma in breve si rese conto che il Design e l’architettura non aveva un posto per la figura femminile indipendente. Allieva di Else Oppler-Legband dal 1910, che si era formata con Henry van de Velde quando era direttore della neonata Kunstgewerbeschule di Weimar, Lilly Reich aveva già compiuto una piccola esperienza come designer nel 1908, per i grandi magazzini Wertheim nella Leipziger Platz di Berlino, sua città natale. Evidentemente colpita dal suo talento, nel 1911 Else Oppler le chiede di realizzare l'allestimento e gli arredi per 32 camere di un centro della gioventù progettato dall'architetto Hermann Dernburg nel quartiere berlinese di Charlottenburg. E quindi Lilly iniziò a lavorare con i tessuti e la moda femminile E’ importante che capiate questa cosa: questa forma chiusa del design era molto forte, e venne costretta a cambiare rotta. Comunque dai tessuti gradualmente è passata alla decorazione d’interni, presso un grande magazzino di Berlino. Nel 1913 realizza un innovativo allestimento per la vetrina per la farmacia Elefanten, esponendo contenitori per erbe e spezie medicinali insieme a mortai e pestelli, ampolle e tubi di vetro per i distillati, quindi tutte le parti in vista per la creazione dei farmaci. Tornando indietro di un anno nel 1912 Lilly entra a far parte del Deutscher Werkbund e nel 1922 Lilly Reich è la prima donna a capo di questa associazione ricoprire un ruolo decisionale nelle scelte tematiche dei prodotti da esporre, nei loro allestimenti e nella progettazione degli stands.
Sat, 27 Nov 2021 - 16min - 44 - Charlotte Perriand | La collaboratrice di Le Corbusier | Design del prodotto industrialeNasce nel 1903 in centro a Parigi Da piccola fu ricoverata per un’appendicectomia, e questo particolare condizionò profondamente la sua vita professionale. In che modo: se voi guardate gli interni di un ospedale francese è un posto scarno ed essenziale e completamente diverso rispetto al tipo di arredamento che si viveva in quel periodo. Al ritorno dall’ospedale iniziò a piangere perchè non si sentiva più a suo agio rispetto all’arredo presente in ospedale. I genitori di Charlotte erano dei sarti che lavoravano con le più grandi case di moda del periodo, ed influenzata anche da loro iniziò a disegnare arredi, specializzandosi poi all’interno della scuola di arti decorative a Parigi Nel 1927 prima che compisse 24 anni visitò l’atelier di Le Corbusier In quel periodo l’Architetto era uno dei personaggi più in voga del settore. Charlotte le mostrò alcuni dei suoi schizzi, ma la reazione di Le Corbusier fu: QUI NON DECORIAMO CUSCINI La rifiutò, ma prima di andarsene Charlotte gli disse che stava partecipando all’annuale salone autunnale di Parigi Le Corbusier visitò lo stand creato da lei: riproduceva un bar in soffitta che si ispirava al suo appartamento con linee pulite e materiali moderni come ad esempio il metallo cromato Una cosa particolare: Charlotte per illuminare e mostrare meglio il metallo cromato, usò un faro di un'auto come lampada, e adottò anche in casa. Questo tipo di materiale era un pò il suo segno distintivo, pare che avesse anche una collana fatta di sfere in rame cromato che ricordavano un cuscinetto. Un esempio del suo lavoro fu un tavolino con le gambe in acciaio cromato, ed il piano in gomma nera, che ovviamente si ispirava all’automobilismo. Tutto questo colpì profondamente Le Corbusier che la assunse immediatamente per lavorare all’interno del suo atelier L’atelier era composto da Le Corbusier, suo cugino Pierre Jeanneret e lei Insieme collaborarono per 10 anni e questo segnò profondamente la carriera di Charlotte che era responsabile dell’interior design e dei mobili presso l’atelier. Poco più tardi Charlotte e Pierre divennero una coppia e Le Corbusier non accettò per niente questa relazione Nel 1928 Charlotte disegnò tutti gli interni per Villa Savoye, un edificio assolutamente moderno basato sulla filosofia di abitazione inventata da Le Corbusier. Piccolo appunto: l’architetto Le Corbusier non aveva mai progettato alcun mobile prima che Charlotte Perriand entrasse nel suo studio. Ovviamente anche per questo edificio a Charlotte fu assegnato il compito di progettare tutti gli interno ed i mobili. Partì da degli schizzi dati da Le Corbusier che mostravano diverse posizioni di seduta e la sua idea di seduta come macchina per sedersi Charlotte, disegnò gli schizzi dei prodotti, realizzò i prototipi e li mostrò a Le Corbusier che rispose alla fine in modo positivo Dico alla fine perchè parlano con gli esperti mondiali della Thonet, dove troverete l’intervista, Le Corbusier era restio perchè difficilmente riproducibili, ma Charlotte riuscì a convincerlo.Sat, 20 Nov 2021 - 18min
- 43 - Massimiliano Tonelli direttore di Artribune | Design del prodotto industrialeSat, 13 Nov 2021 - 48min
- 42 - Jarno Zaffelli | Il designer di AutodromiSun, 07 Nov 2021 - 55min
- 41 - Giovanni Tomasini | Design del prodotto industrialeSat, 30 Oct 2021 - 1h 56min
- 40 - Come proteggere legalmente un progetto. Oggi parliamo con l'accovato Lucia Maggi dello studio 42LF
Ti sei mai chiesto come poter presentare un progetto ed allo stesso tempo poterlo proteggere? Oggi ne parliamo con L'avvocato Lucia Maggi dello studio 42LF
Sat, 16 Oct 2021 - 54min - 39 - Intervista a Giuseppe Maurizio Scutellà
Ciao in questa intervista troverai la voce di un grandissimo designer come Giuseppe Maurizio Scutellà Trovi la parte video all'interno del mio canale YouTube
Sat, 09 Oct 2021 - 2h 06min - 38 - Mauro Porcini SVP & Chief Design Officer at PepsiCo | Design del prodotto industrialeSat, 02 Oct 2021 - 1h 09min
- 37 - 4 chiacchiere con la Designer Laura Mimini | Design del prodotto industrialeSat, 25 Sep 2021 - 1h 52min
- 36 - Museo Nazionale dell'Automobile | Intervista alla direttrice Marinella Mengozzi | Design del prododotto industriale
Ciao! in questo contenuto trovate l'intervista a fatta a Marinella Mengozzi insieme a Federico Bastiani
Ecco alcune domande che abbiamo posto
- Chi è Mariella Mengozzi ?
Come nasce il museo dell’auto di Torino?
Perché l’auto ha un così stretto legame con la città di Torino
Ho letto che all’interno del museo c’è una sezione dedicata al restauro dell’auto. Come funziona?
Qual’è l’auto più antica della vostra collezione e qual’è la sua storia?
Quali sono le auto che hanno segnato un punto di svolta nella storia dell’auto? parlo a livello mondiale visto che il vostro museo possiede oltre 200 auto di ogni brand dell’auto.
C’è una storia particolarmente curiosa dietro la storia di una particolare auto del vostro museo?
il 4 luglio del 1957 venne presentata a Torino la Cinquecento, perchè è diventato un momento storico? cosa ha cambiato quell’auto nella storia dell’auto?
Qual’è il pezzo della vostra collezione di cui andate più fieri?
in che modo è stato curato il museo? volevo capire quali sono stati i criteri per selezionare le auto da esporre?
Nella sezione dedicata alla Ferrari, avete un auto da F1 ed avete scelto la Ferrari 312 T5 forse una delle peggiori Ferrari a livello di risultati sportivi, nella storia della Ferrari, come mai questa scelta?
Parliamo di progettisti d’auto, quali sono i nomi degli innovatori più importanti in questo settore?Trovate la parte audio nel canale YouTube
Buon ascolto
Sat, 18 Sep 2021 - 1h 05min - 35 - Riva 1920 | Intervista a Maurizio Riva | Design del prodotto industriale
Ciao! In questo contenuto trovate la chiacchierata fatta con Maurizio Riva di Riva 1920
Ecco alcune domande che abbiamo posto
- Com’è nata Riva 1920?
Chi è Maurizio Riva?
Quanto è importante l’esperienza in questo settore, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano per la realizzazione dei vostri prodotti?
Cosa significa Sostenibilità per Riva 1920?
Qual’è la filosofia progettuale su cui si basa Riva per la creazione di un nuovo prodotto?
Quali sono stati i progetti migliori realizzati all’interno dell’azienda dal tuo punto di vista?
Qual’è il futuro di Riva 1920?
Come si diventa designer per Riva 1920?Trovate il contenuto video nel canale YouTube
https://www.youtube.com/playlist?list=PLPhqXZF6-xY9aPsUJjDJdk6RU0nFd5ktY
Buon ascolto.
Sat, 11 Sep 2021 - 58min - 34 - Martino Gamper | Intervista | Design del prodotto industriale
Ciao!
Qui trovate l'intervista che abbiamo fatto a Martino Gamper
Ecco alcune domande poste al designer
- Chi è Martino Gamper?
Quanto è stato importante avere un bagaglio culturale diverso, partendo nel tuo caso dalla falegnameria per riuscire ad avere una visione diversa del mondo?
Come si realizza un prodotto industriale?
Quanto è importante la mano di un artigiano nella progettazione non solo artigianale, ma anche industriale?
Perché il tuo lavoro ruota soprattutto attorno all’utilizzo del legno?
Quanto è importante riparare un oggetto per prolungare la sua vita oppure crearne una nuova?
L’ecosostenibilità significa utilizzare prodotti naturali, oppure prodotti che possano avere una vita più longeva possibile? (ex posata in triplast / posata in acciaio inox)
Progettare significa anche responsabilità?
Quale sarà il futuro del design?
Cosa diresti ai giovani designer del del futuro?Trovate il contenuto video nel canale YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=RCp9KwRgHvw
Buon ascolto
Sat, 04 Sep 2021 - 52min - 33 - Studio Angeletti e Ruzza | Design del prodotto industriale
Ciao! All'interno di questo contenuto trovate l'intervista fatta allo studio Angeletti e Ruzza.
Ecco alcune domande che abbiamo posto
- Da dove è partito lo studio Angeletti Ruzza? Potete raccontarci i primi inizi?
Quali sono stati i progetti migliori (secondo voi) che avete realizzato fino a questo momento?
Durante la fase di creazione di un progetto, in collaborazione con un’azienda, avete la possibilità di seguire ogni fase di sviluppo, potendo intervenire anche nei singoli particolari di uno stampo ad esempio?
Domanda per Davide: vista la tua passione per le moto storiche, hai mai pensato di creare un veicolo a due ruote partendo da zero?
Domanda per Silvana: quanto è stato complesso riuscire a portare avanti uno studio come questo ed allo stesso tempo crescere due figlie?
Quanto è importante l’esperienza nel mondo del design, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano, come nel caso di bottega intreccio?
Responsabilità e Design sono due concetti che possono legarsi tra di loro nella società di oggi?
Quanto è stato importante nel vostro lavoro, e nella vita andare a vivere a Rieti rispetto a Milano? Solitamente vediamo la maggior parte dei designer ritrovarsi nella città del Design mondiale, ma non è stato così per voi.
Potete raccontarci il rapporto con l’azienda Oluce?
Qual’è il processo necessario per riuscire a prendere un’azienda come Kalon e portarla a grandissimi livelli per competere con le maggiori aziende concorrenti?Trovate il contenuto video nel canale YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=QGlxRLQwhFE
Buon ascolto
Sat, 31 Jul 2021 - 1h 04min - 32 - Herman MIller | Intervista a Simona Giacalone Account Manager per Herman Miller | Design del prodotto industriale
Ciao! In questa chiacchierata trovate l'intervista fatta a Simona Giacalone, Account Manager per Herman Miller
Qui trovate alcune domande che abbiamo posto
- Dove e come nasce l’azienda Herman Miller?
Chi era Gilbert Rohde? Vediamo alcuni prodotti realizzati dal progettista
Chi era George Nelson, e che ruolo ha svolto all’interno dell’azienda?
Come nasce il logo Herman Miller?
Parliamo della coppia Charles e Ray Eames e della collaborazione con l’azienda
Chi era Alexander Girard e che ruolo ha svolto in Herman Miller?
Parliamo di Robert Propst,ti chiederò il suo ruolo all’interno dell’azienda, ed alcuni prodotti realizzati dallo stesso.
Chi è Don Chadwick, qui ti chiederò il suo ruolo ed alcuni prodotti realizzati.
Possiamo parlare di Yves Béhar, e della sua seduta in particolare?
Possiamo parlare dal punto di vista progettuale di alcuni prodotti? Quando ci soffermiamo tra i differenti designer, possiamo entrare nello specifico?Trovate il contenuto video su YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=H0T9hq-coIQ&list=PLPhqXZF6-xY9RLidi-fQLIjgQjN6ChKWI
Buon ascolto
Sat, 24 Jul 2021 - 1h 01min - 31 - Olivetti | Intervista ad Enrico Bandiera direttore della Fondazione Olivetti | Design del prodotto industriale
Ciao in questo contenuto trovate la chiacchierata fatta con Enrico Bandiera, direttore della Fondazione Olivetti.
Ecco alcune domande che abbiamo posto
- Parliamo degli inizi di Olivetti
Potete raccontarci il rapporto tra Olivetti ed Ettore Sottsass Jr? Valentine
Ho in casa una Olivetti M40 e la cosa che stupisce di più è sia la facilità di utilizzo, che i materiali con i quali è stata realizzata. Questo modo di progettare è ancora presente oggi?
Macchina da scrivere lettera 22 Marcello Nizzoli.
Il primo negozio Olivetti aperto a New York è stato rivoluzionario, Potete parlacene? Ha ispirato Steve Jobs nella creazione degli Apple store.
Qual’è il presente di Olivetti? Dove si è mossa l’azienda in questi anni?
Qual’è il futuro di Olivetti?Trovate il contenuto video nel canale Youtube
https://www.youtube.com/watch?v=BYz3hTdpiwE&t=1588s
Buon ascolto!
Sat, 17 Jul 2021 - 57min - 30 - Alessandro Guerriero | Gruppo Alchymia | Design del prodotto industriale
Ciao! Qui trovate l'intervista fatta ad Alessandro Guerriero
Queste sono le domande cha abbiamo posto
- Chi è Alessandro Guerriero?
Quali sono stati gli episodi scatenanti del successo di Alchimia?
Progetto Alchimia: puoi parlarci di cosa si tratta?
Puoi parlarci di Alessandro Mendini?
Come nasce un’idea artistica e progettuale?
Che cos’è il design pittorico?
Che cos’è il progetto Pseudo-abiti con Yoox?
Quali sono i progetti su cui stai lavorando?
L’animismo per Alessandro Guerriero
Dal tuo punto di vista quale sarà il futuro dell’arte e del design?Su YouTube trovate l'intervista video su questo link
https://www.youtube.com/playlist?list=PLPhqXZF6-xY-YLmVouDCqNZtAbudAMCR0
Sat, 10 Jul 2021 - 55min - 29 - Moroso | Intervista con Andrea Bazzaro Responsabile dell'azienda Moroso | Design del prodotto industriale
Ciao Abbiamo intervistato l'azienda Moroso, e nello specifico Andrea Bazzaro
Qui trovate alcune domande che abbiamo posto
- Come nasce l’azienda Moroso ?
Come si colloca sul mercato? Perchè un divano Moroso è diverso da un vostro competitor? (Baxter)
Come si diventa designer per Moroso?
Quanto è importante la collaborazione con gli artigiani?
Avete una materioteca, oppure un ufficio ricerca e sviluppo di nuovi materiali interni all’azienda?
Puoi parlarci delle novità di quest’anno?
Ho visto diverse collaborazioni fatte con architetti per la realizzazione di diversi spazi commerciali. In quel caso come funziona? Potete studiare tutto autonomamente, oppure è una collaborazione in parallelo con L’architetto?Qui trovate il link per l'intervista video su YouTube
https://www.youtube.com/playlist?list=PLPhqXZF6-xY8RWly85Kbtd1QlXmeF8EAR
Sat, 03 Jul 2021 - 39min - 28 - Pirelli | Intervista a Mario Isola responsabile Pirelli Racing | Design del prodotto industriale
Ciao! In questa intervista troverete la chiacchierata fatta a Mario Isola, responsabile Pirelli Racing con la collaborazione di Federico Bastiani
Queste sono alcune domande che abbiamo posto
- Come nasce l'azienda Pirelli?
Pneumatici stradali e pneumatici da corsa, quali tecnologie in passato (o anche adesso) sono state trasportate dall'ambito sportivo su quello stradale o sono due mondi completamente diversi?
Ogni anno cercate di migliorare le performance dei pneumatici di F1, quali sono i margini su cui lavorare? le materie prime? la miscelazione di alcuni componenti?
Per l'anno prossimo in F1 introdurrete un nuovo tipo di pneumatico, in cosa si differenzia rispetto a quelli usate nella stagione 2020?
Come nasce la progettazione di un nuovo pneumatico?
Per i pneumatici da corsa, si usano materie prime diverse da quelle dei pneumatici da strada?
Pneumatici da pioggia e quelli da asciutto, cosa cambia a parte le scanalatura del pneumatico?
Le gomme blu da bagnato sono in grado di scaricare 85 lt al secondo ad una velocità di 300 km/h, ci sono margini di miglioramento di sviluppo per questo tipo di pneumatici? spesso abbiamo visto che quando piove veramente tanto le auto non riescono ad uscire perchè c'è rischio di acqua planning, probabilmente se i pneumatici riuscissero a drenare più acqua si risolverebbe il problema. Oppure ci sono dei limiti fisiologici del pneumatico che non si può esasperare più di tanto?
Un pneumatico da F1 ottiene la sua ottimale performance quando entra in temperatura, qual'è la temperatura ottimale di esercizio di un pneumatico per ottenere il grip migliore? In F1 si vede che usate le termocoperte che scaldano il pneumatici fino 100 gradi, ma in pista qual'è la temperatura di esercizio ottimale? Perchè se si surriscaldano troppo immagino che non siano performanti allo stesso modo di un pneumatico freddo.Trovate tutto il contenuto video nel canale YouTube
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Buon ascolto
Sat, 26 Jun 2021 - 28min - 27 - Franco Albini | Intervista alla nipote Paola Albini | Design del prodotto industriale
Ciao! Questa è l'intervista realizzata a Paola Albini, nipote di Franco Albini
Abbiamo posto queste domande
- Chi è Paola Albini?
Chi era Franco Albini?
Com’è nata la fondazione Franco Albini e come si gestisce?
Che cos’è l’academy Franco Albini?
Qual’era la filosofia progettuale che veniva utilizzata nello studio per la progettazione di un nuovo prodotto?
Crystal radio
Libreria Veliero
Poltroncina Luisa
Tavolino cicognino
La chaise longue Canapo di Franco AlbiniTrovate tutto il contenuto video nel mio canale YouTube
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Sat, 19 Jun 2021 - 53min - 26 - Intervista Bialetti | Responsabile Pietro Colella | Design del prodotto industriale
Ciao!
Ecco l'intervista realizzata all'azienda Bialetti
In particolare abbiamo parlato con Pietro Colella, responsabile Bialetti
Qui trovate alcune domande che abbiamo posto
- Chi è Alfonso Bialetti, e cosa faceva prima della nascita dell’omonima azienda?
Come nasce l’invenzione della MOKA, e perchè ha quella forma precisa?
Come viene realizzata meccanicamente una MOKA?
Come nasce il logo Bialetti?
Come ha fatto la MOKA a conquistare il mondo?
Potete raccontarci degli aneddoti sugli spot Bialetti dagli anni 60 in poi?
Perché l’azienda si è spostata nella produzione di altri prodotti per la cucina?
In cosa consiste il progetto retail nato nel 2006?
Come nasce l’idea di creare delle capsule per il caffè, cambiando anche lo stile della macchina del caffè, e le abitudini dell’utente?
In cosa consiste il progetto Bialetti OCEANA?Trovate il contenuto video nel canale YouTube
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Buon ascolto!
Sat, 12 Jun 2021 - 31min - 25 - Intervista a Matteo Ragni | Design del prodotto industriale
Ciao! Qui trovate l'intervista audio realizzata a Matteo Ragni
Queste sono alcune domande che abbiamo posto
- Chi è Matteo Ragni?
Da dove è partito lo studio Ragni? Poi raccontarci i primi anni?
Qual’è la filosofia progettuale su cui ti basi per la creazione di un nuovo prodotto?
Durante la fase di creazione di un progetto, in collaborazione con un’azienda, hai la possibilità di seguire ogni fase di sviluppo, potendo intervenire anche nei singoli particolari di uno stampo ad esempio?
Quanto è importante l’esperienza nel mondo del design, ma soprattutto quanto è importante saper ascoltare un artigiano?
Responsabilità e Design sono due concetti che possono legarsi tra di loro nella società di oggi?
Quali sono stati i progetti migliori, che hai realizzato fino a questo momento?
Quali sono i progetti futuri su cui stai lavorando (sempre se possiamo parlarne)?
Papà Matteo …
Come vedi il futuro del design?Trovate tutto il contenuto audio nel canale YouTube
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Buon ascolto
Sat, 05 Jun 2021 - 41min - 24 - Intervista ad Antonella Andriani Vice Presidente ADI | Associazione per il disegno industriale | ADI Design Museum
Ciao In questa intervista trovate la chiacchierata fatta con Antonella Andriani
Vice Presidente di ADI
Queste sono alcune domande che abbiamo posto
- Come nasce l’ADI?
Quali obiettivi si pone ADI?
L’ADI può diventare un albo, esattamente come l’albo degli architetti?
Che cos’è l’ADI Design index?
Che cos’è il compasso d’oro, e com’è entrato a far parte di ADI?
Che cos’è la Collezione Storica del Premio Compasso d’Oro?
Ci puoi parlare dell’ADI Design Museum?
L’ADI può tutelare un progetto? Ad esempio depositandolo?
L’ADI può aiutare la crescita di un giovane designer nel mondo del lavoro?
Qual’è il futuro di ADI e come l’associazione si sta muovendo per avvicinare i giovani designer?Trovate tutta la parte video nel canale Youtube
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Buon ascolto!
Sat, 29 May 2021 - 1h 50min - 23 - Supersalone | Il nuovo progetto Salone del Mobile 2021 di Stefano Boeri
Ciao!
Qui vi spiego nel dettaglio il progetto Supersalone che vedrà la luce nei primi giorni di Settembre e sostituirà per questo 2021 il Salone del Mobile
Il Salone del Mobile di Milano 2021: sarà «supersalone», format «light» e digitale Si svolgerà dal 5 al 10 settembre alla fiera di Rho Si svolgerà con un allestimento di tre padiglioni, diversi eventi in città com’è stato Expo 2015 (tra le location, Triennale, Scala e Adi Design Museum) e collegamenti virtuali internazionali. Il responsabile di questo progetto è l’architetto Stefano Boeri Quindi come avete sentito, il salone del mobile quest’anno particolare si chiamerà Supersalone Poi cercheremo di analizzare ogni singolo punto sopra citato Diciamolo: creare un salone del mobile in questo periodo sarebbe stato un bagno di sangue, perché questo è un evento mondiale, che sposta centinaia di miglia di persone, centinaia di aziende ed investimenti giganteschi. La fiera di Rho in tempi normali lavora tutto l’anno perché vengono svolte fiere di qualsiasi tipo e non sempre legate al mondo del design. E’ una location con 24 padiglioni, e l’unico evento che riesce a riempirli tutti è il salone del mobile. Questo vi fa comprendere quanto sia importante e grande questo evento. Solitamente le fiere internazionale tenute a Rho riempiono tra i 2 ed i 10 padiglioni, ma non tutti e 24. Ma torniamo al supersalone L’architetto Stefano Boeri ha selezionato una squadra per affrontare questo progetto che è composta da: Andrea Caputo, Maria Cristina Didero, Anniina Koivu, Lukas Wegwerth e Marco Ferrari ed Elisa Pasqual di Studio Folder Scelti da Boeri in base alle loro capacità e competenze di designer, curatori, progettisti di allestimenti, grafici. Una squadra che collaborerà con Giorgio Donà, co-founder e direttore di Stefano Boeri Interiors. Ma capiamo nel dettaglio chi sono queste persone: Questi dati li ho presi da Wikipedia, quindi sono insindacabili: Stefano Boeri nato nel 1956 è figlio dell'architetta e designer Cini Boeri e del neurologo Renato Boeri, è fratello di Tito, economista che ha ricoperto numerosi incarichi pubblici tra cui quello di Presidente dell'INPS, e Sandro, giornalista. Suo nonno è il senatore Giovanni Battista Boeri. Quindi di una persona molto influente e cresciuto in un ambiente influente. Tra i suoi progetti più importanti c’è sicuramente il bosco verticale, famosissima opera Milanese che ha avuto una rilevanza mondiale, soprattutto sul tema della sostenibilità, intesa non solo dal punto di vista di “piantare un albero” sul poggiolo di casa, ma anche sul mantenimento di una struttura del genere e sul miglioramento della qualità della vita stessa, sono solo quella umana.Trovate la parte audio nel canale YouTube
Buon ascolto!
Fri, 28 May 2021 - 11min - 22 - Designer Stefano Pasotti (Trailer)Mon, 15 Feb 2021 - 00min
- 21 - Achille Castiglioni | Intervista alla figlia Giovanna Castiglioni | Design del prodotto industriale
Ciao! In questa chiacchierata sentirete la voce di Giovanna Castiglioni e di molti aneddoti legati a suo Padre Achille Castiglioni.
Qui trovate le domande che abbiamo posto
- Chi è Giovanna Castiglioni?
Com’è nato, e come si gestisce un archivio di questo tipo?
Qual’era la filosofia progettuale che veniva utilizzata nello studio per la progettazione di un nuovo prodotto?
In questi anni avete scoperto nuovi progetti inediti all’interno dello studio?
Il primo studio aperto fu con Livio, Pier Giacomo e Luigi Caccia Dominioni nel 1938. Ci sono testimonianze di questo periodo? Quali prodotti erano stati realizzati?
Puoi raccontarci di Livio e Piergiacomo Castiglioni e del rapporto che avevano con tuo padre?
Alessandro Guerriero ci ha parlato di Achille Castiglioni come di una persona “alla mano”. Puoi raccontarci questa parte inerente tuo padre?
Achille Castiglioni e Bruno Munari. Puoi raccontarci qualche aneddoto?
Achille Castiglioni ed Enzo Mari
E sarebbe bello poter parlare anche del suo rapporto con i “giovani” designer…molti hanno bussato alla sua porta in studio e sono stati ricevuti (come Lorenzo Damiani, Matteo Pirola, Dario Scodeller, Matteo Ragni e Giulio Iacchetti con moscardino…Paolo Ulian e non voglio fare torto a nessuno tanti di quelli che hanno partecipato a 100x100Achille progetto con Domitilla Dardi e Chiara Alessi ricordano un Castiglioni umano e disponibile)
Puoi raccontarci di alcuni “oggetti anonimi” progettati dallo studio Castiglioni? (Cucchiaio | Interruttore …)Trovate il contenuto video nel mio canale YouTube.
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Mon, 24 May 2021 - 1h 40min - 20 - Alessi |Carlo Gasparini Design Manager di Alessi | Stefano Pasotti | Design del prodotto industriale
Ciao In questa chiacchierata potrete trovare tutte le curiosità inerenti il mondo Alessi, attraverso la voce di Carlo Gasparini Design Manager di Alessi appunto. Storie che riguardano l'azienda, i prodotti, e molto altro ancora.... Le domande che abbiamo posto sono queste Chi è Carlo Gasparini? Come nasce l'azienda Alessi? Qual'è la missione di Alessi oggi ? Come può un giovane designer presentare un nuovo progetto? Qual’è il processo che c'è dietro tra l'ideazione e la messa in produzione? Qual’è il progetto più complesso che hai affrontato lavorando all'interno di Alessi? Puoi parlarci dello spremiagrumi Juice (JUICY SALIF) e del suo processo produttivo? Puoi parlarci della caffettiera 9090 di Richard Sapper e del suo processo produttivo? Quest'anno Alessi compirà 100 anni. Come festeggerete? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro da Alessi ? Buon ascolto
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Fri, 21 May 2021 - 52min - 19 - Il design giapponese | Lezione N°19 | Storia del designI Giapponesi per posizione geografica e capacità estetiche hanno avuto in poco tempo la capacità di assimilare le culture esterne al proprio paese per migliorarsi, e fondere il design esterno, con la tradizione interna. Ad esempio nel quarto secolo i cinesi vennero a contatto con la cultura cinese, ed il buddismo, assimilandone gli usi ed i costumi. Verso il 1860 grazie al giovanissimo imperatore Mutsuhito che governò fino al 1912, iniziò un processo di apertura a favore degli stati uniti e dell’Europa. Nel 1869 la capitale Kioto venne trasferita ad Edo che cambiò nome in Tokyo. Qui vennero avviate importanti legislazioni a favore dell’industria. Il Giappone si avvicinò così alla modernizzazione: nel 1869 venne attivata la prima linea telegrafica, e nel 1872 la prima linea ferroviaria. Dal 1860 il Giappone iniziò a partecipare alle esposizioni universali in occidente. La conoscenza della cultura occidentale, influenzò moltissimo il design Giapponese, soprattutto per movimenti come i movimenti tedesco-austriaci tra i quali, il Bauhaus. Due degli architetti che contribuirono maggiormente allo sviluppo del design in Giappone furono Bruno Taut e Charlotte Perriand. Introdussero il concetto della progettazione di beni di consumo, insistendo sulla qualità del progetto e sullo stile da ricreare ispirandosi alla cultura interna. Venne creata una scuola di design nel 1928 sostenendo la creazione di prodotti, atti all’esportazione del paese per mostrare la cultura Giapponese nel mondo. Nel 1947 Nissan e Toyota iniziarono a vendere i primi veicoli, prima nel proprio paese, e poi nel resto del mondo. Durante gli anni 50 le aziende iniziarono a comprare spudoratamente i progetti realizzati sia in America che nel vecchio continente: gli imprenditori si approvarono molto tardi al mondo del design, prima veniva ideato tutto dagli ingegneri, in aziende come Sony che copiavano marchi europei, e Canon che imitava spudoratamente il design dell’azienda tedesca Leica. Negli anni 60 le aziende aprirono dei centri interni di design, ed iniziarono a nascere i primi progetti nati dalla collaborazione tra i designer e gli ingegneri. Vennero creati prodotti a transistor che aiutarono la miniaturizzazione degli oggetti. Con lo sviluppo tecnologico il design giapponese iniziò ad imporsi su mercati considerati di nicchia, come nel caso americano della seconda televisione di piccole dimensioni. Lo stato americano aveva aperto al mercato giapponese per l’importazione di questi piccoli televisori. In questo modo Sony fece conoscere il proprio marchio negli U.S.A. Un oggetto che segno il mondo del design mondiale e non solo fu il Walckman Sony del 1979 nato dall’evoluzione dei registratori, che poteva essere messo in tasca ed ascoltato con le cuffie. Ebbe un incredibile successo tra i giovani di tutto il mondo. In meno di un secolo nacquero aziende come la Panasonic, Sony, Sharp, Honda, Toyota, Kawasaki e Yamaha. Durante gli anni 80 il Giappone diede un vero e proprio scossone al mercato mondiale della progettazione, e produzione. Introdussero il Lean Production ed il Total Quality Productionin opposizione al rigido sistema Fordista. Un prodotto Giapponese era sinonimo di affidabilità e durata nel tempo. Questo costrinse le aziende europee ed americane a correre ai ripari. Sempre in quel periodo arrivò sul mercato il settore dei Videogiochi capitanati dalla Sega e dalla Nintendo, basate sulle console fisse e successivamente da quelle portatili come ilGame Gear ed il Game Boy.
Wed, 21 Apr 2021 - 06min - 18 - Il design PoP e L'era Spaziale | Lezione N°18 | Storia del designIl grande sviluppo della plastica nel dopo guerra ha segnato un ampio rinnovamento nel mondo della plastica. La carrozzerie delle auto diventarono più leggere e con forme più sinuose, organiche e avvolgenti. L’intero mondo degli oggetti mutò profondamente. Gli anni 60 sono stati la proclamazione della materia plastica, aiutate fortemente dal COLORE. La PoP art era attenta alle nuove tecniche produttive, oltre che alla forma degli oggetti, che diventavano liberi, fantasiosi, che si ispirano ad un futuro tecnologico. Con L’affermazione della PoP Art, lo stile moderno-razionalista viene messo in crisi. La produzione di massa, diventa una realtà in Europa, e l’Italia è nel pieno Boom Economico. Vengono aperti i primi supermercati, ed il packaging diventa sempre più attraente. Tutto diventa possibile. La PoP art nasce in Inghilterra con artisti come Hamilton, Paolazzi, ma si struttura in America con Warhol, Lichtenstein, Rivers e Segal. Si impone come un linguaggio inclusivo, aperto a tutte le forme d’arte popolare, come i fumetti, la pubblicità, i rotocalchi ed il supermercato. Warhol immortala in packaging del detersivo Brillo, non per il contenuto, ma per la bellezza del contenitore. E’ interessato all’oggetto-mito quindi passa ad immortalare la bottiglia della Coca-cola, Jacqueline Kennedy, i fumetti di Dick Tracy e Marylin. E’ uno stile che non giudica, le immagini vengono serigrafate, con le tecniche meccaniche, e messe in vendita. Nello stesso periodo nasce la cultura Hippy, e gruppo musicali come i Beatles, i Rolling Stones, i Doors e Jimi Hendrix che sconvolge il suo modo di suonare libero da qualsiasi concetto. L’Europa subisce il fascino di questa nuova forma d’arte che ben presto influenza anche il mondo del design industriale. Personaggio di rilevo in quegli anni in Italia fu Ettore Sottsass a cavallo tra arte e Design, o Gaetano Pesce che stupisce per le sedute Up progettate per la B&B Italia. Oppure il gruppo De Pas, D’Urbino e Lomazzi che realizzano le poltrone Guantone e Blow per Zanotta. Molte aziende italiane si affermano come marchi di design, dando fiducia ai progettisti che sono liberi di creare. I nuovi oggetti fanno tabula rasa dei concetti razionalisti, strizzando l’occhio al PoP Design. L’azienda torinese Gufram condiziona moltissimo il design degli anni 60 e 70 con le opere di Gilardi come i Sassi, il tavolino Porfido, l’attaccapanni Cactus di Drocco e Mello e il divano Bocca dello Studio 65. Le sedute non sono più prodotti razionalisti atti alla sola funzione, ma oggetti ribelli che suggeriscono un uso anticonformista. In tutto questo hanno naturale peso le nuove materie plastiche, in particolare l’ABS, il Pvc ed i poliuretani che consentono creazioni formali molto libere. Gli anni Sessanta sono anche gli anni dell’esplorazioni spaziali (sputnik 1955, Apollo 11 ed il primo allunaggio nel 1969). La progettazione degli spazi interni creati in quel periodo, multifunzionali e ristretti, derivano dagli interni delle navicelle spaziali. Sempre ispirato dal cibo degli astronauti, vengono messi in commercio prodotti sottovuoto e mono-porzione. La space era nel design ha alcuni protagonisti illustri come Joe Colombo, artista e designer di grande successo che progetta per Kartell la prima sedia in plastica prodotta in Italia. Nel 1969 progetta uno spazio interno per la mostra Visiona 1, nel quale mostra un abitazione spaziale. Altri prodotti celebri sono la Tube Chair e la Multi Chair oltre ai bicchieri in cristallo Smoke con i quali riusciva a bere e tenere un sigaro nella stessa mano… Non un salutista diciamo, ed è morto a 40 anni, il suo cuore non ha retto. Altri progetti celebri sono le lampade per O-luce ed il set di posate e vassoi per AlitaliaMon, 19 Apr 2021 - 08min
- 17 - La scuola di ULM | Lezione N°17 | Storia del designLa scuola di ULM ( il nome preciso è Hochschule fur Gestaltung - Onestà nel fare e operazionalismo scientifico ) veniva concepita come un centro internazionale per la teoria, lo sviluppo e la ricerca nel mercato della progettazione, dei prodotti industriali, come ad esempio oggetti ad uso domestico, tecnico-produttivo, di comunicazione rivolti ai mass-media. La scuola era articolata in 4 sezioni: Design del prodotto, Comunicazione visiva, Edilizia, Informazione. Successivamente venne introdotto un ulteriore indirizzo, e cioè Cinema. La durata dei corsi era di 4 anni: il primo di formazione, ed i tre in una delle sezioni selezionate. La scuola mirava ad una solida capacità professionale, atta a comprendere non solo i meccanismi progettuali, ma dando un senso ri responsabilità sociale e culturale. Vi erano dei docenti di ruolo, ed altri a contratto in continua rotazione, per mantenere un clima culturale dinamico ed attivo, sempre in linea con il momento storico, per comprenderlo e superarlo. Alcuni dei docenti a contratto che insegnarono nella scuola furono: Rodolfo Bonetto, Josef Alberts, Frei Otto. Tennero delle conferenze all’interno della scuola Walter Gropius, Mies van der Rhoe e Charles Eames. La scuola di Ulm ebbe diverse fasi di sviluppo, la prima dei quali fu la fondazione avvenuta tra il 1947 ed il 1953 che vide Inge Scholl (Unica sopravvissuta dei fratelli Scholl uccisi dai nazisti), Olt Aicher, Max Bill e Walter Zeischegg operare insieme per la creazione di questo istituto. Si Trattava di Partire da 0. La fine della Guerra aveva messo in ginocchio la Germania, e diverse città erano state rase al suolo, compresa la stessa ULM che era irriconoscibile. Gli stati uniti finanziarono diverse iniziative tedesche per risollevare il paese, compresa la creazione di questa scuola. Questo istituto si presentava come una “nuova educazione democratica” ponendo particolare attenzione alle problematiche socio-politiche. La scuola divenne un laboratorio per affrontare i problemi della progettazione, che la società industriale poneva. Il primo direttore della scuola di ULM tra il 1935 ed il 1956 fu Max Bill, figura di rilievo in quel periodo, un artista-progettista svizzero. Ex allievo del Bauhaus, diede risalto e popolarità a questo istituto. L’edificio stesso venne progettato da Max Bill. Il suo legame con il Bauhaus fu evidente nel tipo di didattica inserita nella scuola, oltre ad aver inserito alcuni docenti che insegnavano nel vecchio istituto, oppure ne erano stati studenti. Tomas Maldonado e Hans Gugelot (docenti interni) sostennero la necessità di un differente approccio alla didattica insegnata fino a quel momento, perché era incentrata più sul concetto artigianale più su quello scientifico analitico improntato alla produzione in serie, che serviva alle aziende in ripresa sul territorio tedesco. Questo scontro di idee si concluse con l’abbandono di Max Bill nel 1956, che lasciò il suo posto per favorire le idee di Aicher, Maldonado e Gugelot In due parole il nuovo concetto voluto fu “l’operazionalismo scientifico”, che definiva la figura del designer come uno specialista nel suo settore, più impostato alla collaborazione per la creazione di progetti su larga scala. In questa fase vennero introdotti i corsi di semiotica, e teoria della percezione visiva. Questo nuovo cambio di rotta favorì la collaborazione della scuola con differenti aziende, che iniziarono ad affidargli importanti progetti. Una delle collaborazioni dirette, fu con l’azienda BRAUN, grazie anche al docente Hans Gugelot, che era già consulente dell’azienda.Fri, 16 Apr 2021 - 15min
- 16 - Charles Eames e il design organico | Lezione N°16 | Storia del designIl più importante centro di sviluppo del mobile negli stati uniti fu la Cranbrook Academy of Art (michigan), ne quale vi operarono designer com Eero Saarinen,Herry Bertoia e Charles Eames. A questo gruppo è legato anche George Nelson, art director di Hermann Miller La Cranbrook Academy of Art venne fondata da Eliel Saarinen padre di Eero e trasferito per lavoro in America nel 1923. Fu un luogo di sperimentazione aperta e moderna, vicina alle tradizioni nord europee. Eliel Saarinen conomme Charles Eames nel 1936 in occasione di un progetto di architettura, e li vide il suo potenziale, dandogli una borsa di studio per approfondire l’architettura ed il design presso la Cranbrook Academy of Art. La figura di Charles Eames è di estremo rilievo per il design internazionale: Ha realizzato oggetti iconici che vengono venduti ancora oggi. Il suo lavoro, iniziato negli anni 30, lo porterà a sperimentare nuovi materiali, e nuovi processi produttivi, durante la progettazione bellica. Divenne il creatore di un nuovo linguaggio visuale, che determinò l’identità dei prodotti dell’azienda Herman Miller. Si affermò per la prima volta in un concorso indetto dal MOMA chiamato: Organic Design in Home and Furnishing. In giuria erano presenti Alvar Aalto a Marcel Breuer. I progetti vennero ssviluppari da Eames, Eero Saarinen (Il figlio del direttore della Cranbrook) Harry Bertoia e Ray Kaiser (Che nel 1941 divenne la moglie di Charles Eeames). Presentarono dei progetti inserendo 2 nuove tecnologie: la curvatura di compensato, in maniera da rendere l’oggetto tridimensionale, e l’accoppiamento di gomma e legno (tecnologia sviluppata dalla Chrysler). Una delle condizioni del concorso fu quella di realizzare il prodotto ad il vincitore, cosa che si bloccò a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1941 Charles e Ray Eeams si trasferirono in California dove iniziarono a lavorare come architetti alle produzioni cinematografiche della Metro-Goldwyn-Mayer MGM. Nel frattempo Charles Eeames continuò a sperimentare la curvatura del compensato, per testarne tutte le sue potenzialità. Un medico trovò i suoi lavori interessanti, ed applicabili ad esempio come barelle monopetto per l’esercito in guerra. Il designer comprese le potenzialità del progetto ed avviò, insieme a dei collaboratori, la produzione di diverse tipologie di imbracatura, per le differenti articolazioni. La marina gli commissionò nel 1942 50000 pezzi e decise insieme ad Harry Bertoia di fondare un’azienda, ampliando anche il laboratorio. La li continuò a collaborare con l’esercito, creando sedute per aerei, e profili alari, e nel tempio compensato curvato venne sostituito dall’alluminio. Tutta la sua esperienza accumulata, si trasferì dal legno alle resine plastiche, ed al termine della guerra, tra il 1945 ed il 1946 l’azienda Evans Products realizzò i mobili curvati progettati prima della guerra. Il MOMA organizzò un’esposizione, dei suoi prodotti, che vennero visti da George Nelson, art Director di Herman Miller. L’azienda Evans non era realmente interessata a produrre i mobili che Eames, che passarono ad Herman Miller, dove ebbe un enorme successo commerciale. Charles Eames nel 1947 divenne consulente di Miller, dove progettò diversi pezzi sia in compensato curvato che in resine plastiche. Tra il 1950-53 sviluppò la Plastic Chair, and armchair, e quasi nello stesso periodo realizzò le maglie in tondino d’acciaio elettrosaldato per la Wire Chair. Nel 1956 progettò la mia poltrona preferita: la Lounge Chair & Ottoman diventati uno dei pezzi più conosciuti di Herman Miller.Wed, 14 Apr 2021 - 05min
- 15 - Il design Nordico | Lezione N°15 | Storia del designAlvar Aalto è importante per comprendere alcuni aspetti del design nordico. Il suo design si basa soprattutto sul sistema di piegatura del compensato di betulla. L’architetto finlandese si ispirò alle tecniche di piegatura del legno svolte da Thonet e successivamente dalla piegatura dei tubi metallici di Breuer. Un altro elemento fu la tecnica di piegatura degli sci, sport praticato da moltissimo tempo in Finlandia. Aalto riuscì a piegare il legno di betulla finlandese utilizzando l’umidità naturale. Uno degli esempio più concreti realizzato dall’architetto, fu la poltrona Paimio del 1935. Il suo stile venne studiato e copiato in tutto il mondo. I suoi progetti furono messi in produzione dalla ditta Artek che inizialmente venne creata per produrre e commercializzare i suoi prodotti. Altra tradizione culturale molto interessante, è quella del design Danese. Uno dei protagonisti fu Kaare Klint che diede origine al “moderno scandinavo”. Opera partendo dalla tradizione, studiando i modelli più riusciti o comunque più interessanti ridisegnandoli e rendendoli più funzionali. A esempio la sedia smontabile da geografo, il tavolo pieghevole o la poltrona da nave. In pratica reinterpreta il design del passato. Altra figura molto importante per il design mondiale fu l’architetto e designer Danese Arne Jacobsen che progetto’ prodotti ancora in vendita oggi, come la sedia Ant o la serie 7. La prima ha è una seduta iconica realizzata da legno curvato per la seduta e schienale, oltre alle gambe in tondino di metallo che si collega nella parte bassa della seduta. E’ un modello sovrapponibile ed ancora in vendita oggi. Il design di Jacobsen viene apprezzato in tutto il mondo evocando tradizione, futuro razionalità ed estetica. Ha svolto principalmente il lavoro di Architetto, ma i prodotti realizzati sono diventati iconici: oltre a quelli citati in precedenza ci sono la poltroncina swan e la poltrona egg. poi farò un video approfondito riguardante i modelli. Ma uno del prodotti che maggiormente adoro, realizzati da jacobsen per l’azienda George Jensen furono le posate messe in produzione nel 1957 ed ancora oggi presenti a catalogo. Sono diventiate celebri perché presenti nel film di Kubrick “2001 odissea nello spazio”. I caratteri che contraddistinguono la tradizione nordica sono principalmente due: la qualità ed una nuova forma di vendita. La Danimarca ad esempio già negli anni 50 del 900 fissava delle precise norme per dare il marchio di qualità ai prodotti. Così facendo ne aumentava la qualità, e dava un enorme capacità di esportazione. In Svezia avvennero delle esperienze significative: nel 1949 il magazzino Nordiska Kompaniet aprì una sezione completamente dedicata al mobile sperimentale, mentre nel 1943 Ingvar Kamprad fondava la su attività di vendita su ordinazione di mobili smontabili che il cliente comprava e si rimontava a casa. Non vi ricorda nulla? Le iniziali di Ingvar son IK ed era nato nella fattoria Elmtaryd ad Almhut nel sud della Svezia, e se uniamo le iniziali di questi posti nasce la soglia IKEA. Nel 1950 introdusse i primi mobili a catalogo, e nel 1958 apri in Svezia il primo store che poi si diffuse in tutto il mondo.Mon, 12 Apr 2021 - 07min
- 14 - La terza rivoluzione industriale | Lezione N°14 | Storia del designLa terza rivoluzione industriale avviene dal 1930 al 1982, e si riferisce agli incredibili progressi tecnologici, dati dall’elettronica e dalle telecomunicazioni. Queste tecnologie vennero chiamate tecnologie dell’informazione o ICT (Information, Comunication Technology) e sono state applicate in quesi tutti i campi produttivi. Il secondo dopoguerra vede la definitiva affermazione della chimica del petrolio, rispetto a quella del carbone. Iniziano a distribuirsi sul mercato plastiche derivate dal petrolio, come ad esempio la Bachelite. Aziende come la Du Pont o la Bayer, presentano gomme sintetiche, fibre acriliche (orlon) oppure fibre artificiali come il poliestere (Dralon). Negli anni sessanta vengono presentati il benzene e la naftalina, e nel 1962 la Du Pont presenta una fibra elastica, la LYCRA, e una pelle sintetica come il CORFAM. Il secondo dopoguerra è rappresentato dall’invenzione del calcolatore. Il primo fu chiamato ENIAC costruito all’interno dell’università della Pennsylvania, per conto dell’esercito degli stati uniti, che lo utilizzarono per i calcoli balistici. Fu il primo calcolatore a valvole termoioniche e relè. Era gigantesco, misurava 16 metri per un’altezza di 2,5 metri, con un ingombro totale di 60 metri quadrati. A partire dal 1950 le valvole termoioniche vennero sostituite dai transistor, che gli permisero di ridurre notevolmente le dimensioni. Gli permetteva anche di azionare moltissimi apparecchi, come relè, altoparlanti e piccoli motori. Tra il 1957 ed il 1958 questa tecnologia venne messa a disposizione delle aziende per i processi produttivi, e sempre in quel periodo iniziarono a diffondersi il controllo numerico degli utensili, il CNC. Ovviamente non è come lo conosciamo oggi: venivano utilizzate delle schede perforate, che il macchinario decodificava e trasformava in lavorazioni, e dipendente doveva solo controllare che tutto procedesse nella maniera corretta. In questo modo un macchinario poteva eseguire più operazioni, riducendone anche il tempo di lavorazione che poteva essere fatta da un dipendente. Sempre lo scoppio della seconda guerra mondiale favorì lo sviluppo di una tecnologia per ottenere energia, e nel 1942 a Chicago aprì la prima centrale nucleare del mondo basato sul controllo della reazione a catena dell’uranio. Questa tecnologia permise anche la creazione delle due bombe atomiche che gli stati uniti lanciarono due due città Giapponesi, Hiroshima e Nagasaki. Due città che vennero letteralmente spazzate via dalla furia dell’uomo in pochissimi secondi. Qualcosa di mai visto prima Ma tornando alle macchine di calcolo si pensa sempre che la prima sia stata realizzata nella storia a partire dal 1940, ma in realtà risale al diciannovesimo secolo grazie a William Seward Burroughs. Non era una macchina programmabile, ma ebbe un successo incredibile sul mercato. Nel 1890 la U.S. Census Bureau indisse una gara per elaborare nel minor tempo possibile tutti i dati dei censimenti nella popolazione americana. Richiedeva un tempo stimato tra i 7 ed gli 8 ANNI.Fri, 19 Mar 2021 - 09min
- 13 - Lo Streamline e Raymond Loewy | Lezione n°13 | Storia del design
Lo Streamline e Raymond Loewy
Oggetto
A seguito della grande depressione, le aziende affidarono al design, il compito di innovare le merci, in modo che la forma stessa fosse autoesplicativa ed autopubblicitaria. La figura del designer industriale negli stati uniti nasce in quegli anni. Il designer si occupa di analizzare prodotti dell’aziendale di migliorarli unendo gli aspetti funzionali a quelli estetici. Molti designer americani arrivano da altri settori, come quello della pubblicità, e della grafica. Uno stile subito riconoscibile degli anni 30 è quello dello Streamline, una forma aerodinamica a goccia, che prenderà non solo i campi inerenti la movimentazione. Tutto nasce perché nel 1933 Orwille Wright, uno dei due inventori dell’aereo, segue la costruzione della prima galleria del vento per la Chrysler. Nel 1934 l’azienda automobilistica presentai modello Airflow basato sugli studi dell’aerodinamicità. L’auto aveva un lunotto inclinato, invece di essere dritto come all’epoca, i fari erano integrati ai parafanghi e la coda dell’auto terminava a forma di goccia per evitare possibili vortici. Il modello non ebbe molto successo, perché era qualcosa di completamente diverso, rispetto a quello presente sul mercato, ma fu l’inizio di un nuovo stile progettuale, che comprese non solo il mondo della movimentazione, ma anche altri settori, come l’illuminazione, i casalinghi etc etc… Il primo sviluppo dell’aerodinamicità risale ai primi del 900 quando Ferdnando von Zeppelin, realizzò la galleria del vento per i suoi dirigibili. Grandi mezzi d’aria che all’epoca erano in competizione con l’aereo. Gravi incidenti, e i prezzi esorbitanti fecero fallire il progetto dirigibile, ma dobbiamo immaginare un mondo con questi giganteschi veicoli che fluttuavano nell’aria. Alcuni dei designer più importanti dell’epoca furono Raymond Loewy, Norman Bel Geddes e Henry Dreyfuss. Raymond Loewy, nato in Francia, aveva studiato ingegneria senza laurearsi: si trasferì poi negli stati uniti dove trovò lavoro come illustratore di moda nelle più grosse riviste di moda come Vougue o Vanity Fair. Gradualmente iniziò ad occuparsi di design fino a dedicarsi totalmente Già nel 1949 la rivista Times lo celebrava dedicandogli la propria copertina, in cui veniva raffigurato con attorno diversi progetti realizzati dallo stesso designer. Uno dei sui primi lavori fu un duplicatore realizzato nel 1929, ma messo in produzione nel 1932 a causa della crisi mondiale che rallentò il suo lavoro. Ben presto il suo studio divenne una vera e propria impresa con molte collaborazioni L’attività di Loewy spaziò dall’industrial design, alla grafica, al packaging. La fortuna di un prodotto dipendeva soprattutto dalla confezione. Ridisegnò la bottiglia della Coca-cola, il logo della Shell, lavorò con Electrolux, la lista è infinita. Passò alla consulenza per un’azienda di tessuti, per poi iniziare a disegnare interni per veicoli, ad interi veicoli, come per la collaborazione con la Pennsylvania Railroad Co. Il modello S-1 del 1937 divenne un modello iconico, ed un messaggio pubblicitario, nei confronti dell’utente finale e dei conpetitor. Passò a disegnare diverse automobili, apprezzando lo stile italiano, e fu il primo nel 1954 a parlare di Italian line. Tra gli anni 60 e 70 sviluppò progetti per il governo degli stati uniti, e per la NASA, ed in particolare si devono a lui gli interni della navicella Skylab.Thu, 18 Mar 2021 - 08min - 12 - La crisi del 1929 | lezione N°12 | Storia del designLa produzione di massa fu l’elemento che diede prosperità all’economia, soprattutto americana e prima di un giovedì d’ottobre del 1929. Tra il 1920 ed il 1929 il PIL americano crebbe del 43%, e la produzione automobilistica divenne il primo settore trainante dell’economia. Questa enorme capacità produttiva (offerta) era di gran lunga superiore alle richieste del mercato. Grazie alla produzione di massa le aziende avevano un margine di profitto più alto, che però non ridistribuivano tra i lavoratori, alzando gli stipendi. L’unico imprenditore a farlo fu Ford. Senza questa azione, il consumatore iniziò a perdere il proprio potere d’acquisto. Per mantenere alti i livelli di vendita dei prodotti, si cercò di trasformare la società americana, passando dalla cultura della produzione, alla cultura del consumo e dei lavoratori. Il consumo non era visto più come un vizio, ma anzi come una virtù, cambiando così la società come la conosciamo oggi, in società dei consumatori. Una delle prime forme per attirare nuovi clienti, fu lo sviluppo del Marketing, che doveva presentare nuovi prodotti innovativi, mai esistiti prima di allora. Alla persone bisognava letteralmente spiegare come utilizzare i nuovi prodotti, e mostrando nuovi bisogni. Il marketing mostrò nuovi prodotti, non solo dal punto di vista dell’utilizzo,ma soprattutto dal punto di vista emotivo, basati sullo status e sulla differenziazione sociale. Tutti concetti che possono essere utilizzati ancora oggi. Non è mai cambiato. La aziende iniziarono a vendere direttamente i loro prodotti senza passare dal grossista. E per fare questo dovevano creare delle confezioni. Il packaging. Ad esempio, se volevo acquistare un prodotto come i kellog’s ad esempio, prima l’azienda vendeva i sacchi ai grossisti, i quali dividevano i prodotti in tante piccole porzioni da dare ai consumatori finali. Successivamente i kellog’s vennero messi in confezioni già porzionate, e vendute direttamente al consumatore, proprio come viene fatto oggi. Le confezioni dovevano spiegare il prodotto, ed essere sempre accompagnate dal marchio dell’azienda. Altre tecniche furono i concorsi a premi, ed i buoni sconto. Un’altra tecnica fu quella di riposizionare i prodotti, ad esempio, la coca-cola era una prodotto creato per il mal di testa. Un consumatore poteva acquistarla 2 volte l’anno, mentre vendendola come bevanda dissetante, poteva essere utilizzata anche 100 volte in un anno. Fu un successo clamoroso che esiste ancora oggi, sotto diverse forme. La peggiore tecnica comunque fu il credito al consumo. Poter acquistare un prodotto a rate, portò il 60% degli americani a possedere oggetti a rate. Secondo le previsioni del governo americano e delle imprese, questo flusso era destinato a salire…. Ottima previsione. Il disastro economico coinvolte gli stati uniti inizialmente, passando all’Europa, e soprattutto alla Germania con la quale gli USA avevano stretti legami economici. Tentando di rimanere in piedi, le aziende cominciarono a licenziare gli operai facendo crescere la disoccupazione a prima della crisi con 1 milione di disoccupati, fino a 15 milioni nel 1932. Gli stati uniti uscirono da questa situazione grazie al NEW DEAL roosveltiano, un piano di investimenti statali, che rimisero in moto l’economia. La figura dell’industrial designer contribuì con il nuovo disegno di oggetti, e alla rinascita della fiducia da parte dei consumatori.Thu, 18 Mar 2021 - 09min
- 11 - Henry Ford e la linea di assemblaggio | Lezione N°11 | Storia del designLa fabbrica di automobili è stata a lungo la più grande attività industriale del mondo. L’automobile di per se ha un significato tecnico produttivo molto importante, ed ha segnato un passo incredibile nella storia dell’uomo. Henry Ford è stato l’uomo che ha trasformato questo settore da artigianale e lento, in un sistema estremamente produttivo, ed efficiente. Grazie alla sua teoria (Fordismo) elevò la produzione industriale, creando quella che viene definita Mass production o produzione di massa. Il nome Henry Ford è naturalmente associato a quello di Winslow Taylor che basò un nuovo modello di organizzazione industriale basato sulla razionalizzazione ed efficienza. I punti fondamentali che permisero il passaggio alla produzione di massa furono 4 1 Lo studio dei tempi e delle lavorazioni per ottimizzarli nella produzione della vettura 2 La ricerca assoluta dell’intercambiabilità di ogni singola parte 3 La realizzazione delle apparecchiature che servivano a facilitare tutti i passaggi lavorativi 4 la creazione di un collegamento in sequenza basato su tante piccole postazioni che realizzavano singole e semplici operazioni. Ad esempio, il primo montava la carrozzeria, il secondo il motore il terzo le portiere, etc etc. Ogni reparto era specializzato in una sola operazione: una volta conclusa l’auto passava al reparto successivo. In questo modo si ottimizzavano i tempi di produzione A Ford venne questa idea a Chicago dove visitò uno stabilimento per la macellazione degli animali. Gli operatori erano divisi per singole operazioni da apportare sulle carcasse. I risultati di questo modello furono incredibili: si passò alla realizzazione della model T da 728 minuti a 93 minuti. Con il passare degli anni, affinò la tecnica fino a sformare un automobile ogni 15 secondi. Parallelamente l’economia continuò a crescere e la model T passò da un prezzo di 950 dollari nel 1908 a 290 dollari nel 1927. La Mass production però imponeva un continuo ampliamento delle strutture per riuscire ad abbassare i costi. Henry Ford però si accorse di un fattore importante: il costo della vita stava crescendo, ma i salari non seguivano questo andamento. Per permettere ai propri dipendenti di comprarsi un automobile Ford, aumentò i salari da 2,4 dollari per 9 ore al giorno, a 5 dollari per 8 ore al giorno. Gli altri imprenditori non seguirono l’esempio di Ford, e la forbice data dal costo della vita continuò ad ampliarsi. La domanda del mercato continuò a diminuire a fronte di un continuo aumento. Cioè se il mercato mi chiede due viti al giorno, ed io continuo a produrre 10 viti al giorno, perché la catena di montaggio mi impone questo proprio per abbassare i costi, mi troverò in una situazione nel quale ci sarà una sovrapproduzione. Questo porterà alla crisi del 1929
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Wed, 17 Mar 2021 - 04min - 10 - Il Design americano e la produzione di massa | Lezione N°10 | Storia del design
Il design Americano e la produzione di massa
La forma razionalista del Bauhaus venne celebrata, da due architetti americani, Henry Russell e Philip Johnson nel 1932 con un esposizione al MOMA di New York intitolata International style. L’obiettivo era quello di far conoscere al pubblico statunitense le soluzioni razionaliste che la cultura europea aveva prodotto. Non si soffermarono sulle ragioni economico politiche dell’Europa, ma mostrarono un nuovo stile internazionale. Da quel momento in poi si cominciò a parlare di International Style che racchiude i principi del design razionalista. Negli stati uniti, prima di questa mostra, la più grande innovazione tecnologica dell’Ottocento, fu il sistema di produzione basato sull’oggetto standard e sull’intercambiabilità di ogni sua parte con pezzi standard, definito American system of manufacturing. Questo nuovo concetto diede significativi vantaggi sia per la produzione, che per la manutenzione dei prodotti. Fu un totale cambio di mentalità. Questo concetto venne applicato sin dal 1850 partendo da aziende produttrici di armi come la Colt che creava pistole a tamburo, e la Remington che realizzava fucili. Partì da loro, perché erano ampiamente finanziati dallo stato, come aziende ritenute fondamentali per la sicurezza nazionale. Iniziò lentamente anche in altri settori, a causa dei grossi investimenti tecnologici, che non tutte le aziende potevano affrontare. Si estese alla produzione di orologi, pendoli, falciatrici e macchine da scrivere. Questo modello si imposte ai visitatori durante la prima esposizione universale del 1851 a Londra, ma venne applicata in Europa, molto più tardi a causa di un differente sistema di consumo presente nel vecchio continente, oltre alle differenti linee di pensiero date dai differenti stati. Un enorme passo in avanti si abbe grazie alla diffusione del Fordismo, che partì inizialmente con l’organizzazione scientifica del lavoro (chiamata Taylorismo) che prevedeva la scomposizione delle fasi di lavorazione, in operazioni semplici e ripetitive. Dopodiché veniva affidata una singola lavorazione, ad un singolo operatore. In secondo luogo veniva applicato il concetto dell’intercambiabilità delle parti. Ford introdusse anche la progettazione di un intero sistema di utensili guida, come maschere, stampi, calibri per le differenti misurazioni. La più importante innovazione fu quella del sistema sincronizzato di produzione, che consisteva nel collegare tutte le singole operazioni nel sistema di montaggio, calcolando il tempo di produzione di ogni singola vettura. Il fordismo venne applicato diffusamente in Europa, solo dopo il secondo dopoguerra.Trovate ulteriori info nel mio canale YouTube
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Tue, 16 Mar 2021 - 06min - 9 - Bauhaus | Lezione N°9 | Storia del designFacciamo un passo indietro prima di parlare della scuola del Bauhaus E’ importante comprendere cosa c’è stato prima della nascita di questa scuola Ci fu lo sviluppo della forma astratta attraverso 2 movimenti artistico-progettali Il primo era il Neoplasticismo o De Stijl Ed il secondo chiamato Costruttivismo Il primo aveva un linguaggio più rigoroso e regolato, mentre il secondo era aperto a variazioni Il cubismo ed il Suprematismo furono gli antecedenti immediati a queste forme artistiche Il Neoplasticismo nasce in Olanda nel 1917, e la personalità di maggior spicco fu Theo van Doesburg, un pittore ed architetto dell’epoca. Grazie ai suoi lavori catalizzo altri personaggi di spicco come Piet Mondrian, Gerrit Rietveld Per sintetizzare queste forme artistiche, si componevano di elementi aperti, partendo da forme lineare basilari. Quindi si trattava di una scomposizione di forme chiuse, come il quadrato oppure il rettangolo, in una successione temporale di linee e piani Le forme geometriche erano semplici, pure ed astratte, visivamente vicine alle forme della tecnologia dell’epoca Questo gruppo di artisti olandesi ha influenzato tutti i grandi architetti moderni Van Doesburg fu il teorico di questo stile artistico, divulgando le linee del movimento, mentre Gerrit Rietveld fu il progettista che negli tradusse in una forma chiara questi stile. Uno degli oggetti più iconici fu la sedia rossa e blu del 1919, e divenne una sorta di progetto matrice per tutto quello che arrivò dopo. La filosofia di Doesburg svolse una funzione di stimolo per la nascita del Bauhaus, anche se non insegnerà mai all’interno, ma tenne comunque delle lezioni autonome dove parteciperanno molti studenti della scuola. Il giovane architetto Walter Gropius fu il primo direttore della scuola Bauhaus, una scuola di progettazione nata a Weimar nel 1919 dalla fusione tra la locale Accademia di belle Arti e l’Accademia di Arti Applicate diretta da Henry van de Velde. Nel 1919 in Germania di viveva in una situazione post-bellica, molto complessa, caotica e confusa. L’economia era in difficoltà a causa dei debiti accumulati dalla prima guerra mondiale, appena conclusa e persa. Il Buahaus nasce dentro questa situazione, di mutamenti continui soprattutto a livello economico. All’interno di questa scuola convivono diverse forme artistiche, dall’espressionismo all’ Arta and Crafts inglese. Gropius sostiene che “l’artista possiede la capacità di dare un’ anima al prodotto inanimato creato dalla macchina. Il lavoro dell’artista deve diventare parte fondamentale del progetto nell’industria moderna”. Nel manifesto scritto da Gropius nel 1919 l’artista e la macchina sono ancora due entità ben divise. Da una parte l’artista, con una sua anima, e dall’altra la macchina che è un dispositivo bruto. L’artista deve iniziare ad occuparsi anche delle creazioni tecniche. Comunque diventa un richiamo alla collaborazione della comunità tecnico-artistica per creare qualcosa di più elevato.
E continua...
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Mon, 15 Mar 2021 - 09min - 8 - L' AEG di Peter Beherence | Lezione N°8 | Storia del designPeter Behrens (1868-1940) è considerato il primo designer industriale moderno. Inizia la sua collaborazione con le AEG nel 1907. L’azienda è stata fondata nel 1887 e divenne in breve tempo una delle più grandi aziende mondiali per la produzione e la vendita di nuovi oggetto elettrici Il problemi da affrontare per l’azienda fu, l’enorme crescita e richiesta di prodotti elettrici, ma soprattutto avevano l’enorme problema di comunicazione del prodotto e di creazione di un’identità aziendale Behrens inizialmente si occupò di ridisegnare il logo e della progettazione grafica di manifesti pubblicitari e della presentazione di nuovi dispositivi Successivamente si dedica alla definizione del design di prodotto, fino all’architettura degli stabilimenti dell’azienda ad esempio la sala delle turbine che dava la possibilità di far entrare più luce all’interno dell’edificio abbassando anche i costi per illuminarlo durante gli orari di lavoro Behrens divenne il cosiddetto art director dell’azienda. La sua idea era la SEMPLIFICAZIONE DEL PRODOTTO e la VARIAZIONE di alcuni aspetti. Ad esempio il bollitore elettrico progettato dal designer. E’ un oggetto creato da più parti standard che possono essere sostituiti, come i manici. Se noi sostituiamo i manici con modelli diversi, riusciamo a creare una varietà di prodotti, abbassandone i costi. La stessa cosa se andiamo a cambiare colore all’oggetto Il designer si ritrova a disegnare ventilatori, lampade, strumenti medicali e nel 1891 lo stato Tedesco impone di mettere dei carter sui dispositivi elettrici, per sicurezza. Cosa che da la possibilità ai progettisti di ampliare i proprio prodotti, dandone aspetti differenti. Tra il 1907 ed il 1911 l’ufficio di Behrens accoglie “stagisti” in periodi diversi come Walter Gropius, Mies van de Rohe e Le Corbusier L’AEG rappresenta un salto evolutivo incredibile, per l’epoca, oltre ad essere ancora presente sul mercato
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Sun, 14 Mar 2021 - 03min - 7 - L'Europa negli anni '20 | Lezione N°7 | Storia del designL’Europa di Inizio è un’area geografica attiva e in grande progresso Vi è un enorme crescita industriale soprattutto in Germania, Francia e Italia Gli stati uniti hanno da tempo risolto la questione del design e cioè che non è lo stile che guida il progetto, ma il principio dell’efficienza e dell’economia Il dibattito che sorge in quegli anni è tra lo spirito del progetto ed i bisogni standard dell’uomo. L’oggetto standard è però sostenuto da ragioni sociali e dalla richiesta del mercato Sorgono anche nuove correnti artistiche come il Cubismo, il Neoplastiismo ed il Costruttivismo In quel periodo e precisamente nel 1907 nasce in Germania il Werkbund tedesco o associazione per il lavoro. Il fondatore è Hermann Muthesius (1861-1926) L’obiettivo di questa associazione di ammodernare i dispositivi industriali tedeschi In questo gruppo fanno parte figure disparate tra le quali: artisti, progettisti, politici e uomini di cultura. Ovviamente avevano idee dissimili tra loro, ma il fondatore Muthesius sosteneva l’idea degli OGGETTI TIPO e cioè l’idea di creare prodotti standard per rispondere ai bisogni standard dell’uomo. Per fare un esempio: se hai la necessità di muoverti per la città in maniera green (bisogno standard) prenderei la bicicletta ( prodotto standard ) che viene realizzata in serie, perché non sei l’unica persone nel mondo che ha questo tipo di necessità. Poi il modello, la marca etc etc vanno in secondo piano La visione del Werbund tedesco inoltre sosteneva l’esigenza di progettare oggetti moderni per la cultura moderna nata proprio dalle nuove tecnologie presenti Ad esempio in quel periodo nasce la sensibilità igienica, che è letteralmente nata di sana pianta in quel periodo I progetti realizzati da questo gruppo sono funzionali, ma restano ancora legati alla decorazione dello jugendstil.
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Sat, 13 Mar 2021 - 03min - 6 - L'Europa tra fine '800 e i primi del '900 | Lezione N°6 | Storia del designFu un periodo di grandi cambiamenti e di apparente serenità Il primo periodo fu di feroce industrializzazione e di sgrosso sfruttamento Iniziarono a crescere i sindacati degli operai E le donne iniziarono a far sentire le loro richieste La trasformazione tecnologica non era ancora del tutto avvenuta L’elettricità, il cinema e l’auto modificarono completamente le abitudini dell’uomo In questa fase nacque l’art Noveau, che viene declinato nelle diverse forme in base alle nazioni di origine, e mostra proprio questo periodo di cambiamento e di attesa Le forme rappresentate in quel periodo erano l’insieme della tecnologia avanzata, unita ad un sistema più classico Uno dei “designer” più rappresentativi di quel periodo fu Michael Thonet (1796-1871) Esegue delle sperimentazioni tecniche sul legno fin dal 1830, più precisamente la piegatura del legno massello di faggio attraverso l’immissione in autoclave a bassa pressione di vapore per dare una certa elasticità del legno, e creare forme incredibili, mai viste prima. E’ come se l’iphone fosse stato presentato negli anni 90 del ventesimo secolo Il modello per eccellenza di thonet fu la sedia n°14 con una produzione di 4000 esemplari al giorno, ed in circa 40 anni ne vennero venduti 50 milioni di pezzi La sedia n°14 e la poltroncina n°19 vennero progettati con un’idea nuova basata sul pre-razionalismo guidato dall’economicità del modello e dall’efficienza strutturale In poche parole, ha venduto così tanto, perché la forma era semplice, costava poco e durava nel tempo Thonet, in tal senso ha anticipato di molto lo stile art Noveau, Un altro protagonista dell’epoca fu Hector Guimard (1867-1942) che divenne famoso per le stazioni della metropolitana di Parigi, e che ne divenne uno dei simboli della città Sempre nello stesso periodo ad inizio 900 Vienna era una delle città più importanti d’Europa In quel contesto nel 1903 nasce la Winer Werkstaesse da Josef Hoffmann e Koloman Moser, e si trattava di una cooperativa per la realizzazione di oggetti destinati alla colta borghesia della città Si rifacevano a diversi stili come l’Art and craft la secessione viennese e lo Jugenstill La ww possiamo dire che è il precursore dello stile razionalista Non si parla ancora di produzione industriale, ma di alto artigianato Una frase che è rimasta nella storia dettata da questo gruppo fu: “vogliamo produrre oggetti di uso domestico, semplici e di qualità. Il nostro punto di partenza è l’uso dell’oggetto e la sua funzionalità. Quando sarà il caso cercheremo di aggiungere ornamenti, ma senza sforzarci e non ad ogni costo”.
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Fri, 12 Mar 2021 - 05min - 5 - L'elettrificazione del mondo | Lezione N°5 | Storia del designLa prima forma di illuminazione a Gas di legna fu realizzata a Parigi nel 1798 La prima fabbrica illuminata a gas di carbone fu la Bouton e Watt nel 1802 Ma fu in Inghilterra che l’illuminazione a gas di carbone venne sviluppata grazie a due fattori concomitanti: l’abbondanza di carbone che ,lavorato per produrre il coke, produceva due sottoprodotti: il catrame ed il gas I primi impianti di illuminazione erano altamente costosi, e le piccole famiglie non potevano permetterselo Già nel 1815 Londra era dotata di 40 km di condutture per il trasporto del gas Nel 1840 le maggiori città europee installarono una rete di illuminazione e gas La luce prodotta dal gas era totalmente inadatta allo scopo, oltre ad essere molto pericolosa, sia per le possibili fughe di gas, che per la salut dell’uomo Dopo il 1850 la rete di gas venne utilizzata anche per riscaldare le case, e l’acqua degli ambienti e per riscaldare i cibi La prima forma di energia elettrica venne creata nel 1799 da Alessandro Volta che permise di ottenere la corrente continua Volta permise di studiare fenomeni nuovi come l’induzione elettromagnetica, l’elettrolisi e la possibilità di trasmettere segnali lungo un circuito elettrico Da Alessandro Volta l’evoluzione sull’elettricità continuò, e uno dei pionieri fu Thomas Alva Edison che tra il 1878 ed il 1881 riesci a risolvere i grossi problemi di distribuzione dell’energia elettrica per l’illuminazione La lampada ad incandescenza sviluppata ed evoluta da Edison (Qui vi sono decine di brevetti e di battaglie legali…. Guardatevi il film su di lui, è un capolavoro e spiega esattamente come si stava vivendo in quegli anni questo clima di cambiamento) La lampada ad incandescenza era ottimale ed adatto a tutti gli ambienti. Si poteva dosare l’intensità luminosa. Inoltre era pulita e brava di fastidi causati dal gas Nel 1886 a New York le vetrine vennero illuminate elettricamente. Fu una rivoluzione totale. Qualcosa di mai visto in precedenza. Inizialmente Edison usò la corrente continua che aveva fortissimi limiti, come ad esempio il fatto che potesse essere trasportata solo ad una distanza massima di 1,5 km Negli anni Edison, comprese che si doveva passare alla corrente alternata per coprire le lunghe distanze La nuova energia si affermò rapidamente. I vantaggi erano evidenti, e potevano essere prodotte dalle più diverse fonti primarie, attraverso diversi tipi di convertitori I paesi che non disponevano di grandi giacimenti carboniferi come il Canada, l’Italia, la Svizzera ed il Giappone ebbero uno straordinario impulso alla crescita industriale e dalla possibilità di ricavare energia elettrica da bacini idrici di cui erano ricchi L’ elettrificazione cambiò profondamente l’aspetto delle fabbriche dando un nuovo aspetto razionale. Ad esempio, le fabbriche prima dell’energia elettrica erano formate da un unico motore che ruotava grazie all’energia del gas, del carbone, e della legna e da esso erano attaccate delle pulegge che servivano a trasmettere il modo a tutti i macchinari presenti nella fabbrica. Quindi l’azienda era una giungla di pulegge in giro per l’azienda. Con l’avvento della corrente le fabbriche mutarono completamente aspetto, perché le macchine ora erano attaccate a cavi in maniera indipendente. Prima se il motore centrale si rompeva, tutta l’azienda si fermava. Mentre ora se un macchinario si guastava, tutti gli altri potevano continuare in maniera indipendente. Tra il 1901 ed il 1914 l’elettrificazione fu rapidissima: ad Esempio la Germania crebbe di 9 volte, e 15 volte l’Inghilterra anche se solo la metà degli stabilimenti era elettrificata
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Thu, 11 Mar 2021 - 07min - 4 - La seconda rivoluzione industriale | Lezione N°4 | Storia del designLa seconda rivoluzione industriale nacque anche grazie al passaggio dalla “civiltà del canone alla civiltà del petrolio” Avvenne un declino dell’uso del carbone negli anni 20 anche se rimase in uso dino al 1960 A parità di energia il petrolio occupava meno spazio e poteva messo in spazi inutilizzati senza compromettere le sue caratteristiche energetiche Venne utilizzata inizialmente in nuovi settori come il motore a scoppio per le automobili che prima erano a gas Il rendimento di un motore usando scarti di petrolio Diesel era il doppio a gas Durante la prima guerra mondiale il petrolio divenne la prima risorsa strategica Dopo la seconda guerra mondiale vi fu un enorme richiesta di questo materiale Grazie a questo materiale che le superpotenze iniziarono a mutare sulla base dei differenti giacimenti petroliferi in giro per il mondo Infatti le materie prime utilizzate prima della seconda rivoluzione industriale erano il carbone, il ferro, il cotone e la lana. Mentre il cibo era il frumento. Stati uniti, Gran Bretagna e Germania erano i maggiori produttori di queste materie
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Wed, 10 Mar 2021 - 03min - 3 - Il disegno tecnico | Lezione N°3 | Storia del designIl disegno tecnico permise lo sviluppo del Design nel mondo La comunicazione verbale inizia non funzionare più perché possono esserci problemi di comunicazione, non ci sono verifiche da poter fare etc etc Il disegno considerato tecnico vede la luce nel Rinascimento grazie ad architetti e maestri d’ascia, che sia aiutavano con delle prime documentazioni per spiegare ai loro sottoposti i lavori da effettuare Uno dei testi fondamentali du il De Pictura di Leon Battista Alberti, dove raffigurava Le proporzioni Da quel momento in poi vi fu uno sviluppo continuo da parte di diverse figure artistiche, architettoniche, matematiche etc etc fino ad arrivare all’ingegnere militare Gaspard Monge (1747-1828), che definisce le tecniche di rappresentazione, come ad esempio le proporzioni ortogonali Gli artigiani inizialmente vedevano la nascita di questo stile di rappresentazione come un ostacolo, perché poteva favorire il controllo delle proprie lavorazioni, con il rischio di vedersi sottratti i propri progetti, o la loro esperienza Nel anni venne adottato all’interno del sistema di istruzione sia in Europa che negli stati uniti In Inghilterra la Royal Navy iniziò a realizzare un modello in scala, ed una pianta di ogni nave presente all’interno della propria flotta, in maniera tale da poterla riprodurre fedelmente, oppure di poterla riparare seguendo le indicazioni iniziali del progettista.
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Tue, 09 Mar 2021 - 04min - 2 - La prima rivoluzione industriale | Lezione N°2 | Storia del designCiao Qui trovate alcune informazioni in merito alla prima rivoluzione industriale Le rivoluzioni industriali si basano sempre su scoperte tecnologiche, e di nuovi materiali Fu un periodo particolare con l’avvento delle macchine vapore Si passò dall’utilizzo del legno al carbone Era un materiale che si poteva trasportare molto facilmente aveva uno sviluppo energetico migliore rispetto al legno L’Europa in quel periodo era la maggior potenza per il consumo di legname Da li si crearono fabbriche di dispositivi bellici Il legno veniva utilizzato per la fabbricazione in Vetrerie, Fornaci, raffinerie et etc L’utilizzo del legno portò a fortissimi disboscamenti, e non c’era il concetto di tolgo un albero e ne pianto un altro Il carbone invece poteva essere estratto dalle cave o miniere Una serie di scienziato iniziarono a sviluppare macchinari a vapore per creare strumenti in grado di lavorare, o trasportare materiali e persone Nel 1705 Thomas Newcomen creò il primo macchinario affidabile a vapore Venne successivamente migliorato grazie a James Watt, invenzione che poi venne utilizzata per la creazione della Locomotiva grazie a George Stephenson nel 1829 La locomotiva fu un invenzione che rivoluzionò radicalmente il mondo. Qualcosa che non si era mai vista prima d’ora Gli inventori sfruttarono le piste utilizzate dai minatori per sviluppare un sistema di trasporto su rotaie appunto, per persone e cose. Oggi sembra una cosa normale, ma per l’epoca salire su un messo che andava a più di 6 km orari era fantascienza. Perché 6 Km orari?? Perché era la media di una carrozza trainata da cavalli La prima ferrovia ma creata fu nel 1830 in Inghilterra e precisamente tra Liverpool e Manchester George Stephenson in quel tratto vinse una gara di velocità con altri inventori per dimostrare la velocità ed affidabilità del proprio mezzo, raggiungendo la velocità assurda di 50 KM orari Da quel momento in poi questa invenzione esplose in tutto il mondo Pensiamo sono Agli stati uniti ed alla conquista di questa invenzione attraverso tutto il loro vasto territorio Gli indiani d’America attaccavano i treni durante i loro viaggi
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Sat, 06 Mar 2021 - 06min - 1 - Storia del design | Lezione N°1 | Design del prodotto industrialeLa parola design significa progettazione. E’ una parola che è stata sempre presente nell’uomo, fin da quando progettava trappole per catturare animali nella preistoria alla nascita della ruota. La parola design se vogliamo raccontarla nel modo corretto è la SOLUZIONE LOGICA DI UN PROBLEMA. Torniamo alla scoperta della ruota: è nata per trasportare meglio un peso: PROBLEMA, SOLUZIONE. La parola design ha iniziato a prendere significato pian piano nella storia partendo dalle macchine, che venivano mostrate come giocattoli per intrattenere i nobili tra il 1400 ed il 1500, che successivamente si sono trasformate in strumenti di lavoro. La parola DESIGNER è stata utilizzata per la prima volta da HENRY COLE, un progettista inglese e teorico del nascente DESIGN INDUSTRIALE. Questa parola è stata utilizzata nel 1851 durante la prima esposizione universale a Londra organizzata proprio da Henry Cole ed il principe Alberto. Per la prima volta si confrontarono direttamente le produzioni nazionali e si poterono comparare modelli industriali differenti Cole vede la necessità di una nuova figura che abbia una visione più ampia e che possa unire Arte e scienza. Il designer è in grado di dare una giusta configurazione agli oggetti, senza doverli camuffare, prendendo oggetti dal passato. Ad esempio le prime automobili erano praticamente carrozze per cavalli, senza appunto i cavalli Durante la prima esposizione universale di Londra appariva ai visitatori qualcosa di diverso dal solito come ad esempio la gomma vulcanizzata di Goodyear La locomotiva di Russell Crampton Le armi Colt E lo strumento a fiato di Adolphe Sax Henry Cole volle che fosse affiancato un museo alle scuole di design, attraverso il quale presentare le migliori realizzazioni tecniche, facilitando lo studente, ma anche un normale visitatore a comprendere la realtà presente e passata per riuscire a creare un futuro migliore Cole fondò alcuni concetti fondamentali: in primo luogo quello “dell’art manufacturer” o artista fabbricatore, una definizione che pone in posizione paritaria l’arte estetica e l’attività pratico realizzata Cole parla anche di “useful objects” e per la prima volta il concetto di utilità e funzionalità, che oggi diventa l’aspetto guida del progetto Tra il 1849 e il 1853 pubblicò il Journal of Design and Manufactures che divenne voce per le sue posizioni Da quell’evento in poi il design e la figura del designer iniziarono a svilupparsi in tutto il Globo dando impronte differenti a seconda dello stato Ad esempio, negli stat uniti nacque il Fordismo, e poi lo vediamo In Germania il razionalismo che si tradurrà con la scuola del Bauhaus e la scuola di Ulm, che influenzeranno stati come l’ Italia, la Scandinavia il Giappone etc etc Comunque i concetti di Cole non vennero sempre accettati, ad esempio John Ruskin, Augustus Welby e William Morrison si opposero per ragioni sociali: le motivazioni erano che gli operai nelle fabbriche erano trattati in condizioni di semi-schiavitù Inoltre indicavano il fatto che un prodotto realizzato a macchina era estremamente inferiore rispetto ad un prodotto realizzato artigianalmente (qui spiega il concetto attraverso il tuo braccialetto in argento) William Morrison fondò una propria cooperativa artigianale dedicata a creazioni di alta qualità Questa operazione ebbe successo e portò alla creazione delle cosiddette “Arts and Crafts inglesi” che ebbero una notevole influenza e rinnovarono il concetto di progetto in tutta Europa
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Tue, 16 Feb 2021 - 08min
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