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Gli occhi di Chiara – Il caso Garlasco

Gli occhi di Chiara – Il caso Garlasco

Testo e voce di Angela Corica. Prodotto da IoMedia.

Il 13 agosto 2007, in una villetta di via Pascoli a Garlasco, Chiara Poggi viene uccisa. Ha ventisei anni. Diciannove anni dopo, dopo tre gradi di giudizio, una condanna definitiva e una nuova indagine, quel delitto continua a non avere una verità condivisa. In sette episodi ripercorriamo il caso: chi era Chiara, la scena del crimine e gli errori dei primi rilievi, i processi e il ragionevole dubbio, il paese travolto dalla cronaca, le nuove perizie e il nuovo indagato. Una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza.

7 - 6. La partita a scacchi
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  • 7 - 6. La partita a scacchi

    Da un lato gli investigatori, la procura, i consulenti, i periti. Dall'altro un ragazzo di ventiquattro anni, studente di economia, con lo sguardo gelido e la voce calma. Troppo calma: Alberto Stasi. Al centro della scacchiera c'è la vittima, Chiara Poggi, sorpresa in pigiama e uccisa. Ogni mossa cambia le sorti di un'indagine, di una sentenza, di una famiglia, di un paese intero.

    In questo episodio ripercorriamo la partita, dal 13 agosto 2007 a oggi.

    L'altalena dei verdetti: l'arresto che non regge, le due assoluzioni, poi il 2014 e il 2015, quando la Cassazione spazza via tutto e la procura gioca il tutto per tutto con la perizia sui pedali della bicicletta e la simulazione della camminata sulla scena del crimine. Alberto Stasi viene condannato in via definitiva.

    Ma la partita è appena cominciata. Il 19 dicembre 2016, in una sala accecata dai flash, la difesa di Stasi convoca la stampa: un'agenzia investigativa ha stretto il cerchio su un nome, quello di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Un anno dopo la procura di Pavia lo iscrive nel registro degli indagati.

    Ci sono le tre telefonate a casa Poggi nei giorni precedenti il delitto, quando Marco era in vacanza e Sempio lo sapeva. C'è uno scontrino di un parcheggio di Vigevano, datato 13 agosto ore 10.18, conservato per mesi ed esibito nel 2008 come alibi: un alibi che oggi appare di cristallo, perché quel biglietto non prova chi fosse alla guida. Ci sono le intercettazioni del 2017, autorizzate su tutte le utenze e su due automobili, ma piazzate solo su una: dell'altra non resta traccia. E c'è un'archiviazione arrivata in tempi record.

    Poi l'informativa dei carabinieri del luglio 2020, che riassume le anomalie mai chiarite: le impronte sul dispenser del sapone che non sono solo di Stasi, i capelli nel lavandino, e ancora l'impronta 33, la traccia rimasta senza volto.

    Oggi la procura di Pavia vuole portare Sempio a processo e la procura generale di Milano valuta la richiesta di revisione per Stasi. Ripercorriamo i quattro punti su cui si regge l'ipotesi accusatoria e quello che le consulenze del RACIS scrivono sulla personalità dell'indagato. Per Andrea Sempio vale la presunzione di innocenza.

    Nel prossimo episodio scopriremo che dietro Garlasco c'è l'ombra di un sistema. Perché oltre al rumore dei processi e alle speculazioni ci sono persone vere, la cui esistenza è stata spezzata da quel 13 agosto.

    Gli occhi di Chiara è una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e il rispetto per tutte le persone coinvolte.

    Testo e voce di Angela Corica. Un progetto di Racconti di Cronaca, prodotto da IoMedia.

    Nuovi episodi ogni giovedì. Iscriviti e attiva le notifiche per non perdere le prossime puntate.

    Thu, 17 Sep 2026 - 11min
  • 6 - 5. Il paese che non dorme

    Se arrivi a Garlasco in un pomeriggio di nebbia, o sotto il sole piatto della pianura pavese, ti sembra di attraversare uno dei tanti borghi della Lomellina. File di case ordinate, l'eco di un motorino, le risate che escono da un bar, il Santuario della Bozzola che vigila sui campi di riso. Tutto racconta una provincia normale. Ma a Garlasco la normalità è diventata un vestito troppo stretto.

    C'è un prima e c'è un dopo, e la linea di demarcazione è il 13 agosto 2007. Da quel lunedì d'estate il nome del paese è consegnato per sempre alla cronaca nera.

    In questo episodio raccontiamo il paese: i luoghi, le persone, la tensione che non si è mai sciolta.

    Il 12 dicembre 2015 la Cassazione conferma la condanna a sedici anni per Alberto Stasi. Ma la sentenza non spegne i riflettori. Mentre lui sconta la pena a Bollate, con una condotta esemplare che gli varrà la semilibertà nel 2024 e l'affidamento in prova nel giugno 2026, il paese resta sveglio. Ogni volta che il passato sembra sepolto riaffiora un colpo di scena, un'intercettazione, una pista mai battuta fino in fondo.

    Da una parte chi considera chiusa la vicenda e stringe i Poggi in un cordoglio silenzioso. Dall'altra chi continua a nutrirsi di dubbi: le tempistiche, l'assenza di una prova regina, le ombre su piste alternative.

    E poi c'è la scia di morti anomale che negli anni si è allungata attorno alle persone sfiorate dall'inchiesta: il suicidio di Michele Bertani, amico d'infanzia di Andrea Sempio; la morte per iniezione letale del medico di base della famiglia Sempio; il ritrovamento di Giovanni Ferri; la vicenda di Sasha Pinna e quel messaggio agli atti in cui si parla di un inseguimento, su cui nessuno ha mai fatto domande. Oggi la procura di Pavia sta rianalizzando quei fascicoli, non per collegarli al delitto, ma per capire quale metodo investigativo fosse applicato in quegli anni su quel territorio.

    Al centro della prima fase dell'inchiesta c'erano due uomini: il maresciallo Francesco Marchetto e il capitano Gennaro Cassese. Raccontiamo che fine hanno fatto.

    E infine le voci: la madre di Andrea Sempio che parla con i giornalisti senza sapere di essere intercettata, i sogni che diventano verbali in caserma, l'isteria collettiva di chi si convince di avere l'intuizione decisiva.

    Nel prossimo episodio cambiamo tavolo: giocheremo una partita a scacchi.

    Gli occhi di Chiara è una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e il rispetto per tutte le persone coinvolte.

    Testo e voce di Angela Corica. Un progetto di Racconti di Cronaca, prodotto da IoMedia.

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    Thu, 10 Sep 2026 - 13min
  • 5 - 4. Il ragionevole dubbio

    "C'è sangue dappertutto." Sono le 13.50 del 13 agosto 2007 e Alberto Stasi sta parlando con i soccorsi. In questo episodio partiamo da lì, dalla sua primissima versione, che è anche il primo grande vicolo cieco dell'indagine.

    Stasi racconta di essere entrato in casa, di aver cercato Chiara, di aver percorso il corridoio e di aver visto il corpo. Il pavimento di quella villetta è cosparso di sangue, impronte, schizzi. Eppure, quando gli investigatori sequestrano le sue scarpe, un paio di Lacoste numero 42, le trovano perfettamente pulite. Nessuna traccia sotto le suole, nemmeno sui tappetini dell'auto.

    Ancora una volta l'elemento decisivo è qualcosa che non c'è. Per l'accusa quelle scarpe non sono le uniche: sulla scena ci sono impronte a pallini, compatibili con un altro paio mai ritrovato. Per la difesa il ragionamento si ribalta: se le scarpe sono pulite, allora l'assassino è un altro.

    Su questo terreno si giocano i primi due processi. Dicembre 2009, primo grado. Dicembre 2011, appello. Due sentenze identiche: Alberto Stasi è assolto. Perché in assenza dell'arma, di un movente chiaro e di prove scientifiche inconfutabili, il giudice deve assolvere. È il ragionevole dubbio.

    In quegli anni, per la famiglia di Chiara, Stasi non è un colpevole. Ascolterete le telefonate tra Alberto e la madre della vittima, e tra le due madri: due famiglie ancora vicine, che si sostengono a vicenda.

    Poi, nel 2013, la Cassazione cambia tutto. Un singolo indizio è un dubbio, molti indizi diventano una prova: viene ordinato un nuovo processo d'appello. E arriva il colpo di scena dei pedali, sette anni dopo il delitto, in una storica fabbrica di biciclette di Monza. Pedali montati sulla bicicletta sbagliata, e sopra il DNA di Chiara Poggi.

    Con la simulazione tridimensionale della camminata nella villetta, il quadro si chiude: il 17 dicembre 2014 arriva la condanna a sedici anni, confermata definitivamente l'anno successivo.

    Ma fuori dall'aula l'opinione pubblica si divide, e non ha ancora smesso.

    Nel prossimo episodio torniamo a Garlasco, il paese che non dorme.

    Gli occhi di Chiara è una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e il rispetto per tutte le persone coinvolte.

    Testo e voce di Angela Corica. Un progetto di Racconti di Cronaca, prodotto da IoMedia.

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    Due note dalla trascrizione: la data della condanna d'appello bis è correttamente il 17 dicembre 2014, quindi la correzione che avevamo segnalato è stata recepita anche nel parlato. Segnalo invece un refuso nell'audio, "il sistema giustizia avesse mantenuto un timore inconscio": nel testo scritto era "timone", che ha più senso. Se è udibile, valuta se vale la pena correggerlo.

    Thu, 03 Sep 2026 - 11min
  • 4 - 3. Scena di un crimine

    Ci sono le impronte di una mano dietro il pigiama rosa di Chiara. La scena del crimine parla: racconta dettagli, movimenti, gesti dell'assassino. Ma proprio quelle tracce, le più importanti, sono andate perdute.

    In questo episodio entriamo nella villetta di via Pascoli e proviamo a leggerla come la leggono oggi i consulenti, con strumenti che nel 2007 non esistevano.

    Secondo la ricostruzione del RIS di Cagliari, entrato nella villetta nel 2025, l'aggressione comincia già all'ingresso: un portavaso rovesciato, le pantofole in disordine, tre piccole macchie di sangue tra i due divani. Da lì la bloodstain pattern analysis, la tecnica che studia forma e distribuzione delle macchie di sangue, ricostruisce una dinamica lunga e concitata: il tentativo di fuga verso la porta, i colpi vicino alla scala, la mano sinistra aperta impressa sul pavimento, il trascinamento per le caviglie, la caduta lungo i gradini della cantina.

    Cambia anche l'orario. Nella condanna definitiva di Alberto Stasi il delitto è racchiuso in ventitré minuti, tra le 9.12 e le 9.35, gli unici in cui non ha un alibi. La professoressa Cristina Cattaneo, rivalutando il contenuto gastrico e i parametri biologici, allarga la finestra a tutta la mattinata. E torna centrale un luogo prima ignorato: la cucina, dove c'era una macchiolina di sangue mai approfondita.

    Poi il DNA sotto le unghie. Una perizia sostiene che non sia attribuibile ma che non si possa escludere Stasi; una più recente lo esclude e indica un supporto da forte a moderatamente forte per la linea maschile della famiglia di Andrea Sempio, oggi indagato, per il quale vale la presunzione di innocenza. Spieghiamo che cos'è l'aplotipo del cromosoma Y e perché una traccia parziale, con dodici marcatori su sedici, può pesare così tanto.

    E infine l'impronta 33, sulla parete della scala che porta alla cantina. Ascolterete la voce di chi la esaminò all'epoca raccontare perché quell'impronta era diversa da tutte le altre.

    Nel prossimo episodio: che cosa significa davvero ragionevole dubbio, e le scarpe troppo pulite.

    Gli occhi di Chiara è una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e il rispetto per tutte le persone coinvolte.

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    Una segnalazione per il montaggio: nella trascrizione compare "oggi è arresto di Messina", dove il parlato dovrebbe dire "oggi è al RIS di Messina". Se l'errore è nell'audio e non solo nella trascrizione automatica, vale la pena correggerlo prima di pubblicare.

    Thu, 27 Aug 2026 - 14min
  • 3 - 2. Garlasco, 13 agosto 2007

    Le 13.50 del 13 agosto 2007. Alberto Stasi chiama i soccorsi dalla sua auto, poco dopo essere uscito dalla villetta della fidanzata. La telefonata dura meno di un minuto. La sua voce è calma. Una calma che diventerà il primo sospetto.

    In questo episodio ricostruiamo quella mattina, ora per ora. Il paese semideserto, il caldo, l'allarme di casa Poggi disinserito alle 9.12. Poi l'arrivo dei carabinieri e dell'ambulanza in via Pascoli: il cancello accostato, nessun segno di effrazione, la casa apparentemente in ordine. E, avanzando verso il soggiorno, le prime tracce di sangue sul pavimento, sul mobiletto, sul telefono. La porta a soffietto della cantina aperta. In fondo alle scale, il corpo di Chiara.

    Sul divano c'è una busta di plastica con quattro paia di slip da donna, di colori diversi, usati. Non sembrano della sua taglia. Vengono fotografati, ma non analizzati. A chi appartenevano? È una delle tante domande rimaste senza risposta.

    E poi l'errore che pesa più di tutti: sulla maglia del pigiama rosa ci sono le impronte insanguinate di quattro polpastrelli e di un palmo. Quelle tracce vengono perse quando il corpo viene girato sul pavimento ancora bagnato di sangue. Se fossero state repertate, oggi forse avremmo un nome.

    Poi la bicicletta. Una signora, quella mattina intorno alle 9.10, nota una bici nera da donna appoggiata al muretto della villetta. Un'ora dopo non c'è più. Ma la bici che le verrà mostrata è un'altra. E c'è un testimone che dice di aver visto una ragazza bionda in bicicletta con un attrezzo da camino in mano, salvo poi ritrattare tutto.

    Tutto quello che verrà dopo, i processi, le perizie, la condanna e i dubbi, dipende da quei primi minuti.

    Nel prossimo episodio entreremo dentro la scena del crimine.

    Gli occhi di Chiara è una ricostruzione d'inchiesta basata su atti e fonti. Per tutti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e il rispetto per tutte le persone coinvolte.

    Testo e voce di Angela Corica. Un progetto di Racconti di Cronaca, prodotto da IoMedia.

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    Thu, 20 Aug 2026 - 13min
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