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Modem, appuntamento quotidiano (dal lunedì al venerdì) in onda dal 2000, dedicato ai principali temi d’attualità, che vengono analizzati, approfonditi e contestualizzati principalmente attraverso l’apporto ed il confronto di ospiti in diretta.
Le notizie scorrono veloci, si sviluppano e si perdono, sono abbondanti. Modem, ogni mattina, sceglie e propone un tema di sicuro interesse. Lo racconta con uno stile diverso da quello dell'attualità. Cerca e trova interlocutori di qualità per spiegare e dibattere ciò che è successo e ciò che potrebbe succedere. È la trasmissione che dice i "perché" e aiuta a decodificare gli eventi destinata a tutti gli interessati ad andare oltre la notizia del giorno e che desiderano approfondire in maniera immediata il tema prescelto tramite dibattiti e interviste in diretta, reportage, collegamenti, approfondimenti, schede interne.
Modem offre regolarmente anche delle rubriche.
Modem Evento: una serata-dibattito e di incontro con il pubblico.
Modem Giovani: su argomenti che riguardano direttamente il mondo giovanile con tra gli ospiti anche i ragazzi.
Modem Incontro: non un dibattito, ma un'intervista con un solo ospite.
Una puntata al giorno, alle 08.30, per 5 giorni la settimana, da settembre a metà giugno.
- 4880 - Iraq sovrano, la sfida dopo il ritiro delle truppe straniere
Con la partenza delle ultime truppe straniere l’Iraq si ritrova come paese sovrano. Un ritiro di soldati italiani, tedeschi, francesi, olandesi e soprattutto statunitensi che riporta l’attenzione internazionale su una nazione persa di vista dall’attenzione. Eppure, l’Iraq non è un paese qualsiasi, ma si ritrova al crocevia di molti conflitti da quelli religiosi a quelli politici passando per la questione della produzione di petrolio in una regione che è tornata ad infiammarsi dopo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran.
E allora, che paese lasciano i militari esteri a livello politico ed economico dopo la seconda guerra del Golfo del 2003, seguita da un ritiro quasi completo e da un rientro in forze nel 2014 per combattere lo stato islamista dell’ISIS.
A Modem ne discutono:
Lorenzo Trombetta, giornalista, saggista, ed esperto di Vicino e Medio Oriente e che da anni collabora con la RSI
Emanuele Valenti, giornalista e collaboratore RSI che ha visitato il mese scorso l’Iraq
Fri, 02 Oct 2026 - 30min - 4879 - L’”annus horribilis” dell’agricoltura
Se ne è discusso anche in Parlamento, nel dibattito d’attualità su canicola e siccità. L’agricoltura svizzera ha vissuto un’estate estremamente difficile a causa delle alte temperature e della scarsità di precipitazioni. A soffrirne è stato anche il settore ortofrutticolo, basti dire che il raccolto delle patate – prodotto principe nel nostro Paese – ha subito un calo del 25% rispetto alla media degli ultimi anni. Il raccolto autunnale di questo tubero è ancora in corso, i dati a disposizione ci dicono che finora questa è stata la peggiore stagione negli ultimi sessant’anni. Simili difficoltà sono state registrate anche per altri ortaggi, in Ticino in particolare per il pomodoro. Da diversi anni chi lavora nel settore si è attrezzato per far fronte a queste ondate di calore, con irrigazioni, serre ventilate e con speciali sementi più resistenti a caldo e siccità. Uno sforzo che ha finora permesso di mitigare i danni, ma che necessita di ulteriori misure per far fronte alle sfide del futuro e ad altre possibili estati torride. Argomenti, interrogativi e timori di cui parleremo con:
Marco Bassi, direttore della Federazione ortofrutticola ticinese
Stefano Ginelli, docente di produzione vegetale al Centro professionale di MezzanaIn apertura di puntata, un servizio sul raccolto delle patate nel Canton Berna, con un primo bilancio della stagione a livello svizzero.
Thu, 01 Oct 2026 - 30min - 4878 - Clima a Palazzo
L’estate del 2026 non è stata un’estate qualsiasi. È stata l’estate dei record: la più calda e secca mai registrata in Svizzera. E le immagini di questa estate sono ancora fissate nei nostri ricordi – anzi tante le abbiamo ancora sotto agli occhi: campi riarsi, fiumi ai minimi storici, ghiacciai che si ritirano a vista d’occhio e un’agricoltura in ginocchio. E infine, storia degli ultimi giorni, centinaia di persone scese in piazza per protestare contro l’inazione climatica.
E l’allarme bussa infine alle porte di Palazzo Federale, dove proprio oggi il Parlamento sarà chiamato a discutere di clima e siccità con una domanda di fondo: come dobbiamo rispondere a questo allarme?
Da un lato, c’è chi vede in questa estate la prova definitiva di una crisi climatica che richiede un’azione immediata, radicale, per tagliare le emissioni alla radice e cambiare rotta prima che sia troppo tardi. Dall’altro, c’è chi sostiene che, di fronte a un cambiamento ormai in atto, la priorità dev’essere l’adattamento: gestire le conseguenze con pragmatismo, innovazione tecnologica e senza gravare su cittadini e imprese con divieti e nuove tasse.
Ne parliamo con
Bruno Storni, consigliere nazionale PS
Paolo Pamini, consigliere nazionale UDCWed, 30 Sep 2026 - 30min - 4877 - Bilaterali III sotto esame
Un dossier tra i più complessi e divisivi degli ultimi anni, segnato da una spaccatura che attraversa la Svizzera su più livelli: geografico, politico ed economico. Un dossier fondamentale per il futuro del Paese
La portata dell’accordo è imponente: oltre 2.000 pagine di trattati che salgono a 20.000 considerando gli atti di riferimento, tanto che si afferma che «nessuno può coglierne tutte le implicazioni».
Sebbene da parte di Bruxelles la regola sia quella del “prendere o lasciare” – cioè le due Camere non possono modificare gli accordi - il Parlamento svizzero ha comunque un margine decisivo: può infatti dire la sua sulle misure di accompagnamento interne e sulla tipologia di referendum, con la popolazione che sarà chiamata ad esprimersi in merito presumibilmente nel 2028.
E anche noi a Modem questa mattina vi proponiamo, vista la complessità e viste le dimensioni della tematica, una prima entrata in materia
Lo facciamo con tre ospiti, tre consiglieri agli StatiMarco Chiesa, TI/UDC
Fabio Regazzi, TI/Centro
Carlo Sommaruga, GE/PS
Tue, 29 Sep 2026 - 30min - 4876 - Allarme serbatoio!
Il prezzo di benzina e diesel dall’inizio dell’anno è in costante ascesa, e cittadini e imprese arrancano. In diversi paesi europei si cercano delle soluzioni per aiutare chi fatica a stare a galla a causa del continuo rincaro, conseguenza di una situazione geopolitica funestata da diversi fronti di guerra. La Francia ha pensato, ad esempio, a sgravi per chi viaggia molto per lavoro, a sussidi per l’agricoltura e il presidente Macron ha chiesto alla presidente della Commissione europea von der Leyen misure per incrementare la produzione di diesel e cherosene nell’UE. La Germania col suo “Tankrabatt” da inizio ottobre fino alla fine dell’anno calmiererà i prezzi di benzina e diesel di 17 centesimi al litro. Misure simili saranno introdotte anche in Spagna. In Italia ENI introdurrà un tetto massimo ai prezzi e la speranza è che altri distributori seguano questa via. La Lituania dimezza le tariffe dei treni, la Polonia propone forti prelievi su profitti record di produttori e venditori di carburanti e la Grecia tassa di più il gioco d’azzardo per trovare fondi per gli aiuti.
E in Svizzera cosa si fa? Sul piano nazionale stanno arrivando diverse proposte dalla politica, da schieramenti di destra, come di sinistra, per chiedere alla Confederazione di intervenire. Qualcuno sottolinea i maggiori introiti nelle casse pubbliche, poiché i prezzi più alti aumentano l’IVA incassata. Altri chiedono invece di attingere maggiormente alle riserve di carburante e di limitare i margini di guadagno dei distributori.
Ne discuteremo con:
Antonella Crüzer, Segretaria generale di ACSI, Associazione delle consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana
Edoardo Beretta, professore di Macroeconomia monetaria e internazionale all’Università della Svizzera Italiana a Lugano
Boris Martinoni, CEO di ECSA Energy SA e portavoce dell’Associazione Ticinese Stazioni di Servizio
Mon, 28 Sep 2026 - 30min - 4875 - Trump-Xi, parola d’ordine: “Non pestarsi i piedi”
Si è svolta in questi giorni la visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping a Washington. Arrivato mercoledì e accolto in pompa magna dallo stesso Donald Trump all’aeroporto, Xi Jinping ripartirà oggi, venerdì. I due potrebbero rivedersi però già a novembre, quando Trump dovrebbe tornare in Cina per il vertice Apec (Cooperazione Economica Asia-Pacifico) di Shenzhen.
Quella che si conclude oggi è sì la prima visita di Xi alla Casa Bianca dopo oltre un decennio (l’ultima risaliva al 2015), ma si tratta già del terzo incontro di persona con il presidente statunitense nell’arco di un anno, dopo i vertici di Busan, in Corea, lo scorso ottobre 2025 e la visita di Trump a Pechino a maggio di quest’anno.
Un incontro che avviene in un momento in cui il mondo è destabilizzato dalle guerre, dal prezzo dell’energia fuori controllo e dalla scomparsa dell’idea stessa di una comunità internazionale (basti pensare che pur trovandosi negli Stati Uniti, il presidente cinese ha snobbato l’Assemblea generale dell’Onu in corso in questi giorni a New York).
Eppure, nonostante i temi di cui i leader delle due superpotenze mondiali discutono siano di importanza e impatto globale, molti analisti già alla vigilia ritenevano che sarebbe stato un incontro più incentrato sull’immagine e sul simbolismo, piuttosto che sulla ricerca di progressi sostanziali su questioni come il commercio e la guerra dei dazi, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, le guerre in corso oppure il nodo di Taiwan…
Che bilancio trarre quindi da questo incontro fra i leader delle due superpotenze globali?
A Modem ne parliamo con:
Andrea Vosti, corrispondente radiofonico RSI da Washington
Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia orientale
Fri, 25 Sep 2026 - 30min - 4873 - Spese militari: avanti marsch!
Alla camera alta, con 25 voti a favore e 17 contrari, questa settimana si è sbloccata la contesa che da anni frena il finanziamento supplementare a favore dell’esercito. Mezzi con cui, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si vogliono portare le spese per la difesa all’uno percento del prodotto interno lordo della Svizzera. Questi fondi erano bloccati, da una parte da chi li vuole stanziare senza nuove entrate ma grazie a dei risparmi, mentre dall’altra c’è chi è scettico a veder crescere in maniera massiccia i mezzi a disposizione del Dipartimento della difesa.
Il Consiglio degli Stati propone ora aumento dello 0.2 percento dell’Imposta sul valore aggiunto per i prossimi 18 anni, punto su cui verrebbe chiamato a esprimersi il popolo, e in parallelo un fondo per “La sicurezza e la difesa” da al massimo 24 miliardi di franchi. Questo Fondo potrà indebitarsi fino a 12 miliardi di franchi e verrebbe alimentato, oltre che dai proventi dell’aumento dell’IVA, dalla metà delle eccedenze di finanziamento ordinarie della Confederazione. Una soluzione diversa da quella del Consiglio federale, che puntava ad uno 0.5 percento supplementare di IVA, e che deve ancora passare al vaglio del Consiglio nazionale e del popolo. Missione non facile pensando alle polemiche che toccano vari programmi di armamento, a cominciare dalle polemiche legate all’acquisto dei caccia F-35.
A Modem intervengono sul tema due consiglieri nazionali:
Martin Candinas, grigionese del Centro
Bruno Storni, ticinese del PSThu, 24 Sep 2026 - 30min - 4872 - Meno case per chi investe dall’estero
Carenza di appartamenti, prezzi e pigioni in continua ascesa: le difficoltà di inquilini e di chi cerca casa restano all’ordine del giorno in Svizzera (e non solo). L’argomento si è riproposto a Palazzo federale dove il Consiglio nazionale ha approvato, con una rara alleanza tra UDC e sinistra, una mozione in cui l’UDC di Zugo Thomas Aeschi chiede un solido rafforzamento della Lex Koller. La legge che limita l’accesso di persone e capitali stranieri alla proprietà in Svizzera. L’intenzione è di ridurre le tendenze speculative nel mercato immobiliare e con ciò la pressione sui prezzi.
Sull’efficacia di una simile misura, alla quale sta peraltro lavorando anche il Consiglio federale, i pareri divergono: PLR e Centro la considerano addirittura controproducente. Chi ha ragione? E in quale modo affrontare il problema dei costi dell’alloggio che tanto incide, insieme a quello dei costi della sanità, sul potere d’acquisto dei cittadini? Ne discutiamo con:
· Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC
· Simone Gianini, consigliere nazionale PLR
· Intervista registrata a Cristian Dandrès, consigliere nazionale PS
Wed, 23 Sep 2026 - 30min - 4871 - Gli Houthi alzano il tiro
Yemen, da guerra dimenticata a epicentro di una crisi globale che minaccia le rotte commerciali e tenta di ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente.
Nelle ultime settimane l’Arabia Saudita ha registrato attacchi sempre più frequenti da parte dei combattenti filoiraniani Houthi arrivati a controllare lo stretto di Bab Al Mandab sul Mar Rosso – divenuto passaggio marino vitale per il trasporto di merci e petrolio tra l’Asia e L’Europa, specialmente dopo il blocco dello Stretto di Hormuz.
Da uno stretto all’altro per un’evoluzione della crisi in Medio Oriente che rischia di paralizzare entrambe le vie di trasporto marittimo lungo la penisola arabica e sottoporle al controllo iraniano. Una leva potentissima da impiegare nella guerra contro gli Stati Uniti e che – e ce ne siamo accorti – fa schizzare alle stelle il prezzo del petrolio.
Ne parliamo a Modem con
Eleonora Ardemagni, esperta di Yemen e Monarchie del Golfo, ISPI
Alessandro Colombo, professore di Relazioni internazionali, Università degli Studi Milano
Giacomo Luciani, esperto di energia e professore di relazioni internazionali al Graduate Institute di GinevraTue, 22 Sep 2026 - 30min - 4870 - Russia, al voto senza scelta
In Russia si è votato per tre giorni per rinnovare la Duma, la Camera bassa dell’Assemblea federale. Sono le prime elezioni legislative dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, ma con un risultato già scritto in anticipo. L’unico partito contrario alla guerra, Yabloko, è stato escluso dalla corsa. Non ci sono stati osservatori indipendenti e il voto elettronico, esteso a un terzo del Paese, resta una scatola nera. Intanto, la sera prima della chiusura dei seggi il cielo di Mosca era pieno di droni ucraini.
Eppure, dietro la vittoria annunciata di Russia Unita, il voto racconta molto di un Paese in affanno. La guerra si è palesata in casa con le code ai distributori, un’economia quasi ferma e la stanchezza di una popolazione che nei sondaggi chiede sempre più spesso la pace. Intanto, fuori dai confini, la pressione cresce. Gli Stati Uniti si preparano a sanzioni e dazi contro chi compra petrolio russo, e Mosca risponde colpendo le aziende occidentali rimaste nel Paese, a partire dalla svizzera Nestlé.
Come funziona un sistema elettorale costruito per non avere sorprese? Quanto regge il consenso a Putin? E cosa cambia per la guerra, per l’Europa e per la Svizzera, a pochi giorni dal voto sulla neutralità?
Ne parliamo a Modem con:
· Alberto Zanconato, giornalista che vive e lavora in Russia
· Ulrich Schmid, slavista e storico dell’Università di San Gallo
· Nona Mikhelidze, politologa presso l’Istituto Affari internazionali e specialista dell’area post-sovietica
Mon, 21 Sep 2026 - 30min - 4869 - I Grigioni decidono sul voto ai 16enni
Quella di domenica 27 settembre potrebbe diventare una data storica per il Canton Grigioni. Oltre ai temi federali nel Cantone si vota anche per abbassare il diritto di voto a 16 anni. Se la proposta di revisione parziale della Costituzione dovesse venir accolta il Grigioni diventerebbe il secondo Cantone svizzero - quasi 20 anni dopo Glarona - a concedere ai 16 e 17enni di poter votare ed eleggere, ma NON di essere eletti.
A 16 anni si è effettivamente già maturi per esercitare lo strumento fondamentale della cittadinanza svizzera, ovvero il diritto di voto? Ha senso che anche i minorenni votino se poi non hanno gli stessi obblighi e le stesse responsabilità dei maggiorenni? È questa la strada giusta per svecchiare la politica svizzera?
Un dibattito che vede a confronto:
Luca Fanconi, del comitato direttivo dei Giovani del Centro
Mirko Lanfranchi, rappresentante dell’UDC Valposchiavo
Fri, 18 Sep 2026 - 32min - 4868 - Lex UBS, un compromesso da discutere
Mai più un altro 19 marzo 2023, giorno in cui fu annunciato il crollo di Credit Suisse, l’allora seconda banca svizzera. Il Consiglio federale, per scongiurare il ripetersi di questo incubo, ha elaborato una proposta per fare in modo che le partecipazioni nelle filiali estere delle banche a rischio sistemico siano interamente coperte con capitale proprio di qualità primaria. Tradotto: non deve ricapitare – come fu con Credit Suisse – che guai nelle filiali estere mettano a rischio la casa madre in Svizzera.
Questa proposta è stata ribattezzata “Lex UBS” perché, anche se pensata per tutte le banche svizzere di rilevanza sistemica, di fatto riguarda solo UBS, l’unica con partecipazioni significative in filiali estere.
Il costo per UBS di questi fondi propri aggiuntivi sarebbe di 20 miliardi di franchi. Un aggravio importante che nessun altro concorrente sul piano internazionale deve sostenere e UBS teme quindi per la sua perdita di competitività.
La Commissione Economia e Tributi del Consiglio agli Stati ha raccolto le preoccupazioni della nostra banca più grande e ha elaborato una soluzione di compromesso rispetto alle indicazioni del governo federale: le filiali estere di UBS potrebbero essere dotate per il 50% di capitale primario di classe 1 e per l’altro 50 percento di obbligazioni AT1.
Ne discutiamo con:
Fabio Regazzi, consigliere agli Stati per il Centro e presidente di USAM
Simone Gianini, consigliere nazionale per il PLR
Marc Chesney, professore emerito di matematica finanziaria all’Università di Zurigo che ha insegnato in passato anche all’USI a Lugano
Thu, 17 Sep 2026 - 30min - 4867 - Mercosur, referendum vicino
Tutto è iniziato nel 2017 con le prime trattative e ora, a quasi dieci anni di distanza, l’accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur si ritrova a fare i conti con l’esame del Parlamento. E molto lascia intendere che le Camere federali daranno il loro via libera a questa intesa con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Un nullaosta tutt’altro che scontato, visto che in un primo momento, nel giugno scorso, il Consiglio nazionale si era opposto a questo accordo. Un rifiuto dovuto ad un’alleanza tra la lobby contadina e la sinistra. Una doppia opposizione che ora, alla vigilia del secondo dibattito al Nazionale su questo argomento, non dovrebbe ripresentarsi. Il mondo agricolo svizzero si è detto pronto a sostenere questo accordo, visto che dal Parlamento ha ottenuto poco più di un mezzo miliardo di franchi, suddiviso su sei anni, per far fronte alla concorrenza dei prodotti agricoli, in particolare carne e vino, in arrivo a prezzi ridotti dall’America Latina. Gli unici contrari rimangono socialisti e verdi, che si sono già detti pronti a lanciare un referendum. A loro dire questo accordo non garantisce a sufficienza il rispetto dei diritti dei lavoratori e la protezione dell’ambiente nei Paesi del Mercosur.
Ne discuteremo con:
- Alex Farinelli, consigliere nazionale PLR/TI
- Jon Pult, consigliere nazionale PS/GR
- Sem Genini, segretario agricolo dell’Unione contadini ticinesi
Buon ascolto
Wed, 16 Sep 2026 - 30min - 4866 - IA, rischio enorme o falso allarme?
L’intelligenza artificiale, l’IA, rischia di portare all’estinzione del genere umano affermano da tempo gli allarmisti. Una posizione forse marginale, almeno fino a qualche giorno fa quando Dario Amodei, il numero uno di Anthropic, ha dichiarato che lo sviluppo dell’IA va frenato.
Per Amodei vanno introdotti dei controlli esterni sullo sviluppo dei nuovi modelli di intelligenza artificiale con degli standard validi per tutto il settore anche grazie ad un intervento regolatore dello Stato, infine va trovato un accordo a livello internazionale per gestire la situazione.
Sull’utilità di simili interventi e su quali potrebbero essere le loro conseguenze si interrogano a Modem:
Stefano Quintarelli, già membro del gruppo di esperti di alto livello per l’IA della Commissione europea e oggi gestore di un fondo di capitale a rischio nel settore delle nuove tecnologie
Marco Zaffalon, professore e direttore scientifico dell’Istituto Dalle Molle di studi sull’Intelligenza artificiale USI/SUPSI
Tue, 15 Sep 2026 - 31min - 4865 - Il PECC alla resa dei conti
A tre anni dal messaggio del Governo il Piano energetico e climatico cantonale va finalmente in aula, nella seduta di Gran Consiglio che si apre domani 14 settembre. 3 anni di discussioni in commissione, alla ricerca di compromessi per un’adesione la più ampia possibile alla strategia su energia e clima del Canton Ticino.
Siamo a metà dell’opera – verrebbe da dire – ma in mezzo c’è ancora tutta la discussione in parlamento e non è detto che quanto sostenuto nel rapporto di maggioranza della Commissione Ambiente territorio e energia venga accolto in toto dalla maggioranza dei deputati.
Già perché dalla commissione è uscito anche un rapporto di minoranza che chiede di respingerlo e in aula saranno presentati svariati emendamenti volti a rafforzare oppure a indebolire la struttura del Piano. E il tutto infine potrebbe anche essere rimandato in commissione.
Insomma attorno al PECC la politica si divide tra chi vi legge una svolta ecologica ed economica necessaria e imprescindibile, chi ne condivide i principi ma chiede una certa flessibilità e chi infine chiede di bocciarlo perché manca di trasparenza sui costi e parte da premesse ormai obsolete.
Ne discutiamo con
Massimo Mobiglia, deputato dei Verdi liberali e relatore di maggioranza
Gianluca Padlina, il Centro, favorevole con riserva
Alain Bühler, capogruppo UDC , contrarioMon, 14 Sep 2026 - 30min - 4864 - 9/11: Attacco al cuore degli USA
L’11 settembre di 25 anni fa, gli attacchi contro New York e Washington. Quattro aerei dirottati da terroristi di Al Qaida, due colpiscono le torri gemelle del World Trade Center a new York, uno il Pentagono, il quarto aereo, anche lui diretto Washington, si schianta per la resistenza dei passeggeri. Quel giorno si contano quasi 3’000 vittime, molte di più negli anni seguenti, le morti dovute alle intossicazioni causate da crolli e incendi.
Gli Stati Uniti dell’allora presidente George W. Bush rispondono con la “guerra al terrore”, che nei decenni a livello globale causerà quasi un milione di morti in combattimento e costi per 8’000 miliardi di dollari.
E, ancora oggi, quanto successo allora si fa sentire, non solo all’interno degli Stati Uniti e in Medio Oriente
A Modem ne discutono:
Andrea Vosti, corrispondente RSI da Washington
Mario Del Pero professore di storia internazionale e storia degli Stati Uniti a Science Po a Parigi
Gilles Kepel, politologo specialista del mondo arabo e di islam, ha insegnato anche all’USI dove è stato direttore scientifico del “Forum sul Medio Oriente e il Mediterraneo”Fri, 11 Sep 2026 - 30min - 4863 - Neutrali, ma quanto?
Con l’invasione russa in Ucraina del 2022, la Svizzera è stata confrontata con una domanda a lungo sottovalutata: cosa vuol dire, veramente, essere neutrali?
Il dilemma riguarda in particolare le sanzioni economiche. L’ONU non ne ha approvate, perché la Russia può mettere il veto in quanto membra del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E così il Consiglio federale, dopo una prima titubanza, ha adottato le sanzioni decise dall’Unione europea contro persone e aziende legate al regime di Mosca. Una decisione sbagliata, per una parte della politica, in particolare per l’UDC.
La discussione ora viene estesa a tutti i cittadini svizzeri, con l’iniziativa sulla neutralità in votazione il 27 di settembre. I promotori chiedono un’interpretazione rigida della neutralità, senza sanzioni europee e senza collaborazioni con gli eserciti dei Paesi Nato. I contrari, compresi governo e Parlamento, ritengono invece che sia indispensabile mantenere una certa flessibilità nell’applicazione concreta della neutralità.
A Modem domani ci chiederemo quale approccio sia migliore per favorire gli interessi svizzeri: diplomatici, economici, militari. Ne discuteremo con
Marco Chiesa, UDC, Consigliere agli Stati, per il SÌ all’iniziativa
Greta Gysin, Verdi, Consigliera Nazionale, per il NO all’iniziativa
Thu, 10 Sep 2026 - 30min - 4862 - Lugano è una città sicura?
Una grave rissa al parco Ciani fra tossicodipendenti, un’altra a Lugano Marittima, con il ferimento di un giovane colpito da una bottiglia di vetro, una lite in Piazza Cioccaro con un giovane ferito, una spedizione punitiva contro un ragazzo in un bar di Breganzona, due gravi accoltellamenti, un’aggressione contro tre 17enni che rientravano da una festa di compleanno, altri disordini di vario genere…. Quella di Lugano è stata un’estate decisamente movimentata, con la popolazione, le autorità e le forze dell’ordine che si sono ritrovate ad interrogarsi sulla reale situazione, sul fronte della sicurezza, della città.
Ma Lugano è davvero diventata più pericolosa, oppure è una percezione legata a una casuale concomitanza di fatti che hanno in comune sì la violenza, ma che hanno anche dinamiche e ragioni molto diverse fra loro? E quanto sono responsabili le dipendenze, da alcool e droga, crack in primis? E come devono reagire le autorità cittadine? Cosa possono davvero fare?
A Modem ne parliamo con tre ospiti:
Karin Valenzano Rossi, responsabile del Dicastero sicurezza
Edoardo Cappelletti, consigliere comunale del gruppo La Sinistra
Marco Coppola, direttore Radix Svizzera italiana
Wed, 09 Sep 2026 - 30min - 4861 - Un funerale e la storia che non passa
Un funerale con tutti gli onori – anche se qualcuno si è prodigato a non volerlo chiamare funerale di stato. Stiamo parlando delle esequie di Ratko Mladic, ex generale serbo-bosniaco, una delle figure chiave della guerra in Bosnia Erzegovina durante gli anni 90. Stava scontando l’ergastolo all’Aja per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità. Sotto il suo comando era stato perpetrato l’assedio di Sarajevo e la campagna di pulizia etnica culminata con il genocidio di Srebrenica. Eppure oggi la morte di Radko Mladic non ha chiuso uno dei capitoli più bui della storia bensì sembra aver riaperto ferite profonde.
Com’è stato possibile che la Serbia tributasse a Mladic un tale onore, con tanto di volo di stato e migliaia di persone alle esequie? È davvero impensabile ad oggi immaginare un vero processo di riconciliazione e verità? E come si posiziona sul piano interno e internazionale – oggi con questa mossa - la Serbia di Vucic, scossa da quasi due anni di proteste degli studenti e prossima a nuove elezioni?
Ne parliamo a Modem con:
Milovan Pisarri, storico ed esperto di nazionalismi dei Balcani, Università di Belgrado
Nenad Stojanovic, professore di Scienze politiche all’Università di Ginevra
Marija Milanovic, giornalista Swissinfo
Tue, 08 Sep 2026 - 30min - 4860 - Il trionfo AfD in Sassonia-Anhalt
Alternative für Deutschland oltre il più ottimista dei sondaggi al 43,8%, cristiano democratici della CDU più che dimezzati al 17%. Gli altri partiti che galleggiano al di sotto del 10%. E alle urne è andato quasi l’ottanta per cento degli elettori: in Sassonia-Anhalt non era mai successo dalla riunificazione. Ed è anche il miglior risultato mai ottenuto dall’estrema destra in un’elezione regionale nella storia della Repubblica federale tedesca.
Le elezioni in questa regione orientale fino agli anni ‘90 parte della DDR, segnano un punto di svolta, con il partito di estrema destra che sfiora di un niente la maggioranza assoluta e mette in crisi il brandmauer, il cordone sanitario declinato alla tedesca. Eppure il candidato Ulrich Siegmund i numeri per governare da solo non li ha: trentanove seggi su ottantatré, tre in meno dei quarantadue che servono. «Abbiamo scritto la storia», ha detto lui ieri sera. Tutti gli altri partiti ripetono invece che con lui non governeranno mai.
Così da stamattina la Germania ha due problemi. Uno aritmetico: in quel parlamento nessuno ha una maggioranza. E uno politico, molto più grande, che non riguarda soltanto Magdeburgo. Fra due settimane si vota a Berlino e in Meclemburgo, mentre il cancelliere Merz esce indebolito dopo il voto di ieri. E da Budapest a Parigi a Roma, ieri sera, l’estrema destra europea festeggiava.
Che cosa succede adesso in Sassonia-Anhalt? E che cosa dice questo voto alla Germania, e all’Europa?A Modem ne discutiamo con:
Walter Rahue, corrispondente RSI dalla Germania
Lutz Klinkhammer, storico e vicedirettore dell’Istituto storico germanico di Roma
Andrea Ostinelli, corrispondente RSI da Bruxelles
Mon, 07 Sep 2026 - 32min - 4859 - Iran e USA, ripresi gli attacchi
Da un lato, i caccia del Pentagono che hanno colpito nello Stretto di Hormuz per sventare – secondo il Comando Centrale americano – un tentativo di Teheran di disseminare nuove mine navali. Dall’altro, la risposta della Repubblica Islamica, che ha bersagliato con missili e droni gli Emirati Arabi, il Kuwait, la Giordania, il Bahrein e l’Iraq, tutti Paesi che ospitano basi militari americane. Sullo sfondo, l’ondeggiante e imprevedibile strategia della Casa Bianca. Il presidente Donald Trump da un lato annuncia di voler soffocare lentamente Teheran sul piano finanziario con la cosiddetta ‘Operation Economic Outcast’, dall’altro minaccia di bombardare il Paese fino alla resa immediata. Qual è il vero obiettivo di Washington? Il presidente americano, che fra due mesi dovrà affrontare il banco di prova delle elezioni di Midterm, vuole un accordo o la situazione in fondo, come ha detto lui stesso in questi giorni, gli va bene così? E fino a che punto l’Iran è disposto a spingersi, anche tenuto conto delle minacce di Trump che ha promesso di “colpire molto più duramente” l’Iran in caso di rappresaglia? Quanto può resistere, poi, con le nuove sanzioni annunciate da Washington? E quale ruolo giocano – in questo conflitto - gli alleati regionali, a partire da Israele? Ne discutiamo con tre ospiti:
ANDREA VOSTI - corrispondente RSI da Washington
NIMA BAHELI - giornalista e analista geopolitico, esperto di intelligence e relazioni internazionali.
FRANCESCA CAFERRI – inviata in Medio Oriente per la Repubblica, esperta della zonaFri, 04 Sep 2026 - 31min - 4858 - Neutralizzato Claudio Zali
Un consigliere di Stato senza dipartimento, con un ufficio, un posto al tavolo del Governo e il diritto di partecipare alle sedute, ma nessun accesso ai dossier. È questa l’immagine che il Ticino si è portato a casa ieri pomeriggio.
Claudio Zali aveva annunciato a luglio le sue dimissioni per fine settembre. Martedì, dopo la notizia di un secondo procedimento penale a suo carico, questa volta per reati contro l’integrità sessuale, i colleghi di Governo – così come gran parte dell’arco politico - gli hanno chiesto di andarsene subito. Nel pomeriggio, quaranta minuti prima della conferenza stampa dell’Esecutivo, Zali ha risposto con una nota: le accuse sono false, il procedimento verrà abbandonato e resterà al suo posto — sono parole sue — fino alla data da lui stabilita. A suo dire le dimissioni immediate sarebbero state interpretate come un’ammissione di colpa, in barba al principio della presunzione d’innocenza. Il Consiglio di Stato ha allora fatto l’unica cosa che poteva fare: gli ha tolto il Dipartimento del territorio, affidandolo a Raffaele De Rosa, supplente designato, almeno fino all’entrata in carica del subentrante di Zali, il democentrista Piero Marchesi.
Un caos istituzionale quindi non ancora totalmente risolto, che lascia sul tavolo diversi interrogativi, posti anche in alcuni atti parlamentari, che toccano pure l’operato della magistratura e di chi la sorveglia.
A Modem ne discutono tre granconsiglieri ticinesi:
· Maura Mossi Nembrini, Più Donne
· Evaristo Roncelli, Avanti con Ticino e Lavoro
· Pino Sergi, Movimento per il Socialismo
Thu, 03 Sep 2026 - 31min - 4857 - Caso Zali: dall’arrocco allo scacco matto
Reati contro l’integrità sessuale: anche di questo è accusato Claudio Zali, in un secondo procedimento penale a suo carico, dopo quello per abuso d’autorità e tentata coazione aperto nel corso del mese di luglio. Un secondo capo d’accusa che ha spinto il governo ticinese a chiedere le immediate dimissioni del ministro leghista, in carica dal 2013. Zali però ha rifiutato di compiere questo passo, vuole rimanere in carica fino al prossimo 30 settembre. Ora i suoi colleghi in Consiglio di Stato sono pronti a togliergli la direzione del Dipartimento del territorio. Un vero e proprio ultimatum, a cui si sono aggiunte altre richieste simili giunte dai partiti politici, in primis a reagire sono stati i Verdi. Sollecitazioni che vanno tutte nella stessa direzione: Zali deve lasciare il governo, e farlo immediatamente.
La tensione è dunque alle stelle, in un contesto che mette sotto pressione anche la Magistratura ticinese, chiamata a far luce su questi casi e a garantire al Paese la massima trasparenza possibile, anche quella relativa al proprio operato.
Ne parleremo con:
Luca Berti, giornalista RSI
Daniel Ritzer, direttore La Regione
Gianni Righinetti, vice-direttore Corriere del Ticino
Wed, 02 Sep 2026 - 32min - 4856 - Un’assicurazione sociale per la cura dei denti
Pensate all’ultima volta che siete andati dal dentista. E al conto che avete pagato. Quasi sicuramente lo avete pagato tutto voi, di tasca vostra. Perché in Svizzera i denti, stranamente, non fanno parte della sanità che ci assicuriamo: stanno fuori dalla cassa malati, fuori dalla solidarietà, ma ben dentro il portafoglio di ciascuno. In Ticino questa spesa vale circa 160 milioni di franchi l’anno. E oltre il 90% lo pagano direttamente le famiglie. Il 14 giugno i ticinesi decideranno però se cambiare questo sistema. L’iniziativa “Per il rimborso delle cure dentarie”, sostenuta dalla sinistra, dal mondo sindacale e da alcuni operatori del settore chiede infatti di iscrivere nella Costituzione cantonale un principio: che curarsi i denti sia un diritto, garantito da un’assicurazione obbligatoria, pagata un po’ da tutti in base al reddito. Un autogol costoso, rispondono i contrari, con tutto il fronte borghese schierato insieme a Governo, associazioni economiche e un altro fronte di attori del settore. Lo spauracchio: fino a 150 milioni di franchi all’anno di nuovi prelievi, per un sistema che già funziona bene. A Modem ne discutiamo con:
Patrick Rusconi, granconsigliere PLR e relatore messaggio maggioranza (in presenza)
Danilo Forini, granconsigliere PS e vicepresidente commissione sanità e sicurezza sociale (in presenza)
Interventi registrati di due dentisti: Nancy Lunghi (favorevole) e Lorenzo Reali (contrario)Tue, 26 May 2026 - 30min - 4855 - L’imposta sulla casa
A Modem, altro argomento in votazione il prossimo 14 giugno, questa volta uno dei due temi cantonali ticinesi: l’iniziativa popolare costituzionale “Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima”. Lanciata e consegnata dall’UDC con 17 mila firme, è sostenuta da centro e destra e ha ottenuto l’avallo del Gran Consiglio e del Consiglio di Stato. Per dettami federali, il valore delle stime immobiliari dovrà salire entro il 2035 al 70% del valore di marcato, contro il 55% attuale in Ticino. L’iniziativa chiede che questo aumento non si traduca automaticamente in un aumento delle imposte per i proprietari e non abbia nemmeno conseguenze automatiche a livello di prestazioni, aiuti e sussidi erogati con obiettivi sociali. La sinistra denuncia, tra altre cose, una difesa mascherata degli interessi dei grandi proprietari.
Dibattito con:
Roberta Soldati, deputata dell’UDC e firmataria del primo rapporto di maggioranza in Gran Consiglio, favorevole all’iniziativa
Ivo Durisch, capogruppo del PS in Gran Consiglio e primo firmatario del rapporto di minoranza, che si oppone all’iniziativa
Conduce: Marcello IeraceThu, 21 May 2026 - 29min - 4854 - Giochi dopati
I Giochi potenziati saranno realtà che piaccia o meno al Comitato olimpico! Parola di Aron D’Souza, l’ideatore degli Enhanced Games, i giochi potenziati (o Giochi per dopati) che si inaugurano il prossimo finesettimana a Las Vegas, con una quarantina di atleti protagonisti in 3 discipline (atletica, nuoto, sollevamento pesi), montepremi stellari, addirittura un premio di 1 milione di dollari qualora dovesse venir realizzato un nuovo record del mondo (ovviamente con aiutino).
Il doping – sotto stretto controllo medico – viene dunque ammesso e incoraggiato, così da poter vedere e far vedere fin dove può spingersi il corpo umano...E allora stiamo parlando ancora di sport? Possiamo fare a meno dei principi etici che tanto decantiamo prima di una competizione sia essa professionistica o dilettante? Oppure la società in evoluzione fa evolvere anche il concetto stesso di sfida sportiva?
Ne parliamo a Modem con
Cristiano Valli, collaboratore RSI dalla costa ovest degli Stati Uniti
Giulia Sesa, ricercatrice esperta in etica sportiva all’Università cattolica di Lovanio in Belgio
Igor Nastic, ex nuotatore, oggi commentatore sportivo RSI, docente e formatore e anche preparatore atleticoWed, 20 May 2026 - 29min - 4853 - I limiti della scuola
Dove comincia e dove finisce la scuola? Dove comincia, facile dirlo: con le lezioni, la didattica, la griglia oraria. Ma dove finisce? In quale misura la scuola deve farsi carico del doposcuola? In quale misura può, in questo modo, agire sulla sua “inclusività”, sulle opportunità per tutti gli allievi di riuscire nel loro percorso scolastico? Sui banchi del Gran Consiglio arriva domani un’iniziativa parlamentare Mps-Pop-Indipendenti che chiede un sostanzioso potenziamento del doposcuola in tutte le sedi di Scuola media del Canton Ticino. Ne discutiamo con:
Alessandro Speziali, granconsigliere Plr, relatore del rapporto di maggioranza
Massimiliano Ay, granconsigliere Partito comunista, relatore del rapporto di minoranza
Pierfranco Longo, presidente della Conferenza cantonale dei genitori
Tue, 19 May 2026 - 30min - 4852 - Regno dis-Unito
Dopo una disastrosa sconfitta nelle elezioni locali e regionali il partito laburista si avvia ad un regolamento di conti interno. Una situazione sorprendente se si pensa al chiaro mandato che Keir Starmer aveva ricevuto nelle elezioni nazionali del 2024 a spese dei Conservatori. Dalla disaffezione per la politica, agli strascichi della Brexit con l’irrisolta questione dell’immigrazione il Regno Unito è sempre meno governabile. Basti pensare che in meno di quattro anni si sono susseguiti quattro primi ministri, e che le ultime tre elezioni nazionali si sono svolte in modo anticipato.
Modem cerca di capire le cause di questi sviluppi con gli interventi di:
Arianna Giovannini, professoressa di Sociologia politica, Università di Urbino
Gianfranco Baldini, professore di Scienza politica, Università di Bologna
Loretta Dalpozzo, collaboratrice RSI da Londra
Mon, 18 May 2026 - 29min - 4851 - Il vertice “imperiale” tra Xi e Trump
Dopo nove anni, Donald Trump è tornato a Pechino in veste di presidente degli Stati Uniti. Ci era già stato nel 2017. Da allora la posizione degli Stati Uniti è però cambiata parecchio, a tal punto che ora la Cina considera il proprio rapporto con la prima potenza mondiale in termini sostanzialmente paritari. Il presidente cinese Xi Jinping sa che gli Stati Uniti, aprendo il conflitto con l’Iran, si sono messi nei pasticci da soli. Anche per questo ha chiesto a Trump un atteggiamento meno rigido in difesa dell’indipendenza di Taiwan, un’isola che dopo il vertice di questi ultimi due giorni guarda ora con accresciuta preoccupazione al proprio futuro. Ma nella due giorni di Pechino sono stati affrontati anche altri problemi: le rivalità commerciali, la questione delle terre rare, di cui la Cina detiene un quasi monopolio a livello mondiale, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le sfide legate alle nuove tecnologie.
Ma cosa resta ora di questo vertice? E quali le possibili relazioni future tra le prime due potenze mondiali? Con quali conseguenze per gli equilibri internazionali? Questi alcuni degli interrogativi che affronteremo con:
Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI dall’Asia
Mario Del Pero, docente di storia internazionale e di storia degli Stati Uniti a Science Po a Parigi
Alessandro Giraudo, professore di geopolitica delle materie prime e di gestione dei rischi all’istituto INSEEC di Parigi
Fri, 15 May 2026 - 31min - 4850 - Assalto alla Fortezza
Un referendum all’ombra della “Fortezza”. Correva l’anno 2000 quando il mondo intero, per il tramite dell’UNESCO, riconosceva e iscriveva il patrimonio architettonico dei tre castelli, della Murata e della cinta muraria nella lista del Patrimonio dell’Umanità. Un riconoscimento straordinario. Eppure, a oltre venticinque anni di distanza, quei castelli accolgono ancora solo centomila visitatori l’anno, di cui meno della metà paganti.
A marzo è così stato approvato dal Consiglio comunale un progetto da 19 milioni di franchi per trasformare i castelli — ribattezzati “Fortezza di Bellinzona” — in un polo culturale e turistico di respiro europeo. Mostre permanenti, tecnologie immersive, percorsi tematici e una governance professionale. Ma da quelle stesse mura, nel giro di poche settimane, è arrivata una risposta inattesa: oltre quattromila e seicento firme per un referendum popolare. No al nome, no al biglietto, no alla fondazione. No, dicono in molti, a toccare qualcosa che appartiene a tutti.
A Modem ne discuteremo con:
· Mario Branda, sindaco di Bellinzona
· Brenno Martignoni Polti, ex sindaco di Bellinzona e promotore del referendum
· Intervista registrata allo storico Marino Viganò che ha preso parte all’indagine sulla Fortezza
Wed, 13 May 2026 - 30min - 4849 - Quanto si sta stretti in Svizzera?
Crisi dell’alloggio, traffico incolonnato, trasporti pubblici sovraffollati, cementificazione del territorio, criminalità in aumento, salari, sistema sociale e sistema sanitario sotto pressione ... Tutti questi problemi hanno una causa principale secondo l’UDC: è l’immigrazione incontrollata. Negli ultimi 12 anni la popolazione in Svizzera è cresciuta di un milione di persone. Attualmente ogni anno arrivano nel nostro Paese oltre 100’000 persone in più; provenienti dall’Unione Europea, da Paesi terzi o tramite il sistema dell’asilo. Per l’UDC non si può andare avanti così.
Con l’Iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni di abitanti” o “per la sostenibilità” (in votazione il 14 giugno), propone di introdurre un nuovo articolo 73a nella Costituzione federale, secondo il quale la popolazione residente permanente non può superare 10 milioni di abitanti prima del 2050. Da lì in poi spetta al Consiglio federale decidere se innalzare ogni anno questo tetto massimo. In caso di superamento ripetuto, l’estremo rimedio sarebbe disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.
Per i contrari, l’immigrazione pone la Svizzera di fronte a delle sfide, ma la proposta dell’UDC - apparentemente semplice - in realtà non porta nessuna soluzione, al contrario crea molti nuovi problemi. E’ un’iniziativa del caos, che minaccia i salari, gli impieghi, l’economia, la prosperità, la coesione sociale, la sicurezza.
La popolazione della Svizzera sta crescendo troppo velocemente? Dobbiamo mettere dei limiti? E con quali conseguenze sulla nostra vita e sul futuro del Paese?
Ne parleremo con:
Marco Chiesa, Consigliere agli Stati dell’UDC, promotore dell’iniziativa
Greta Gysin, Consigliera Nazionale dei Verdi, contraria
Tue, 12 May 2026 - 30min - 4848 - Meno servizio civile?
Dal 1996 chi non può conciliare il servizio militare con la propria coscienza può chiedere di prestare servizio civile. È in quella data che il rifiuto ha smesso di essere trattato come reato per diventare un diritto. Dal 2009 è inoltre stato abolito l’esame di coscienza
Ma del diritto a non prestare servizio nell’esercito si starebbe approfittando troppo, secondo il Governo e la maggioranza del Parlamento, con conseguenze sull’operatività dell’esercito. Da qui sei misure che hanno come obiettivo quello di “correggere” il tiro.
Misure che limiterebbero però eccessivamente la possibilità di optare per il servizio civile, per coloro – sinistra e varie organizzazioni della società civile – che hanno promosso il referendum contro la revisione della Legge sul servizio civile. Servizio civile che – sottolineano i referendisti – è indispensabile per il funzionamento di strutture come ospedali, case anziani etc
Di pro e contro di questa revisione parliamo con
Michele Moor, presidente della Società svizzera degli ufficiali
Niccolò Mazzi-Damotti, membro direzione del PS TicinoMon, 11 May 2026 - 31min - 4847 - Uno “spacchettamento” indigesto
Un problema, due iniziative per porvi rimedio e un’impasse tecnico e politico che rischia di mettere a dura prova i rapporti tra i partiti ma anche tra la politica e la cittadinanza. Stiamo parlando dell’implementazione delle due iniziative per fare fronte all’impennata dei costi della cassa malati in Ticino. Una leghista che promuove la deducibilità dei premi e l’altra socialista per contenere i premi entro il 10% del reddito, entrambe votate con solide maggioranze il 28 settembre dell’anno scorso.
Negli ultimi giorni si sta facendo strada, nella Commissione della gestione del Gran Consiglio l’ipotesi “spacchettamento”, ovvero l’idea di separare i destini delle due iniziative e affrontarne il finanziamento in maniera separata, poiché in sostanza a nessuno piace il progetto Governativo di implementazione a tappe.
Spacchettare le due iniziative è dunque una necessità pragmatica per affrontare due leggi diverse o una scelta politica che rischia di creare un’attuazione di Serie A e una di Serie B, tradendo lo spirito del voto del 28 settembre 2025?”
Ne parliamo a Modem con
Laura Riget, copresidente PS
Alessandro Speziali, presidente PLR
Fiorenzo Dadò, presidente Centro
Daniele Piccaluga, coordinatore Lega dei TicinesiFri, 08 May 2026 - 30min - 4846 - Decessi evitabili all’Ospedale Universitario di Zurigo
“Troppi pazienti sono stati sacrificati in nome dell’innovazione, mentre l’innovazione dovrebbe essere al servizio dei pazienti”. Parole del cardiochirurgo René Prêtre espresse durante la presentazione, martedì, dell’inchiesta indipendente commissionata dall’Ospedale Universitario di Zurigo sulla conduzione del reparto di cardiochirurgia nel periodo 2014-2020. Al timone allora c’era l’ex primario Francesco Maisano, poi sollevato dall’incarico. Troppi gli interventi chirurgici problematici, troppi i decessi forse evitabili a causa di manchevolezze nella gestione del reparto, ma anche di un possibile conflitto di interessi che avrebbe indotto all’utilizzo di impianti innovativi sviluppati da società a cui il medico era legato finanziariamente. Ma quali gli strumenti di controllo sulla ricerca clinica? Quali i paletti con cui diminuire i rischi e scongiurare abusi dovuti a competitività, ricerca di prestigio, interessi finanziari? E quali le protezioni di cui dispongono i pazienti nelle sperimentazioni mediche? Ne discutiamo con:
Giovan Maria Zanini (presidente del Comitato etico cantonale in Ticino e presidente di Swissethics)
Angelica Jäggli, presidente ACSI (Associazione consumatrici e consumatori Svizzera italiana)
Franco Cavalli, oncologo, fondatore dello IOR, Istituto di ricerche oncologiche
Thu, 07 May 2026 - 29min - 4845 - “Lex UBS”
Condizioni più severe in vista per UBS, l’ultima banca di rilevanza sistemica con sede in Svizzera. Dopo la scomparsa di Credit Suisse, assorbita da UBS, tutti sono concordi nel chiedere regole più severe per le banche troppo grandi per fallire. Si discute però sul quanto restrittive devono essere queste nuove regole che, viste le importanti attività all’estero, toccano praticamente solo UBS e non a caso si parla ormai di una “Lex UBS”. Dopo che il Consiglio federale ha pubblicato le sue richieste, definite troppo severe da parte della grande banca, la palla è passata alla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati. Commissione che ha deciso di valutare anche altre varianti e alternative al disegno del Consiglio federale sulla copertura delle partecipazioni estere con capitale proprio di banche di rilevanza sistemica.
Siamo perciò in una fase decisiva riguardo non solo al futuro di UBS, ma anche della piazza finanziaria svizzera che grazie alla presenza di una grande banca gode di alcuni vantaggi ma deve pure fare i conti con certi rischi.
A Modem intervengono:
Edoardo Beretta, professore di Macroeconomia monetaria internazionale all’USI di Lugano
Carlo Lombardini, avvocato, professore di diritto bancario all’Università di Losanna, siede in alcuni Consigli d’amministrazione di banche
Intervento registrato di Marc Chesney, professore emerito di matematica finanziaria all’Università di Zurigo, già attivo anche all’USI di Lugano
Wed, 06 May 2026 - 30min - 4844 - Il nodo di Hormuz
Si chiama “Project Freedom”, è scattato ieri e ha come obiettivo quello di riaprire lo stretto di Hormuz al traffico marino. Secondo le intenzioni di Donald Trump, le forze armate americane dovrebbero forzare il blocco navale imposto dall’Iran dopo l’attacco del 28 febbraio di Usa e Israele, e “guidare le navi dei Paesi non direttamente coinvolti nella guerra, fuori dallo Stretto”. Un’azione i cui risultati sono poco chiari: nelle scorse ore è stato un susseguirsi di dichiarazioni e smentite. L’Iran ha annunciato che due loro missili avrebbero colpito una fregata della Marina Usa, dopo che la nave avrebbe tentato di entrare nello Stretto. Gli Stati Uniti hanno smentito la notizia per poi rilanciare che due mercantili battenti bandiera statunitense avrebbero attraversato con successo lo Stretto – informazione negata da Teheran – e annunciare: “Abbiamo il controllo, stiamo riaprendo il passaggio”. Anche qui è subito arrivata la smentita iraniana… Insomma, al momento su cosa stia accadendo, davvero, c’è grande confusione, confusione che regna anche sull’attuale stato delle trattative per trovare una soluzione al conflitto. Ne parliamo con:
Andrea Vosti, corrispondente radio da Washinton
Nima Baheli, analista geopolitico italo-iraniano, esperto di intelligence e relazioni internazionali
Francesca Caferri, giornalista di la Repubblica, esperta di Medio Oriente e Paesi del GolfoTue, 05 May 2026 - 31min - 4843 - Un arresto in odore di mafia
La settimana scorsa sono scattate le manette ai polsi di un funzionario della Polizia federale, l’accusa è quella di aver trasmesso, lasciandosi corrompere, informazioni sensibili ad un membro di un’organizzazione criminale, che si muove nell’ambito del traffico di droga. Per la Fedpol si tratta di un duro colpo, come ha fatto notare la direttrice della stessa, Eva Wildi Cortès. Mai finora nella storia delle nostre istituzioni di difesa s’era verificato un caso simile, una sospetta infiltrazione di un’organizzazione mafiosa. Alta è dunque la preoccupazione nell’amministrazione pubblica, anche perché c’è chi ritiene, tra gli esperti di mafia, che si possa trattare soltanto della “punta di un iceberg”, il primo indizio di un tentativo più esteso di infiltrazioni malavitose dentro l’apparato statale del nostro Paese. Il Ministero pubblico della Confederazione ha ora aperto un’inchiesta, anche per chiarire eventuali responsabilità di altri funzionari della Polizia federale. Cosa vuol dire questo arresto per il nostro Paese e cosa ci dice sulla presenza delle mafie in Svizzera? Quale il legame in particolare con il traffico di droga? Alla luce anche di questo dato: ogni anno si stima che dentro i nostri confini nazionali vengano consumate circa 5 tonnellate di cocaina.
Interrogativi e argomenti che affronteremo con:
- Annamaria Astrologo, professoressa titolare di diritto all’USI, responsabile scientifica dell’Osservatorio Ticinese sulla criminalità organizzata
- Nando dalla Chiesa, sociologo della criminalità organizzata, dirige alla Statale di Milano l’Osservatorio che si occupa di questo fenomeno malavitoso
- Rosa Maria Cappa, avvocata ed ex procuratrice federale
Mon, 04 May 2026 - 31min - 4842 - “Né sfruttati, né divisi: lavoro e dignità senza confini”
Primo maggio, Festa dei lavoratori. Una data che in Svizzera e in Ticino non passa mai inosservata. Perché mentre sfilano i cortei e si tengono i discorsi, i dati ci ricordano che ci sono aspetti del mondo del lavoro che continuano a far discutere e a creare contrapposizione. “Né sfruttati, né divisi: lavoro e dignità senza confini” è lo slogan dell’Unione sindacale svizzera scelto per la festa odierna e, tra i temi al centro delle rivendicazioni, c’è anche quello della sicurezza sul lavoro, tema su cui noi oggi ci concentreremo.
Il mondo sindacale mette l’accento anche sulla precarizzazione del mondo del lavoro, un altro argomento che toccheremo concentrandoci sul grande boom – seppure con un rallentamento in tempi più recenti – del lavoro interinale, tanto in Svizzera quanto in Ticino. Sicurezza e precarietà sono tra l’altro due argomenti che si incrociano, visto che gli interinali si infortunano il 50% in più della media. Senza dimenticare la salute mentale: in Svizzera oggi la metà delle nuove rendite d’invalidità è riconducibile a malattie psichiche. Numeri e dati che pongono domande. A chi lavora, a chi fa le leggi, a chi rappresenta le imprese.
A Modem ne parleremo con:
· Giangiorgio Gargantini, segretario regionale del sindacato UNIA
· Paolo Locatelli, vice segretario del sindacato OCST
· NicolaBagnovini, direttore della Società svizzera impresari costruttori in Ticino
Fri, 01 May 2026 - 30min - 4841 - Si riparla di naturalizzazioni
Poter chiedere il passaporto rossocrociato già dopo cinque anni di residenza invece di dieci e stabilire a livello federale le condizioni necessarie per far valere questo diritto. Questi i punti principali dell’iniziativa popolare “Per un diritto di cittadinanza moderno”, detta Iniziativa per la democrazia. Iniziativa in discussione oggi a Palazzo federale con Consiglio federale e la maggioranza della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale che invitano a respingerla. Per i contrari verrebbero naturalizzate persone con uno statuto di residenza meno consolidato, riducendo pure i criteri sull’integrazione. Senza dimenticare che verrebbero abolite le competenze cantonali in materia di naturalizzazione. Per i favorevoli invece le naturalizzazioni vanno favorite così da garantire una maggiore integrazione e partecipazione alla vita politica di quel quarto di popolazione che non è di nazionalità svizzera. Criteri di naturalizzazione che inoltre non devono poter variare da un cantone all’altro. Sul tema intervengono a Modem:
Tamara Funiciello, consigliera nazionale bernese del PS
Simone Gianini, consigliere nazionale ticinese del PRL e relatore per la maggioranza della Commissione delle istituzioni politicheThu, 30 Apr 2026 - 30min - 4840 - La Russia è in difficoltà?
Capita sempre più frequentemente che i servizi segreti interni russi mettano un bavaglio ad Internet e alla piattaforma Telegram, molto popolare in tutta la Russia, in particolare nelle grandi città, considerate tra le più interconnesse al mondo. Un bavaglio digitale che si abbatte sulla società civile e che il Cremlino giustifica con ragioni legate alla sicurezza e alla difesa nazionale. Motivazioni che non bastano a fermare un’ondata di malcontento, anche tra chi finora si è sempre schierato a fianco di Putin e a sostegno di quella che ufficialmente viene ancora chiamata “operazione militare speciale” contro l’Ucraina. E così dall’inizio di questa guerra, ormai più di quattro anni fa, il potere di Putin sembra attraversare una fase di oggettiva difficoltà, proprio a causa di questa opposizione interna e anche delle notizie che arrivano dal fronte, dove, e lo dicono persino alcuni blogger russi un tempo vicini a Putin, scarseggiano i soldati. A tal punto che il regime, spesso con l’inganno, va a reclutarli sempre di più in Paesi lontani, in Asia e in Africa. Giovani del tutto ignari di quello che li aspetta e destinati a morte praticamente certa.
Anche di questo parliamo con:
Anna Zafesova, giornalista de la Stampa di origini russe
Ulrich Schmid, professore di studi sull’Europa orientale all’università di San Gallo
Luciano Pollichieni, analista geo-politico, esperto di questioni africaneWed, 29 Apr 2026 - 32min - 4839 - Una professione da curare
Erano i tempi della pandemia, quelli nei quali gli infermieri ricevevano applausi: nel 2021 l’iniziativa popolare “Per cure infermieristiche forti” fu approvata alle urne con ampia maggioranza. Chiedeva di rispondere alla carenza di personale curante in una società nella quale gli anziani aumentano e con essi malattie e bisogno di cure. Tra le misure rivendicate, la valorizzazione delle professioni di infermiere e di assistente di cura e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro. Anche per ridurre tassi di abbandono decisamente alti. Le proposte del Consiglio federale sono discusse martedì dal Consiglio nazionale. Saranno efficaci? Sufficienti? Troppo costose? Consentiranno di realizzare quanto auspicato e votato dal popolo? Ne discutiamo con:
Alex Farinelli, consigliere nazionale PLR
Greta Gysin, consigliera nazionale Verdi
Annette Biegger, membro di direzione EOC, capa dell’area infermieristica e medico-tecnica
Dante Cheda, membro del comitato centrale di Alliance Care e co-responsabile cantonale per il TicinoTue, 28 Apr 2026 - 29min - 4838 - Cambiamenti climatici, tocca anche ai comuni
Passare dalla teoria alla pratica, anche per colmare il ritardo del Canton Ticino, che gli esperti stimano in 15-20 anni. Lo scorso giovedì si è tenuto a Bellinzona il settimo simposio Cantone-Comuni, quest’anno incentrato appunto sulle sfide del cambiamento climatico. L’obiettivo: fornire ai comuni il supporto necessario ad intraprendere le misure di mitigazione e adattamento necessarie, passando anche da proposte operative concrete. Pericoli naturali, qualità di acqua, aria e suoli, biodiversità, agricoltura, turismo, precipitazioni, calore e siccità sono così diventati i protagonisti di laboratori tematici rivolti proprio agli amministratori comunali.
A Modem ci concentreremo però maggiormente sugli ambienti urbani, anche alla luce del dato che vede 9 ticinesi su 10 vivere proprio in questi contesti, confrontati soprattutto con il problema delle ondate di calore, anche se non solo con questo tipo di fenimeno. Ne parleremo con:
· Marco Gaia, responsabile del settore previsioni e consulenza di Meteosvizzera
· Michele Fasciana, a capo dell’Ufficio cantonale del clima e della decarbonizzazione
· Francesca Frigerio, vicesindaca di Stabio
· Mattia Lepori, responsabile del Dicastero territorio e mobilità di Bellinzona
Mon, 27 Apr 2026 - 30min - 4837 - La demografia ticinese sotto la lente
Il Ticino fa meno figli di quasi tutta Europa. I suoi giovani migliori partono e solo la metà torna. La popolazione invecchia più in fretta di qualsiasi altro cantone svizzero. Tre tendenze che si conoscono da anni, che i dati confermano puntualmente, e che tuttavia non hanno ancora prodotto risposte politiche all’altezza. Oggi proviamo a capire perché e soprattutto cosa si può ancora fare.
Modem, come ogni anno, si sposta presso l’Università di San Gallo in occasione del Ticino Day, organizzato dall’associazione studentesca ticinese SGOC. Un dibattito di un’ora svolto proprio davanti a una platea di studenti ticinesi che sono, al tempo stesso, il cuore del problema, ma forse anche la sua possibile soluzione.
Per discutere di demografia, fuga dei cervelli e previdenza vecchiaia, avremo con noi:
Elio Venturelli, economista e sociologo, per anni alla guida dell’Ufficio cantonale di statistica ticinese
Ivano Dandrea, economista, CEO del Gruppo Multi e coautore del saggio “L’incertezza demografica. Il canton Ticino tra denatalità e invecchiamento”
Markus Lienhard, pianificatore finanziario e formatore, attualmente responsabile della previdenza all’agenzia generale Michele Panarelli in Ticino (nella seconda parte)
Fri, 24 Apr 2026 - 54min - 4836 - Sovranità digitale
Un paio di settimane fa ad iniziare per davvero a correre ai ripari è stata la Francia. Un articolo della NZZ am Sonntag ha ricordato domenica che qualcosa si muove anche in Svizzera. La sovranità digitale dei Paesi europei preoccupa. Il controllo sulle tecnologie informatiche dalle quali dipendono risulta insufficiente, se non nullo. Il rischio che qualcosa sfugga di mano diventa eccessivo. Tra i principali indiziati c’è la dipendenza quasi assoluta di molte amministrazioni pubbliche da una e una sola Big Tech statunitense e dai suoi prodotti: Microsfot, con Windows e Office. Dipendere in simile modo da una sola multinazionale per ogni Stato è già di per sé un problema; per un Paese europeo lo diventa ancora di più se l’alleanza atlantica vacilla e a Washington nascono simpatie inedite tra mondo politico (la presidenza) ed economia digitale (i nuovi oligarchi). Ma ci sono alternative? Se sì quali? I paesi europei hanno la capacità tecnologica, finanziaria e politica di compiere il passo?
Ne discutiamo con:
· Angelo Consoli, docente-ricercatore, responsabile dell’area Sicurezza informatica alla SUPSI
· Stefano Quintarelli, imprenditore nel ramo delle nuove tecnologie, tra molte altre cose già membro del gruppo di esperti di alto livello per l’IA della Commissione europea
Thu, 23 Apr 2026 - 30min - 4835 - Il ruggito di Leone XIV
Un anno fa moriva Papa Francesco e stava per essere eletto alla sua successione Robert Prevost, il primo statunitense alla guida della Chiesa cattolica. Dodici mesi in cui Leone XIV si è preso il tempo di imparare a fare il Papa. Un periodo in cui nel nuovo Pontefice hanno prevalso discrezione e prudenza nel guardare ai fatti del mondo e allo sconquasso degli equilibri internazionali in cui ci ritroviamo a vivere. A tal punto che non sono mancate voci critiche nei suoi confronti.
È bastato però un suo monito a Trump, quell’”inaccettabile” rivolto ai piani del presidente USA di cancellare l’Iran in una sola notte per scatenare la reazione dello stesso Trump e per porre Papa Prevost al centro dell’attenzione mondiale, come (quasi) unica voce pronta a tenergli testa, con quel suo “non ho paura dell’amministrazione Trump”. Leone XIV però non si è fermato, nel suo lungo viaggio in Africa ha ammonito tiranni e venditori d’armi, sollecitato i giovani a forgiare il loro futuro e chiesto più spazio alla diplomazia vaticana nella ricerca della pace.
Cosa dire dunque di questo Papa dall’apparenza così discreta e come definire i suoi rapporti con Trump, che ama rappresentarsi vestito come Gesù e che un anno fa si era messo in mostra con la tonaca di un Pontefice? E quali possono essere le conseguenze di questa sfida a distanza sulle sorti politiche dello stesso Trump, ormai in piena campagna in vista delle elezioni di mid-term del prossimo mese di novembre?
Argomenti e interrogativi che affronteremo con:
Matteo Matzuzzi, vaticanista del quotidiano Il Foglio
Luca Ozzano, docente di scienza politica all’università di Torino, autore del libro: “Politica e religione nel mondo contemporaneo”
Bruno Boccaletti, responsabile dell’informazione religiosa alla RSIWed, 22 Apr 2026 - 30min - 4834 - Un salario meno minimo
Il salario minimo in Ticino sarà aumentato di due franchi all’ora, gradualmente, da qui al 2029, benefit inclusi. Dovrebbe prevalere inoltre sui contratti collettivi di lavoro, anche se sono previste delle eccezioni, in caso di situazioni particolarmente difficili e con l’accordo della Commissione cantonale tripartita. Il Gran Consiglio ha approvato ieri il compromesso raggiunto dalla gran parte dei partiti presenti in parlamento e che dovrebbe evitare un ritorno alle urne su questa questione. L’aumento del salario minimo dovrebbe migliorare il potere d’acquisto dei lavoratori più sfavoriti in Ticino, ma sarà davvero così? O siamo di fronte a un cerotto che non risolve il problema del dumping salariale e degli stipendi che non permettono di vivere in modo dignitoso? Ne discutiamo con:
Giangiorgio Gargantini, Segretario regionale Unia
Andrea Gehri, presidente Camera di Commercio TI
Amalia Mirante, economista e gran consiglieraTue, 21 Apr 2026 - 30min - 4833 - USI e SUPSI sotto la lente
USI e SUPSI si vedranno togliere dal Canton Ticino fondi per quasi sette milioni di franchi. Questa è una delle misure proposte per finanziare l’applicazione delle iniziative popolari per ridurre il peso dei contributi di cassa malati sulla popolazione e che non piacciono alle rispettive dirigenze.
Ma USI e SUPSI sono anche sotto tiro in un rapporto di minoranza che verrà discusso oggi in Gran consiglio a Bellinzona, a proposito della quota di studenti e di personale estero. Nel caso dell’USI poi, il rapporto di minoranza punta il dito sui problemi di gestione che hanno portato alla partenza anticipata di due rettori.
A Modem ne discutono:
Monica Duca Widmer, Presidente del Consiglio dell’Università dell’USI
Luciana Vaccaro, presidente di Swissuniversities, la Conferenza delle Rettrici e dei Rettori delle scuole universitarie svizzere
Andrea Giudici, granconsigliere ticinese UDC, membro Commissione speciale di controllo su USI e SUPSI
Mon, 20 Apr 2026 - 30min - 4832 - Noi e la guerra
Si apre oggi al pubblico, al Landesmuseum di Zurigo, l’esposizione “Noi e la guerra”. Un tema di strettissima attualità per riflettere della relazione fra la Svizzera e la guerra - ieri e oggi - e del concetto di neutralità. Neutralità concepita non come un dogma statico, ma come uno strumento di politica estera in continua tensione tra basi giuridiche centenarie, necessità economiche e nuove realtà geopolitiche.
Attraverso l’esposizione il visitatore comprende come la guerra sia un tratto distintivo della storia svizzera. Storia che ci racconta anche di come il principio della neutralità elvetica sia stato messo alla prova dai fatti contingenti, in passato esattamente come oggi. E questo anche se si tiene conto dei grandi profitti in Svizzera legati alla guerra: dal commercio di armi al mercenariato, fino al tema dell’adesione del Paese alle sanzioni internazionali contro alcuni Paesi in guerra.
A Modem partiamo quindi da questa mostra, aperta fino a metà gennaio 2027, per discutere di queste tematiche. Lo facciamo con noi tre ospiti:
Denise Tonella, direttrice del Landesmuseum
Sacha Zala, direttore del centro di ricerca Documenti diplomatici svizzeri e professore di storia svizzera e storia moderna all’Università di Berna
Katja Gentinetta, Filosofa politica, insegna alle Università di Lucerna e ZurigoFri, 17 Apr 2026 - 30min - 4831 - Iniziative casse malati, ecco la prima tappa
Il Consiglio di Stato ha presentato il messaggio sull’applicazione delle due iniziative popolari sulle casse malati. Un’applicazione che avviene per tappe e che ha cercato un compromesso tra volontà popolare e un quadro finanziario che lascia pochi margini.
La proposta presentata di sicuro scontenta i promotori delle due iniziative, ossia quella per fissare un tetto massimo del 10% del reddito disponibile per i premi di cassa malati (PS) e quella per la deducibilità fiscale integrale dei costi sostenuti per i premi di cassa malati (Lega).
A Modem ne discuteremo con:
Laura Riget, granconsigliera PS e co-presidente PS
Alessandro Mazzoleni, granconsigliere e vice-coordinatore della Lega dei Ticinesi
Interviste registrate ai consiglieri di Stato Raffaele De Rosa e Christian Vitta
Thu, 16 Apr 2026 - 31min - 4830 - La Cina, il Golfo, le guerre
La Cina, a seguito delle azioni di Donald Trump, si trova sempre più in una posizione diplomatica che mette l’accento sul rispetto delle regole internazionali e sulla stabilità. Una situazione che influenza la sua politica estera e cambia lo sguardo che molti paesi hanno su Pekino. Ma a ben guardare, i valori che guidano la seconda potenza mondiale variano in funzione degli interessi in gioco e determinano, per esempio, posizionamenti non necessariamente uniformi o coerenti nei confronti dei due principali conflitti internazionali di questo momento: quello fra Russia ed Ucraina e quello nel Golfo Persico. La Cina, allora: attore internazionale affidabile? O forse neanche poi tanto? Ne discutiamo con:
Francesca Caferri, giornalista di Repubblica che segue da vicino i paesi del Golfo Persico
Jean-Philippe Béja, politologo e sinologo
Aurelio Insisa, responsabile di ricerca per l’Asia gramma “Attori globali” dell’Istituto Affari InternazionaliWed, 15 Apr 2026 - 31min - 4829 - Il Sudan martoriato dopo tre anni di guerra
Il 15 aprile il Sudan entrerà nel 4° anno di una sanguinosa guerra di cui quasi nessuno parla. E a poco o nulla sono valsi gli appelli delle Nazioni Unite per scongiurare quella che ad oggi è considerata la più grave Crisi umanitaria del pianeta. Tre anni fa le strade di Khartoum si sono trasformate in un campo di battaglia. La lotta di potere tra due generali, Abdel Fattah al-Burhan, a capo dell’esercito regolare, e il suo vice Mohamed “Hemetti” Dagalo, al comando delle milizie RSF, è degenerata in una guerra totale che ha fatto precipitare il Sudan nell’abisso, più della metà della popolazione è alla fame, e il sistema sanitario non esiste più, gli ospedali vengono bombardati. Una catastrofe alimentata da interessi esterni e dall’indifferenza globale.
Quasi 200mila morti, 14 milioni di persone tra rifugiati e sfollati interni; ma la mancanza di prospettive e l’incertezza sulla fine di una guerra che dura da 3 anni non promette nulla di buono nemmeno per chi dal Sudan riesce a fuggire, anche perché le ripercussioni si fanno sentire su buona parte degli Stati circostanti – Ciad, Sud Sudan, Etiopia, Kenya – in un clima di instabilità crescente.
A Modem ne parliamo con:
Luciano Pollichieni, analista geopolitico esperto di questioni africane, cura la newsletter Africanismi
Bruna Sironi, giornalista di Nigrizia
Livia Tampellini, di MSF Sudan
Tue, 14 Apr 2026 - 30min - 4828 - Addio Orban
L’era Orban è finita. O almeno questo è quello che hanno chiesto gli ungheresi che domenica si sono recati in massa (con percentuali da record, vicine all’80 per cento degli aventi diritto) al voto, consegnando la vittoria, una grande vittoria, alle elezioni parlamentari, al leader dell’opposizione Peter Magyar. Ma per passare dai risultati alle urne, ai fatti, in Ungheria, ci vorrà tempo. Non sarà facile superare l’eredità di 16 anni di potere incontrastato del fondatore e leader di Fidesz
I sondaggi alla vigilia del voto lo davano in vantaggio, nella realtà il nuovo leader ungherese, Peter Magyar con il suo partito Rispetto e Libertà Tisza ha conquistato anche la cosiddetta “supermaggioranza”, vale a dire i due terzi dei seggi in Parlamento che gli consentiranno di modificare la Costituzione senza l’appoggio di altre formazioni. Da qui comincerà quindi il suo lavoro per cambiare il Paese che Orban, al potere dal 2010, ha trasformato in una democrazia illiberale, ispirandosi a Russia, Cina e Turchia.
Ma chi è Peter Magyar, come ha fatto a vincere e cosa aspettarsi – davvero – dal nuovo governo ungherese?
Ne parliamo con tre ospiti:Stefano Bottoni, prof. Università di Firenze, ex ricercatore presso l’istituto di storia dell’Accademia ungherese delle scienze
Daniel Bochsler, politologo presso l’Università dell’Europa Centrale e all’Università di Belgrado, è ricercatore Associato presso il Centro per la democrazia di Aarau
Andrea Ostinelli, corrispondente RSI da BruxellesMon, 13 Apr 2026 - 30min - 4827 - Lo stretto di Hormuz e una tregua in bilico
Prima dell’inizio della guerra vi transitavano circa 130 grandi navi al giorno, che trasportavano soprattutto greggio, gas e fertilizzanti per il mercato di tutto il mondo. Anche dopo l’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran il numero dei transiti non è aumentato, oggi si contano sulle dita di una mano. Nello stretto transita comunque quella che viene chiamata anche una “flotta ombra” che si sposta con i geo-localizzatori spenti. Bastimenti che molto spesso trasportano petrolio iraniano destinato alla Cina. L’Iran continua ad affermare di voler mantenere il controllo dei passaggi anche in futuro, e di voler imporre anche dei pedaggi. Da numerose cancellerie è però giunta una replica di segno opposto, la navigazione del mare è un bene pubblico, il diritto internazionale garantisce un passaggio libero e senza imposizione di dazi o pedaggi. Donald Trump invece fiuta l’affare ed è pronto a gestire il canale in “joint venture” con gli Iraniani. Cosa succede nello stretto? quanto peserà questo nodo nei colloqui di pace che dovrebbero scattare sabato a Islamabad, con la mediazione del Pakistan. E cosa significa gestire oggi il commercio di questi prodotti? in un contesto economico sempre più in affanno a causa della guerra – e della fragile tregua - nel Golfo?
Argomenti che affronteremo con:
- Vicenzo Romeo, amministratore delegato di Nova Marine Holding di Lugano
- Alberto Salsiccia, Ceo di Petraco Oil Company, con sede a Lugano
- Edoardo Beretta, docente di macroeconomia internazionale all’USI di Lugano
Fri, 10 Apr 2026 - 30min - 4826 - Tregua e guerra
Per oltre due anni, in risposta al massacro del 7 ottobre ad opera di Hamas, Israele ha bombardato la Striscia di Gaza, uccidendo – così riferiscono l’ONU e le Ong sul posto –almeno 72 mila persone, per la stragrande maggioranza civili. Insieme agli Stati Uniti, cinque settimane fa ha attaccato l’Iran e il Libano meridionale E l’altro ieri notte – appena annunciata dal presidente americano Donald Trump la tregua di due settimane con l’Iran – il primo ministro israeliano Netanyahu si è affrettato a precisare che questo non significava la fine dell’offensiva in Libano. Come a dire: Israele va avanti per la sua strada, tracciata dall’idea che dopo il 7 ottobre la migliore e forse l’unica valida difesa contro i suoi nemici sia l’attacco, e possibilmente l’annientamento. Con quali prospettive? Ne parliamo a Modem con:
GIANLUCA PASTORI professore associato di Storia delle relazioni internazionali, Università Cattolica di Milano
MARIA CHIARA RIOLI, professoressa associata in Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia
DANIEL BETTINI responsabile redazione esteri di Yediot Ahronot, Tel AvivThu, 09 Apr 2026 - 30min - 4825 - Stati Uniti, Israele e Iran: l’ora dell’ultimatum
Dopo i propositi verbali infuocati degli ultimi giorni, e un ultimatum che scadeva alle 2 di questa notte, Donald Trump ha accettato poco dopo la mezzanotte un cessate il fuoco bilaterale della durata di due settimane. Gli Stati Uniti sospendono i bombardamenti e gli attacchi contro l’Iran, sulla base di un accordo in 10 punti presentato ieri dalla Repubblica islamica. Per il presidente Trump vale una condizione su tutte: l’apertura - citiamo – completa, immediata e sicura dello stretto di Hormuz, il canale da cui normalmente transita il 20% del petrolio a livello mondiale.
Gli Stati Uniti parlano di vittoria, l’Iran invece di umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana. Anche per Teheran dunque è un successo. Da venerdì scatteranno delle trattative per consolidare questo cessate il fuoco, tra i temi centrali - da chiarire - la questione del nucleare iraniano. Questi negoziati si svolgeranno a Islamabad, capitale del Pakistan, Paese che ha avuto un ruolo centrale nella mediazione tra i due Paesi.
Di questo ultimatum, degli eventuali risvolti militari e di quali carte rimangono ancora da giocare sul tavolo della diplomazia discuteremo a Modem con:
Andrea Vosti, corrispondente RSI dagli Stati Uniti
Nicola Pedde, direttore dell’Institute of Global Studies di Roma
Nima Baheli, giornalista e analista italo-iraniano
Wed, 08 Apr 2026 - 30min - 4824 - Il modello Orban al vaglio delle urne
In Ungheria, ultima settimana di campagna elettorale, poi domenica elezioni legislative che non pochi osservatori considerano determinanti per i destini dell’Europa. In gioco c’è il quinto mandato consecutivo per il premier Viktor Orban, spina nel fianco “illiberale” nell’Unione europea, simbolo e modello delle realtà sovraniste ed euroscettiche, in questo momento forse soprattutto tenace avversario del sostegno all’Ucraina di fronte all’aggressione russa. I sondaggi danno Orban in svantaggio nei confronti dell’avversario Peter Magyar, che denuncia il sistema di clientelismo e corruzione messo in piedi in Ungheria e promette di riaprire il dialogo con l’Unione europea senza per questo stravolgere lo sguardo di Budapest sulle dinamiche europee o sulla guerra in Ucraina. Tra i due, i giochi restano più che aperti. Con quali prospettive? E cosa dire di questa campagna elettorale? Ne discutiamo con:
Andrea Ostinelli, corrispondente RSI a Bruxelles
Stefano Bottoni, professore di storia dell’Europa orientale, Università Firenze
Bela Szomraky, giornalista e traduttore, già responsabile del radiogiornale presso la Radio pubblica ungherese
Tue, 07 Apr 2026 - 31min - 4823 - Libano, un Paese al collasso
Oggi a Modem focus su quanto accade in Libano - paese in cui la situazione umanitaria, già al limite prima dell’attuale offensiva militare israeliana - si fa sempre più drammatica, e sulla cui parte Sud, dov’è più radicata la milizia sciita Hezbollah, Israele non intende mollare la presa.
Solo una settimana fa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di voler estendere la zona di sicurezza nel sud del Libano fino al fiume Litani e anche oltre.
Centinaia di migliaia di sfollati hanno lasciato le loro case ma sono tanti quelli che rimangono al sud o al sud ci vogliono tornare, per recuperare i propri beni, per cercare di salvare le proprie case con il rischio di rimanere intrappolati e con pochissime possibilità di ricevere assistenza umanitaria.
Sullo sfondo la minaccia di far diventare quell’area del
Libano “una nuova Gaza”.Ne parliamo con
Naima Chicherio, collega della redazione esteri, più volte inviata in Libano
Paolo Pezzati, portavoce dell’Organizzazione non governativa Oxfam Italia
Andrea Tenenti, analista e già portavoce della missione ONU in Libano UNIFIL
Fri, 03 Apr 2026 - 30min - 4822 - Contadini cercasi
Nei prossimi 15 anni metà delle persone che gestiscono aziende agricole in Svizzera andrà in pensione. Quanto basta per farci capire che anche in questo settore, forse più che in altri, si pone la sfida del ricambio generazionale. In particolare, per quelle aziende che all’orizzonte non conosceranno una successione familiare.
A Tenero ieri è stata presentata una piattaforma internet per favorire i contatti tra aziende in cerca di acquirenti e giovani agricoltori desiderosi di avviare una propria attività. Occasione, per noi, per affrontare questo argomento. Con:
· Sophie Hodler, associazione piccoli contadini
· Sem Genini, segretario Unione Contadini Ticinesi
E la testimonianza dei diretti interessati
Thu, 02 Apr 2026 - 30min - 4821 - Spitex, ma quando mi costi!
Dal primo aprile, in Ticino, chi riceve cure a domicilio paga. Cinquanta centesimi ogni cinque minuti di assistenza infermieristica, fino a un massimo di quindici franchi al giorno. Una misura approvata dal Gran Consiglio lo scorso dicembre, nell’ambito del Preventivo, per contenere una spesa che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo. Il Governo dice che è necessaria, che la media effettiva sarà di cinque franchi al giorno, e che chi ha diritto alle prestazioni complementari potrà essere rimborsato. Nel frattempo però proprio oggi la Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha espresso, in modo unanime, forti critiche nei confronti dell’applicazione di queste misure, chiedendo un incontro con il Governo la prossima settimana per chiarimenti.
Una decisione probabilmente figlia anche della reazione dal territorio, che è stata immediata e forte. Una petizione ha raccolto oltre dodicimila firme in poche ore ed è stata consegnata ieri con le sottoscrizioni che hanno superato quota 20mila. Sindacati, associazioni di anziani e partiti di sinistra hanno infatti chiesto a gran voce la sospensione. Lo Spitex pubblico del Locarnese aveva persino deciso di non applicare la misura per sei mesi, pagando di tasca propria il mancato incasso.
Il nodo vero non è solo quanto si paga. È chi paga, chi è esonerato, e soprattutto chi controlla un settore che in Ticino è cresciuto in modo disordinato.
A Modem ne parliamo con:
• Ivo Durisch, granconsigliere e capogruppo PS
• Alessandro Mazzoleni, granconsigliere della Lega membro della Commissione sanità e sicurezza sociale
• Stefano Gilardi, presidente spitex pubblico di Locarnese e Vallemaggia
• Alain Melchionda, giornalista RSIIntervista registrata a Paola Lavagetti, Associazione svizzera degli spitex privati
Wed, 01 Apr 2026 - 31min - 4820 - Il disagio psichico e la Gen Z
“Paura di essere debole”, “sfiducia nel mondo adulto”, “il futuro non è più una promessa”. Sono alcune delle affermazioni da cui Sabina Zanini partirà per questa discussione con gli studenti della 3EB del Centro Professionale Commerciale di Chiasso, sul tema scelto proprio da loro: il disagio psichico e la salute mentale.
Secondo uno studio del 2024, promosso in tutta la Svizzera dall’assicuratore malattia CSS, quasi la metà degli intervistati fra i 18 e i 35 anni dichiara di “non sentirsi un granché bene o addirittura male a livello psichico” perché si sente sotto pressione. E oltre il 75% del campione soffre di ansia da prestazione, per la sensazione di dover essere sempre sano, efficiente e performante.
Sono alcune delle tante cifre che potremmo citare e che raccontano del problema più sentito di questa generazione e di questa epoca.
Affronteremo la tematica in questa puntata speciale di Modem con:
Maura Gancitano, filosofa e saggista, co-autrice de “La Società della Performace”
Nicolas Pons Vignon, professore al Centro competenze Lavoro, Welfare e Società della SUPSI
Giacomo Jelmini, psicologo e psicoterapeuta al Laboratorio di psicopatologia del lavoro
La seconda parte di Modem Evento Giovani, sempre con gli studenti della 3EB della CPC di Chiasso si concentrerà invece sul ruolo delle famiglie con:
Martina Flury, pedagoga e collaboratrice dell’Associazione Progetto Genitori
Pierre Kahn, psicologo e psicoterapeuta
Tue, 31 Mar 2026 - 55min - 4819 - Ritorno sulla luna
Dopo i giorni di gloria delle missioni Apollo l’agenzia spaziale statunitense NASA mette ora in campo Artemide, la sorella gemella di Apollo. A oltre 50 anni dall’ultima missione lunare Artemis è destinata non solo a riportare degli astronauti sulla luna, ma pure a preparare il terreno per una base permanente sul nostro satellite. Anche se per intanto Artemis II si limiterà a sorvolare la luna, ben due sbarchi sono previsti entro il 2028. E fra Apollo e Artemis il divario temporale e tecnologico è enorme, pensiamo poi anche all’entrata in forze di attori privati.
Per parlare di Artemis, degli obiettivi delle nuove missioni sulla luna e magari oltre e di quello che è oggi il settore spaziale sono ospiti di Modem:
Michèle Roberta Lavagna, Professoressa di Meccanica del Volo al Politecnico di Milano dove è anche Responsabile Scientifica dell’Osservatorio Space Economy
Emilio Cozzi, giornalista e divulgatore su temi legati allo spazio e autore del volume “Geopolitica dello spazio”
Mon, 30 Mar 2026 - 29min - 4818 - La scuola media oltre i livelli
Nel lungo, annoso e sicuramente tortuoso cammino verso l’abolizione dei livelli A e B a tedesco e matematica nelle scuole medie, si apre da oggi un nuovo capitolo: quello che porterà la politica – la competenza è del Gran Consiglio – a decidere se la Scuola media ticinese abbandonerà questo sistema, introdotto con la sua creazione a metà anni ’70, e non prevederà più, in nessuna materia, una differenziazione curriculare tra allievi, in base al rendimento scolastico
Oggi sono infatti stati presentati i risultati della sperimentazione in sei sedi di scuola media di alcune varianti di insegnamento delle due materie, senza il sistema dei livelli
Risultati ritenuti dal Dipartimento dell’educazione, dal DECS, positivi ma che – appunto - costituiscono non un punto di arrivo, bensì una tappa. Bisognerà ora decidere se implementare questo sistema a livello generale, in tutte le scuole medie del Cantone – come propone il Dipartimento dell’educazione - e se così, come e con quali modalità.
A Modem ne parliamo con:
Marina Carobbio Guscetti, direttrice DECS
Aron Piezzi, docente, granconsigliere del PLR, siede nella Commissione formazione e cultura
Rosetta Poerio Cattaneo, direttrice Scuola media Massagno
Fri, 27 Mar 2026 - 30min - 4817 - Anziani al volante
L’automobile, a 18 come a 80 anni, simbolo di indipendenza, scoperta e libertà! E se i giovani forse al giorno d’oggi prendono la patente un po’ più tardi, sono gli anziani talvolta a non volervi rinunciare. Ma fino a quando è davvero opportuno mettersi alla guida? Quali requisiti deve avere e mantenere un buon conducente? Dopo una certa età è opportuno verificare nuovamente le proprie doti al volante magari non solo attraverso una visita medica ma anche con un vero e proprio esame di guida? Domande che inevitabilmente toccano le corde dell’autonomia personale ma anche della sicurezza collettiva sulle nostre strade, richiamataci anche dal recente tragico incidente di Sedrun nel Canton Grigioni dove un 87enne automobilista ha travolto una scolaresca, ferito gravemente due giovani e ucciso una donna. Ne discutiamo domani a modem con:
Elia Arrigoni, Capo della Sezione della circolazione del Canton Ticino e presidente della commissione Strade Sicure
Simone Gianini presidente dell’Automobil Club Svizzero
Paola De Marchi Viri responsabile del centro diurno Associazione Generazione Più
William Pertoldi, medico geriatraThu, 26 Mar 2026 - 30min - 4816 - La prima vera sconfitta di Giorgia Meloni
In Italia il No ha vinto il referendum costituzionale sulla Riforma della giustizia. Gli italiani hanno infatti bocciato la riforma che prevedeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura in due consigli distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma. Si tratta di una sconfitta per il governo Meloni, che aveva fortemente voluto la revisione costituzionale approvata dal Parlamento.
I risultati definitivi fotografano la vittoria del No con il 53,74% contro il 46,26% dei voti per il Sì, mentre l’affluenza sfiora il 59% - un dato che supera nettamente le aspettative. I numeri sembrano insomma raccontare qualcosa di più di una semplice battaglia legale sulla magistratura: Cosa cambia davvero ora? Le grandi riforme - premierato e autonomia regionale su tutte - restano in piedi? Le opposizioni trarranno davvero vantaggio dalla sconfitta? E cosa dice questo voto sullo stato della democrazia italiana?
A Modem ne parliamo con:
· Marco Tarchi, professore di scienze politiche all’Università di Firenze
· Marco Valbruzzi, professore di scienze politiche all’Università di Napoli Federico II
· Francesca Torrani, corrispondente radio RSI da Roma
Wed, 25 Mar 2026 - 31min - 4815 - Scuola ticinese: nomine, riforme e polemiche
Botta e risposta in Gran consiglio a Bellinzona sulla questione delle nomine alla guida della scuola media superiore in Ticino. Due nomine bocciate due volte dal Tribunale amministrativo cantonale. Un doppio rifiuto che ha spinto diversi parlamentari a presentare interrogazioni e interpellanze. Domande di chiarimento a cui la responsabile del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Marina Carobbio ha dato una risposta in aula. Una replica molto amministrativa e procedurale in cui è stata ripercorsa l’intera vicenda ma in cui la Consigliera di Stato ha voluto anche portare delle rassicurazioni sulla gestione dei futuri concorsi all’interno del suo Dipartimento, non escludendo neppure l’intervento di una commissione esterna di esperti. Per la direzione della sezione dell’insegnamento medio superiore andrà ora aperto un nuovo concorso e occorrerà anche recuperare il tempo perso in questi ultimi due anni, anche perché c’è da impostare la riforma dell’insegnamento nei licei ticinesi. Un grande cantiere a cui manca al momento una vera e propria guida.
Un argomento che Modem affronta con quattro granconsiglieri:
- Maruska Ortelli, Lega dei Ticinesi, presidente della Commissione Formazione e Cultura
- Evaristo Roncelli, Avanti con Ticino&Lavoro
- Pino Sergi, Movimento per il Socialismo
- Maurizio Canetta, Partito socialista, membro della Commissione Formazione e CulturaTue, 24 Mar 2026 - 32min - 4814 - Francia: consultazione test
In Francia oggi il secondo turno delle elezioni municipali, ultima consultazione “test” prima delle presidenziali del prossimo anno. Si vota in oltre 1500 comuni, tra i quali la capitale Parigi e le principali altre grandi città. Il primo turno aveva segnato una progressione degli estremi: France insoumise a sinistra, Rassemblement national a destra. Le trattative per il secondo turno hanno poi visto incrinarsi quel “fronte repubblicano” che fino a ieri aveva favorito il ritiro dei candidati più deboli per consentire alleanze in grado di sbarrare la strada all’estrema destra. Con quali prospettive? Ne discuteremo con:
Annalisa Cappellini, collaboratrice RSI da Parigi
Paolo Modugno, politologo
Yves Mény, politologoMon, 23 Mar 2026 - 31min - 4813 - Al voto in Italia la riforma della giustizia
In Italia domenica e lunedì si va alle urne per un referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che gli schieramenti politici interpretano in modo radicalmente diverso. Per la coalizione al governo, si tratta di ridare credito alla giustizia e ridurre i condizionamenti politici nelle carriere dei magistrati. Per le opposizioni invece l’obiettivo è un controllo del governo sui magistrati e un attacco alla loro autonomia e indipendenza.
Il punto centrale della riforma è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti che seguirebbero percorsi professionali separati. Nascerebbero poi due Consigli Superiori della magistratura. Fa molto discutere inoltre il ricorso al sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno. Al posto del voto, la selezione casuale dovrebbe ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. I sostenitori parlano di uno strumento per spezzare assetti consolidati. I critici temono invece una riduzione della rappresentanza e della responsabilità democratica.
Ne discutiamo domani con due deputati italiani eletti nella circoscrizione Estero - Europa:
Simone Billi, deputato della Lega e presidente del Comitato per gli Italiani all’Estero
Toni Ricciardi, deputato del Partito Democratico e segretario nazionale del PD per la Svizzera
Intervento introduttivo di Claudio Bustaffa, corrispondente RSI a Roma
Fri, 20 Mar 2026 - 30min - 4812 - Finanze, rinviata la resa dei conti
Per evitare che nei prossimi anni i deficit della Confederazione superino i limiti imposti dal freno all’indebitamento la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile delle finanze, ha presentato al Parlamento un programma di sgravi. Risparmi che le camere hanno ridotto di circa il 40 percento per i prossimi tre anni. Ad esempio, per il 2029 gli sgravi arrivano a quasi due miliardi di franchi invece degli oltre tre miliardi proposti. Tanto che già per il preventivo 2027 occorrerà identificare risparmi supplementari per 600 milioni di franchi. I trasporti regionali e il sostegno all’agricoltura in fatto di tagli ne sono usciti meglio del settore dell’asilo o della cooperazione allo sviluppo, ma il problema di base rimane. Senza nuove entrate per il Parlamento diventa sempre più difficile e doloroso intervenire sulle spese non vincolate, questo mentre vanno finanziati la tredicesima AVS e il rafforzamento dell’esercito. Compiti che secondo il Consiglio federale dovrebbero venir sostenuti con un aumento dell’IVA. Aumento dell’Imposta sul valore aggiunto che richiede però un sì popolare.
Le sfide finanziarie della Confederazione in un dibattito con:
Alex Farinelli, consigliere nazionale ticinese PLR e membro della Commissione finanze
Bruno Storni, consigliere nazionale ticinese PS
Thu, 19 Mar 2026 - 30min - 4811 - Il conto alla rovescia per l’Armageddon è cominciato
Se in molti si chiedono quali siano le reali ragioni, gli obiettivi e le tempistiche dell’attacco israelo-americano all’Iran, la risposta – per alcuni – è quella data alle truppe americane da vari ufficiali, e cioè: “Questa guerra fa parte del piano di Dio, il presidente Donald Trump è stato unto da Gesù per accendere il fuoco di segnalazione in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra”.
L’immagine di qualche settimana fa di Donald Trump in preghiera, nello studio ovale, circondato da pastori evangelicali è rimbalzata sui media di tutto il mondo. In realtà il presidente americano in preghiera non è qualcosa di inedito per gli Stati Uniti, anzi. Quello che invece è forse meno noto, ma per alcuni ben più preoccupante, è che al momento dell’attacco all’Iran vari comandanti militari statunitensi, così come membri del governo USA – in cima alla lista il Segretario alla Difesa Pete Hegseth - abbiano fatto ricorso a una retorica cristiana estremista sulla “fine dei Tempi” biblica, per giustificare alle truppe il loro coinvolgimento nel conflitto
Conflitto che sarebbe insomma in qualche modo una guerra religiosa legata al Libro dell’Apocalisse, alla seconda venuta di Gesù e alla fine del mondo.
A Modem cerchiamo allora di capire l’origine, la reale forza e influenza all’interno delle istituzioni americane e gli effetti, di questa visione messianica. Lo facciamo con due ospiti:
Paolo Naso, politologo, già docente alla Sapienza università di Roma, il suo ultimo libro “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump”
Luca Ozzano, professore associato di scienza politica all’Università di Torino, tiene un corso su religioni e Geopolitica presso l’Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano
Avremo anche un’intervista registrata a Mikey Weinstein,fondatore e presidente della Military Religious Freedom Foundation che nelle ultime settimane ha raccolto centinaia di segnalazioni da parte di soldati americani che denunciano i discorsi e le pressioni messianico-apocalittiche dei propri superiori per giustificare l’attacco all’Iran.
Wed, 18 Mar 2026 - 30min - 4810 - Cuba al bivio
Cuba al bivio, sospesa tra il buio quasi totale dei suoi blackout, stretta tra la morsa di una crisi interna senza precedenti e la pressione storica dell’embargo statunitense attivo dagli anni 60.
Da un lato la cronaca ci riporta di un paese al collasso quasi totale: economia in caduta libera, “apagones” (blackout) che paralizzano il paese anche per 20 ore al giorno, blocco delle forniture di petrolio e una sempre più crescente disperazione e protesta popolare.
Dall’altro la riapertura di un canale di dialogo con Washington, forse l’unica leva per ottenere l’ossigeno economico necessario a sopravvivere... Ma a quale prezzo?
Ne parleremo a modem con:
Roberto Livi, giornalista di lungo corso, basato a L’Avana
Antonella Mori, docente all’università Bocconi di Milano e responsabile del Programma America Latina dell’Istituto di scienze politiche ISPI
Intervista registrata a Stefano Vescovi, ambasciatore svizzero a Cuba
Mon, 16 Mar 2026 - 31min - 4809 - Roveredo, mafia e permessi
Sette arresti tra Francia, Italia e Svizzera in un’operazione antidroga coordinata per debellare un nucleo malavitoso coordinato dalla ‘ndrangheta e dalla camorra. È quanto è avvenuto a fine febbraio, in manette sono finite anche quattro persone che risiedevano a Roveredo, grazie a un regolare permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità grigionesi. Un caso che continua a far discutere e a sollevare interrogativi. Perché questo nucleo criminale aveva scelto la località grigionese per coordinare importanti traffici di droga su scala internazionale, per poi riciclare i proventi finanziari di queste operazioni? Perché ad uno di loro, un 52enne italiano, è stato possibile ottenere un permesso di soggiorno anche se in precedenza il canton Ticino aveva respinto questa sua richiesta a causa dei suoi precedenti penali? Cosa dire delle norme ticinesi in materia che prevedono la sistematica richiesta dell’estratto del casellario giudiziale per chiunque richieda un permesso di soggiorno, malgrado siano in linea di principio vietati dagli accordi bilaterali? E più in generale cosa dire della Svizzera e della presenza delle mafie sul nostro territorio.
Argomenti e domande che affronteremo con:
Norman Gobbi, Consigliere di Stato TI
Samuele Censi, granconsigliere GR e presidente della Deputazione del Grigioni italiano
Francesco Lepori, giornalista RSI e responsabile operativo dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata
Fri, 13 Mar 2026 - 31min - 4808 - Alloggi sempre in penuria
Penuria di alloggi, affitti alle stelle, ostacoli alla costruzione, il mercato dell’alloggio è malato, non solo a Zurigo o Ginevra, e la politica fatica ad offrire i rimedi che gli consentirebbero di rispondere ai bisogni e ai diritti di una popolazione in continua crescita: come trovare un tetto senza svuotare le tasche? La crisi dell’alloggio è approdata questa settimana alle Camere federali dove il Consiglio nazionale ha discusso di promozione delle abitazioni di utilità pubblica. Occasione per noi per parlare di quello che sta diventando uno dei maggiori problemi economici e sociali in Svizzera e altrove: come trovare un tetto senza svuotare le tasche?
A Modem ne parliamo con:
Carlo Sommaruga, Consigliere agli Stati PS, presidente dell’Associazione svizzera
Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC
Donato Scognamiglio, gran consigliere a ZH (partito evangelico) ed ex direttore del centro di consulenza immobiliare IAZI attivo a Zurigo e Losanna
Thu, 12 Mar 2026 - 30min - 4807 - Nucleare, ritornerà?
A meno di 10 anni dalla decisione di uscire dal nucleare, con il relativo divieto di nuove centrali introdotto dopo il referendum del 2017, la Svizzera potrebbe fare una giravolta e tornare sui propri passi. È quanto chiede l’iniziativa popolare “Energia elettrica in ogni tempo per tutti”, conosciuta anche come iniziativa “Stop al blackout”, che domani approda perla prima volta in Parlamento, sui banchi del Consiglio degli Stati. Promossa dal Club Energia Svizzera, un’alleanza borghese con esponenti UDC, PLR e UDF, ha raccolto centoventicinquemila firme. Il Consiglio federale – e in particolare Albert Rösti – ha preparato un controprogetto indiretto che, senza passare da una modifica costituzionale, punta allo stesso obbiettivo: abrogare il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari. Martedì la Fondazione svizzera per l’Energia ha consegnato oltre 22’000 firme all’attenzione del Consiglio degli Stati per chiedere di mantenere il divieto di nuove centrali nucleari. Anche la sinistra e gli ecologisti insorgono. Il dibattito sull’atomo in Svizzera è tutt’altro che chiuso. Ne discutiamo con:
Marco Chiesa, consigliere agli Stati UDC
Bruno Storni, consigliere nazionale PSWed, 11 Mar 2026 - 30min - 4806 - Riflettori su Israele
Dieci giorni fa all’inizio degli scontri facevano notizia i bombardamenti israeliani sull’Iran e l’arrivo di missili iraniani su Israele. Oggi l’attualità sembra concentrarsi più sui i bombardamenti statunitensi e sui missili che colpiscono i paesi del Golfo piuttosto che guardare al posizionamento di Israele sullo scacchiere mediorientale.
Modem vuole fare il punto sulla situazione in Israele, sia in relazione alla guerra e ai possibili scenari futuri, ma anche per quel che riguarda la politica interna.
Intervengono nel dibattito:
Francesca Caferri, inviata di Repubblica, da Gerusalemme
Daniel Bettini, responsabile redazione esteri del quotidiano israeliano Yediot Ahronot
Lorenzo Trombetta, giornalista e saggista, esperto di Medio OrienteTue, 10 Mar 2026 - 30min - 4805 - 200 franchi non bastano
La partita è tutt’altro che chiusa: dopo la decisione popolare, ora tocca al Consiglio federale e al Parlamento definire forma, contenuti e confini del servizio pubblico del futuro. Tenendo conto anche dell’esito del voto di ieri…
Dopo il no all’iniziativa ci sono infatti due aspetti da considerare: la SSR dovrà fare a meno del 17% del suo budget entro il 2029, poiché – secondo le promesse del consigliere federale Albert Rösti - entrerà in vigore l’ordinanza governativa che prevede l’abbassamento graduale del canone per le economie domestiche a 300 franchi e l’esenzione per l’80 per cento delle aziende elvetiche.
Secondo aspetto: urge ridiscutere la Concessione per la SSR, il mandato che la politica vuole attribuirle. Quella attualmente in vigore scadeva a fine 2024, ma vista l’iniziativa “200 franchi bastano”, è stata prolungata fino a fine 2028. Il Consiglio federale farà la sua proposta, che toccherà poi al parlamento discutere…
A Modem guardiamo allora ai prossimi mesi, al futuro, lo facciamo con tre ospiti:
MARIO TIMBAL, direttore RSI
ALESSANDRO COLOMBI, Ceo del gruppo Corriere del Ticino, che in Ticino possiede Radio 3i e ha una partecipazione in Radio Ticino
STEFANO GUERRA, giornalista La Regione, settore politica svizzera
Mon, 09 Mar 2026 - 31min - 4804 - Femminicidi, una piaga da debellare
Domenica 8 marzo, “festa della donna”, anniversario quest’anno in Ticino purtroppo segnato da due femminicidi avvenuti a Bellinzona a poca distanza uno dall’altro, uno il 28 gennaio, l’altro il 13 febbraio. Ne è seguito un presidio, il 24 febbraio, sempre a Bellinzona, convocato dal collettivo “Io l’8 ogni giorno” per denunciare la violenza di genere e chiedere maggiori misure per contrastarla. In Svizzera e nei vari Cantoni da alcuni anni sono stati avviati dei piani d’azione contro la violenza di genere e la violenza domestica con misure di prevenzione, protezione e perseguimento, ma i numeri di questi inquietanti fenomeni, nei quali le vittime sono quasi sempre donne e le persone violente quasi sempre uomini, si ripetono di anno in anno senza variazioni significative: un femminicidio ogni due settimane in Svizzera, 3 interventi della polizia ogni giorno per situazioni di violenza domestica in Ticino. Come e con quali strumenti cambiare le cose? Ne discutiamo con:
Myriam Proce, coordinatrice istituzionale per la Violenza domestica, Canton Ticino
Angelica Lepori, del collettivo “Io l’8 ogni giorno”
Mia Wojcik, avvocata, del comitato “Consultorio e Casa delle donne”
Fri, 06 Mar 2026 - 31min - 4780 - Un 2026 di canicola e siccità, e poi…?
Il record nazionale di 41.5 gradi registrato a Grono nel 2003, non è stato superato (39.7 gradi a Basilea il record 2026), ma nel suo insieme l’estate che volge al termine è stata la più calda mai vissuta in Svizzera: 17.2 gradi di temperatura media tra giungo e agosto, +3.4 rispetto alla media di riferimento dell’ultimo trentennio.
È stato un susseguirsi interminabile di periodi di canicola, di giornate e notti tropicali tradottesi in una siccità estrema. E poi le conseguenze: livelli estremamente bassi di laghi e corsi d’acqua, morie di pesci, boschi e agricoltura di montagna in grande sofferenza, rischio di incendi, salute degli anziani, ghiacciai che se ne vanno, gestione sempre più delicata delle risorse idriche e altro ancora. Che cosa ci ha insegnato questa estate? Come l’abbiamo superata? Diventerà la norma? Con quali mezzi affrontare o scongiurare situazioni come questa?
A Modem ne discuteremo con:
Giovanni Bernasconi, direttore della Divisione dell’ambiente all’interno del Dipartimento del Territorio TI
Marco Gaia, meteorologo, responsabile Previsioni e Consulenze MeteoSvizzera
Giorgio Tognola, responsabile Commercio energia Azienda elettrica ticinese
Tue, 01 Sep 2026 - 31min - 4779 - Politica ticinese, un’estate rovente
In Ticino l’estate del 2026 passerà alla storia per la canicola, e a livello politico, per le dimissioni dal Consiglio di Stato di Claudio Zali, presidente del governo fino allo scorso 29 luglio. Un caso che ha senza dubbio fortemente intaccato la credibilità delle istituzioni, in particolare del Consiglio di Stato. Governo che si era riunito per ben tre volte alle fine di luglio. E che si era presentato in conferenza stampa davanti al Paese, assente Zali, al momento delle sue dimissioni. Da allora su questo fronte è rimasto sostanzialmente silente. Le dimissioni sono maturate dopo la pubblicazione di alcuni audio in cui si sente Zali incitare alla violenza contro una donna, audio registrati senza il consenso del Consigliere di stato leghista. Dal punto di vista politico l’uscita di scena di Claudio Zali ha portato a un nuovo dinamismo in vista delle elezioni cantonali ticinesi del prossimo anno. E questo in attesa che il Consiglio di Stato risponda davanti al Gran Consiglio a diversi atti parlamentari che ruotano attorno alle dimissioni del ministro leghista. Con un quesito che spicca su tutti gli altri: chi sapeva dei rapporti problematici di Zali con alcune donne, emersi anche in un processo in cui l’ex giudice figurava come vittima?
Una vicenda che interpella anche la giustizia ticinese, coinvolta anche dal recente annegamento a Melide della donna che aveva pubblicato quegli audio, e che nei giorni precedenti la sua scomparsa aveva sporto denuncia contro ignoti dopo aver subito un’aggressione. Nel suo annegamento gli inquirenti escludono l’intervento di terzi, ma resta da capire, in particolare, chi l’aveva aggredita.
Temi e interrogativi che discuteremo con tre giornalisti che seguono da vicino la politica ticinese:
· Sacha Dalcol, direttore di Teleticino
· Jacopo Scarinci, giornalista de La Regione
· Sharon Bernardi, giornalista RSI al Quotidiano
Mon, 31 Aug 2026 - 32min - 4778 - Zali, una dovuta uscita di scena
Dopo 13 anni di governo Claudio Zali ha deciso di gettare la spugna, ormai completamente isolato dal punto di vista politico. Troppe le vicende da chiarire, una anche dal punto di vista penale, che lo hanno ormai messo con le spalle al muro. Su tutte spiccano gli audio, registrati senza il suo consenso ma di forte interesse pubblico, in cui incitava alla violenza. Con poche righe lo stesso Zali ha fatto sapere al Consiglio di Stato la sua decisione di lasciare il governo alla fine del mese di settembre 2026. Con un comunicato stampa più corposo ha invece voluto parlare al Paese, un testo in cui ha respinto le accuse a suo carico e in cui se l’é presa con quello che ha chiamato “un linciaggio politico e mediatico” contro la sua persona. Il suo posto verrà assunto da Piero Marchesi, primo subentrante sulla lista Lega/UDC alle elezioni cantonali del 2023.
Un terremoto politico, tra i più gravi nella storia politica ticinese, di cui parleremo con:
Marina Carobbio, presidente del Consiglio di Stato
Daniela Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi
Alain Bühler, capogruppo in Gran Consiglio dell’UDC
Thu, 30 Jul 2026 - 32min - 4777 - Zali, l’ora della verità
“Picchiala, l’ho fatto anche io”. Grondanti di violenza, le parole di Claudio Zali hanno tramortito il mondo politico ticinese. Audio registrati senza il consenso del Consigliere di Stato ma che lo stesso Zali finora non ha smentito. Propositi a cui vanno aggiunti altri due casi scottanti a carico del ministro legista: l’inchiesta aperta nei suoi confronti per abuso d’ufficio e tentata coazione, per la questione del 14enne detenuto alla Farera, e l’email in cui lo stesso Zali esortava l’EOC, con parole tutt’altro che edificanti, ad assumere una sua conoscente. Tre casi e un terremoto politico, che ha travolto in primo luogo il ministro e ex giudice, ma che ha investito di fatto tutto il mondo politico ticinese, a cominciare dal Consiglio di Stato. C’è chi chiede le dimissioni immediate del ministro, chi la rinuncia ad una sua candidatura in vista delle elezioni cantonali della primavera 2027, e chi chiama in causa anche altri nomi di spicco, coinvolti, con modalità e imbarazzi diversi, in quello che ormai viene chiamato il “caso Zali”. Con la Lega che deve in qualche modo trovare una via d’uscita, mentre il Mattino ha già scaricato il ministro, diventato ormai una zavorra troppo ingombrante.
Il caso Zali, gli interrogativi che solleva e una politica ticinese alle prese con quella che è a tutti gli effetti una delle crisi istituzionali più gravi della sua storia. Ne parleremo con:
Alessandro Speziali, presidente del PLR
Fabrizio Sirica, co-presidente del PS
Giorgio Fonio, vice-presidente del Centro e consigliere nazionale
Wed, 29 Jul 2026 - 31min - 4776 - Neutralità, alle urne il verdetto
È un dibattito fiume quello che in questi giorni è ruotato attorno all’iniziativa per la “Salvaguardia della neutralità”, lanciata dall’UDC e dall’associazione Pro Svizzera nelle settimane successive all’invasione russa dell’Ucraina. Ore e ore di discussione in Parlamento a Berna, con il tema a rimbalzare più volte tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati. L’iniziativa mira a iscrivere in modo esplicito il concetto di neutralità nella Costituzione del nostro Paese, definendola “permanente e armata”. Ma a far discutere sono soprattutto due altri aspetti: la collaborazione militare con organizzazioni internazionali come la Nato o l’Unione europea e, ancor più, quello delle sanzioni economiche da applicare contro Stati che violano il diritto internazionale. Misure coercitive che l’iniziativa mira a permettere solo se adottate anche dalle Nazioni Unite. In parlamento è emerso anche un controprogetto diretto a questa iniziativa, che riprende il concetto di neutralità “permanente e armata” lasciando però mani libere al Consiglio federale per quanto riguarda l’adozione di sanzioni economiche e la collaborazione in materia di sicurezza.
Quale l’eredità storica del concetto di neutralità e quale futuro dare a questo pilastro dell’identità del nostro Paese? Interrogatavi e argomenti che discuteremo con:
· Piero Marchesi, consigliere nazionale UDC/TI e membro di Comitato di Pro Svizzera
· Jon Pult, consigliere nazionale PS/GR
E con un’intervista registrata a Benedikt Würth, consigliere agli Stati Centro/SG
Tue, 17 Mar 2026 - 31min - 4775 - USA-Iran: un accordo, tanti interrogativi
Miglior accordo di tutti i tempi raggiunto dagli Stati Uniti con l’Iran o una sconfitta strategica per Washington? Le valutazioni cambiano a seconda degli osservatori, ma è comunque chiaro che i punti di domanda non mancano. Da una parte l’Iran sembra aver ottenuto importanti concessioni sia a livello di sanzioni alleggerite sia per quanto riguarda il suo programma nucleare, dall’altra ha preso pochi impegni a parte la riapertura al traffico lo stretto di Hormuz. Invece, per gli Stati Uniti gli obiettivi annunciati all’inizio degli scontri militari non sono stati raggiunti, per esempio il porre fine ai programmi missilistici dell’Iran, eppure i negoziati previsti potrebbero aprire le porte a migliori relazioni con la nuova dirigenza iraniana. C’è poi l’incognita degli effetti di questo accordo su Israele, sia per la politica interna che quella estera.
A Modem ne discutono:
Riccardo Alcaro, direttore delle ricerche dell’Istituto affari internazionali di Roma
Nima Baheli, giornalista e analista geopolitico italo-iraniano
Daniel Bettini, responsabile della redazione esteri del quotidiano israeliano Yediot Ahronot
Fri, 19 Jun 2026 - 37min - 4773 - La crisi del latte
È notizia degli ultimi giorni la crisi della Cremo in Romandia, l’equivalente della ormai ex LATI ticinese, ma in questo caso parliamo di un gigante della produzione lattiera-casearia. In realtà è però stato tutto l’inverno ad essere difficile per i produttori di latte svizzeri, e il Ticino non fa eccezione, anzi. Per i produttori ticinesi si aggiunge infatti il problema della chiusura della LATI: il latte ritirato dalla federazione ticinese dei produttori ora prende la via del nord delle Alpi, provocando ulteriori costi che pesano sul prezzo finale.
Oltre alla “guerra dei caseifici” in salsa ticinese, sul tavolo per il settore restano anche tutta una serie di altri problemi: l’aumento dei prezzi di carburante, mangimi e fertilizzanti a causa delle tensioni internazionali, la presenza del lupo – in particolare per gli alpeggi –, il cambiamento climatico e infine – ma non per ordine di importanza – la concorrenza dei prodotti esteri.
A Modem, dopo la trasmissione di un reportage dal territorio, ne discuteremo con:
Omar Pedrini, allevatore e presidente dell’Unione contadini ticinesi
Daniele Fumagalli, capo Sezione agricoltura Canton Ticino
Thu, 18 Jun 2026 - 31min - 4772 - La Svizzera avrà i suoi Centri di rimpatrio all’estero?
In futuro i migranti cui è stata respinta la domanda di asilo in un Paese dell’Ue potranno finire – se non possono essere rimpatriati – in un centro chiuso in un cosiddetto “Paese terzo”: fuori dall’Unione e diverso da quello d’origine
Stiamo parlando dei “Return hub”. Il più noto è quello voluto dal governo italiano di Giorgia Meloni in Albania, per gestire le procedure di asilo, ma che per decisione di vari tribunali italiani viene utilizzato principalmente come centro di espulsione. E proprio questi centri di espulsione sono previsti nel nuovo regolamento europeo sui rimpatri, il cui iter procedurale per l’approvazione definitiva è in fase conclusiva: dovrebbe concludersi a luglio
E se Austria e Germania, per citare due Paesi membri dell’Ue e vicini di casa della Svizzera – stanno già pensando di istituire i propri “Return Hub” - anche la Svizzera potrebbe partecipare. O almeno questo è quello che propone una mozione promossa dal Partito liberale radicale e sottoscritta da deputati di vari partiti, in discussione domani agli Stati.
Va detto che il nuovo regolamento UE sui rimpatri coinvolgerà anche la Svizzera - che ha due anni di tempo per recepirlo nel diritto nazionale – ma la partecipazione a un centro di rimpatrio non è obbligatoria per gli Stati aderenti agli accordi di Schengen/Dublino.
Quali vantaggi – quindi - potrebbero esserci a partecipare alla creazione di questi “Return Hub”? E, anche in presenza di una base giuridica europea, questi centri sono compatibili con gli standard elvetici in materia di Stato di diritto e Diritti umani? E sono efficaci?
Ne parliamo con due ospiti:
CARLO SOMMARUGA, consigliere agli Stati socialista, di Ginevra
SIMONE GIANINI, consigliere nazionale ticinese del PLR
Wed, 17 Jun 2026 - 30min - 4771 - Airbnb risorsa o problema?
Siamo di fronte a una delle sfide più complesse del nostro tempo, che ci pone a un bivio: da un lato, la promessa di un’economia di condivisione che porta ricchezza; dall’altro, il rischio di comunità che perdono la loro anima, con i residenti costretti a lasciare il posto a un viavai di turisti e il settore alberghiero che denuncia una concorrenza sleale.
Dal Centro Media di Palazzo federale ci interroghiamo a proposito di turismo e affitti di breve durata... Un tema sempre più d’attualità e che suscita intense proteste anche in Svizzera.
Comuni e Cantoni sono in prima fila per ragionare e se caso arginare il fenomeno AirBnb con diverse leggi o ordinanze ad hoc – è il caso del Ticino, dei cantoni Vaud e Ginevra e delle Città di Lucerna, Berna e Interlaken... E a Palazzo federale ci si chiede se non sia il caso di agire a livello della Confederazione.
Un primo passo in questo senso lo ha compiuto il Consiglio nazionale la scorsa settimana approvando una mozione di Jacqueline De Quattro che chiede una raccolta dati sistematica per iniziare a monitorare il fenomeno e la sua portata.
Partiremo da qui con il nostro dibattito e ne discuteremo con
Jacqueline De Quattro, consigliera nazionale PLR/VD
Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC/TI
Bruno Storni, consigliere nazionale PS/TI
Tue, 16 Jun 2026 - 30min - 4770 - Immigrazione: no ad un tetto massimo
È stata di certo una delle votazioni popolari più contese e importanti di questa legislatura. In gioco c’era una lunga lista di cantieri aperti: la gestione dell’immigrazione dall’Unione europea, la politica d’asilo, lo sviluppo delle infrastrutture, la salvaguardia dell’ambiente, il mercato del lavoro e quello immobiliare. E, non da ultime, le nostre relazioni con l’UE. Popolo e cantoni hanno espresso un verdetto chiaro: tutti questi problemi non si risolvono con un limite massimo all’immigrazione. Il rifiuto dell’iniziativa UDC che chiedeva di fissare questo soglia a 10 milioni di abitanti a partire dal 2050 rappresenta di certo un sospiro di sollievo per governo, parlamento e per l’arco politico che va dalla destra moderata all’estrema sinistra. Un risultato che però ci dice anche che per il 45% della popolazione l’attuale gestione dell’immigrazione e dello sviluppo demografico del nostro Paese necessita perlomeno di alcune correzioni. Il tema rimane pertanto al centro del dibattito politico in un Paese che esce diviso soprattutto a livello geografico, con un netto fossato tra le città – contrarie all’iniziativa – e le campagne, che l’hanno invece sostenuta.
Ne discuteremo con:
- Priscilla Imboden, corrispondente a Palazzo federale per il sito Republik.ch
- Romain Clivaz, giornalista e commentatore politico di Le Temps
- Andrea Pilotti, politologo all’università di Losanna
Mon, 15 Jun 2026 - 31min - 4769 - Di pallone e potere
WE ARE 26 è lo slogan ufficiale dei Mondiali di calcio di Stati Uniti – Canada e Messico inauguratisi ieri sera allo stadio Azteca di Città del Messico... Quel WE ARE (noi siamo) che racchiude unità, visione, passione per lo sport più praticato al mondo. Quello che le storie romantiche ci raccontano giocato con il pallone di stracci nelle banlieue, per le strade, sugli sterrati di ogni angolo del mondo. Quello che fa sognare migliaia di bambini e bambine poco importa l’estrazione sociale. Un pallone rotondo e infinite possibilità!
Questo è quello che ci raccontiamo e che fa brillare gli occhi anche a noi adulti, più o meno appassionati di sport o innamorati delle epiche storie sportive... Ma non ci impedisce di guardare anche alle crepe che questo mondiale e anche quelli più recenti hanno spalancato in questa visione romantica del calcio.
Ospiti a Modem:
Laura Daverio, collaboratrice RSI dal Messico
Cristiano Valli, collaboratore RSI dalla West Coast
Moris Gasparri, saggista ed esperto di geopolitica e sport, autore de “La partita del potere – come lo sport è diventato un’arma nelle mani dei leader autoritari”
Fri, 12 Jun 2026 - 30min - 4768 - Entrata in vigore fissata, ma i soldi ancora mancano
Il Gran Consiglio ticinese martedì ha detto la sua sulle due iniziative popolari (una leghista, l’altra socialista) approvate alle urne lo scorso settembre che vogliono ridurre il peso dei premi delle casse malati sui budget dei cittadini, ma che peseranno di conseguenza e non poco sulle casse pubbliche. Le date di attuazione delle due iniziative sono ora fissate, il carico sulle finanze pubbliche di quella socialista è stato dimezzato (a un massimo di 150 milioni), ma il grosso del lavoro resta da concretizzare nei due prossimi anni: decidere come e dove trovare i soldi, con quali misure di risparmio ed eventualmente con quali nuove entrate.
Allora che dire: esercizio riuscito o neanche poi tanto? Ne discutiamo con:
Gianni Righinetti, vicedirettore Corriere del Ticino
Daniel Ritzer, direttore La Regione
Thu, 11 Jun 2026 - 31min - 4767 - 13esima AVS, un gran rompicapo
Siamo ai tempi supplementari, nella ricerca di un modello che possa permettere di finanziare la 13esima rendita AVS, approvata in votazione popolare due anni. Dopo ben sei dibattiti, tre in ogni aula, il Consiglio Nazionale e quello degli Stati non sono riusciti a trovare un compromesso su questo finanziamento. Un muro contro muro che ora chiama in causa la cosiddetta Conferenza di conciliazione, l’ultimo tentativo possibile per trovare una soluzione condivisa dai due rami del Parlamento. In ogni caso una cosa è certa: dal prossimo dicembre la 13esima AVS verrà versata ai pensionati del nostro Paese, una fattura da 4 miliardi di franchi che verrà saldata dal fondo di compensazione dell’AVS. Occorre però un modello di finanziamento permanente. Due le varianti in gioco per disporre dei fondi necessari: quella che prevede il solo aumento dell’IVA; sostenuta dal Consiglio nazionale, e quella mista, con un incremento dell’IVA affiancato a un aumento dei contributi salariali in favore del primo pilastro. Proposta difesa dalla Camera dei Cantoni. Con sullo sfondo, nel prossimo futuro, una revisione totale di questa assicurazione sociale e un ulteriore dibattito su un possibile aumento dell’età di pensionamento, misura comunque bocciata dal popolo nel 2024.
Argomenti che discuteremo con:
Fabio Regazzi, consigliere agli Stati Centro/TI
Giangiorgio Gargantini, segretario generale UNIA in Ticino
Wed, 10 Jun 2026 - 30min - 4766 - Svizzera, e la sovranità digitale?
Quando parliamo della sovranità di un paese la prima cosa che viene in mente è la sicurezza delle frontiere e l’indipendenza di una nazione rispetto alle ingerenze estere. Con la digitalizzazione la certezza dei confini è però venuta meno. Infatti tanti nostri dati, anche informazioni sensibili, sono stoccati in banche dati di aziende estere, pensiamo in particolare al Cloud di Microsoft. Paghiamo molto per questo servizio e resta il timore che queste big tech potrebbero usare l’accesso privilegiato alle informazioni altrui a loro vantaggio. Al Consiglio degli Stati è in discussione una mozione, presentata da Heidi Z’graggen dell’Alleanza del Centro, per chiedere al Consiglio federale di ideare e promuovere un programma per incentivare e rafforzare la sovranità digitale in Svizzera. Concretamente occorrerà un finanziamento iniziale mirato per sviluppare dei progetti congiunti tra Stato, mondo economico e quello scientifico per aumentare le performance della Svizzera e la sua competitività nelle infrastrutture digitali, nella cybersicurezza e nel campo dell’intelligenza artificiale.
Ne abbiamo discusso con:
Mauro Poggia, Consigliere agli Stati del Mouvement des Citoyens Genevois e membro del Gruppo dell’Unione democratica di Centro
Bruno Storni, Consigliere nazionale ticinese per il Partito Socialista
Vi proponiamo anche un’intervista registrata a Franz Grüter, consigliere nazionale UDC
Tue, 09 Jun 2026 - 30min - 4765 - Modem Giovani: a caccia di bufale
Oggi come ci informiamo? Di chi ci fidiamo? Siamo ancora disposti a pagare per accedere a notizie verificate?
Con gli allievi della 3F del Liceo Lugano 1, che hanno scelto questo tema, parleremo di informazione e delle sue antagoniste naturali, le bufale, che pascolano a frotte nelle vaste praterie del web, alle volte anche scavalcando lo steccato del web.Ma come distinguere il vero dal falso tra la miriade di notizie a cui abbiamo accesso? È diventato ancora più difficile ai tempi dell’intelligenza artificiale? Di quali fonti possiamo fidarci? Si fanno ancora inchieste giornalistiche indipendenti per cercare notizie di prima mano?
Ne discutiamo con
Paolo Attivissimo, giornalista informatico
Colin Porlezza, professore di giornalismo digitale all’Università della svizzera italiana e direttore dell’Osservatorio europeo di giornalismo
Ludovico Camposampiero, coresponsabile dell’informazione digitale alla RSI
Mon, 08 Jun 2026 - 54min - 4763 - L’impero dei Trump
Tappa zurighese per il primogenito del presidente Trump. Ieri, giovedì 4 giugno, Donald junior è stato ospite nella centralissima “Zunfthaus zum Saffran”, la lussuosa sede della “Corporazione dello zafferano” per un incontro a porte chiuse tra uomini d’affari, voluto dalla “Davos Lodge”, una piattaforma che ruota attorno al WEF di Davos e che organizza eventi per i maggiori leader mondiali, come si può leggere sul suo sito. A due passi dalla Limmat, Donald junior terrà un discorso, a quanto pare incentrato sulle tante sfide geopolitiche del momento. Ma darà anche uno sguardo all’andamento dell’economia mondiale.
Un’occasione per Modem di parlare dell’impero finanziario della famiglia Trump, che ruota attorno ad oltre 500 società attive negli ambiti più disparati. I due figli maggiori del presidente gestiscono la “Trump organization”, la società che sta alla testa di tutto questa estesa ramificazione societaria, con un’attenzione particolare all’intelligenza artificiale e alle criptomonete. Secondo Forbes e Bloomberg la ricchezza di Trump è passata da 2 a 6 miliardi da quando The Donald è tornato alla Casa Bianca, ormai 18 mesi fa. Una ricchezza che coinvolge anche la famiglia, basti dire che sua figlia Ivanka e il marito Jared Kushner hanno messo gli occhi su un’isola albanese, per costruirvi un’imponente struttura alberghiera d’alto rango. Un progetto che in questi giorni ha spinto alcune migliaia di persone a manifestare nelle strade della capitale Tirana, per protestare contro questa privatizzazione del suolo nazionale albanese.
Del regno e dei dollari dei Trump discuteremo con:
Andrew Spannaus, giornalista e analista americano attivo in Italia
Vito Monte, gestore patrimoniale e analista del Centro Studi Monte di Lugano
Fri, 05 Jun 2026 - 32min - 4762 - Telefonini: allarme Social
I telefonini sempre più intelligenti, o smart che dir si voglia, quando sono fra le mani dei giovani attirano sempre più l’attenzione della politica. A livello federale si accumulano petizioni, mozioni e postulati in materia, tanto che il Consiglio federale è stato chiamato a preparare un rapporto sulla proposta di proibire l’uso delle piattaforme social ai minori di 16 anni. Una proibizione introdotta in vari paesi a cominciare dall’Australia, mentre Germania e Austria discutono di uno stop ai social per i minori di 14 anni. Una fra le misure in discussione, si discute infatti anche di imporre alle piattaforme social di rinunciare ai trucchetti che creano dipendenza o ancora di limitare durata e orari dell’utilizzo di certe applicazioni.
Dal Centro media di palazzo federale, a Modem discutono sul tema due Consiglieri nazionali ticinesi:
Giorgio Fonio del Centro, favorevole a restrizioni severe
Lorenzo Quadri della Lega dei ticinesi, più prudente sull’introduzione di divieti
Intervista registrata a Giacomo Richina, educatore per il sostegno pedagogico in varie sedi di Scuola media in Ticino
Thu, 04 Jun 2026 - 30min - 4761 - Ebola, morte e povertà
È inizio maggio quando viene segnalato alle Ong presenti in Repubblica democratica del Congo un aumento di decessi dovuti a una sospetta febbre emorragica virale nella zona di Mongwalu, nella provincia nord-orientale dell’Ituri. A metà maggio le analisi di laboratorio confermano la presenza del virus Bundibugyo. Da allora ad oggi diventano chiare due cose: è in corso un’epidemia di Ebola – una malattia che il Paese conosce purtroppo bene – causata però da un tipo di virus meno comune, per il quale non esistono farmaci e vaccini. La risposta sanitaria parte, ma è lenta, difficile e l’epidemia si estende, toccando altre due province della RDC e l’Uganda. Un migliaio finora i casi confermati, 250 i morti, ma – come sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità - esistono grandi incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione della malattia, che si teme stia avanzando in modo estremamente rapido. Questo perché quella colpita è una regione estremamente instabile, con conflitti armati in corso e oltre due milioni di sfollati interni, che vivono in condizioni socio-sanitarie estremamente precarie. L’epidemia è stata dichiarata dall’OMS un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, lanciando un appello per un’azione a livello mondiale. In Svizzera la Catena della Solidarietà ha già stanziato 1,2 milioni di franchi.
Ne parliamo a Modem con:
Valeria Greppi, capo progetto MSF a Goma
Isabella Soi, Professore Associato in Storia e Istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Cagliari
Pietro Antonini, Specialista in medicina tropicale. Esperto di malattie infettive del gruppo ospedaliero Moncucco
Wed, 03 Jun 2026 - 30min - 4760 - Grigioni alle urne, un cantone dalle finanze sane
Nei Grigioni si vota per rinnovare Gran consiglio e Consiglio di stato, un’elezione in cui particolarità regionali e personalità dei candidati pesano altrettanto, se non più, di temi e partiti. A questo appuntamento con le urne, fissato per il 14 giugno, per il Gran Consiglio si presentano su sei liste 522 candidati per 120 seggi. Per il governo i candidati sono invece nove, fra cui quattro uscenti. Modem ha invitato i rappresentanti dei sei partiti che hanno presentato una lista per il Gran consiglio. In un primo dibattito si discute di economia e dintorni e nel secondo, in onda venerdì prossimo, si toccheranno i temi sicurezza e sanità.
Presenti nello studio di Coira:Anita Mazzetta, presidente cantonale dei Verdi, candidata per il Gran consiglio
Nora Saratz Casin, candidata per Consiglio di stato e Gran consiglio per i Verdi Liberali
Marcus Caduff, Consigliere di Stato in carica del Centro e responsabile del dipartimento dell’economia pubblica e socialità
Fri, 22 May 2026 - 29min - 4759 - 10 milioni bastano?
A Bulle la demografia ha vissuto un vero e proprio boom negli ultimi 15 anni. Nella cittadina del Canton Friborgo - capoluogo della regione della Gruyère e incoronata nel 2021 dalla rivista Bilan come la città più dinamica della Svizzera romanda – si è passati dai circa 10mila abitanti dei primi anni ’80 ai 27’500 attuali. E la crescita non si arresta: solo negli ultimi 15 anni l’aumento è stato del 41%, con circa 700 nuovi abitanti ogni anno. Il 44% dei residenti è straniero e sono presenti 127 nazionalità.
Un mosaico cosmopolita che però porta con sé però anche aspetti negativi: classi da trenta allievi, prefabbricati, sfitto vicino allo zero, vendite immobiliari a 10’000 franchi al metro quadro e aumento dell’insicurezza. Per questo l’esempio di Bulle, anche se è uno dei più estremi nella Confederazione, è un punto di partenza utile per un confronto sull’iniziativa dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni”, che chiede di limitare la popolazione residente in Svizzera sotto questa soglia, introducendo misure automatiche al raggiungimento di determinati limiti, fino ad arrivare alla possibile denuncia dell’Accordo di libera circolazione con l’UE.
Un confronto che faremo a Modem, in diffusione da Berna per la prima settimana della Sessione estiva della Camere; dopo aver ascoltato un reportage radiofonico curato da Roberto Porta proprio dalla cittadina friborghese, discuteremo poi dell’iniziativa con:
Piero Marchesi, consigliere nazionale ticinese dell’UDC (favorevole)
Brenda Tuosto, consigliera nazionale vodese del PS (contraria)
Tue, 02 Jun 2026 - 30min - 4758 - Per i tifosi e per i cittadini ?
Sono migliaia le persone che in questo finesettimana hanno potuto visitare il nuovo stadio di Lugano, la AIL Arena. Un weekend di festa che FC Lugano ha voluto regalare ai cittadini che nel 2021 sostennero il Polo Sportivo e degli eventi in votazione popolare e che attraverso le tasse continueranno a sostenere questo investimento strategico che ha attraversato numerose fasi. Da oggi dunque si concretizza un primo importante capitolo per il Football Club Lugano, l’inizio di una nuova era con uno stadio all’avanguardia, omologato anche per l’Europa e per le partite della Nazionale, e che solo a qualche nostalgico farà rimpiangere il vecchio stadio di Cornaredo... Tuttavia, aldilà dello Stadio, il PSE proietta anche alcune ombre, alcune criticità di oggi e di domani e non solo per quanto riguarda il calcio. Parliamo di mobilità, ulteriori spese e conseguente freno ad altri investimenti della Città, aggravi sulle finanze cittadine, aspettative disattese, a cui – crediamo – valga la pena guardare anche attraverso un bilancio critico. In questo senso la trasmissione di questa mattina è strutturata in due parti, dapprima discuteremo con il CEO dell’FC Lugano Martin Blaser sugli aspetti sportivi di questa nuova era... e a seguire con il sindaco di Lugano Michele Foletti e Matteo Poretti, coordinatore dell’Movimento per il socialismo del luganese e in prima fila per quello che fu il Referendum contro il PSE, dibatteremo di quali sono ancora i nodi critici attorno a questo progetto.
Mon, 01 Jun 2026 - 31min - 4757 - Grigioni e criminalità organizzata
Il tema della sicurezza si è imposto nell’agenda politica grigionese, a partire dallo scorso 23 febbraio, quando le manette sono scattate ai polsi di 4 membri della camorra domiciliati a Roveredo, e in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Una vicenda che ha messo sotto pressione il governo di Coira, e in particolare il Dipartimento giustizia, sicurezza e sanità guidato da Peter Peyer, accusato da diverse autorità mesolcinesi di aver sottovalutato il rischio della presenza mafiosa in terra retica. Il ministro socialista ha parlato di “una fatica di Ercole”, quella del contrasto alla mafia, affrontata a suo dire con un organico sottodimensionato. Coira ha comunque cambiato prassi nelle verifiche di rilascio di un permesso di soggiorno, ma anche qui non sono mancate le critiche.
I fatti di Roveredo, la presenza della mafia e la risposta del governo: sarà questo l’argomento principale del nostro secondo dibattito elettorale, completato da una discussione sul settore della sanità.
Negli studi di Coira ospiteremo:
Peter Peyer, Consigliere di Stato GR, socialista
Maurizio Michael, granconsigliere della Val Bregaglia, PLR
Romano Losa, candidato UDC nel Circolo di Roveredo
Fri, 29 May 2026 - 31min - 4756 - Una tregua imperfetta
Israele ha ucciso martedì a Gaza il nuovo presunto capo militare di Hamas con un raid aereo che ha provocato almeno 3 altri morti e oltre 20 feriti. Il suo predecessore era stato ucciso a metà mese. Notizie che ricordano non solo “l’imperfezione” della tregua nella Striscia di Gaza (oltre 900 uccisioni dallo scorso ottobre), ma l’altrettanto “imperfetta” possibilità di sradicare Hamas militarmente. Intanto, nella Striscia, dopo le devastazioni della guerra, nulla è cambiato: la popolazione resta allo stremo, l’emergenza sanitaria e umanitaria prosegue, l’azione internazionale per la ricostruzione è inesistente. E fra poco arriva l’estate. Torniamo lì per farci rispiegare in quali condizioni vivono i gazawi sfollati, che cosa è oggi Hamas e che cosa significano in un’Israele avviata verso nuove elezioni le guerre in corso e le “tregue imperfette”. Con:
Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency nella Striscia di Gaza
Michele Giorgio, collaboratore RSI da Gerusalemme
Arturo Marzano, docente di Storia contemporanea all’Università Roma 3, autore del libro “Storia di Gaza. Terra, politica, conflitti”
Thu, 28 May 2026 - 30min - 4755 - Bombe sull’Ucraina
“Lasciate Kiev!” Questo l’invito del ministero degli Esteri russo domenica ai cittadini stranieri, incluso il personale delle ambasciate, che vivono nella capitale ucraina. Mosca ha annunciato che le forze armate russe effettueranno nuovi raid “contro i centri decisionali e i posti di comando” ucraini, in rappresaglia a un attacco ucraino la settimana scorsa su un dormitorio studentesco – in realtà un centro di addestramento, secondo Kiev - nella regione di Lugansk, controllata dai russi.
Un avvertimento – quello russo - che, nel caso degli Stati Uniti, è stato dato dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov con una telefonata direttamente al segretario di Stato americano Marco Rubio.
Questo dopo che nella notte fra sabato e domenica, la capitale ucraina ha registrato uno dei più gravi attacchi dall’inizio del conflitto. Kiev è stata colpita con centinaia di droni e decine di missili – compreso quello ipersonico Oreshnik che può trasportare testate nucleari – che hanno causato danni a molti obiettivi civili, causando anche alcuni morti. Un’azione che s’inserisce in una scia di attacchi russi che negli ultimi mesi si sono molto intensificati: solo ad aprile sono stati lanciati contro l’Ucraina droni, missili e bombe quanto in tutto il 2023
Come leggere questo aumento di intensità del conflitto? Siamo di fronte a un’escalation pericolosa, oppure è il “normale” evolversi di un conflitto che è sempre più aereo – leggasi droni – piuttosto che di trincea? E come stanno Russia ed Ucraina? Ha senso pensare oggi a veri e propri negoziati?
Ne parliamo con:
ALBERTO ZANCONATO, giornalista responsabile dell’Ufficio ANSA a Mosca
DAVIDE MARIA DE LUCA, giornalista, nostro collaboratore da Kiev
Wed, 27 May 2026 - 31min
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